E Sempre Il 1° Dicembre Escono Anche Due Ristampe Potenziate Dei Wilco: A.M. E Being There.

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Wilco – A.M. – CD Deluxe – Reprise/Rhino 

Wilco – Being There – 5 CD Deluxe Edition Reprise/Rhino 

Vengono ristampati in edizioni potenziate anche i primi due dischi dei Wilco, A.M. del 1995 e Being There del 1996, quelli più country-rock e alternative rock, ma anche Beatlesiani, registrati da Jeff Tweedy e soci subito dopo lo scioglimento degli Uncle Tupelo. Soprattutto nel secondo album cui viene aggiunto un CD bonus di studio, oltre a due CD dal vivo. Comunque ecco le nuove tracklist complete di entrambe le ristampe.

A.M. Deluxe Edition

1. I Must Be High (Remastered)
2. Casino Queen (Remastered)
3. Box Full Of Letters (Remastered)
4. Shouldn’t Be Ashamed (Remastered)
5. Pick Up The Change (Remastered)
6. I Thought I Held You (Remastered)
7. That’s Not The Issue (Remastered)
8. It’s Just That Simple (Remastered)
9. Should’ve Been In Love (Remastered)
10. Passenger Side (Remastered)
11. Dash 7 (Remastered)
12. Blue Eyed Soul (Remastered)
13. Too Far Apart (Remastered)
Bonus Tracks:
14. When You Find Trouble – Uncle Tupelo
15. Those I’ll Provide
16. Lost Love (Take 1 Vocal 2)
17. Myrna Lee
18. She Don’t Have To See You
19. Outtasite (Outta Mind) [Early Version] [Take 6]
20. Piss It Away
21. Hesitation Rocks

Being There Super Deluxe 5 CD Edition

CD1]
1. Misunderstood (Remastered)
2. Far, Far Away (Remastered)
3. Monday (Remastered)
4. Outtasite (Outta Mind) [Remastered]
5. Forget The Flowers (Remastered)
6. Red-Eyed And Blue (Remastered)
7. I Got You (At The End Of The Century) [Remastered]
8. What’s The World Got In Store (Remastered)
9. Hotel Arizona (Remastered)
10. Say You Miss Me (Remastered)

[CD2]
1. Sunken Treasure (Remastered)
2. Someday Soon (Remastered)
3. Outta Mind (Outta Sight) [Remastered]
4. Someone Else’s Song (Remastered)
5. Kingpin (Remastered)
6. (Was I) In Your Dreams [Remastered]
7. Why Would You Wanna Live (Remastered)
8. The Lonely 1 (Remastered)
9. Dreamer In My Dreams (Remastered)

[CD3]
1. Late Blooming Son
2. I Got You (Dobro Mix Warzone)
3. Out Of Sight, Out Of Mind (Alternate)
4. Far Far Away (Dark Side Of The Room)
5. Dynamite My Soul
6. Losing Interest
7. Why Would You Wanna Live (Alternate)
8. Sun’s A Star
9. Capitol City
10. Better When I’m Gone
11. Dreamer In My Dreams (Alternate Rough Take)
12. Say You Miss Me (Alternate)
13. I Got You (Alternate)
14. Monday (Party Horn Version)
15. I Can’t Keep From Talking

[CD4]
1. Sunken Treasure (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
2. Red-Eyed And Blue (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
3. I Got You (At The End Of The Century) [Live At The Troubadour 11/16/96] [Remastered]
4. Someone Else’s Song (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
5. Someday Soon (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
6. Forget The Flowers (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
7. New Madrid (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
8. I Must Be High (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
9. Passenger Side (Punk Version) [Live At The Troubadour 11/16/96] [Remastered]
10. Passenger Side (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
11. Hotel Arizona (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
12. Monday (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
13. Say You Miss Me (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]

[CD5]
1. Outtasite (Outta Mind) [Live At The Troubadour 11/16/96] [Remastered]
2. The Long Cut (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
3. Kingpin (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
4. Misunderstood (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
5. Far, Far Away (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
6. Give Back The Key To My Heart (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
7. Gun (Live At The Troubadour 11/16/96) [Remastered]
8. Sunken Treasure (Live On KCRW 11/13/96)
9. Red-Eyed And Blue (Live On KCRW 11/13/96)
10. Far, Far Away (Live On KCRW 11/13/96)
11. Will You Love Me Tomorrow (Live KCRW 11/13/96)

Non ho avuto tempo di controllare con attenzione ma mi pare che qualcosa era già uscito nel cofanetto quadruplo di inediti e rarità del 2014 Alpha Mike Foxtrot: Rare Tracks 1994 – 2014. Solo poca roba comunque, rimane molto materiale di cui gioire per i fans della band, e anche per chi ama la buona musica rock in generale. Escono entrambi il 1° Dicembre.

Bruno Conti

Un’Altra Nuova Band Dal Grande Futuro (Si Spera). The Show Ponies – How It All Goes Down

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The Show Ponies – How It All Goes Down – Freeman CD

Non solo, almeno a parere del sottoscritto, gli Old Crow Medicine Show sono la miglior band americana del nuovo millennio (superiori di poco anche ad Avett Brothers e più nettamente anche ai Mumford And Sons), ma negli ultimi anni si può dire che i ragazzi della Virginia abbiano creato un vero e proprio suono e sono stati presi come riferimento da una lunga serie di gruppi nati dopo di loro. Il rielaborare la tradizione folk e country aggiungendo robuste dosi di rock lo si faceva già negli anni novanta (basti pensare ad Uncle Tupelo ed ai primi Jaykawks), ma gli OCMS hanno avuto il grande merito di rivitalizzare un genere, quello roots-rock-Americana, che forse cominciava a mostrare un po’ la corda, tra l’altro con l’ausilio quasi totalmente di strumenti acustici, ma suonati con la forza di una vera rock band. Nei gruppi che seguono questo filone farei senz’altro ricadere gli Show Ponies, un quintetto di Los Angeles con già un disco al proprio attivo ((We’re Not Lost, 2013), e il cui nuovo lavoro How It All Goes Down mi è piaciuto a tal punto che non ho difficoltà ad inserirli tra i migliori nuovi gruppi degli ultimi tempi. I cinque si sono conosciuti circa otto anni fa al college, e quindi di membri originari della Città degli Angeli non c’è nessuno: i due leader sono Clayton Chaney (dall’Arkansas, voce solista e basso) ed Andi Carder (texana di Houston, voce solista e banjo), i quali hanno formato il primo nucleo assieme a Jason Harris (chitarra e piano, anch’egli di Houston), per poi completare il quintetto in un secondo momento con Kevin Brown (batteria) e Philip Glenn (violino). I cinque hanno presto scoperto di avere gli stessi interessi musicali e hanno cominciato a scrivere e suonare insieme: non conosco il loro debut album, ma vi assicuro che questo secondo lavoro è davvero notevole.

Rispetto agli OCMS (che, va detto,  comunque restano nettamente superiori) gli Show Ponies sono decisamente più rock, le chitarre elettriche sono spesso presenti all’interno delle canzoni, ma la base di partenza è sempre folk, ed in più i cinque suonano con grande forza e feeling: tra ballate, pezzi più rock o canzoni di stampo puramente folk, i nostri mostrano di essere decisamente creativi e di avere un grande senso del ritmo e della melodia, consegnandoci con How It All Goes Down (uscito il 20 gennaio) una delle sorprese più piacevoli di questo 2017, con almeno tre-quattro canzoni di caratura superiore. Folk, country, rock e bluegrass fusi insieme in un cocktail molto stimolante ed in grado anche di entusiasmare a tratti, come nel brano che apre il disco, The Time It Takes, stupendo folk-rock dalla melodia cristallina, incroci chitarristici di prim’ordine ed uno splendido pianoforte: l’alternanza tra le due voci soliste, maschile e femminile, è poi uno dei punti di forza del gruppo. Un inizio perfetto, una delle più belle canzoni che ho ascoltato ultimamente. This World Is Not My Home ha un approccio più tradizionale, banjo e violino sono gli strumenti principali (e Glenn è un fiddler coi controfiocchi), anche se né la chitarra elettrica né la sezione ritmica fanno mancare il loro apporto: dopo la prima strofa il ritmo cresce vorticosamente e, complice anche un refrain di presa immediata, il brano diventa irresistibile; la voce gentile della Carder introduce Kalamazoo, un folk tune elettrificato ma di stampo rurale, con grande uso di violino e tempo sempre mosso anche se più leggero, mentre con Someone To Stay si torna prepotentemente in ambito rock, anzi qui la componente folk sarebbe quasi assente se non fosse per il violino, ed il pezzo è uno scintillante ed orecchiabile esempio della bravura dei nostri nel confezionare canzoni fresche, dirette e creative al tempo stesso.

Should Showed Him è una filastrocca un po’ sghemba e dall’arrangiamento ancora più rock (anche il violino viene suonato come fosse una chitarra elettrica), per un brano forse meno immediato ma comunque grintoso e stimolante; Folks Back Home è invece puro folk, limpido, cristallino, solare e delizioso, mentre Only Lie è più introversa, spezzettata e decisamente meno immediata, non tra le migliori. Something Good e Sweetly sono due tenui slow ballads, tra folk d’altri tempi e cantautorato puro (leggermente meglio la seconda, cantata da Andi) ed anche If You Could Break That Chain prolunga il momento intimista del CD, con un altro lento di stampo acustico, dal bel ritornello corale e con una chitarra elettrica che si affaccia sullo sfondo. Il disco si chiude in crescendo con la pimpante Don’t Call On Me, un country-rock gustoso e suonato con la solita forza, l’intensa (e breve) Bravery Be Written, folk purissimo con un chiaro accento irlandese, e con la title track, melodia di stampo tradizionale su base elettrica, altro fulgido esempio di come si possano scrivere ottime canzoni giusto a metà tra folk e rock, da parte di un gruppo che, ne sono certo, ha cominciato solo adesso a far parlare di sé.

Marco Verdi

Non E’ Nuovo, Ma E’ Come Se Lo Fosse! American Aquarium – The Bible & The Bottle

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American Aquarium – The Bible & The Bottle – American Aquarium CD

Gli American Aquarium sono una delle band più prolifiche in ambito alternative country, in quanto hanno pubblicato ben otto album (incluso un live) in dieci anni di carriera. Formatisi nel 2006 a Raleigh, North Carolina (città con una bella scena musicale, si pensi ai grandi Whiskeytown di Ryan Adams, ma anche ai Backsliders ed ai Connells, e pure gli Avett Brothers non distano molto dalla capitale dello stato) su iniziativa del cantante e chitarrista BJ Barham: The Bible & The Bottle non è però il loro nuovo disco, bensì la ristampa del secondo CD, uscito nel 2008 e da tempo introvabile, ma devo dire che suona fresco e piacevole come se fosse stato registrato pochi mesi fa. All’epoca di queste incisioni gli Aquarium erano diversi da come sono oggi, infatti oltre a Barham l’unico membro ancora presente è il bassista Bill Corbin: nella formazione del 2008 c’erano poi Chris Hibbard alla batteria, Jeremy Haycock alla chitarra solista, ed i bravissimi Sarah Mann e Jay Shirley, rispettivamente al violino e pianoforte, e con la ciliegina di Caitlin Cary (parlando di Whiskeytown) ospite ai cori.

The Bible & The Bottle presenta un gruppo ancora alle prime armi, ma con già una sua identità ed un suo suono: diciamo che non si sono ancora palesate alcune tendenze future, che hanno visto i nostri aggiungere elementi southern ed anche funk, ma abbiamo comunque undici canzoni (tutte di Barham) di pura Americana, con dentro tanto country unito a massicce dosi di rock, con il folk a fare da tramite tra i due generi; se si può fare un paragone, il suono non è troppo distante da quello dei primi Uncle Tupelo, ma anche del già citato ex gruppo di Ryan AdamsDown Under è una country song limpida e tersa, con grande uso di steel e piano, un brano davvero godibile: country vero, non come quello prodotto a Nashville, ma molto vicino all ex band di Jeff Tweedy e Jay Farrar. California è più rock che country, il violino stempera un po’ l’atmosfera, ma la sezione ritmica picchia sodo, anche se il tutto è molto equilibrato, con echi dello Steve Earle degli esordi; Road To Nowhere è un lento di chiaro stampo cantautorale, che riesce ad emozionare solo con l’uso della voce, una steel sullo sfondo ed il notevole piano di Shirley, un brano toccante che dimostra che il gruppo c’era già, eccome.

Tellin’ A Lie è un folk rock suonato e cantato con vigore quasi punk, con un uso dell’organo come negli anni sessanta, e l’influenza dei Rolling Stones  neanche troppo nascosta, anche se il violino dona al pezzo un sapore rurale; Bible Black October è una deliziosa ballata bucolica, con BJ che canta con voce leggermente filtrata, piano e violino guidano la melodia, che ricorda ancora il gruppo di Jagger e Richards quando si cimenta con il country. Manhattan è uno slow dall’arrangiamento classico, molto anni settanta, con Gram Parsons in mente ed un motivo fresco e piacevole, mentre la mossa e saltellante Come Around This Town è quasi uno swing un po’ obliquo, tra country e rock; niente male anche Monsters, altra ballad dallo script lucido e dal mood crepuscolare, dotata di un bel crescendo ed uno sviluppo molto creativo. La folkeggiante Stars And Scars assume toni quasi Irish, complice l’uso in tal senso del violino e la struttura melodica che la fa sembrare quasi un traditional, Lover Too Late è un’altra fulgida ballata, degna di gruppi molto più maturi di quanto non fossero i nostri all’epoca, mentre Clark Ave., che chiude il CD, è un rock’n’roll sciolto e trascinante, un finale in cui i ragazzi si lasciano andare e suonano con il preciso intento di divertirsi.

Non fate caso al fatto che The Bible & The Bottle sia un disco di otto ani fa: ancora oggi è molto meglio dell’80% delle nuove uscite di artisti cosiddetti cool.

Marco Verdi