In Attesa Di Futuri Sviluppi! Concerto Evento a “Spazio Musica” Di Pavia: Eric Andersen & Scarlet Rivera + Eric Andersen Trio – 09/11/2019 Dal Nostro Inviato

eric andersen pavoa spazio musicaScarlet Rivera

Serata da forti emozioni l’altra sera in quel di  Pavia, e precisamente nel rinnovato Spazio Musica,  che sotto la nuova direzione artistica dell’amico Paolo Pieretto, è riuscito a portare sul palco del mitico locale il leggendario cantautore americano Eric Andersen, uno dei grandi protagonisti della gloriosa stagione del Greenwich Village, con alle spalle una carriera iniziata nei primi anni ’60 nei piccoli club di San Francisco, girando poi il mondo in lungo e in largo, e pubblicando in oltre 50 anni una trentina di album; carriera che prosegue tuttora in Europa, soprattutto al nord, come cantautore di “culto”.Ad accompagnarlo in questo “italian tour” è come al solito una band di ottimo livello, dove spicca la nota violinista Scarlet Rivera (protagonista assoluta della Rolling Thunder Revue, e nello storico album Desire di Bob Dylan), con il deciso contributo della brava percussionista canadese Cheryl Prashker (componente per molti anni della band Celtic-Roots Runa), l’eccellente musicista italiano Paolo Ercoli al dobro, e come vocalist e armonicista l’attuale moglie Inge Andersen.

La serata, iniziata puntualmente,  è stata aperta dalla ottima esibizione della cantautrice Simona Colonna (di origini piemontesi), reduce dal successo ottenuto al famoso “Premio Tenco”, che con il solo violoncello ha presentato un breve set dove oltre ai brani del suo ultimo lavoro Folli e Folletti, ha presentato una intrigante versione italiana di Blue River  (uno dei brani più famosi di Andersen).

Dopo le meritate ovazioni alla Colonna, e una breve presentazione del giornalista Paolo Vites per il suo libro dedicato, disco per disco, all’intera discografia di Andersen e inittolato Ghosts Upon The Road, sale finalmente sul palco in un completo nero (compreso il cappello) il buon Eric con la sua band, che inizia il concerto recuperando due brani quasi dimenticati dai suoi primissimi album, la delicata e struggente ballata I Shall Go Unbounded, e la grintosa Dusty Box Car Wall, seguita dalla sempre affascinante Foolish Like The Flowers, ai tempi passata quasi inosservata (la trovate su Avalanche).

Come sempre le sue storie musicali partono dagli arpeggi della sua chitarra acustica, che si manifestano nella malinconica Fooghorn, e nella ballata notturna Sheila (dal capolavoro Blue River), per poi passare ad una più recente Salt On Your Skin, registrata in un concerto dal vivo a Colonia, per poi  recuperare uno dei suoi capolavori Violets Of Dawn, una raffinata ballata notturna dedicata ai suoi poeti preferiti. Arrivati a questo punto il concerto comincia a prendere corpo con una bellissima e intensa versione di Don’t It Make You Wanna Sing The Blues, una gioiosa e ritmata Singin’ Man, e, introdotta da un simpatico aneddoto sul suo periodo italiano fine anni ’80, riproporre la dolcissima Hills Of Tuscany,  per poi raggiungere il piano e proporre al pubblico presente, sempre da Blue River, la delicata e intima Wind And Sand.

A questo punto Eric lascia spazio brevemente alla co-protagonista della serata Scarlet Rivera (non solo impegnata con il violino, ma anche seconda voce), per una grintosa interpretazione di una Lady Liberty, supportata alle percussioni dalla bravissima Cheryl, seguita da uno dei capolavori assoluti di Andersen, la pianistica e bellissima Blue River, prima di coinvolgere di nuovo tutta la band in una trascinante You Can’t Relive The Past (scritta ai tempi con Lou Reed). Nella parte finale del concerto Eric fa commuovere il pubblico in sala con la bellissima Under The Shadows, accompagnato dal violino straziante di Scarlet, per poi chiudere con una sequenza di alcuni dei suoi brani più celebri, come Close The Door Lightly When You Go e Thirsty Boots (entrambi sono sul “seminale” Bout Changes & Things). Dopo una lunga e meritata ovazione, la band si ricompone sul palco per l’ultimo pezzo della serata Mingle Of The Universe, dal penultimo lavoro di tre anni fa, dedicato alla vita di Lord Byron, ai tempi recensito dal sottoscritto su queste pagine.

Di seguito trovate la “tracklist” del concerto e i relativi album di riferimento, se non conoscete Eric Andersen, per incuriosirvi a scoprire le innumerevoli “perle” contenute nella sua discografia:

 

1   –   I Shall Go Unbounded – Bout Changes & Things (66)

2   –  Dusty Box Car Wall – Today Is The Highway (65)

3   –  Foolish Like The Flowers – Avalanche (09)

4   –  Fooghorn – Memory Of The Future (99)

5   –  Sheila – Blue River (72)

6   -.  Salt On Your Skin – The Cologne Concert (11)

7   –  Violets Of Dawn – Bout Changes & Things (66)

8   –  Don’t It Make You Wanna Sing The Blues – Blue Rain Live (07)

9   –  Singin’ Man – The Essential Eric Andersen (18)

10 –  Hills Of Tuscany – Memory Of The Future (98)

11 –  Wind And Sand – Blue River (72)

12 –  Lady Liberty – Scarlet Rivera

13 –  Blue River – Blue River (72)

14 –  You Can’t Relive The Past – You Can’t Relive The Past (00)

15 –  Under The Shadows – Beat Avenue (03)

16 –  Close The Door Lightly When You Go – Bout Changes & Things (66)

17 –  Thirsty Boots – Bout Changes & Things (66)

18 –  Mingle With The Universe – Mingle With The Universe: The Worlds Of Lord Byron (16)

C’era molta attesa per questo tour italiano di Eric Andersen (soprattutto per la presenza della violinista Scarlet Rivera), e tutte le aspettative sono state ampiamente ripagate con l’entusiasmo del folto pubblico presente , lo stesso pubblico che è stato coinvolto nelle varie pause del musicista (da vero “storyteller”) nel racconto di aneddoti inerenti al brano, con la band che si presta all’assalto dei presenti per fotografie e autografi, con Eric gentilissimo e signorile come sempre, e Scarlet un po’ sorpresa di tanto affetto. A 76 anni (compiuti) questo “signore”, anche se lontano dalla grande ribalta, si conferma ancora uno degli autori più vitali della grande scuola cantautorale americana.

*NDT La notizia buona è che il concerto è stato registrato, e prossimamente diventerà il nuovo CD dal vivo di Eric Andersen, pubblicato dalla gloriosa etichetta italiana Appaloosa, invece forse l’unico piccolo neo della serata è stato il mancato inserimento nella scaletta di un brano come Woman, She Was Gentle (cercatelo anche nella versione con Michele Gazich su The Cologne Concert), per il sottoscritto una delle “gemme” più belle del suo sconfinato songbook.

Tino Montanari

Dopo Camus E Byron, Per Concludere Il Trittico E’ Il Turno Di Heinrich Bòll. Eric Andersen – Silent Angel: Fire & Ashes Of Heinrich Bòll

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Eric Andersen – Silent Angel: Fire & Ashes Of Heinrich Bòll – EP – Meyer Records

Come precedentemente annunciato, dopo il francese Albert Camus e l’inglese Lord Byron http://discoclub.myblog.it/2017/06/04/ancora-folk-letterario-per-il-nuovo-album-eric-andersen-mingle-with-the-universe/ , il “nuovo” album di Eric Andersen completa la “triade” di autori (per ora), con un altro lavoro di impronta letteraria, dedicato questa volta allo scrittore tedesco e premio Nobel Heinrich Bòll, sicuramente per vari motivi il più difficile da interpretare e tradurre in musica. Come gli altri due, anche questo EP è stato registrato presso i Topaz Studios di Colonia, dove Eric voce e chitarra, come sempre si è avvalso di eccellenti  musicisti, a partire dal “nostro” Michele Gazich e il suo magico violino (ormai un punto fermo della band di Andersen), Martell Beigang alla batteria e basso, Steve Postell alla chitarra acustica, Cheryl Pashker alle percussioni, Harald Ruter alla fisarmonica, e la voce della brava Petra Mùnchrath, il tutto co-prodotto dallo stesso Andersen con Reinhard Kobialka.

L’EP si apre con un intrigante motivetto tradizionale tedesco, il famoso Wenn Das Wasser Im Rhein Gold’ner Wein Wàr (una canzone popolare sul fiume Reno), cantato dalla voce “teutonica” di Petra con l’accompagnamento della fisarmonica di Ruter, per poi passare al tema di una bellissima Silent Angel, dipinta dal violino di Gazich, mentre Thank You Dearest Leader è il brano più sarcastico e rock del mini-album (una “velenosa” presa in giro di Adolf Hitler). Face Of A Clown è una lenta e triste ballata (tratta dal romanzo di Bòll The Views Of A Clown), basata su violino, percussioni e chitarra elettrica, che si alternano nello sviluppo del brano, a cui fa seguito la rabbia cantata in musica di una Silence sulla repressione e il silenzio sull’Olocausto, per terminare questo mini album con la versione strumentale del già citato brano iniziale, con la fisarmonica di Ruter e il violino di Gazich.

eric andersen essential

Questo signore ha pubblicato dischi per oltre 50 anni, e fin dagli anni ’80 si è trasferito in Europa, precisamente ad Oslo (dove attualmente vive con la seconda moglie Inge), e per un tipo che è stato senza alcun dubbio una delle figure più importanti della scena gloriosa del Greenwich Village negli anni ’60 e nei primi anni ’70, non può certo stupire che in questa fase “senile” della sua carriera si sia inventato questa forma di “folk letterario”, che certamente non apre a nuovi orizzonti musicali, ma allo stesso tempo gli permette di rileggere pagine importanti dei suoi poeti preferiti, Camus, Byron e Bòll, facendoci conoscere in forma “canzone” vecchie tematiche che sono ancora terribilmente attuali. Ciò che ha sempre distinto Eric Andersen da altri suoi colleghi cantautori, è certamente la vena poetica e romantica delle sue canzoni, che puntualmente viene certificata anche da questa ultima parte di carriera, e il risultato è davvero avvincente, con Eric che prosegue con successo il suo intento di rompere lo schema tipico della scrittura cantautorale, con una voce quasi recitativa che richiama a tratti i compianti Lou Reed e John Trudell. Un altro piccolo grande EP, per un importante artista che nella sua lunga carriera forse non ha ricevuto i riconoscimenti che meritava, ma che oggi come ieri è ancora in pista a fare buona musica.

NDT: Mi auguro che il progetto “letterario” prosegua magari omaggiando altri autori, in quel caso spero che venga riscoperto un grande poeta, scrittore e drammaturgo gallese come Dylan Thomas.

Tino Montanari

*NDB Il CD doppio che vedete effigiato sopra uscirà per la Real Gone Music il 30 marzo del 2018 e avrà questo contenuto:

[CD1]
1. Everything Ain’t Been Said
2. Dusty Box Car Wall
3. (We Were) Foolish Like the Flowers
4. Dream to Rimbaud
5. Secrets
6. I Will Wait
7. Waves of Freedom
8. Mama Tried
9. Is It Really Love at All
10. Florentine
11. Blue River
12. Pearl’s Goodtime Blues
13. Woman, She Was Gentle
14. Moonchild River Song
15. Time Run Like a Freight Train
16. Wild Crow Blues

[CD2]
1. The Blues Keep Fallin’ Like the Rain
2. Thirsty Boots
3. Close the Door Lightly When You Go
4. Violets of Dawn
5. Messiah
6. Belgian Bar
7. Trouble in Paris
8. Hills of Tuscany
9. You Can’t Relive the Past
10. Rain Falls Down in Amsterdam
11. Keep This Love Alive
12. Driftin’ Away
13. Foghorn
14. Salt on Our Skin
15. Don’t It Make You Wanna Sing the Blues
16. Under the Shadows
17. Plains of Nebraska-O

Ancora Folk “Letterario” Per Il Nuovo Album. Eric Andersen – Mingle With The Universe

eric andersen mingle with the universe

Eric Andersen – Mingle With The Universe: The Worlds Of Lord Byron – Meyer Records

Come mi aveva preannunciato il buon Michele Gazich, a circa due anni di distanza dall’ottimo omaggio ad Albert Camus Shadow And Light Of Albert Camus http://discoclub.myblog.it/2015/06/05/elegia-musica-premio-nobel-eric-andersen-shadow-and-light-of-albert-camus/ , ritorna Eric Andersen con un altro lavoro, questa volta nato da uno spettacolo teatrale con canzoni basate sulle poesie di Lord Byron, musicate dallo stesso Eric (a parte due brani che sono completamente suoi), a testimonianza che il “nuovo letterato” Andersen continua ad evolversi e reinventarsi. E così il cantautore americano, ma cittadino del mondo: da anni vive in Norvegia con la famiglia, e registra e produce in Germania, ha deciso di ripetere l’esperienza del precedente disco in studio, riportando in sala d’incisione a Colonia oltre alle armonie vocali della moglie Inge, il magico violino di Gazich, turnisti di area come Giorgio Curcetti alle chitarre elettriche, all’oud e al basso, Cheryl Prashker alla batteria, djembe e percussioni, Paul Zoontjens al pianoforte Steinway, senza dimenticare la sua voce inconfondibile a servizio di chitarra e armonica, il tutto sotto la produzione di Werner Meyer.

Il nobile progetto si sviluppa con una prima poesia musicata,  There’ll Be None Of Beauty’s Daughters dalla malinconia infinita, con il sostegno del controcanto della moglie, a cui fanno seguito una Song To Augusta dal suono moderno, dove entra in gioco il violino di Michele, come nell’introduzione di una maestosa ballata come She Walks In Beauty, solo voce, pianoforte, violino e poco altro, mentre la intrigante Hail To The Curled Darling è il primo brano di Eric dedicato alla vita di Lord Byron. Con la dolcezza di Farewell To A Lady, sembra di tornare ai tempi gloriosi del Greenwich Village, per poi passare al folk rurale di una Child Harold’s Farewell, con armonica e percussioni in evidenza; si omaggia nuovamente il poeta con una personale e lunga Albion, dove si risente la melodiosa voce di Inge, mentre la brevissima Fifty Times e la seguente Darkness sono basate su un recitativo che quasi rimanda al compianto John Trudell. Dopo tanto splendore, si riparte con gli arpeggi chitarristici di un brano strumentale Taqsim, a cui fa seguito la title track Mingle With The Universe, una moderna “romanza” folk dove il lavoro al violino di Gazich e la voce di Eric, danno un impronta epica al brano.

Come nella seguente dolcissima ballata Maid Of Athens, che chiude la versione in vinile dell’album, ma nel CD ci sono due ulteriori tracce: ancora una ulteriore folk song sulle note del violino nella  ambiziosa When We Two Parted per poi chiudere con la danzante So We’ll Go No More A-Roving, un disco affascinante, profondo e coinvolgente. Questo “arzillo” settantaquattrenne è ormai sulle scene da più di cinquanta anni (il suo primo album, Today Is The Highway risale al 1965), e con questo ultimo lavoro se non ho sbagliato i conti con il “pallottoliere” è arrivato a 34 album: Andersen ha consumato scarpe e musica suonando, tra i tanti, con Joni Mitchell, Judy Collins, Leonard Cohen, Rick Danko,  ha composto pezzi per Dylan, Cash, Linda Ronstadt e i grandissimi Grateful Dead, e, influenzato da scrittori della “beat generation” come Jack Kerouac e Allen Ginsberg, o dai poeti classici francesi tra cui Charles Baudelaire e Arthur Rimbaud, invece di andare a pesca di salmoni norvegesi, nella seconda parte della vita si è creato l’hobby di adattare in musica le opere di altre icone letterarie del passato, con il risultato, per chi scrive, di una cavalcata letteraria-musicale comunque senza tempo, per orecchie colte e raffinate.

NDT: A dimostrazione che i proverbi sono veritieri, Eric Andersen sta già lavorando al terzo capitolo del progetto, dedicato al premio Nobel Heinrich Bòll (il figlio prediletto di Colonia), e il disco dovrebbe uscire a Settembre di quest’anno. Attendo fiducioso, sono già impaziente.!

Tino Montanari