Dal Sunshine State Un’Altra Ottima Band. Backtrack Blues Band – Make My Home In Florida

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Backtrack Blues Band – Make My Home In Florida – CD+DVD Harpo Records

Per la serie Buscadero Geographic questo mese ci trasferiamo in Florida, terra di elezioni presidenziali, alligatori, uragani, clima caldo (non per nulla è il Sunshine State), patria di Jim Morrison e Tom Petty, una delle culle del southern rock (Allman Brothers, Lynyrd Skynrd, Molly Hatchet, e molte altre band vengono da lì), però a livello blues eravamo piuttosto sguarniti. Ma questo solo perché non abbiamo mai considerato, o poco, la Backtrack Blues Band, da oltre 35 anni una delle (poche) istituzioni del Blues nella zona. Formata appunto ad inizio anni ’80 da Sonny Charles, cantante e armonicista, nonché patito di Little Walter (infatti il nome del gruppo viene da Backtrack, uno dei brani più celebri del grande armonicista), e da Little Johnny Walter (guarda il caso!), chitarrista ritmico e fedele amico fin dalla gioventù, la band nel corso degli anni ha aggiunto Kid Royal, eccellente chitarrista, patito del Texas blues style, ma contrariamente a quanto si crede, nativo di London, nell’Ontario canadese, e quindi non del Lone Star State, alla batteria Joe Bencomo, un veterano delle band jazz e blues della Tampa Bay (che evidentemente ci sono) e infine al basso, il grande Jeff “Stick” Davis dei leggendari Amazing Rhythm Aces, una delle migliori e più sottovalutate formazioni del rock americano.

Se quanto avete letto finora vi risulta familiare denota che siete attenti lettori del Buscadero, essendo quasi lo stesso incipit utilizzato per introdurre il precedente album del gruppo Way Back Home: mi sono permesso di autocitarmi, non per pigrizia, ma in quanto mi sembrava perfetto per introdurre la BBB a coloro che si ostinano a non volerli conoscere, e così facendo non rischio neppure denunce per plagio, in quanto sempre il sottoscritto lo aveva scritto per la rivista. Ovviamente confermo tutto, e aggiungo che questo nuovo Make My Home In Florida, registrato dal vivo al Palladium Theater di St. Peterburg, Florida il 6 gennaio del 2017, è quello che gli americani chiamano un combo, cioè una confezione CD+DVD, con identico contenuto, ma comunque in rete si trova il filmato gratis e completo.

I due frontmen del gruppo come si evince dal filmato (un po’ statico nelle riprese) non sono più dei giovanotti, ma hanno ancora una grinta ed un drive ammirevoli, oltre ad esperienza e tecnica a palate, il tutto è chiaro sin dall’iniziale Checkin’ On My Baby, uno dei classici di Sonny Boy Williamson, che in passato hanno inciso in tanti (da Buddy Guy & Junior Wells ai Buesbreakers di John Mayall, con Mick Taylor, Taj Mahal, Mick Jagger, Gary Moore, Dr. Feelgood, Nine Below Zero, potremmo andare avanti per anni con la lista), ma la versione della Backtrack Blues Band regge bene, con un eccellente interscambio tra Charles e Kid Royal, anche Woke Up This Morning ha un precedente illustre, quello di B.B. King, l’autore del brano, e la rilettura della BBB, con Kid Royal alla voce, parte laidback ma poi si anima in un brillante crescendo, con il groove metronomico della ritmica dove spicca il basso rotondo di Stick Davis.

Make My Home In Florida è un brano originale di Sonny Charles, uno slow blues di quelli duri e puri, intenso e grintoso come richiede il genere, con armonica a volontà e la chitarra solista, molto raffinata e pulita, a punteggiare il cantato maschio del suo autore; altro super classico con T-Bone Shuflle, il cui titolo dice tutto, di nuovo cantata da Royal. In una band dove c’è Little Johnny Walter ed il leader è un armonicista era quasi inevitabile un pezzo di Little Walter, la scelta cade su Nobody But You, fatta a tutta velocità, prima di un’altra canzone di Sonny Boy Williamson II Your Funeral My Trial che permette di gustare la souplesse di Charles (che incidentalmente ha anche una ottima tinta di capelli, fatta da chi serviva probabilmente Biscardi e Paolo Limiti) anche se forse ogni tanto il gruppo è fin troppo didattico e legato alle tradizioni, fatto che può essere sia un pregio che un difetto. Il terzetto conclusivo arriva tutto dalla penna di Charles, prima la mossa Heavy Built Woman, un altro shuffle con il classico call and response, poi la divertente e cadenzata Shoot My Rooster e infine Tell Your Daddy, sempre vivace e costellata dall’eccellente lavoro di Kid Royal e Sonny Charles, per un live che trabocca di onesto blues elettrico, molto ben eseguito.

Bruno Conti

40° Anniversario Per Un “Piccolo Classico” Del Rock. Steve Miller Band – The Joker Live In Concert

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Steve Miller Band – The Joker Live In Concert – Edsel 

Da qualche anno a questa parte è invalsa l’usanza delle serate concertistiche dedicate alla ripresa di un album completo della discografia degli artisti più disparati: lo hanno fatto Springsteen e Patti Smith, Tom Petty e gli Stones, poi ci sono le jam bands che fanno i dischi degli altri, Gov’t Mule e Phish, a Halloween e Capodanno, sono maestri in questo, ora si aggiunge anche la Steve Miller Band, che in occasione del 40° anniversario dell’uscita di The Joker ha voluto festeggiare con un concerto quello che forse non è il più bello o di maggiori vendite album della propria discografia ( titolo che spetta rispettivamente a Fly Like An Eagle e Book Of Dreams, e al Greatest Hits) ma sicuramente uno dei più divertenti e piacevoli, come conferma questa riproposizione Live, uscita in origine solo per il download digitale lo scorso anno e ora pubblicata in versione fisica dalla Edsel.

Sono solo 9 pezzi per poco più di 40 minuti di musica, non nella stessa sequenza del disco originale, ovviamente The Joker, il brano più conosciuto conclude in bellezza l’esibizione, ma tutti da gustare, con la versione più recente della band di Miller, Kenny Lee Lewis, Gordy Knudtson, Joseph Wooten, Sonny Charles e Jacob Petersen, oltre alle ospitate di Gary Mallaber e Lonnie Turner che suonavano nel disco originale. I brani mantengono la freschezza dell’album del 1973, con in più lo spirito e l’improvvisazione della esibizione dal vivo, a partire dalla apertura, con tanto di finta puntina che scende sul disco, e la versione di Come On In My Kitchen di Robert Johnson, che era comunque Live anche nel disco di allora, e ci permette di gustare le radici blues del nostro, che iniziò appunto come Steve Miller Blues Band, e si conferma, per tutto il disco, fior di chitarrista. The Lovin’ Cup, con florilegio di chitarre acustiche, perfettamente riprodotte anche nella dimensione dal vivo, si avvale pure di organo e armonizzazioni vocali in puro stile sixties, grazie anche alla presenza di Sonny Charles, che sostituisce pure all’armonica il compianto Norton Buffalo, mentre Something To Believe In, che con le sue armonie country chiudeva la seconda facciata del disco originale, e dove la pedal steel era suonata da Sneaky Pete Kleinow, illustra un lato poco noto della musica di Miller https://www.youtube.com/watch?v=aZd0Y3W9BKY , che torna a colorarsi delle classiche 12 battute, con il sinuoso slow Blues Evil, non il pezzo di Howlin’ Wolf, bensì una composizione di Steve, una morbida ballata, ma con la solita chitarra solista in bella evidenza https://www.youtube.com/watch?v=qsGlhTGYUlo .

Mary Lou è un divertente funky R&B che oltre a Miller hanno anche inciso Ronnie Hawkins, Bob Seger, Gene Clark e Frank Zappa, tra i tanti, con Steve alle prese con un minaccioso wah-wah e, Shu Ba Da Du Ma Ma Ma Ma, che come il titolo fa il paio con quelli più “sciocchini” scritti da Sting, che ha un riff e un ritornello quasi memorabile tipo quello della title-track, con la band che si diverte e trascina il pubblico, come la Steve Miller Band dei tempi d’oro. E anche Your Cash Ain’t Nothi’ But Trash rientra nel ristretto novero delle canzoni più coinvolgenti del gruppo, di nuovo con il wah-wah a menare le danze, per proseguire nella festa del riff con una “ululante” Sugar Babe, sempre condotta con un irresistibile groove che era appannaggio della band allora come oggi, quando la senti non puoi non esclamare “ma è Steve Miller” https://www.youtube.com/watch?v=nCPW56RFEKg ! A maggior ragione con uno dei brani che ha uno dei riff e ritornelli più riconoscibili della storia del rock, quella The Joker che per la prima volta li portò alle vette delle classifiche americane, che è l’occasione per riunire lo “Space Cowboy” e il “Gangster of Love” ancora una volta con i suoi amici, cinque minuti di puro divertimento, come peraltro tutto il resto dell’album: non sarà un capolavoro ma il disco, pure in questa versione dal vivo rivisitata, è un vero piacere da (ri)ascoltare.

Bruno Conti