Manca Ancora Qualcosa Ma La Strada E’ Quella Giusta! Uncle Lucius – The Light

uncle lucius the light

Uncle Lucius – The Light  – Thirty Tigers CD

Terzo album per I texani Uncle Lucius, a tre anni dal buon And You Are Me, che aveva fatto rizzare le antenne a molti per il suo suono, un ibrido di rock sudista, country e soul non direttamente riconducibile al Lone Star State, ma più in generale a quell’area che va dall’Alabama al South Carolina, passando per Georgia e Florida. La band guidata da Kevin Galloway, voce solista e chitarra ritmica (e completata da Michael Carpenter, chitarra solista, Nigel Faye, basso, Jonathan Grossman, piano ed organo – bravissimo – e Josh Greco, batteria), ha basato le sue caratteristiche sullo stile dei gruppi classici del genere sudista, in particolare Lynyrd Skynyrd e Marshall Tucker Band, ma fondendo quel tipo di suono con un anima cantautorale figlia di Robbie Robertson e Van Morrison. Infatti, specie nelle ballate, sembra talvolta di sentire i Counting Crows, complice anche la voce di Galloway abbastanza simile a quella di Adam Duritz, che come sappiamo è un morrisoniano di ferro; la strumentazione classica (due chitarre, piano, basso e batteria) fa il resto, insieme alla produzione asciutta e diretta di George Reiff, un bassista di Austin già dietro la consolle con Ray Wylie Hubbard e Band Of Heathens.

The Light prosegue quindi il percorso interrotto con And You Are Me, un solido disco di southern rock, solo sfiorato dal country, e con un piglio da cantautore: un album che ha tutto al posto giusto, con più di una canzone superiore alla media ed altre più normali, che però alla fine lascia con un non so che di incompiuto. Intendiamoci, non c’è nulla che non vada in The Light, ma a distanza di ben tre anni da un lavoro che aveva fatto intravedere le capacità del quintetto, mi sarei aspettato un pochino di coraggio in più, un tentativo più convinto di fare il salto di qualità. L’inizio è più che promettente: The Light è una vigorosa rock song con il sapore del Sud in ogni nota ed un gran lavoro di piano, con la voce di Galloway perfetta per la parte. Age Of Reason è pure meglio, più lenta, bella melodia, suoni caldi e con piano e slide sugli scudi; Taking In The View ha una lunga introduzione quasi cameristica che c’entra poco col resto del brano, che si rivela essere una roots ballad estremamente ben costruita e spruzzata di country.

Ouroboros ha un arrangiamento bizzarro e sinceramente non mi fa impazzire, meglio, molto meglio The End Of 118, elettrica, chitarristica, coinvolgente, figlia del suono degli Skynyrd e di altre band analoghe (bello l’assolo centrale); No Time Flat è una rock ballad di stampo classico, fluida e discorsiva, suonata in maniera rigorosa e vicina alle cose dei già citati Counting Crows; Wheels In Motion, molto soulful, precede la roccata Gulf Coast Gypsies, ancora southern feeling a piene mani, dalla voce all’uso dell’organo che fa tanto Muscle Shoals. Flood Then Fade Away è distesa, notturna, autunnale e con un bel gioco di percussioni, ma non decolla come dovrebbe, mentre Don’t Own The Right è un saltellante pezzo rock, ancora col piano di Grossman tra i protagonisti; chiudono l’album la lenta e crepuscolare Nothing To Save e l’intensa Someday Is A Far Cry, ancora puro Sud. Un’altra prova sufficientemente convincente da parte degli Uncle Lucius, anche se, come ho già detto, l’impressione è che potrebbero osare di più: per il momento (secondo il modesto parere di chi scrive) non rientrano ancora nella cerchia delle band i cui CD vanno acquistati a scatola chiusa, e la sensazione è che ci vorranno ancora almeno un paio di album per completare la crescita.

Marco Verdi

Manca Ancora Qualcosa Ma La Strada E’ Quella Giusta! Uncle Lucius – The Lightultima modifica: 2015-09-16T10:56:46+02:00da bruno_conti
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