Correva L’Anno 1968 2. Jimi Hendrix Experience – Electric Ladyland Deluxe Edition 50th Anniversary Box

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Jimi Hendrix Experience – Electric Ladyland Deluxe Edition 50th Anniversary- Sony Legacy 3CD/Blu-ray – 6 LP/Blu-ray

Come ricordavo nel Post sul box del White Album dei Beatles, Electric Ladyland di Jimi Hendrix occupa “soltanto” il 55° posto nella classifica dei migliori dischi di tutti i tempi stilata dalla rivista Rolling Stone (nella stessa classifica Are You Experienced è nella Top 10) ma è sicuramente uno dei classici album da 5 stellette, un altro disco doppio come quello dei Beatles, l’ultimo disco di studio a venire pubblicato durante la vita di Jimi: Band Of Gypsys era un live e Cry Of Love uscirà postumo. La storia del disco fu tribolata sin dalla scelta della copertina che Hendrix voleva fosse questo scatto di Linda Eastman, non ancora McCartney, di alcuni bambini seduti insieme agli Experience sotto la statua di Alice Nel Paese delle Meraviglie nel Central Park di New York. L’etichetta americana però la rifiutò pubblicando uno scatto della testa dell’artista in primo piano durante in concerto, virata in giallo e rosso, mentre la Track inglese optò, con grande smacco di Hendrix, per una foto che ritraeva 19 ragazze completamente nude nella copertina apribile, e che fu rifiutata da molti negozi britannici che non vollero esporla.

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Il disco, uscito negli USA e in Gran Bretagna il 16 ottobre del 1968, fu comunque un grande successo: 1° posto negli Stati Uniti con 2 milioni di copie vendute, e solo 6° posto con appena 100.000 copie nel Regno Unito, ma a livello critico fu al tempo (quasi) unanimemente considerato uno dei capolavori assoluti, e da allora molti lo hanno ancor più rivalutato. Sedici brani per poco più di 75 minuti di musica, con almeno quattro/cinque brani destinati a diventare immortali, come Crosstown Traffic, le due versioni “spaziali” di Voodoo Chile Voodoo Child (Slight Return), Burning Of The Midnight Lamp e soprattutto la cover di All Allong The Watchtower di Bob Dylan (a mio modesto parere, nella discografia di Hendrix, insieme a Little Wing, uno dei dieci brani più belli della storia del rock), uno dei rarissimi casi, forse unico, in cui una rilettura di un artista diverso dell’autore, di quelli “importanti”, ha superato l’originale, tanto che lo stesso Dylan ha adottato, a modo suo e nel corso degli anni, quella di Jimi come la stesura definitiva di questa canzone. E nell’album ci sono comunque altre tracce da tesaurizzare e le vediamo tra un attimo.

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Nella nuova versione, per il 50° Anniversario, la Sony Legacy ha proposto questa edizione quadrupla, dove al disco originale, in una nuova masterizzazione di Eddie Kramer, l’ingegnere del suono che curò anche la prima edizione in LP, sono stati aggiunti un secondo dischetto con le Early Takes, ovvero 20 brani tra demos e studio outtakes registrati tra marzo e giugno del 1968, oltre ad un concerto tenuto alla Hollywood Bowl di Los Angeles il 14 settembre del 1968, mentre nel Blu-ray c’è il documentario The Making Of Electric Ladyland, già edito, ma qui integrato con del materiale aggiuntivo, oltre a tre differenti versioni per audiofili del disco originale, tra cui quella in 5.1 Dolby surround, che da quello che ho letto in giro qui e là per siti e forum, sono state accolte in modo ondivago, bene per alcuni, non in maniera del tutto positiva per altri, ma questo non dovrebbe inficiare la validità del cofanetto (anche se…), che è anche corredato da un librettone di 48 pagine, con la duplicazione dei testi scritti a mano da Hendrix, alcuni poemi, le sue istruzioni per la casa discografica e molte foto inedite delle sessions per l’album.

Veniamo quindi ad esaminare i contenuti. Il primo disco lo conosciamo tutti, ma è sempre un piacere andarlo a riascoltare: l’apertura, grazie all’uso delle tecnologie già disponibili all’epoca, è il suono di un extraterrestre o degli Dei che scendono sulla terra, grazie ai primitivi ma eccitanti suoni di …And The Gods Made Love, che nel 1968 erano assolutamente innovativi e quasi impensabili, subito seguiti da una sorta di delicata e melliflua ballata soul futuribile come Have You Ever Been (To Electric Ladyland), che anticipa il sound che avrebbe preso la musica nera da lì a poco, tra falsetti ed effetti speciali, con la chitarra di Jimi già unica e subito riconoscibile, mentre il basso, come in quasi tutto il disco, con la progressiva distanza per dissapori vari con Noel Redding, è affidato sempre a Hendrix. Crosstown Traffic, con la formazione degli Experience al completo e Dave Mason dei Traffic alle armonie vocali, fu il secondo singolo ad uscire ed è uno dei classici pezzi rock del gruppo, un riff fantastico, la batteria di Mitch Mitchell che impazza, un kazoo usato insieme alla chitarra alla ricerca di soluzioni sonore inconsuet,e ma semplici e il tocco inconfondibile della sua solista. Che viene subito spinta verso vette inarrivabili per tutti i chitarristi di allora (e anche di oggi) nel tripudio orgiastico degli oltre 15 minuti di Voodoo Chile, un blues elettrico all’ennesima potenza, con Jack Casady dei Jefferson Airplane al basso e Steve Winwood all’organo: si parte da Rollin’ Stone di Muddy Waters, e passando per John Lee Hooker B.B. King in pochi istanti siamo nella stratosfera del rock, in un brano che rilancia e rilancia di continuo l’improvvisazione pura in modo sontuoso ed imprevedibile, che dire, goduria sonora allo stato primordiale, una vera meraviglia, con Casady e Winwood che non sono solo comprimari ma parte attiva di un momento magico di quella notte del 2 maggio del 1968.

La seconda facciata, meno esplosiva, si apre con Little Miss Strange, un brano scritto e cantato da Noel Redding, un brano rock piacevole ma non particolarmente memorabile, anche se ulteriori sprazzi delle genialità di Hendrix sono percepibili anche in questo pezzo più leggero, dove comunque la chitarra è sempre alla ricerca di suoni ed effetti accostabili alla imperante psichedelia, Long Hot Summer Night è una collaborazione con Al Kooper, altro grande tastierista in auge in quel periodo, qui impegnato al piano, sempre in bilico tra blues, soul e il rock innovativo che fluiva a getto continuo dalla fertile immaginazione di Hendrix, che poi si reinventa un classico jump blues di New Orleans come Let The Good Times Roll di Earl King,  che fu un successo per Louis Jordan, qui rivoltato come un calzino e trasformato in una scintillante e travolgente Come On (Part I), dove Jimi aggiunge un nuovo testo e soprattutto ben quattro diversi assolo di chitarra nei quattro minuti del brano, con Noel Redding e Mitch Mitchell che propongono un ritmo travolgente per le improvvisazioni che iniziano a pigiare a fondo sul pedale del wah-wah. Che viene nuovamente utilizzato in maniera magistrale in Gypsy Eyes, lato B di Crosstown Traffic, batteria con compressione e in grande spolvero, suono che fluttua da un canale all’altro dello stereo ed effetti sonori sempre diversi creati dalla maestria del mancino del Seattle, in pieno trip creativo, che continua anche nella magnifica, malinconica e sognante Burning Of The Midnight Lamp, un brano registrato nel 1967 ancora con la produzione di Chas Chandler, con Hendrix che oltre ad impazzare con il suo wah-wah, suona anche un inconsueto clavicembalo e si affida ai cori delle Sweet Inspirations.

La terza facciata (ma è tutto su un CD, ragiono solo ricordando gli ascolti del vecchio LP doppio), è quella più sperimentale, dedicata alle jam sessions in libertà, dove si esplorano altri aspetti dello straordinario talento chitarristico di Hendrix, in grado di variare in modo incredibile il proprio menu sonoro, con dei mezzi che erano lontanissimi dalle possibilità fornite dall’attuale tecnologia: proprio Mike Finnigan, l’organista che suona nei primi due brani di questo terzo lato dell’album, racconta che quando venne chiamato da Jimi, di cui aveva ascoltato i primi due album, era in soggezione all’idea di incontrare questo grande innovatore, e pensava di trovare cataste di potenti amplificatori e aggeggi elettronici che permettevano di creare quel sound incredibile, trovandosi invece, con enorme stupore, davanti a un musicista che usava solo un piccolo amplificatore Fender Showman da 30 watt, da cui usciva tutto un mondo di suoni. In Rainy Day, Dream Away, una breve jam di neanche 4 minuti, che inizia con l’organo di Finnigan e un colpo di tosse, la chitarra di Hendrix è affiancata dal corno di Freddie Smith, mentre alla batteria siede Buddy Miles, nel finale Jimi fa letteralmente “parlare” la chitarra, con una improvvisazione al wah-wah, dove il suo cry baby assume veramente tonalità quasi da voce umana. Il secondo brano è anche meglio: la lunga 1983… (A Merman I Should Turn to Be) dove il musicista americano, sfruttando appieno le possibilità dello studio di registrazione, crea quasi una sinfonia rock di oltre 13 minuti, abilmente aiutato dal flauto di Chris Wood dei Traffic,  e sulle ali di un testo con accenni di fantascienza futuribile, immagina universi sonori impensabili per qualsiasi altro musicista dell’epoca, e  suoni che probabilmente avrebbero influenzato anche l’imminente svolta elettrica del Miles Davis di Bitches Brew, grazie ad una fantasia e ad una perizia tecnica veramente ammirevoli, Moon, Turn the Tides… Gently, Gently Away, è solo una breve coda basata su effetti sonori creati ad hoc, per chiudere questo onirico e visionario tuffo nel futuro.

La quarta facciata si apre con Still Raining, Still Dreaming che riprende il tema musicale che stava sfumando in Rainy Day…, con Buddy Miles di nuovo alla batteria, Larry Faucette alle percussioni, Freddie Smith ancora al corno e Finnigan all’organo, e Hendrix nuovamente impegnato a creare sonorità esaltanti con il suo wah-wah parlante quasi preternaturale. House Burning Down è un brano che neppure troppo velatamente fa riferimento alle tensioni razziali in corso in America in quel periodo  «Look at the sky turn a hell fire red, somebody’s house is burnin’ down down, down down», e nel quale la chitarra di Jimi riproduce nel finale il suono di una casa che sta crollando, mentre prima le continue stilettate della sua solista sono sempre al servizio del suo funky-rock-blues , come dire, “hendrixiano”! Se tutto il resto del disco non fosse già straordinario, a questo punto arriva All Along The Watchtower, dove la re-immaginazione di un brano già molto bello di suo, raggiunge vertici sublimi quasi ai limiti dell’impensabile, come ha dichiarato lo stesso Bob Dylan, una canzone che non si può descrivere, si può solo ascoltare in totale riverenza per un talento assoluto che in soli tre anni ha cambiato la storia del rock. E il disco finisce in gloria con un’altra orgia di wah-wah e rock allo stato puro, come Voodoo Child (Slight Return), un brano di una potenza devastante dove gli Experience originali, Noel Redding Mitch Mitchell danno una mano a Hendrix per un tuffo nelle profondità più buie del rock-blues contemporaneo.

Il secondo CD contiene gli Early Demos, ovvero per dargli il suo titolo completo, At Last…The Beginning: The Making Of Electric Ladyland, The Early Years:prima la genesi di come fu creato questo album, attraverso una serie di  diverse registrazioni in solitaria di Jimi Hendrix al Drake Hotel di New York, dove risiedeva a quell’epoca e sul suo Teac registrava le idee e le sensazioni di come avrebbe voluto sviluppare le sue canzoni. Alcune finiranno sul disco finito, altre verranno completate ed usate negli anni successivi, altre ancora usciranno solo postume. Ecco quindi scorrere, solo voce e chitarra elettrica, alcune delle prime scheletriche stesure di brani come 1983…(A Merman I Should Turn To Be), Angel, lo strumentale Cherokee Mist, una brevissima Hear My Train A Comin’, Voodoo Chile, già quasi completa nei suoi oltre dieci minuti, anche se il testo è diverso, incompleto e Hendrix prova diverse soluzioni, anche Gypsy Eyes è solo una sketch embrionale, come pure Somewhere, dove appare anche una armonica ad evidenziarne lo spirito blues, ma la voce è solo una traccia guida e Jimi suona la chitarra acustica. Long Hot Summer Night appare in tre versioni diverse, nessuna particolarmente memorabile corre l’obbligo di dire, anche la brevissima Snowballs At My Window appare particolarmente trascurabile e My Friend è un altro blues acustico destinato probabilmente solo ai fanatici hendrixiani. And The Gods Made Love (At Last…The Beginning) è il primo provino di studio. Da qui in avanti le cose si fanno più interessanti:Angel Caterina, una variazione su una parte del tema di 1983 Little Miss Strange, entrambe prevedono la presenza di Buddy Miles alla batteria e Stephen Stills che appare al basso solo nella seconda, vengono da una seduta di registrazione ai Sound Studios di New York del marzo 1968, e sono canzoni ben delineate ed affascinanti, anche se finiscono od iniziano alquanto brutalmente.

Le due takes di Long Summer Night, solo la chitarra di Hendrix e il piano di Al Kooper la prima, e più definita benché strumentale la seconda, arrivano da una seduta ai Record Plant Studios. Rainy Day, Dream Away Rainy Day Shuffle, sono due registrazioni diverse di giugno del 1968, complete, ma ancora senza la parte magica della chitarra con wah-wah parlante della stesura definitiva, Finnigan e Freddie Smith sono presenti a rendere interessanti ma non definitive le versioni. Viceversa molto bella una lunga take in libertà, di pura improvvisazione, solo Jimi Hendrix e Mitch Mitchell a provare la parte strumentale di 1983…(A Merman I Should Turn To Be). Il terzo CD comprende il concerto Live At The Hollywood Bowl del 14 settembre 1968, uscito come bootleg ufficiale per la Dagger Records, l’etichetta della famiglia Hendrix che pubblica le registrazioni live postume dell’artista di Seattle. Il concerto è bello ed interessante, e con la Jimi Hendrix Experience non poteva essere diversamente, ma la qualità della registrazione è decisamente scarsa, a voler essere generosi e per usare un eufemismo, non particolarmente memorabile. Il repertorio viene da tutti i tre album del trio: Voodoo Child (Slight Return) è nella versione monstre da oltre dieci minuti, che è poi un composito delle due, Red House è sempre uno dei blues elettrici più belli di sempre, Hey Joe non delude, c’è anche una cover di Sunshine Of Your Love dei Cream, oltre a Foxey Lady,una ferocissima Fire, I Don’t Live Today, ma la voce e gli strumenti spesso vanno in saturazione. Purtroppo anche quella che pareva una notevole versione di Little Wing, che pure viene stoppata per problemi tecnici e a causa di un pubblico irrequieto, quasi non si sente a causa della registrazione scadente. A chiudere, l’inno Star Spangled Banner e una Purple Haze sempre molto pasticciata a livello sonoro. Del Blu-ray abbiamo ricordato i contenuti, ma per concludere diciamo che se questo è sicuramente un capolavoro assoluto nel primo disco e non si discute, per il resto si poteva fare molto meglio, visti i 50 euro e passa che ti chiedono per il cofanetto. 

Burno Conti

Uscite Prossime Venture 2. Un Altro Hendrix “Nuovo”? Esce Il 9 Marzo. Jimi Hendrix – Both Sides Of The Sky

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Jimi Hendrix – Both Sides Of The Sky – Experience/Sony Legacy – 09-03-2018

Terzo capitolo della serie delle ristampe di materiale “inedito” di studio di Hendrix dopo i recenti  Valleys Of Neptune e People, Hell & Angels (e mille altri dal vivo e in studio). Come al solito curato dal lato tecnico dallo storico ingegnere del suono Eddie Kramer, questo Both Sides Of The Sky mi sembra uno dei dischi postumi più interessanti di Hendrix da molti anni a questa parte, e a parte qualche disco Live, tra i migliori in assoluto. Vediamo i contenuti, brano per brano: 13 pezzi, di cui 10 mai pubblicati prima?

1. Mannish Boy La prima registrazione in assoluto in studio del trio Hendrix, Buddy Miles Billy Cox, prima ancora di chiamarsi Band Of Gypsys, alle prese con uno dei grandi classici di Muddy Waters.

2. Lover Man Altro pezzo di studio, registrato due settimane prima degli storici concerti di Capodanno al Fillmore East di New York

3. Hear My Train A Comin’ Questo è uno dei pezzi più famosi di Hendrix, registrato in varie versioni, ma mai apparso in nessun disco ufficiale di studio, se non in dischi postumi

4. Stepping Stone Anche questo pezzo venne eseguito dal vivo nei concerti di Band Of Gypsys, qui presentato in una “rara” versione.

5. $20 Fine Si tratta di un brano scritto da Stephen Stills, che suona l’organo e canta in questa canzone, con Jimi Hendrix che sovraincise diverse parti di chitarra, mentre alla batteria c’era Mitch Mitchell e alle tastiere era presente anche Duane Hitchings dei Buddy Miles Express. Il tutto fu registrato nel settembre del 1969

6. Power Of Soul è una studio session del brano registrata nel gennaio 1970, tre settimane dopo i concerti del Fillmore, un pezzo che venne completato in studio da Hendrix e Kramer agli Electric Lady Studios il 22 Agosto del 1970

7. Jungle Altra rarità:si tratta di una variazione sul tema del Villanova Junction Blues incluso nella colonna sonora di Woodstock. Si dice (non l’ho sentita in questa versione) che in questa canzone ci siano forti influenze dello stile di Curtis Mayfield

8. Things I Used To Do Una rilettura del celebre pezzo di Guitar Slim è l’occasione per ascoltare una delle varie collaborazioni che si vocifera esistano tra Hendrix e Johnny Winter, qui presente alla slide, con Billy Cox al basso (ma Eddie Kramer ha detto che c’era Noel Redding, vedremo) e Dallas Taylor, della band di CSN & Y, alla batteria

 9. Georgia Blues Altra chicca, che segna una sorta di reunion con Lonnie Youngblood, qui alla voce, che era il cantante di Curtis Knight & The Squires, nel periodo pre-Jimi Hendrix Experience

10. Sweet Angel Una versione strumentale di Angel, registrata durante le sessioni per Electric Ladyland, con Jimi alla chitarra, al basso e al vibrafono e Mitch Mitchell alla batteria

11. Woodstock E’ proprio la canzone di Joni Mitchell, che Stephen Stills portò alle jam sessions che stava avendo con Hendrix. Questa versione venne registrata prima di quella con Crosty, Nash & Young: Buddy Miles sedeva alla batteria. Esiste molto materiale registrato dai due, vedremo se uscirà mai in versione ufficiale

.12. Send My Love To Linda Altro pezzo inedito registrato con Billy Cox Buddy Miles per l’ipotetico album di studio dei Band Of Gypsys, mai completato

13. Cherokee Mist Altra improvvisazione chitarristica, con Mitchell alla batteria e Hendrix che suona anche il sitar. Se non ricordo male già apparsa nel quadruplo box Jimi Hendrix Experience, quello con il “vellutino” http://discoclub.myblog.it/2013/08/02/per-la-seconda-volta-ma-sempre-un-classico-rimane-jimi-hendr/ !

Che dire? Molto, molto interessante, questa volta. Esce il 9 marzo.

Bruno Conti

La Storia Infinita Continua. Jimi Hendrix Experience – Freedom: Atlanta Pop Festival

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The Jimi Hendrix Experience – Freedom: Atlanta Pop Festival 2CD – Experience Hendrix/Sony Legacy 28-08-2015

La famiglia Hendrix attraverso l’etichetta Experience Hendrix distribuita dalla Sony Legacy continua imperterrita a pubblicare “nuovo” materiale dagli archivi inesauribili lasciato ai posteri dal mancino di Seattle. L’ultimo capitolo, uscito questa primavera, non era neppure a nome suo http://discoclub.myblog.it/2015/04/04/puoi-usare-il-nome-il-cognome-si-curtis-knight-the-squires-featuring-jimi-hendrix-you-cant-use-my-name/, ma questa volta parliamo di un concerto dal vivo, che merita una breve cronistoria.

Siamo al 4 luglio del 1970, secondo giorno dell’Atlanta Pop Festival, tenuto a Byron in Georgia, fra il 3 e il 5 luglio di quell’anno, con una stima di pubblico presente mai calcolata con precisione, ma si presume ci fossero tra le 200.000 e le 600.000 persone, quindi un numero enorme. Tra gli artisti presenti diciamo che il nome principale era ancora quello di Jimi Hendrix (ma c’erano anche Allman Brothers Band, che iniziava a creare la sua leggenda, Cactus, Grand Funk, Richie Havens, It’s A Beautiful Day, BB King, Mountain, Poco, Procol Harum, Spirit, Ten Years After, Johnny Winter e tantissimi altri). Il gruppo era presentato come Jimi Hendrix Experience, ma era la versione con Billy Cox al basso e Mitch Mitchell alla batteria.

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Tutto inedito? Voi che dite? Nel 1991 la Reprise/Warner pubblicò quel cofanetto in 4 CD intitolato Stages che riportava appunto quattro concerti, uno per anno: 1967 Stoccolma, 1968 Parigi, 1969 San Diego e 1970 Atlanta, proprio questo concerto. Però c’erano solo 11 brani, non il concerto completo (posso confermare, ho il boxettino qui dietro che mi guarda), ora la Sony, direte voi, completa l’opera, con l’integrale della serata, questa:

Tracklist
[CD1]
1. Fire
2. Lover Man
3. Spanish Castle Magic
4. Red House
5. Room Full Of Mirrors
6. Hear My Train A Comin’
7. Message To Love

[CD2]
1. All Along The Watchtower
2. Freedom
3. Foxey Lady
4. Purple Haze
5. Hey Joe
6. Voodoo Child (Slight Return)
7. Stone Free
8. Star Spangled Banner
9. Straight Ahead

Quasi. Perché nella serata vennero eseguiti 17 brani, come si può verificare leggendo le tracklists complete del concerto, quindi manca l’ultimo brano, Hey Baby  (New Rising Sun). Il concerto è ottimo, come testimonia il video ripreso all’epoca che vedete sopra (sempre solo con undici brani), magari in futuro dovremo aspettarci un DVD? Boh, vedremo. Per il momento al 28 agosto potrete godervi questo Freedom (se la copertina rimane quella riportata sopra è la stessa che è stata utilizzata per il vinile che è uscito ad Aprile per il Record Store Day con  Purple Haze/Freedom  estratti dal concerto, e comunque dovrebbe uscire anche il doppio vinile di Atlanta Pop Festival Live). Magari all’uscita se ne riparla.

Alla prossima.

Bruno Conti

Nonostante Il Titolo Più Rock e Southern! The Janeys – Get Down With The Blues

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The Janeys – Get Down With The Blues – Grooveyard Records

  1. Beginnings
  2. Led Balloon
  3. The Good Love
  4. Get Down With The Blues
  5. The Rose
  6. It’s A Guitar Thing
  7. Mind Bender
  8. Hoochie Coochie Man
  9. When The Devil Comes Out T Play
  10. It’s Not My Cross To Bear
  11. Third Stone From The Sun

Il motto della Grooveyard Records, l’etichetta che stampa questo CD, è “The Sound Of Guitar Rock – Keep On Swingin’ That Axe & Keep The Rock Alive” (una sorta di composito dei vari motti), che poi questo album dei Janeys si chiami Get Down With The Blues è del tutto incidentale, in quanto scorrendo i nomi di alcuni loro compagni di etichetta troviamo gente come la Blindside Blues Band (i più famosi), Craig Erickson, Tony Spinner, Gwyn Ashton, Guitar Pete, Randy Hansen, tutta gente che il blues lo suona abbastanza energico, per usare un eufemismo. Gli stessi Billylee e Bryce Janey sono due che nei rispettivi dischi solisti ci hanno sempre dato dentro di brutto e anche in questo album certo non si trattengono, anzi, essendo in due, “l’energia”  del rock è ancor più soverchiante https://www.youtube.com/watch?v=gtVi_PX5lqU .

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Se conoscete le coordinate sonore degli artisti dell’etichetta sapete cosa aspettarvi, un rock-blues dove Hendrix e gli altri grandi chitarristi della storia, sono le divinità che vengono venerate: non è poi detto che questi obiettivi vengano raggiunti, ma si punta in alto come ispirazione. In questo album i due brani posti in apertura e chiusura del programma portano la firma  di Hendrix, ma mentre la conclusiva Third Stone From The Sun è uno dei brani portanti del Jimi più innovativo e futuribile (e la coppia padre-figlio, perché questo sono, se la cava egregiamente con una versione rispettosa dell’originale e non troppo caciarona, con la doppia solista suonata spesso all’unisono e la variazioni di tempo ed atmosfera che il brano richiede, anche se l’originale è un’altra cosa, ma questo lo sappiamo tutti), l’altro pezzo, Beginnings, francamente mi sfuggiva nella discografia di Hendrix. Poi, frugando nei dischi postumi, è saltato fuori uno strumentale che si trovava alla fine di Midnight Landing, un’altra jam strumentale, che per la precisione portava la firma di Mitch Mitchell, comunque anche nella versione dei Janeys, un onesto brano di rock-blues.

bryce janey

In mezzo ci sono molti brani che esplorano le varie anime di questo tipo di musica: Led Balloon è un sanguigno funky-rock con le due soliste ad inseguirsi e il vocione di Bricey (che è il cantante della band) impegnato nei clichès classici del genere. Good Love porta la firma Collins, ma non mi pare un brano del buon Albert, quanto una canzone che avrebbe fatto la sua figura nei dischi più rock degli ZZ Top, un bel boogie riffato con le chitarre sempre in grande evidenza, che è in fondo quello che ci si aspetta da un CD di questo tipo. Get Down With The Blues tiene fede al suo nome e avrebbe potuto apparire in qualche disco di hard blues rock di inizio anni ’70, ma anche nei primi dischi degli Allman Brothers o della Marshall Tucker Band, con l’organo Hammond di Tommy T-Bone Giblin che alimenta la quota southern del brano. The Rose viaggia sempre su queste coordinate sudiste, anche per merito della voce di Bricey che fa molto Gregg Allman o Doug Gray, anche Charlie Daniels se volete, oltre alle due soliste che suonano alla grande, perché, per onestà, i due sono bravi, non solo dei fracassoni ripetitivi ma dotati di ottima tecnica entrambi, anche alla slide, che non saprei dirvi di chi sia (penso il babbo), ma suona, caspiterina se suona https://www.youtube.com/watch?v=q6AiGWL6Unc !

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It’s A Guitar Thing vira verso ritmi più funky ed è più scontata, ma non manca di grinta, mentre Mind Bender, che porta la firma Buie/Walker era sul disco omonimo degli Stillwater, una delle band che vengono considerate tra i Sacri Graal della Capricorn e del southern rock tutto, anche se da avere sarebbe forse I reserve the right, quello con l’uomo nudo che corre in copertina https://www.youtube.com/watch?v=B-L_hRJZ0JA , tre chitarre soliste che impazzano nel miglior rock sudista al di qua di Allman, Lynyrd, Marshall e un pizzico di Outlaws, comunque tornando al brano in questione è l’occasione di sentire di nuovo, dopo secoli, il famoso effetto talk-box https://www.youtube.com/watch?v=CsWA9G5LYNM . Sempre rimanendo nel genere, non male anche una grintosa versione di Hoochie Coochie Man https://www.youtube.com/watch?v=WOSaTKOIzhE  e una puntata diretta nel repertorio dell’Allman Brothers Band con il super blues tiratissimo di It’s Not My Cross To Bear, suonata e cantata con passione invidiabile e con l’apporto fondamentale dell’organo di Giblin https://www.youtube.com/watch?v=8PyEb71vfco , bella versione, molto misurata, con “rispettosa” citazione finale! E tirando le conclusioni bisogna dire che questi Janeys il loro blues, ma soprattutto il loro rock, in definitiva, lo conoscono e lo suonano decisamente bene, se amate il genere, da aggiungere alla lista di quelli bravi.

Bruno Conti

Due Grandi Chitarristi Al Prezzo Di Uno! Gary Moore – Blues For Jimi

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Gary Moore – Blues For Jimi – CD DVD o Blu-Ray – Eagle Rock 25-09-2012

E’ passato circa un anno e mezzo dalla scomparsa di Gary Moore, avvenuta nel febbraio 2011, e proseguono le pubblicazioni di materiale inedito dal vivo da parte della Eagle Rock (in attesa di un eventuale album di studio postumo che pare fosse quasi pronto al momento della morte). Dopo il Live At Montreux 2010 esce ora questo Blues For Jimi che è la registrazione di un concerto tenuto al London Hippodrome (che è un famoso locale e non l’ippodromo di Londra, come mi è capitato di leggere) il 25 ottobre del 2007 in occasione delle manifestazioni per la ripubblicazione di Live At Monterey di Jimi Hendrix nel quarantennale della nascita degli Experience. In quella serata Gary Moore e il suo gruppo, con Darrin Mooney (ex Primal Scream) alla batteria e Dave Bronze al basso (già con Robin Trower, Procol Harum, Dr.Feelgood e il Clapton anni ’90 di From The Cradle) eseguono solo materiale hendrixiano e per tre brani, nella fase finale del concerto, si riunisce per l’ultima volta, la seconda versione degli Experience, quella con Billy Cox al basso e Mitch Mitchell alla batteria, che morirà poi nel 2008 proprio alla fine dell’Experience Hendrix Tour di quell’anno.

Gary Moore non è abitualmente considerato un epigono di Hendrix quanto piuttosto di Albert King per il Blues (ma ha suonato anche con l’altro King, B.B.) e soprattutto di Peter Green, il suo grande mentore, oltre naturalmente al suo lungo sodalizio con il grande amico Phil Lynott, leader dei Thin Lizzy dei quali ha fatto periodicamente parte. Ma nella sua carriera, iniziata nell’Irlanda di fine anni ’60, con il blues-rock psichedelico degli Skid Row e poi proseguita con il proto hard-rock di Grinding Stone, primo album solista del 1973, dove alla seconda chitarra c’era anche Philip Donnelly, grande chitarrista che ha suonato con Donovan, Townes Van Zandt e soprattutto nei bellissimi dischi di Lee Clayton, dove, se siete amanti della chitarra potreste avere delle belle sorprese, fine della digressione, dicevo che dopo Grinding Stone ha suonato del jazz-rock con i Colosseum II e poi si è dato ad un rock “duretto” che gli ha dato la fama ma non lo soddisfaceva completamente, tanto da tornare al Blues negli anni ’90 soprattutto nella formula del power-rock trio. Questa serata è l’occasione per tornare a Hendrix, musicista visto nella Belfast della sua adolescenza e che evidentemente deve avere lasciato delle tracce indelebili nella formazione musicale del giovane Gary, che una quarantina di anni dopo ha l’occasione per rendere omaggio al grande chitarrista di Seattle.

Premetto che sto recensendo Blues For Jimi qualche settimana prima dell’uscita e quindi non ho avuto l’occasione di vedere la versione video ma il CD audio basta e avanza e molti lettori so che sono ancora fedeli a questo formato e non amano DVD e Blu-Ray per ascoltare la musica. La qualità del suono è eccellente e la scelta del repertorio ha privilegiato i brani più celebri del repertorio di Jimi, come è giusto che sia per una serata celebrativa, i brani più “oscuri” si possono riservare per altri occasioni: e quindi, con il pedale del wah-wah quasi sempre innestato, si parte con una tripletta da sogno, Purple Haze, Manic Depression e Foxy Lady. Per una volta non è necessario illustrare la eccelsa qualità di queste canzoni, Gary Moore è in ottima serata a livello vocale e non sarò certo io a dovervi magnificare le sua qualità di chitarrista, assolutamente in grado di rendere onore a colui che tuttora viene considerato, a ragione, il più grande chitarrista della storia della musica rock, un uomo venuto da un altro universo. La serata scorre con The Wind Cries Mary, I Don’t Live Today, una non meglio identificata My Angel, Angel, una tiratissima Fire introdotta brevemente da Moore con i suoi modi spicci da irlandese e poi il trio di brani registrati con Cox e Mitchell, una lunga versione di Red House, dove il blues hendrixiano raggiunge il suo apice, Stone Free e Hey Joe, da dove tutto cominciò. Per il gran finale il gruppo ritorna per l’immancabile Voodoo Chile (Slight return). Tutto molto bello, solo un piccolo appunto, niente Little Wing?

Bruno Conti

P.s. Il video di YouTube viene dal Giappone perché laggiù Blues For Jimi esce una settimana prima per la Watd Records e anche in versioni CD+DVD e CD+ Blu-Ray, son forti ‘sti giapponesi!