Un Moderno Power Trio Di Ottimo Livello, Ma Non Solo! The Record Company – All Of This Life

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The Record Company – All Of This Life – Concord/Universal CD

A due anni dall’interesse suscitato con il loro album di debutto Give It Back To You https://discoclub.myblog.it/2016/02/12/anche-bravi-blues-rock-nuova-promessa-the-record-company-give-it-back-to-you/ , ecco di nuovo tra noi The Record Company, trio di Los Angeles che ci dà un nuovo saggio della propria bravura con questo ottimo All Of This Life, sicuramente superiore al già positivo esordio. I RC non sono il classico power trio chitarra-basso-batteria, ma un gruppo rock moderno con un suono più articolato che comprende anche piano ed organo: la base di partenza sono le sonorità rock e blues tipiche degli anni settanta, con anche influenze punk e garage (gli Stooges sono una delle band di riferimento) e qualcosa di southern. Ogni singola nota di All Of This Life è farina del loro sacco, sia dal punto di vista della scrittura, che del suono ed anche della produzione, senza sessionmen od ospiti di sorta: puro e solido rock’n’roll, suonato benissimo e con una predisposizione comunque elevata per melodie e refrain diretti. Il leader e voce principale è Chris Vos, che suona anche la chitarra solista, ed è coadiuvato dal bassista Alex Stiff e dal batterista Marc Cazorla, che a turno si cimentano anch’essi con le chitarre, acustiche ed elettriche (e Cazorla anche con le tastiere). Un bel disco di puro rock (blues), tonificante e degno di stare in qualsiasi collezione che si rispetti.

Il CD, che “stranamente” non presenta versioni limitate o deluxe, inizia con Life To Fix, introdotta da un giro di basso subito seguito da un drumming pressante, una rock song potente, diretta e senza fronzoli, anche se il ritornello corale si presta comunque al singalong: il suono è tosto, vigoroso e ben definito, non male come avvio. I’m Getting Better (And I’m Feeling It Right Now) è anche meglio, un rock-blues saltellante e coinvolgente, con un ottimo intervento di armonica e ritmo decisamente sostenuto, pervaso dalla sfrontatezza tipica di una garage band giovanile e, perché no, con qualcosa dei primi Who; Goodbye To The Hard Life è invece una splendida ballata tra soul e blues, dal suono caldo, un motivo vincente ed una performance vocale notevole, un pezzo che alla fine risulterà tra i migliori: sembra quasi un megagruppo alla Tedeschi Trucks Band, ma in realtà sono sempre e solo loro tre e basta. Anche Make It Happen ha elementi blues, ma è più dura ed annerita grazie soprattutto ad una slide sporca al punto giusto, ma l’attitudine del gruppo per le melodie immediate viene fuori anche qui.

You And Me Now è un altro slow molto bello e dalle classiche sonorità anni settanta, una slide ancora protagonista (stavolta suonata alla maniera di George Harrison) e l’organo a dare calore al tutto. Coming Home è una solidissima rock’n’roll song con la sezione ritmica che pesta di brutto, e ci vedo echi del Tom Petty più “cattivo”, davvero trascinante https://www.youtube.com/watch?v=qxoTUFwS7Vw , The Movie Song è uno scintillante soul-rock, immediato e godibilissimo, e che sa di fango, polvere e Rolling Stones https://www.youtube.com/watch?v=7HUL5xevK1I , mentre Night Games sposta nuovamente il disco verso territori bluesati e paludosi, quasi swamp. Il CD, tre quarti d’ora spesi benissimo, si chiude con la vibrante Roll Bones, forse la più blues del lotto (e con strepitoso assolo di slide alla Ry Cooder), e con I’m Changing, unico pezzo acustico ma sempre dal mood annerito, che chiude più che positivamente un album che conferma il talento dei Record Company, e che non mancherà di deliziare gli appassionati di vero rock’n’roll.

Marco Verdi

Una Testimonianza “Postuma” Di Una Piccola Grande Band Sottovalutata. The Smithereens – Covers

smithereens covers

The Smithereens – Covers – Sunset Boulevard Records          

Gli Smithereens sono stati uno dei classici gruppo di culto del rock americano: in attività dal 1980, hanno inciso il primo album di studio nel 1986 e poi altri dieci per arrivare a 2011, che era il loro 11° e ultimo, più alcuni live ed antologie, arrivando al massimo ai limiti dei Top 40 delle classifiche USA negli anni ’90, pur essendo sempre stati molto stimati dai colleghi e amati dalla stampa. Poi negli ultimi anni avevano parecchio rarefatto le loro esibizioni  per problemi di salute del leader Pat DiNizio, che nel 2017 ci ha lasciato. Stranamente il gruppo non si è sciolto subito, ma si è esibito ancora in una serie di concerti-tributo per DiNizio, a cui hanno partecipato i suoi amici e sodali, gente come Little Steven, Southside Johnny, Dave Davies, Lenny Kaye, Marshall Crenshaw, tutti come lui appassionati del pop e del rock della British Invasion, ma anche di quello dei grandi autori. Nel DNA di DiNizio e degli Smithereens c’ è sempre stato un grande amore proprio per il rock ed il pop classici, quello due chitarre-basso-batteria e pedalare: e non guastava avere in Pat una ottima voce e in Jim Babjak una eccellente chitarra solista, oltre all’uso di armonie vocali ispirate dai loro ascolti di gioventù ed anche dell’età matura.

Questo Covers quindi raduna in unico CD gran parte delle loro versioni di brani, celebri  e non, sparsi nel corso degli anni su singoli, EP, colonne sonore, tributi e qualche inedito, tutti rigorosamente eseguiti con grande amore per gli originali. Quindi non un disco nuovo, ma vista la scarsa reperibilità del materiale raccolto, molto gradito dai fans e spero anche dai novizi di questa band del New Jersey. Con Babjak e DiNizio ci sono il bassista Mike Mesaros e il batterista Dennis Diken, che firma anche le brevi note del libretto. Per il resto tanta buona musica, eseguita con amore, classe, sense of humor, rispetto e brillante musicalità, non necessariamente nell’ordine: The Game Of Love era di Wayne Fontana & The Mindbenders, un tipico esempio del british pop degli anni ’60, molto vicino allo spirito anche di Costello o dei Beach Boys, riff e ritornello divertenti ed accattivanti, mentre The Slider accosta il glam-rock di Marc Bolan e dei T-Rex, con chitarre e ritmica più ruvide, sempre con le melodie ben presenti, e Ruler Of My Heart, un grande successo per Irma Thomas (ma l’hanno fatta pure Otis Redding, Norah Jones, Mink DeVille, la Ronstadt) è un pop&soul di gran classe che ricorda molto lo stile e la vocalità di Elvis Costello, con cui DiNizio condivideva un timbro vocale simile e l’amore per le belle melodie.

Wooly Bully la conosciamo tutti, la classica canzone “stupida” che però non puoi fare a meno di amare, ma anche Let’s Talk About Us, tratta dal Tributo a Otis Blackwell è un brano R&R che hanno fatto Jerry Lee Lewis, i Rockpile, fino ad arrivare a Van Morrison, e la versione degli Smithereens è una delle più potenti, tante chitarre e ritmo. I brani sono 22, tutti belli, ne cito ancora alcuni a caso tra i migliori: una oscura Girls Don’t Tell dei Beach Boys, fatta in versione jingle-jangle, gli amatissimi Beatles (e dintorni) saccheggiati con una poderosa Yer Blues, uno degli inediti contenuti nel CD, One After 909 accelerata ad arte, I Want To Tell You di George Harrison, veramente splendida, degna di Tom Petty e It Don’t Come Easy di Ringo; ma anche Up In Heaven da Sandinista dei Clash o Downbound Train da One Step Up il tributo a Bruce Springsteen,  le meraviglie si sprecano. Per non dire di The World Keeps Going ‘Round  e Rosie Won’t You Please Come Home due perle poco note dei Kinks, o una gagliarda The Seeker degli Who, e ancora una deliziosa Something Stupid di Frank & Nany Sinatra, seguita da una esplosiva Lust For Life di Iggy Pop, che sembra suonata proprio dagli Who, fino ad arrivare alla conclusiva Shakin’ All Over, ancora power pop sopraffino da parte di una delle band americane più sottovalutate.

Bruno Conti

La Voce E La Grinta Sono Quelle Di Un Trentenne, Ma Pure Il Disco E’ Bello! Roger Daltrey – As Long As I Have You

roger daltrey as long as i have you

Roger Daltrey – As Long As I Have You – Republic/Universal CD

Roger Daltrey, storico frontman degli Who, è una delle figure più carismatiche della nostra musica, ed anche una delle ugole più potenti in circolazione. Il suo tallone d’Achille è però sempre stato il songwriting, ed è la ragione per la quale da solista non ha mai sfondato (come saprete tutti, negli Who le canzoni le scriveva Pete Townshend). Meno di dieci album in totale nella sua carriera senza il suo gruppo principale, la maggior parte dei quali concentrati negli anni settanta, anche se nessuno di essi si può definire indispensabile, ed in più anche qui Roger non toccava la penna, ma si faceva scrivere i brani da altra gente, con risultati non proprio simili a quando lo faceva Pete. Dopo anni di silenzio per quanto riguarda i dischi a suo nome, Roger aveva sorpreso non poco quando nel 2014 era uscito l’ottimo Going Back Home, un gran bel disco di energico rock’n’roll condiviso con Wilko Johnson, un lavoro nel quale i due ci davano dentro con la foga di una garage band (ed anche lì tutte le canzoni erano opera dell’ex chitarrista dei Dr. Feelgood, nessuna di Roger).

Quella sorta di bagno purificatore deve aver fatto bene al nostro, in quanto il suo nuovo album da solista, As Long As I Have You (il primo dal 1992) è senza dubbio il lavoro migliore della sua carriera, Who a parte ovviamente. Daltrey qui si avventura anche nella scrittura in un paio di pezzi, ma per nove undicesimi il disco si rivolge a classici più o meno noti in ambito rock, soul ed errebi, scelti però con molta cura, ed il riccioluto cantante inglese dimostra di avere ancora una voce della Madonna, ed una grinta che è difficile da trovare anche in musicisti con quaranta anni meno di lui. Merito della riuscita del disco va indubbiamente anche al produttore Dave Eringa, che è intervenuto con mano leggera per quanto riguarda gli arrangiamenti, ma dando comunque un suono potente ed asciutto ai vari brani; da non sottovalutare poi la scelta di chiamare proprio Pete Townshend in ben sette canzoni, dato che stiamo parlando di uno che conosce Roger come le sue tasche, anche se si è comunque scelto di non far sembrare il disco un clone di quelli degli Who. Infatti As Long As I Have You si divide tra brani rock potenti e sanguigni e ballate di sapore soul, che uno come Daltrey canta a meraviglia, grazie anche al supporto notevole delle McCrary Sisters in vari pezzi (tra gli altri musicisti degni di nota abbiamo Sean Genockey alla chitarra, che si alterna con Townshend alle parti ritmiche e soliste, Mick Talbot alle tastiere, John Hogg al basso e Jeremy Stacey alla batteria). La title track, un vecchio brano di Garnet Mimms, apre il disco in maniera decisa, un rock-boogie potente e dal ritmo acceso, con Roger che dimostra subito di avere ancora un’ugola notevole, mentre sullo sfondo basso e batteria pestano di brutto e le sorelle McCrary danno il tocco gospel.

How Far (di Stephen Stills, era nel primo Manassas) è più tranquilla, Townshend suona l’acustica (e lo stile si sente), ma nel refrain si aggiunge l’elettrica di Genockey e Daltrey canta con la solita verve; Where Is A Man To Go?, versione al maschile di una canzone portata al successo da Gail Davis prima e da Dusty Springfield poi, è una rock ballad decisamente energica, con un suono pieno e vigoroso guidato da piano e chitarra, ed un retrogusto soul, merito anche delle backing vocalist: molto bella, e poi Roger canta da Dio. Get On Out Of The Rain era invece un brano dei Parliament, ma Roger lo depura dalle sonorità funky e lo fa diventare un pezzo rock al solito potente e diretto come un macigno, con un raro assolo di Townshend (che è più un uomo da riff), e la canzone stessa così arrangiata è quella più vicina al sound degli Who; I’ve Got Your Love è splendida, forse la migliore del CD, una sontuosa ballata di Boz Scaggs che viene suonata in maniera sopraffina e cantata in modo formidabile, ancora con un caldo sapore soul, il consueto bel coro femminile ed un breve ma toccante assolo di Pete: grandissima canzone. Quasi sullo stesso livello anche Into My Arms, già stupenda nella versione originale di Nick Cave: Roger non la cambia molto, la esegue solo con piano e contrabbasso, cantandola con un’inedita voce bassa molto simile a quella del songwriter australiano, con un esito finale da pelle d’oca.

You Haven’t Done Nothing, di Stevie Wonder, viene rivoltata come un calzino e trasformata in un potentissimo rock-errebi con tanto di fiati, anche se le chitarre sono un filo troppo hard in questo contesto; con Out Of Sight, Out Of Mind (The Five Keys, Dinah Washington) restiamo in territori soul-rhythm’n’blues, ma la canzone è migliore della precedente, con un marcato sapore sixties ed un accompagnamento perfetto (e sentite come canta Roger), mentre Certified Rose, scritta proprio da Daltrey, è una calda e classica ballata pianistica ancora coi fiati in evidenza, fluida e ricca di feeling. The Love You Save (di Joe Tex) è un’altra splendida soul song in stile anni sessanta, meno potente e più raffinata di quelle che l’hanno preceduta, sul genere di Anderson East (che deve ancora mangiarne di bistecche per arrivare ai livelli di Roger); chiusura con Always Heading Home, ancora scritta dal nostro, altro toccante lento pianistico, cantato, ma sono stufo di dirlo, in maniera superlativa. Devo confessare che, visti i precedenti da solista di Roger Daltrey, inizialmente non avevo molta voglia di accaparrarmi questo As Long As I Have You, ma oggi sono contento di averlo fatto.

Marco Verdi

Con La “Sua” Band O Da Solo, E’ Sempre Grande Musica Dal Passato! The Who – Live At The Fillmore East 1968/Pete Townshend – Who Came First Expanded

who live at the fillmore east 1968

The Who – Live At The Fillmore East 1968 – Polydor/Universal 2CD

Pete Townshend – Who Came First: Expanded Edition – Eel Pie/Universal 2CD

Oggi vi parlo di due uscite recenti, entrambe decisamente interessanti ed aventi come comune denominatore la figura di Pete Townshend, in un caso come leader della sua storica band e nell’altro come solista. Che il mercato sia abbastanza saturo di album dal vivo degli Who è cosa nota, ed io stesso in questo blog mi sono occupato più di una volta di dischi registrati on stage dal famoso gruppo britannico, ma l’ultima uscita in ordine di tempo è un caso diverso, in quanto prende in esame per la prima volta in via ufficiale un concerto degli anni sessanta. I vari live del gruppo guidato da Townshend con Roger Daltrey, John Entwistle e Keith Moon (parlando del nucleo storico, il bassista e soprattutto il batterista ci hanno lasciato da tempo) sono infatti tratti da show dagli anni ottanta in poi, con le importanti eccezioni del leggendario Live At Leeds del 1970 e dello spettacolo all’isola di Wight dello stesso anno. Live At The Fillmore East 1968 invece si occupa di un concerto tenutosi nel famoso locale di proprietà di Bill Graham a New York nell’anno indicato nel titolo, con i nostri nella loro versione pre-Tommy, quindi molto più diretti e rock’n’roll che in seguito.

Il doppio CD è comunque estremamente riuscito, in quanto i nostri erano già una macchina da guerra, ed anzi questa registrazione li cattura nella loro veste più cruda e diretta, quasi fossero una sfrontata punk band ante-litteram: Townshend è un macinatore instancabile di riff, Daltrey non è ancora al massimo della sua potenza vocale (che raggiungerà da lì a breve) ma poco ci manca, e la sezione ritmica all’epoca era una delle più potenti insieme a quelle della Jimi Hendrix Experience e dei Cream. Un live esplosivo quindi, con una scaletta che presenta anche brani che difficilmente ritroveremo in dischi dal vivo futuri, il tutto inciso in maniera eccellente: qualche classico ovviamente c’è, come I Can’t Explain, la trascinante Happy Jack, la splendida I’m A Boy e Boris The Spider (quest’ultima di Entwistle). Ci sono diverse covers, tra cui ben tre di Eddie Cochran (l’apertura granitica di Summertime Blues, la meno nota My Way ed una breve e ficcante C’mon Everybody), la Fortune Teller di Allen Toussaint trasformata in un pezzo dal sapore quasi beat, e soprattutto una spettacolare Shakin’ All Over di Johnny Kidd & The Pirates.

Non manca qualche brano meno conosciuto, come la bella Tattoo, primo tentativo di Townshend di comporre una canzone rock nello stile di Tommy, o la poco nota Little Billy. Ma gli highlights del primo CD sono due notevoli versioni da undici minuti ciascuna della poderosa Relax (con Moon letteralmente scatenato, ma pure gli altri non scherzano) e soprattutto della strepitosa A Quick One, While He’s Away, vera e propria mini-suite rock che parte da una storiella di infedeltà coniugale per deliziarci con continui cambi di ritmo e melodia. Il piatto forte però è nel secondo dischetto, che è occupato interamente da una sola canzone, una incredibile My Generation di ben 33 minuti, un tour de force devastante che se fosse uscito all’epoca avrebbe fatto probabilmente passare questo disco alla storia, invece che limitarsi alla cronaca odierna.

pete townshend who came deluxe

Who Came First è invece il primo album da solista di Pete Townshend (e per il sottoscritto è anche il migliore), il cui titolo è una sorta di gioco di parole che coinvolge il nome della sua band principale, ma anche la prima parte del famoso detto “Chi è venuto prima? L’uovo o la gallina?” (ed infatti la copertina ritrae Pete in piedi su una moltitudine di uova). L’album uscì in origine nel 1972 (quindi gli anni non sono 45 come scritto sulla copertina di questa edizione deluxe, ma 46), in un periodo in cui Pete era decisamente ispirato e prolifico: l’influenza principale dell’album, non musicale ma a livello di testi, era certamente quella di Meher Baba, un guru indiano molto popolare all’epoca (era da poco scomparso, nel 1969), la cui figura fu di grande impatto per il nostro, e lo si capisce anche dal fatto che la sua immagine è un po’ dappertutto nelle foto sia dell’LP originale, sia nel booklet di questa ristampa (Baba O’Riley, per chi scrive la seconda più grande canzone rock di tutti i tempi dopo Stairway To Heaven, è il più celebre tra i brani dedicati al santone). Who Came First è composto da canzoni di provenienza varia: alcuni pezzi erano stati usati per due album registrati da Pete in forma privata come omaggio a Baba, altri sono riadattamenti dal famoso progetto abortito di Lifehouse (del quale aveva già utilizzato alcune cose per lo splendido Who’s Next dell’anno prima), due sono cover ed il resto brani scritti per l’occasione. Questo disco vede Pete suonare tutti gli strumenti in prima persona, tranne un paio di casi che vedremo, ed ancora oggi risulta un lavoro fresco, accattivante e con il tocco geniale tipico del suo autore, che è anche in possesso di una buona voce pur non potendo competere con Daltrey.

L’album parte con la splendida Pure And Easy, un pop-rock scintillante che avrebbe potuto anche diventare un classico per gli Who, seguita da una dylaniana (stile periodo acustico) Evoution, di e con Ronnie Lane e dalla solare Forever’s No Time At All (con l’aiuto di Billy Nicholls e Caleb Quaye), rock song diretta e gradevole con ottime parti di chitarra. Let’s See Action esiste anche nella versione degli Who, e rimane una bella canzone, la folkeggiante Time Is Passing è deliziosa, come anche la cover del classico country di Jim Reeves There’s A Heartache Following Me, una delle canzoni preferite da Baba. Chiudono l’album originale (che occupa il primo CD di questa ristampa) la bucolica Sheraton Gibson, la lenta e pianistica Content e la magnifica Parvardigar, ispirata alla Preghiera Universale di Baba. Questa nuova edizione, uscita in un elegante long box con liner notes scritte ex novo da Pete (che è sempre ironico e mai banale), presenta un interessante secondo CD con 17 pezzi, non tutti inediti in quanto alcuni erano già usciti sulla ristampa del 2006. Ci sono le versioni soliste di altri tre brani poi entrati nel repertorio degli Who, come The Seeker, Drowned e soprattutto una strabiliante Baba O’Riley solo strumentale di quasi dieci minuti. Ci sono poi canzoni accennate, demo, bozzetti ed idee varie, che hanno comunque l’imprimatur del nostro (His Hands, Sleeping Dog, Mary Jane, Meher Baba In Italy), o veri e propri brani fatti e finiti, alcuni dei quali molto belli e che avrebbero potuto essere anche sul disco originale, come I Always Say, The Love Man (splendida), la vibrante There’s A Fortune In Those Hills ed una strepitosa Evolution dal vivo al Ronnie Lane Memorial, full band ed in versione folk-rock, ancora meglio di quella pubblicata, che quasi vale da sola l’acquisto del box.

Due ottimi prodotti dunque, entrambi oserei dire imperdibili, soprattutto se di Who Came First non possedete la ristampa del 2006.

Marco Verdi

Uscite Prossime Venture 9. Who, Si Riaprono Gli Archivi -Live at The Fillmore East: Saturday April 6, 1968

who live at the fillmore east 1968

The Who – Live at The Fillmore East: Saturday April 6, 1968 – 2 CD UMC/Universal 20-04-2018

Da anni si parlava della possibilità che prima o poi uscissero dagli archivi degli Who alcune delle registrazioni effettuate nei primi anni della band, nel periodo antecedente a Tommy (pare esistano altri due concerti  del periodo registrati a livello professionale, che prima o poi potrebbero uscire): in questo caso siamo di fronte alle registrazioni dei concerti tenuti al Fillmore East di New York nei primi giorni di apertura del locale, il 5 e 6 aprile del 1968, esattamente 50 anni fa. Anzi si tratta della registrazione completa del concerto del 6 aprile 1968, rimasterizzato da Bob Pridden, che era l’ingegnere del suono del gruppo e che era presente all’epoca. Come è noto il concerto verrà presentato in doppio CD o triplo LP, e contiene nel secondo CD una versione monstre di My Generation di oltre 33 minuti e darà l’occasione di ascoltare Roger Daltrey, Pete Townshend, John Entwistle Keith Moon in uno dei periodi più fecondi della loro attività legata al rock più vero e primigenio. Nell’attesa ecco la tracklist completa del doppio CD

[CD1]
1. Summertime Blues
2. Fortune Teller
3. Tattoo
4. Little Billy
5. I Can’t Explain
6. Happy Jack
7. Relax

[CD2]
1. I’m A Boy
2. A Quick One
3. My Way
4. C’mon Everybody
5. Shakin’ All Over
6. Boris The Spider
7. My Generation

E da anni circolava una versione bootleg, incompleta, ma presa dall’acetato originale del concerto, che potete vedere qui sopra, in attesa di poter ascoltare la versione completa ufficiale che uscirà il 20 aprile.

Bruno Conti

Il Ritorno Di Una Delle Migliori Band “Alternative” Americane. Buffalo Tom – Quiet And Peace

buffalo tom quiet and peace

Buffalo Tom – Quiet And Peace – Schoolkids Records – Deluxe Edition

Il nome di Bill Janovitz presumo forse non dica molto ai “non addetti ai lavori”, ma se abbinato a quello dei Buffalo Tom, acquista tutto un altro significato. I Buffalo Tom infatti nascono sul finire degli anni ’80, quando tre ragazzi di Boston cominciano a suonare insieme (Bill Janovitz alla chitarra e voce, Tom Maginnis alla batteria, e Chris Colbourn al basso), ispirandosi al rock alternativo dell’epoca e in modo particolare a band come Husker Du, Pixies, e Dinosaur Jr. (forse quelli più vicini alle loro tematiche musicali). Uno degli incontri fondamentali è proprio con il leader dei Dinosaur Jr. J.Mascis, produttore dell’ omonimo album d’esordio Buffalo Tom (88), che unisce forte rumore e melodia in pieno stile Husker Du, stesse prerogative che si colgono nel seguente Birdbrain (90), mente in Let Me Come Over (forse il loro vertice artistico (92), le coordinate sonore iniziano ad ampliarsi verso una forma di “americana” più fruibile. Tali caratteristiche vengono espresse pienamente nel seguente e in parte interlocutorio Big Red Letter Day (93), mentre il seguente Sleepy Eyed (95) recupera l’energia dei lavori precedenti, per poi arrivare al “classic rock” di Smitten (98) che termina una prima fase di carriera.. Dopo una pausa di ben nove anni durante i quali Janovitz decide di intraprendere una propria carriera solista, i Buffalo Tom ritornano con materiale inedito in sala di registrazione con Three Easy Pieces (07, un onestissimo disco di “alternative-rock” americano, che viene bissato con il seguente Skin (11), che si può considerare un vero e proprio punto di ripartenza, confermato dopo un’altra pausa di sette anni con questo inaspettato nuovo lavoro Quiet And Peace, che arriva “casualmente” all’incirca nel 25° anniversario del mai dimenticato Let Me Come Over (come detto pietra miliare della loro discontinua carriera).

Il nuovo disco di Janovitz e soci è stato registrato presso i Woolly Mammoth Studios in quel di Waltham (Massachusets), studi di proprietà di David Minehan  (produttore  del disco ed ex leader dei Neighborhoods), con il mixaggio affidato a John Agnello (Kurt Vile, Sonic Youth, Hold Steady tra gli altri). Il lavoro, che ha avuto una lunga gestazione, visto che doveva uscire nel 2017, si apre con l’”alt-rock” classico di All Be Gone, un brano puramente in stile primi Buffalo Tom, con il suono familiare e palpipante della chitarre di Janovitz, a cui fanno seguito la deliziosa Overtime che sembra uscita dai solchi dei mai dimenticati Jayhawks, per poi passare alla chitarristica e vibrante Roman Cars, e alla bellissima Freckles dal ritmo incessante e impareggiabile. Si prosegue con il groove nevrotico di Catvmouse, per poi ritornare ai ritmi incalzanti, frenetici e coinvolgenti di Lonely Fast And Deep (con “riff” chitarristici alla J.Mascis dei Dinosaur Jr.), senza dimenticare di emozionare con due dolcissime ballata come See High The Hemlock Grows, cantata in duetto da Chris Colbourn e da Sarah Jessop, e una più elettrica In The Ice (la prima rimanda ai Counting Crows e la seconda ai Gin Blossoms).

Ci si avvia alla fine del viaggio con la galoppante e tambureggiante Least We Can Do, una intrigante Slow Down che dopo una apertura acustica, si sviluppa con un arrangiamento di chitarre noisy e voci da “rocker” selvaggi, e chiudere infine con una commovente interpretazione di una splendida cover di Simon & Garfunkel , la famosa The Only Living Boy In New York (dove appare la figlia di Janowitz alle armonie vocali). La Deluxe Edition comprende tre “bonus tracks” , la prima è una cover “arrapata” di un brano degli Who, The Seeker, seguita da una ballata acustica con tastiere e archi Saturday, cantata con trasporto da Colbourn, che si cimenta anche nella finale Little Sisters (Why So Tired), dove spicca un delizioso “riff” della chitarra di Janovitz.

Sulle scene da una trentina di anni, i Buffalo Tom sono una di quelle rare band capaci di catturarti fin dai primi ascolti e certamente nel tempo hanno sviluppato un suono che è un vero e proprio marchio di fabbrica (una sorta di “working class band”), e dopo sette anni sabbatici i “fans” del trio saranno sicuramente contenti per questo solido Quiet And Peace, che se non rappresenta un rinnovamento musicale è comunque il solito buon disco della band del Massachussets, ricco di canzoni di buona fattura, che ci assicurano una cinquantina di minuti assolutamente godibili e che non sfigurano con i tanti brani memorabili della loro discografia, pubblicata nei decenni precedenti, e per chi scrive i tre “graffiano” ancora il cuore.!

Tino Montanari

Toh, Un Live Degli Who…Però Questo E’ Formidabile E Per Una Causa Nobile! The Who – Tommy Live At The Royal Albert Hall

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The Who – Tommy Live At The Royal Albert Hall – Eagle Rock/Universal 2CD – 3LP – DVD – Blu-Ray 

A parte i Grateful Dead che da anni fanno corsa a sé, credo che gli Who siano tra le pochissime band più o meno in attività ad aver pubblicato più dischi dal vivo che in studio: non molto tempo fa mi sono occupato del loro concerto alla Isle Of Wight del 2004, uscito pochi mesi orsono http://discoclub.myblog.it/2017/06/18/non-mancano-i-dischi-dal-vivo-ne-degli-uni-ne-dellaltro-ma-questi-due-sono-bellissimi-the-who-live-at-the-isle-of-wight-2004-festivalpaul-simon-the-concert-in-hyde-park/ . Neppure l’idea di riproporre quello che all’unanimità è considerato il loro capolavoro, cioè l’opera rock Tommy, è una novità, e tra i molti album live della band troviamo in parecchie occasioni le riletture quasi complete di quello storico disco. Ho detto quasi perché in effetti delle 24 tracce totali, on stage il gruppo inglese ne ha suonate sempre qualcuna in meno, arrivando al massimo a riproporne 21. Quando ho visto che i nostri avrebbero fatto uscire (in diversi formati audio e video) una nuova versione di Tommy, registrata nell’Aprile di quest’anno alla Royal Albert Hall di Londra (comunque legata ad una causa nobile, nell’ambito del Teenage Cancer Trust, per la benemerita organizzazione che raccoglie fondi per gli adolescenti malati di tumore, della quale Daltrey è il testimonial da 17 anni, e il cui concerto era il 100° della serie), non mi sono entusiasmato più di tanto, nonostante sulla copertina venisse orgogliosamente rivendicato il fatto che il famoso album del 1969 era stato eseguito interamente per la prima volta.

Una volta inserito il primo dei due CD nel lettore, e dopo aver ascoltato pochi minuti, mi sono ricreduto sulla bontà dell’operazione, in quanto la band guidata da Roger Daltrey e Pete Townshend quella sera ha suonato in maniera strepitosa, come da tempo non la sentivo fare. Tommy è stato rifatto da cima a fondo con un’intensità ed una potenza formidabili, una cosa quasi incredibile visto l’età non proprio verdissima di chi stava sul palco: Daltrey ha ancora una voce della Madonna (e non ha mai un calo), Townshend macina riff come ai bei tempi, e la band di sostegno è ormai una macchina da guerra oliata alla perfezione, con una menzione particolare per il batterista Zak Starkey, figlio di Ringo ma nettamente meglio del padre ai tamburi, che per l’occasione è un fiume in piena, picchia come un fabbro ma con una tecnica incredibile, avvicinandosi di molto al fantasma di Keith Moon. Le canzoni, poi, le conosciamo tutti, sono dei capolavori assoluti, ed in quella serata di grazia ricevono un trattamento davvero sontuoso, che non fa quasi rimpiangere (la sto per sparare grossa, e comunque ho detto quasi) lo storico Live At Leeds. Come ulteriore ciliegina abbiamo il suono, davvero spettacolare, al punto che se chiudete gli occhi vi sembrerà di averli nel salotto di casa vostra. Tommy occupa per intero il primo CD, che parte ovviamente con la maestosa Overture, potente e rocciosa come raramente mi è capitato di sentire, e poi troviamo una Amazing Journey da favola, di una forza che le rock band odierne si sognano, fusa insieme ad una delle migliori Sparks di sempre (ma sentite Ringo Jr., un cataclisma), una versione al fulmicotone di Eyesight To The Blind, la relativamente poco nota Christmas, che si dimostra uno splendido concentrato di potenza e melodia, ed una fluida e perfetta Sensation.

Il gruppo è in palla anche nei brevissimi frammenti di raccordo tra i vari brani (It’s A Boy, Do You Think It’s Alright?, There’s A Doctor, Miracle Cure), così come nei pezzi che di solito venivano “tagliati” dalle precedenti versioni live: l’incalzante Cousin Kevin, il vibrante strumentale Underture (qui molto più breve che sul disco originale) e la bella Welcome, una rock ballad coi fiocchi. E naturalmente non mancano i pezzi più noti della rock opera, suonati come se non ci fosse un domani: The Acid Queen, Pinball Wizard, Go To The Mirror!, I’m Free ed il medley finale We’re Not Gonna Take It/See Me, Feel Me. Il secondo dischetto, solo sette canzoni, offre una ridotta selezione di classici che gli Who hanno suonato per concludere la serata, iniziando con due roboanti I Can’t Explain e I Can See For Miles, rock’n’roll all’ennesima potenza, inframmezzate da una fantastica rilettura di Join Together. Who Are You non mi ha mai fatto impazzire (era meglio fare Behind Blue Eyes), Quadrophenia è rappresentata a dovere da Love Reign O’er Me, mentre il gran finale è appannaggio dell’inarrivabile Baba O’Riley e da una potentissima Won’t Get Fooled Again, con la voce di Daltrey che tiene alla grande. Non voglio esagerare, ma questo per me è il disco live dell’anno, ed uno dei migliori in assoluto per gli Who.

Marco Verdi

Se Ne Sentiva La Mancanza. “Finalmente” Il 13 Ottobre Esce The Who Tommy Live At The Royal Albert Hall

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The Who – Tommy Live At The Royal Albert Hall – 2 CD – DVD – Blu-ray – 3 LP Eagle Rock/Eagle Vision/Universal 13-10-2017

Ormai il numero delle esibizioni di Tommy Live si perde nella notte dei tempi, si risale al lontano 1969 quando uscì la prima edizione discografica dell’album. Poi, nel corso dei decenni, da Woodstock al Live At Leeds, passando ancora per la versione orchestrale al Rainbow Theatre di Londra nel 1972, ed innumerevoli altre volte da allora, soprattutto nei tour del 1989 e 2002, molte anche pubblicate su LP, CD o DVD. L’ultima è questa, registrata nel mese di aprile alla Royal Albert Hall, nell’ambito del Teenage Cancer Trust, per la benemerita organizzazione che raccoglie fondi per gli adolescenti malati di tumore, e il cui concerto era il 100° della serie. Quindi la causa è nobile, in più Pete Townhsend ci dice che è la prima volta che Tommy viene eseguito completo dal vivo, in tutte le altre esibizioni era sempre stata tralasciata qualche traccia dell’opera rock. Come si dice, facciamo a fidarci, e diamo per buona la notizia: il concerto esce in vari formati e oltre a Townshend e Roger Daltrey (che è il curatore del progetto), sul palco troviamo Simon Townshend (chitarra e voce); Zak Starkey (batteria); Jon Button (basso); Frank Simes (tastiere); Loren Gold (tastiere); John Corey (tastiere), forse fin troppi tastieristi per i miei gusti. Oltre a tutto per una serata che avrebbe dovuto presentare una versione acustica della celebre storia del bimbo cieco mago del flipper, ma poi per problemi di tempo nell’adattamento alla nuova versione si è preferito andare per il classico, anche con il rischio di ulteriori danni all’udito di Townshend, minato dal tinnito, soprattutto in quella location, la Royal Albert Hall, dove il volume dell’audio si amplifica a volumi quasi intollerabili per il chitarrista degli Who.

Tra le chicche delle serata un maxischermo dove venivano proiettati disegni animati per illustrare le fasi della storia e una speciale coreografia di luci. Nella seconda parte del concerto sono stati eseguiti anche altri sette brani tra i più celebri della band. E negli extra delle edizioni in video, oltre al backstage del concerto, ci sono anche due speciali videoclip a cartoni animati con le musiche di The Acid Queen e Pinball Wizard. Comunque ecco la tracklist completa.

1. Overture
2. It’s A Boy
3. 1921
4. Medley: Amazing Journey / Overture
5. Sparks
6. Eyesight To The Blind (The Hawker)
7. Christmas
8. Cousin Kevin
9. The Acid Queen
10. Do You Think It’s Alright?
11. Fiddle About
12. Pinball Wizard
13. There’s A Doctor
14. Go To The Mirror
15. Tommy Can You Hear Me?
16. Smash The Mirror
17. Underture
18. I’m Free
19. Miracle Cure
20. Sensation
21. Sally Simpson
22. Welcome
23. Tommy’s Holiday Camp
24. We’re Not Gonna Take It
25. I Can’t Explain
26. Join Together
27. I Can See For Miles
28. Who Are You
29. Love, Reign O’er Me
30. Baba O’Riley
31. Won’t Get Fooled Again

DVD/Blu-ray Bonus Features
– Behind The Scenes
– The Acid Queen
– Pinball Wizard

Esce il 13 ottobre p.v.

Bruno Conti

Se Ve Li Eravate Persi: Ristampe Pete Townshend, Scoop, Scoop 2 e Another Scoop. A Ottobre Esce Anche Il Cofanetto Degli Who – Maximum As And Bs: The Complete Singles

pete townshend scoop pete townshend another scoop pete townshend scoop 3

Pete Townshend – Scoop – 2 CD o 2 LP Pink Vinyl – Universal

Pete Townshend – Another Scoop – 2 CD o 2 LP Yellow Vinyl – Universal

Pete Townshend – Scoop 3 – 2 CD o 3 LP Light Blue Vinyl – Universal

A quasi un anno di distanza dalla precedente uscita http://discoclub.myblog.it/2016/09/25/novita-prossime-venture-autunno-2016-appendice-ristampe-pete-townshend-cofanetto-my-generation-degli-who/ , riprende la pubblicazione degli album solisti di Pete Townshend: questa volta tocca ai tre titoli della serie Scoop, ovvero gli album che raccolgono materiale estratto dagli archivi del chitarrista degli Who, usciti in origine, rispettivamente, nel 1983, 1987 e 2001, e poi ristampati negli anni 2000 come tre doppi CD. Ora la Universal, che ha acquisito i diritti del catalogo sia degli Who che di Townshend, li pubblica di nuovo, a prezzo economico, due al prezzo di uno, nonché in versioni limitate in vinile, colorate e molto più costose (il doppio dei CD in pratica, ma i collezionisti spendono). Si tratta di dischi che raccolgono molti demos dei brani degli Who suonati da Townshend, oltre a versioni alternative, e parecchie inedite registrate dal buon vecchio Pete. Se non li avete e non li conoscete sono comunque interessanti, per quanto indubbiamente indirizzati soprattutto ai fans, non indispensabili quindi, ma in ogni caso spesso più belli di molte versioni uscite sugli album della band, però ad un prezzo economico magari si può fare lo sforzo, e vi assicuro che ne vale la pena. Ecco la lista completa dei contenuti dei 3 CD (gli LP hanno gli stessi brani).

Scoop (2 CDs)

Disc 1
So Sad About Us/Brrr
Squeeze Box
Zelda
Politician
Dirty Water
Circles
Piano: Tipperary
Unused Piano: Quadrophenia
Melancholia
Bargain
Popular
Behind Blue Eyes
Things Have Changed

Disc 2
The Magic Bus
Cache Cache
Cookin’
You’re So Clever
Body Language
Initial Machine Experiments
Mary
Recorders
Goin’ Fishin’
To Barney Kessell
You Came Back
Love Reign O’er Me

Another Scoop (2-CDs)

Disc One
You Better You Bet
Girl In A Suitcase
Brooklyn Kids
Pinball Wizard
Football Fugue
Happy Jack
Substitute
Long Live Rock
Call Me Lightning
Holly Like Ivy
Begin The Beguine
Vicious Interlude
La La La Lies
Cat Snatch

Disc Two
Prelude #556
Baraque Ippanese
Praying The Game
Driftin’ Blues
Christmas
Pictures Of Lily
Don’t Let Go Of The Coat
The Kids Are Alright
Prelude, The Right to Write
Never Ask Me
Ask Yourself
The Ferryman
The Shout

Scoop 3 (2 CDs)

Disc One
Can You See The Real Me
Dirty Water
Commonwealth Boys
Theme 015
Marty Robbins
I Like It The Way It Is
Theme 016
No Way Out (However much I booze)
Collings
Parvardigar (German version)
Sea & Sand
971104 Arpeggio Piano
Theme 017
I Am Afraid
Maxims For Lunch
Wistful
Eminence Front

Disc Two
Prelude 970519
Iron Man Recitative
Tough Boys
Did You Steal My Money?
Can You Really Dance?
Variations On Dirty Jobs
All lovers are deranged (Pete’s version)
Elephants
Wired To The Moon (part 2)
How Can You Do It Alone?
Poem Disturbed
Squirm Squirm
Outlive The Dinosaur
Teresa
Man And Machines
It’s In Ya
Lonely Words

Il tutto è previsto in uscita il 18 agosto nel Regno Unito e il 1° di settembre nel resto del mondo (Italia inclusa).

who maximum singles

Lo scorso anno erano usciti quattro costosissimi cofanetti che raccoglievano tutti i singoli degli Who in versione vinile (proprio i 45 giri dell’epoca, con qualche rarità): al 27 ottobre sempre la Universal pubblicherà questo Box da 5 CD, Maximum As And Bs: The Complete Singles, che avrà lo stesso contenuto dei quattro manufatti in vinile, con in ordine cronologico tutti i singoli, compreso il primo, ancora a nome High Numbers Zoot Suit’ b/w ‘I’m The Face, corredato da un libretto di 48 pagine, come vedete qui sopra, che ripercorrerà brano per brano la storia della loro discografia a 45 giri.

Il prezzo, molto indicativamente (visto che mancano ancora un paio di mesi all’uscita) dovrebbe essere abbastanza contenuto, tra i 50 e i 60 euro. Al solito ecco la tracklist completa dei contenuti:

 [CD1]
1. Zoot Suit
2. I’m the Face
3. I Can’t Explain
4. Bald Headed Woman
5. Anyway, Anyhow, Anywhere
6. Daddy Rolling Stone
7. My Generation
8. Shout and Shimmy
9. Circles (AKA ‘Instant Party’)
10. Instant Party Mixture
11. A Legal Matter
12. The Kids Are Aright
13. The Ox
14. La-La-La-Lies
15. The Good’s Gone

[CD2]
1. Substitute
2. Circles
3. Waltz For A Pig
4. I’m A Boy
5. In The City
6. Disguises
7. Batman
8. Bucket T
9. Barbara Ann
10. Happy Jack
11. I’ve Been Away
12. Pictures Of Lily
13. Doctor, Doctor
14. The Last Time
15. Under My Thumb
16. I Can See For Miles
17. Someone’s Coming
18. Dogs
19. Call Me Lightning
20. Magic Bus
21. Dr Jekyll & Mr. Hyde

[CD3]
1. Pinball Wizard
2. Dogs Part Two
3. The Seeker
4. Here For More
5. Summertime Blues
6. Heaven And Hell
7. See Me Feel Me / Listening To You
8. Overture From Tommy
9. Christmas
10. I’m Free
11. Won’t Get Fooled Again
12. Don’t Know Myself
13. Let’s See Action
14. When I Was A Boy
15. Join Together
16. Baby Don’t You Do It
17. Relay
18. Wasp Man

[CD4]
1. 5:15
2. Water
3. Listening To You / See Me Feel Me (Soundtrack Version)
4. Overture (Soundtrack Version)
5. Squeeze Box
6. Success Story
7. Who Are You
8. Had Enough
9. Long Live Rock
10. My Wife (Live)
11. 5:15 (Soundtrack Version)
12. I’m One (Soundtrack Version)
13. You Better You Bet
14. The Quiet One
15. Don’t Let Go The Coat
16. You

[CD5]
1. Athena
2. A Man Is A Man
3. Eminence Front
4. It’s Your Turn
5. Twist And Shout (Live)
6. I Can’t Explain (Live)
7. Bony Maronie (Live)
8. Join Together (Live)
9. I Can See For Miles (Live)
10. Behind Blue Eyes (Live)
11. Real Good Looking Boy
12. Old Red Wine
13. Wire & Glass EP – Side A (5 x tracks)
14. Wire & Glass EP – Side B – Mirror Door
15. Be Lucky
16. I Can’t Explain (2014 Stereo remix)

Ci viene detto che parecchie versioni dei brani contenuti nel box appaiono in CD per la prima volta, e noi ci crediamo.

Bruno Conti

 

Per Rimanere In Famiglia: Musica Fatta Con Amore E Passione! Bruce Robison – Bruce Robison & The Back Porch Band

bruce robison and the bach porch band

Bruce Robison – Bruce Robison & The Back Porch Band – Motel Time CD

 Ritorna a pubblicare un disco da solista il texano Bruce Robison, fratello del più famoso Charlie (*NDB. E come da titolo del post c’è pure la sorella Robyn Ludwick di cui avete letto nel Blog recentemente http://discoclub.myblog.it/2017/07/24/torna-una-delle-regine-della-moderna-texas-music-robyn-ludwick-this-tall-to-ride/ ), a ben otto anni dal suo precedente lavoro, His Greatest (che a dispetto del titolo non era un’antologia, ma una serie di brani scritti da Bruce per altri artisti e da lui interpretati per la prima volta), anche se nel mezzo abbiamo avuto due album incisi in coppia con la moglie Kelly Willis. E per il suo ritorno Bruce decide di tornare indietro nel tempo, cioè a quando si registrava in analogico e non in digitale, a volte perfino in presa diretta: Bruce Robison & The Back Porch Band è quindi un lavoro fatto con passione, un atto d’amore verso la musica country più pura e suonata al 90% con strumenti acustici. La copertina potrebbe far pensare ad un trio, ma in realtà il gruppo è più esteso, e comprende, oltre a Robison alla chitarra, Macy Muse alla steel, il bravissimo Chip Dolan al piano, Brian Beken al violino e Conrad Choucroun alla batteria, oltre ad alcuni ospiti tra cui Andrew Pressman al basso, Geoff Queen alle chitarre ed ovviamente la moglie Kelly alle armonie vocali. Un piccolo disco, nove canzoni per 33 minuti di musica, che non contribuirà di certo a rilanciare la carriera del nostro in termini commerciali, ma di certo saprà accontentare i suoi estimatori ed i seguaci della country music più pura. Come abbiamo visto dalla formazione, il gruppo è una “back porch band” per modo di dire, in quanto la sezione ritmica è ben presente e c’è una certa ricchezza strumentale, ma l’approccio è quasi del tutto acustico, intimo ed incontaminato; e poi Bruce è uno che le canzoni le sa scrivere, e dulcis in fundo abbiamo anche qualche cover scelta con cura (e almeno in un caso sorprendente).

L’apertura spetta a Rock And Roll Honky Tonk Ramblin’ Man, un delizioso country’n’roll suonato unplugged, dal ritmo sostenuto ed ottimi interventi di dobro e violino, un inizio coinvolgente. Long Time Comin’ è una tenue folk ballad scritta a quattro mani con Micky Braun (Micky And The Motorcars), dalla bella melodia e pochi strumenti ad accarezzare la voce del nostro; Paid My Dues, scritta ancora da Braun questa volta con Jason Eady, è un godibilissimo honky-tonk alla Jerry Jeff Walker, cantato in duetto con Jack Ingram, puro country just for fun (ottimo il pianoforte), mentre Lake Of Fire è una limpida slow tune dal mood malinconico e con il solito languido violino in evidenza. Squeezebox è proprio il brano degli Who, un pezzo che Bruce ha definito “una bella country song suonata da un gruppo di ragazzi inglesi”, ed in effetti a sentirla rifatta con questo scintillante arrangiamento molto Texas country sembra strano che abbia un passato rock’n’roll: splendida versione, di sicuro l’highlight dell’intero album; The Years, di Damon Bramblett, è un altro brano lento ed intenso, come anche Long Shore, sorta di dolcissima ninna nanna cantata a due voci con la Willis, delicata e toccante. Il CD si chiude con la bucolica Sweet Dreams (non è il classico di Don Gibson, ma un originale di Bruce), cristallino e terso honky-tonk, e con la cover di Still Doin’ Time (In A Honky Tonk Prison), un vecchio pezzo di George Jones, ballata classica suonata in maniera rigorosa. Buona musica fatta per il piacere di farla: questo è Bruce Robison & The Back Porch Band.

Marco Verdi