Il “Governatore” Dell’Isola Di Wight. Ashley Hutchings/Dylancentric – Official Bootleg

Ashley Hutchings Dylancentric

Dylancentric – Official Bootleg – Talking Elephant CD

Ashley Hutchings, una delle figure centrali del folk-rock inglese (e per questo soprannominato “The Guv’nor”, il Governatore), ha avuto una carriera piuttosto attiva tra band formate e poi lasciate, partecipazioni a dischi altrui e produzioni varie. Conosciuto principalmente per essere stato uno dei membri fondatori dei Fairport Convention, Hutchings ha poi formato altre band di una certa importanza come Steeleye Span e Albion Band (che è stato il gruppo nel quale ha prestato servizio più a lungo) e più di recente i Rainbow Chasers, ma è stato coinvolto in una miriade di altri progetti estemporanei (come il supergruppo The Bunch o il collettivo musicale Morris On), anche se curiosamente non ha mai pubblicato un vero e proprio disco da solista. Ashley tra le altre cose è sempre stato un grande fan di Bob Dylan, e lo scorso anno ha avuto l’idea di celebrare il cinquantesimo anniversario della partecipazione del cantautore americano all’Isle of Wight Festival proprio all’interno della medesima manifestazione che si è tenuta ad agosto nell’isola al largo della Manica, e per l’occasione ha formato un nuovo gruppo il cui nome non lascia spazio ad equivoci: Dylancentric.

Official Bootleg è il risultato di quel concerto, un sorprendente dischetto in cui Hutchings si fa accompagnare da musicisti amici anche di una certa notorietà (Ken Nicol, a lungo con lui nella Albion Band, Guy Fletcher, collaboratore storico di Mark Knopfler, Ruth Angell, componente dei Rainbow Chasers, il cantautore Blair Dunlop ed il sessionman e compositore di colonne sonore Jacob Stoney) ed offre una rivisitazione in puro stile folk-rock di alcune pagine del songbook dylaniano con arrangiamenti freschi e vitali ed una performance piena di feeling, privilegiando al 90% il repertorio degli anni sessanta. Un po’ come facevano gli ormai sciolti Dylan Project (sorta di spin-off dei Fairport con in più Steve Gibbons e PJ Wright), che però erano più sul versante rock-blues. Che non ci troviamo di fronte ad un gruppo di pensionati si capisce subito con l’iniziale Maggie’s Farm, proposta in una versione decisamente rock e per niente folk (a parte il violino alla fine), cantata con grinta da Hutchings e con un’ottima copertura da parte del sestetto, con menzione particolare per il piano di Stoney e la slide di Nicol: una rivisitazione nello stesso spirito dell’originale.

Deliziosa Girl From The North Country, riproposta in una veste di chiaro stampo folk per voce (Dunlop, ma in totale nel disco sono in quattro che cantano), chitarra acustica, mandolino e violino: toccante è dir poco; Wings non c’entra con Dylan essendo un classico della Albion Band, un folk-rock molto evocativo e coinvolgente contraddistinto da una performance energica ed un arrangiamento elettroacustico. Masters Of War è riletta in maniera essenziale (voce, chitarra acustica e violino, con un accenno di chitarra elettrica nel finale), e la cover mantiene il suo tono drammatico anche dovuto al fatto che, purtroppo, il testo è attuale oggi come lo era nel 1963. One Of Us Must Know (Sooner Or Later) è una scelta non scontata, e la cover è rilassata e fluida ma nello stesso tempo suonata con vigore e cantata da Dunlop con voce espressiva, un brano di grande qualità che ci mostra (ma ce n’era bisogno?) la bravura di Dylan anche come tessitore di melodie splendide.

Mr. Tambourine Man non è rock come l’avevano fatta i Byrds ma pura e cristallina, una voce (la Angell), un paio di chitarre ed un mandolino a ricamare sullo sfondo, versione intima ed emozionante con tanto di ritornello corale, mentre anche la countryeggiante (in origine) I’ll Be Your Baby Tonight subisce il trattamento folk di Hutchings e compagni e diventa una squisita ballata dall’atmosfera conviviale, con assoli da parte di ogni componente del gruppo. Ed ecco l’eccezione, cioè l’unico pezzo non dei sixties: Not Dark Yet è una delle migliori canzoni mai scritte sull’età che avanza, e questa rilettura lenta e malinconica (con uno splendido assolo chitarristico) è di grande effetto; una limpida e folkeggiante rilettura di Lay Down Your Weary Tune, già incisa in passato da Ashley coi Fairport, chiude un dischetto bello e piacevole quanto inatteso. File under: pure folk-rock.

Marco Verdi

Cinque Arzilli “Vecchietti” Che (Fortunatamente) Non Vogliono Mollare! Fairport Convention – Shuffle And Go

fairport convention shuffle and go

Fairport Convention – Shuffle And Go – Matty Groves CD

*NDM: recensione in anteprima assoluta di un album che uscirà alla fine di Febbraio nel circuito normale, ma già disponibile se lo ordinate direttamente sul sito della band)

Tornano i Fairport Convention a tre anni dall’ottimo 50:50@50, che celebrava appunto il loro mezzo secolo di carriera https://discoclub.myblog.it/2017/01/30/il-mezzo-secolo-di-una-band-leggendaria-fairport-convention-505050/ , e a due dallo splendido live What We Did On Our Saturday https://discoclub.myblog.it/2018/07/15/i-migliori-dischi-dellanno-2-fairport-convention-what-we-did-on-our-saturday/  , con il nuovissimo Shuffle And Go, album di studio numero ventinove e quinto di fila ad uscire nel mese di Gennaio (probabile strategia volta a non venir “risucchiati” nel marasma di pubblicazioni natalizie). Del leggendario gruppo che esordì nel 1967 da anni, come saprete, è rimasto solo Simon Nicol, che fu il responsabile principale della reunion avvenuta nel 1985 dopo la separazione del 1979, insieme all’altro membro di lungo corso Dave Pegg.

simon nicol

L’attuale formazione dei Fairport è anche la più longeva di sempre, con il violinista, mandolinista e cantante Chris Leslie (nel gruppo dal 1996), l’altro fiddler Ric Sanders (dal 1985) e dal batterista ex Jethro Tull e Cat Stevens band Gerry Conway (in sella dal 1998), ed è ormai affiatatissima grazie anche ai lunghi tour intrapresi ogni anno. Dall’inizio della loro “seconda carriera” i nostri hanno pubblicato una lunga serie di dischi estremamente piacevoli e ben fatti, alcuni più riusciti di altri, senza scendere mai sotto il livello di guardia (come fecero invece nei tre album finali degli anni settanta prima dello scioglimento) ma anche senza pubblicare capolavori: d’altronde, pur essendo Leslie un valido songwriter e Nicol un ottimo mestierante, non è esattamente facile sopperire all’assenza di gente del calibro di Richard Thompson, Sandy Denny, Ashley Hutchings e Dave Swarbrick. Shuffle And Go è però un lavoro molto bello, che già dal primo ascolto riesce a piacere ed a coinvolgere in più di un brano, e che mi sento di mettere tra i lavori più riusciti tra quelli pubblicati dal 1985 ad oggi, al pari di Red & Gold, Jewel In The Crown, Who Knows Where The Time Goes?, XXXV, Over The Next Hill ed il già citato 50:50@50. Nei tredici pezzi presenti all’interno del disco troviamo la consueta miscela di folk elettrificato, rock e ballate, ma con una scelta di canzoni di ottima qualità suonate in maniera ispirata e coinvolgente, cosa affatto scontata in un gruppo i cui membri hanno tra i 64 ed i 73 anni d’età.

dave pegg

Nicol e Leslie si dividono equamente le parti cantate, cinque canzoni a testa, ma mentre Simon si rivolge a songwriters esterni Chris affronta esclusivamente materiale scritto da sé stesso, a partire dall’iniziale Don’t Reveal My Name, una folk ballad moderna ma con radici nel passato, un background elettrico ed una melodia evocativa ed intrigante, addirittura con elementi blues al suo interno. Gli altri brani che vedono protagonista il lungocrinito Chris sono la bellissima Good Time For A Fiddle And Bow/The Christmas Eve Reel, una folk song immediata ed orecchiabile nella miglior tradizione dei nostri con i due violini di Leslie e Sanders a dominare la scena, la trascinante title track, tra folk, rock’n’roll ed un pizzico di cajun, la mossa e diretta The Year Of Fifty-Nine, ancora con un motivo di prima qualità (e Chris ha davvero una bella voce), e la malinconica Moondust And Solitude, che racconta la leggendaria missione Apollo 11 dal punto di vista di Michael Collins, ovvero l’unico dei tre dell’equipaggio a non aver camminato sul suolo lunare. Dal canto suo, Nicol esordisce con Cider Rain, limpido folk-rock elettroacustico di James Wood con bellissimi intrecci tra chitarre, mandolino ed arpa celtica, a cui fanno seguito due brani scritti da Rob Beattie, la squisita ballata A Thousand Bars, dal motivo toccante e con un refrain corale splendido (e sempre con il violino di Sanders ben dentro alla canzone) e la delicata ed intensa Moses Waits, altro slow particolarmente adatto alla voce profonda del nostro, che termina con un accenno di musica africana.

chris leslie

Simon si congeda con The Byfield Steeplechase, gioioso folk-rock dal sapore decisamente tradizionale (ma scritto dall’amico PJ Wright), e con una breve ma scintillante ripresa di Jolly Springtime di James Taylor (tratta dall’ultimo album di studio del cantautore di Boston, Before This World), in cui Nicol divide le lead vocals con Leslie e Pegg. Proprio Dave è il protagonista in prima persona, voce compresa, di Linseed Memories, un orecchiabile e delizioso pezzo (ancora scritto da Wood) di stampo hawaiano in cui tutti i membri del gruppo tranne Conway suonano l’ukulele. Dulcis in fundo, non c’è disco dei Fairport che non abbia all’interno dei brani strumentali, e qui ne troviamo due, entrambi scritti da Sanders: la ritmata e travolgente Steampunkery, una giga più rock che folk che fa muovere testa e piedino (con ottime prestazioni di Ric e Chris rispettivamente al violino e mandolino) e la languida e nostalgica Precious Time. E’ sempre bello iniziare l’anno con un disco nuovo dei Fairport Convention, e Shuffle And Go si può tranquillamente mettere tra i loro lavori più riusciti almeno per quanto riguarda gli ultimi 35 anni.

Marco Verdi

*NDB Essendo molto in anticipo sull’uscita ufficiale dell’album non ci sono ancora filmati musicali in rete, per cui vi dovete accontentare di alcune foto dei componenti della band prese dal loro sito. Eventualmente se e quando verranno caricati dei filmati integrerò questo Post. Quindi per ora fidatevi di quanto scritto, è tutto vero.

Tra Fairport Convention E Waterboys Una Piccola Grande Band Folk-Rock Dalla Cornovaglia. Red River Dialect – Abundance Welcoming Ghosts

red river dialect abundance welcoming ghosts

Red River Dialect – Abundance Welcoming Ghosts – Paradise Of Bachelors

Da qualche tempo, ma in particolare in questo ultimo anno, c’è stato un grande fermento nel movimento folk (rock) dell’isole britanniche: sia band che artisti solisti hanno pubblicato degli album che stanno rinverdendo gli allori del periodo d’oro del folk-rock, nei quali band come i Fairport Convention, gli Steeleye Span, i Pentangle (e sto ricordando solo i più noti di un fenomeno musicale che  ancora oggi fa sentire i suoi effetti ). Tra le uscite del 2019 come non ricordare i Lankum, Alasdair Roberts, i poco noti ma bravissimi Bird In the Belly, Joan Shelley (ok, è americana, ma il filone è quello), tra l’altro presente come ospite in questo Abundance Welcoming Ghosts, quinto album della band della Cornovaglia Red River Dialect, gruppo che fonde mirabilmente sonorità acustiche ed elettriche, ricordando quello che fecero in passato soprattutto Fairport Convention e Waterboys. Il leader del gruppo David Morris è un tipo “particolare”, seguace del buddismo, dopo avere registrato l’album ai Mwnci  Studios situati nel Galles occidentale, si è trasferito nella abbazia di Gampo, un monastero buddista in Nuova Scozia, Canada, per un ciclo di nove mesi di meditazione.

Diciamo che sono fatti suoi, anche se inquadra il personaggio: il gruppo è un sestetto, Morris incluso, che oltre a cantare e suonare le chitarre, ha composto tutti i nove brani del disco, gli altri componenti si occupano di chitarre elettriche, tastiere, basso e batteria, oltre alla presenza costante del violino. Il risultato finale è affascinante, come testimonia fin dall’inizio Blue Sparks, una canzone che ricorda quelle più epiche dei Waterboys di Mike Scott, anche per la voce passionale e risonante di Morris, partenza con un pianoforte solitario, poi entra una chitarra acustica arpeggiata, la sezione ritmica, la voce, il ritmo che cresce lentamente, arrivano le tastiere avvolgenti, le chitarre, un cello, poi il violino guizzante di Ed Sanders che porta ad una parte strumentale corale, ricca di energia. Two White Carps è un brano più intimo e spirituale con la voce emozionale di David che galleggia tra violino, piano e chitarre varie, nella spaziosità dell’arrangiamento ricco e raffinato; Snowdon è uno dei punti nodali dell’album, ad affiancare la voce di Morris arrivano quelle di Joanne Shelley e Coral Kindred Boothby,  la bassista della band, un attimo e siamo catapultati all’epoca di Liege And Lief dei Fairport Convention, tra melodie malinconiche ed improvvise sferzate elettriche, sempre con il violino in grande spolvero, bellissima.

Forse sono solo citazioni di cose già sentite, ma meglio una musica che rimanda (bene) al passato, piuttosto che sonorità moderne senza costrutto, create solo per colpire l’ascoltatore distratto. Deliziosa anche la dolce e ardente Slow Rush, di nuovo con la voce di Coral a sostenere quella austera e romantica di David, mentre il gruppo imbastisce le sue melodie senza tempo; Salvation, ha un incipit quasi sussurrato, poi la musica si anima, con sferzate elettriche tra wah-wah  e il violino sempre presente, altro brano che rimanda ai Waterboys più vigorosi ed epici https://www.youtube.com/watch?v=OBW-GUE3mNg , Celtic-rock di eccellente fattura. Simon Drinkwater, il chitarrista dei RRD è alle armonie vocali in Red River, una canzone dove il violino si fa a tratti più stridente, il ritmo più marziale, l’atmosfera è più inquietante e meno rassicurante, con qualche rimando appunto per l’uso costante dei violino ai Waterboys; anche nella successiva, lunga e bellissima Piano ci sono analogie con la band di Mike Scott, atmosfera più intima e raccolta, di nuovo con le ottime armonie vocali della Shelley in evidenza https://www.youtube.com/watch?v=iGRi4FBRc7o . My Friend ha un ritmo più mosso e sbarazzino, la voce al solito piana, quasi alla Bert Jansch, di Morris, si anima e si irrobustisce a tratti, ancora con il supporto della Boothby, mentre la slide dell’ospite Tara Jane O’Neill la rende più evocativa, e a chiudere un eccellente album arriva infine la triste e malinconica BV Kistvaen, di nuovo con il violino di Sanders e le tastiere ad evocare le magiche e misteriose atmosfere delle Highlands.

 

Veramente una piccola grande band da seguire.

Bruno Conti

Un Inatteso E Sorprendente Ritorno A Livelli Di Eccellenza. Ralph McTell – Hill Of Beans

ralph mctell hill of beans

Ralph McTell – Hill Of Beans – Leola Music

Toh, guarda chi si rivede e si risente! Ralph McTell, da Farmsborough, Kent, dove è nato quasi 75 anni fa, ma da sempre cittadino di Londra, anzi del sobborgo di Croydon, città alla quale ha dedicato il suo brano più celebre, Streets Of London, con 212 versioni cantate in giro per il mondo, non escluse ben sei (o forse sette) dello stesso Ralph, l’ultima delle quali, incisa nel 2017 insieme a Annie Lennox  per raccogliere fondi per una associazione che si occupa dei senzatetto, per la prima volta ha raggiunto il primo posto delle classifiche inglesi (prima non c’era mai riuscito, arrivando al massimo al n°2). Ma è stato anche uno dei migliori e più prolifici rappresentanti del filone del folk britannico, con oltre 50 album pubblicati, in una carriera iniziata nel lontano 1968 con un album Eight Frames A Second, prodotto da Gus Dudgeon e arrangiato da Tony Visconti (che torna a riunirsi proprio con McTell, producendo questo Hill Of Beans). Il nostro amico diciamo che pur essendo un eccellente chitarrista (solo nell’ultima decade ha rilasciato una serie di sei album dal vivo, Songs For Six Strings), è da ascrivere più al filone dei cantautori, fatte le dovute proporzioni e diverse attitudini, quello che ha prodotto Donovan, Cat Stevens, John Martyn, Nick Drake, i Fairport Convention, insieme ai quali ha spesso partecipato al loro leggendario Festival di Cropredy, ma pure Wizz Jones, altro importante musicista folk inglese col quale ha inciso diversi dischi, due anche di recente.

Hill Of Beans (che si può tradurre come montagna di fagioli, ma non ne ho mai viste, oppure come un fico secco o cosa di poco conto) è il primo album di canzoni originali di McTell dal 2010, anno in cui uscì Somewhere Down To Road, e come detto riunisce Ralph con il suo vecchio amico Tony Visconti, che già gli produsse Not Till Tomorrow del 1972: per l’occasione Visconti si porta dietro anche la ex moglie Mary Hopkin e la figlia Jessica Lee Morgan, oltre al grande contrabbassista Danny Thompson. Il CD contiene 11 canzoni, per la maggior parte scritte negli ultimi anni, ma anche una composta nel 1978 e una nel 1988, esce per la sua etichetta personale la Leola Music, e come è consuetudine dei dischi di McTell tratta dei temi più disparati, a conferma dello stile eclettico, ricco di spunti letterari, artistici e anche musicali, delle sue canzoni: la voce, nonostante lo scorrere del tempo, è ancora profonda e risonante, immediatamente riconoscibile, come certifica subito la bella Oxbow Lakes, una canzone dove le questioni amorose si intrecciano con metafore geografiche e il fingerpickinng di Ralph si immette su un arrangiamento semplice ma amabile realizzato da Visconti, che suona anche il recorder nel brano https://www.youtube.com/watch?v=FGti92mx2qs , Brighton Belle per certi versi è una affettuosa storia della propria famiglia durante la II guerra mondiale, raccontata attraverso un brano che ha l’afflato e la profondità delle più belle canzoni di Christy Moore, con il quale il nostro ha più di una affinità sia a livello di timbro vocale che per la facilità con cui sa costruire belle melodie di grande fascino, in questo caso solo con l’acustica di McTell e il contrabbasso di Thompson a scandirne i tempi.

Clear Water era già apparsa su Myths And Heroes il disco del 2015 dei Fairport Convention, qui in una versione più intima e raccolta, anche se gli archi e il coro celestiale aggiunti da Visconti gli conferiscono un livello quasi spirituale non lontano dai fasti del passato, Gertrude And Alice, è un accorato racconto che narra dell’amore tra Alice Toklas e Gertrude Stein nella Parigi degli anni ’20, attraverso un arrangiamento incentrato sul raffinato uso di fisarmonica, cello ed archi. Gammel Dansk ha una atmosfera tra cabaret mitteleuropeo, chansonnier francesi e tocchi klezmer, cantata quasi alla Leonard Cohen, molto bella, Shed Of Song è uno dei brani dalla melodia più “splendente”, tra cello, archi, piano e il solito recorder, suono molto avvolgente e classico. Close Shave è uno dei brani più tradizionali, tra blues e ragtime acustico, mentre When They Were Young,  una canzone sui fremiti del primo amore, evidenzia ancora una volta l’uso della fisarmonica e degli archi, con una melodia  incantevole e Sometimes I Wish I Could Pray, a tempo di valzer, è quasi una country song con uso di organo e steel guitar, ma con un coro gospel aggiunto, con la Hopkin e la figlia, https://www.youtube.com/watch?v=urdpp0_ViBo . In chiusura Hill Of Beans che prende in prestito le atmosfere romantiche del film Casablanca, incrociate con le esperienze parigine giovanili di McTell come busker, con tanto di citazione testuale finale “You played it for her, play it for me. Play it. Play it Sam.”. E per non farsi mancare nulla c’è anche un sentito omaggio finale al giovane Bob Dylan, quello dell’amore per Suze Rotolo, tra sbuffi di armonica e chitarra arpeggiata, West 4th Street And Jones registrata dal vivo, è un delizioso tuffo nel passato, che mette il sigillo ad un album sorprendentemente bello https://www.youtube.com/watch?v=C88NrWUENoE .

Bruno Conti

Siamo Arrivati A Quel Periodo Dell’Anno! Il Meglio Del 2018 In Musica Secondo Disco Club, Parte III

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Ovviamente lui come pensatore non aveva (quasi) uguali, però almeno i baffi sono in comune tra di noi. Scherzi a parte ecco la mia (prima) lista, in qualità di titolare del Blog. Si tratta di quella che poi uscirà anche sul Buscadero del prossimo mese, e quindi abbastanza di dimensioni ridotte, che verrà integrata però un altro Post contenente alcuni titoli che non erano rientrati per motivi di spazio, e che ho definito “Rinunce dolorose!”, anche perché quando devo indicare dei titoli come le mie preferenze per l’anno in corso preferisco farlo all’impronta, salvo poi avere mille ripensamenti, e in linea di massima valgono solo per quel momento preciso, ma ce ne sarebbero molti che appunto dolorosamente rimangono fuori da queste classifiche di fine anno. Quindi ecco la mia lista: commenti non ne trovate, anche perché i link che seguono quasi tutte le scelte sono relativi alle mie recensioni, che volendo potete rileggervi integralmente.

Il Meglio Del 2018 di Bruno Conti

ry cooder the prodigal son

Ry Cooder – Prodigal Son

https://discoclub.myblog.it/2018/05/28/chitarristi-slide-e-non-solo-di-tutto-il-mondo-esultate-e-tornato-il-maestro-ry-cooder-prodigal-son/

beth hart live at the royal albert hall dvd

Beth Hart – Live At The Royal Albert Hall

https://discoclub.myblog.it/2018/11/24/che-voce-e-che-concerto-spettacolare-uno-dei-migliori-del-2018-beth-hart-live-at-the-royal-albert-hall/

mary chapin carpenter sometimes just the sky

Mary Chapin Carpenter – Sometimes Just The Sky

janiva magness love is an army

Janiva Magness – Love Is An Army

https://discoclub.myblog.it/2018/04/11/voci-e-dischi-cosi-non-se-ne-fanno-quasi-piu-janiva-magness-love-is-an-army/

fairport convention what we did on our saturday

Fairport Convention – What We Did On Our Saturday

https://discoclub.myblog.it/2018/07/15/i-migliori-dischi-dellanno-2-fairport-convention-what-we-did-on-our-saturday/

amy helm this too shall light 28-9

Amy Helm – This Too Shall Light

https://discoclub.myblog.it/2018/10/01/unaltra-rampolla-di-gran-classe-sempre-piu-degna-figlia-di-tanto-padre-amy-helm-this-too-shall-light/

richard thompson 13 rivers 14-9

Richard Thompson – 13 Rivers

https://discoclub.myblog.it/2018/09/23/forse-sempre-uguale-ma-anche-unico-richard-thompson-13-rivers/

magpie salute heavy water I

Magpie Salute – High Water 1

https://discoclub.myblog.it/2018/08/13/il-primo-disco-ufficiale-di-studio-ma-anche-il-precedente-non-era-per-niente-male-magpie-salute-heavy-water-i/

paul rodgers free spirit

Paul Rodgers – Free Spirit

https://discoclub.myblog.it/2018/07/13/i-migliori-dischi-dal-vivo-dellanno-1-paul-rodgers-free-spirit/

nathaniel rateliff tearing at the seams

Nathaniel Rateliff & The Night Sweats – Tearing At The Seams

Ristampe Dell’Anno:

beatles white album

Beatles – White Album 50th Anniversary Edition

https://discoclub.myblog.it/2018/11/27/correva-lanno-1968-1-the-beatles-white-album-50th-anniversary-edition-parte-i/

https://discoclub.myblog.it/2018/11/28/correva-lanno-1968-1-the-beatles-white-album-50th-anniversary-edition-parte-ii/

jimi hendrix electric ladyland box front

Jimi Hendrix Experience – Electric Ladyland 50th Anniversary Deluxe Edition

In questo caso anche se poi trovate il link della recensione, un breve commento mi scappa: il disco rientra di dovere tra le ristampe più importanti dell’anno, per il valore dell’album, ma non per i contenuti del cofanetto,”interessanti”, ma si poteva fare molto di meglio

https://discoclub.myblog.it/2018/12/03/correva-lanno-1968-2-jimi-hendrix-experience-electric-ladyland-deluxe-edition-50th-anniversary-box/

bob dylan more blood more tracks

Bob Dylan – More Blood More Tracks Bootleg Series vol.14

Il link della recensione completa lo trovate poi nei Best di Marco Verdi.

Concerto:

van morrison in concert

DVD Van Morrison in Concert

Un Van Morrison nelle mie liste di fine anno ci sta sempre, questa volta ho scelto uno strepitoso video.

https://discoclub.myblog.it/2018/03/30/from-belfast-northern-ireland-il-van-morrison-pasquale-van-morrison-in-concert/

A questo punto mancano solo i migliori di Marco Verdi, che troverete domani, e poi nei giorni natalizi un Post con l’integrazione della mia classifica.

Bruno Conti

Siamo Arrivati A Quel Periodo Dell’Anno! Il Meglio Del 2018 In Musica Secondo Disco Club, Parte II

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Altro pensatore all’opera, vediamo cosa ci dice Tino Montanari, che ha pensato a lungo e intensamente a giudicare dalla sua corposa lista.

Poll 2018

Disco Dell’Anno

steven wlson home invasion

Steven Wilson Home Invasion: Live At The Royal Albert Hall

Canzone Dell’Anno

Pariah Steven Wilson & Ninet Tayeb

Canzone Natalizia

Christmas DayGoats Don’t Shave

Cofanetto Dell’Anno

Tom Petty An American Treasure

Ristampa Dell’Anno

mott the hoople mental train box front

Mott The Hoople The Island Years 1969-1971

Tributo Dell’Anno

when the wind blows the songs of townes van zandt

Various Artists When The Wind Blows: The Songs Of Townes Van Zandt

https://discoclub.myblog.it/2018/05/05/un-bellissimo-tributomade-in-italy-when-the-wind-blows-the-songs-of-townes-van-zandt/

Disco Rock

record company all of this life

The Record Company All Of This Life

Disco Rock Blues

teskey brothers half mile harvest

Teskey Brothers Half Mile Harvest

https://discoclub.myblog.it/2018/12/05/vero-rock-blues-soul-di-squisita-fattura-in-arrivo-dallaltro-emisfero-teskey-brothers-half-mile-harvest/

Disco Rhythm & Blues

nathaniel rateliff tearing at the seams

Nathaniel Rateliff & Night Sweats Tearing At The Seams

Disco Folk

fairport convention what we did on our saturday

Fairport Convention What We Did On Our Saturday

https://discoclub.myblog.it/2018/07/15/i-migliori-dischi-dellanno-2-fairport-convention-what-we-did-on-our-saturday/

Disco Country

paul cauthen have mercy ep

Paul Cauthen Have Mercy EP

https://discoclub.myblog.it/2018/09/14/ancora-meglio-dellesordio-peccato-solo-per-la-scarsa-durata-paul-cauthen-have-mercy-ep/

Disco Roots

lowlands the collection

LowlandsThe Collection Studio, Cuts, Bits & Pieces 2008-2018

Disco Bluegrass

Rhonda Vincent & The Rage Live At The Ryman

rhonda vincert live at the ryman

Disco Soul

charles bradley black velvet

Charles Bradley Black Velvet

Disco Blues

bob malone mojo live

Bob Malone Live At The Grand Annex

https://discoclub.myblog.it/2018/09/06/ora-disponibile-anche-in-versione-dal-vivo-sempre-un-signor-musicista-bob-malone-mojo-live-live-at-the-grand-annex/

Disco Jazz

van morrison joey defrancesco

Van Morrison & Joey Defrancesco You’re Driving Me Crazy

Disco World Music

angelique kidjo remain in light

Angèlique Kidjo Remain In Light

Disco Gospel

sherman holmes project richmond project

Sherman Holmes Project The Richmond Sessions

https://discoclub.myblog.it/2018/05/06/sherman-holmes-una-vita-per-il-gospel-e-il-soul-the-sherman-holmes-project-the-richmond-project/

Disco Oldies

charlie rich too many teardrops

Charlie Rich Too Many Teardrops

Disco Live

Beth Hart Live At The Royal Albert Hall

Artista Italiano

graziano romani a ruota libera

Graziano Romani A Ruota Libera

Colonna Sonora

american folk joe purdy amber rubarth

Joe Purdy & Amber Rubarth American Folk

Dvd Musicale

beth hart live at the royal albert hall dvd

Beth Hart Live At The Royal Albert Hall

https://discoclub.myblog.it/2018/11/24/che-voce-e-che-concerto-spettacolare-uno-dei-migliori-del-2018-beth-hart-live-at-the-royal-albert-hall/

ALTRI

 ed romanoff the orphan king

Ed Romanoff The Orphan King

https://discoclub.myblog.it/2018/03/10/il-secondo-capitolo-di-un-narratore-affascinante-ed-romanoff-the-orphan-king/

Malcom Holcombe Come Hell Or High Water

malcolm holcombe come hell or high water

Paul Kelly Nature

paul kelly nature

Danny Click & The Americana Orchestra Live At 142 Throckmorton

danny click live at 142

Van Morrison The Prophet Speaks

John Mellencamp Plain Spoken: From Chicago Theatre

Jimmy LaFave Peace Town

Gregory Alan Isakov Evening Machines

Bryan Ferry – Bitter Sweet

grant-lee phillips widdershins

Grant Lee Phillips Widdershins

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mary black sings jimmy maccarthy 1

Mary Black Sings Jimmy MacCarthy

mary chapin carpenter sometimes just the sky

Mary Chapin Carpenter Sometimes Just The Sky

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Mary Gauthier Rifles & Rosary Beads

Marianne Faithfull Negative Capability

Paula Frazer & Tarnation What Is And Was

Kate Campbell Damn Sure Blue

bettye lavette things have changed

Bettye Lavette Things Have Changed

https://discoclub.myblog.it/2018/04/07/la-regina-nera-rilegge-il-canzoniere-di-bob-dylan-bettye-lavette-things-have-changed/

Thalia Zedek Fighthing Season

Michelle Malone Slings & Arrows

dana fuchs loves live on

Dana Fuchs Loves Lives On

 

 

Lucero Among The Ghosts

black sorrows citizen john

Black Sorrows Citizen John

the men they couldn't hang cock-a-hoop

The Men They Couldn’t Hang Cock-A- Hoop

Great Crusades Until The Night Turned To Day

needtobreath acoustic live

Needtobreathe Acoustic Live Vol. 1

Cowboy Junkies All That Reckoning

Levellers We The Collective

Trampled By Turtles Life Is Good On The Open Road

Willard Grant Conspiracy Untethered

old crow medicine show volunteer

Old Crow Medicine Show Volunteer

https://discoclub.myblog.it/2018/05/14/straordinaricome-sempre-old-crow-medicine-show-volunteer/

Tino Montanari

Siamo Arrivati A Quel Periodo Dell’Anno! Il Meglio Del 2018 In Musica Secondo Disco Club, Parte I

meglio del 2017 2meglio del 2017

Anche quest’anno (forse in ritardo di qualche giorno) siamo arrivati alle fatidiche liste con i migliori dischi usciti nel corso del 2018, sia novità che ristampe, secondo l’insindacabile giudizio dei collaboratori del Blog che, come vedete dai due pensatori ritratti qui sopra, sono sempre gli stessi. Ovviamente la scelta riflette i gusti di chi scrive sul Blog, e quindi se lo leggete abitualmente sapete più o meno cosa aspettarvi, ma queste liste, oltre ad essere un piccolo divertissement per chi le scrive, vogliono anche essere una sorta di riassunto dei dischi più interessanti di questa annata, per stimolarvi magari ad andare ad approfondire qualcuno degli album che forse vi era sfuggito nei mesi scorsi, ma che sicuramente meriterebbe di essere conosciuto. Le prime liste sono dei collaboratori “aggiunti” del Blog, Marco Frosi e Tino Montanari, che, come avranno notato i lettori più attenti, per motivi personali vari negli ultimi mesi hanno diradato i loro contributi, ma hanno voluto comunque essere presenti al riepilogo di fine anno. Per cui iniziamo con Marco Frosi, e a seguire domani quella di Tino Montanari, poi troverete le scelte del titolare, ovvero il sottoscritto, e di Marco Verdi, sempre molto ampie e possibilmente argomentate. Considerando che come è tradizione del Blog sono tutte lunghette anziché no, quest’anno ci sarà un Post per ciascuno, anche in virtù del fatto che parecchi nomi si ripetono nelle liste di ognuno, per cui le diluisco in quattro diverse parti per non annoiarvi.

Bruno Conti

BEST of 2018 secondo Marco Frosi

 ry cooder the prodigal son

Ry Cooder – The Prodigal Son  Un ritorno ai fasti del passato, per me è il disco dell’anno!

https://discoclub.myblog.it/2018/05/28/chitarristi-slide-e-non-solo-di-tutto-il-mondo-esultate-e-tornato-il-maestro-ry-cooder-prodigal-son/

mary gauthier rifles & rosary beads

Mary Gauthier – Rifles & Rosary Beds  Splendida e struggente elegia del dolore.(*NDB Questo disco, per motivi vari, pur essendo splendido, non è mai stato recensito sul Blog: della serie lo faccio io, lo fai tu, alla fine non lo ha fatto nessuno, ma anche in virtù della recente candidatura alla cinquina dei Grammy, nella categoria Miglior Album Folk, contiamo di inserirlo nei consueti recuperi di fine anno, inizio anno nuovo, nella’attesa delle nuove uscite 2019).

glen hansard between two shores

Glen Hansard – Between Two Shores  Soul ballads di qualità sopraffina

https://discoclub.myblog.it/2018/01/31/da-dublino-lultimo-romantico-glen-hansard-between-two-shores/

Ben Harper & Charlie Musselwhite – No Mercy In This Land  All’anima del blues!

ben harper and charlie mussselwhite no mercy in this land

https://discoclub.myblog.it/2018/05/09/la-strana-coppia-ci-riprovae-fa-centro-ben-harper-charlie-musselwhite-no-mercy-in-this-land/

jonathan wilson rare birds

Jonathan Wilson – Rare Birds  Dal vivo ha confermato il valore e la godibilità di queste canzoni

sheepdogs changing colours

The Sheepdogs – Changing Colours  Eccitante tuffo nel rock sound dei seventies

https://discoclub.myblog.it/2018/03/04/canadesi-dal-cuore-e-dal-suono-sudista-the-sheepdogs-changing-colours/

old crow medicine show volunteer

Old Crow Medicine Show – Volunteer  Tradizione, cuore ed energia: rigenerante!

https://discoclub.myblog.it/2018/05/14/straordinaricome-sempre-old-crow-medicine-show-volunteer/

record company all of this life

The Record Company – All Of This Life  Spumeggianti come la buona birra artigianale

https://discoclub.myblog.it/2018/07/06/un-moderno-power-trio-di-ottimo-livello-ma-non-solo-the-record-company-all-of-this-life/

john mellencamp plain spoken

John Mellencamp – Plain Spoken From Chicago Theatre  Dal vivo è sempre uno spettacolo!

https://discoclub.myblog.it/2018/05/24/il-primo-vero-live-ufficiale-del-puma-john-mellencamp-plain-spoken-from-the-chicago-theatre/

jimmy lafave peace town

Jimmy Lafave – Peace Town  Stupendo commiato di un grande interprete e songwriter

https://discoclub.myblog.it/2018/08/30/una-commovente-e-bellissima-testimonianza-postuma-di-un-grande-outsider-jimmy-lafave-peace-town/

levi parham it's all good

Levi Parham – It’s All Good  Rock sanguigno nella grande tradizione sudista

fairport convention what we did on our saturday

Fairport Convention What We Did On Our Saturday  Un live eccellente per una band immortale

little steven soulfire live 31-8

Little Steven & The Disciples Of Soul – Soulfire Live! Il concerto più godibile dell’anno!

willie nile children of paradise

Willie Nile – Children Of Paradise  Willie è una garanzia, rocker di razza purissima!

https://discoclub.myblog.it/2018/08/01/per-chi-avesse-voglia-di-un-po-di-sano-rocknroll-willie-nile-children-of-paradise/

jeffrey foucault

Jeffrey Foucault – Blood Brothers  Un cesellatore di suoni ad alto tasso emotivo

tom petty an american treasure box

Tom Petty – An American Treasure  Uno scrigno colmo di tesori per mitigare un vuoto inestimabile

marcus king band carolina confessions

The Marcus King Band – Carolina Confessions  A parer mio, il miglior talento emergente, dal vivo una forza della natura!

rosanne cash she remembers everything

Rosanne Cash – She Remembers Everything  Degna figlia di cotanto padre, migliora con gli anni, come il buon vino

beth hart live at the royal albert hall

Beth Hart – Live At The Royal Albert Hall  L’apice della carriera di una vocalist straordinaria

marianne faithfull negative capability

Marianne Faithfull – Negative Capability Un nuovo gioiello nella bacheca di questa intramontabile artista

bob dylan more blood more tracks 1 cd

Bob Dylan – More Blood, More Tracks  Semplicemente la ristampa dell’anno!

The Shape Of Water (La Forma Dell’Acqua) di Guillermo Del Toro

Il mio film dell’anno, una fiaba moderna di sublime poesia!

guerra guerra guerra

Guerra Guerra Guerra di Fausto Biloslavo e Gian Micalessin

Il mio libro dell’anno: i peggiori conflitti degli ultimi trent’anni raccontati da due straordinari reporter che li hanno vissuti, prima che fotografati e descritti, un vero pugno allo stomaco!

(*NDB 2. Oltre a Mary Gauthier, nella lista papabili di recupero di recensioni ci sono anche i dischi di Rosanne Cash, Jeffrey Foucault e della Marcus King Band, che speriamo di proporvi nelle prossime settimane, un paio erano già nelle intenzioni del sottoscritto: vediamo di trovare il tempo).

Marco Frosi

 

I Migliori Dischi Dal Vivo Dell’Anno 2. Fairport Convention – What We Did On Our Saturday

fairport convention what we did on our saturday

Fairport Convention – What We Did On Our Saturday – 2 CD Matty Groves

In questi ultimi anni c’è tutto un florilegio di anniversari, perché molte band, importanti e meno, nate nei “mitici anni ‘60”, come li chiamerebbe gianniminà, stanno comunque arrivando a questo notevole traguardo. Nel caso particolare dei Fairport Convention, in effetti i festeggiamenti, con relativi eventi e ristampe varie, sono peraltro in corso da qualche tempo: cofanetti celebrativi https://discoclub.myblog.it/2017/08/06/supplemento-della-domenica-ma-quanto-sono-grandi-i-loro-archivi-fairport-convention-come-all-ye-the-first-ten-years/ , ma anche nuovi album, come ad esempio il buon 50:50@50, registrato dall’ultima formazione della band in attività https://discoclub.myblog.it/2017/01/30/il-mezzo-secolo-di-una-band-leggendaria-fairport-convention-505050/ . Formazione che tutti gli anni si ritrova a Cropredy per i loro leggendari fine settimana in cui viene rinverdita l’eredità di una delle più grandi band del cosiddetto folk-rock britannico. In ogni edizione di Cropredy gli ospiti importanti si sono sempre sprecati (quest’anno, se vi capita di essere da quelle parti, ci sarà Brian Wilson), ma lo scorso anno, come si diceva, si festeggiava il cinquantenario della fondazione, anche se le date sono spesso degli optionals, visto che il primo omonimo disco, registrato nel novembre del  1967, sarebbe uscito solo a giugno del 1968: però, per questa ricorrenza speciale, si è ritrovata sul palco la prima leggendaria formazione, quelli ancora vivi ovviamente, Iain Matthews, Ashley Hutchings, Simon Nicol, Judy Dyble, Richard Thompson e Dave Mattacks, che sostituiva lo scomparso Martin Lamble. E vi assicuro che è veramente un bel sentire.

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La band suona in modo splendido, Iain Matthews, di recente all’opera con i riformati Matthews Southern Comfort https://discoclub.myblog.it/2018/04/04/erano-la-seconda-band-ora-riformata-di-iain-matthews-dopo-i-fairport-convention-sempre-ottima-musica-matthews-southern-comfort-like-a-radio/ , canta in modo splendido tre delle canzoni più belle di quel seminale album, tre cover di cantanti americani, che furono tra le prime influenze dei FC, Time Will Show The Wiser di Emitt Rhodes è bellissima, con la band in forma strepitosa, il suono è fresco e pimpante, come se non fossero trascorsi 50 anni da allora https://www.youtube.com/watch?v=EnbKzGZblrA , e Richard Thompson è in modalità deluxe (come sempre) con la sua chitarra magica a ricamare assoli incredibili sugli intrecci vocali inconfondibili della band. Reno Nevada, se possibile, è ancora più rilucente, il brano di Richard Farina riceve il classico trattamento folk-rock della band, con Thompson sempre più impegnato nei suoi florilegi chitarristici di una classe cristallina, con un assolo di una complessità superlativa https://www.youtube.com/watch?v=tk-ZvEocQ2k , e anche la versione di Suzanne di Leonard Cohen non è da meno, la melodia del canadese viene arricchita dalla interpretazione vocale maiuscola di Matthews, ben sostenuto dall’apporto vocale di Chris While, che aggiunge ulteriore fascino a questa rilettura meravigliosa del classico di Cohen, con la ciliegina del lavoro di fino di Thompson alla solista, da brividi https://www.youtube.com/watch?v=eoCV-XUBC_o .

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Ed è solo l’inizio: cambio di formazione e a fianco di Nicol e Mattacks arrivano Dave Pegg, Chris Leslie, poi al violino anche in molti brani successiv , nel ruolo che fu di Swarbrick, in alternativa a Ric Sanders, prima per una struggente Farewell, Farewell da Liege And Lief, scritta da Thompson, che non appare, anche se nel corso del concerto la sua presenza sarà ancora massiccia, poi Crazy Man Michael, dell’accoppiata Thompson/Swarbrick, con Gerry Conway alla batteria, prosegue in questo segmento acustico del concerto, altro brano magnifico da Liege And Lief (eseguito al completo nel concerto, meno un brano), di cui viene ripresa anche Come All Ye, con Hutchings, autore del brano con Sandy Denny, che ritorna sul palco con Thompson, mentre Chris While la canta meravigliosamente.  E pure The Deserter viene da quell’album seminale, altra versione sfarzosa, come pure quella del medley di The Lark In The Morning, sempre con la While e Thompson superbi, per non dire di una travolgente Tam Lin. Walk Awhile invece era su Full House, ma non è meno bella, il gruppo è in serata di grazia, soprattutto Richard Thompson, che canta Poor Will And The Jolly Hangman magistralmente, prima di dare corpo ad una versione sfavillante di Sloth con duetto violino-chitarra insieme a Chris Leslie https://www.youtube.com/watch?v=JfiFJsjNpIM .

(photo by Matt Condon / @arcane93)

(photo by Matt Condon / @arcane93)

Il secondo CD si apre con Now Be Thankful, ancora  di Thompson, all’epoca uscita come singolo, splendida anziché no pure questa https://www.youtube.com/watch?v=xdCQiGfkHw0 ; Fotheringay di Sandy Denny la canta Simon Nicol https://www.youtube.com/watch?v=C-rhf3P9b8Q , mentre a questo punto del concerto come voce femminile arriva la bravissima Sally Barker che canta Ned Kelly con PJ Wright, Martin Allcock è alla chitarra, e poi Rising For The Moon da sola. Anche Ralph McTell  è della partita con la sua White Dress, mentre Allcock si presenta come musicista di razza in A Surfeit Of Lampreys, una bella giga e The Hiring Fair è una perla nascosta dei Fairport acustici. I due CD, come si sara capitò, non seguono la stessa cronologia del concerto, ma in fondo chi se ne frega, visto che tutto l’insieme è godibilissimo comunque, come confermano la scatenata The Hexhamshire Lass e una emozionante Who Knows Where The Time Goes, ancora in omaggio a Sandy Denny, cantata con grande trasporto da Simon Nicol e Chris While, canzone magnifica anche in veste acustica  . Our Bus Rolls On di Chris Leslie è forse l’unico brano “normale” del concerto, mentre il gran finale con la travolgente Dirry LInen, una intensa Matty Groves https://www.youtube.com/watch?v=TIAXM1WhgNs  e la corale Meet On The Ledge con tutti insieme sul palco, è ancora da brividi e conclude degnamente un concerto che forse, anzi sicuramente, è tra i più belli mai apparsi nella discografia dei Fairport Convention https://www.youtube.com/watch?v=47RrQ9WCTv4 , imperdibile, a questo punto aspettiamo il video, visto che il concerto è stato ripreso magnificante, come potete vedere cliccando in tutti i link che trovate disseminati nel Post. Ovviamente tra i migliori dischi dal vivo del 2018

Bruno Conti

Questa Volta Non Soltanto Per Il Sol Levante! Bob Dylan – Live 1962-1966: Rare Performances From The Copyright Collections

bob dylan live 1962-1966 japanbob dylan live 1962-1966 usa version

Bob Dylan – Live 1962-1966 – Sony Japan 2CD 18-07-2018/ Columbia Legacy Usa 27-07-2017

Verso la fine del 2012 la Columbia/Sony, storica casa discografica, tra gli altri, di Bob Dylan, mise sul mercato assolutamente a sorpresa un quadruplo CD intitolato The Copyright Extension Collection. Vol 1, solo in Europa e solo in 100 copie (vendute presso negozi ultra-selezionati, che prevedibilmente li polverizzarono in poche ore), nel quale erano contenuti tutti i pezzi inediti (e disponibili) di studio e dal vivo incisi dal grande cantautore nel 1962, aggirando così la legge che vuole il copyright scadere dopo cinquant’anni se i brani non vengono pubblicati ufficialmente entro detta scadenza. L’operazione venne ripetuta nel 2013 e 2014 per quanto riguardava il 1963 e 1964, stavolta solo in vinile (forse per contrastare il proliferare di bootleg del primo volume) ma con le stesse dinamiche di esclusiva, creando quindi degli oggetti da collezione che oggi si trovano con difficoltà ed a prezzi assurdi. Per il biennio 1965/1966 il problema venne aggirato nel 2015 con il dodicesimo episodio delle Bootleg Series dylaniane, The Cutting Edge, che nella mastodontica (e costosissima) versione “Big Blue” (come la chiamano i fans), includeva tutto quello inciso in studio da Bob in quel periodo, nella fattispecie tutte le takes dei brani registrati per la mitica trilogia formata da Bringing It All Back Home, Highway 61 Revisited e Blonde On Blonde; per completare il tutto, gli acquirenti del super box avevano ricevuto in omaggio sotto forma di download tutti i concerti di Dylan del 1965, o almeno quelli disponibili.

Nel 2016 è stata poi la volta di Live 1966, altro cofanetto multiplo che comprendeva la storica tournée di quell’anno al completo, questa volta ad un costo decisamente più contenuto. Tutto ciò per dire che il 18 Luglio la divisione giapponese della Sony pubblicherà questo doppio CD davvero interessante, intitolato Live 1962-1966, che comprende una selezione da tutte le “Copyright Collections” di cui sopra (limitandosi come da titolo alle performance dal vivo), rendendole quindi disponibili per un pubblico maggiore. Sì, perché questa volta il doppio non sarà disponibile solo in Giappone, come sembrava all’inizio, ma il 27 dello stesso mese sarà in vendita anche in USA, ad un prezzo molto più conveniente (circa 20 dollari, anche meno, più le spese), e pare che ci siano buone probabilità che anche in Europa si potrà trovare senza spendere una fortuna. Ecco comunque la lista dei brani presenti, con tanto di anno e provenienza:

CD1: 1962-1964
1. Blowin’ in the Wind (Gerdes Folk City – April 16, 1962)
2. Corrina, Corrina (Gerdes Folk City – April 16, 1962)
3. John Brown (New York Town Hall – April 12, 1963)
4. Don’t Think Twice, It’s All Right (New York Town Hall – April 12, 1963)
5. Bob Dylan’s Dream (New York Town Hall – April 12, 1963)
6. Seven Curses (New York Town Hall – April 12, 1963)
7. Boots of Spanish Leather (New York Town Hall – April 12, 1963)
8. Masters of War (Carnegie Hall – October 26, 1963)
9. The Lonesome Death of Hattie Carroll (Carnegie Hall – October 26, 1963)
10. When the Ship Comes In (March on Washington – August 28, 1963)
11. The Times They Are A-Changin’ (Royal Festival Hall – May 17, 1964)
12. Girl From the North Country (Royal Festival Hall – May 17, 1964)
13. Mr. Tambourine Man (Royal Festival Hall – May 17, 1964)
14. It Ain’t Me, Babe (Royal Festival Hall – May 17, 1964)
15. To Ramona (Newport Folk Festival – July 26, 1964)
16. Chimes of Freedom (Royal Festival Hall – May 17, 1964)

CD2: 1965-1966

1. One Too Many Mornings (BBC TV – June 1, 1965)
2. It’s Alright, Ma (I’m Only Bleeding) (City Hall, Sheffield, England – April 30, 1965)
3. Love Minus Zero/No Limit (Liverpool Odeon, England – May 1, 1965)
4. Gates of Eden (Manchester Free Trade Hall, England – May 7, 1965)
5. It’s All Over Now, Baby Blue (Liverpool Odeon, England – May 1, 1965)
6. She Belongs to Me (Royal Albert Hall, London, England – May 10, 1965)
7. Maggie’s Farm (Hollywood Bowl – September 3, 1965)
8. It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry (Newport Folk Festival – July 25, 1965)
9. Desolation Row (Sydney Stadium, Australia – 13, 1966)
10. Baby, Let Me Follow You Down (Capitol Theatre, Cardiff, Wales – May 11, 1966)
11. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met) (Capitol Theatre, Cardiff, Wales – May 11, 1966)
12. Ballad of a Thin Man (Odeon Theatre, Glasgow, Scotland – May 20, 1966)
13. Visions of Johanna (ABC, Belfast, N. Ireland – May 6, 1966)

Inutile dire che il contenuto è strepitoso, in quanto Dylan in quegli anni stava letteralmente costruendo il proprio mito, anche di performer oltre che di autore. Dopo la deliziosa anteprima di due canzoni che finiranno nel 1963 su The Freewheelin’ Bob Dylan, cioè la cover del traditional Corrina, Corrina e soprattutto la leggendaria Blowin’ In The Wind, registrate nel 1962 nel Gerde’s Folk City di New York (quando Bob era conosciuto solo nel Village), abbiamo cinque splendidi brani del 1963 alla Town Hall, che sarebbero dovuti uscire all’epoca nel primo live ufficiale di Bob, In Concert, poi cancellato dalla Columbia, tra cui la drammatica e rara Seven Curses ed una magistrale Don’t Think Twice, It’s All Right. Senza dimenticare una toccante When The Ship Comes In cantata alla marcia di Washington, con Bob sul palco vicino a Martin Luther King. Anche il concerto alla Carnegie Hall è tra i più famosi del primo periodo del nostro, e qualche anno fa la Sony ne ha pubblicato un estratto come EP, ma i due pezzi presenti qua, Masters Of War e The Lonesome Death Of Hattie Carroll, erano colpevolmente assenti, due grandi canzoni eseguite benissimo, con una tensione nella voce di Bob che si taglia con il coltello.

Il secondo CD è meno interessante per i “dylaniati”, non perché non sia bello (anzi), ma perché gli ultimi cinque brani erano già disponibili sul box dedicato ai concerti del 1966. Per il resto, le chicche non mancano, come una rara apparizione televisiva (alla BBC) con One Too Many Mornings, cinque brani tratti dal tour primaverile in Inghilterra del 1965, al tempo ancora esclusivamente acustico (e già documentato su video dal famoso documentario Don’t Look Back), con le al solito magnifiche Love Minus Zero/No Limit e It’s All Over Now Baby Blue come highlights. A chiudere, una Maggie’s Farm elettrica sempre del 1965 (unico brano preso dal download gratuito, una tournée quella full band di quell’anno molto poco documentata anche dai bootlegs), e la It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry dal leggendario Festival di Newport dello stesso anno, cioè la performance meno nota  e più “tranquilla” dei tre pezzi rock suonati davanti ad una folla disorientata, che non capiva che Bob in quel momento stava scrivendo la storia. Un documento importante questo Live 1962-1966, non solo per completisti, e quindi difficile da ignorare.

Marco Verdi

fairport convention a tree with the roots

P.S: sempre parlando di Dylan, il 3 Agosto la Island metterà in commercio A Tree With Roots, una compilation dei Fairport Convention con all’interno 17 brani di Bob che lo storico gruppo folk-rock inglese ha interpretato nei primi dieci anni di carriera, con anche due pezzi di Sandy Denny da solista ed uno dei Fotheringay, ma, a quanto pare, senza inediti (la tracklist è nota, ma non la provenienza dei brani).

1.       Fairport Convention       Si Tu Dois Partir

2.       Fairport Convention       Jack O’Diamonds

3.       Fairport Convention       Lay Down Your Weary Tune

4.       Fairport Convention       Dear Landlord

5.       Fairport Convention       Open The Door Richard

6.       Fairport Convention       I’ll Keep It With Mine

7.       Fairport Convention       Percy’s Song

8.       Fairport Convention       Ballad Of Easy Rider 

9.       Fairport Convention       George Jackson

10.   Sandy Denny                 It Ain’t Me Babe

11.   Sandy Denny                 Tomorrow Is A Long Time

12.   Fairport Convention       Down In The Flood

13.   Fairport Convention       Days Of 49

14.   Fairport Convention       All Along The Watchtower

15.   Fotheringay                   Too Much Of Nothing

16.   Fairport Convention       Million Dollar Bash

17.   Fairport Convention       Knockin’ On Heaven’s Door

Erano La Seconda Band, Ora Riformata, Di Iain Matthews Dopo I Fairport Convention: Sempre Ottima Musica. Matthews Southern Comfort – Like A Radio

matthews southern comfort like a radio

Matthews Southern Comfort – Like A Radio – MIG Made In Germany

Iain Matthews (con due I nel nome,  la seconda non la usa quasi nessuno) ha militato in almeno tre “grandi” band nel corso del suo percorso musicale: prima nei Fairport Convention, di cui è stato uno dei membri fondatori, presente nel primo album omonimo e fino al 1969, poi à stato schiacciato dalle personalità prorompenti di Sandy Denny e Richard Thompson, lasciando la band appunto nel 1969 e fondando i Matthews Southern Comfort, che con la loro splendida versione di Woodstock di Joni Mitchell, peraltro uscita all’inizio solo come singolo, ebbero un successo strepitoso, arrivando in cima alle classifiche in tutto il mondo, pur se l’arrangiamento della canzone era diverso sia dalla versione di CSN&Y, sia da quella della Mitchell, perché Matthews non riusciva a raggiungere le note più alte di Joni, che comunque disse di preferire quell’arrangiamento.

Nel frattempo la band pubblicò tre album che furono tra i primi dischi in assoluto a fondere folk, country e rock morbido, dei veri antesignani del country-rock e della roots music a venire, poi ribadite negli splendidi album solisti di Iain Matthews per la Vertigo e la Elektra (magnifico Some Days You Eat The Bear And Some Days The Bear Eats You del 1974, con Jeff “Skunk” Baxter, David Lindley, BJ Cole e Andy Roberts, che fu suo compagno di avventura anche nei Plainsong, la terza grande band in cui militò il nostro amico, autori di un altro disco splendido come il concept album In Search Of Amelia Earheart, dedicato alla storia della trasvolatrice americana). Nel corso degli anni Matthews è ritornato periodicamente a pubblicare album (anche d’archivio) di tutte le sue “creature”, alternandoli ai suoi dischi solisti, spesso con risultati lusinghieri, anche se i dischi del periodo 1969-1974/75 sono tra le cose migliori rilasciate da un cosiddetto singer-songwriter, in possesso di una voce dolce, espressiva e malinconica, Iain è stato oltre che autore di pregio anche grande interprete di canzoni di altri, penso a Ol’ 55, sempre nell’album Elektra citato poc’anzi, che a mio modesto parere è più bella forse dell’originale e di quella degli Eagles, ma anche, oltre al brano della Mitchell, canzoni di Jesse Winchester, degli Steely Dan, di Gene Clark, dei Crazy Horse, di Richard Farina, dell’amico Richard Thompson, di James Taylor, e potremmo andare avanti per ore, perché si è capito che amo moltissimo la musica e la voce di Iain Matthews. 

Anche in questo Like A Radio Matthews non ha perso un briciolo del suo fascino senza tempo, anche se della band originale non c’è più nessuno, sostituiti da tre musicisti olandesi, Bart Jan Baartmans, Bart de Win e Eric De Vries, comunque funzionali al classico suono morbido, ma venato di rock, dei vecchi Matthews Southern Comfort, tra chitarre elettriche ed acustiche, tastiere, soprattutto il piano, sia acustico che elettrico e una ritmica discreta, il musicista inglese sciorina una serie di nuove canzoni che sicuramente piaceranno ai vecchi fans ma che possono essere apprezzate da tutti. Molti dei brani nascono da idee incomplete o non sviluppate del tutto che Matthews ha usato in queste nuove composizioni:, senza dimenticare versioni di Darcy Farrow che era sul secondo disco del 1970 dei MSC, sempre splendida ed evocativa, tra piano e slide sognanti https://www.youtube.com/watch?v=lX0562Qr-BI , o cover di brani di Carole King e James Taylor, una Something In The Way She Moves( presente nelle bonus tracks) già incisa nei dischi solisti, ma sempre con una melodia avvolgente e radiosa, grazie anche alle armonie vocali da sempre marchio di fabbrica della band.

Tra le canzoni nuove molto bella l’iniziale The Thought Police con quei guizzi elettroacustici che non si sono mai spenti nel songbook di Iain, ma anche il folk-country-rock senza tempo della deliziosa To Love, cover dell’appena ricordata Carole King che è illuminata dal lavoro della chitarra elettrica dell’eccellente Eric De Vries, o ancora la malinconica ballata Right As Rain che rivaleggia con le migliori canzoni di Iain Matthews, malinconica e dolcissima come i suoi brani migliori. Anche Chasing Rainbows ci ricorda quel suono solare West Coast con cui il nostro amico ha flirtato negli anni ’70, mentre la conclusiva Phoenix Rising, tra mandolini, chitarre acustiche e piccole percussioni è ancora legata ad un suono più dichiaratamente folk e Jive Pajamas è uno strano shuffle-swing magari non riuscitissimo ma che segnala la voglia di diversità https://www.youtube.com/watch?v=-zGiVPuwLEw , meglio estrinsecata nella bucolica Age Of Isolation, sempre con ottimi intrecci vocali o nel country-rock della mossa Bits And Pieces, altro brano che si lega alle vecchie avventure sonore di Iain Matthews, qui riproposte ancora una volta.

Insomma ci sono a tratti momenti del vecchio splendore e questo per chi ama il musicista 71enne di Scunthorpe può bastare.

Bruno Conti