Come Uragano Sembra Veramente “Piccolo”! Little Hurricane – Same Sun Same Moon

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Little Hurricane – Same Sun Same Moon – Mascot/Provogue           

Di formazioni in duo, solo chitarra e batteria, soprattutto negli ultimi anni, ne sono apparse parecchie: anche con batterista donna, il nome White Stripes dice qualcosa? E in ambito tutto maschile, pure i Black Keys. Nella cartella stampa non vengono citati come riferimenti questi due gruppi, solo esperienze mistiche tra i nativi americani sulle montagne nei pressi di San Diego, California, dove vive e opera la coppia, e ascoltando il disco qualche dubbio viene. Tornando al misticismo, tra l’altro il chitarrista e cantante, tale Anthony “Tone” Catalano ha rischiato di lasciarci la pelle in una di queste “chiamate” spirituali: è sparito ed ha camminato tra le montagne per un giorno ed una notte, ed è stato ritrovato in ipotermia, e ricoverato per insufficienza renale, appunto congelamento, e danni ai piedi che non gli hanno permesso di camminare per un mese. Però la socia e compagna di avventure Celeste “C.C.” Spina, ha detto che l’album è venuto molto bene, sarà. Dai nomi (anzi cognomi) dubito ascendenze italiche, non si sfugge, ma d’ora in poi li chiameremo Tone e C.C. per comodità. Questo Same Sun Same Moon è già il terzo album della loro discografia (quarto se contiamo una raccolta di cover), il primo ad uscire per la nuova etichetta Mascot/Provogue, e dopo essersi sposati nel 2016.

Dicono di essere entrambi fan, tra gli altri, di Van Morrison e Counting Crows, ma lui in precedenza aveva lavorato con Gwen Stefani, fatto l’ingegnere del suono e lavorato in gruppi jazz. Presentati come una band blues, rock e lo-fi, dal loro CV fatto di brani usati in serie televisive, spot pubblicitari e film proprio non di prima categoria, mi pare che, ascoltando il disco, che è uscito il 14 aprile, il genere si potrebbe definire piuttosto come un generico indie o alternative, non malvagio ma nemmeno così innovativo e “mistico” come viene presentato. Insomma il blues lo amano e lo ascoltano, ma lo praticano per vie molto trasversali: prendiamo la title track che apre l’album, sembra uno dei brani tipici di Jack White quando lavora con le sue band alternative, Dead Weather e Raconteurs, comunque una voce piacevole, un arrangiamento basico ma raffinato, basso e batteria molto presenti, la chitarra elementare ma efficace sia in fase ritmica che solista, insomma non ti cambiano la vita, almeno la mia. Bad Business, usata in un gioco della PlayStation MLB The Show 16,  sembra quasi ricordare il primo Sting dei Police in “leggero acido”, la voce è simile e anche i ritmi “angolari” ricordano le cose più strane del trio inglese. OTL, con le sue tastiere e ritmi elettronici aggiunti, le voci pure filtrate, alternate e anche sovrapposte dei coniugi è ancora più “moderna”, ma non mi entusiasma, con la voce di “Tone” che assume tonalità, scusate il bisticcio, tipo l’ultimo Bono degli U2, quelli più pasticciati e meticciati.

Come conferma pure la successiva Isn’t It Great dove si affacciano di nuovo ritmi reggae-rock, quindi fino adesso di Van Morrison, Counting Crows e blues ne ho sentito poco. Tra riverberi vari, ritmi scanditi e melodie radiofoniche si prosegue con Take It Slow, dove Tone e C.C. duettano di nuovo, mentre Lake Tahoe Eyes ha qualche spunto di blues desertico, un’atmosfera sospesa, una chitarra insinuante, ma poi il brano rimane irrisolto e anche un filo narcotico. March Of The Living è un breve e gagliardo brano strumentale dal ritmo più mosso del solito e potrebbe ricordare sia i White Stripes che i Black Keys citati all’inizio, ma l’idea non viene sviluppata e il brano finisce subito. Mt. Senorita sempre con i soliti ritmi scanditi ed ipnotici, questa volta più lenti, sembra appunto musica per illustrare immagini o situazioni e forse in quel ambito potrebbe funzionare, il lavoro della chitarra è interessante, mentre la voce è un filo monocorde https://www.youtube.com/watch?v=AA333KY-GDo . For Life, sempre con la timbrica tra Bono e Sting, è una sorta di ballata futuribile, con una bella melodia, e in effetti potrebbe richiamare vagamente qualcosa dei Counting Crows https://www.youtube.com/watch?v=wFDuhoiPnww  e anche You Remind Me rimane in questo ambito pop raffinato e “reggato”, con una tromba sullo sfondo a cercare di dare profondità al sound. Anche la chitarra acustica della successiva Slingshot tenta altre sonorità, ma non mi sembra memorabile. Mentre l’acquarello acustico della conclusiva Moon’s Gone Gold nella sua semplicità è uno dei brani più riusciti di questo album e potrebbe essere uno sviluppo interessante per il futuro https://www.youtube.com/watch?v=NmrbJ5NuqkE . Per il resto, con Shakespeare direi: “Molto rumore per nulla!”

Bruno Conti

Puro Rock Americano Anni ’80! Michael Stanley Band – Live At The Ritz NYC 1983

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Michael Stanley Band – Live At The Ritz NYC 1983 – 2 CD  Line Level/Classic Music Vault 

Rock americano anni ’80, croce e delizia degli appassionati: come direbbero negli States “big drums, big guitars, a lot of keyboards” e non sempre l’abbondanza è sinonimo di qualità! Siamo negli anni che preludono allo Springsteen di Born In The Usa, ma sono anche gli anni di John Mellencamp quando era ancora Cougar, del cosiddetto “Heartland rock”, quello anche di Tom Petty e Bob Seger, ma qui stiamo citando gli esempi più virtuosi, al filone si facevano risalire anche gli Iron City Houserockers di Joe Grushecky, ma pure gente come Eddie Money o i paladini di certo AOR, come Foreigner, REO Speedwagon, Journey e via discorrendo. In mezzo ai due guadi si trovava Michael Stanley con la sua band, d’ora in poi la MSB. Confesso che alcuni titoli in LP all’epoca li avevo, Heartland e North Coast non erano neppure male, ma certi inserti di tastiere e sax, pur con le produzioni di Eddie Kramer e Bob Clearmountain, sentiti oggi, come direbbe qualche comico di cabaret, “fanno accapponare i capelli”!

Anche se al sax nei dischi in studio c’era Clarence Clemons e il cuore della band di Cleveland, Ohio, batteva dal lato giusto della strada https://www.youtube.com/watch?v=G50CZ5lw2CQ . Nel 1983 pubblicano quello che sarà il loro ultimo disco per una major, You Can’t Fight Fashion, e il 4 ottobre sono al Ritz di New York, per registrare un broadcast radiofonico che sarà trasmesso da una emittente locale: particolarità quasi unica, come si desume anche dagli annunci captati nell’etere, è quella che il concerto si tiene alle dieci di mattina(?!). Della formazione originale oltre a Stanley è rimasto solo il batterista Tommy Dobeck, maestro delle lunghe rullate che imperavano all’epoca, ma anche valido trascinatore, mentre le doppie tastiere di Pelander e Raleigh non sempre si digeriscono con facilità e Danny Powers, il nuovo chitarrista, è un buon solista ma di quelli “esagerati”, diciamo più Eddie Money che Springsteen, Mellencamp o Seger, completa la line-up Ricky Bell, sassofonista funzionale ma nulla più in questa matinée a NY. Il concerto è anche piacevole (inedito fino ad oggi): si parte con Working Again, un bel pezzo rock che ha più di una parentela con il Billy Joel rocker dell’epoca, incrociato con Springsteen e Mellencamp, con la voce maschia di Stanley in bella evidenza; In The Heartland, anche se con chitarre fumiganti, è del buon blue-collar rock.

I’ll Never Need Anyone More è pari pari il John Cougar di Ain’t Even Done With The Night, mentre High Life, testo sui personaggi della vita notturna californiana, fa molto Pat Benatar di quegli anni o la primissima Melissa Etheridge, ancora da venire, con eccessi di sax e tastiere, ma c’era in giro molto di peggio (e ne sarebbe arrivato, tipo l’hair metal o la dance wave britannica). How Can You Call This Love è abbastanza “molliccia”, nonostante l’andatura rock, Hard Time, con un basso incalzante potrebbe essere una via di mezzo tra i Police e il rock fin qui descritto, e pure In Between The Lines, buona invece una ballatona come Spanish Nights e anche My Town, il loro ultimo singolo di classifica nel 1983, ha la giusta grinta. Fire In the Hole ha una intro alla Van Halen, ma il resto è meno tamarro (non troppo), Someone Like You, uno dei pezzi scritti e cantati dal tastierista Kevin Raleigh è molto AOR. Insomma ci siamo capiti, buon rock quello della MSB, ma niente per cui strapparsi i capelli. Il secondo CD bonus riporta invece un concerto realizzato per la BBC nel 1981, Bell al sax è molto più motivato  e il chitarrista era ancora Gary Markasky, il tutto è registrato a Cleveland, e anche se il repertorio in parte coincide, il suono e la resa casalinga mi sembrano decisamente più convincenti, basta sentire la sequenza In The Heartland e I’ll Never Need Anyone More (che qui sembra più Dancing In the Dark) https://www.youtube.com/watch?v=YLoNhMJFGvU  che raffigura molto meglio il gruppo che ricordavo ai tempi, chitarre ruggenti, voce pimpante e ritmi tirati, Working Again,è una schioppettata di energia, Somewhere In the Night, Don’t Stop The Music e He Can’t Love You, ribollono di sano rock, anche springsteeniano, Lover è una buona ballata notturna, per quanto un filo ruffiana https://www.youtube.com/watch?v=7m6wRBNLJnM . Insomma mi pare che il CD “giusto” sia questo, anche qui senza fare la lista di tutti i brani e senza gridare al miracolo, del buon rock anni ’80.

Bruno Conti     

Sempre Nove Sotto Zero, Ma Più Di Trent’Anni Dopo! Nine Below Zero – Don’t Point Your Finger + Third Degree

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Nine Below Zero – Don’t Point Your Finger – 2 CD A&M Universal

Nine Below Zero – Third Degree – 2 CD A&M Universal

Dopo la folgorante ristampa nel 2012 del bellissimo Live At The Marquee, in versione CD+DVD (di cui potete leggere qui http://discoclub.myblog.it/2012/10/06/un-piccolo-classico-nine-below-zero-live-at-the-marquee/), prosegue la ripubblicazione, da parte della Universal, dei primi album dei Nine Below Zero, quelli di studio, usciti per la A&M nel 1981 e 1982. Entrambi, rispetto alle versioni pubblicate dalla BGO, aggiungono un disco, o di materiale dal vivo, nel caso di Don’t Point Your Finger o la versione alternativa dell’album, quella prodotta da Glyn Johns, mai pubblicata prima, e molto migliore rispetto a quella uscita all’epoca, aggiungo io. Il disco da avere è indubbiatemente il Live At The Marquee, e i motivi, come ricordato sopra, li trovate nel Post a lui dedicato, ma soprattutto Don’t Point Your Finger (At The Guitar Man), per restituirgli il titolo completo, è ancora un signor disco. Siamo nel 1981, in piena epoca New Wave (anche il precedente Live era uscito solo l’anno prima), ma il gruppo, almeno per questo disco, resiste ancora alle mode musicali del tempo: c’è la grinta del punk e del combat rock di alcuni gruppi e solisti britannici che impazzavano all’epoca, ma anche il rigore di certo pub rock e blues corrosivo, tipico dei Dr. Feelgood, c’è l’onda lunga della second wave del British Blues (o terza, se preferite), con gruppi come la Blues Band di Paul Jones, la De Luxe Blues Band di Danny Adler, o band come i Rockpile, che avevano elementi roots, R&R e blues nella loro musica, per non parlare dei vari Costello, Graham Parker, il primo Joe Jackson, Nick Lowe, i Jam di Paul Weller, che suonavano un rock energico, misto a pop, che aveva molti punti di contatto con i Nine Below Zero, e ne parliamo tra un attimo, in relazione a Third Degree.

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La differerenza sostanziale rispetto a molti dei nomi citati era la presenza di un’armonicista al limite del virtuosismo come Mark Feltham che alzava molto la quota Blues nell’ambito sonoro del gruppo. E in Don’t Point Your Finger armonica ce n’è ancora molta, suonata in un modo particolare, molto energico, vicino al rock, simile a quello che avrebbe usato nella decade successiva John Popper dei Blues Traveler. Un soffio poderoso, elettrico, che si fa largo tra le sciabolate e i riff energici di Dennis Greaves, il chitarrista e voce solista, nonché autore principale della band che, forse anche per colpa delle scelte della casa discografica, emarginerà sempre di più la presenza di Feltham dai loro dischi, con la fine della prima parte della loro storia dopo l’uscita di Third Deegree. Non dimenticate che il nome derivava da un famoso brano dell’armonicista Sonny Boy Williamson, ma era diventato a sua volta molto conosciuto in Inghilterra perché veniva utilizzato in una popolarissima sitcom della BBC, The Young Ones,  in onda proprio in quel periodo e dove appariva anche il gruppo, nella prima puntata, con 11 Plus 11.

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Musicalmente, si diceva, il disco attinge molto dal blues, ma anche dal R&B, da certa mod music di cui erano stati maestri gli Who negli anni ’60 e uno dei loro produttori preferiti, Glyn Johns, si occupa dell’album. Dennis “The Menace” Greaves scrive la quasi totalità dei brani, con un piccolo aiuto dal batterista Mickey Burkey in tre, mentre le tre cover sono dei classici: Treat Her Right, del soul, un brano che hanno fatto in tantissimi, da Otis Redding a Jerry Lee Lewis, passando per Thorogood e Rory Gallagher, le cui traiettorie si sono intrecciate per alcuni anni con quelle di Feltham, quando l’armonicista entrò nella sua band, portandosi poi via la sezione ritmica per dare vita ad una nuova breve versione dei Nine Below Zero, versione in stile NBZ a tutta velocità, con armonica e chitarra in grande spolvero; Sugar Mama, il pezzo di Chester Burnett (a.k.a. Howlin’ Wolf) è uno slow blues di quelli canonici e tosti, grande versione, in tutto degna del disco dal vivo http://www.youtube.com/watch?v=ie4LPys-A8g , mentre Rockin’ Robin è un altro piccolo gioiello dal passato, un rock’n’roll scatenato che permette alla sezione ritmica di mettersi in evidenza mentre Greaves e Feltham sono indaffaratissimi. Ma tutto l’album funziona, dall’iniziale tiratissima One Way Street, che ha il solito tiro frenetico dei migliori brani dei NBZ, passando per il rock di Doghouse, con l’armonica di Feltham che ricorda moltissimo le sonorità del suo “discepolo” John Popper http://www.youtube.com/watch?v=PWOrE5UMGtU . Helen è una delle loro rare concessioni (fino a quel momento) al pop melodico, deliziosa comunque, ma si torna subito al blues classico con una Ain’t Comin’ Back dove Greaves si cimenta anche alla slide http://www.youtube.com/watch?v=04NS3jTvCbs , ottime anche I Won’t lie e Three Times Enough che ricorda i migliori Dr. Feelgood, ma tutto il disco è di ottima qualità.

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E in più gli hanno aggiunto, in questa versione doppia, il concerto completo, registrato il 24 ottobre del 1981 al Granary di Bristol per la serie BBC Session – In Concert http://www.youtube.com/watch?v=taiyq3nCZns , che se non raggiunge lo splendore di Live At The Marquee, poco ci manca: tra le chicche una scoppiettante Don’t Point Your Finger At The Guitar Man che riscopre gli splendori del migliore rockin’ blues, Three Times Is Enough che nella versione in concerto, se possibile, acquista ulteriore grinta, il loro classico Ridin’ On The L&N cantata a squarciagola e con Feltham che fa i numeri all’armonica, Eleven Plus Eleven che sarebbe uscito nel successivo Third Degree, una sontuosa I Can’t Quit Baby, blues all’ennesima potenza, Treat Her Right (abbiamo un riff, geghe geghe geghe, uhm!) http://www.youtube.com/watch?v=QyXzuCZ2jN4 , Sugar Beat (And Rhythm Sweet), il nuovo singolo che ha un giro di basso e un ritmo che ricorda i migliori Police, più scatenati. Per concludere con i quasi dieci minuti di una versione indemoniata di One Way Street che incorpora nel lungo medley classici del soul, del r&R e del blues.

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Più o meno un paio di mesi prima erano entrati in studio ancora con Glyn Johns, per registrare il nuovo album Third Degree (ma questo il pubblico non lo sapeva). E non sapeva neppure che la casa discografica, la A&M, aveva respinto quella versione, in favore di una nuova versione, prodotta da Simon Boswell, che incorporava tutti gli stereotipi del pop britannico di quegli anni, 11 brani 11, tutti firmati da Greaves, ma con un sound molto commerciale, quasi new wave, basso slappato, ritmi spezzati, più di un accenno di reggae. Di 11+11 abbiamo detto, la versione è gagliarda http://www.youtube.com/watch?v=ExM1vP-rhH4 , con Feltham ben presente all’armonica e Greaves alla chitarra, come nella successiva, ancora buona, Wipe Away Your Kiss, un giro di basso alla Taxman o tipo Jam (che erano quasi la stessa cosa), tastiere aggiunte, coretti sgargianti, la chitarra tagliente, ma niente armonica. Che però riappare nella vivace Why Can’t We Be What We Want To Be, pop ma ancora di buona qualità. Tearful Eye sembra un brano di Nick Lowe, come solista o con i Rockpile, niente male devo dire, e anche True Love Is A Crime rimane su quelle coordinate sonore, con un breve intermezzo, pur se brevissimo, dell’armonica di Feltham. Ma Egg On My Face ha sempre quel sound dove il basso è in primissimo piano, l’organo si fa largo e lo spazio per l’armonica è meno marcato, in questo suono decisamente pop. Sugarbeat (and Rhythm Sweeet) nella versione di studio accentua le somiglianze con i Police, l’armonica è tristemente in sottofondo, come nella successiva Mystery Man, che ricorda gli episodi più orecchiabili dei Jam o addirittura dei Level 42, niente di male http://www.youtube.com/watch?v=TNCyc32M-B8 , ma con i NBZ, come direbbe Tonino, che c’azzecca. Loro sono sempre bravi ma East Street, SE 17 con i suoi ritmi ska-reggae sembra un pezzo dei Madness e You Don’t Love Me oscilla addirittura verso Spandau Ballet e New Romantics, prima di una ultima vigorosa scrollata di armonica e chitarre a tutto ritmo con la conclusiva You Can’t Say Yes And You Can’t Say No, ma sempre con il basso molto marcato di Brian Bethell in primo piano nel missaggio.

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La versione di Glyn Johns, che appare nel secondo CD, è meno pompata e commerciale, ma forse più vicina allo spirito della band e anche se la versione di Why Don’ You Try Me Tonight, che era apparsa su Borderline, non raggiunge i vertici di quella di Ry Cooder, è sempre un bel sentire rispetto ad alcuni brani della versione ufficiale di Third Degree, e l’armonica si sente, eccome se si sente http://www.youtube.com/watch?v=J15SPf2OEZ0 . Mama Talk To Your Daughter è un blues coi fiocchi, i controfiocchi e tutto il pappafico, bellissima. E anche Johnnie Weekend non presente nell’album uscito nel 1982 è un brano per nulla disprezzabile. E, come dicevo all’inizio, tutta questa versione mi sembra decisamente migliore di quella di Boswell, più naturale e organica al sound della band. Comprando questa versione doppia del CD, con il combinato dei due album, anche Third Degree rimane un album su cui mettere le mani, mentre Don’t Point Your Finger, nell’economia del gruppo, ma non solo, si avvicina quasi all’indispensabile. Se poi pensate che sono usciti a prezzo speciale, io un pernsierino ce lo farei.

Bruno Conti

Novità Di Settembre Parte IIb. Sting, Allen Toussaint, Jack Johnson, Elvis Costello & Roots, Gov’t Mule, Bryan Ferry

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Seconda parte delle uscite di fine settembre e anche oggi tripla razione sul Post (ma non abituatevi). Alcuni dischi escono oggi, 24 settembre, altri sono già disponibili nei negozi, fisici e virtuali, da alcuni giorni.

A proposito di negozi in rete, una nota catena di vendita ha fatto pubblicare una versione Deluxe della Deluxe (scusate il bisticcio di parole) del nuovo album di Sting, The Last Ship, che oltre alla versione standard, alla versione in vinile e a quella Deluxe doppia con 5 tracce extra, sarà disponibile in una ulteriore con ulteriori 3 canzone aggiunte e, aggiungo io, ci hanno veramente rotto gli ex ministri Maroni, con tutte queste versioni. Al di là di questo il nuovo disco di Sting, dopo vari esperimenti con musica classica antica per liuto, dischi con orchestra, reunion con i Police, segnala un ritorno al suo vecchio suono, per quanto vario ed eclettico. Esce se su Cherrytreehouse/Interscope/A&M/Universal: fiati e orchestra non mancano, come l’immancabile Dominic Miller alle chitarre, più alcuni ospiti inconsueti. Ci sono la Wilson Family, un gruppo vocale, Jimmy Nail e Rachel Unthank alla voce, in un brano What Have We Got, di chiara impronta celtica e che vede la presenza di Katryn Tickell a cornamusa e violino, mentre l’altra sorella Becky Unthank appare in So To Speak (e fa piacere che Sting conosca e apprezzi uno dei gruppi migliori della scena folk inglese, tanto che Rachel appare anche nella versione con 8 brani nel secondo CD in una canzone Peggy’s Song). E per finire, nella Deluxe, diciamo normale, duetta anche con Brian Johnson degli AC/DC! Il tutto prodotto da Rob Mathes (Clapton, Elton John, Lou Reed, Carly Simon). E non è neanche brutto (e finiamola con “dalli allo Sting, per forza)!

Allen Toussaint, una delle leggende di New Orleans, dopo il disco “jazz” del 2009, The Bright Mississippi, prodotto da Joe Henry per la Nonesuch, che aveva a sua volta fatto seguito a quello in coppia con Elvis Costello, approda alla Rounder del gruppo Universal per questo Songbook dove rivisita il suo repertorio classico per voce e pianoforte (come aveva già fatto Randy Newman). Inutile dire che esiste anche una versione Deluxe CD+DVD, con una corposa sezione video di ben sedici tracce, oltre ad interviste varie e 5 brani in più nella versione audio.

Sempre distribuzione Universal (sono casualmente capitati tutto insieme), etichetta Brushfire/Republic, anche per il nuovo disco di Jack Johnson, From Here To Now To You, uscito il 17 settembre. Come nel precedente To The Sea Jack Johnson ha inserito qualche brano dal sound più “movimentato” rispetto alle sonorità prevalentemente acustiche dei dischi del passato. Tra gli ospiti l’immancabile Zach Gill degli ALO, che suona le tastiere,vibrafono, glockenspiel e fisarmonica e l’amico Ben Harper, che canta e suona l’immancabile Weissenborn. Bravo, disco molto piacevole, che piacerà ai fans e a molta gente sparsa per il mondo, ma non infiamma chi scrive.

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Anche il nuovo disco di Elvis Costello, in accoppiata con i neri americani The Roots (che sono comunque bravi), non ha infiammato la critica, con recensioni molto altalenanti. Copertina bruttina e minimale, Wise Up Ghost And Other Songs è uscito la scorsa settimana, il 17, per la Blue Note, ora del gruppo Universal (lo so, ma che ci posso fare, sono rimaste solo tre majors), ovviamente disponibile anche in versione Deluxe, ma di quelle “insidiose”, singole, ma con 3 brani in più. Ci sono fiati e archi a go-go aggiunti al tutto, ma non (mi) entusiasma, sentirò meglio.

Chi ha pensato bene, per tagliare la testa al topo, di uscire direttamente con una bella versione Deluxe doppia, sono i Gov’t Mule. Però c’è solo quella, non dovete scegliere tra 27 edizioni (anche se, per essere sinceri ed informati, la catena Best Buy negli States ne ha pubblicato una versione esclusiva con DVD aggiunto, ma allora ditelo!). E aggiungo che il disco in America sarebbe (è) su etichetta Blue Note e quindi Universal (!?!), ma in Europa esce per la Mascot/Provogue/Edel. La particolarità del CD sta nel fatto che gli undici nuovi brani vengono eseguiti nel primo dischetto dalla band senza ospiti, mentre nel secondo disco, in un altro ordine, vengono riproposti con vari musicisti che si alternano nelle differenti canzoni. Molti hanno detto, giustamente, che le versioni dei Gov’t Mule da soli sono decisamente migliori di quelle con gli ospiti, ma molti brani funzionano anche nelle versioni “maggiorate” e comunque il tutto costa poco più di un disco singolo, quindi consideratelo un “omaggio” di Warren Hayes e soci, una volta (e anche oggi) si chiamavano bonus discs! Questa la lista dei brani e ospiti vari del secondo disco, poi ci torniamo con la recensione completa:

1. “World Boss” with Ben Harper
2. “Funny Little Tragedy” with Elvis Costello
3. “Stoop So Low” with Dr. John
4. “Captured” with Jim James
5. “Whisper In Your Soul” with Grace Potter
6. “Scared To Live” with Toots Hibbert
7. “No Reward” with Glenn Hughes
8. “Bring On The Music” with Ty Taylor (Vintage Trouble)
9. “Forsaken Savior” with Dave Matthews
10. “Done Got Wise” with Myles Kennedy (Alter Bridge)
11. “When The World Gets Small” with Steve Winwood

Per la serie ne abbiamo fatte poche versioni, esce anche questo DVD di Bryan Ferry Live in Lyon Nuits De Fourvière (oui), registrato all’Anfiteatro di Lione nel corso dell’ultimo tour del 2011. Come Bonus c’è anche il making of di Olympia, il tutto per festeggiare 40 anni di carriera da solo e con i Roxy Music. Lo trovate in DVD, Blu-ray, DVD+CD, Blu-ray + DVD, Eagle Vision Edel, esce oggi 24 settembre. Vogliamo mettere anche i titoli? Ecco il retro della copertina:

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Domani il resto della novità ed altro.

Bruno Conti

Elvis Costello Spectacle Season 1 5 DVD Box Set

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Elvis Costello – Spectacle Season 1 – Wienerworld/Self

Visto che viviamo in Italia, ve ne parlo in questa occasione. Esce alla fine della settimana questo box di 5 DVD o di 4 Blu-Ray anche per il mercato italiano (era già disponibile da gennaio sul mercato inglese e dall’anno scorso sul mercato Usa, ma zona 1). Quella che vedrà la luce in Italia è la stessa edizione del mercato inglese quindi direi zero sottotitoli (ed è un peccato perché chiaccherano parecchio) ma comunque sono i 13 episodi della prima stagione, ciascuno dura poco di meno di un’ora, poi nel 5° DVD ci sono parecchi extra, bonus e materiale non andato in onda.

Di cosa si tratta, per chi non lo sa? E’ una fantastica trasmissione ideata da Elton John e Elvis Costello, che ne sono i produttori esecutivi, e condotta da Costello, ma in qualche puntata presenta Elton.

Registrata al leggendario Apollo Theatre e al 30 Rockfeller Plaza, New York, ospita ogni settimana una serie di musicisti, da soli o in gruppo, che parlano della loro musica e soprattutto suonano con la house band guidata da Costello (o d Elton John) in una serie di jam session ed esibizioni in solitaria meravigliose. Praticamente la storia della musica!

La band è formata dai collaboratori storici di Costello, Steve Nieve alle tastiere e Pete Thomas alla batteria, più Davey Faragher al basso. E qui cominciamo a godere, in breve la lista dei partecipanti ai tredici episodi come contenuti nei 5 DVD:

Disco 1 Primo Episodio, Elton John con Elvis Costello, ospiti Allen Toussaint (che appare in un paio di puntate) e il mitico chitarrista di Elvis, James Burton. Secondo episodio con il presidente Bill Clinton, si parla di politica ma soprattutto di musica con Clinton al sax, ospiti Pat Metheny e Charlie Haden. Terzo episodio con Tony Bennett, ospite il pianista jazz Bill Charlap.

Disco 2 Primo episodio Lou Reed ospite il regista Julian Schnabel. Secondo episodio i Police “riuniti” e terzo episodio Smokey Robinson.

Disco 3 Primo episodio Rufus Wainwright con una delle ultime apparizioni della mamma Kate McGarrigle, secondo episodio, un gruppo di giovani emergenti, She & Him, cioè Zooey Deschanel e M Ward, Jakob Dylan e Jenny Lewis, in varie combinazioni fra loro. Terzo episodio con Diana Krall, ovvero la signora Costello, e qui per conflitto d’interessi conduce Elton John, ma nel finale sono tutti insieme appassionatamente.

Disco 4 Primo episodio Herbie Hancock, secondo episodio nuovamente di gruppo, serata fantastica con Kris Kristofferson, Rosanne Cash, Norah Jones e John Mellencamp, tutti insieme! Terzo episodio con James Taylor.

Disco 5 Serata con la soprano Renée Fleming (sapete della passione di Costello per la lirica), ospiti Bill Frisell alla chitarra e Rufus Wainwright che torna! In questo disco ci sono le bonus, le versioni alternative, le prove, il dietro le scene, tutto il cucuzzaro.

L’atmosfera delle conversazioni è amabile e rilassata, le esibizioni musicali sono incredibili, va in onda in America sulla Sundance Television, 650 minuti. Imperdibile!

Nella seconda stagione sono già passati, tra gli altri, Springsteen, due puntate (è il Boss!).


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Ma anche Bono & The Edge e una serata speciale con Levon Helm della Band, Allen Toussaint, Nick Lowe e Richard Thompson, tanto per gradire.

Bruno Conti

Le 500 Più Grandi Canzoni Di Tutti I Tempi Secondo La Rivista Rolling Stone Parte IX

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Solito appuntamento settimanale, posizioni dalla 81 alla 90.

81) Fats Domino – Blueberry Hill

Nel vasto canone del repertorio di Fats Domino, questo brano è quello che ha raggiunto la posizione più elevata e rappresenta anche la grande scuola musicale di New Orleans. Una strana accoppiata la esegue x283cd_blueberry-hill-celine-dion-and-john_music

82) Kinks – You Really Got Me

Questo è il riff per antonomasia dell’era post R&R, mi sorprende che Louie Louie (che rimane peraltro il riff n.2, esclusi quelli del riffatore per eccellenza Keith Richards che è fuori concorso), la superi alla posizione n.55. La leggenda metropolitana sul fatto che l’assolo sia opera di Jimmy Page, presente in sala come session man, nonostante le smentite di Dave Davies persiste. Questi sono i giovani fratelli Davies watch?v=-2GmzyeeXnQ

83) Beatles – Norwegian Wood (This Bird Has Flown)

Nota come “quella del sitar” lo sapete che, in effetti, il primo musicista rock ad utilizzare un sitar è stato il grande Shawn Phillips? Già dal 1962. Questa è la versione del virtuoso del basso elettrico Victor Wooten.


Victor Wooten – Norwegian wood
Uploaded by madafonka2. – Music videos, artist interviews, concerts and more.

84) Police – Every Breath You Take

Strano ma vero ci sono anche i Police nei top 100! xbmqmr_the-police-every-breath-you-take_music

85) Patsy Cline – Crazy

Questa l’ha scritta Willie Nelson, i Beatles ancora non c’erano e lui nel 1961 era già lì. Eccolo qui con Costello e la di lui consorte Diana Krall watch?v=F5BnCEPr7cU

86) Bruce Springsteen – Thunder Road

Questa è fantastica, come la metti rimane grandissima. Qui dal vivo con Mellissa Etheridge! x8e9dm_melissa-etheridge-bruce-springsteen_music

87) Johnny Cash – Ring of Fire

The Man In Black! x1oipi_johnny-cash-ring-of-fire1969_music

88) Temptations – My Girl

The Black Men! x1fa03_temptations-my-girl_music

89) Mamas And Papas – California Dreamin’

In quel di Monterey…x1ovwy_mamas-and-the-papas-california-drea_music

90) Five Satins – In The Still Of The Night

Titolo e gruppo non vi diranno molto, ma il brano è bellissimo, l’hanno usata in parecchie colonne sonore! x3acwm_the-five-satins-in-the-still-of-the_music Qualcuno ha detto Dirty Dancing? M’era parso!

Come i più attenti avranno notato, su “consiglio” di coloro che stan lassù invece dei video che occupano parecchio spazio ho inserito i link degli stessi, un click e vi si apre un mondo intero!

Settimana prossima ultima puntata.

Bruno Conti