In Attesa Dei Waterboys, Ecco Il Violinista “Apicoltore”. Steve Wickham – Beekeeper

steve wickham beekeeper

Steve Wickham – Beekeeper – Man In The Moon Records

Molti appassionati di musica conosceranno Steve Wickham, e il suo virtuoso violino, per la sua ultratrentennale partecipazione come membro fisso dei grandissimi Waterboys del “pard” di vecchia data Mike Scott (che lo reputa il più bravo violinista rock del mondo), collaboratore anche di “personcine” di spessore tra i quali ricordiamo Bob Dylan, Elvis Costello, Sinead O’Connor, e per il suo debutto in sala di registrazione con gli U2 nella celeberrima Sunday Bloody Sunday su War, nel lontano ’82, e in quel periodo fu anche il violinista dei bravi, ma “dimenticati”, In Tua Nua. Chi conosce ed apprezza il buon Steve, deve sapere che il “nostro” aveva esordito da solista con Geronimo (04), un lavoro passato quasi inosservato dalle nostre parti (e non solo), una dozzina di brani dagli  alterni risultati benché fosse supportato da validi collaboratori, alcuni li ritroviamo anche in questo secondo Beekeeper: musicisti come Katie Kim, Ger Wolfe, The Lost Brothers, David Hood (Traffic e Rockets, ma anche una delle colonne dei Muscle Shoals Studios,  padre di Patterson Hood), Oleg Ponomarev, Bruno Calciuri, Joe Chester (chitarrista nei Waterboys e produttore di Hozier), la brava Camille, come non poteva certo mancare il suo “capo” Mike Scott, per un buon lavoro concepito con cura e splendidamente suonato, in parte registrato nei Sligo Magic Room Studios, con la direzione di Brian McDonagh dei Dervish, e l’altra metà nei Cauldron Studios di Dublino.

Diciamo subito che quasi la metà delle tracce di Beekeeper sono strumentali, anche se il brano d’apertura And The Band Played On vede subito Steve esibirsi come vocalist e volutamente senza il violino, con ai cori la cantante pop Katie Kim, omissione che viene subito rettificata dal breve strumentale Two Thousand Years, come pure nella successiva ballata celtica dedicata all’isola di Coney, cantata dalla bella voce tenorile di Ger Wolfe (cantautore irlandese di pregio), e la strumentale “giga” The Here. Si prosegue con una dolce melodia di paese come Fractured, con l’accompagnamento dei Lost Brothers e di David Hood al basso, valorizzata dall’uso della pedal steel e del violino di Steve, seguita da una composizione che dura solo 72 secondi per violino e pianoforte, The Bohemian, mentre con Stopping By Woods arriva l’inconfondibile voce di Mike Scott, brano che inizia con un basso pulsante poi entra il violino di Steve, per un pezzo che sembra lontano dalle abituali coordinate dei Waterboys (ma neppure troppo); a questo punto arriva forse il momento più alto del disco con l’impiego della voce femminile di Camille O’Sullivan (cantante e attrice irlandese) con Silence Of A Sunday, una canzone da “femme fatale” sussurrata da Camille, con l’uso di piano, chitarra acustica e un melanconico clarinetto.

La parte finale vede protagonista il polistrumentista russo Oleg Ponomarev che gareggia in bravura con Wickham nello strumentale Cells Of The Heart Which Nature Built For Joy, per poi passare al brano più gioioso dell’album Love’s Dark Sisters (Sombres Soeurs De L’Amour), cantato in lingua madre dal cantante francese Bruno Calciuri, mentre la dolcissima e sofferta Song Of The River è interpretata da Joe Chester (uno dei più celebri cantautori irlandesi contemporanei), ed è accompagnata nuovamente dal magico violino di Steve, protagonista anche nelle note strumentali della straziante e conclusiva Cockcrow. Steve Wickham certamente non sarà mai un personaggio di primo piano,  uno di quegli artisti che cavalcano le mode e riempiono le radio della loro musica, ma credo che il panorama musicale abbia bisogno anche di interpreti come lui, onesti e sinceri, lontani mille miglia dalle leggi del mercato,  un poliedrico musicista che fino ad ora avevamo potuto apprezzare per le sue prestazioni al servizio degli altri, ma in Beekeeper finalmente lo possiamo applaudire per un progetto completamente suo, composto da canzoni di eccellente “miele sonoro”. Non finirà certamente nelle liste di fine anno, ma ha fatto davvero un buon disco il buon Mr. Wickham, in attesa a settembre di nuove avventure con gli amati Waterboys nel nuovo Out Of All This Blue.

Tino Montanari

In Viaggio Verso Un Suono Americano ! Waterboys – Modern Blues

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Waterboys – Modern Blues – Harlequin And Clown/Kobalt Label Services

Nel bene e nel male la storia dei Waterboys (i più illustri eredi della tradizione britannica del folk-rock degli anni ’80) è legata a quella del loro leader Mike Scott. Scott, scozzese di Edimburgo, con i suoi “Ragazzi dell’Acqua” ha pubblicato dischi memorabili nel corso degli anni ’80, a partire dai due capolavori This Is The Sea (85) e soprattutto Fisherman’s Blues (88), il disco della definitiva consacrazione artistica, ristampato due anni fa in un magnifico box http://discoclub.myblog.it/2013/11/24/replay-ecco-la-ristampa-dellanno-the-waterboys-fishermans-box/  Dopo due dischi del genere era difficile fare meglio: i Waterboys ci hanno provato, mutando spesso formazione (mantenendo sempre come perno della formazione oltre al leader Mike Scott, il violinista Steve Wickham), consolidando così una discografia numerosa (con tanti alti e pochi bassi), ma mai sullo stello livello di quelle “pietre miliari”. Nel tempo i “ragazzi” di Mike Scott (autore anche di buoni lavori solisti come Bring Em All (95) e Still Burning (97) sono diventati una grande band di “culto”, rispettata e ammirata da tutti, ma allo stesso tempo così sottovalutata da doversi muovere per tutta la carriera all’ombra del successo pregresso. A quattro anni dall’ultimo lavoro in studio, il riuscito An Appointment With Mr. Yeats (11), (un elegante omaggio al suo idolo letterario William Butler Yeats) http://discoclub.myblog.it/2011/09/25/nuovamente-waterboys-an-appointment-with-mr-yeats/ , Scott prende la sua band, attraversa l’oceano e la porta a registrare in quel di Nashville questo nuovo Modern Blues, con una nuova line-up formata oltre che da Mike voce e chitarra, e dallo storico indiavolato violinista Wickham, Zach Ernst e Jay Barclay alle chitarre, Ralph Salmins alla batteria, Paul Brown alla tastiere, il leggendario bassista David Hood (padre del leader dei Drive By-Truckers Patterson Hood), sotto la produzione di Bob Clearmountain (Bruce Springsteen), per quello che è senza dubbio il lavoro più “americano” della formazione.

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La partenza con Destinies Entwined, per chi ama i primi Waterboys, è davvero spiazzante, un brano che fa sussultare con riff di chitarra grintosi https://www.youtube.com/watch?v=7_4EhpohXNQ , per poi ritornare subito ad una ballata folk suadente come November Tale https://www.youtube.com/watch?v=YN-EmQ4Aa6Y , al blues robusto di Still A Freak, e ad una ballata cadenzata e sognante come I Can See Elvis https://www.youtube.com/watch?v=pQsYUh_dctA , mentre The Girl Who Slept For Scotland è una modesta canzone d’amore. Si prosegue con Rosalind (You Married The Wrong Guy), un pomposo pezzo rock con un ritornello accattivante, a cui segue il singolo Beautiful Now, un brano scritto con il “nostro amico” James Maddock, un brano radiofonico https://www.youtube.com/watch?v=BKwAmnbS1WU  (ma già sentito), cambiando pagina con i fiati celtic soul di una intrigante Nearest Thing To Hip https://www.youtube.com/watch?v=MDqVBKp5BfQ , andando a chiudere con il capolavoro dell’album, una torrenziale Long Strange Golden Road, che inizia con la voce di Jack Kerouac che legge Sulla Strada, e poi diventa una cavalcata musicale lunga dieci minuti, una sfida a tutti i grandi cantautori, dove si fondono insieme Dylan, Springsteen, Cohen e Van Morrison, da ascoltare a ripetizione https://www.youtube.com/watch?v=7KDFVRVHTLU . Epica!

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Anche in questo Modern Blues qualcosa dei Waterboys di un tempo si trova sempre (per esempio nelle ballate, dimostrando di essere capaci ancora di scrivere grandi canzoni), ma si tratta di carezze che riempono le orecchie solo di nostalgia, lasciando il dubbio proprio ai più nostalgici che nella produzione recente e anche in questo lavoro (riconoscendo però che è prodotto e suonato benissimo), questa grande band si stia forse avviando verso un dignitoso declino.

Tino Montanari

Replay: Ecco La Ristampa Dell’Anno! – The Waterboys – Fisherman’s Box

***NDB Visto che, causa sparizione di molti Post nel passaggio da un Blog all’altro (stiamo lavorando per farli riapparire, ma è dura, ci vorebbe il Mago Merlino o la Strega Nocciola, ma mai dire mai), alcune persone mi hanno detto di non avere fatto in tempo a leggere questo lungo articolo, il supplemento della domenica del Disco Club, dedicato da Marco Verdi a questa bellissima ristampa, eccolo di nuovo, buona lettura!

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The Waterboys – Fisherman’s Box Parlophone 6CD Box Set – 7CD + LP Super Deluxe

Il parere espresso nel titolo del post è ovviamente personale, anche perché il 2013 verrà ricordato come l’anno dei box set e delle ristampe eccellenti, e mai come quest’anno la scelta sulla migliore riedizione sarà ardua e legata ai gusti di ciascuno degli eventuali votanti.

Cito alla rinfusa alcuni dei pretendenti al titolo, sconfitti sul filo di lana dal box di cui mi accingo a parlare: la monumentale retrospettiva su Duane Allman, la deluxe version di Brothers & Sisters degli Allman Brothers Band, il decimo Bootleg Series di Bob Dylan (oltre al megabox di 47 CD con la sua opera omnia), l’ennesima edizione, spero definitiva, di Tommy degli Who, il live in 4CD di The Band, il sestuplo sulla carriera dei Beach Boys con una valanga di inediti, il ghetto blaster dei Clash, il secondo disco dei Velvet Underground in versione tripla e l’imminente cofanetto di Eric Clapton dedicato agli anni dal 1974 al 1976.

Per non parlare della lussuosa pubblicazione dedicata alle sessions di Moondance di Van Morrison, che è sempre stato uno dei miei cinque dischi da isola deserta.

(NDM: per quei due o tre curiosi che vogliono conoscere anche gli altri quattro, eccoli: Highway 61 Revisited di Bob Dylan, The River di Bruce Springsteen, John, The Wolfking Of L.A. di John Phillips e The Fillmore Concerts degli Allman).

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Ma veniamo al Fisherman’s Box: come saprete l’album del 1988 Fisherman’s Blues,da parte del gruppo anglo-scoto-irlandese dei Waterboys, è considerato a ragione il loro capolavoro, nonché uno dei dischi più belli degli anni ottanta, un album nel quale il rock cantautorale del carismatico leader Mike Scott si fondeva mirabilmente con sonorità sia celtiche che americane, country e folk soprattutto, un disco perfetto sia dal punto di vista musicale che da quello testuale, uno dei rari casi nei quali la musa ispiratrice è ben tangibile dal primo all’ultimo brano. Molte band del genere Americana, venute dopo, inseriranno questo album tra le loro influenze principali.

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Eppure quel disco era frutto di numerose sessions protrattesi per ben due anni, in diversi studi tra Irlanda e San Francisco e con diversi produttori (tra cui Bob Johnston, famoso per aver lavorato, tra gli altri, con Dylan, Johnny Cash e Leonard Cohen): vi risparmio la storia travagliata di quel disco, servirebbe un post a parte, ma ricordo soltanto che quelle sedute hanno dato alla luce altri due album, e cioè un secondo CD di inediti nella versione deluxe dell’opera originale, uscita nel 2006, ed un CD del 2001 intitolato Too Close To Heaven, nel quale Scott presentava altre outtakes, rimixandole ed aggiungendo diversi overdubs (in alcuni casi ricantandole da capo).

Ma il grosso di quelle registrazioni (più di ottanta brani) era rimasto nei cassetti, e quest’anno finalmente Scott si è deciso a renderle pubbliche: Fisherman’s Box contiene (o dovrebbe contenere) tutto, ma proprio tutto ciò che Mike e compagni hanno inciso in quei due anni, compresi i demo, le prove ad alcune cose appena accennate, oltre naturalmente a tutte le canzoni già pubblicate ufficialmente (anche se manca Good Man Gone, tratta da Too Close To Heaven, in quanto scritta durante quelle sessions, ma incisa soltanto nel 1991).

Un body of work impressionante, un viaggio irripetibile lungo 6CD nel mondo della musica popolare: infatti, oltre ai brani originali (e ce ne sono molti che ci chiediamo come possano essere rimasti inediti fino ad ora), ci sono varie cover versions di autori di riferimento per Scott e soci, Dylan su tutti, ma anche Morrison, Hank Williams, i Beatles ed altri che vedremo.

(NDM2: nella versione super deluxe, il settimo CD è infatti una compilations con alcuni brani dei musicisti che più hanno influenzato i Waterboys, anche se mancano sia Dylan che Morrison, un dischetto aggiuntivo tutto sommato inutile che, aggiunto al vinile del disco originale, serve solo a far lievitare il prezzo, che per la versione di 6CD è invece incredibilmente contenuto).

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Il box è, per dirla in parole povere, una goduria unica: se Mike Scott lo conoscevamo (a mio giudizio uno dei songwriters più di talento degli ultimi trent’anni), ascoltando i 121 brani presenti viene alla luce l’importanza per il sound della band di Steve Wickham ed Anthony Thistlethwaite, rispettivamente al violino e mandolino (il secondo anche al sassofono), vera e propria spina dorsale del gruppo, oltre alla sezione ritmica che suona decisamente rock, grazie al basso di Trevor Hutchinson (ma anche di John Patitucci in qualche brano) ed ai diversi batteristi che si sono succeduti (tra cui Fran Breen, Kevin Wilkinson e, dalla band di Patti Smith, Jay Dee Daugherty fino al mitico Jim Keltner), oltre ad una lunghissima serie di amici e sessionmen e qualche ospite di rilievo.

Nella confezione troviamo un bel libretto, con note, canzone per canzone, da parte di Scott (i brani sono presentati in rigoroso ordine cronologico, una scelta più che sensata), e con la prefazione di Colin Meloy dei Decemberists.

Dato che mi sono già dilungato abbastanza (anche se so che il Bruno non mi taglia, ma non voglio approfittarne), vado ora ad esaminare brevemente i sei CD citando gli episodi salienti, ed omettendo tutti i brani già noti (a proposito, il tutto è rimasterizzato ex novo).

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CD1: tra tutti, quello con la più ristretta combinazione spazio-temporale: è infatti frutto di un’unica session, tenutasi a Dublino il 23 Gennaio del 1986. E si parte subito alla grande con Stranger To Me http://www.youtube.com/watch?v=WvL_AfR3koY , una strepitosa country song guidata da fiddle e mandolino, con la voce carismatica di Scott in primo piano ed una melodia da urlo; segnalo anche una bella versione, molto personale, del classico di Hank Williams, I’m So Lonesome I Could Cry, un demo pianistico di Fisherman’s Blues, che ha già i germogli della grande canzone, una scintillante I’ll Be Your Baby Tonight di Bob Dylan http://www.youtube.com/watch?v=Mges1Ei9IBI (e c’è anche Girl From The North Country, gia pubblicata sulla versione deluxe del 2006 ma talmente bella che merita ancora una menzione, sembra uscita dalle sessions di Desire, noto album del grande Bob). Per finire con la lunga e fantastica Saints And Angels, strumentale per i primi quattro minuti, con Scott che poi inizia ad intonare una melodia straordinaria, morrisoniana al 100%,, per dieci minuti di pura libidine: assurdo che fosse rimasta inedita sino ad oggi http://www.youtube.com/watch?v=AxJHBLy-jR8.

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CD2: qui gli highlights sono un trascinante gospel-rock dal titolo di One Step Closer, ancora Dylan con una When The Ships Comes In che purtroppo è solo un breve frammento, una versione diversa da quella conosciuta di Too Close To Heaven, più intima e dominata dal piano di Scott, con un bellissimo crescendo, e The Prettiest Girl In Church, altra magnifica country song mai sentita prima, con Mike che parla nelle strofe più che cantare, per poi stenderci con un ritornello irresistibile (avete presente Faraway Eyes degli Stones? Ecco, siamo da quelle parti). E poi una quasi jam session con ospiti Donal Lunny dei Moving Hearts e Liam O’Maonlai degli Hothouse Flowers, che parte con Lost Highway http://www.youtube.com/watch?v=csR5ku3TdkU, sempre di Hank Sr., per finire con una corale e gioiosa resa dell’inno della Carter Family Will The Circle Be Unbroken?

CD3: subito un trascinante rock’n’roll, Ain’t Leavin’, I’m Gone, una prima, splendida versione della giga tradizionale When Will We Be Married  http://www.youtube.com/watch?v=bUzB3a_bMf4, una deliziosa ballad intitolata When I First Said I Loved Only You, Maggie, cantata e suonata alla grande (anche questa un delitto che sia stata lasciata fuori), ed una versione alternata del coinvolgente gospel On My Way To Heaven. Alla fine, del CD, un vero e proprio piece de resistence di 25 minuti, Soon As I Get Homehttp://www.youtube.com/watch?v=AW42rE24UCManch’esso con l’influenza di Van Morrison abbastanza evidente, ed una personalissima Sergeant Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Fab Four.

CD4: qui troviamo una toccante cover di Come Live With Me dei fratelli Bryant, ma presa dal repertorio di Ray Charles, una Higher In Time per voce e due pianoforti, ricca di pathos, una coinvolgente Too Hot For Cleanhead, tra swing e rock’n’roll, la maestosa I Will Meet You In Heaven Again e soprattutto la splendida A Golden Age, una sontuosa ballata http://www.youtube.com/watch?v=lEuZNI5cSTQ anch’essa inspiegabilmente mai pubblicata fino ad oggi, con l’evocativa cornamusa di Vinnie Kilduff.

CD5: questo dischetto ha il meglio nelle versioni alternate di brani già noti: si inizia con la migliore tra le varie versioni di Higherbound, un folk-rock splendido, con un feeling enorme, per proseguire con un’altra take di Fisherman’s Blues  http://www.youtube.com/watch?v=XFrMSJgOIpM, che non avrebbe sfigurato sull’album del 1988, Has Anybody Seen Hank?, il toccante omaggio al padre della moderna country music, persino meglio dell’originale, ed una scintillante e grandiosa Strange Boat  http://www.youtube.com/watch?v=x-NXwRUQcmg, una delle gemme assolute del box. In più, un’ispirata rilettura del traditional gospel Working On A Building (incisa tra gli altri da Elvis Presley e John Fogerty), talmente personale da sembrare un brano dei Waterboys stessi.

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CD6: forse il migliore tra tutti, parte con la dylaniana On My Way To Tara  http://www.youtube.com/watch?v=gr9Rlac6HtA, per proseguire con l’imperdibile traditional Two Recruitin’ Sergeants, dove Scott canta con un marcato accento scozzese, e la musica ricorda quella dei migliori Fairport Convention. Poi meritano Strange Boat in versione acustica, che non perde un’oncia della sua bellezza, la struggente In Search Of A Rose  http://www.youtube.com/watch?v=cgNwiYKAbQM, in due superbe versioni, una full band e l’altra per voce, mandolino e violino, la take completa dell’inno di Woody Guthrie This Land Is Your Land, che chiudeva il disco originale ma durava appena un minuto, e l’ennesima cover di Dylan, Buckets Of Rain, che chiude il box con una nota di malinconia.

A parte citerei la fantastica And A Bang On The Ear  http://www.youtube.com/watch?v=xmyPHfu9c0c, la più bella canzone in assoluto di tutto il box (e forse dei Waterboys), che è la versione già conosciuta ma aggiunge più di due minuti inediti in coda. E tutte quelle che non ho citato nel corso dei sei dischetti…vi lascio il piacere di scoprirle da soli.

In conclusione, per dirla con una parola (anzi due): assolutamente imperdibile, anche per il prezzo per una volta non esorbitante.

Intanto mi informo se sull’isola deserta di dischi (intesi come pubblicazioni, quindi un box equivale ad un disco) ne posso portare sei invece di cinque…

Marco Verdi

Ha Perso Un Disco Per Strada Ma Il Cofanetto Di Fisherman’s Blues Dei Waterboys E’ Confermato Per Ottobre. Ecco La Lista Completa Dei Brani!

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Waterboys – Fisherman’s Blues Box – 6 CD -14-10-2013

Ve lo avevo anticipato nel mese di marzo, l’uscita è confermata per ottobre come EMI (ma non del gruppo Universal). Rimane inalterato anche il numero dei brani annunciati, 121 di cui 85 “inediti”, ma il cofanetto ha perso un disco per strada, nel senso che ora il box sembrerebbe di 6 CD anziché i 7 di cui si parlava in prima istanza. Qualcuno ipotizza che il settimo CD potrebbe esserci ugualmente, con alcuni dei brani che hanno “ispirato” la stesura del Fisherman’s Blues originale. Alcuni brani si ripetono più volte ma si tratta comunque di una sorta di “Santo Graal” per i fans dei Waterboys e di Mike Scott.

Questa è lista completa dei brani contenuti nel cofanetto:

CD 1

  • 1. Stranger To Me
  • 2. Girl Of The North Country
  • 3. I’m So Lonesome I Could Cry
  • 4. Fisherman’s Blues (Piano Version)
  • 5. Fisherman’s Blues
  • 6. Meet Me At The Station
  • 7. I’ll Be Your Baby Tonight
  • 8. Born To Be Together
  • 9. The Wayward Wind
  • 10. World Party (1st Version)
  • 11. World Party / A Golden Age
  • 12. Sleek White Schooner
  • 13. Drunken Head Ghost Of Rimbaud Blues
  • 14. Sweet Thing
  • 15. Sweet Thing (Conclusion)
  • 16. Saints And Angels

CD 2

  • 1. We Will Not Be Lovers
  • 2. One Step Closer
  • 3. My Beautiful Baby
  • 4. She Could Have Had Me Step By Step
  • 5. When The Ship Comes In
  • 6. The Ladder
  • 7. Will You Ever Be My Friend?
  • 8. Too Close To Heaven (Rolling Piano)
  • 9. Higherbound (Prototype)
  • 10. Happy Birthday Bp Fallon
  • 11. The Prettiest Girl In Church
  • 12. You Don’t Have To Be In The Army To Fight In The War
  • 13. Dee Jay Way
  • 14. Lonesome And A Long Way From Home
  • 15. Thistlethwaite’s Declaration
  • 16. Strange Boat (First Play)
  • 17. Lost Highway
  • 18. Higherbound Blues
  • 19. Let Us Be Drinking And Kissing The Women
  • 20. Will The Circle Be Unbroken
  • 21. Tenderfootin’
  • 22. Too Close To Heaven
  • 23. Space Out There, Trevor

CD 3

  • 1. Steve And Anto’s Overture
  • 2. Ain’t Leavin, I’m Gone
  • 3. When Will We Be Married? (1st Version)
  • 4. When I First Said I Loved Only You, Maggie
  • 5. Love Is Letting Go
  • 6. On My Way To Heaven (1st Version)
  • 7. You In The Sky (1st Version)
  • 8. The Secret Place Of The Most High
  • 9. Too Hot For Cleanhead
  • 10. Wickham’s Proclamation
  • 11. Blues For Your Baby
  • 12. Lonesome Old Wind
  • 13. If Jimi Was Here
  • 14. Soon As I Get Home
  • 15. Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band

CD 4

  • 1. Billy The Kid
  • 2. Tonight The Bottle Let Me Down
  • 3. Come Live With Me
  • 4. I Miss The Road
  • 5. Higher In Time (Two Pianos)
  • 6. Too Hot For Cleanhead (Fast Version)
  • 7. Higher In Time (Scottish)
  • 8. Higherbound (3rd Tune)
  • 9. A Golden Age
  • 10. You In The Sky
  • 11. I Will Meet You In Heaven Again
  • 12. Nobody ‘Cept You
  • 13. (He Hasn’t Been The Same Since) Jimmy Shand
  • 14. Rattle My Bones And Shiver My Soul
  • 15. The Scotsman’s Delight
  • 16. Killing My Heart
  • 17. Industrial Mr Brown
  • 18. Custer’s Blues
  • 19. Shall We Gather By The River
  • 20. Higher In Time Symphony

CD 5

  • 1. Higherbound (3rd Version)
  • 2. The Grief Of Pan
  • 3. World Party
  • 4. Working On A Building
  • 5. If I Can’t Have You
  • 6. Killing My Heart (2nd Version)
  • 7. Trunk Call
  • 8. Headphone Mix Song
  • 9. Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Reprise)
  • 10. When Will We Be Married? (2nd Version)
  • 11. Bp’s Bathtub Boogie
  • 12. We Will Not Be Lovers (Sax Solo)
  • 13. Heading Down The Highway
  • 14. Strange Boat
  • 15. Fisherman’s Blues (2nd Version)
  • 16. Has Anybody Here Seen Hank? (Bridgeman Version)
  • 17. On My Way To Heaven
  • 18. Let Me Feel Holy Again
  • 19. A Home In The Meadow
  • 20. Strange Boat (3rd Version) / The Good Ship Sirius
  • 21. The Stolen Child (Prototype)

CD 6

  • 1. On My Way To Tara
  • 2. Twa Recruitin’ Sergeants
  • 3. Incident At Puck Fair
  • 4. And A Bang On The Ear
  • 5. Mr Customs Man
  • 6. Strange Boat (Acoustic)
  • 7. Spring Comes To Spiddal
  • 8. In Search Of A Rose (Band)
  • 9. The Stolen Child (Piano Demo)
  • 10. When Will We Be Married?
  • 11. In Search Of A Rose (Duo)
  • 12. The Good Ship Sirius (Set Of Jigs)
  • 13. This Land Is Your Land
  • 14. Jimmy Hickey’s Waltz
  • 15. Live Aid And After
  • 16. Carolan’s Welcome
  • 17. When Ye Go Away
  • 18. When Ye Go Away (Frankie’s Fiddle)
  • 19. Has Anybody Here Seen Hank?
  • 20. The Stolen Child (Vocal Demo)
  • 21. Dunford’s Fancy
  • 22. The Stolen Child
  • 23. Pictish National Anthem (Comati)
  • 24. Bo Diddley Was A Caveman
  • 25. The Last Jam
  • 26. Buckets Of Rain

E anche tour con la formazione originale, Mike Scott, Steve Wickham, Anto Thistlethwaite e Trevor Hutchinson con l’attuale batterista Ralph Salmins:

December 8, Liverpool Philharmonic.
December 9, Glasgow Royal Concert Hall.
December 10, Glasgow Barrowland.
December 11, York Barbican.
December 12, Birmingham Alexandra.
December 15, Oxford New Theatre.
December 16, Guildford Glive.
December 17, Bristol Colston Hall.
December 18, Hammersmith Apollo
December 20, Drogheda Tlt.
December 21, Killarney Inec.
December 22, Galway Leisureland
December 23, Dublin Convention Centre

Se siete da quelle parti, tra Irlanda, Scozia ed Inghilterra…

Magari nell’imminenza dell’uscita, se riesco a metterci le mani sopra per tempo, gli dedicherò un ulteriore approfondimento, perché lo merita.

Per il momento è tutto, alla prossima!

Bruno Conti

Con Un “Leggerissimo” Anticipo! Waterboys – Fisherman’s Blues Box

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Questa mattina stavo spulciando appunti e notizie per preparare i soliti Post periodici che dedico alle “uscite prossime future” (diciamo periodo aprile-giugno) e mi sono imbattuto in questa notizia sulla pubblicazione del Box da 7 CD (!!!), dedicato alle sessions di registrazione dell’album Fisherman’s Blues dei Waterboys. Il cofanetto si chiamerà “Fisherman’s Box” e conterrà 121 brani (!), tutti quelli dell’album originale e le canzoni contenute nelle varie edizioni del CD che si sono succedute nel corso degli anni, oltre a 85 tracce inedite (!!! Sto esaurendo i punti esclamativi), mai pubblicate prima. Il tutto scelto e annotato da Mike Scott, con una presentazione nel libretto della confezione curata da Colin Meloy dei Decemberists, grande fan del gruppo. L’uscita, su EMI Records (che nel frattempo sarà definitivamente acquisita dalla Universal) è prevista per il 14 ottobre: quindi siamo “in leggero anticipo”, ma nei prossimi mesi vi terrò aggiornato sugli sviluppi successivi, tipo liste dei brani, copertina, formato e quant’altro.

In questi giorni, il 17 marzo, Mike Scott e Steve Wickham hanno partecipato anche al SXSW di Austin (waterboys-mad-mist-snow-sxsw-163212571.html),  per presentare l’ultimo album, An Appointment With Mr. Yeats che esce negli Stati Uniti il 26 marzo e per il tour americano ci sarà una nuova band, con questi musicisti aggiunti: Elizabeth Ziman (vocals, from the band Elizabeth And The Catapult, molto brava lei e il suo gruppo di origine, citati in passato nel Blog), Jay Barclay (guitar), Daniel Mintseris (keyboards, a member of St Vincent), Malcolm Gold (bass), Ezra Oklan (drums) and Chris Layer (flute). Viceversa, per il tour inglese di fine anno, a dicembre, come vedete dal manifesto qui sopra, tornerà in azione la formazione originale del disco, quindi oltre a Scott e Wickham, Anto Thistlethwaite e Trevor Hutchinson più il nuovo batterista Ralph Salmins, quindi se pensate di fare un giro in Inghilterra e Irlanda a fine anno, fatevi un appunto.

Forse è esagerato, ma fans e simpatizzanti di questo grande gruppo e disco saranno più che contenti.

Ritorno alle mie liste delle anticipazioni, penso in giornata o domani di iniziare gli attentati ai vostri portafogli.

Bruno Conti

Nuovamente Waterboys! An Appointment With Mr. Yeats

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Waterboys – An Appointment with Mr. Yeats – Puck Records/Proper

Dopo il disco d’archivio pubblicato ad aprile Mike Scott rispolvera ancora una volta i suoi “ragazzi d’acqua” e bisogna ammettere che questa volta il risultato è molto convincente, uno dei migliori della loro carriera. Ricordo ancora i tempi del mio primo incontro ravvicinato con i Waterboys: e qui rispolvero la mia personalità da Numero Uno, correva l’anno 1983 (credo, ma poteva essere anche fine 1984, non sono sicuro), località sicuramente Castello Sforzesco, Milano, come gruppo di supporto dei Pretenders, me lo ricordo perché, poco dopo l’inizio del concerto, sento un “toc-toc” sulla spalla, mi giro e vedo un giornalista di uno scomparso quotidiano, La Notte (noto nell’ambiente perché si dice portasse sfiga, lui, non il giornale) che con fare terrorizzato mi chiede chi fossero costoro? Non vorrei prendermi meriti che non ho, anche se il primo disco della band, quello con A Girl called Johnny già lo avevo scoperto, ma il nome del gruppo era scritto ovunque sui manifesti, “gruppo di supporto i Waterboys”, ma si sa che i giornalisti musicali dei quotidiani italiani non erano (e non sono) il massimo. Comunque avvenuto il primo felice contatto, il gruppo di Mike Scott è rimasto tra i miei preferiti nel corso degli anni, con le punte di eccellenza di This Is The Sea, Fisherman’s Blues e Room To Roam e altri dischi solisti o con il gruppo meno soddisfacenti ma sempre con momenti di grande musica, la famosa “Big Music”!

Ebbene, questa volta il disco è decisamente bello, forse, ma forse, non “molto” bello (e poi vi dico perché). Intanto l’assunto di partenza è sicuramente affascinante, musicare alcune poesie di William Butler Yeats, il grande poeta irlandese non è opera da poco e le quattordici canzoni contenute in questo CD (dalle iniziali venti registrate per il progetto) rendono pieno giustizia all’autore (per la smania di recensirlo prima sul Buscadero si parla di dieci brani e della lunghezza contenuta dell’album, che invece alla fine dura quasi 57 minuti). Naturalmente non è la prima volta che l’opera di Yeats viene avvicinata da musicisti rock: gli stessi Waterboys incisero una superba versione di The Stolen Child per Fisherman’s Blues (ma anche in Dream harder ce n’è un’altra), e il grande “Van The man” Morrison ha trattato l’argomento in più occasioni nonostante i problemi con gli eredi di Yeats, ma nessuno aveva mai registrato un intero album (in inglese) dedicato ai suoi poemi e Scott stesso ricorda che ha preferito aspettare lo scadere dei diritti d’autore dell’opera di Yeats, morto nel 1939, piuttosto che affrontare gli stessi problemi, anche economici con gli eredi. Tra gli altri che hanno ripreso il grande irlandese vorrei ricordare Donovan in H.M.S. nel lontano 1971, Angelo Branduardi che ha registrato un intero album nel 1986 che comprendeva anche il brano di Donovan (ma allora Scott mente e i diritti erano già scaduti? O forse tradotti in italiano non conta?). Anche Loreena McKennitt ne ha incise un paio e pure i Cranberries e gli Smiths lo citano nei loro testi.

In ogni caso questo An Appointment With Mr. Yeats piace: non mi entusiasma ogni tanto il tipo di suono della batteria suonata da Ralph Salmins, troppo meccanico e marziale, quasi fosse una batteria elettronica, soprattutto nell’iniziale The Hosting Of The Shee, brano epico e cadenzato nel loro stile tipico, ma forse troppo caricato di effetti e strumenti che distolgono dall’andamento della musica, chitarre, fiati, violino, tastiere si perdono in un marasma sonoro esagerato ma già da Song Of Wandering Aengus (proprio quella di Donovan e Branduardi) le cose si aggiustano, introdotto da una doppia tastiera, piano elettrico e organo, il brano si distende con la grande partecipazione tipica delle migliori canzoni di Mike Scott, con gli strumenti che entrano ad uno ad uno, in una sequenza continua che sparge semi di serenità e con il flauto di Sarah Allen che regala momenti di grande musica nella lunga coda strumentale, veramente bellissimo. Anche News For The Delphic Oracle è un bel brano: dopo una breve introduzione quasi folk-cameristica che mi ha ricordato l’Incredible String Band il brano assume quelle cadenze celtiche tanto visitate nella lunga permanenza irlandese con il violino di Steve Wickham che assurge a grande protagonista nel cambio di tempo della parte centrale e poi la musica ritorna a cadenze quasi da cabaret mitteleuropeo nella parte finale. A Full Moon March è semplicemente una bellissima canzone dalla struttura rock con chitarre distese e l’organo di supporto con vaghe riminescenze Beatlesiane stampate nel DNA.

Sweet dancer è una piccola gemma, una di quelle ballate mid-tempo alla Van Morrison, con Mike Scott che canta meravigliosamente ben supportato dalla voce della giovane irlandese Katie Kim che in questo brano si amalgama alla perfezione con quella di Scott (mentre in altri brani mi sembra troppo sottile e acerba, simile a quella di Kylie Minogue nelle sue collaborazioni con Nick Cave), il violino di Steve Wickham (anche all’armonica) presiede sugli avvenimenti con grande nonchalance sostenuto dal flauto e dal sax di Kate St.John (già con Eno, Roger e Morrison, Van). Molto bella anche White Birds altro avvolgente e sereno brano in mid-tempo e in leggero crescendo con quella tipica cantabilità delle canzoni più belle del nostro amico, con le tastiere, in particolare un organo maestoso, suonate da Mike Scott, un trombone insinuante e l’effetto “gabbiani” o “white birds” nella parte finale affidata a Steve Wickham. The Lake Isle Of Innisfree è uno dei poemi più famosi di Yeats, ma forse questa versione breve e sussurrata, troppo sussurrata dalla Katie Kim si apprezza soprattutto per il violino di Wickham, ancora una volta protagonista.  

Mad As The Mist And Snow ci fa, gioiosamente e magicamente, ripiombare nelle atmosfere celtiche ed irlandesi di Fisherman’s Blues, e lo fa con una energia e una grinta incredibili e con il violino che sale fino a vette incredibili come se il tempo non fosse passato. Molto piacevole anche la brevissima Before The World was Made con la vocina della Kim che affianca quella di Mike per questo piacevole intermezzo che ci introduce alla lunga September 1913 (oltre 7 minuti), vero centrepiece dell’album che ci riporta questa volta alla Big Music di This Is The Sea con il piano di James Hallawell a disegnare arabeschi sonori mentre Mike Scott canta con una passione rinnovata che sembrava scomparsa dalla sua musica, inutile dire che il violino di Wickham è ancora una volta decisivo mentre la chitarra elettrica di Scott mena fendenti rock in sottofondo e la vocina della Kim accarezza dolcemente il finale!

Uno si potrebbe anche accontentare e invece il finale è ancora da applausi: la breve, marziale An Irish Airman Foresees His Death con il corno inglese di Kate St.John in evidenza è, come dire, “poetica”. Politics riprende i temi musicali epici del brano iniziale ma lo fa con un controllo del suono molto migliore e più definito e l’interscambio tra le voci di Scott e della Kim (che comincia a piacermi) è molto più riuscito e ben integrato con i fiati. Let The Earth Bear Witness è una di quelle ballate meravigliose che avevano fatto considerare Mike un potenziale erede per Van Morrison quando mai vorrà ritirarsi (a proposito che fine ha fatto? Tutto tace), si chiama Celtic Soul, cari miei! E anche il significato sociale non è secondario.

E per una conclusione degna ci si affida a The Faery’s Last Song un’altra notevole costruzione musicale di Scott e dei suoi ottimi musicisti, con Mike che si cimenta (come in altri brani) al mellotron, che conferisce un’aura quasi fiabesca e un po’ progressiva (alla Caravan) alla canzone.

Adesso, caro Mike Scott, non vorremmo aspettare venti anni per un nuovo grande album!

Bruno Conti