Il Lato “Giusto” Di Nashville! Irene Kelley – Pennsylvania Coal

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Irene Kelley – Pennsylvania Coal – Patio Records

La prima volta che ho ascoltato questo CD l’immagine che mi si è presentata in testa, con tanto di nuvoletta, a mo’ di fumetto e con la didascalia sotto, è stata quella di un composto Emmylou Harris/Nancy Griffith. Quelle più country/bluegrass degli anni ’70-’80: voce angelica e calda, grande capacità di generare emozioni con il suo modo di cantare partecipe, raffinato ma semplice al tempo stesso, come le grandi cantanti del passato e del presente. In più anche una notevole bravura come autrice. Tutto questo è Irene Kelley, cantante residente in quel di Nashville, ma originaria della Pennsylvania, da qui il titolo, Pennsylvania Coal, dedicato al nonno, nativo della Polonia, emigrato negli Stati Uniti, dove lavorò nelle miniere di carbone ed effigiato nella foto d’epoca sul retro copertina dell’album stesso, mentre è sull’orlo del “buco” di ingresso della miniera. La Kelley, in un certo senso, racconta la storia della sua famiglia, in modo figurato e in alcune delle canzoni contenute nel CD, con l’aiuto di alcuni songwriters noti e meno noti, Peter Cooper, Thomm Jutz, Mark Irwin, John Weisberger, David Olney, John Hadley, Billy Yates e le figlie Justyna e Sara Jean.

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Oltre ad una pattuglia di musicisti, tra i quali mi piace ricordare il produttore (insieme a Irene) e bassista Mark Fain, l’ottimo Bryan Sutton a chitarre e banjo, Stuart Duncan al violino, Lynn Williams alla batteria, usata con discrezione ma che fornisce un giusto supporto ritmico al suono molto tradizionale del disco. Come vocalist ospiti appaiono, sempre tra i tanti, perché le armonie vocali sono i tra gli elementi vincenti delle canzoni, Claire Lynch, Trisha Yearwood (nella bellissima Better With Time https://www.youtube.com/watch?v=XHfWRIT7gOc , ma tutti i brani sono di elevata qualità), Carl Jackson e Rhonda Vincent. La Kelley non è una novellina, ha fatto tutta la trafila tipica dei musicisti country: autrice negli anni ’80, tra le prime canzoni una Pennsylvania Is My Home che finisce in un documentario della PBS e le procura un contratto con la MCA, che le pubblica due singoli e le fa registrare un album, mai distribuito, poi lunghi anni, sempre in quel di Nashville, come autrice, e i suoi brani vengono registrati da Loretta Lynn, Trisha Yearwood, Ricky Skaggs, Carl Jackson, Sharon White, Pat Green, Alan Jackson e da moltissimi altri.

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Poi ad inizio anni 2000 un paio di album, molto belli, pubblicati a livello indipendente https://www.youtube.com/watch?v=gu7JMYZ8bP4  e ora, dopo una pausa di quasi dieci anni, questo nuovo album che rivaleggia, nel genere, con le cose migliori delle ricordate Emmylou e Nancy Griffith, di Dolly Parton, Alison Krauss, Trisha Yearwood e Rhonda Vincent, che ci cantano, e aggiungerei anche Kathy Mattea, così le migliori le abbiamo citate tutte, un piccolo gioiellino nell’ambito bluegrass/country, vogliamo aggiungerci Americana, Folk e mountain music? Facciamolo, non si sbaglia di certo! Il brano d’apertura, You Don’t Run Across My Mind, è un meraviglioso bluegrass in forma di canzone, brioso e cantato divinamente, con Darren Vincent al controcanto e il guizzante violino di Stuart Duncan a duettare con le chitarre e il banjo di Sutton, oltre al mandolino di Adam Steffey, altro musicista imprescindibile nella realizzazione sonora del disco https://www.youtube.com/watch?v=hjbKonHRek4 . Ancora il violino in primo piano nella malinconica Feels Like Home https://www.youtube.com/watch?v=i1K_pvP5zXE , sempre con queste stupende armonie vocali che galleggiano sul tappeto sonoro del brano, questa volta affidate a Dale Ann Bradley e Steve Gulley, mentre la Kelley canta veramente come un “angelo” del country, a livello delle migliori Emmylou, Dolly e Nancy.

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Pennsylvania Coal, che racconta la storia del nonno minatore, è un brano intenso, dall’incedere maestoso, tra folk e country, sempre con il violino, da sentire per credere, di un ispirato Stuart Duncan, che aggiunge pathos e sostanza alla notevole interpretazione di gruppo https://www.youtube.com/watch?v=ojU5Y6zpYg0 . Breakin’ Even è una dolce e delicata ballata, con improvvise accelerazioni, ancora con la voce magnifica della Kelley, in questo album veramente al top delle sue capacità, grazie anche al  lavoro di Mark Fain, vincitore di sette Grammy con i Kentucky Thunder di Ricky Skaggs. Deliziosa anche My Flower, scritta con la figlia Justyna e con le armonie della Lynch, nonché Rattlesnake Rattler, dal sapore bluegrass ancora più accentuato e con la seconda voce della Vincent che sembra la sua gemella https://www.youtube.com/watch?v=YsRFt28sqrE .Sister’s Heart è più raccolta e tradizionale, tra folk, spiritual e mountain music, ma sempre con il drive della batteria a sostenerla.

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Things We Never Did, scritta con Hadley e Olney e percorsa dalla fisarmonica di Jeff Taylor, ha un taglio più cantautorale, come pure Angels Around Her, dedicata alla madre scomparsa circa dieci anni fa, commovente e delicata, entrambe vicine allo spirito della Griffith più tradizionale https://www.youtube.com/watch?v=bjdIpRPUA6g . La già ricordata Better With Time, in duetto con la Yearwood, è una ballata cantabile dalle melodie sopraffine e Garden Of Dreams, l’altro brano scritto con l’accoppiata Olney/Hadley è una ulteriore canzone che conferma l’elevata qualità dell’album, tra i migliori dell’anno in questo ambito musicale. La bonus track, You Are Mine, scritta e cantata con le figlie, è la classica ciliegina sulla torta, per un dolce veramente ben riuscito https://www.youtube.com/watch?v=Dz2QCX0MJpw . Il CD è già uscito da qualche mese, non è di facile reperibilità, ma se amate il genere vale assolutamente la ricerca!

Bruno Conti  

Il Lato “Giusto” Di Nashville! Irene Kelley – Pennsylvania Coalultima modifica: 2014-07-06T11:16:56+02:00da bruno_conti
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