Il Meglio…Dopo Il Dirigibile! Robert Plant – Digging Deep: Subterranea

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Robert Plant – Digging Deep: Subterranea – Es Paranza/Warner 2CD

Terza antologia da solista per Robert Plant, dopo l’interessante Sixty Six To Timbuktu del 2003, che presentava un intero CD di rarità, ed il box Nine Lives del 2006 che conteneva tutti i suoi album da Pictures At Eleven a Mighty ReArranger. Digging Deep: Subterranea può essere in un certo senso la colonna sonora della serie di podcast dedicati a Plant andati in onda lo scorso anno col titolo appunto di Digging Deep, ed è un doppio CD molto ben fatto con una selezione effettuata dallo stesso ex cantante dei Led Zeppelin e la presenza di tre notevoli brani inediti. Tra i lead singers delle varie band di hard rock degli anni settanta quasi tutti hanno continuato a proporre lo stesso tipo di musica lontani dal gruppo che li ha lanciati, sia quando hanno fatto i solisti (Ian Gillan, Ozzy Osbourne, Ronnie James Dio), sia quando hanno formato altre band (David Coverdale con gli Whitesnake), ma Plant ha quasi voluto prendere le distanze dagli Zeppelin fin da subito, proponendo per tutti gli anni ottanta un pop-rock un po’ di maniera e con sonorità tipiche dell’epoca, passando poi per l’ottimo Fate Of Nations del 1993 che invece era un bel disco di moderno rock d’autore.

Dopo un lungo silenzio, si è reinventato dal 2002 in avanti come esponente di un roots-rock fuso con folk, blues e musica etnica (elementi già presenti in molti pezzi del Dirigibile), sfornando album eccellenti come il pluripremiato Raising Sand, in duo con Alison Krauss, ed il magnifico Band Of Joy (disco dell’anno 2010 per chi scrive), anche se gli ultimi due lavori Lullaby And…The Ceaseless Roar e Carry Fire, pur non disprezzabili, hanno denotato una certa involuzione compositiva. Digging Deep: Subterranea contiene una selezione eterogenea di brani da tutti gli album solisti di Plant, ma solo da quelli: mancano quindi episodi dal divertente EP degli Honeydrippers, dai due lavori usciti negli anni 90 con Jimmy Page (No Quarter: Unledded e Walking Into Clarksdale) e purtroppo, e questa è una pecca, dal già citato disco con la Krauss. L’ascolto del doppio CD è comunque molto piacevole nonostante qualche calo di tensione soprattutto riscontrabile nei brani degli eighties, ed i tre inediti non sono riempitivi ma canzoni di alto livello.

Dulcis in fundo, nei vari pezzi suonano musicisti dal pedigree indiscutibile come lo stesso Page, Patty Griffin, Buddy Miller, Phil Collins, Cozy Powell e Darrell Scott, il tutto condito naturalmente dalla formidabile voce del nostro. Il primo inedito è Nothing Takes The Place Of You (scritta dal musicista di New Orleans Toussaint McCall ed incisa da Plant per il film del 2013 Winter In The Blood ma non pubblicata), una deliziosa slow ballad in puro stile anni 60, con un organo malandrino dietro alle spalle ed una prestazione vocale superba da parte di Robert; Charlie Patton Highway (Turn It Up – Part 1) è un anticipazione dell’imminente album Band Of Joy 2, un sontuoso boogie-blues cadenzato dal riff insistente che lascia ben presagire per il resto del futuro disco. Chiude il trittico di novità una incantevole versione di Too Much Alike, cover di un vecchio rockabilly di Charlie Feathers proposta in duetto con la Griffin, bellissimo e spensierato omaggio ai bei tempi che furono. I brani degli anni ottanta, tra sonorità un po’ finte ed uso insistito del synth, sono quelli che abbassano leggermente il giudizio generale (White, Clean & Neat è davvero brutta), ma ci sono anche momenti degni di nota come la rockeggiante Hurting Kind, il più grande successo di Plant come singolo, le suggestive ballate Ship Of Fools e Like I’ve Never Been Gone e l’elegante e raffinato blue-eyed soul Big Log.

Il riuscito Fate Of Nations è rappresentato da ben cinque canzoni, tra le quali lo splendido folk-rock 29 Palms, tra le migliori canzoni post-seventies del nostro, la fluida ed ariosa I Believe, dedicata al figlioletto Karac tragicamente scomparso nel 1977 a soli sei anni d’età, la zeppeliniana Memory Song ed il blues acustico da brividi Great Spirit, con Rainer Ptacek alla chitarra. Infine ecco il nuovo millennio, con la coinvolgente Rainbow, sorta di “rockabilly etnico”, il sanguigno rock-blues Shine It All Around, la fulgida ballata tra rock e folk Darkness, Darkness e la potente Takamba. Senza dimenticare alcune splendide cover incluse in origine su Band Of Joy, come il traditional blues Satan, Your Kingdom Must Come Down, la magnifica rilettura di Angel Dance dei Los Lobos e la squisita ripresa, tra country e moderno doo-wop, di Falling In Love Again dei Kelly Brothers. Se amate i Led Zeppelin ma non conoscete troppo il Robert Plant solista (ma anche se possedete tutto, visto che i tre inediti valgono l’acquisto), Digging Deep: Subterranea è sicuramente l’antologia che fa per voi.

Marco Verdi

Il Meglio…Dopo Il Dirigibile! Robert Plant – Digging Deep: Subterraneaultima modifica: 2020-12-05T10:33:38+01:00da bruno_conti
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