Prima Delle “Disavventure” Andava Ancora Come Un Treno! The Dickey Betts Band – Ramblin’ Man: Live At The St. George Theatre

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Dickey Betts Band – Ramblin’ Man: Live At The St. George Theatre – BMG CD/BluRay – 2LP

Lo scorso anno Dickey Betts, cioè l’ultimo baluardo di quel gruppo leggendario che è stata la Allman Brothers Band, ha seriamente rischiato di andare a far compagnia a Gregg Allman: prima, in Agosto, un leggero ictus che non gli ha fortunatamente causato grossi problemi, e poco dopo un brutto incidente domestico (pare avvenuto mentre giocava con il suo cane) che gli ha provocato una frattura del cranio con conseguente versamento sanguigno cerebrale. Sottoposto ad un delicato intervento chirurgico, Betts si è ripreso benissimo, ma ha dovuto cancellare le date del tour previste per Novembre e a tutt’oggi non sappiamo se sarà in grado di esibirsi ancora (anche l’età, a Dicembre 2019 saranno 76 anni, non lo aiuta). Per fortuna Dickey aveva fatto in tempo a registrare la serata del 21 Luglio al St. George Theatre di Staten Island a New York, concerto facente parte del suo ultimo tour con la Dickey Betts Band, e così oggi possiamo godere di questa fantastica performance. Ramblin’ Man: Live At The St. George Theatre è quindi il resoconto di quella splendida serata, un CD con accluso BluRay (non c’è la versione in DVD, ma per gli amanti del vinile esiste anche in doppio LP) che ci mostra appunto un Betts in forma ancora smagliante dal punto di vista chitarristico e buona dal lato vocale.

Accompagnato da un gruppo formidabile di sei elementi che vede al suo interno altre due chitarre soliste (in piena tradizione sudista), una del figlio Duane Betts e l’altra di Damon Fowler (musicista che in carriera ha collaborato con gente del calibro di Buddy Guy, i fratelli Johnny ed Edgar Winter, Jeff Beck, Jimmie Vaughan e lo stesso Gregg Allman, oltre ad avere all’attivo una pregevole discografia da solista https://discoclub.myblog.it/2018/11/13/uno-dei-dischi-rock-blues-piu-belli-dellanno-damon-fowler-the-whiskey-bayou-session/ ), la sezione ritmica formata dal bassista Pedro Arevalo e dai due batteristi Frankie Lombardi e Steve Camilleri, per finire con il bravissimo pianista/organista Mike Kach, uno dei protagonisti del suono della band. Un concerto potente, vitale e pulsante, nettamente sbilanciato verso il repertorio della ABB (peccato manchi Seven Turns, una delle mie preferite): se questo sarà il canto del cigno del Dickey Betts performer (che qui sfoggia un’inedita barba bianca) potremo dire che ha deposto le armi in grande stile. Il CD dura 71 minuti e contiene sette canzoni, mentre il BluRay ne dura 94 e presenta tre brani in più, cioè gli unici due pezzi appartenenti al periodo solista di Betts (My Getaway e Nothing You Can Do) e la classica Statesboro Blues che pur essendo di Blind Willie McTell è da sempre legata a doppio filo alla ABB: non avendo avuto ancora modo e tempo di vedere la parte video, la recensione è fatta in base all’ascolto del CD, che comunque basta e avanza (e che avrebbe potuto essere allungato di uno dei tre pezzi in più del BluRay, lo spazio c’era).

Le sonorità calde di Hot’Lanta riempiono subito l’ambiente, con le sue atmosfere tra rock e jazz ed il tipico timbro pulito e melodico della chitarra del leader ma anche con il notevole organo di Kach: Dickey piazza subito un assolo di quelli che ti stendono, così tanto per cominciare, ben doppiato dal figlio Duane. Blue Sky è sempre stata splendida, una delle più belle canzoni degli Allman, e Betts dimostra di non aver perso il tocco magico, intrattenendo per dieci minuti di grande musica: introduzione inedita con echi quasi dei Grateful Dead, poi al secondo minuto arriva il celebre riff ed il brano prende il volo (nonostante il nostro palesi una voce non più limpida come un tempo), con un’altra eccellente prova di Kach questa volta al piano. E’ poi la volta dell’omaggio al compagno di mille avventure Gregg Allman, con una fluida versione di Midnight Rider affidata alla voce (e chitarra) del figlio di Gregg, Devon Allman (da lì a poco partner di Duane nella Allman Betts Band https://discoclub.myblog.it/2019/07/16/questi-cognomi-mi-dicono-qualcosa-the-allman-betts-band-down-to-the-river/ ), ospite speciale solo in questo pezzo: grande canzone e rilettura solida e perfettamente riuscita.

I seguenti 21 minuti sono occupati da una fulgida resa della formidabile In Memory Of Elizabeth Reed, una delle signature songs di Betts: atmosfera sudista al 100%, sonorità calde e coinvolgenti e solite magistrali prestazioni chitarristiche del trio di axemen, oltre ad un altro grandissimo assolo di piano, qui influenzato dalla musica jazz (e non mancano i momenti in cui anche le batterie ed il basso si esprimono in perfetta solitudine); il momento magico della serata prosegue con una roboante Whipping Post, altri dieci minuti abbondanti di vero southern rock di classe, inimitabile in quanto eseguito da uno degli inventori del genere. Chiusura con una tonica Ramblin’ Man, splendida canzone in puro stile country-rock in cui Dickey cerca di fare del suo meglio dal punto di vista vocale (da quello chitarristico ci riesce ancora senza problemi), e con una strepitosa Jessica, introdotta dal famoso riff e caratterizzata da un muro del suono rock di altissimo livello, in cui ogni strumento fa la sua parte alla grande (ancora con lo spettacolare piano di Kach sugli scudi). Degno finale per una serata da ricordare a lungo, soprattutto nel caso non dovessimo più riuscire a vedere Dickey Betts salire su un palco.

Marco Verdi