Dopo La Scomparsa Di Paul Kantner Nel 2016, Giovedì 27 Ottobre Ci Ha Lasciato Anche Marty Balin, Aveva 76 Anni. Dei Tre Grandi Cantanti Dei Jefferson Airplane Ora Rimane Solo Grace Slick!

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All’incirca due anni fa, nel gennaio del 2016, ci lasciava Paul Kantner, uno dei fondatori dei Jefferson Airplane https://discoclub.myblog.it/2016/01/29/direbbero-i-romani-mo-basta-ci-ha-lasciato-anche-paul-kantner/ora se ne è andato anche Marty Balin, che di quella formazione era una delle due formidabili voci soliste, insieme a Grace Slick, con cui era in grado di imbastire strepitosi interscambi vocali, sostenuti dalla voce più piana di Kantner e dalla perizia strumentale di Jorma Kaukonen alla chitarra e Jack Casady al basso (senza dimenticare Spencer Dryden alla batteria). Balin, nato Martyn Jerel Buchwald a Cincinnati,Ohio, nel gennaio del 1942, era presente sin dagli inizi del 1965 dei Jefferson, quando l’altra cantante era ancora Signe Toly Anderson, e l”‘Aeroplano” prese quota sui cieli della California con il primo album Takes Off. Ma fu nel quinquennio dal 1967 al 1971, con l’ingresso della Slick in formazione che i Jefferson Airplane divennero una delle leggende della Bay Area e della musica rock psichedelica americana di quegli anni, con una serie di album formidabili che rispondevano al nome di Surrealistic Pillow,  After Bathing At Baxter’s, Crown Of Creation Volunteers, senza dimenticare il live Bless Its Pointed Little Head (pubblicato nel 1969 come Volunteers, ma registrato nel 1968). Sul finire del 1969 Balin, nel famoso concerto degli Stones di Altamont, immortalato in Gimme Shelter, fu steso privo di sensi dagli stessi Hell’s Angels che causarono la morte di uno spettatore in quel tragico evento.

E l’anno successivo alla fine del tour del 1970, decise di abbandonare la band (scosso anche dalla morte di Janis Joplin), formalizzando l’abbandono poi nell’aprile del 1971, senza partecipare alla realizzazione dei due ultimi dischi di studio Bark Long John Silver. Nel 1973 iniziò la sua carriera solista con un album Bodacious DF, che non è rimasto certamente negli annali della musica rock, anche se la splendida voce di Marty Balin, questa sì tra le più belle ed espressive della storia della nostra musica, era comunque in piacevole evidenza. Poi Balin, richiamato da Kantner, entrò nella formazione dei Jefferson Starship (di nuovo ancora con la Slick), prima come ospite in Dragon Fly, dove cantava Caroline, una notevole power ballad scritta con Kantner.

Poi rimase in formazione per il successivo Red Octopus, il disco del 1975 che includeva la deliziosa Miracles, la canzone che arrivando al n*3 delle classifiche americane, fu il più grande successo di qualsiasi configurazione del giro Airplane/Starship: forse non era più il rock barricadero dei primi album, ma la voce di Balin si stagliava forte e sicura con quel suo cantato dai toni alti, fin quasi a sfiorare il falsetto, ricco di acuti, che da sempre era stato il suo grande pregio, tanto da farne una voce unica e subito riconoscibile. Marty rimase anche per Spitfire del 1976, anche questo finito al terzo posto delle charts, e per Earth del 1978, dove i problemi di alcolismo di Grace Slick si fecero sempre più evidenti, tanto da causarne l’uscita dalla band, subito seguita ad ottobre da Balin, che comunque non era mai stato un grande amante della vita on the road, anche lui in passato con qualche problema di droga e questa foto leggendaria con una canna lo ricorda.

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Nel 1979 produce una rock opera Rock Justice, dove però non appare come cantante, e poi inizia la sua carriera solista nel 1981 con l’omonimo album Balin, che come tutti quelli che seguiranno negli anni a seguire conteneva dell’AOR abbastanza banale e poco memorabile, impreziosita a tratti dalla solo dalla sua voce, lasciando alla reunion del 1989 della formazione originale dei Jefferson Airplane, l’ultimo “acuto” della sua carriera, con un album più che dignitoso e degno della loro reputazione. Poi a parte qualche partecipazione con i riuniti Jefferson Starship di Kantner, la sua carriera ha vivacchiato fino ad arrivare ai due dischi del 2015 e del 2016, il primo Good Memories dove riproponeva oneste riprese dei suoi vecchi cavalli di battaglia, e il secondo The Greatest Love, il primo dove aveva scritto parecchi canzoni originali, ma in uno stile tendente all’hard rock dove impazzava un chitarrista, tale Chuck Morrongiello, un nome, un programma, con cui Balin aveva scritto le canzoni dell’album. Se vi interessa li trovate effigiati qui sotto.

marty balin good memoriesmarty balin the greatest love

A marzo del 2016, nel corso del tour per promuovere l’ultimo album, Balin a causa di dolori al petto, fu ricoverato in un ospedale di New York dove fu sottoposto ad un intervento a cuore aperto, che anche se gli salvò la vita lo ha lasciato chiaramente menomato, una corda vocale paralizzata, senza il pollice della mano sinistra sinistra, una parte della lingua, seri problemi alle reni e altri problemi che probabilmente sono stati tra quello che hanno portato alla sua attuale dipartita, avvenuta già al 27 di settembre in quel di Tampa, Florida, ma comunicata solo oggi dalla famiglia con un Post sul suo Facebook ufficiale (dove si trova anche il ricordo del suo amico Jorma Kaukonen https://www.facebook.com/martybalinmusic/ )  che non riporta peraltro la causa ufficiale della morte, ma visto quanto detto poc’anzi è immaginabile, Per il resto la moglie e le figlie ricordano affettuosamente un personaggio che almeno per una decade, tra gli anni ’60 e ’70, è stato una delle voci più belle della musica rock, l’interprete di canzoni indimenticabili, oltre a quelle citate, It’s No Secret, Comin’ Back To Me, Plastic Fantastic Lover, Young Girl Sunday Blues, The House At Pooneil Corners, l’epocale Volunteers, e tante altre trascinanti, cantate a due o tre voci con la Slick e Kantner, che lo aspetta sull’astronave per un viaggio nel futuro, dove potrà riposare le sue membra stanche.

Bruno Conti

Big Brother And The Holding Co. – Sex, Dope And Cheap Thrills. Anche “Questo” Album Compie 50 Anni E Recupera Il Suo Titolo Originale (Oltre A 25 Tracce Inedite): Esce il 30 Novembre.

Big Brother And The Holding Company Sex Dope And Cheap Thrills

Big Brother & The Holding Co. – Sex, Dope And Cheap Thrills – 2 CD Sony Legacy – 30-11-2018

Naturalmente stiamo parlando di quel disco che all’origine si chiamava Cheap Thrills, uscito il 12 agosto del 1968, si trattava del secondo album della band guidata da Janis Joplin (con Sam Andrew, James Gurley, Peter Albin Dave Getz), quello della loro consacrazione, che li porterà al primo posto delle classifiche di vendita americane di Billboard, e segnerà anche l’inizio della fine della loro breve vita come gruppo, in quanto già il 1° Dicembre, dopo un concerto a San Francisco, Janis Joplin lascia la la band, anche se continueranno comunque come Big Brother fino al 1972, ma senza Janis non è più stata la stessa cosa. L’album all’inizio doveva chiamarsi Sex, Dope And Cheap Thrills, abbreviato su richiesta della Columbia, che bocciò anche la foto di copertina che li ritraeva nudi sul letto di una camera di albergo, sostituendolo con il famoso disegno di Robert Crumb, va bene che era la Summer Of Love, ma l’America era ancora molto puritana. Il disco era anche un finto Live, in quanto gli applausi erano stati aggiunti in post produzione e l’unico pezzo veramente dal vivo era la strepitosa versione di Ball And Chain, registrata al San Francisco’s Winterland Ballroom il 12 Aprile del 1968. Ecco qui sotto come doveva essere la copertina originale, che non è stata recuperata, solo il titolo non usato, e quella dell’album dell’epoca.

Big Brother And The Holding Company Sex Dope And Cheap Thrills coverBig Brother And The Holding Company Cheap Thrills

Il fatto interessante è che in questa nuova edizione non appaiono i brani del disco originale, meno uno (quindi un’ottima cosa se lo avete già, in caso contrario è d’uopo provvedere, in quanto si tratta di uno dischi più belli dell’era psichedelica, e per meno di 10 euro fate vostra l’edizione rimasterizzata del 1999, arricchita anche da 4 bonus tracks), a cui aggiungere il CD doppio in cui ci sono trenta pezzi, di cui 25 sono inediti su disco, mentre i restanti cinque era apparsi nei seguenti CD: Summertime (Take 2) (su una compilaton del 1993 della Joplin); Roadblock (Take 1) (era l’unica presente come bonus nella versione 1999 di Cheap Thrills); It’s A Deal (Take 1) e Easy Once You Know How (Take 1) (entrambe erano sul disco Rare Pearls nel Box Pearls); e Magic Of Love (Take 1) (dal disco Columbia/Legacy per il Record Store Day, Move Over!). Tutto il resto è inedito, come potete verificare nella tracklist completa che leggete sotto; in questo caso quelli con l’asterisco sono i pezzi già editi.

[CD1]
1. Combination Of The Two (Take 3)
2. I Need A Man To Love (Take 4)
3. Summertime (Take 2) *
4. Piece Of My Heart (Take 6)
5. Harry (Take 10)
6. Turtle Blues (Take 4)
7. Oh, Sweet Mary
8. Ball And Chain (Live, The Winterland Ballroom, April 12, 1968)
9. Roadblock (Take 1) *
10. Catch Me Daddy (Take 1)
11. It’s A Deal (Take 1) *
12. Easy Once You Know How (Take 1) *
13. How Many Times Blues Jam
14. Farewell Song (Take 7)

[CD2]
1. Flower In The Sun (Take 3)
2. Oh Sweet Mary
3. Summertime (Take 1)
4. Piece Of My Heart (Take 4)
5. Catch Me Daddy (Take 9)
6. Catch Me Daddy (Take 10)
7. I Need A Man To Love (Take 3)
8. Harry (Take 9)
9. Farewell Song (Take 4)
10. Misery’n (Takes 2 & 3)
11. Misery’n (Take 4)
12. Magic Of Love (Take 1) *
13. Turtle Blues (Take 9)
14. Turtle Blues (Last Verse Takes 1-3)
15. Piece Of My Heart (Take 3)
16. Farewell Song (Take 5)

* Previously released

Di Janis Joplin, che, detto per inciso, è una delle mie voci femminili rock preferite in assoluto (probabilmente la numero uno, e un’altra delle grandissime come Grace Slick ha firmato proprio le note del libretto del doppio CD, insieme a Dave Getz) mi è capitato di scrivere in un paio di occasioni sul Blog: trovate i Post qui https://discoclub.myblog.it/2010/10/04/janis-joplin-19-01-1943-04-10-19701/ e qui https://discoclub.myblog.it/2012/04/02/quatto-ragazzi-e-una-ragazza-44-anni-fa-big-brother-the-hold/ . Dopo l’uscita del disco, prevista per il 30 novembre p.v., non mancheremo di tornarci nuovamente con la recensione completa.

Per il momento prendete buona nota.

Bruno Conti

Come Direbbero I Romani: E Mo’ Basta! Ci Ha Lasciato Anche Paul Kantner!

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Il Gennaio più nero della storia del rock si sta finalmente per chiudere, e dopo le premature scomparse di David Bowie e Glenn Frey (ma anche di Otis Clay e Dale Griffin), è ora purtroppo la volta di Paul Kantner, leader e fondatore di uno dei gruppi americani principali della seconda metà degli anni sessanta, ovvero i Jefferson Airplane, forse la band che più di tutte le altre è stata il simbolo della controcultura hippy e della Summer Of Love.

Paul (scomparso all’età di 74 anni per una setticemia dovuta ad un attacco cardiaco) fondò gli Airplane nel 1965 insieme a Marty Balin, ed in breve tempo (nella formazione classica con Jorma Kaukonen, Jack Casady, Spencer Dryden e la splendida vocalist Grace Slick) diede vita ad uno dei gruppi che, insieme ai Grateful Dead, meglio rappresentavano la scena musicale di San Francisco, grazie anche alla partecipazione a festival come Monterey e Woodstock, ma soprattutto con canzoni del calibro di Somebody To Love, White Rabbit, Crown Of Creation, Volunteers ed album diventati pietre miliari del periodo come Surrealistic Pillow, After Bathing At Baxter’s e Volunteers; la loro musica, un misto di rock, blues e psichedelia, unita a testi di attualità dalla forte impronta politica (e polemica), diventò presto la colonna sonora degli hippies e dei movimenti di sinistra statunitensi (anche se indubbiamente oggi certe tematiche e certe sonorità suonano un po’ più datate di altre appartenenti allo stesso periodo), con il nostro visto quasi alla stregua di un “santone acido”, parallelamente a Jerry Garcia.

Dopo uno storico e bellissimo album solista e corale del 1970 (Blows Against The Empire, un perfetto manifesto del Laurel Canyon Sound https://www.youtube.com/watch?v=ZaHNAVgVkDY , con membri degli Airplane, dei Dead, dei Quicksilver Messenger Service e degli Electric Flag, oltre a Graham Nash e David Crosby, quasi un prologo del magnifico album solo di quest’ultimo, If I Could Only Remember My Name) ed un paio di dischi, quasi altrettanto belli come Sunfighter e  Baron Von Tollbooth  in duo con la Slick, a lui sentimentalmente legata in quel periodo, Kantner sciolse gli Airplane e formò i Jefferson Starship, evoluzione della band precedente ma con un occhio più attento alle classifiche (e con un messaggio politico via via sempre più flebile). Quando però il gruppo negli anni ottanta arriverà a sfiorare il ridicolo, Kantner li lascerà obbligandoli anche a togliere il “Jefferson” dal nome.

Nel 1989, a sorpresa, un nuovo disco omonimo dei Jefferson Airplane con la formazione classica, un album assolutamente non disprezzabile e che andrebbe rivalutato; Kantner riprenderà poi in mano la sigla Jefferson Starship fino ai giorni nostri, con risultati alterni ma anche ottimi come nel caso di Jefferson’s Tree Of Liberty del 2008.

Resta il ricordo di un artista tutto di un pezzo, che ha sempre combattuto le sue battaglie con estrema coerenza e buona fede, anche se a volte poteva sembrare un sognatore un po’ fuori dal suo tempo: vorrei ricordarlo con una delle mie canzoni preferite degli anni settanta (in assoluto), un brano tratto da un album abbastanza dimenticato intitolato Baron Von Toolbooth And The Chrome Nun ed accreditato a Kantner con Grace Slick e David Freiberg e dedicato alla figlia di Paul e Grace.

So Long Paul, sia che tu ci guardi dal tuo Airplane o dalla tua Starship.

Marco Verdi