Anche Con Alcune Piccole Magagne, Comunque Un Cofanetto Imperdibile! Cream – Goodbye Tour Live 1968

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Cream – Goodbye Tour – Live 1968 – 4 CD Polydor/ Universal

Se ne parlava da tempo ed era stato preannunciato in una intervista anche da Bill Levenson, il produttore e curatore del progetto, specialista di questi cofanetti retrospettivi ed esperto “archeologo” degli archivi del passato. Lo stesso Levenson ha più volte” lavorato” sugli album sia di Eric Clapton che dei Cream, che hanno ricevuto in passato il trattamento Deluxe in 2 CD sia per Disraeli Gears che per Wheels Of Fire, mentre il primo album Fresh Cream era stato pubblicato in edizione Super DeLuxe in un box da 3 CD + Blu-ray (ma magari della storia della band ne parliamo prossimamemente a parte più dettagliatamente). Questo nuovo Goodbye Tour – Live 1968 era stato prima annunciato come un triplo, con tre concerti completi, ma poi è stata aggiunta la prima versione audio assoluta del concerto finale alla Royal Albert Hall del novembre 1968, finora disponibile parzialmente solo in un documentario.

In tutto nel cofanetto quadruplo troviamo 36 brani (se contiamo come canzone anche l’introduzione di Buddy Miles al LA Forum), 19 che fanno la loro prima apparizione in assoluto su CD, cui vanno aggiunte le 9 canzoni registrate alla RAH: sono i concerti all’ Oakland Coliseum, Los Angeles Forum e San Diego Sports Arena, più la data londinese. Ricordiamo che all’epoca, nel commiato discografico contenuto in Goodbye Cream, uscito il 5 febbraio del 1969, venne utilizzata la miserrima cifra di 6 pezzi, 3 in studio (compreso il singolo Badge) e tre dal vivo, estratti dall’esibizione al Forum di Los Angeles del 19 Ottobre 1968; da quel tour erano usciti anche, contenuti nella parte live del box Those Were The Days del 1997, due brani dalla data del 4 Ottobre 1968 alla Oakland Coliseum Arena, di Oakland, California e due da quella al Forum di Inglewood, Los Angeles, California, del 19 ottobre 1968. Vogliamo dire come suonano i Cream in questi concerti? Divinamente è forse esagerare, ma con Eric “God” Clapton in formazione, insieme al miglior bassista e al miglior batterista del mondo, nelle persone di Jack Bruce e Ginger Baker, è lecito pensarlo.

Ok, in giro c’era anche un certo James Marshall Hendrix che aveva spinto Manolenta verso territori inesplorati di improvvisazione della chitarra rock, e senza dimenticare che i Cream sono stati il primo Supergruppo della storia e gli inventori del cosiddetto Power Trio. Ma sul finire del 1968 Clapton aveva appena scoperto le delizie della musica della Band (tanto poi da chiedere a Robbie Robertson se poteva unirsi a loro) e prima di “ripiegare” sui Blind Faith, Baker,Bruce e soprattutto Clapton volevano chiudere la loro breve epopea con il botto, con il tour dell’addio, mettendo da parte i continui dissapori tra Ginger e Jack, che però dal vivo magicamente sparivano, e, tenendo a freno il prodigioso uso di sostanze diciamo “ricreative”, i risultati furono strepitosi. Come ricorda lo stesso Eric rivolgendosi al pubblico, nella esibizione del 4 ottobre al Coliseum di Oakland, erano ancora un po’ arrugginiti all’inizio del concerto, ma si fa per dire, perché White Room vede un Jack Bruce in perfetta forma vocale, Ginger Baker dappertutto con la sua batteria e Clapton a creare magie con il pedale wah-wah per cercare di contenere il volume sonoro generato dai suoi pard.

Per fare un piccolo appunto nelle note si dice “prima pubblicazione autorizzata di quattro storici concerti completi del 1968, ma se mi passate il francesismo “completi un par de balle”, perché, almeno nel primo CD, troviamo otto brani anche se le cronache dell’epoca narrano che ne vennero suonati undici, le altre due serate sono effettivamente complete. Comunque quisquilie a parte e tornando alla serata di Oakland si prosegue con Politician, un altro brano estratto dall’allora recente Wheels Of Fire, dopo la parte cantata i tre entrano in modalità jam, ma rimangono comunque intorno ai 5 minuti, prima di eseguire il classico riff di Crossroads che cantata da Clapton è diventata la versione di riferimento per tutti quelli che la eseguiranno da allora in avanti tanto che è stata scelta da Rolling Stone come la terza canzone più influente nell’ambito delle Guitar Songs di tutti i tempi, partendo dagli Allman Brothers per arrivare ai giorni nostri, altra rilettura gagliarda con la mano di Eric che è tutt’altro che lenta sul manico della solista, con basso e batteria che pompano di brutto.

Altro riff celeberrimo ed esecuzione da brividi per il loro brano più celebre, Sunshine Of Your Love, di nuovo in una versione da manuale, poi si scatena l’inferno con i 16 minuti di Spoonful, un brano dove l’ascoltatore viene colpito da una sorta di supernova musicale, una esplosione di libera improvvisazione, che anticipa anche l’hard rock, l’heavy metal, il doom rock, quello che volete, con ognuno che parte per la tangente, per ritrovarsi poi circa un quarto d’ora dopo. L’incalzante Deserted Cities Of The Heart, un altro brano di Wheels Of Fire, viene sempre dal repertorio della premiata ditta Bruce/Brown, mentre Passing The Time è il contributo di Ginger Baker, un brano scritto con il pianista jazz Mike Taylor, che sarebbe scomparso pochi mesi dopo, nel gennaio del ’69, versione dilatata di 10 minuti per lasciare spazio al suo immancabile e travolgente assolo di batteria: chiude il primo CD il classico di Skip James I’m So Glad sempre sottoposto al trattamento Cream, quindi più rock che blues, comunque un gran bel sentire.

Quindici giorni dopo, il 19 ottobre, il gruppo è al Forum di Los Angeles per un altro concerto formidabile: introdotti da Buddy Miles i tre sono ancora più infoiati che a Oakland, qualche spostamento nella scaletta, e l’inserimento del “lentone” lancinante Sittin’ On Top The World di Howlin’ World (a scapito di Deserted Cities of The heart), che insieme a Politician e a I’m So Glad, saranno i tre brani Live nel vinile originale di Goodbye, non mancano Crossroads e Sunshine Of Your Love, mentre nella seconda parte vengono aggiunte Traintime, che è la vetrina per ascoltare un formidabile assolo di armonica di Jack Bruce, un brano che risale ai tempi in cui Bruce e Baker militavano insieme nella Graham Band Organisation, Ginger che propone il suo veicolo solista nella esplosiva Toad, che come Traintime faceva parte della sezione dal vivo di Wheels Of Fire, per chiudere poi con una versione magmatica di Spoonful dove Clapton dà libero sfogo a tutta la sua arte chitarristica, con un serie di assoli ancora più rabbiosi e impetuosi di quelli del dischetto precedente.

Il giorno dopo i tre sono a San Diego per il concerto migliore della triade, un vero gioiello, le canzoni sono le stesse del giorno prima, solo con Sunshine Of Your Love e Crossroads che vengono invertite. Poco più di un mese dopo i tre sono a Londra alla Royal Albert Hall. per le dati finali del tour, quella del 26 novembre viene proposta come quarto dischetto del cofanetto, ma, perché c’è un ma se il box non merita le canoniche 5 stellette, la qualità sonora cala drasticamente e dal sound pulito e preciso, con una presenza audio formidabile dei CD precedenti, si passa a quella di un buon bootleg, anzi molto buono, con Levenson e i suoi collaboratori che fanno miracoli per migliorare il sound dei vecchi nastri presi dalla VHS/DVD, ma sempre bootleg rimane, con il suono cavernoso e rimbombante della RAH in evidenza, quasi “benevolo” nell’ assolo di Toad e nelle improvvisazioni ad libitum di I’m So Glad, White Room e Sunshine Of Your Love, tutte più lunghe di quelle delle altre date, con Spoonful che è sempre il centrepiece di tutti i concerti, niente Train Time, lasciando l’ultima parola a Steppin’ Out un brano di Eric Clapton dell’epoca con i Bluesbreakers, che sarà l’ultimo pezzo dei Cream fino alla reunion del 2005.

Comunque, anche con le piccole magagne ed imperfezioni citate, rimane un cofanetto imperdibile per completare le vicende, sia pure brevi (solo due anni) ma intense, di uno dei gruppi più importanti della storia del rock, anche grazie al bellissimo libro(ne), le cui note di copertina sono state curate da David Fricke, il giornalista di Rolling Stone.

Bruno Conti

Anche Con Alcune Piccole Magagne, Comunque Un Cofanetto Imperdibile! Cream – Goodbye Tour Live 1968ultima modifica: 2020-03-18T09:19:31+01:00da bruno_conti
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