Recuperi Estivi. Un Gruppetto Di Voci Femminili 1: Sara Watkins – Young In All The Wrong Ways

sara watkins young in all the wrong ways

Sara Watkins – Young In All The Wrong Ways – New West

Visto che siamo in piena stagione estiva, come tutti gli anni è venuto il tempo dei “recuperi”, e quindi andiamo a recensire un po’ di quegli album che per varie ragioni, soprattutto di tempo ma anche perché ingiustamente dimenticati, non sono andati a finire sul Blog. Una serie di Post sarà dedicata ad alcuni dischi dove protagoniste sono le voci femminili, ma non mancheranno album di generi diversi, senza comunque trascurare le uscite del mese di agosto, alcune anche assai interessanti. Ma andiamo con ordine.

Oggi parliamo di Sara Watkins, cantante e violinista californiana sopraffina, che negli ultimi anni aveva momentaneamente accantonato la sua carriera solista prima per la reunion dei Nickel Creek nel 2014 http://discoclub.myblog.it/2014/05/27/ritorno-sulla-linea-tratteggiata-nickel-creek-dotted-line/ e poi nel 2015 per il delizioso quadretto d’assieme della Watkins Family Hour http://discoclub.myblog.it/2015/08/28/simpatico-affare-famiglia-amici-watkins-family-hour/. Ed ora, a quattro anni dal precedente Sun Midnight Sun, ritorna con il suo terzo album di studio, questo Young In All The Wrong Ways che ha avuto un esordio “sontuoso” nelle classifiche americane al 200° posto e la settimana successiva era già sparito, ma come sapete non è certo per questo motivo che recensiamo gli album, ci interessa la qualità e la buona musica e quelle ci sono in abbondante quantità. Si tratta del primo album con la nuova etichetta New West, ma alcune delle facce e dei nomi che la accompagnano sono quelli abituali: il fratello Sean Watkins alla chitarra, Benmont Tench, organo, piano, acustico e Wurlitzer, già presenti nei Watkins Family Hour. Più molte new entries, in rigoroso ordine alfabetico: Jay Bellerose alla batteria, il bravissimo Jon Brion a basso, chitarra e tastiere varie, Tyler Chester alle tastiere, Jim James Sarah Jarosz, vocalist aggiunti, come pure Aoife O’Donovan, Noam Pikelmy dei Punch Borthers, alla chitarra e Gabe Witcher della stessa band, che oltre a suonare decine si strumenti nel disco, ne ha curato gli arrangiamenti, la produzione ed è stato l’ingegnere del suono. E sono solo alcuni, i più conosciuti, poi ce ne sono molti altri utilizzati a french horn, arpa, cello, pedal steel, chitarre, contrabbasso (Paul Kowert, anche lui dei Punch Brothers), flauto, clarinetto, sax, una strumentazione ricchissima quindi.

Le dieci canzoni portano tutte le firma della Watkins, che ormai è diventata cantautrice a tutti gli effetti, con un album che non dimentica i vecchi amori per bluegrass e country, oltre a contenere elementi folk, ma poi spazia con eleganza in tutti gli stili, anche in ambito pop e rock (peraltro già usati con buon profitto nel disco del 2012), morbido quanto si vuole ma di buona sostanza. Prendiamo la title track che ruota attorno alla voce dolce ma grintosa della protagonista, come pure ad un suono decisamente rock, con chitarre elettriche ben presenti, una ritmica marcata e continui cambi di tempo, arrangiamenti raffinati e curatissimi di Witcher, che potrebbero ricordare sia le morbidezze di Norah Jones quanto lo stile più grintoso di Aimee Mann, o ancora della sua amica Fiona Apple,  ma pure Sarah Jarosz Aoife O’Donovan (con lei nella band I’m With Her), che curano le armonie vocali del pezzo, insomma una bella partenza. The Love That Got Away è una esile ballata che ruota attorno ad una strumentazione più parca, con piano, cello, forse un mandolino e poco altro a sostenere la deliziosa voce della Watkins, sempre sorretta da piccoli tocchi vocali aggiunti dagli ospiti. Molto bella anche la mossa One Last Time, con un po’ di picking country-bluegrass, elementi swing con il contrabbasso che guida il ritmo, la voce birichina e solare di Sara, armonie vocali deluxe, anche di Jim James, e i consueti continui cambi di tempo che tengono desta l’attenzione dell’ascoltatore, oltre a un breve assolo al violino, suo strumento di elezione. Move Me, il secondo singolo tratto dall’album, pur essendo il brano più lungo, è un’altra costruzione pop-rock di grande efficacia, e scorre con fluidità e semplicità, caratteristica di tutto l’album, improntato intorno alle grandi sensibilità dei musicisti utilizzati, qui Benmont Tench con pochi tocchi di organo rende magico un bel pezzo già dall’impianto sonoro solido, con la chitarra, presumo di Brion, a regalare grinta e spunti strumentali di gran classe.

Like New Year’s Day è un perfetto brano da cantautrice completa, una ballata avvolgente e raffinata, con una bella melodia che ti affascina e la voce che porge il testo con partecipazione e pathos, veramente bella, degna della migliore West Coast dei tempi d’oro. Say So potrebbe ricordare i Fleetwood Mac solari e californiani quando a guidare la canzone erano le voci di Christine Perfect e Stevie Nicks, pop di nuovo raffinato e di grande sostanza e con un bel crescendo incalzante, mentre Without A Word, con un piano Wurlitzer ammaliante e una chitarra acustica a guidare le linee melodiche della canzone, è una bella ballata di stampo folk-jazz, con le solite filigrane perfette della voce della Watkins, inquadrate dall’arrangiamento che ricorda i brani migliori della Norah Jones ricordata all’inizio. The Truth Won’t Set Us Free https://www.youtube.com/watch?v=9g2bQSfEswQ , malinconico racconto di un matrimonio finito male, ha però un drive sonoro movimentato, una sorta di honky-tonk country, dove il piano di Tench, il violino di Sara e una chitarra elettrica twangy alla Albert Lee o alla James Burton ci trasportano dalle parti delle Emmylou Harris Dolly Parton più pimpanti.

Per completare l’album mancano la malinconica Invisible, altra splendida ballata folkie ed intimista, di nuovo rivestita da Witcher con un arrangiamento complesso e di grande fascino, armonie vocali ad illuminarne la struttura leggermente cupa ma non triste. E per finire Tenderhearted, un brano che non sfigurerebbe nel songbook della migliore Emmylou Harris, una canzone che gli americani definirebbero “plaintive”, tradotto in italiano suona lamentoso, ma ci siamo capiti, anche se il dizionario non ci sorregge. Fino ad oggi forse il disco migliore e più completo della carriera di Sara Watkins, con tutte le sue anime musicali ben rappresentate. 

Bruno Conti

Ritornano “Sulla Linea Tratteggiata” Gli Acrobati Del Bluegrass. Nickel Creek – A Dotted Line

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Nickel Creek – A Dotted Line – Nonesuch Records

A più di venti anni (tanti ne sono passati dall’esordio  di Little Cowpoke (93) e a sette dallo scioglimento annunciato con la fine del tour 2007 (per potersi dedicare a vari progetti solisti), tornano i Nickel Creek, una delle più interessanti formazioni nell’ambito della musica acustica di stampo “bluegrass”. Dotati di una tecnica individuale impressionante a livello strumentale, Chris Thile al mandolino, Sean Watkins alle chitarre, e la dolce sorella Sara al violino, hanno raggiunto notevoli risultati in termini di vendite e notorietà, con i successivi Here In There (97), l’omonimo Nickel Creek (00), The Side (02), Why Should The Fire Die? (05),  chiudendo il cerchio con la raccolta Reason Why (08), peraltro interessante in quanto conteneva frammenti di una canzone di Bob Dylan (Subterranean Blues), la cover di Jerusalem Ridge di Bill Monroe, e l’occasione per sentire la brava Sara cimentarsi con la musica classica, con una partitura in Mi Maggiore di J.S. Bach.

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Così il trio, dopo aver intrapreso strade separate (oltre ai noti dischi solisti, Sara ha prestato il suo violino per anni al gruppo dei Decemberists), si riforma e sotto la produzione del “rockettaro” Eric Valentine (Queens Of The Stone Age, Good Charlotte, Third Eye Blind), sforna (un po’ a sorpresa) questo A Dotted Line ricreando quel suono unico tra folk e bluegrass (che rimane la loro matrice originaria), con belle armonie sonore e preziosi giochi strumentali.

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Il secondo viaggio musicale dei Nickel Creek riparte dagli arpeggi di chitarra acustica di Sean in Rest Of My Life (il titolo del brano è sintomatico), dagli impasti vocali di prim’ordine https://www.youtube.com/watch?v=AryNcdOSZs4 , a cui fanno seguito l’incantevole “riff” di Destination https://www.youtube.com/watch?v=jYepLpa8BDE , lo strumentale Elsie, dove si manifesta ancora una volta la bravura del gruppo, e la contemplativa Christmas Eve, con la voce polverosa di Sean a seguire le note di tristezza del violino di Sara. Hayloft è invece la cover di uno splendido motivo dei Mother Mother, rifatta in una miscellanea di hip-hop e punk (suona meglio ad ascoltarlo che a scriverlo) https://www.youtube.com/watch?v=16ZWx9e5vqc , dove è impossibile non muovere il piedino, mentre 21st May è un tradizionale country-folk su una tela di bluegrass https://www.youtube.com/watch?v=e0291wI1J5E , peraltro mai assente, per arrivare alla magnifica Love Of Mine (una canzone d’amore scritta da un bambino) interpretata da Sara, una ballata struggente che colpisce al cuore https://www.youtube.com/watch?v=lM3NGqNCnOc . Si prosegue con il secondo brano strumentale, la dinamica Elephant In The Corn, che esalta il mandolino di Chris, passando per l’aggressiva You Don’t Know What’s Going On, e andando a chiudere con un’altra cover Where Is Love Now di Sam Phillips, dove la voce e il violino di Saracinguettano” con il mandolino di Thile. Deliziosa.

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C’era molta attesa attorno a questo ritorno dei Nickel Creek, e il risultato è un viaggio, ancora una volta, emozionante e sorprendente nel cuore eclettico della band, dove ciascuna canzone è un colpo di scena, cantata da ogni componente del gruppo, mescolando ballate a brani ritmicamente più mossi, dall’appeal melodico e sicuramente intrigante. A Dotted Line è fondamentalmente imperniato sulla strumentazione del trio, capace, come detto, anche di pregevoli impasti vocali, e sarebbe sbagliato affermare che non c’è nulla di nuovo in questo disco, in quanto la produzione di Valentine garantisce un sound più equilibrato e al passo coi tempi. Per quanto mi riguarda, sono contento che la favola dei Nickel Creek non sia finita.

Tino Montanari

Novità Di Aprile Parte IA. Johnny Cash, Robert Cray, Kaiser Chiefs, Runrig, Cyndi Lauper, Charlie Daniels, Brothers And Sisters, Nickel Creek, Alan Parsons Project

Pensavate che mi fossi dimenticato di questa rubrica o l’avessi abolita? Invece, molto più semplicemente, travolto da recensioni, anticipazioni a lunga gittata e articoli per Blog e rivista (Busca) non riuscivo a trovare il tempo per scrivere periodicamente queste anticipazioni su quelle che reputo più interessanti tra le uscite discografiche della settimana. Oltre a tutto sapendo che è tra le più lette del Blog: quindi riprendiamo con le uscite del 1° aprile (niente scherzi), divise in due parti, visto che sono molte. Il primo titolo, in verità, sarebbe uscito il 25 marzo negli Stati Uniti, ma considerando che in molti paesi uscirà martedì prossimo, lo inseriamo lo stesso.

johnny cash out among the stars

Johnny Cash Out Among The Stars Sony Legacy

1. Out Among The Stars
2. Baby Ride Easy con June Carter Cash
3. She Used To Love Me A Lot
4. After All
5. I’m Movin’ On con Waylon Jennings
6. If I Told You Who It Was
7. Call Your Mother
8. I Drove Her Out Of My Mind
9. Tennessee
10. Rock And Roll Shoes
11. Don’t You Think It’s Come Our Time con June Carter Cash
12. I Came To Believe
13. She Used To Love Me A Lot (JC/EC Version)

Queste canzoni erano state incise tra il 1981 e il 1984 a Nashville, con la produzione di Billy Sherrill, sul finire del contratto di Johnny Cash per la Columbia, e a i tempi non interessavano, per vari motivi, ai boss della Columbia. Quindi le registrazioni vennero archiviate e dimenticate https://www.youtube.com/watch?v=rwRScXqKoXY . Nel 2012, il figlio di Johnny, John Carter Cash, le ha ritrovate, ed ora, a undici anni dalla morte dell’Uomo In Nero interessano di nuovo ad una discograzia agonizzante e la stessa etichetta che le aveva rifiutate le pubblica. Non saranno il “capolavoro” assoluto che vi vorranno fa credere ma si tratta di un dischetto più che apprezzabile, ricco di tanta musica e destinato a rinfocolare il mito di Cash (mai sopito peraltro). Sam Bush al mandolino, Jerry Douglas al dobro e Marty Stuart e Buddy Miller, alle chitarre, sono stati chiamati ad aggiungere le parti soliste che mancavano. Il resto la fa una manciata di buone canzoni: Baby Ride Easy, un brano scritto dal bravissimo cantautore Richard Dobson (da conoscere, se manca nella vostra discoteca) era stato inciso da Carlene Carter, la figlia di June, che qui la canta con Johnny, come un duetto con Dave Edmunds https://www.youtube.com/watch?v=rYw_q4tSU48 , tratto da uno dei dischi pubblicati nel suo soggiorno britannico, quando era la moglie di Nick Lowe, Musical Shapes, ancora oggi un gran bel disco, come il precedente omonimo Carlene Carter, registrato a Londra con i Rumour di Graham Parker ed il successivo Blue Nun, ancora uscito per la F Beat ai tempi. Per la serie i cerchi si chiudono, tra una settimana uscirà per la Rounder Carter Girl, il suo decimo album, dedicato alla musica della Carter Family (dieci brani vengono da quel repertorio) https://www.youtube.com/watch?v=8Rr6M4Y4foQ , ma con un suono contemporaneo grazie alla produzione di Don Was e alla presenza di musicisti come Jim Keltner alla batteria e Greg Leisz alle chitarre, più alcuni ospiti che rispondono ai nomi di Willie Nelson, Kris Kristofferson e Vince Gill. Vi posso assicurare che la Carter non ha nulla da invidiare, in fatto di bravura, alla “sorellastra” Rosanne Cash. Tornando al babbo, nel disco di Johnny, ci sono altri due duetti, come vedete dalla tracklist sopra, uno con Waylon Jennings, una potente cover di I’m Movin’ On di Hank Snow (ripresa in tempi recenti proprio da Rosanne) https://www.youtube.com/watch?v=95mTRq8-S2Y e un altro con la moglie June,  anzi ce n’è pure un quarto, mascherato, l’ultimo brano, con EC, che è Elvis Costello, probabilmente “celato” per motivi discografici.Quindi vi proporrei l’accoppiata di famiglia e la promessa di tornare su entrambi gli album con recensioni ad hoc.

robert cray in my soul

Robert Cray è un habitué di questo Blog, il precedente album (presentato in anteprima) mi era piaciuto moltissimo, http://discoclub.myblog.it/2012/07/22/anteprima-nuovo-album-di-robert-cray-nothin-but-love-in-usci/questo nuovo In My Soul https://www.youtube.com/watch?v=v1wBd4CzGCo , in uscita sempre per la Provogue, mi sembra un filo inferiore, nonostante la copertina vintage che riproduce i vecchi vinili dell’epoca d’oro del soul e la presenza di alcuni “classici minori” come Nobody’s Fault But Mine di Otis Redding, Your Good Thing Is About To End di Isaac Hayes e David Porter, ma celebre nella versione di Low Rawls, Deep In My Soul dal repertorio di Bobby “Blue” Bland, mentre Hold On non è quella Sam And Dave e lo strumentale Hip Thing Onions è ispirato dalla Green Onions di Booker T. And the Mg’s. Produce il bravo batterista Steve Jordan, ma il disco pare appunto inferiore al suo predecessore (è brutto? Certo che no!), sentirò meglio!

kaiser chiefs education

Il nuovo dei Kaiser Chiefs, la band inglese di Leeds, Education, Education, Education & War, prende il suo nome da una citazione di una frase di Tony Blair, esce su etichetta ATO (quella di Dave Matthews), è stato registrato ad Atlanta, Georgia dal produttore Michael Brauer (quello di Animal Collective, Deer Hunter, Grizzly Bear), ma non mi sembra ci siano grandi variazioni rispettto al classico indie-rock del gruppo https://www.youtube.com/watch?v=MPipMQvKgKk .

runrig party on the moor

Un’altra band festeggia addirittura i 40 anni di carriera, sono gli scozzesi Runrig, che con questo disco dal vivo, Party On The Moor, registrato l’estate dello scorso anno davanti ad una moltitudine di fans, faranno la gioia degli appassionati del loro gaelic-folk-rock. Esce in vari formati, triplo CD, Blu-ray, ma la migliore versione mi pare questo doppio DVD https://www.youtube.com/watch?v=oPmws-mDSDA . Esce per la loro etichetta Ridge Records, quindi non di facile reperibilità, ma se amate il genere, le quasi tre ore di questa reunion (per l’occasione c’è anche Donnie Munro, il cantante originale della formazione) faranno la vostra gioia. In Scozia sono popolarissimi, ma sono anche bravi, ne riparliamo appena arriva nelle nostre lande.

cyndi lauper she's so unusual 30th anniversarycyndi lauper she's so unusual 30th anniversary gatefold

Una edizione speciale Deluxe non si nega a nessuno, specie poi se si tratta di un album che ai tempi della sua uscita ebbe un successo straordinario: parliamo di She’s So Unusual di Cyndi Lauper che festeggia i 30 anni dalla sua uscita. Come vedete la confezione è pure bella, ma…come hanno lamentato i fans della cantante americana, costa troppo per il contenuto (anche se hanno calato il prezzo in dirittura d’arrivo) e gli inediti e le rarità sono veramente pochi (tra cui alcuni remix 2013 dei brani più celebri, Girls Just Want to Have Fun e Time After Time, che francamente ci potevano risparmiare, mah… https://www.youtube.com/watch?v=uX0WzhnJudE). Per il resto, questo è il contenuto:

Disc One:
1. Money Changes Everything
2. Girls Just Want To Have Fun
3. When You Were Mine
4. Time After Time
5. She Bop
6. All Through The Night
7. Witness
8. I’ll Kiss You
9. He’s So Unusual
10. Yeah Yeah

Bonus Tracks:
1. Girls Just Want To Have Fun (2013 Yolanda Be Cool Remix)
2. Time After Time (2013 Nervo Remix)
3. Time After Time (2013 Bent Collective Remix)

Disc 2
1. Girls Just Want To Have Fun 3:31 (Early Guitar Demo)
2. All Through The Night 5:21 (1982 rehearsal, with studio dialog)
3. Rules And Regulations 2:39 (1982 Rehearsal)
4. Money Changes Everything 5:06 (Demo)
5. Girls Just Want To Have Fun 3:21 (Demo)
6. Right Train, Wrong Track (Non LP B-Side) 4:40
7. Witness 3:40 (Live, Boston, 1984)
8. She Bop (1983 Arthur Baker Remix)
9. Time After Time 4:01 (Work In Progress Rough Mix)

Come al solito esce, su Epic/Legacy/ Portrait, per il 31° Anniversario (il disco è del 1983), ma ormai è un classico, come dimostra il recente GoodbyeYellow Brickroad di Elton John.

charlie daniels off the grid doin' it dylan brothers and sisters dylan's gospel

Per gli appassionati di Dylan una doppia sorpresa. La prima è un disco nuovo di Charlie Daniels, con band al seguito, si chiama Off The Grid Doin’ It Dylan, esce su etichetta Blue Hat Records e comprende le interpretazioni del nostro amico https://www.youtube.com/watch?v=UNAgbXlJ3PE , che quest’anno compie 78 anno e prima di diventare uno dei grandi del southern rock nei dischi di Dylan ci ha pure suonato (Nashville Skyline, Selfportrait, New Morning e Dylan). Però, visto che come direbbe Mourinho non è un pirla, i brani vengono da tutt’altri dischi: e allora scorrono Tangled Up In Blue, Times They Are A-Changin’ https://www.youtube.com/watch?v=LrKqZmhKnsw , I’ll Be Your Baby Tonight, Gotta Serve Somebody, I Shall Be Released, Country Pie (?!?), Mr. Tambourine Man, Hard Rain’s A Gonna Fall, Just Like A Woman e Quinn The Eskimo (Mighty Quinn). Sembra promettente, sentiremo!

L’altro disco è veramente una rarità, ristampato dalla Light In The Attic (anche se era già uscito in CD) si chiama Dylan’ s Gospel, ed in questo caso il titolo dice già tutto, si tratta proprio di un album di brani di Dylan fatti in versione gospel, ma…da un gruppo di ventisette cantanti, alcuni delle quali avrebbero fatto la storia (minore) della musica negli anni a seguire https://www.youtube.com/watch?v=TfK6UIvrbuo : il nome esatto del gruppo che appariva nell’album originale, uscito per la Ode Records nel 1969, era The Brothers and Sisters Of L.A.. Il produttore originale era Lou Adler, il fondatore dell’etichetta nonché “scopritore” di Mamas and Papas, Carole King, Johnny Rivers, Spirit, per rimanere in tema, non un pirla qualsiasi. L’arrangiatore era Gene Page, quello della Tamla Motown, perchè il disco ha anche un bel sound, oltre alle voci, quel gospel-soul-rock che muoveva i primi passi proprio in quegli anni. E le voci? Tanto per non fare (alcuni) nomi: Merry Clayton (pre-Stones), Edna Wright, Gloria Jones (quella di Tainted Love), Ruby Johnson, Patrice Holloway, Linda Tillman (Sweet Pain se li ricorda qualcuno?), Clydie King, Carolyn Willis e tantissime altre. Le canzoni sono, naruralmente, tutte di Dylan e il disco, anche sulla scia del recente documentario 20 Feet From Stardomvincitore dell’Oscar, che racconta la storia di Darlene Love, Judith Hill, Tata Vega, Lisa Fischer, Jo Lawry e appunto Merry Clayton ( ma ce ne sono moltissime), potrebbe essere una piacevole sorpresa per molti di voi https://www.youtube.com/watch?v=l5_SJc5hLJM .

nickel creek a dotted line

Tornano anche i Nickel Creek che in teoria festeggiano i 25 anni di carriera, anche se qualcosa non mi torna, visto che nel 1989 Chris Thile e Sara Watkins avevano otto anni e il fratello maggiore Sean undici, ma evidentemente, come dimostrano le acrobazie riportate in copertina di questo A Dotted Line, tutto è possibile https://www.youtube.com/watch?v=Fgj6jkMqY_Q . Il disco esce per la Nonesuch e rompre un silenzio che dura dal 2007, quando si erano sciolti a tempo indeterminato (e molti. compreso me, avrebbero giurato, per sempre). E invece, mai dire mai, il disco, come al solito, è pure bello, quel loro classico country-bluegrass contemporaneo, viruosistico a livello strumentale ma anche cantato un gran bene https://www.youtube.com/watch?v=lM3NGqNCnOc : sono sei brani nuovi firmati da Chris e Sara, uno di Sean, uno di Chris e due cover, Where Is Love Now di Sam Phillips (l’ex signora T-Bone Burnett, bravissima) e Hayloft dei Mother Mother, band canadese di cui, ammetto, ignoravo l’esistenza, ma, sembrando bravi, investigherò, si scopre sempre musica nuova (spero anche sulle pagine virtuali di questo Blog, uno dei motivi per cui esiste!).

alan parsons project the siclian defense

Oggi concludiamo la prima parte con un’altra ristampa, anzi un cofanetto, Alan Parsons Project The Complete Albums Collection, Sony Bmg, 11 CD, questi:

  • 1976 – Tales Of Mystery and Imagination: Edgar Allan Poe
  • 1977 – I, Robot
  • 1978 – Pyramid
  • 1979 – Eve
  • 1980 – The Turn of a Friendly Card
  • 1982 – Eye In The Sky
  • 1984 – Ammonia Avenue
  • 1985 – Vulture Culture
  • 1985 – Stereotomy
  • 1987 – Gaudi
  • *Unreleased: The Sicilian Defence

In effetti poi ne ha fatti altri a nome Alan Parsons, senza il Project, ma quel The Sicilian Defence (è una mossa degli scacchi) che costringerà molti a sborsare qualche decina di euro per averlo, da dove è sbucato fuori https://www.youtube.com/watch?v=uml8qYifPT0 ? E non si poteva pubblicarlo da solo senza costringere la gente a ricomprarsi tutti gli altri? Evidentemente si chiama “marketting” (con due T)! Registrato nel 1981, completamente strumentale, rifiutato ai tempi dall’Arista e, nella parole, in inglese, di Alan Parsons: The Sicilian Defence album was never released and never will be, if I have anything to do with it. I have not heard it since it was finished. I hope the tapes no longer exist.” E infatti…(si può cambiare idea)!

Per oggi è tutto.

Bruno Conti

Provaci Ancora Jackson! Un Tuffo Negli Anni ’70. Jackson Browne I’ll Do Anything – Live In Concert

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Jackson Browne – I’ll Do Anything – Live In Concert – DVD- Blu-Ray – Inside Recordings 2013

Vedendo scorrere le immagini di questo splendido concerto, chi scrive prova vera invidia per i fortunati presenti il 14 Novembre dello scorso anno, al Paramount Theater di Denver, Colorado, cornice ideale per le meravigliose canzoni di Jackson Browne. La backing band di Browne, oltre allo storico batterista Fritz Lewak e al gigantesco bravissimo chitarrista Val McCallum, include Tyler Chester al basso e tastiere, e i componenti della famiglia Watkins, Sean alla chitarra acustica e Sara al violino (entrambi già nel gruppo country-bluegrass Nickel Creek), il tutto per un concerto da ascoltare in religioso silenzio, nell’elegante intimità del vecchio teatro.

Come se il tempo si fosse fermato vediamo salire sul palco uno splendido giovanotto (64 anni), con la voce dal tono rassicurante a intonare ballate immortali, a partire dall’iniziale Black And White e poi In The Shape of a Heart (da Lives in the Balance), I’m Alive, Farther On e The Late Show (dall’album di riferimento Late For The Sky), The Naked Ride Home (dall’album omonimo), Live Nude Cabaret (dal sottovalutato Time The Conqueror). Dal noto The Pretender viene recuperata la title track e Sleep’s Dark and Silent Gate, a cui fa seguito A Child In These Hills (dall’album d’esordio), prima di consentire a Val McCallum di presentare la sua Tokyo Girl in duetto con Sara Watkins. Il secondo set è  (se possibile) ancora meglio, a partire dalla bellissima These Days e la famosa Take It Easy (da For Everyman e anche degli Eagles ), I’ll Do Anything (da I’m Alive), la celeberrima Running On Empty da uno dei dischi dal vivo più venduti della storia (7 milioni di copie), per chiudere con i bis di Rock Me On The Water e Before The Deluge (segnalo una splendida versione dei Moving Hearts di Christy Moore), un concerto meraviglioso, direi imperdibile!

A completamento, di seguito la scaletta del concerto:

Black And White

I’m Alive

Farther On

The Naked Ride Home

Live Nude Cabaret

Sleep’s Dark And Silent Gate

The Pretender

A Child In These Hills

Tokyo Girl

These Days

In The Shape Of A Heart

The Late Show

I’ll Do Anything

Running On Empty

Take It Easy

Rock Me On The Water

Before The Deluge

Questo signore (della generazione folk dei 70’s) sta invecchiando benissimo, al cospetto di tanti altri “mostri sacri” (di cui taccio il nome, onde evitare di rompere consolidate amicizie), e in questo show, aiutato da musicisti eccelsi, attraversa quattro decadi del suo “songbook”, con arrangiamenti in una dimensione elettro-acustica, dove la voce, la chitarra e il pianoforte di Jackson Browne, al centro della musica, toccano il cuore di tutti quelli (della mia generazione) che cercavano nelle canzoni, una musica elegante, mai sopra le righe, scoprendo ogni volta nuove sensazioni, da ascoltare prima con l’anima che con le orecchie.

Tino Montanari