A Volte Ritornano: “Ballando” Sulla Storia Australiana. Archie Roach – Dancing With My Spirit

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Archie Roach – Dancing With My Spirit – Mushroom Music LP – CD – Download

Gli attenti lettori di questo “blog”, sicuramente conoscono lo spazio che spesso abbiamo dedicato agli artisti australiani, a partire da gruppi come i Black Sorrows di Joe Camilleri, i Midnight Oil, la brava Kasey Chambers, Jimmy Barnes e Paul Kelly, senza dimenticare il grande Nick Cave, fino ad arrivare ad una grande “icona” nazionale come Archie Roach (di cui il sottoscritto ha recensito su queste pagine gli ultimi due lavori). Venti anni fa Roach e tre giovani donne (le Tiddas), si sono trovati e hanno collaborato ad un demo, che da allora per una serie di motivi sconosciuti è rimasto chiuso in un cassetto, ma tuttavia non è stato dimenticato, e fortunatamente viene ora recuperato meritevolmente dall’autore, per questo suo ultimo lavoro Dancing With My Spirit (purtroppo al solito non di facile reperibilità). Detto fatto il buon Archie fa un giro di telefonate e si porta in studio le Tiddas (che ovviamente non sono più giovani come un tempo, ma sempre bravissime e che rispondono al nome di Sally Dastey, Lou Bennett e Amy Saunders), e con il supporto di altri talentuosi musicisti tra i quali Bruce Haynes alle tastiere, Dave Steel alle chitarre, il compianto Stuart Speed  pedal-steel e basso, e Archie Cuthbertson alla batteria, con la esperta produzione della talentuosa Jen Anderson (mandolino, violino, ukulele), affidandosi come detto le armonie vocali  al trio delle Tiddas, (che si erano divise nel 2000 e sono tornate insieme per questo album) ci regala una dozzina di canzoni riproposte più o meno come erano state ai tempi originariamente scritte, concepite e cantate.

Premesso che ogni canzone ha una sua storia, il disco si apre  con le calde atmosfere di A Child Was Born Here, con la voce di Archie Roach che si dimostra ancora una volta una delle migliori al mondo (sono parziale lo ammetto), per poi passare alla magnifica melodia della title track Dancing With My Spirit, il “sound” gioioso di una rinfrescante Heal The People, Heal The Land, e commuovere nella struggente ballata Morning Star, impreziosita appunto dalle armonie vocali delle Tiddas. Come sempre abituato a concepire un album come una storia, o come un romanzo, Roach si dimostra ancora una volta un perfetto “storyteller”, autore di brani profondi come Hold On Tight e F-Troop, magnifiche ballate che toccano il cuore e l’anima delle persone, passando per i disinvolti coretti “soul” di una più che nostalgica Dancing Shoes, e della più convenzionale Nowhere To Go, un altro brano struggente, accompagnato in sottofondo dalla fisarmonica della Anderson. Si cambia ancora registro con la corale e immediata Give Unto Caesar, e il sincopato “groove” di una inusuale Colour Of Your Jumper (con inaspettati cori maschili), per poi andare a chiudere con l’andamento allegro (semplicità e orecchiabilità) di My Grandmother, e infine una meravigliosa The River Song (dedicata alla sua defunta moglie, la cantante Ruby Turner), una ode malinconica declamata vicino al fiume con il fuoco acceso del ricordo.

La maggior parte dei brani di Dancing With My Spirit sono di media durata, con arrangiamenti in  stile “roachiano”, con la band che suona chitarre acustiche ed elettriche, batteria,  percussioni e basso, oltre a pianoforte, sintetizzatore, mandolino e violino,  perfettamente adatti al vibrato ormai invecchiato (purtroppo) di Archie, dove comunque si respira una sensazione evidente di coesione fra musicisti e autore, nel riproporre e tornare a cantare le canzoni come erano nate venti anni fa. Difficoltà e gravi perdite, oltre alla sua attuale non facile condizione di salute, che a tratti affiorano nella voce vissuta, non sono estranei agli ultimi lavori di Archie Roach, una leggenda australiana che ha ancora la forza di recuperare un lavoro senza tempo di grande fascino come Dancing With My Spirit (con brani che in buona parte erano già apparsi nell’album Looking For Butterboy (97), dove come sempre le canzoni e le sue storie sono viaggi emozionali pieni di umanità, e mi viene difficile credere che queste canzoni siano state scritte circa un quarto di secolo fa, ma nello stesso tempo suppongo  che Dancing With My Spirit, sia stato rispolverato al momento giusto per rivelarsi agli amanti della buona musica. Lunga vita Archie!

*NDT Come detto l’album non è facilmente reperibile, ma a breve, nella seconda parte di maggio, è già prevista l’uscita (sempre solo in Australia) di un triplo CD The Concert Collection 2012-2018 con materiale dal vivo inedito registrato in quel lasso di tempo e di cui sarà nostra cura rendervi edotti non appena sarà disponibile.

Tino Montanari

Un Altro Passo Verso La Gloria E Il Paradiso. Archie Roach – Let Love Rule

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Archie Roach – Let Love Rule – Liberation Music Australia

Di questo signore che seguo sin dal lontano esordio del ’92 con Charcoal Lane (di cui lo scorso anno è stata pubblicata una splendida edizione deluxe per il 25° Anniversario https://www.youtube.com/watch?v=br83o_JpIFw , con un secondo CD di duetti), mi sono già occupato in occasione dell’uscita del precedente lavoro Into The Bloodstream (12) http://discoclub.myblog.it/2013/05/06/l-ultimo-viaggio-di-una-leggenda-australiana-forse-archie-ro/ , e ora con questo Let Love Rule Archie Roach giunge al decimo album in studio di una straordinaria carriera, con undici nuove canzoni che esplorano nel profondo il tema dell’amore. Come al solito Archie torna a lavorare con il suo abituale co-autore e produttore Craig Pilkington, e si avvale di un nucleo di musicisti di valore come Steve Hadley al basso, Jen Anderson al violino, Dave Folley alla batteria e Bruce Haymes al pianoforte, assemblati in studio con la sua attuale “touring band” composta da Barb Waters, Steve Hesketh, Matt Walker, Tim Neal e il leggendario musicista argentino Jaime Torres (suonatore di charango), con l’apporto alle armonie vocali delle cantanti Emma Donovan (ospite abituale) e Nancy Bates, e coinvolgendo le 40 voci del Deborah Cheetham’s Dhungala Children’s Choir e Short Black Opera.

A differenza dei suoi primi album (che vi consiglio di recuperare), questo lavoro, come detto, ruota intorno ad un concetto preciso, e l’iniziale splendida Let Love Rule ne è fedele testimonianza, con un pianoforte struggente che accompagna la magnifica voce “arrochita” di Archie, poi nello sviluppo del brano si dipana una dolce melodia arricchita (scusate il bisticcio di parole, voluto) dalle voci del coro; brano a cui fanno seguito la sognante Always Be Here, per poi cambiare ritmo con l’aria baldanzosa di Mighty Clarence River, e i “sapori” messicani di una intrigante Love Is Everything,  dove viene alla ribalta il talento e la bravura di Jaime Torres, per poi tornare alle melodie notturne di It’s Not Too Late, accompagnate da un triste e suadente violino. Le tematiche dell’amore proseguono pure in There’s A Little Child, un moderno “country-australiano” con al controcanto le brave Emma Donovan e Nancy Bates, passando per la pianistica ballata “soul” Get Back To The Land (sembra quasi di sentire il grande Solomon Burke), una divertente e solare Spiritual Love. Mancano le atmosfere “da camera” sulle note di archi e violoncello, solo piano e voce di una struggente Please Don’t Give Up On Me, e a far piangere il cuore, la meravigliosa ballata Love Sweet Love, cantata in duetto ancora con la Donovan (per chi scrive, è in corsa per la canzone dell’anno), prima di coinvolgere ancora il coro nel “new gospel” finale di No More Bleeding,

Nonostante la perdita della sua compagna di vita Ruby Hunter ( avvenuta nel 2010), e gravi problemi di salute (quest’uomo vive con un polmone in meno ed è stato colpito da ictus), Archie Roach dopo venticinque anni è ancora in grado di raccontare le storie della sua gente (lui è un “nativo” australiano), un popolo che riconosce nella sua  persona un cantautore che ha diviso il palco con gli artisti più rappresentativi del mondo, tra i quali Bob Dylan, Tracy Chapman, Paul Simon, Joan Armatrading, Suzanne Vega, Patti Smith e altri, il tutto certificato dai numerosi premi ricevuti in carriera (è stato il primo compositore a ricevere un riconoscimento ufficiale per i diritti umani, e a venire inserito nella Hall Of Fame australiana).

In questi giorni, per scrivere questa recensione, sono andato a risentirmi i primi tre album di questo straordinario musicista, e mi sono accorto che il suo “songwriting” è rimasto inalterato, in quanto allora come oggi sviluppa un suono perfettamente in equilibrio tra chitarre acustiche ed elettriche, e gli  arrangiamenti che sono di una precisione e bellezza esemplare, arricchiti nel tempo da una voce unica, magnetica e sofferta, che inevitabilmente riflette il suo particolare momento della vita. Io certamente non mi sono dimenticato di Archie Roach (e continuerò a non farlo), mi auguro che queste righe aiutino a farvi fare la conoscenza con questo personaggio, anche se questo suo ultimo lavoro (purtroppo, come sempre, non di facile reperibilità) Let Love Rule  rischia di passare inosservato, in quanto oggi la vera musica è diventata oggetto di “culto”, e la spazzatura regna sovrana!

Ufficialmente esce l’11 novembre.

Tino Montanari