Dal Rock Alla Microsoft E Ritorno, Con Calma! Paul Allen And The Underthinkers – Everywhere At Once

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Paul Allen and The Underthinkers – Everywhere At Once – Sony Legacy

Paul Allen è, nell’ordine, co-fondatore della Microsoft, multimiliardario, filantropo e musicista rock, chitarrista per la precisione; ma nella sua testa immagino che l’ordine sia invertito o così probabilmente pensava alla fine degli anni ’60, dopo avere visto uno dei concerti del suo concittadino, anche lui di Seattle, (e idolo) Jimi Hendrix. A questo punto si sarà detto, la chitarra elettrica l’hanno già inventata, come quel mancino dubito di potere mai suonare, meglio che faccia altro. E direi che l’ha fatto benino, ma la storia la conoscono tutti. Però la “passionaccia” per la musica evidentemente non l’ha mai persa e dopo tanti anni, nel tempo libero, ha deciso di rendere concreto il suo contributo alle sette note tramite un disco della sua band, gli Underthinkers, un gruppo di amici con cui si esibisce dal vivo per diletto.

Ma immagino anche che si sarà detto: “hey sono Paul Allen, fatemi controllare la mia agendina!” (elettronica). Dunque vediamo, i miei amici Santana, Buddy Guy, Robbie Robertson e Ron Wood non possono, aspetta che chiamo la Sony e vediamo se gli interessa un mio disco? Sissignore, è la risposta. I soldi non mi servono, facciamo che sia un disco i cui ricavati andranno in beneficenza. E questo mi sembra etico (parla il vostro recensore). Torna Paul: ho un po’ di brani scritti con John Bohlinger, il secondo chitarrista della band, Doug Barnett, il bassista, che non suona nel disco e li faccio cantare a Tim Pike, il nostro cantante, che ha anche una bella voce. E magari chiamo qualche amico a suonare e cantare. Riprendo l’agendina e mi do da fare. Direi che a parte la Q, negli oltre 40 musicisti che suonano nel disco, è rappresentato tutto l’alfabeto della musica rock, soul, blues e funky americana.

Il disco parte benissimo e in quella che una volta sarebbe stata la prima facciata si ascolta dell’ottimo rock misto a blues, poi si vira verso un sound vagamente neo-soul e più morbido e parti chitarristiche a parte, l’album si regge sulla grande professionalità e classe dei musicisti che suonano nel CD: per esempio Wendy Moten, viene dalla città giusta, Memphis, ha una bella voce, ma anni di collaborazioni con Michael Bolton e altri “luminari” non le hanno fatto bene e a parte il duetto con Ivan Neville, Restless, dove il pianino New Orleans di Jon Cleary conferisce verve al brano, alcuni brani, quelli “neri”, hanno quel che di blando della produzione ultima di Stevie Wonder, tanto per non fare un esempio. E anche il soul “sinfonico” con archi di Divine, cantato da Amy Keys, ha degli echi delle vecchie produzioni di Isaac Hayes. A proposito di produttori, la maggior parte del lavoro ricade su Doyle Bramhall, ottimo alla chitarra anche in tutto il disco, meno come cantante in Cherries Fall, che però ha un bel tiro hendrix-vaughaniano nel lavoro delle chitarre di Paul Allen (bravo in tutto il disco, non è solo quello che mette i soldi), Bramhall e David Hidalgo dei Los Lobos che appaiono in parecchi brani. Bene anche la sezione ritmica di Matt Chamberlain e Tommy Sims, anche se quella con Jimmy Haslip e Gary Novak, più Michael Landau alla chitarra, praticamente i Renegade Creation senza Robben Ford, mi sembra migliore. Però a parziale smentita di quello che ho appena detto (mi contraddico da solo), Healing Hands è una bellissima ballata soul à la Aretha Franklin, cantata dalla Moten, con Neville all’organo, Matt Rollings al piano e le chitarre di Allen, Bramhall, Hidalgo a cui si aggiunge Derek Trucks.

L’unico blues presente nell’album, Big Blue Raindrops è cantato ottimamente da Pike e le chitarre dei vari ospiti hanno l’occasione di brillare, per l’occasione si aggiunge anche Greg Leisz alle steel (ah quell’agendina!) che già aveva lavorato da par suo nella vagamente country Rodeo, una primizia per Chrissie Hynde che la interpreta veramente bene. Chi manca? Le sorelle Ann & Nancy Wilson, ossia le Heart, in un bel brano rock, l’iniziale Straw Into Gold ritagliato perfettamente per loro, e quindi per proprietà transitiva sui Led Zeppelin. Di nuovo Ivan Neville e Derek Trucks nei ritmi funky New Orleans di Inside Out. Un altro vigoroso pezzo rock come la lunga Pictures Of A Dream, dove tutti i chitarristi si caricano a palla, soprattutto nella jam strumentale in coda dove anche Chamberlain alla batteria è devastante. E ottimo, sempre a livello rock, il pezzo cantato (e suonato) alla grande  da Joe Walsh, Six Strings From Hell, un titolo, un programma, con un organo alla Deep Purple che apre le operazioni. Tutto sommato un bel dischetto, meglio di quello che si poteva pensare e con un sound gagliardo. Si può fare!

Bruno Conti

Dal Rock Alla Microsoft E Ritorno, Con Calma! Paul Allen And The Underthinkers – Everywhere At Onceultima modifica: 2013-09-05T10:44:00+02:00da bruno_conti
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