Si Rinnova La Tradizione Del Blues E Del Soul! Robert Cray – Robert Cray & Hi Rhythm

robert cray & hi rhythm

Robert Cray – Robert Cray & Hi Rhythm – Jay-Vee Records

Questo non è forse un disco di primizie per Robert Cray, a parte la nuova etichetta discografica (di proprietà proprio di Jordan e della moglie), ma un modo per rinnovare l’intreccio inestricabile del suo blues raffinato, ma spesso anche sapido e sanguigno, con il meglio di altre branche della musica nera, soul, R&B e funky, peraltro sempre presenti nel suo stile e nel suo DNA sonoro. Il produttore è il solito, bravissimo, Steve Jordan, incontrato la prima volta nel lontano 1987 per la registrazione del film Hail Hail Rock And Roll, l’omaggio alla musica di Chuck Berry, concepito da Keith Richards. Jordan ha prodotto svariati album di Cray: Take Your Shoes Off del 1999, già allora in quel di Memphis, come il precedente Sweet Potato Pie del ’97, registrato agli Ardent Studios. Ma per il successivo Shoulda Be Home del 2001, parte del disco venne registrato in quel di Nashville, ma alcuni brani ai leggendari Royal Studios, anche se non prevedevano ancora la presenza dei musicisti della Hi Records di Willie Mitchell, che in quegli studi hanno costruito parte della storia della soul music, grazie alle incisioni di Al Green, Ann Peebles, Otis Clay, dello stesso Mitchell, di O.V. Wright (tenete a mente il nome, ci torniamo tra un attimo) e di molti altri grandi artisti.

Poi per parecchi anni le strade di Robert e Steve Jordan non si incrociano più: Robert incide, come aveva fatto in passato, in California, a Londra, a Nashville, in Alabama, fino al 2014, quando il batterista torna per produrre l’ottimo In My Soul, e l’ancora più bello doppio live 4 Nights Of 40 Years Live http://discoclub.myblog.it/2015/09/02/quattro-decadi-del-migliori-blues-contemporaneo-robert-cray-band-4-nights-of-40-years-live/ . Finché i due non decidono di rendere omaggio ai musicisti dei mitici Royal Studios, ora gestiti dal figlio di Willie, Lawrence “Boo” Mitchell, (qui usato come ingegnere del suono) dopo la morte del babbo, avvenuta nel 2010, e lo fanno appunto utilizzando la celebre Hi Rhythm Band per questo disco. Dei fratelli Hodges, il chitarrista Teenie, non c’è più, ma Rev. Charles Hodges a piano e organo, Leroy “Flick” Hodges al basso, e il cugino Archie “Hubbie” Turner anche lui alle tastiere, sono ancora sulla breccia, e fanno sentire la loro presenza, insieme a Cray e Jordan, per un album che ha un sound formidabile. Per l’occasione, e per rendere l’omaggio ancora più completo, Robert sceglie di affidarsi ad una serie di cover di brani, magari non celeberrimi, ma di sicura efficacia, riservandosi solo tre brani a suo nome. E in due pezzi, come autore, ma anche come musicista, appare un’altra leggenda della musica americana come Tony Joe White, che saputo che Cray avrebbe inciso due delle sue canzoni per questo Hi Rhythm si è recato appositamente a Memphis, per apparire in questi brani.

Partiamo proprio da loro: Aspen, Colorado è una splendida ballata, una sorta di gemella di Rainy Nights In Georgia, un brano dove la band lavora di fino (come in tutto l’album peraltro) per ricreare quel feeling ineffabile dell’incisione originale, con la splendida voce di Robert Cray al meglio delle sue possibilità, e con White che si esibisce anche all’armonica (credo), mentre il brano scivola sulle ali di una meravigliosa serenità. Ma Tony Joe White non poteva non suonare anche la sua chitarra elettrica in una formidabile versione di Don’t Steal My Love, un fantastico brano che appariva in Black And White, il primo disco del 1969 dell’inventore dello swamp rock, un brano dove la band ci dà dentro di brutto, White a tutto wah-wah, Cray che gli risponde da par suo alla seconda solista, le tastiere e la ritmica impazzite per una cavalcata quasi psichedelica (togliete pure il quasi) di una intensità incredibile. Ma anche il resto del disco non scherza: The Same Love That Made Me Laugh è una riflessione amara firmata da Bill Withers, e qui resa come un tosto funky-soul dove si apprezzano sempre la voce melliflua di Robert e la sua chitarra; You Must Believe In Yourself è il tributo a O.W. Wright, musicista molto amato dal nostro, che in passato ha già registrato altre sue canzoni, un pezzo ritmato e funky, dove impazza anche la sezione fiati e Cray usa il suo timbro vocale più energico.

Impiegato pure in I Don’t Care, un pezzo firmato da un altro degli “eroi” musicali di Robert, quel Sir Mack Rice che molti ricordano per avere scritto Mustang Sally e Respect Yourself degli Staples Singers, ma era pure un grande cantante soul, come conferma questo delizioso mid-tempo dal ritmo contagioso, nonché la super funky e con fiati Honey Bad che arriva più tardi nel disco, e in cui la band va di groove alla grande. I tre brani scritti dal musicista di Columbus sono delle love songs, tre ballate soul, tutte molto belle e cantate splendidamente: Just Low, You Made My Heart e The Way We Are. Rimane I’m With You, un vecchio brano scritto da Lowman Pauling dei Five Royales che mescola blues, R&B e doo-wop in modo divino, e poi nella sua ripresa finale permette a Cray di dare libero sfogo alla sua chitarra solista (che comunque si sente nel disco, eccome) per il brano più blues di questo album, che una volta di più lo conferma artista di grande bravura e carisma, un pilastro della musica nera!

Bruno Conti