Ancora Un Bellissimo “Bootleg” Radiofonico…Peccato Sia Solo Singolo! Tom Petty & The Heartbreakers – Strange Behaviour

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Tom Petty & The Heartbreakers – Strange Behaviour – Hobo CD

Come ho già avuto modo di scrivere in altre occasioni, non sono un grande fan dei CD tratti da vecchi broadcast radiofonici, in pratica dei bootleg sotto falso nome, non tanto per la qualità che spesso è eccellente, e nemmeno per il valore storico di certe performances che è indiscutibile, ma per una mera ragione finanziaria: le mie (nostre) finanze di music lover(s) sono già abbastanza provate da album nuovi, live ufficiali, edizioni celebrative e cofanetti super deluxe, e non c’è il bisogno di aggiungere altra carne sul fuoco. Uno dei rari artisti per il quale faccio, e non sempre, un’eccezione è Tom Petty, soprattutto perché con i suoi Heartbreakers dal vivo era un’autentica meraviglia: dalla tragica ed improvvisa scomparsa del biondo rocker avvenuta lo scorso Ottobre si sono ovviamente moltiplicate le uscite per così dire semi-ufficiali, ed il culmine artistico si è avuto verso la fine del 2017 con il formidabile triplo San Francisco Serenades, uno dei migliori live degli ultimi trent’anni (ignoriamo per un attimo il fatto che sia un bootleg), esaltato giustamente da Bruno su questo blog http://discoclub.myblog.it/2018/01/07/supplemento-della-domenica-il-piu-bel-disco-dal-vivo-dello-scorso-anno-anche-se-non-e-ufficiale-ed-e-registrato-nel-1997-tom-petty-and-the-heartbreakers-san-francisco-serenades/ .

Oggi vorrei parlarvi di questo Strange Behaviour, che se non raggiunge e neppure sfiora le vette del poc’anzi citato triplo CD, è comunque uno splendido live album, che ha l’unico difetto di essere singolo: registrato il 13 Settembre del 1989 a Chapel Hill (North Carolina), questa serata fa parte del tour seguito a Full Moon Fever, primo album registrato da Tom come solista (con la collaborazione di Jeff Lynne), anche se dal vivo non manca l’apporto degli inseparabili Spezzacuori. La qualità sonora è strepitosa, sembra un live ufficiale, peccato come ho già detto che non sia almeno doppio: le note del foglietto allegato al CD parlano di concerto completo, ma non credo proprio che all’epoca gli show di Tom durassero solo 72 minuti (forse si riferiscono alla parte trasmessa per radio). Inizio a tutto rock’n’roll con la trascinante Bye Bye Johnny (Chuck Berry), con Tom subito caldo e gli Heartbreakers già lanciati come treni ad alta velocità; l’incalzante The Damage You’ve Done era uno dei brani migliori del sottovalutato Let Me Up (I’ve Had Enough), un disco poco amato anche da Tom (ma a me piace), e ci dà un primo assaggio di come i nostri riuscivano a trasformare una canzone on stage: sinuoso, cadenzato e dominato dal basso pulsante di Howie Epstein, il pezzo risulta decisamente riuscito. Breakdown, uno dei classici che Tom usava per improvvisare sul palco, ha una bella intro jazzata, poi entra il brano vero e proprio per la gioia del pubblico, che ci dà dentro con il singalong; Free Fallin’ è il primo dei pezzi tratti da Full Moon Fever, e non la scopro certo io oggi: grandissima canzone, riproposta qui in maniera davvero scintillante.

The Waiting è puro Petty sound, ed è dotata di uno dei ritornelli più immediati del nostro: per l’occasione Tom la propone senza accompagnamento ritmico, solo voce e chitarre elettriche, ma poi al momento dell’assolo di Mike Campbell  entra anche il resto della band. Benmont’s Boogie è un breve showcase strumentale per l’abilità di Benmont Tench, uno dei migliori pianisti rock della nostra epoca, mentre Don’t Come Around Here No More è la chiara dimostrazione di come Tom e i suoi potevano cambiare un pezzo sul palcoscenico: un ottimo brano rock diventa una straordinaria jam di otto minuti, tra rock e psichedelia, con Campbell devastante specie nel pirotecnico finale. Southern Accents è una delle più toccanti ballate pettyiane, e qua il pubblico, anch’esso del sud, va letteralmente in visibilio; Even The Losers è invece uno dei grandi pezzi rock di Tom, che stasera decide di suonarla con un arrangiamento acustico, ed il brano non perde un grammo della sua forza (e questo è il sintomo di una grande band). Stesso trattamento viene riservato a Listen To Her Heart, in origine un pezzo di stampo byrdsiano e qui trasformato in una sorta di folk ballad, mentre A Face In The Crowd, già elettroacustica nella versione di studio, è solo un filo più lenta. Something Big non è molto nota, ma ha un bel tiro anche in questa veste “stripped-down” (stavolta anche con la sezione ritmica), mentre I Won’t Back Down (si torna elettrici) non ha bisogno di presentazioni: una delle signature songs di Tom, che soprattutto dopo la sua morte è destinata a diventare un classico della musica americana, un pezzo che non stufa nemmeno al millesimo ascolto. Finale a tutto rock’n’roll con la potente I Need To Know, il superclassico Refugee è la torrida Runnin’ Down A Dream, quasi un quarto d’ora complessivo a tutta elettricità, con Campbell assoluto protagonista.

Un altro superlativo live album che, anche se non ufficiale, ha il merito di tenere vivo il ricordo di Tom Petty, un musicista che ci manca già da morire.

Marco Verdi

Ancora Un Bellissimo “Bootleg” Radiofonico…Peccato Sia Solo Singolo! Tom Petty & The Heartbreakers – Strange Behaviourultima modifica: 2018-03-15T17:19:50+01:00da bruno_conti
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