Voci E Dischi Così Non Se Ne Fanno Quasi Più! Janiva Magness – Love Is An Army

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Janiva Magness – Love Is An Army – Blue Elan Records/Ird

Anno dopo anno, disco dopo disco, Janiva Magness si conferma una delle voci più belle del panorama musicale americano: vogliamo definire il suo genere blues, soul, rock, country, R&B, tutti elementi presenti, ma quello che spicca sempre nei suoi album è  comunque la voce, un timbro, un fraseggio ed una espressività che non hanno nulla da invidiare alle più grandi, da Mavis Staples a Ann Peebles, tra quelle ancora in attività, ma anche le grandi del passato, soprattutto le “voci nere” con cui la nostra amica condivide quel tocco magico che divide le prime della classe dalle scartine. In questo Love Is An Army, il suo 14° album, la bravissima Janiva fonde ancora una volta in maniera magistrale (grazie anche al suo collaboratore storico Dave Darling), le due anime di Nashville e Memphis, il cuore della migliore musica americana, e lo fa senza sforzo apparente, con una classe e una forza espressiva che per certi versi richiama quella di Delbert McClinton, una sorta di controparte maschile della Magness, o viceversa, presente a duettare con lei in un brano e da tantissimi anni anche lui portatore sano di buona musica, quella più genuina e non adulterata, arricchita da infinite perle sonore che parlano di amore, speranza, protesta, con una resilienza acquisita in lunghi anni on the road, non dimenticando mai gli anni bui degli abusi, degli abbandoni, dell’alcolismo e delle droghe, una vita poi riscattata in modo splendido con una carriera ricca di soddisfazioni che le ha portato sette Blues Music Awards e una nomination ai Grammy nel 2016.

Lo stesso anno in cui ha pubblicato l’ottimo Love Wins Again https://discoclub.myblog.it/2016/05/11/piu-che-lamore-la-voce-che-vince-volta-janiva-magness-love-wins-again/ , poi raddoppiato nel 2017 con il mini album Blue Again, altrettanto bello. In passato Janiva ha cantato spesso e volentieri anche canzoni di altri, interpretandole in modo sublime, ma in questo nuovo Love Is An Army, forse il suo disco più bello in assoluto, ha deciso di rivolgersi ad un repertorio originale, pezzi scritti da lei, da Dave Darling e da altri collaboratori che hanno saputo pescare nei sentimenti più genuini e veraci, poi il resto ancora una volta lo ha fatto lei con la sua voce splendida, e anche tutti i musicisti incredibili che suonano nel disco: da Darling alla chitarra, passando per le sezione ritmica impeccabile di Stephen Hodges, batteria e Davey Faragher, basso, Arlan Schierbaum, tastiere (per lunghi anni con Bonamassa, Beth Hart e anche John Hiatt), Doug Livingston al dobro e alla pedal steel (ma in un brano, splendido, c’è anche Rusty Young dei Poco), e ancora Phil Parlapiano al piano e in alcuni brani. una sezione fiati con Darrell Leonard, Joe Sublet e Alfredo Ballesteros, oltre a svariati backing vocalists che illuminano con la loro presenza le sfumature delle canzoni.

Oltre a Young ci sono vari altri ospiti che duettano con la nostra amica: dall’iniziale Back To Blue, che stabilisce subito i confini musicali, tra Stax e Hi Records, più la prima nel caso specifico, con echi del profondo southern soul che usciva dai solchi dei dischi degli Staples Singers, ma anche da quelli di Ann Peebles, con la voce che galleggia su un mare di voci, fiati, tastiere, l’organo magnifico, la chitarra malandrina, con risultati speciali. Hammer aggiunge al menu anche tocchi più blues, grazie alla presenza di Charlie Musselwhite all’armonica, per un brano ritmato e scandito, quasi funky, che fonde mirabilmente le 12 battute e il R&B più genuino, per poi sfociare in un country got soul magnifico, dove la pedal steel di Rusty Young disegna traiettorie adorabili che ci spediscono diritti negli anni magici delle più riuscite e nobili fusioni tra la musica nera e quella bianca, On And On è una di quelle canzoni perfette, cantata in modo mirabile dalla Magness, che sfodera per l’occasione una delle sue interpretazioni più memorabili, semplicemente magnifica, sentire per credere. Tell Me è un “soul psichedelico” tra Heard It Through The Grapevine e i Temptations, con la chitarra “sporca e cattiva” di Darling in bella evidenza, Love Is An Army è un’altra bellissima ballata dal retrogusto country, a tutta steel, cantata divinamente in coppia con il compagno di etichetta, il texano Bryan Stephens, un altro brano delizioso e sognante.

Notevole pure Down Below, un pezzo dove appare il virtuoso del banjo e della chitarra Courtney Hartman, dalla band Della Mae, altro brano incalzante dal gusto rootsy che illustra il sound complesso di questo album; What’s That Say About You è un altro pezzo “nero”, potente e ritmato degno della gesta degli Staple Singers. What I Could Do, l’unica cover, un pezzo scritto dal bravissimo Paul Thorn, è l’occasione per il duetto citato con Delbert McClinton, una ballata melliflua e delicata cantata in modo radioso dai due che si integrano alla perfezione, teneri e vissuti come solo i grandi sanno essere. Un pizzico di blues del Delta per il quasi gospel di Home dove la chitarra di Cedric Burnside è elemento portante, mentre Love To A Gunfight, ancora con la pedal steel di Doug Livingston in grande spolvero, è un altro esempio del miglior country got soul che si possa immaginare, elevato alla quasi perfezione, e poi ripetuto nella fragile e cristallina When It Rains, dove sembra di ascoltare la migliore Joan Armatrading degli anni ’70, vulnerabile e delicata nel mettere a nudo il proprio animo. Janiva Magness ci regala un’ultima perla del suo perfetto phrasing nella emozionante Some Kind Of Love, una ballata gospel solo voce e piano di una bellezza disarmante, cantata in modo sontuoso. Voci così non se ne fanno più.

Bruno Conti  

Figli E Nipoti Del “Blues Delle Colline”! Cedric Burnside Project – Descendant Of Hill Country

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Cedric Burnside Project – Descendants Of Hill Country – Cedric Burnside

Ai Grammy del 2016 la cinquina dei candidati per la sezione “Best Blues Album” era composta da: John Primer con il suo Muddy Waters 100, Shemekia Copeland con Outskirts Of Love, Bettye LaVette con il notevole Worthy, Buddy Guy con Born To Play Guitar, che l’ha vinto. Il quinto nome era quello del Cedric Burnside Project con questo Descendants Of Hill Country. Di solito vince il più famoso, ma la nomination aiuta comunque il disco ad essere conosciuto da un pubblico più ampio. Non è il caso del CD in questione, uscito lo scorso anno, se ne è parlato a dire il vero molto poco, ed è un peccato perché il disco merita, e quindi parliamone, sia pure con ritardo, ma non fuori tempo massimo. Rintracciarlo rimarrà una impresa, visto che l’album non ha neppure una etichetta, il classico esempio di autoproduzione, ed è pure costoso acquistarlo per noi abitanti del Vecchio Continente, ma, ripeto, sbattersi un po’ vale la pena. Cedric Burnside, è il nipote di R.L, con i “compari” Junior Kimbrough, Jessie Mae Hemphill e Otha Turner (ma insieme a vari altri), tra gli inventori del cosiddetto Hill Country Blues, una branca del blues del Delta del Mississippi, nata appunto sulle colline nel nord della regione, vicino ai confini con il Tennessee, e praticato negli scassati juke joints della zona.

Partito come genere acustico e rurale, poi si è elettrificato ed ha avuto un momento di relativa grande fama, quando, soprattutto Burnside e Kimbrough, con il loro dischi per la Fat Possum degli anni ’90, hanno creato una cerchia di discepoli che  avrebbe compreso la Jon Spencer Blues Explosion, Kenny Brown (a lungo chitarrista con R.L. Burnside, con agli inizi, un giovanissimo, quasi bambino. Cedric, alla batteria), i North Mississippi Allstars, Lightnin’ Malcolm, anche a fianco di Cedric in un paio di progetti. Il nostro amico ha suonato la batteria pure con Jimmy Buffett, Widespread Panic, con il fratello minore Cody (scomparso nel 2012) nel primo album del Cedric Burnside Project, e poi con Bernard Allison nell’Allison Burnside Express http://discoclub.myblog.it/2013/02/20/nuovi-incroci-di-famiglie-blue-allison-burnside-express/ . Nei vari dischi, tra i nomi ricorrenti, c’erano quelli di Garry Burnside, lo zio (ma ha solo due o tre anni più del nipote) e l’amico Trent Ayers a chitarra e basso, entrambi qui in azione. Formalmente Cedric sarebbe il batterista, ma spesso passa alla chitarra, in un interscambio di ruoli con Garry, che suona appunto chitarra, basso e batteria. Il risultato è un sound da power trio, denso, tirato e chitarristico, che sicuramente prende spunto da quello di genitori e parenti vari (il babbo di Trenton era il bassista di Kimbrough), con vari spunti dal blues del Delta, soprattutto nei brani acustici, ma anche, e molto, dal suono di Jimi Hendrix, dal rock-blues degli Zeppelin, dalle ipnotiche cavalcate boogie di John Lee Hooker e dal funky di James Brown, oltre a diverse altre influenze https://www.youtube.com/watch?v=ZrPdg03-VQI .

L’iniziale Born With It, con il suo poderoso ed ipnotico groove, mette subito in chiaro quale sarà l’impostazione sonora di questi “Discendenti” delle colline, basso potente, drumming agile e variegato, la voce sicura e grintosa, e la chitarra che alterna tratti ritmici e da solista con notevole fluidità. Hard Times introduce il sound di una slide guizzante e minacciosa, con un interscambio formidabile tra il terzetto di musicisti che non ha nulla da invidiare al miglior Johnny Winter delle origini https://www.youtube.com/watch?v=EkjNhXoTa8s , mentre Front Porch è una sorta di ballata corale, cantata da tutti i componenti della band, con elementi country ed un’aria quasi pastorale e Don’t Shoot The Dice unisce il funky di James Brown e Sly Stone con certo rock’n’soul alla Chambers Brothers, e il tempo reiterato dalla chitarra usata in modalità ritmica ma anche con tocchi solisti, tra SRV e il Jimi Hendrix più “nero”. Going Away Baby è boogie blues-rock, anche con connotazioni southern, ma sempre con la lezione del mancino di Seattle bene impressa in testa, la chitarra raramente si avventura in improvvisazioni roboanti, ma il suono rimane duro e cattivo. Anche Airport resta ancorata al funky-blues, che è uno dei temi ricorrenti del disco, mentre You Just Wait And See, vira verso territori acustici, mantenendo comunque la tensione del resto dell’album, per poi tornare al blues-rock della breve ma sapida Tell Me What I’m Gonna Do, altro perfetto esempio di North Hill Blues; This Is For The Soldiers è una delle più hendrixiane del lotto, una sorta di Voodoo Chile (non la parte Slight Return) rivisitata con un nuovo testo, Skinny Woman è folk-blues della più bell’acqua, solo voce e chitarra acustica. Mentre l’elettricità torna nella minacciosa That Changes Everything, sempre attraversata da contaminazioni tra rock e blues, portate all’ennesima potenza per Down In The Delta, che sembra un Robert Johnson d’annata nella interpretazione del Jimi della Band Of Gypsys. A chiudere un altro tuffo nelle 12 battute più classiche per Love Her Till I Die. Nomination più che meritata, direi che vale la pena di cercarlo.

Bruno Conti