Dopo Le Celebrazioni Poteva Mancare Un Bel Tributo Ai Grateful Dead? Various Artists. – Day Of The Dead. Giorno 1

day of the dead

*NDB Vista la lunghezza del Post, lo dividiamo in due parti, oggi il “Giorno Del Morto Riconoscente” 1, domani il 2. Buona lettura!

VV. AA. – Day Of The Dead – 4AD/Beggars 5CD Box Set

Sono ancora recenti i festeggiamenti per i 50 anni dei Grateful Dead, culminati lo scorso anno con la pubblicazione del monumentale box di 80 CD 30 Trips Around The Sun http://discoclub.myblog.it/2015/09/28/anteprima-mondiale-meno-male-che-gli-anni-trenta-grateful-dead-30-trips-around-the-sun/  e con i concerti tenuti dai membri superstiti confluiti poi nelle varie edizioni del live Fare Thee Well http://discoclub.myblog.it/2015/12/13/finalmente-cofanetto-dal-vivo-dei-dead-grateful-dead-thee-well-chicago-il-soldier-field/ , ecco che è di nuovo ora di parlare dell’ex gruppo guidato da Jerry Garcia, non solo per l’uscita proprio in questi giorni di un altro box dal vivo, July 1978 (“solo” 12 CD, ma c’è anche una versione tripla con il concerto al Red Rocks Amphiteatre, di cui leggerete la recensione più avanti), ma soprattutto per questo eccezionale tributo, intitolato Day Of The Dead, che presenta ben 59 canzoni della storica band californiana in cinque CD (ma ne esiste anche una versione limitata in vinile), un’iniziativa senza precedenti. Di tributi ai Dead in passato ne sono usciti più d’uno (ricordo lo splendido Deadicated del 1991, oggi purtroppo introvabile), ma mai di questa portata: l’esempio più vicino che mi viene in mente è il quadruplo omaggio dedicato a Bob Dylan uscito qualche anno fa, Chimes Of Freedom http://discoclub.myblog.it/2012/02/03/chimes-of-freedom-tributo-a-bob-dylan-per-i-50-anni-di-amnes/ (*NDB a proposito, auguri Bob, lo festeggiamo con un Post apposito a parte) , con la differenza che qui la qualità media è molto più elevata. Dietro al progetto Day Of The Dead ci sono i fratelli Aaron e Bryce Dessner, i due chitarristi del gruppo di Cincinnati The National, che hanno curato il tutto assumendo anche il ruolo di produttori (altra differenza con il tributo a Bob, dove tutte le performance erano slegate tra loro), un lavoro certosino ma di grande valore, per il quale i due musicisti hanno preferito rivolgersi a gruppi e solisti indipendenti, ed in molti casi abbastanza sconosciuti, piuttosto che contattare artisti famosi (anche se, come vedremo, ci sono diverse eccezioni): il tutto è stato patrocinato dalla Red Hot Organization, un’associazione benefica no profit che si occupa di combattere il virus dell’HIV, già responsabile in passato di numerosi album a tema, il cui più famoso è stato Red, Hot + Blue, anche se io vorrei ricordare il meraviglioso Red, Hot + Country.

Ebbene, come già accennato Day Of The Dead è un’opera sontuosa, un tributo splendido ad una delle più grandi band della nostra musica, con una qualità molto alta: ci sono alcuni momenti di livello inferiore (come in tutti i tributi), ma direi che almeno al 75% le performance qui incluse sono assolutamente riuscite, e nobilitano ulteriormente uno dei migliori songbook in circolazione. Infatti, i Dead sono passati alla storia principalmente per le loro esibizioni dal vivo, ma spesso ci si dimentica che Garcia (insieme al paroliere Robert Hunter) era anche uno straordinario autore di canzoni, ed anche Bob Weir ed occasionalmente Phil Lesh si difendevano alla grande. Qui c’è di tutto, dai grandi classici del gruppo di San Francisco ai pezzi più oscuri, oltre a qualche cover da loro spesso suonata dal vivo, e nonostante ciò i due fratelli Dessner hanno dovuto lasciar fuori qualcosa: particolarmente dolorose per il sottoscritto le assenze delle grandissime Mississippi Half-Step Uptown Toodeloo e Alabama Getaway…ma non si può avere tutto! Ma adesso lascerei lo spazio alle canzoni.

CD 1: il box inizia in maniera scintillante con i bravi The War On Drugs ed una solare e spedita versione della splendida Touch Of Grey (unico successo da Top Ten per i Dead), subito seguito da Phosphorescent (con Jenny Lewis) con una Sugaree cadenzata e molto diretta, arrangiamento classico e risultato anche superiore al brano precedente. La fluida Candyman vede un Jim James (leader dei My Morning Jacket) meno etereo del solito, con un suono più simile a The Band che ai Dead; bravissimi i Lone Bellow con una splendida Dire Wolf (una delle mie preferite) in un cristallino arrangiamento country-rock stile Byrds periodo Gram Parsons. Un inizio fulminante, da cinque stelle. Courtney Barnett affronta New Speedway Boogie con un approccio vocale alla Lucinda Williams, solo un filo meno strascicato, ma il brano ne esce bene comunque, mentre i Mumford & Sons confermano il loro momento difficile con una Friend Of The Devil gonfia e sovrarrangiata, sembrano quasi gli ultimi U2 (è non è inteso come un complimento). Meno male che c’è Bruce Hornsby (accompagnato dai DeYarmond Edison) che non sarà un fenomeno ma è un signor musicista ed una persona seria: Black Muddy River è una delle ballate più toccanti dei Dead, Bruce la tratta con amore e rispetto e ne esce alla grande. Ecco i National con l’inquietante (nel testo) Morning Dew, ma anche la loro interpretazione ha un non so che di minaccioso, ed è perfetto per una canzone che parla di una catastrofe nucleare; non ho mai sopportato la vocalità debordante di Anthony Hegarty (qui nella sua nuova identità, Anonhi), e quindi anche la sua Black Peter risente pesantemente del suo modo di cantare, meglio passare a Loser (Ed Droste dei Grizzly Bear con Binki Shapiro), suonata in maniera molto aderente ai Dead e pertanto riuscita; chiude il primo CD la stupenda To Lay Me Down, che Sharon Van Etten e Perfume Genius propongono in una toccante versione lenta e pianistica.

CD 2: il bravo Kurt Vile ci fa vedere (e sentire) quanto è bella Box Of Rain, dato che per decenni è stata massacrata dal suo autore, Phil Lesh: una delle migliori versioni nel box; Rubin And Cherise la conoscono in pochi, e Bonnie “Prince” Billy la suona proprio nello stile dei Dead (e anche la voce ricalca quella di Garcia), derivativa ma molto piacevole, mentre ecco ancora i bravissimi Lone Bellow con una spedita Me And My Uncle, un brano di John Phillips suonato spessissimo dai Dead nei concerti. Non mi convince molto la Cassidy poppettara di Moses Sumney, ma (molto) peggio fanno i Lucius, che rovinano letteralmente la mitica Uncle John’s Band (la più bella canzone dei Dead?) con un arrangiamento assurdo, per fortuna che Lee Ranaldo (con Lisa Hannigan) non folleggia e ci consegna una Mountains Of The Moon molto ben fatta e suonata come si deve. Dark Star, proposta dal vivo da Cass McCombs e Joe Russo, è decisamente deaddiana, anche se molto più contenuta nel minutaggio, mentre Nightfall Of Diamonds (ad opera dei Nightfall Of Diamonds, appunto) e la strana Transitive Refraction Axis For John Oswald (Tim Hecker) sono elettroniche e quasi rumoristiche, quindi evitabili. Il secondo dischetto termina ancora con Ranaldo, in compagnia di Tunde Adebimpe (? *NDB E’ il cantante dei TV On The Radio), che ci consegna una Playing In The Band molto diretta e godibile, e con Brokedown Palace, rifatta con buon piglio da Richard Reed Parry, Caroline Shaw e, udite udite, Garth Hudson, anche se l’originale era nettamente superiore.

End of part 1, continua…

Marco Verdi

Dopo Le Celebrazioni Poteva Mancare Un Bel Tributo Ai Grateful Dead? Various Artists. – Day Of The Dead. Giorno 1ultima modifica: 2016-05-24T11:19:52+00:00da bruno_conti
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