Se Amate Il Blues, Quasi Una Coppia Di Fatto: Ora Anche Candidati Ai Grammy 2018! Guy Davis & Fabrizio Poggi – Sonny & Brownie’s Last Train

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Guy Davis & Fabrizio Poggi  – Sonny & Brownie’s Last Train – M.C. Records/Ird 

*NDB Vi ripropongo questo Post in quanto, è notizia delle ultime ore, il disco è entrato nella cinquina dei Grammy, la 60esima edizione, che si terrà il prossimo 28 gennaio 2018 in quel di New York, nella categoria “Best Traditional Blues Album”: tra i concorrenti di Guy e Fabrizio anche i Rolling Stones!

Best Traditional Blues Album

• Migration Blues
Eric Bibb

• Elvin Bishop’s Big Fun Trio
Elvin Bishop’s Big Fun Trio

• Roll And Tumble
R.L. Boyce

• Sonny & Brownie’s Last Train
      Guy Davis & Fabrizio Poggi

• Blue & Lonesome
The Rolling Stones

E visto che il disco è bello e merita perché non metterlo di nuovo in evidenza?

In meno di un anno questo è il secondo CD dove il nome di Fabrizio Poggi campeggia in copertina, ma affiancato da quello di altri musicisti: per il disco della scorsa estate And The Amazing Texas Blues Voices Fabrizio si era “limitato” a suonare l’armonica in tutti i brani di una sorta di tributo alle voci del Lone Star State http://discoclub.myblog.it/2016/08/31/piccolo-aiuto-dai-amici-gran-bel-disco-fabrizio-poggi-and-the-amazing-texas-blues-voices/ . Questa volta ha unito le forze con Guy Davis per un sentito omaggio a Sonny Terry & Brownie McGhee, due veri miti del Blues acustico americano, e ancora una volta appare come armonicista in quella che è la sua seconda collaborazione con il bluesman di New York, dopo Juba Dance, mentre nel successivo Kokomo Kidd era presente solo in un brano. Questa volta Poggi cura anche la produzione dell’album, che è stato registrato lo scorso anno in Italia, in due giorni, all’inizio dell’estate, ed è socio alla pari di Davis, visto che il disco prevede la rivisitazione della musica di una coppia di musicisti. Dopo la febbrile elettricità dell’album texano, questa volta ci si tuffa a piedi uniti nel mare magnum della grande tradizione del Piedmont Blues, del folk e del country, sempre blues, attraverso il repertorio di questa storica coppia di musicisti neri che ha attraversato più di 40 anni di collaborazione musicale. Sonny Terry fu “scoperto” da John Hammond, per il suo famoso concerto alla Carnegie Hall From Spirituals To Swing del 1938, ma già da alcuni anni calcava i palcoscenici con Blind Boy Fuller, mentre anche Brownie McGhee aveva incrociato la strada di Fuller, che era diventato il suo mentore: alla scomparsa di Blind Boy nel 1941 i due decisero di unire definitivamente le forze (ma già collaboravano dal 1939), per un sodalizio che sarebbe andato avanti fino all’inizio degli anni ’80.

Nelle note del CD Guy Davis dice di avere visto i due nel 1981, sempre a New York, per una produzione musicale dedicata a Lead Belly, e, sia il sottoscritto che Fabrizio ricordiamo di averli visti in Lombardia nel 1980, ma, anche se è brutto dirlo, considerando la menomazione di Terry, i due non si potevano più vedere già da qualche tempo, diciamo che non si sopportavano più, un vero peccato visto quello che erano stati in grado di realizzare nei precedenti 40 anni. Esibendosi soprattutto a New York e dintorni, anche in musical e film, arrivarono ad incidere il primo disco in coppia per la Folkways solo nel 1958: poi da lì è stato un continuo e numeroso tripudio di registrazioni discografiche. Davis e Poggi, più che cercare di rifare le loro versioni dei brani di Terry & McGhee (come poi comunque è stato) hanno inteso questo disco come un sentito e devoto omaggio alla musica della coppia. Il repertorio in cui pescare era immenso, ed entrambi avevano già inciso dei brani del duo, ma si è preferito partire da una Sonny & Brownie’s Last Train, scritta da Guy Davis, che è una sorta di cronistoria e “sogno” dell’ultimo viaggio del treno che li porta “dall’altra parte”, si spera in Paradiso, e per l’occasione sia Poggi che Davis sono impegnati all’armonica, quest’ultimo anche alla chitarra e alla voce, al solito “strumento” dal timbro roco e vissuto, che al sottoscritto ricorda una via di  mezzo tra Howlin’ Wolf e Taj Mahal, fatte le dovute proporzioni, e la canzone è anche l’occasione per ricreare il classico “train time”, poi accelerato nell’incalzante finale, tipico del blues.

Da qui in avanti ognuno opera al proprio strumento: Guy Davis alla chitarra e Fabrizio Poggi alla mouth harp, con un continuo lavoro di interscambio e coloritura del suono, con l’armonica sempre pronta a sottolineare le fasi della musica, spesso con i tipici “urletti” dell’armonicista. Molto intensa la splendida cover di Louise, Louise, un brano scritto da due pezzi grossi come Robert Pete Williams e Big Bill Broonzy (è sempre difficile attribuire la paternità delle singole canzoni, che spesso passano di mano nel tempo), con Poggi che inserisce i suoi urletti e grida nei ripetuti assoli (splendidi) che poi punteggiano tutti i brani presenti. Hooray, HoorayThese Women Is Killing Me (l’errore grammaticale è voluto, è scritto proprio così, anche se qualcuno lo corregge impropriamente in Are Killing Me) è uno dei rari brani firmati da Sonny Terry, più mossa ed energica delle precedenti, sottolinea la vitalità e la resilienza di questi brani allo scorrere del tempo. Nella presentazione di Shortnin’ Bread, un traditional, Davis dice che ha cercato di impadronirsi dello spirito del brano, come fosse suo, o almeno l’avesse noleggiato, e il lavoro della chitarra è fantastico, come pure l’impatto vocale. Eccellente anche l’impatto del super classico Baby Please Don’t Go Back To New Orleans, brano di Big Joe Williams che è stato anche un must del blues (e del rock) elettrico, fantastico lavoro della acustica con bottleneck di Davis e dell’armonica di Poggi. Ottimo anche un altro traditional come Take This Hammer, un pezzo legato a Leadbelly, in cui Davis ha reinserito il classico “whop” vocale del martello che era presente nella versione originale, brano quasi danzante e delizioso.

Anche Goin’ Down Slow, a firma Jimmy Oden, è più famosa forse nella sua controparte elettrica e tirata, ma anche in versione acustica ha una grinta e potenza inusuali, di nuovo con slide e armonica in bella evidenza, oltre al vocione di Davis e all’hollering di Poggi. Elizabeth Cotten è stata una delle più grandi autrici e chitarriste nere della storia del blues e la sua Freight Train fa una splendida figura in questa raccolta, con il suo spirito folky e delicato, molto piacevole all’ascolto. Evil Hearted Me è il contributo di Brownie McGhee come autore, e se deve essere “musica del diavolo” che lo sia, ma nel testo diaboliche sono le donne, mentre la musica è eccellente ancora una volta. Come pure nell’ennesimo traditional pescato dal repertorio di S&B, Leadbelly e Josh White, Step It Up And Go con elementi ragtime nel tipico ondeggiare della musica e il testo lunghissimo in una canzone molto breve. I due pezzi forti, ma sono tutti molto belli, diciamo i più famosi, sono stati tenuti per il gran finale. prima la splendida Walk On, presente anche in versione elettrica nel disco di Fabrizio, firmata da Sonny Terry e da Brownie McGhee, e dalla di lui compagna Ruth ( a proposito di compagne l’immancabile Angelina ha “disegnato” la foto di copertina del duo per farli sembrare dei novelli Sonny & Brownie), e poi Midnight Special, altro brano legato a Lead Belly, ma conosciuto pure in innumerevoli versioni elettriche, tra cui al sottoscritto piace moltissimo quella dei Creedence, brano dal ritmo e dal testo contagioso che conclude in gloria uno dei più bei dischi di blues acustico che ascolterete quest’anno, grazie ai due nuovi “Ambasciatori Del Blues”. Anche se rischio il conflitto d’interessi, questo dovrebbe essere un disco da 4 stellette. Diciamo molto, molto bello e scusate per il ritardo con cui posto questa recensione!

Bruno Conti