Ci Mancava Giusto Un Altro Bel Tributo. Joan Osborne – Songs Of Bob Dylan

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Joan Osborne – Songs Of Bob Dylan – Womanly Hip Records/Thirty Tigers

Terzo album pubblicato in questo ultimo breve periodo, tre o quattro mesi, dedicato alle canzoni di Bob Dylan, eseguite da un singolo artista o gruppo: diciamo che se non è un record, è comunque una buona media. E non c’è neppure la scusa dei 50 anni di carriera o del 75° compleanno: nel caso specifico di Joan Osborne, perché di lei stiamo parlando, questo album prende lo spunto da due diverse serie di concerti, entrambe della durata di una settimana, tenute al Café Carlyle di New York  nel marzo 2016 e 2017, accompagnata dal chitarrista Jack Petruzzelli e dal tastierista Keith Cotton,  con Petruzzelli, collaboratore, co-autore e produttore dei dischi della Osborne fin dall’inizio della carriera della cantante del Kentucky. Quindi radici nel centro-sud degli States, un amore particolare per New York, la città dove vive, ma anche per la musica gospel, soul e country, da sempre presenti nel suo carnet musicale. Dopo la visione country-bluegrass-roots di un gruppo, gli Old Crow Medicine Show, alle prese con un album specifico, Blonde On Blonde http://discoclub.myblog.it/2017/05/09/come-rinfrescare-degnamente-un-capolavoro-assoluto-old-crow-medicine-show-50-years-of-blonde-on-blonde/ , e quella decisamente più rock, ma anche da cantautore classico, di uno dei “nuovi Dylan”, ovvero Willie Nile http://discoclub.myblog.it/2017/06/30/e-dopo-bob-sinatra-ecco-a-voi-willie-dylan-comunque-un-grande-disco-willie-nile-positively-bob/ , ecco ora quella di una interprete femminile, Joan Osborne, nota soprattutto per la sua voce calda e suadente, ma anche potente, oltre che per un brano, One Of Us, che conoscono anche i muri (anche nella versione italiana di Eugenio Finardi).

Devo confessare che ad un primo ascolto del promo CD, senza leggere i titoli, alcune delle canzoni non le avevo riconosciute che al ritornello o comunque non subito: e questo succede anche con il “vecchio Bob”, spesso ai suoi concerti non si riesce a capire cosa diavolo stia cantando, se non alla fine del brano, e alcune volte neppure lì; ma questa è una caratteristica del premio Nobel, che dell’arte di rivoltare i propri brani come un calzino ne ha fatto quasi una esigenza artistica, se però ci si mettono pure gli altri dobbiamo decidere se è un pregio o un difetto. D’accordo, l’interpretazione è decisiva in questo tipo di album, o anche nelle singole canzoni, ma, soprattutto nel songbook di Dylan, ogni tanto si è esagerato fin troppo nello stravolgere il tessuto musicale dei suoi brani. Tornando al disco, l’approccio sonoro è molto diversificato, ci sono brani più riusciti e altri meno, Joan Osborne ha affrontato, a mio parere, l’argomento come se si trattasse di registrare un suo nuovo disco, e quindi alla fine questo Songs Of Bob Dylan suona come un disco della Osborne, che però si è scelta un “buon” autore”! Per l’occasione la brava Joan ha anche ripristinato la sua vecchia etichetta Womanly Hip Records, con cui aveva inciso i primi dischi. Entrando nello specifico dei contenuti, ci sono brani che vengono da tutte le decadi della carriera di Dylan, con l’eccezione dei ’10 del nuovo secolo: l’apertura è affidata a una bella rilettura, quasi Muscle Shoals, molto sudista, di Tangled Up In Blue, il brano si avvale di un arrangiamento che privilegia un piano elettrico e la voce calda e partecipe della Osborne, ma anche le chitarre svolgono un lavoro non marginale.

Anche per Rainy Day Women #12 & #35, si è scelto un approccio quasi gospel blues, il tempo viene rallentato, una slide guida il suono sempre full band, ma i coretti mi sembrano turgidi ed artefatti, buona idea ma l’esecuzione forse meno. Buckets Of Rain, sempre da Blood On Tracks, predilige un suono più intimo, solo voce, piano e chitarra, e sembra decisamente una delle più riuscite; Highway 61 Revisited è ovviamente vicina al blues, ma è una di quelle che ho faticato a riconoscere, tempo cambiato, e anche se l’intensità non manca, non mi convince appieno, ma magari richiede più ascolti.. Quinn The Eskimo (The Mighty Quinn) trasformata in un country got gospel soul è una di quelle che meglio si adattano a questo stile, con organo e chitarre a sottolineare la bellissima voce della Osborne, e anche i cori, in questo caso, sono pertinenti, Tryin’ To Get To Heaven, in forma nuovamente di ballata voce e piano, con la chitarra elettrica a ricamare sullo sfondo è una delle versioni migliori, mentre Spanish Harlem Incident, una delle più vecchie, è un’altra delle canzoni in forma gospel-soul, con qualche tocco alla Blonde On Blonde, e fiati aggiunti. Dark Eyes, una delle scelte meno comuni, viene da Empire Burlesque, sembra quasi un brano dal repertorio di Judy Collins o Joan Baez, acustica e molto folk, ma con il tocco dell’organo a darle profondità.

High Water (For Charley Patton), il brano più recente, era su Love And Theft del 2001, dall’arrangiamento incalzante ed elettrico, quasi blues-rock, è una delle più gagliarde del disco, mentre You’re Gonna Make Me Lonesome When You Go, il terzo brano scelto da Blood On The Tracks (evidentemente un album che ben si adatta ad un punto di vista femminile), ha nuovamente quella allure alla Collins o alla Baez, delicata e folkie, con un bel violino a delineare il sound.  Seguono la sempre attuale Masters Of War, solo una voce, una chitarra acustica urgente e tanta rabbia, al limite un piano per sottolinearne il ritmo, e You Ain’t Goin’ Nowhere, ormai diventata quasi un classico della country music, un valzerone  accogliente e delizioso, con violino, mandolino, piano e chitarre a dettare il tema musicale, sottolineato dalla bella voce della Osborne. Che ci lascia sulle note di uno dei brani più belli del Dylan “maturo”, la stupenda ballata pianistica Ring Them Bells. Sapete che vi dico, alla fine, dopo qualche ascolto, questo Songs Of Bob Dylan mi ha convinto, se insiste (e la pianta di cantare le canzoni di Sinatra) questo autore potrebbe darci ancora delle belle soddisfazioni, e pure la cantante è brava.

Bruno Conti

Ci Mancava Giusto Un Altro Bel Tributo. Joan Osborne – Songs Of Bob Dylanultima modifica: 2017-09-02T00:23:38+00:00da bruno_conti
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