Una Delle Migliori Annate Per Il Capitano Jerry! Jerry Garcia Band – Garcia Live Volume 10

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Jerry Garcia Band – Garcia Live Vol. 10: Hilo Civic Auditorium, Hilo, HI May 20th 1990 – ATO 2CD

Gli anni a cavallo fra gli ottanta e i novanta sono stati tra i migliori per Jerry Garcia a livello di performer: in quel periodo infatti il nostro ha pubblicato uno dei più riusciti album dal vivo con i Grateful Dead, senza contare ovviamente quelli postumi (Without A Net, 1990) ed il suo più bel live in assoluto come solista (Jerry Garcia Band, 1991). Questo decimo volume della serie Garcia Live si rivolge proprio a quel periodo ed è, manco a dirlo, tra gli episodi migliori. Registrato il venti Maggio del 1990 nell’insolita location di Hilo, nelle Hawaii, questo doppio CD vede Jerry in forma davvero strepitosa, sia dal punto di vista strumentale (ma questa non è una novità, dato che stiamo parlando di uno dei più grandi chitarristi del secolo scorso) sia da quello vocale (e questo non era scontato, dato che il canto è spesso stato il suo tallone d’Achille). La band che lo accompagna, poi, è formidabile, una delle migliori incarnazioni della JGB: guidata dal bravissimo organista Melvin Seals, vero co-leader del gruppo, vede il fido John Kahn al basso, David Kemper (in futuro nella road band di Bob Dylan) alla batteria, e le ottime Gloria Jones e Jacklyn LaBranch ai cori.

Il doppio CD, registrato tra l’altro in modo perfetto, è anche più godibile di altri in quanto Jerry ed i suoi eseguono molte più canzoni del solito (ben 18), lasciando un po’ meno spazio alle jam chilometriche, e favorendo quindi maggiormente il piacere dell’ascolto (infatti i brani più lunghi non superano i dieci minuti, che per Garcia sono pochissimi). Come d’abitudine Jerry preferisce lasciare in secondo piano il suo repertorio solista, ignorare completamente quello dei Dead, e concentrarsi principalmente sui pezzi altrui; quella sera è Dylan a farla da padrone come autore, con ben cinque canzoni: la poco nota Tough Mama, che Jerry fa sua con un paio di assoli formidabili, una straordinaria Knockin’ On Heaven’s Door, tra le più belle mai proposte dal nostro, profonda ed emozionante (nonostante un fastidioso assolo di tastiera elettronica nella parte centrale), una lunga e distesa Forever Young, in cui Jerry canta benissimo, l’intensissima Tears Of Rage ed una scoppiettante Tangled Up In Blue, posta a chiusura del concerto. Il Garcia autore è rappresentato solo in tre occasioni: They Love Each Other, una liquida ballata che negli anni è diventata un classico anche per i Dead, la solare e godibile Run For The Roses e la pimpante Deal, tra i suoi brani più diretti di sempre, con la solita inimitabile prestazione chitarristica.

Il piatto forte sono comunque le cover di vario genere, con un predominio per il soul/errebi, con la splendida How Sweet It Is di Marvin Gaye, che apre la serata e con Garcia e Seals che si fronteggiano alla pari, una fluida Like A Road Leaving Home di Don Nix e Dan Penn, dal caldo suono sudista e con una parte strumentale eccezionale, una delle più riuscite dello show, e le classiche The Way You Do The Things You Do dei Temptations, con un insolito arrangiamento reggae, e My Sisters And Brothers, un successo per i Sensational Nightingales, decisamente coinvolgente. Poi c’è un po’ di reggae (The Harder They Come di Jimmy Cliff, sontuosa, e Stop That Train di Peter Tosh), un irresistibile rock’n’roll (Tore Up Over You di Hank Ballard, inferiore però alla versione di studio in cui Jerry era affiancato dal grande Nicky Hopkins, che giganteggiava al pianoforte), e chicche come una frizzante rivisitazione della strepitosa Evangeline dei Los Lobos, dal sapore rock-gospel, e due solide riletture della bella Waiting For A Miracle (Bruce Cockburn) e del classico evergreen That Lucky Old SunJerry Garcia era uno che raramente dal vivo tradiva, e se anche in questa serie Garcia Live c’è stato qualche episodio meno brillante, questo decimo volume lo vede davvero in serata di grazia.

Marco Verdi

Uno Dei Migliori Volumi Della Serie! Jerry Garcia Band – Garcia Live Volume 8

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Jerry Garcia Band – Garcia Live Volume 8: November 23rd 1991, Bradley Center – ATO 2CD

Il doppio CD uscito nel 1991 intitolato semplicemente Jerry Garcia Band (quello con in copertina un dipinto raffigurante una sala da concerto su sfondo grigio, da anni fuori catalogo) a mio parere non è solo una delle cose migliori mai messe su disco da Jerry Garcia (Grateful Dead compresi), ma uno dei migliori album dal vivo degli anni novanta. Questo ottavo volume della serie Garcia Live, da poco uscito, prende in esame un concerto tratto dalla stessa tournée (avvenuto al Bradley Center di Milwaukee, circa un anno dopo il concerto del live del 1991, che era stato inciso al Warfield di San Francisco) e con la stessa formazione: in quel periodo Jerry era al massimo della forma, e suonava come forse non aveva mai fatto in carriera, un misto di creatività, esperienza e maturità che lo rendevano un musicista inimitabile (e non erano ancora rispuntati i problemi di salute che lo avrebbero portato alla morte dopo solo quattro anni); in più, la JGB era una formazione a prova di bomba, in grado di suonare davvero qualsiasi cosa, e con una scioltezza incredibile: oltre alla chitarra del leader, abbiamo due vecchi compagni di viaggio come il grande Melvin Seals all’organo (e, ahimè, qualche volta ai synth) ed il bassista John Kahn, mentre alla batteria c’è l’ottimo David Kemper, di lì a qualche anno nella touring band di Bob Dylan, oltre ai cori soulful di Jacklyn LaBranch e Gloria Jones, utilissimi ad aiutare la voce di Jerry, da sempre il suo unico tallone d’Achille.

E questo ottavo volume della benemerita serie di concerti live di Jerry è indubbiamente uno dei migliori della serie, forse addirittura il migliore, gareggiando in bellezza con il già citato doppio del 1991: ci sono alcune canzoni in comune (ma si sa che Garcia non suonava mai lo stesso brano due volte allo stesso modo), ma anche alcune sorprese che rendono più appetitoso il piatto. Lo show è strutturato nel modo tipico dei concerti di Jerry, cioè qualche brano tratto dai suoi album solisti, diverse cover e nessun brano dei Dead: la differenza poi la fa la qualità della performance, nella fattispecie davvero eccellente. Il primo dei due CD (incisi come sempre in maniera perfetta) si apre con Cats Under The Stars, forse non tra le migliori composizioni di Jerry, ma che serve come riscaldamento (più di nove minuti, all’anima del riscaldamento…) e con il nostro che ci fa sentire da subito che la sua chitarra in quella sera farà faville; They Love Each Other è una canzone migliore, più simile allo stile dei Dead, tersa e godibile (peccato per quelle tastiere elettroniche), con un leggero tempo reggae che non guasta. Il concerto entra nel vivo con la prima sorpresa: Lay Down Sally, uno dei pezzi più popolari di Eric Clapton, in una versione sontuosa, con il laidback tipico del Manolenta degli anni settanta, ritmo spedito e la chitarra spaziale di Jerry a dare il sigillo con i suoi assoli stratosferici (e stiamo parlando di un brano di Clapton, non certo un pivellino); The Night They Drove Old Dixie Down è una delle grandi canzoni del songbook americano (canadese per la precisione) e questa rilettura è molto diversa dall’originale di The Band, più lenta, decisamente fluida e dal grandissimo pathos strumentale (Jerry qui ha qualche difficoltà a restare intonato), con Seals che tenta di eguagliare in bravura il suo leader e quasi ci riesce.

Reuben And Cherise è gradevole e con il tipico Garcia touch nella melodia (quelle tastiere però…) e prelude ad un trittico da favola formato da Money Honey (di Jesse Stone), roccata e trascinante, con Jerry che suona in modo divino e Melvin che si conferma una spalla perfetta, la vivace e breve (“solo” quattro minuti) My Sisters And Brothers, dal sapore errebi-gospel (era una hit dei Sensational Nightingales) e la splendida Deal, una delle migliori canzoni del Garcia solista, stasera eseguita in maniera stellare. Il secondo dischetto è ancora meglio, ed inizia con una rarissima Bright Side Of The Road, uno dei classici di Van Morrison, in una versione strepitosa, suonata in modo rispettoso ma con una verve chitarristica che l’originale non aveva: Jerry canta bene ed il brano ne esce ulteriormente abbellito. Segue un’altra grande canzone, Waiting For A Miracle di Bruce Cockburn, che Jerry rivolta come un calzino rendendola sua al 100%, con la band che segue compatta. Think non è il noto successo di Aretha Franklin, bensì un oscuro blues di Jimmy McCracklin, molto classico, ed anche il Jerry bluesman funziona alla grande, con un lungo assolo di una liquidità impressionante (e vogliamo parlare dell’organo?); Shining Star è una soul ballad originariamente dei Manhattans, lunga, dilatata, limpida e suonata con classe sopraffina, tredici minuti di puro godimento, mentre Ain’t No Bread In The Breadbox è un pezzo di Norton Buffalo che Jerry e compagni intrepretano in maniera decisamente vitale. Il concerto si chiude con due classici: That Lucky Old Sun è uno standard interpretato negli anni da mille artisti diversi, ed il nostro la personalizza con il suo solito mestiere, rallentandola e tirando fuori il meglio dalla nota melodia, mentre il finale è appannaggio di un brano di Dylan, un autore che nei concerti di Garcia non mancava mai: Tangled Up In Blue è il pezzo scelto, altri undici minuti di grande musica, con il solito suono compatto e fluido allo stesso tempo del gruppo e le due coriste che aggiungono pepe alla nota melodia.

So che tra Grateful Dead e Jerry Garcia solista il mercato negli ultimi tre anni è stato letteralmente invaso di nuove pubblicazioni, ma questo Volume 8 fa parte certamente di quelle da accaparrarsi.

Marco Verdi