Sempre Più Un “Mostro” (Della Chitarra). Monster Mike Welch And Mike Ledbetter – Right Place, Right Time

monster mike welch & mike ledbetter - right place, right time

Monster Mike Welch And Mike Ledbetter – Right Place, Right Time – Delta Groove Music/Ird

Mike Welch ha avuto il suo nomignolo di Monster, da Dan Aykroyd, circa 25 anni fa, quando era un ragazzino di 13, ma era già un “mostro” alla chitarra. Ora che di anni ne ha 37 è diventato uno dei più rispettati chitarristi di blues, il cui nome ricorre in moltissimi album del genere: con Sugar Ray & The Bluetones, con i Mannish Boys, di recente nei Knickerbocker All-Stars, insieme a Jimmie Vaughan e Duke Robillard, oltre ad avere pubblicato sei album a proprio nome (ma erano dieci anni che non usciva un disco a nome suo). In passato mi è capitato di recensire spesso album dove appare il chitarrista nato ad Austin, ma attivo soprattutto nell’area di Boston, oltre che a Chicago e in California, dove si trova la Delta Groove, l’etichetta che pubblica questo disco. Welch, che non è un gran cantante, saggiamente ha evitato, quando è stato possibile, di occuparsi del lato vocale dei dischi dove appariva, e anche in questa occasione si appoggia ad uno che invece ha una voce strepitosa, Mike Ledbetter. Anche lui un “habitué” negli album che ruotano intorno al blues, ma anche nel soul, nel gospel, nel r&b, nel rock, persino nell’opera, calcando i teatri dell’area di Chicago, e, soprattutto, collaborando per otto anni nella band del suo mentore Nick Moss http://discoclub.myblog.it/2016/07/13/breve-gustosa-storia-del-blues-rock-due-dischi-nick-moss-band-from-the-root-to-the-fruit/ , altro grande chitarrista (ma lo ricordo anche con Ronnie Earl e Anson Funderburgh, altri due chitarristi che non cantano). Lui comunque se la cava anche alla chitarra, ma nel nuovo album in coppia con Welch, la suona solo in un pezzo, “ubi major, minor cessat”, ovvero, ad ognuno il proprio mestiere.

E i due insieme il loro mestiere lo sanno fare alla grande in questo Right Place, Right Time, dove sono aiutati da una band con i controfiocchi, dove brillano le tastiere di Anthony Geraci, altro veterano della scena blues, che lo scorso anno ha pubblicato un album sempre per la Delta Groove e suona al momento nella band di Sugar Ray, ma in passato anche con Ronnie Earl e Debbie Davies, tra i tanti. A completare la formazione Ronnie James Weber al basso e Marty Richards, alla batteria. Sarò didascalico, ma i nomi contano, e quindi aggiungiamo anche quelli degli ospiti Laura Chavez (ex chitarrista di Candye Kane e di recente anche con Vanessa Collier e Ina Forsman), nonché la sezione fiati di Sax Gordon e Doug James, in quattro brani. Ledbetter firma tre brani e Welch un paio, quindi non manca il materiale originale, ma neppure alcune ottime cover di brani non celeberrimi: a partire dalla ottima Cry For Me Baby, un brano di Melvin London che faceva parte del repertorio di Elmore James, cantata con la consueta voce stentorea (una delle migliori attualmente in circolazione) da Mike Ledbetter e con Mike Welch e Anthony Geraci subito brillantissimi ai rispettivi strumenti, blues puro. Quando si aggiungono i fiati, come nella successiva cover di I Can’t Please You, si sfiora il soul e l’errebì, se non fosse per la chitarra del Monster che inizia a fare mirabilie, confermando i lusinghieri paragoni che ai tempi lo avevano indicato come uno dei possibili eredi di Stevie Ray Vaughan,  e di altri grandi delle 12 battute. Kay Marie, porta la firma di Ledbetter, che canta sempre splendidamente, ma è anche l’occasione per un duello di chitarre fluidissimo tra Welch e Laura Chavez a tempo di shuflle https://www.youtube.com/watch?v=Xub4cUwJ77A .

E il blues domina anche in I Can’t Stop Baby un brano di Willie Dixon scritto per Otis Rush, un lento torrido con uso di fiati dove entrambi i protagonisti sono assolutamente in evidenza, soprattutto Welch che strapazza la sua solista con libidine. Ancora stessa formula con fiati anche per la cover di Down Home Girl, che forse qualcuno ricorda su The Rolling Stones No. 2, in una versione più cruda, mentre qui prevale il R&B cadenzato ma lancinante. Torna Laura Chavez per un altro duetto di 6 corde in How Long Can This Go On un brano minore di Little Junior Parker che è un’altra occasione per ascoltare in azione Mike, una vera iradiddio alla chitarra, ma anche la Chavez si difende, canzone fantastica comunque. Ottima anche la seconda composizione di Ledbetter, Big Mama, altro Chicago Blues di grande intensità, di nuovo con la Chavez in formazione; e poi Monster Mike Welch si scatena di nuovo in I’m Gonna Move To Another Country, uno slow blues che ricorda il miglior Bloomfield. Ed eccellente anche l’ultimo contributo di Ledbetter Can’t Sit Down, ma non ci sono brani deboli in questo album, uno meglio dell’altro, qui fantastico pure Geraci. Anche nell’omaggio a B.B. King Cryng Won’t Help You, di nuovo con fiati d’ordinanza, la band non scherza un c…o.  Come pure in un altro splendido lento di Elmore James come Goodbye Baby e nella conclusione affidata ad uno strumentale vibrante di Welch, Brewster Avenue Bump, dove Mike e la Chavez si sfidano ancora a colpi di chitarra, ben coadiuvati da Geraci e con Ledbetter che tiene pure lui il colpo, alla fine vince solo l’ascoltatore.

Bruno Conti

Una Cantante Blues “Particolare”! Candye Kane – Sister Vagabond

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Candye Kane – Sister Vagabond – Deltagroove Music

Candye Kane è una “robusta ragazzona” di 46 anni con una lunga carriera alle spalle e una lunga vita davanti (nel 2009 ha avuto un cancro al pancreas, battuto come altre avversità incontrate sul suo percorso). Dalla fine degli anni ’80 a oggi ha pubblicato undici album di blues nelle sue varie forme, è stata una delle partecipanti in quella leggendaria compilation che si chiamava A Town South Of Bakersfield dove c’erano anche Dwight Yoakam, Rosie Flores, Lucinda Williams e altre future stelle del country alternativo. Ha rischiato di essere una stella del country per la CBS ma è stata mollata quando hanno scoperto che era stata una stripper e una pornostar, ha avuto un figlio a 17 anni (che fa il batterista nella sua touring band) e poi un altro con il primo marito Thomas Yearsley, bassista dei Paladins, che con Dave Gonzales della stessa band e Cesar Rosas dei Los Lobos ha prodotto il suo primo album per l’Antones Records. E’stata prodotta e ha suonato con Dave Alvin e Derek O’Brien. Ha fatto swing con la Sire di Seymour Stein sotto la produzione di Mike Vernon. Ha inciso per la Bullseye e quattro album per la Ruf Records, da un paio di dischi si è accasata con la Deltagroove e la sua musica ha sempre riflesso il suo carattere e la sua vita.

Questo blues sanguigno e un po’ ribaldo, cantato con voce ammiccante ma più che adeguata alla bisogna. Anche questo nuovo Sister Vagabond non smentisce le premesse: si passa da I Love To Love You di Johnny Guitar Watson che da un classico del funky si trasforma in un blues classico punteggiato dalla chitarra di Laura Chavez. Quando entrano i fiati come in Love Insurance le atmosfere si fanno più rilassate e divertenti, ricche di rhythm and blues. Sweet Nothin’s in teoria sarebbe una cover di un vecchio brano di Brenda Lee ma qui viene reinventato come un blues del Delta con la chitarra vagamente swamp alla Creedence della Chavez. Walkin’ Talkin’ Haunted House è un tosto slow blues ispirato dalle storie più “fosche” della Disney (vedi copertina del CD) cantato con impeto e passione dalla Kane che non sarà una delle grandi voci del Blues ma ha una “signora” voce.

Divertente anche la swingata You Never Cross My Mind deliziosamente retrò mentre Everybody’s Gonna Love Somebody Tonight è un brano inedito firmato dalla coppia Glenn Frey/Jack Tempchin (quest’ultimo grande amico della Kane che sostiene di avere inciso un brano di Tempchin in quasi tutti i suoi dischi, non ho verificato). Per chi non lo conosce si tratta di uno dei segreti meglio custoditi, purtroppo, della scena americana, ha scritto, tra le altre, Already Gone e Peaceful Easy Feeling e inciso alcuni dischi molto belli, fine della digressione. Questo brano diventa un blues puro con l’armonica di James Harman in grande spolvero. Blues che come avrete capito domina le procedure anche in You Can’t Take It Back From Here, sempre firmato dalla coppia Kane- Laura Chavez che viene citata come co-titolare sulla copertina del disco. Devo dire che mi piacciono molto le deviazioni nello swing come nella divertente Side Dish in duetto con il profondo baritono di David Mosby o nel New Orleans Cajun in Have A Nice Day che aggiungono pepe e ritmo al disco. Molto buone anche Down With The Blues semplicemente una bella canzone dalla struttura acustica firmata da Steve White poco prima della sua scomparsa e la conclusiva I Deserve Love con l’armonica di Billy Watson in primo piano.

Indicato per amanti del Blues. In Europa esce il 4 ottobre.

Bruno Conti