Cinque Arzilli “Vecchietti” Che (Fortunatamente) Non Vogliono Mollare! Fairport Convention – Shuffle And Go

fairport convention shuffle and go

Fairport Convention – Shuffle And Go – Matty Groves CD

*NDM: recensione in anteprima assoluta di un album che uscirà alla fine di Febbraio nel circuito normale, ma già disponibile se lo ordinate direttamente sul sito della band)

Tornano i Fairport Convention a tre anni dall’ottimo 50:50@50, che celebrava appunto il loro mezzo secolo di carriera https://discoclub.myblog.it/2017/01/30/il-mezzo-secolo-di-una-band-leggendaria-fairport-convention-505050/ , e a due dallo splendido live What We Did On Our Saturday https://discoclub.myblog.it/2018/07/15/i-migliori-dischi-dellanno-2-fairport-convention-what-we-did-on-our-saturday/  , con il nuovissimo Shuffle And Go, album di studio numero ventinove e quinto di fila ad uscire nel mese di Gennaio (probabile strategia volta a non venir “risucchiati” nel marasma di pubblicazioni natalizie). Del leggendario gruppo che esordì nel 1967 da anni, come saprete, è rimasto solo Simon Nicol, che fu il responsabile principale della reunion avvenuta nel 1985 dopo la separazione del 1979, insieme all’altro membro di lungo corso Dave Pegg.

simon nicol

L’attuale formazione dei Fairport è anche la più longeva di sempre, con il violinista, mandolinista e cantante Chris Leslie (nel gruppo dal 1996), l’altro fiddler Ric Sanders (dal 1985) e dal batterista ex Jethro Tull e Cat Stevens band Gerry Conway (in sella dal 1998), ed è ormai affiatatissima grazie anche ai lunghi tour intrapresi ogni anno. Dall’inizio della loro “seconda carriera” i nostri hanno pubblicato una lunga serie di dischi estremamente piacevoli e ben fatti, alcuni più riusciti di altri, senza scendere mai sotto il livello di guardia (come fecero invece nei tre album finali degli anni settanta prima dello scioglimento) ma anche senza pubblicare capolavori: d’altronde, pur essendo Leslie un valido songwriter e Nicol un ottimo mestierante, non è esattamente facile sopperire all’assenza di gente del calibro di Richard Thompson, Sandy Denny, Ashley Hutchings e Dave Swarbrick. Shuffle And Go è però un lavoro molto bello, che già dal primo ascolto riesce a piacere ed a coinvolgere in più di un brano, e che mi sento di mettere tra i lavori più riusciti tra quelli pubblicati dal 1985 ad oggi, al pari di Red & Gold, Jewel In The Crown, Who Knows Where The Time Goes?, XXXV, Over The Next Hill ed il già citato 50:50@50. Nei tredici pezzi presenti all’interno del disco troviamo la consueta miscela di folk elettrificato, rock e ballate, ma con una scelta di canzoni di ottima qualità suonate in maniera ispirata e coinvolgente, cosa affatto scontata in un gruppo i cui membri hanno tra i 64 ed i 73 anni d’età.

dave pegg

Nicol e Leslie si dividono equamente le parti cantate, cinque canzoni a testa, ma mentre Simon si rivolge a songwriters esterni Chris affronta esclusivamente materiale scritto da sé stesso, a partire dall’iniziale Don’t Reveal My Name, una folk ballad moderna ma con radici nel passato, un background elettrico ed una melodia evocativa ed intrigante, addirittura con elementi blues al suo interno. Gli altri brani che vedono protagonista il lungocrinito Chris sono la bellissima Good Time For A Fiddle And Bow/The Christmas Eve Reel, una folk song immediata ed orecchiabile nella miglior tradizione dei nostri con i due violini di Leslie e Sanders a dominare la scena, la trascinante title track, tra folk, rock’n’roll ed un pizzico di cajun, la mossa e diretta The Year Of Fifty-Nine, ancora con un motivo di prima qualità (e Chris ha davvero una bella voce), e la malinconica Moondust And Solitude, che racconta la leggendaria missione Apollo 11 dal punto di vista di Michael Collins, ovvero l’unico dei tre dell’equipaggio a non aver camminato sul suolo lunare. Dal canto suo, Nicol esordisce con Cider Rain, limpido folk-rock elettroacustico di James Wood con bellissimi intrecci tra chitarre, mandolino ed arpa celtica, a cui fanno seguito due brani scritti da Rob Beattie, la squisita ballata A Thousand Bars, dal motivo toccante e con un refrain corale splendido (e sempre con il violino di Sanders ben dentro alla canzone) e la delicata ed intensa Moses Waits, altro slow particolarmente adatto alla voce profonda del nostro, che termina con un accenno di musica africana.

chris leslie

Simon si congeda con The Byfield Steeplechase, gioioso folk-rock dal sapore decisamente tradizionale (ma scritto dall’amico PJ Wright), e con una breve ma scintillante ripresa di Jolly Springtime di James Taylor (tratta dall’ultimo album di studio del cantautore di Boston, Before This World), in cui Nicol divide le lead vocals con Leslie e Pegg. Proprio Dave è il protagonista in prima persona, voce compresa, di Linseed Memories, un orecchiabile e delizioso pezzo (ancora scritto da Wood) di stampo hawaiano in cui tutti i membri del gruppo tranne Conway suonano l’ukulele. Dulcis in fundo, non c’è disco dei Fairport che non abbia all’interno dei brani strumentali, e qui ne troviamo due, entrambi scritti da Sanders: la ritmata e travolgente Steampunkery, una giga più rock che folk che fa muovere testa e piedino (con ottime prestazioni di Ric e Chris rispettivamente al violino e mandolino) e la languida e nostalgica Precious Time. E’ sempre bello iniziare l’anno con un disco nuovo dei Fairport Convention, e Shuffle And Go si può tranquillamente mettere tra i loro lavori più riusciti almeno per quanto riguarda gli ultimi 35 anni.

Marco Verdi

*NDB Essendo molto in anticipo sull’uscita ufficiale dell’album non ci sono ancora filmati musicali in rete, per cui vi dovete accontentare di alcune foto dei componenti della band prese dal loro sito. Eventualmente se e quando verranno caricati dei filmati integrerò questo Post. Quindi per ora fidatevi di quanto scritto, è tutto vero.

Il Recupero Di Un “Raro” Ma Bellissimo Disco Dal Vivo Dal Passato. Richard Thompson – Across A Crowded Room Live At Barrymore’s 1985

richard thompson across a crowded room live

Richard Thompson – Across A Crowded Room Live At Barrymore’s 1985 – 2 CD Real Gone Music

Chi frequenta questo sito abitualmente sa della predilezione del sottoscritto (ma anche di Marco Verdi, l’altro collaboratore abituale del Blog) per Richard Thompson, che personalmente considero uno dei dieci musicisti più influenti nella storia del rock, e non solo tra quelli viventi, per cui vi risparmio sviolinate sulla sua bravura e neppure vi indico link relativi a sue opere precedenti, visto che all’interno dell’archivio ne trovate moltissime, al limite usate la funzione ricerca e scrivete Richard Thompson e trovate tutti gli articoli che gli sono stati dedicati nei dieci anni di vita di questo Blog (arrivano all’inizio di novembre, e ci avviciniamo anche ai 4000 Post pubblicati). Fatta un po’ di auto promozione veniamo a questo Across A Crowded Room Live At Barrymore’s 1985. Perché “raro” come dice il titolo? Perché incredibilmente questo splendido concerto, registrato quasi 35 anni fa, ai tempi uscì solo in formato VHS e Beta, oppure in Laserdisc, tutti formati obsoleti e non più in commercio da molto tempo, e prima d’ora non era mai stato pubblicato in versione CD audio (magari si poteva fare anche un bel DVD o Blu-ray, ma forse sarebbe stato troppo). Si tratta della registrazione di un concerto completo tenuto in un locale di Ottawa, in Canada, il 10 aprile 1985, e rispetto alla versione da 18 pezzi più completa del laserdisc, sono stati aggiunti ulteriori due brani non pubblicati all’epoca per rendere integrale l’esibizione. In quell’anno, proprio ad aprile, Richard Thompson aveva pubblicato un nuovo album Across A Crowded Room, al solito eccellente, benché non tra i suoi migliori in assoluto, registrato con l’aiuto dei Fairport Convention, all’epoca non attivi, Simon Nicol Dave Mattacks, mentre al basso c’era Bruce Lynch, più qualche ospite tra cui spiccavano Clive Gregson Christine Collister.

Proprio con questi due (di cui vi consiglio caldamente di cercare qualcuno dei bellissimi album registrati in coppia negli anni successivi, oppure il best uscito in CD nel 2007) e con l’aggiunta di Gerry Conway alla batteria e Rory McFarlane al basso, formarono una delle migliori, secondo molti la migliore, band in assoluto che ha accompagnato Thompson nel corso delle sue tournée: anche il repertorio è notevole e lo vediamo tra un attimo. Il suono, che era già eccellente, è stato ulteriormente migliorato dalla produzione di Bill Levenson (all’opera lo scorso anno sempre per la Real Gone sul doppio CD di Roy Buchanan Live At Town Hall) uno dei massimi specialisti mondiali nell’arte della ristampa, a cui dobbiamo le ripubblicazioni di molti capolavori di Allman Brothers, Cream, Eric Clapton, eccetera, restaurati a regola d’arte: anche se, per onestà, qualcuno dissente dicendo che il suono risulta a tratti cavernoso, in quanto la band, di soli 4 elementi più Richard, era dislocata su un palco enorme, ma a me non pare, forse a tratti nell’uso delle voci, per resto il suono mi pare limpido ed impetuoso, come certifica immediatamente la vorticosa Fire In The Engine Room, uno dei brani estratti dall’album di studio dell’epoca con la chitarra di Thompson che inizia subito a sventagliare note nel suo stile unico ed inimitabile. Anche She Twists The Knife Again, nuovamente dallo stesso album, e con il testo ancora incentrato sulla recente e dolorosa separazione dalla moglie Linda, è un ottimo esempio dello stile più rock e variegato del musicista inglese, con la chitarra sempre in evidenza. Shoot Out The Lights è proprio uno dei capolavori del sodalizio artistico di Richard & Linda Thompson, uno dei brani tratti dal disco del 1982, e tra quelli in cui si inizia ad apprezzare brevemente la bellissima voce della Collister, che fa le veci al controcanto di Linda, mentre la solista è acida e cattiva. Dal nuovo album arriva anche You Don’t Say, un brano cantato a due/tre voci che ricorda vagamente il suono dei Police più raffinati dell’epoca, ma sempre con la chitarra arpeggiata splendidamente in azione.

Warm Love Gold, uno dei due brani aggiunti, è lo spazio solista dedicato a Christine Collister, una canzone scritta da Peter Filleul dove si apprezza la voce profonda, espressiva e risonante di questa purtroppo sottovalutata grande interprete della musica inglese, mentre Thompson lavora di fino tra toni e timbriche inusuali con la sua solista in questo brano che supera gli otto minuti. Pure Wall Of Death arriva da Shoot Out The Lights, un brano gioioso nonostante il titolo, con le chitarre tintinnanti che molti indicano tra le influenze di gruppi dell’epoca come i R.E.M, bellissima versione; How I Wanted To, viene da Hand Of Kindness, il primo disco solista del 1983, una ballata lenta e malinconica di grande fascino, con le armonie vocali di Gregson e Collister che la abbelliscono, e un assolo, manco a dirlo, delizioso di Richard, mentre Little Blue Number viene sempre dal disco appena pubblicato, uno dei pezzi più rock e tirati del concerto, con la band nuovamente in grande spolvero, e ancora da quell’album uno dei brani più belli e dolenti, l’amara ma splendida When The Spell Is Broken, con un arrangiamento intricato e complesso che ne evidenzia il fascino, e un altro breve assolo da urlo. Altro brano dal disco del 1982 è la tetra e pessimistica Did She Jump Or Was She Pushed, canzone comunque affascinante grazie alle sua atmosfere sospese, alle armonie vocali sopraffine e con un finale in crescendo, e in conclusione del primo CD troviamo The Wrong Heartbeat, un brano rock mosso tratto da Hand Of Kindness, a cui fa seguito l’introduzione della band.

Il secondo CD si apre con Summer Rain, la canzone solista di Clive Gregson (che ricordiamo anche come leader degli Any Trouble), una ballata dalla bella melodia, sottolineata dal finissimo lavoro della chitarra di Thompson, che poi si riprende la scena con una superba versione di For Shame Of Doing Wrong, un’altra canzone estratta dal suo sodalizio con la moglie Linda e sempre da quel passato glorioso arriva una sontuosa I Want To See The Bright Lights Tonight, entrambe graziate dall’eccellente lavoro dei contrappunti vocali della coppia Collister e Gregson che stimolano Richard a dare il meglio di sé, anche con una serie di assoli superbi, soprattutto quello in Shame Of Doing Wrong.da ascoltare per credere, difficile fare meglio. Nearly In Love sarebbe uscita solo l’anno dopo su Daring Adventures, ma è già una bella canzone perfettamente formata, con Love Is A Faithless Country, altro brano incentrato sulla sua difficile separazione con Linda, in una versione avvincente e superba, quasi rabbiosa nel tempestoso lavoro della chitarra solista (a questo punto mi sa che devo rivalutare il disco di studio, non me lo ricordavo così bello, dovrò risentirlo meglio, visto che anche questa canzone viene dall’album del 1985). Come pure la incalzante I Am Doing To Drag My Feet No More, ancora spettacolare, ma forse dipende dalla qualità complessiva esibita in questo concerto, che si sublima ulteriormente in una versione travolgente di Tear Stained Letter, con una lunghissima parte strumentale ai limiti del paranormale con Thompson che fa veramente il bello e il cattivo tempo alla solista. I due bis finali sono Withered And Died, altra ballata epocale del 1974, eseguita solo per voce e chitarra elettrica, e il quasi R&R puro di una potentissima cover di Skull And Bones che trasuda una ferocia sonora fantastica e che chiude in gloria un concerto eccezionale. Non aggiungo altro.

Bruno Conti