Una Doppia Dose Di Rock’n’Roll D’Annata. Flamin’ Groovies – Vaillancourt Fountain/The Blasters – Dark Night: Live In Philly

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Flamin’ Groovies – Vaillancourt Fountain, San Francisco, CA September 19, 1979 – Liberation Hall CD

The Blasters – Dark Night: Live In Philly – Liberation Hall 2CD

Oggi mi occupo di due album dal vivo che hanno diversi punti in comune. Prima di tutto escono entrambi per la Liberation Hall, una piccola etichetta che potrebbe sembrare illegale ma in realtà è autorizzata dai gruppi in questione alla pubblicazione di queste registrazioni (che erano già uscite come LP per gli ultimi due Record Store Day, uno nel 2018 ed l’altro quest’anno – secondo punto in comune). Entrambi i lavori si occupano poi di concerti inediti di diversi anni fa, ed ambedue all’insegna del più puro rock’n’roll. Cominciamo dunque dai Flamin’ Groovies, band di San Francisco che ultimamente sta avendo un ritorno di interesse, vista la reunion di due anni fa con il buon Fantastic Plastic ed il recente box triplo Good Rockin Tonite!, che si occupava della prima fase della loro carriera (la migliore) https://discoclub.myblog.it/2019/04/03/un-cofanetto-ideale-per-riscoprire-una-band-formidabile-flamin-groovies-gonna-rock-tonite/ . Questo Vallaincourt Fountain è un live album registrato nel 1979, tre anni dopo la loro prima reunion avvenuta per mano dell’unico membro originale ancora nel gruppo, Cyril Jordan, insieme ai chitarristi Chris Wilson e Mike Wilhelm ed alla sezione ritmica formata da George Alexander e David Wright. I Groovies, con la loro miscela esplosiva di rock’n’roll, pop e garage sound sono sempre stati un gruppo fatto per suonare dal vivo, ed in questo CD non si smentiscono, fornendo una prestazione ad alto livello, inficiata però dalla qualità di registrazione che si può equiparare a quella di un discreto bootleg, con un suono ovattato e fangoso, i bassi troppo pronunciati e la batteria quasi nelle retrovie, anche se con il progredire della performance le cose un po’ migliorano.

Peccato, perché il concerto merita, diviso in maniera equa tra melodie dirette ed orecchiabili ed una notevole foga chitarristica. Le cover sono presenti in misura addirittura maggiore rispetto ai brani originali, con due brani a testa per Beatles (Please Please Me e From Me To You) e Rolling Stones (19th Nervous Breakdown e Paint It Black), ma non manca anche un tributo ai Byrds (I’ll Feel A Whole Lot Better, ma anche l’originale dei Groovies Between The Lines sembra un pezzo della band di McGuinn), ai Moby Grape (Fall On You, eseguita con energia da gruppo punk), a Big Joe Williams (la celeberrima Baby, Please Don’t Go, suonata tenendo presente la versione dei Them, ma forse con più cattiveria), ai “contemporanei” NRBQ (la conclusiva I Want You Bad) ed un doppio omaggio al rock’n’roll di Chuck Berry con Around And Around e Let It Rock. Solo sei quindi i pezzi dal songbook di Jordan e compagni (e nessuno dal periodo 1969-71), tra i quali segnalerei la bella Tell Me Again, che sembra una outtake di Tom Petty, il pop-beat anni sessanta di All I Wanted e la trascinante Shake Some Action.

Qualità sonora eccellente invece per Dark Night: Live In Philly, doppio CD che testimonia un concerto tenutosi al Chestnut Cabaret di Philadelphia il 19 Luglio del 1986 con protagonisti i fenomenali Blasters. Non è la prima volta che esce un live d’archivio del quartetto di Los Angeles riferito al 1986, ma se in Live 1986 del 2011 Dave Alvin faceva ancora parte del gruppo, in questo concerto estivo aveva già lasciato la band per intraprendere la carriera solista. I tre rimasti, il vocalist e chitarrista Phil Alvin e la favolosa sezione ritmica di John Bazz e Bill Bateman, avevano quindi reclutato Hollywood Fats (al secolo Michael Leonard Mann), un chitarrista anch’egli della città degli angeli con un background blues di tutto rispetto, che vantava collaborazioni tra gli altri con Muddy Waters e Junior Wells (che aveva coniato il suo soprannome), oltre che una breve militanza nei Canned Heat.

E se Alvin (Dave) era per i Blasters il songwriter, direi che Fats riusciva almeno a non far rimpiangere l’Alvin chitarrista, essendo dotato di una tecnica portentosa e di un feeling grande quanto lui: avrebbe potuto avere una lunga e luminosa carriera, se non fosse mancato appena cinque mesi dopo il concerto di cui mi accingo a scrivere a causa di un infarto (causato però dalle droghe), all’età di soli 32 anni. E’ risaputo che i Blasters dal vivo sono sempre stati una macchina da guerra, ed in questa serata non si smentiscono di certo, fornendo una prestazione formidabile in tutti i suoi componenti: di Fats ho già detto, ma Bazz e Bateman non sono da meno, macinando ritmo alla guisa di un treno lanciato, e pure Phil è in gran forma vocale. La serata inizia subito alla grandissima con la strepitosa Marie Marie, suonata come al solito ai mille all’ora, con Fats che dimostra immediatamente di avere il manico e gli altri che gli vanno dietro senza perdere una battuta. Tra i 27 brani totali trovano spazio tutti i classici del gruppo californiano, come Trouble Bound, Long White Cadillac, American Music, la splendida Border Radio e l’altrettanto bella So Long Baby Goodbye, che chiude lo show. Il rock’n’roll la fa naturalmente da padrone, con brani al fulmicotone come No Other Girl, il rockabilly anni cinquanta But I Don’t Want To (sentite la chitarra), la velocissima Crazy Baby, la deliziosa Help You Dream, la cadenzata Hear Me Cryin’, l’eccezionale Blue Shadows ed una scatenata versione di Keep A-Knockin’ di Little Richard. Ma i nostri non sono certo monotematici, e così nel corso della serata non mancano sconfinamenti in altri generi, come lo swamp-rock alla Creedence (Just Another Sunday, Dark Night, la straordinaria Common Man), il country (Never No More Blues, di Jimmie Rodgers, irresistibile), il blues (la saltellante Flat Top Joint, la grintosa Hoodoo Man e lo strepitoso shuffle elettrico Too Tired, con un grandissimo Fats), il country-blues alla Mississippi John Hurt (Keep It Clean) e la pura e semplice rock song di stampo classico (la stupenda Colored Lights,scritta da John Mellencamp).

Splendido concerto (sia pure in assenza di Dave Alvin), da non perdere.

Marco Verdi

Un Cofanetto Ideale Per Riscoprire Una Band Formidabile! Flamin’ Groovies – Gonna Rock Tonite!

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Flamin’ Groovies – Gonna Rock Tonite! The Complete Recordings 1969-71 – Grapefruit/Cherry Red 3CD Box Set

Per usare un’espressione inflazionata, i Flamin’ Groovies sono uno dei segreti meglio custoditi della storia del rock. Originari di San Francisco ed ancora in attività (il loro reunion album del 2017, Fantastic Plastic, non era affatto disprezzabile), i Groovies erano considerati una fusione tra Beatles e Rolling Stones di stampo americano, più i secondi dei primi devo dire, ma con robuste dosi di energia quasi da garage band e punk ante-litteram, specie nelle infuocate esibizioni dal vivo https://discoclub.myblog.it/2017/06/10/se-fosse-anche-inciso-bene-sarebbe-perfetto-3-flamin-groovies-live-1971-san-francisco/ . Questa la teoria, in pratica il quintetto (Roy Loney, voce e chitarra, Cyril Jordan e Tim Lynch, chitarre, George Alexander, basso, Danny Mihm, batteria) era una rock’n’roll band davvero formidabile, una vera e propria macchina da guerra che però non ebbe neppure un decimo del successo che avrebbe meritato, al punto che oggi sono considerati al massimo un gruppo di culto. Un po’ ci misero del loro: litigarono con la Epic dopo l’uscita del loro debutto Supersnazz, non si presero mai molto con Bill Graham (che all’epoca a San Francisco era un vero e proprio deus ex machina, ed averlo contro non era consigliabile per la riuscita di una carriera), ed in più decisero in maniera quasi suicida di non andare in tour dopo il loro secondo album Flamingo, dal quale non estrassero neppure un singolo.

Ora i tre album del loro periodo d’oro (oltre ai due già citati, il terzo, e secondo per l’ormai defunta Kama Sutra, si intitolava Teenage Head) vengono riuniti in un pratico boxettino e gratificati da una rimasterizzazione di tutto rispetto, oltre che dall’aggiunta di diverse bonus tracks (nessuna delle quali inedita, va detto) e di un libretto con note esaurienti. E Gonna Rock Tonite! è perfetto per riscoprire (o scoprire se non li conoscete) un gruppo che all’epoca non aveva nulla da invidiare ai giganti del genere, una serie di canzoni a tutto rock’n’roll che vi faranno godere come ricci, proposte da quella che è giustamente considerata la migliore formazione del gruppo (all’indomani di Teenage Head infatti sia Lynch che Loney lasciarono la band).

Supersnazz (1969) ci mostra subito un combo che ha voglia di spaccare tutto: l’inizio del disco è al fulmicotone, dal grintoso blues elettrico Lord Have Mercy, chiaramente figlio degli Stones e con energia da punk band, alla potente versione di The Girl Can’t Help It di Little Richard, puro rock’n’roll con un assolo magnifico, passando per la deliziosa Laurie Did It, dal sapore beatlesiano (ma con una chitarra decisamente rock e “californiana”) ed una trascinante rilettura del classico di Huey “Piano” Smith Rockin’ Pneumonia And The Boogie Woogie Flu. Ma anche le (rare) ballate non deludono, come la vibrante A Part From That, ancora influenzata dai Fab Four, e con parti orchestrali un po’ barocche; altri pezzi degni di nota sono un fulminante medley tra Somethin’ Else di Eddie Cochran ed la nota country tune Pistol Packin’ Mama, il travolgente boogie The First One’s Free, l’orecchiabile pop-rock in odore di vaudeville Pagan Rachel, con splendido piano honky-tonk, e Brushfire, tra country e psichedelia. Le quattro bonus track di questo primo dischetto sono del tutto trascurabili, essendo semplici single versions di quattro pezzi dell’album.

Flamingo (1970) è certamente il disco più “famoso” dei Groovies, ed è un altro grande album, che inizia in maniera roboante con Gonna Rock Tonite, uno strepitoso rockabilly a tutte chitarre e adrenalina, seguito dal rock-blues Comin’ After You, con un riff rubato ai Creedence. Ma il disco trasuda rock’n’roll alla Stones in diversi momenti, dall’aggressiva Headin’ For The Texas Border, con assoli incredibili ed un raro lead vocal di Lynch, la secca e cadenzata Sweet Roll Me On Down, l’irresistibile Second Cousin, che ironizza sul matrimonio di Jerry Lee Lewis con la cugina minorenne, e la bluesata Jailbait. Oltre alla splendida Childhood’s End, una country song sghemba nel miglior stile delle Pietre, e ad una scatenata cover di Keep A-Knockin’, ancora di Little Richard. E proprio le cover costituiscono il succo delle bonus tracks di Flamingo: una session del gennaio del 1971 in cui i nostri suonano alla loro maniera, cioè eccezionale, una serie di classici del rock’n’roll, pezzi che rispondono ai titoli di Shakin’ All Over, That’ll Be The Day,  Louie Louie, My Girl Josephine, Around And Around ed ancora Rockin’ Pneumonia And The Boogie Woogie Flu, il tutto completato da una jam session dal sapore blues intitolata Going Out: sensazionale.

Teenage Head (1971) è considerato da molti il capolavoro dei Groovies, ma fu anche il disco che vendette meno e creò i problemi insanabili tra i componenti della band. Un grandissimo rock’n’roll album, ed il più “stonesiano” dei nostri, a partire dal potentissimo rock-blues in apertura, High Flyin’ Baby, dominato da una slide appiccicosa e con voce più jaggeriana che mai, per proseguire con l’acustica City Lights, country song decadente e sbilenca, o ancora la superba rock ballad elettrica Yesterday’s Numbers. Non manca il puro rock’n’roll, come la strepitosa cover di Have You Seen My Baby? di Randy Newman, il saltellante rockabily alla Elvis (periodo Sun) Evil Hearted Ada, una squisita e travolgente Doctor Boogie, una pimpante rivisitazione elettroacustica del classico di Robert Johnson 32-20, o addirittura agganci agli Stooges nell’aggressiva title track. Per finire con la stupenda ballata Whiskey Woman, un mezzo capolavoro. Anche qui le bonus sono poderose riletture di classici del rock’n’roll e del blues (Scratch My Back, Carol, Rumble, una Somethin’ Else anche meglio di quella su Supersnazz, Walking the Dog), ed anche qui sono chiuse da una versione, più lunga e migliore, di Going Out. Da lì in poi i nostri, con una formazione rimaneggiata, pubblicarono altri tre album negli anni settanta (di cui almeno uno, Shake Some Action, imperdibile), uno negli ottanta ed uno nei novanta, fino al già citato Fantastic Plastic di due anni orsono, con Jordan ed Alexander ancora alla guida del gruppo.

Se non possedete già i tre dischetti in questione (si trovano comunque senza troppe difficoltà), Gonna Rock Tonite! è un cofanetto che, se siete amanti del rock’n’roll, non dovete lasciarvi sfuggire assolutamente.

Marco Verdi

Arrivano Le Prime Ristampe Del 2019, Alcune Interessanti, Altre Al Solito Inutili. Parte I: Robin Trower, Flamin’ Groovies, Curtis Mayfield, Renaissance, Gene Clark With The Gosdin Brothers

robin trower the studio albums 1973-1983

Il nuovo anno discografico, dopo una partenza lenta a livello di uscite, ma qualcosa si sta già muovendo, nei prossimi mesi prevede una serie di ristampe, tra cui, come al solito, troveremo alcune cose molte interessanti, e altre fondamentalmente inutili, in questo Post trovate le indicazioni di quelle che ho reputato insindacabilmente meritevoli di essere segnalate, tra quelle previste per febbraio e marzo, mentre di quelle che sono uscite alla fine di gennaio di alcune, nei prossimi giorni, troverete delle recensioni specifiche. Per cui partiamo con la prima parte, relativa alle pubblicazioni di febbraio. (*NDB. Ogni tanto alcune di queste anticipazioni sono fallaci, perché le case discografiche hanno la tendenza a variare a sorpresa le date delle uscite, e non sempre mi capita di aggiornare le situazioni: per fare un esempio il doppio CD Antologico di Tom Petty The Best Of Everything 1976-2016, che doveva uscire a novembre del 2018.è stato posticipato al 1° marzo, per evitare la quasi concomitanza temporale con lo splendido American Treasure). 

Robin Trower – The Studio Albums 1973-1983 – 10 CD Chrysalis – 08-02-2019

Di Robin Trower esce questo interessante cofanetto che raccoglie gli album del suo periodo migliore, anche in anticipazione dell’imminente nuovo album Coming Closer To The Day, il primo previsto per la nuova etichetta Mascot/Provogue in data 22 marzo (già sentito, al solito molto buono, quando sarà il momento ne leggerete). Ovviamente tra il 2010 e il 2012 erano giù usciti due cofanetti che raccoglievano questo materiale, A Tale Untold 1973-1976, che conteneva anche il Live del 1976, che manca nel nuovo box, il tutto in 3 CD, come pure 3 erano i dischetti di Farther On Up The Road 1977-1983, entrambi con qualche bonus aggiunta. Non solo, alcuni degli album, per esempio Bridge Of Sighs, il secondo album del 1974, uno dei più belli in assoluto, è stato pubblicato anche singolarmente, con la bellezza di ben otto bonus tracks tratte dalle BBC sessions, di cui non c’è traccia, per i soliti “misteri” delle case discografiche, nel nuovo box. Comunque per fare chiarezza, ecco il contenuto completo di The Studio Albums 1973-1983.

[CD1: Twice Removed From Yesterday (1973)]
1. I Can’t Wait Much Longer (2010 Remastered Version)
2. Daydream (2010 Remastered Version)
3. Hannah (2010 Remastered Version)
4. Man Of The World (2010 Remastered Version)
5. I Can’t Stand It (2010 Remastered Version)
6. Rock Me Baby (2010 Remastered Version)
7. Twice Removed From Yesterday (2010 Remastered Version)
8. Sinner’s Song (2010 Remastered Version)
9. Ballerina (2010 Remastered Version)

[CD2: Bridge Of Sighs (1974)]
1. Day Of The Eagle (2007 Remastered Version)
2. Bridge Of Sighs (2007 Remastered Version)
3. In This Place (2007 Remastered Version)
4. The Fool And Me (2007 Remastered Version)
5. Too Rolling Stoned (2007 Remastered Version)
6. About To Begin (2007 Remastered Version)
7. Lady Love (2007 Remastered Version)
8. Little Bit Of Sympathy (2010 Remastered Version)

[CD3: For Earth Below (1975)]
1. Shame The Devil (2010 Remastered Version)
2. It’s Only Money (2010 Remastered Version)
3. Confessin’ Midnight (2010 Remastered Version)
4. Fine Day (2010 Remastered Version)
5. Alethea (2010 Remastered Version)
6. A Tale Untold (2010 Remastered Version)
7. Gonna Be More Suspicious (2010 Remastered Version)
8. For Earth Below (2010 Remastered Version)

[CD4: Long Misty Days (1976)]
1. Same Rain Falls (2010 Remastered Version)
2. Long Misty Days (2010 Remastered Version)
3. Hold Me (2010 Remastered Version)
4. Caledonia (2010 Remastered Version)
5. Pride (2010 Remastered Version)
6. Sailing (2010 Remastered Version)
7. S.M.O. (2010 Remastered Version)
8. I Can’t Live Without You (2010 Remastered Version)
9. Messin’ The Blues (2010 Remastered Version)

[CD5: In City Dreams (1977)]
1. Somebody Calling (2012 Remastered Version)
2. Sweet Wine of Love (2012 Remastered Version)
3. Bluebird (2012 Remastered Version)
4. Falling Star (2012 Remastered Version)
5. Farther On Up the Road (2012 Remastered Version)
6. Smile (2012 Remastered Version)
7. Little Girl (2012 Remastered Version)
8. Love’s Gonna Bring You Round (2012 Remastered Version)
9. In City Dreams (2012 Remastered Version)

[CD6: Caravan To Midnight (1978)]
1. My Love (Burning Love) (2012 Remastered Version)
2. Caravan to Midnight (2012 Remastered Version)
3. I’m Out to Get You (2012 Remastered Version)
4. Lost in Love (2012 Remastered Version)
5. Fool (2012 Remastered Version)
6. It’s for You (2012 Remastered Version)
7. Birthday Boy (2012 Remastered Version)
8. King of the Dance (2012 Remastered Version)
9. Sail On (2012 Remastered Version)

[CD7: Victims Of The Fury (1980)]
1. Jack and Jill (2012 Remastered Version)
2. Roads to Freedom (2012 Remastered Version)
3. Victims of the Fury (2012 Remastered Version)
4. The Ring (2012 Remastered Version)
5. Only Time (2012 Remastered Version)
6. Into the Flame (2012 Remastered Version)
7. The Shout (2012 Remastered Version)
8. Mad House (2012 Remastered Version)
9. Ready for the Taking (2012 Remastered Version)
10. Fly Low (2012 Remastered Version)

[CD8: B.L.T. (featuring Jack Bruce & Bill Lordan) (1981)]
1. Into Money (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
2. What It Is (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
3. Won’t Let You Down (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
4. No Island Lost (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
5. It’s Too Late (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
6. Life On Earth (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
7. Once the Bird Has Flown (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
8. Carmen (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
9. Feel the Heat (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
10. End Game (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]

[CD9: Truce (featuring Jack Bruce) (1981)]
1. Gonna Shut You Down (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
2. Gone Too Far (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
3. Thin Ice (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
4. Last Train to the Stars (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
5. Take Good Care of Yourself (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
6. Fall in Love (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
7. Fat Gut (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
8. Shadows Touching (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]
9. Little Boy Lost (feat. Jack Bruce) [2012 Remastered Version]

[CD10: Back It Up (1983)]
1. Back It Up (2012 Remastered Version)
2. River (2012 Remastered Version)
3. Black to Red (2012 Remastered Version)
4. Benny Dancer (2012 Remastered Version)
5. Time Is Short (2012 Remastered Version)
6. Islands (2012 Remastered Version)
7. None But the Brave (2012 Remastered Version)
8. Captain Midnight (2012 Remastered Version)
9. Settling the Score (2012 Remastered Version)

Comunque, se non li avete, anche in considerazione del fatto che i vecchi box non si trovano, e del prezzo molto interessante del decuplo, ve lo consiglio, in quanto trovate il meglio della sua produzione (live escluso), ovvero i primi quattro dischi, ma anche i due con Jack Bruce.

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The Flamin’ Groovies “Gonna Rock Tonite! The Complete Recordings 1969-71 – 3 CD Grapefruit Records UK – 22-02-2019

Flamin’ Groovies sono una delle band “culto” per eccellenza, una sorta di summa dei Beatles e degli Stones (e della British Invasion in generale) Made in America: il tutto rivisitato in modo geniale da un gruppo in cui hanno militato una serie di musicisti quasi geniali, e che è tuttora in circolazione. Ma questo box raccoglie il meglio del loro periodo migliore: se volete saperne di più sulla band, potete andare a rileggervi questo Post https://discoclub.myblog.it/2017/06/10/se-fosse-anche-inciso-bene-sarebbe-perfetto-3-flamin-groovies-live-1971-san-francisco/ , dove si parla di un live inedito del 1971. Diciamo che in questo cofanetto non mancano le bonus, anche se quelle del primo CD sono “ridicole” (solo le single versions di alcuni brani, vale a dire versioni più corte!), negli altri ce ne sono di più e anche interessanti. I tre album divisi si trovano ancora abbastanza facilmente, ma se non li avete questo piccolo cofanetto è assai sfizioso e meritevole di attenzione.

Tracklist
[CD1: Supersnazz]
1. Love Have Mercy
2. The Girl Can’t Help It
3. Laurie Did It
4. A Part From That
5. Rockin’ Pneumonia And The Boogie Woogie Flu
6. The First One’s Free
7. Pagan Rachel
8. Somethin’ Else/Pistol Packin’ Mama
9. Brushfire
10. Bam Balam
11. Around The Corner
Bonus Tracks:
12. Rockin’ Pneumonia And The Boogie Woogie Flu (Single Version)
13. The First One’s Free (Single Version)
14. Somethin’ Else (Single Version)
15. Laurie Did It (Single Version)

[CD2: Flamingo]
1. Gonna Rock Tonite
2. Comin’ After You
3. Headin’ For The Texas Border
4. Sweet Roll Me On Down
5. Keep A Knockin’
6. Second Cousin
7. Childhood’s End
8. Jailbait
9. She’s Falling Apart
10. Road House
Bonus Tracks:
11. Shakin’ All Over
12. That’ll Be The Day
13. Louie Louie
14. My Girl Josephine
15. Around And Around
16. Rockin’ Pneumonia And The Boogie Woogie Flu
17. Going Out

[CD3: Teenage Head]
1. High Flyin’ Baby
2. City Lights
3. Have You Seen My Baby?
4. Yesterday’s Numbers
5. Teenage Head
6. 32-20
7. Evil Hearted Ada
8. Doctor Boogie
9. Whisky Woman
Bonus Tracks:
10. Scratch My Back
11. Carol
12. Rumble
13. Somethin’ Else
14. Walking The Dog

curtis mayfield keep on keeping on box

Curtis Mayfield – Keep On Keeping On: Curtis Mayfield Studio Albums 1970-1974 – 4CD box set Curtom/Rhino – 22-02-2019

Anche questo box teoricamente è molto interessante: ma al di là dei contenuti musicali, assolutamente splendidi, come avrebbe detto Gianduia Vettorello a Mai Dire Goal, ci sono delle magagne. Intanto manca Superfly, sempre relativo a quel periodo, un album splendido, di cui circola comunque una versione in doppio CD, rimasterizzata e potenziata con ben 15 bonus tracks, ma poi non è stato incluso neppure il Curtis/Live del 1971, pubblicato sempre dalla Curtom, e che è invece presente nel cofanetto da 5 CD qui sotto, che al momento è regolarmente in produzione, ad un prezzo anche inferiore al box Rhino di prossima uscita.

curtis mayfield original series box 5 cd

Naturalmente tutte le mie osservazioni e critiche su queste uscite spero siano sempre utili per chi fosse interessato e comunque non inficiano la validità di queste proposte, servono solo a scegliere meglio e più informati su quanto offre il mercato. In ogni caso, come al solito, ecco i contenuti del cofanetto.

[CD1: Curtis (1970)]
1. (Don’t Worry) If There’s A Hell Below, We’re All Going To Go
2. The Other Side Of Town
3. The Makings Of You
4. We The People Who Are Darker Than Blue
5. Move On Up
6. Miss Black America
7. Wild And Free
8. Give It Up

[CD2: Roots (1971)]
1. Get Down
2. Keep On Keeping On
3. Underground
4. We Got To Have Peace
5. Beautiful Brother Of Mine
6. Now You’re Gone
7. Love To Keep You In My Mind

[CD3: Back To The World (1973)]
1. Back To The World
2. Future Shock
3. Right On For The Darkness
4. Future Song (Love A Good Woman, Love A Good Man)
5. If I Were Only A Child Again
6. Can’t Say Nothin’
7. Keep On Trippin’

[CD4: Sweet Exorcist (1974)]
1. Ain’t Got Time
2. Sweet Exorcist
3. To Be Invisible
4. Power To The People
5. Kung Fu
6. Suffer
7. Make Me Believe In You

renaisaance ashes are burning

Renaissance – Ashes Are Burning (Remastered And Expanded Edition) – CD Esoteric Records -22-02-2019

Anche questo album bellissimo nel corso degli anni è stato ristampato più volte: magari al momento della uscita, prevista sempre per il 22 febbraio, ci sarà l’occasione per parlare in modo esteso dei Renaissance, storica band britannica (ma popolarissima negli Stati Uniti) dalle molte vite, e legata soprattutto alla voce splendida e cristallina della propria cantante Annie Haslam, e al prog classicheggiante e raffinatissimo del gruppo. Questo album del 1973, probabilmente il migliore della loro discografia, esce in questa versione “definitiva” della Esoteric inglese, meritoria inglese specializzata in ristampe soprattutto di materiale anni ’70. In questa nuova versione ci sono circa trenta minuti di BBC Recordings del 1974 inedite.

1. Can You Understand
2. Let It Grow
3. On The Frontier
4. Carpet Of The Sun
5. At The Harbour
6. Ashes Are Burning
Bonus Tracks – Live BBC Radio “In Concert” 1974 (Previously Unreleased):
7. Can You Understand
8. Let It Grow
9. Ashes Are Burning

gene clark with the gosdin brothers

Gene Clark – With The Gosdin Brothers – Retroworld/Floating World – 01-03-2019

Per essere precisi questo CD è annunciato in uscita per il 1° marzo. Si tratta del primo disco solista di Gene Clark, appena dopo la sua fuoriuscita dalla formazione dei Byrds nel 1966, due dei quali, Chris Hillman Michael Clarke, parteciparono però alla registrazione di questo album, uscito nel Febbraio del 1967, uno dei primi dischi country (rock) dell’epoca, forse atratti fin troppo sovraprodotto, ma la voce di Gene Clark è tutta da gustare, grazie anche alla presenza dei Gosdin Brothers, un duo country/folk che all’inizio erano previsti solo come cantanti di supporto, ma sulla copertina del LP acquistarono un ruolo da coprotagonisti, insieme ad altri validi musicisti dell’epoca, come quelli della Wrecking Crew, ossia  Glen Campbell, Jerry Cole, Jim Gordon, Leon Russell, il futuro Byrd Clarence White Doug Dillard, con cui Clark registrerà un bellissimo album che è, quello sì, considerato tra gli antesignani del country-rock. Parlando di questo album è già stato pubblicato molte volte, l’edizione più significativa è quella pubblicata nel 2007 dalla Sundazed, ricca anche di bonus tracks, e che dovrebbe essere ancora in produzione. Viceversa di questa nuova edizione non si sa ancora il contenuto esatto del CD, quindi vedete voi!

Per oggi può bastare, alla prossima.

Bruno Conti

Se Fosse Anche Inciso Bene Sarebbe Perfetto, 3. Flamin’ Groovies – Live 1971 San Francisco

flamin' groovies live 1971 san francisco

Flamin’ Groovies – Live 1971 San Francisco – S’more Entertainment/Rockbeat Records

Non bastassero le decine, anzi centinaia di CD radiofonici dal vivo, pubblicati ogni anno da più o meno improbabili etichette inglesi e il materiale ufficiale di etichette europee, anche negli States case come Real Gone Music o Cleopatra (sic) sono sempre alla ricerca di concerti “inediti”, spesso interessantissimi. Non stiamo ad indagare sulla legalità o meno di queste operazioni, forse òp dovremmo fare sulle dimensioni di questo mercato parallelo, dove spesso diventa difficile anche scoprire se uno sta comprando più volte gli stessi Live, con copertine e titoli diversi. Anche la californiana Rockbeat Records ogni tanto si lancia nell’agone: ricordo dal loro catalogo il bellissimo Irishman In New York di Rory Gallagher http://discoclub.myblog.it/2015/05/25/archivi-inesauribili-rory-gallagher-irishman-new-york/ , o il Live 1968 Carousel Ballroom degli Electric Flag con Erma Franklin, sul loro sito attribuito a Irma Thimas (chi cacchio è ?!?), per citarne un paio tra i più interessanti. Le loro ultime due uscite sono questo Live 1971 San Francisco dei Flamin’ Groovies e un CD dal vivo del 1973 di Commander Cody di cui leggerete in seguito sul Blog, entrambi notevoli. Tutto bene quindi? Più o meno: se non fosse che il concerto in questione non fosse già uscito nel 1997 per la Norton Records e sia, pare, ancora in produzione, come In person, oltre a tutto con due brani in più registrati al Matrix nel 1970.

Fatta questa doverosa promessa, e avvisati i naviganti (del web), veniamo al concerto: siamo al Fillmore West di San Francisco, nei famosi ultimi giorni del locale, il 30 giugno 1971, Bill Graham, tra i tanti gruppi chiamati a festeggiare il canto del cigno della sua creatura, invita anche i Flamin’ Groovies. Il rapporto del famoso manager con la band californiana era abbastanza ondivago; un giorno li esaltava e l’altro li trattava come “merdacce” (per dirla alla Fantozzi), come ricorda il loro leader Cyril Jordan, nelle interessanti note contenute nel libretto, che però suonano “strane”, visto che nella prima parte sono scritte in terza persona e nella seconda parte in prima, e nel retrocopertina il nostro è ringraziato come “Jordon”. Comunque a noi interessa la musica, tenendo conto che già allora i Flamin’ Groovies, nel loro momento di massimo fulgore, avevano una fama e popolarità inversamente proporzionali alla loro bravura. Il concerto non è inciso splendidamente per usare un eufemismo, diciamo che è un discreto radiofonico, con la voce e la strumentazione che ogni tanto partono per la tangente, vanno e vengono, o diventano confuse e raffazzonate a livello tecnico, ma non si discute sui contenuti. Intanto è ancora in formazione Roy Loney, voce e chitarra solista, ma non Tim Lynch, appena sostituito alla chitarra da James Ferrell, completano la formazione Jordan, anche lui chitarra e voce, tuttora il leader indiscusso della band, George Alexander al basso, e all’occorrenza cantante, oltre a Danny Mihm alla batteria.

Il gruppo, dopo l’ottimo Supersnazz del 1969, aveva pubblicato due capolavori assoluti del R&R, Flamingo nel 1970 e Teenage Head nel 1971, due dischi che non si può fare a meno di avere, se non li avete magari comprateli prima di questo Live, e se già li possedete sapete cosa aspettarvi. Un quintetto che fonde in una unica formazione, il pop brillante e geniale dei Beatles e il rock “sporco e cattivo” degli Stones, con in più ampie razioni di R&R selvaggio e primigenio e folate di British Invasion. Prendete il primo brano, dopo l’introduzione di Bill Graham, una I Can’t Explain degli Who che non ha nulla da invidiare come grinta, potenza e anche raffinatezza nelle armonie vocali a quella della band di Townshend (si sentisse anche bene, sarebbe perfetta), con un muro di chitarre in azione. E pure la loro versione di Sweet Little Rock’N’Roller non scherza, con garage e beat aggiunti alla classica razione di selvaggio R&R immancabile nel loro sound; notevole la versione di Have You Seen My Baby di Randy Newman, appena uscita su Teenage Heat, che rivolta l’originale in un tourbillon di chitarre e voci che ricorda molto i Beatles più rock, o ancora una lunga e epica Road House, tratta da Flamingo, scritta da Loney e Jordan, che lancia anche strali psych e garage in una versione potente e tirata, con le tre chitarre impegnatissime, oltre a basso e batteria in libertà,, peccato non si senta benissimo, ma si intuisce la tempra del loro rock impetuoso.

Doctor Boogie è più stonesiana e bluesata, mentre Slow Death è uno dei loro brani migliori (uscirà solo come singolo), con la slide che impazza sul testo anti-droghe con una grinta incredibile. Che prosegue nella loro versione monstre di Shakin’ All Over, che forse come forza e “viulenza” supera anche quella degli Who e Jagger (che Loney in parte ricordava) nel 1971 disse che i Groovies forse erano superiori anche a loro nel fondere blues e R&R in un contesto moderno, sentire per credere! Anche Teenage Head emana una potenza devastante, come pure la loro cover devastante di Louie Louie, quasi otto minuti di uragano sonoro. E non bastasse nel bis ci aggiungono anche Walkin’ The Dog, in una versione che avrebbe reso orgogliosi anche Jagger e Richards. Senza Loney poi Jordan si sarebbe dedicato ad “inventare” il power pop in Shake Some Action, ma quella è un’altra storia. Come detto quindi, se fosse anche inciso bene e non lo avessero già pubblicato con un altro titolo, sarebbe perfetto, ma comunque se non lo avete merita assolutamente.

Bruno Conti