Succedeva Più Di 40 Anni Fa, Un Piccolo Classico Del Rock Riscoperto! Black Oak Arkansas – The Complete Raunch ‘n’ Roll Live

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Black Oak Arkansas – The Complete Raunch ’n’ Roll Live – Real Gone Music 

Il disco originale, uscito in origine nel 1973, è considerato a ragione uno dei piccoli classici Live della storia del rock. I Black Oak Arkansas, vengono proprio dalla piccola cittadina dell’Arkansas, e  come molti altri gruppi nati in quel epoca si trasferirono alla fine degli anni ’60 a Memphis, una delle capitali della musica, prima come The Knowbody Else (pubblicando addirittura un album per la Stax, rimasto ignoto ai più), poi un ulteriore trasferta in California, cambiando anche il nome in B.O.A e venendo messi sotto contratto dalla Atco, pubblicando tra il ’70 e il ’72 ben tre album di studio,  piuttosto buoni e caratterizzati da un certo successo commerciale (allora bastava arrivare intorno al 100° posto delle classifiche per vendere mezzo milione di copie), e circondati dalle polemiche per i contenuti pseudo satanici nascosti nei testi del cantante Jim Dandy, che, leggenda vuole, in un concerto borbottò tre volte “natas”, ma era probabilmente più dovuto al tasso alcolico e a quello che si fumava (non sigarette) che a motivi trasgressivi veri.

Comunque Jim “Dandy” Mangrum era effettivamente un personaggio sopra le righe, un prototipo per i futuri biondi con capello lungo, torso nudo, pantalone attillato, tipo Axl Rose e David Lee Roth, più che una copia di Robert Plant, che però era un grande cantante: comunque, anche con quella voce, che lui stesso definiva “l’urlo di un rospo”, sgraziata e rovinata dall’uso dell’hashish, non dal fumo di sigarette normali, era un animale da palcoscenico, con dei lunghi discorsi, spesso senza senso, tra un brano e l’altro, che avevano un effetto scatenante sul pubblico presente https://www.youtube.com/watch?v=KDJEfd4O0Ro . Oltre a tutto il repertorio della band era ottimo, gli album di studio, alcuni prodotti da Tom Dowd, pure Raunch’n’Roll, erano degli ottimi esempi di southern rock, sguaiato e “sporco” rispetto ai classici del genere, ma comunque di grande efficacia. Il gruppo era una vera potenza, con tre ottimi chitarristi, Harvey Jett, Stanley Knight e Rick Knight, alla dodici corde e con un batterista esplosivo come Tommy Aldridge (futuro collaboratore di Pat Travers, Gary Moore e Ozzy Osbourne) da poco entrato in formazione, in quel dicembre del 1972 in cui furono registrati i due concerti al Paramount Theatre di Portland.

Eh sì, perché qui sta la bellezza di questa ristampa doppia potenziata (già uscita nel 2008 per la Rhino Handmade, molto costosa e sparita in fretta dalla circolazione), dai sette brani del vinile originale dell’epoca (con la lunga Up, sfumata a 9 minuti dai quindici della versione completa) passa a ben 24 canzoni, le due serate complete, che anche se presentano molti brani in comune, offrono in ogni caso quattordici brani diversi. Ci sono naturalmente tutti i classici, Dandy canta con quella voce strozzata e gutturale, che ha comunque una sua rozza efficacia, ma sono i suoi compari che portano a casa il risultato: pezzi come l’iniziale Gettin’ Kinda Cocky, che apre entrambi i concerti, e che è una sorta di dichiarazione di intenti del gruppo, fonde un rock sudista poderoso e tirato, con l’energia e la grinta live di gruppi come gli MC5, con le chitarre che inanellano una serie di soli, anche ricchi di classe e tecnica, mentre Mangrun è una sorta di dinamo inarrestabile che proietta la sua carica sul pubblico presente, con presentazioni che sono versioni distorte dei sermoni imparati dalla mamma, tutt’ora maestra del coro in una chiesa nella natia Black Oak.

Ma sono i chitarristi e il batterista i veri protagonisti del concerto, andatevi a sentire il grande lavoro che fanno in un brano come Fever In My Mind, che è potenza rock allo stato puro, con le soliste che intrecciano duelli di grande intensità, ma anche la capacità di imbastire versione bastardizzate di un country malandrino e quasi punk , come in Uncle Liijah e R&R winteriano nella tiratissima Keep The Faith, con le due/tre soliste all’unisono, in puro stile sudista. Anche Mutants Of The Monster è un’altra sberla in faccia, con il suo crescendo vorticoso https://www.youtube.com/watch?v=muPcr4LIWiI  e Hot Rod è un’orgia wah-wah cattivissima, per non parlare di  devastanti versioni di Lord Have Mercy On My Soul e Full Moon Ride, ancora rock galoppante alla ennesima potenza o i canti tribali di una When Electricity Came To Arkansas, dove Dandy, con un primitivo washboard, detta i tempi di una sorta di rito pagano rock, prima di lasciare spazio alla band che nella parte strumentale del brano non ha nulla da invidiare ai migliori Allman Brothers, Dixie è il classico pezzo sudista che parte come un inno e poi “degenera” in puro stile Black Oak, altro super classico è Hot And Nasty, nuovamente puro southern rock della più bell’acqua https://www.youtube.com/watch?v=pDyp75O0kyc , prima di lanciarsi in una lunghissima Up, che è la quintessenza del sound della band, anarchico e disordinato (un assolo di batteria di 8 minuti era necessario?), ma con un assolo micidiale di slide nella parte finale https://www.youtube.com/watch?v=ZzlnpiH6SXY . Conclude la serata dell’1 dicembre una Movin’, quasi free form rock orgasmico che poi sfocia in un’altra micidiale cavalcata. La seconda serata, con alcune variazioni (anche sonore, per cui vale la pena di averla) replica il repertorio della prima, con l’aggiunta di un altro classico della band come Gigolò, che mancava dalla prima. Classico R&R con gli attributi, come usava un tempo.

Bruno Conti

Succedeva Più Di 40 Anni Fa, Un Piccolo Classico Del Rock Riscoperto! Black Oak Arkansas – The Complete Raunch ‘n’ Roll Liveultima modifica: 2015-08-10T15:14:35+02:00da bruno_conti
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