Ci Sono Voluti Più Di Cinquant’Anni, Ma Questo E’ Un Signor Disco Dal Vivo! Steve Winwood – Greatest Hits Live

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Steve Winwood – Greatest Hits Live – 2 CD Wincraft Records

Ve ne avevo anticipato l’uscita ancora alla metà di luglio, ma il 1° settembre è finalmente uscito questo doppio CD dal vivo di Steve Winwood. Come ricordavo in quel Post pare incredibile ma, in oltre 50 anni di carriera, Winwood non aveva mai pubblicato un disco dal vivo a nome suo: ne ha fatti con i Traffic, con i Blind Faith, con gli Airforce di Ginger Baker e i Go di Stomu Yamash’ta, oltre allo splendido doppio CD e DVD con Eric Clapton Live At Madison Square Garden, uscito nel maggio del 2009, quindi poco prima della nascita del Blog, e quindi non avevo potuto parlarvene. Ma ora rimedia con questo eccellente Greates Hits Live che fin dal titolo ci ricorda che si tratta di una carrellata su tutti i suoi grandi successi (e non solo) attraverso 23 brani che coprono tutto l’arco della sua carriera, dagli esordi con lo Spencer Davis Group fino a Fly, unico brano tratto dal suo ultimo album in studio Nine Lives, uscito nel 2008, dove era proprio accompagnato da alcuni degli stessi musicisti che suonano in questo doppio CD, ovvero Jose Neto alla chitarra, Richard Bailey alla batteria, Paul Booth al sax, flauto e Hammond (quando Winwood passa alla chitarra), più il percussionista Edson “Cafe” da Silver. Musicisti non notissimi ma solidi e professionali che regalano all’album, inciso benissimo, un sound molto caldo ed espansivo, rodato dai vari tour effettuati da Steve e compagni, e da cui sono stati estratti i brani inseriti in questo disco dal vivo.

Che come richiede l’iconografia della migliore musica rock è un classico doppio Live. Non depone a favore della discografia mondiale che Steve Winwood se lo sia dovuto pubblicare sulla propria etichetta personale, la Wincraft, distribuita dalla Thirty Tigers negli Stati Uniti, ma forse ha preferito così per essere più libero nelle scelte. Veniamo al concerto che si apre su I’m A Man, un brano che faceva parte del repertorio dello Spencer Davis Group (uscito come singolo in Inghilterra, e che dava il titolo al loro secondo album americano del ’67, di cui ricordo una versione formidabile nel primo album dei Chicago), scritta da Jimmy Miller e lo stesso Steve, qui in una versione dal sapore funky e latineggiante all’inizio, con ampio uso di percussioni, fino all’entrata dell’organo Hammond di Winwood che inizia a lavorare di fino e poi lascia spazio al sax di Booth, poi si passa al classico riff di Them Changes, un brano molto Hendrixiano di Buddy Miles (già nello show del Madison Square Garden con Clapton), dove si apprezza molto la voce grintosa e senza tempo di Winwood (come in tutto il disco peraltro), anche se l’uso del sax, in certi momenti, è fin troppo invadente, ma l’assolo di chitarra è notevole. Fly, come si diceva in fase di presentazione, è il brano più recente, una delle classiche ballate del musicista inglese, che dimostra di non avere perso la capacità di scrivere belle canzoni e cantarle ancora meglio, interessante anche l’arrangiamento con organo, sax e flauto che si incrociano come nei brani dei Traffic. mentre con Can’t Find My Way Home Had To Cry Today, i due pezzi dei Blind Faith, si entra nel vivo del concerto, anche se le versioni odierne non sono belle come gli originali, comunque si tratta di brani immortali, felpata e avvolgente la prima, molto grintosa la seconda, con la band che entra in un mood più rock e le chitarre cominciano a scaldarsi.

Mentre The Low Spark Of High-Heeled Boys è il primo brano dei Traffic in scaletta, stranamente, nonostante i suoi otto minuti, comunque più breve della versione originale, in ogni caso una versione jazzata e raffinata, seguita da Empty Pages, uno dei brani più belli di John Barleycorn e di tutta la discografia del nostro, bellissima, con l’organo che scivola maestoso, sostenuto dal sax e dalla voce senza tempo di Winwood (veramente 69 anni e non sentirli) che intona questa melodia con piglio deciso. Back In The High Life Again fa parte del periodo più leggero e “modaiolo” dello Steve anni ’80, ma comunque in questo arrangiamento elettroacustico, con Steve al mandolino, guadagna molti punti, e anche Higher Love, tratta dallo stesso disco del 1986, ha quel tocco funky e blue-eyed soul tipico del musicista di Birmingham (ok, Handsworth). Poi si torna al passato con un a grande versione di Dear Mr. Fantasy, dove si apprezza anche lo Steve Winwood chitarrista, che non ha nulla da invidiare all’organista, con il celebre brano dei Traffic, uno dei brani classici del rock britannico, dal crescendo entusiasmante, fino alle esplosioni ripetute della solista che mulina di brutto nella parte centrale e finale. E anche Gimme Some Lovin’ è un altro dei cavalli di battaglia del repertorio del nostro amico, un pezzo dove è impossibile rimanere fermi senza seguire quel riff irresistibile e che gli ha guadagnato ad inizio carriera la nomea di Ray Charles bianco. A questo punto finisce il primo CD, ed alcuni dei brani più noti ce li siamo già giocati nella sequenza inconsueta in cui sono stati impostate le canzoni.

Il secondo CD si apre con Rainmaker, un altro dei brani di Low Spark, uno dei pezzi più “atmosferici” della band inglese, con Booth che riprende il lavoro del flauto di Chris Wood per una versione complessivamente affascinante. E anche Pearly Queen, uno dei pezzi più rock dei Traffic non scherza, ottima versione, come pure quella del celeberrimo strumentale Glad (a lungo sigla della trasmissione radiofonica Per Voi Giovani), anche questo estratto da John Barleycorn e dal riff notissimo, con sax e organo a duettare con libidine. A sorpresa poi tocca alla seconda cover del doppio Live, una versione di Why Can’t We Live Together, notissimo brano di Timmy Thomas del 1972, tra R&B e jazz light, molto adatto allo stile di Winwood che ne dà una versione molto bella, sospesa e sorniona, con organo, chitarra acustica e voce che sembrano nuotare sul groove della canzone. 40,000 Headmen era.sul 2° omonimo disco dei Traffic, quando Dave Mason era ancora in formazione, ed è firmata anche da Jim Capaldi, un brano quasi folk-rock psichedelico che mantiene lo spirito innovativo dell’originale. In questo balzare avanti e indietro nel tempo, a questo punto del concerto tocca a Walking In The Wind, uno dei brani più funky e sinuosi del songbook dei Traffic, era su When The Eagle Flies, caratterizzato da un giro di basso ricorrente e dalle svisate del B3 di Winwood, e poi a Medicated Too, sull’ultimo disco della prima fase dei Traffic, altro pezzo tra i più rock-psych della band inglese, con la chitarra in bella evidenza. John Barleycorn Must Die è uno dei capolavori del gruppo, un brano folk tradizionale che è diventato a sorpresa una sorta di inno transgenerazionale e che ancora oggi non manca di emozionare, una sorta di anticipazione all’epoca dei Led Zeppelin più pastorali e del folk britannico.

Per la parte finale del concerto Winwood si concede al sound più americano e di successo commerciale della sua carriera solista:prima con While You See A Chance Arc Of A Diver, le due canzoni tratte da quel disco del 1980, quello inciso in solitaria con una forte preponderanza del suono del synth, tanto che il disco venne etichettato anche come synthpop e new wave, oltre che blue-eyed soul, ma le canzoni erano belle e hanno ben sopportato il passar del tempo, grazie ad una melodia solare e radiosa, che risalta anche in queste versioni più d’assieme e  dal piglio rock’n’soul, e poi con quella voce può cantare quello che vuole, e in questa porzione del concerto, probabilmente tratta da altre date, appaiono anche delle belle voci femminili di supporto. Diciamo che la scelta delle sequenza dei brani del CD non è forse felicissima perché i brani migliori mi sembra siano andati tutti (con qualche pezzo mancante nella tracklist ideale, qualcuno ha detto Presence Of The Lord?, però l’ha scritta Eric, allora Sea Of Joy, ma non si può avere tutto dalla vita). Comunque prima della fine c’è tempo ancora per una vivacissima e  molto funky Freedom Overspill, con wah-wah, e tocco magico dell’organo e sax a dividersi gli spazi e per Roll With It, in una versione quasi da soul revue, molto calda e ritmata. Insomma un bel doppio dal vivo, con tutte le anime della musica di Steve Winwood ben rappresentate, anche se, ripeto, il sottoscritto avrebbe messo i brani del concerto in un’altra sequenza, ma è un piccolo appunto, per il resto ottimo ed abbondante!

Bruno Conti

Il Primo Disco Dal Vivo Di Steve Winwood? Ebbene Sì, Esce Il 1° Settembre. Steve Winwood – Greatest Hits Live

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Steve Winwood – Greatest Hits Live – 2 CD/4 LP Wincraft – 01-09-2017

Lo ribadisco, per quanto possa sembrare incredibile, questo è il primo disco dal vivo ufficiale di Steve Winwood, per essere onesti come solista: perché ovviamente, nel corso degli anni, sono usciti album Live praticamente di quasi tutte le formazioni in cui ha militato, Spencer Davis Group escluso. Sono state pubblicate registrazioni dei Blind Faith (per quanto solo in DVD), Traffic, Airforce (il supergruppo con Ginger Baker), dei Go di Stomu Yamash’ta, il Live At Madison Square Garden con Eric Clapton, ma mai a nome proprio. E quindi il buon Steve per colmare la lacuna ha deciso di pubblicare un bel doppio dal vivo con la propria etichetta personale, la Wincraft.

Le canzoni sono estratte dagli archivi personali dello stesso Winwood e registrate nel corso delle ultime tournée, anche se al momento non è dato sapere dove e quando: quindi non un unico concerto, ma una serie di brani scelti da Steve dal suo immenso songbook, e che toccano tutte le fasi della sua carriera, iniziata ben 54 anni fa nel 1963, quando il ragazzo prodigio Stevie Winwood esordiva a 15 anni nello Spencer Davis Group. Ecco la lista completa dei brani.

[CD1]
1. I’m A Man
2. Them Changes
3. Fly
4. Can’t Find My Way Home
5. Had To Cry Today
6. Low Spark of High Heeled Boys
7. Empty Pages
8. Back In The High Life Again
9. Higher Love
10. Dear Mr Fantasy
11. Gimme Some Lovin’

[CD2]
1. Rainmaker
2. Pearly Queen
3. Glad
4. Why Can’t We Live Together
5. 40,000 Headmen
6. Walking In The Wind
7. Medicated Goo
8. John Barleycorn
9. While You See A Chance
10. Arc Of A Diver
11. Freedom Overspill
12. Roll With It

Come vedete tra i brani eseguiti c’è anche Them Changes il brano di Buddy Miles che veniva suonato dalla Band Of Gypsys di Jimi Hendrix, oltre ai classici dei Blind Faith, Spencer Davis Group, Traffic e quelli tratti dei suoi dischi solisti.

Bruno Conti

Dacci Oggi Il Nostro “Nuovo” Jimi Hendrix Annuale! Il 30 Settembre Esce Machine Gun: The Fillmore East First Show 12/31/1969

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Jimi Hendrix – Machine Gun: The Fillmore East First Show 12/31/1969 – Sony Legacy/Experience Hendrix CD LP SACD

E’ stato sicuramente il più grande chitarrista della storia del rock (e non solo quello), ma anche uno dei musicisti più sfruttati dall’industria discografica: sono passati 46 anni dalla sua scomparsa, avvenuta il 18 settembre del 1970, ma non passa anno senza che non esca un “nuovo” disco di Jimi Hendrix. Anzi, anche di più di uno all’anno, da un calcolo spannometrico direi che tra album di studio, dal vivo, antologie e cofanetti, sono usciti almeno 55 album dal giorno delle sue morte (senza contare Video e DVD, o le registrazioni attribuite a più artisti, tratte dei Festival rock a cui aveva partecipato). Eppure regolarmente, almeno una volta all’anno, nelle ultime decadi la famiglia attraverso la Experience Hendrix, in collaborazione con la casa discografica che in quel momento detiene il contratto di distribuzione, ci regala un nuovo prodotto. Quest’anno tocca alle registrazioni della Band Of Gypsys, il trio con Billy Cox Buddy Miles che ebbe una brevissima vita, giusto il tempo dei due concerti al Fillmore East del 31 Dicembre 1969 e 1° Gennaio 1970, e un’ultima data al Madison Square Garden il 28 gennaio. L’album Band Of Gypsys, pubblicato il 25 marzo del 1970, fu l’ultimo a uscire con Hendrix ancora in vita, e conteneva sei brani estratti dalle due esibizioni del 1° gennaio.

Da allora sono usciti Band Of Gypsys 2, altri 6 brani, di cui però solo tre venivano dalle registrazioni al Fillmore East (le altre truffaldinamente successive), e una in particolare dal primo concerto del 31 dicembre. Nel 1999, quando il catalogo era detenuto dalla MCA del gruppo Universal, esce il doppio Live At The Fillmore East, 16 brani estratti dai quattro concerti delle due serate, evitando di proporre diverse versioni degli stessi pezzi, ma scegliendo quelli non ripetuti. E qualche brano di quell’evento è stato inserito anche nel cofanetto West Coast Seatte Boy (non ho controllato da quale concerto)..Senza dimenticare il DVD documentario Band Of Gypsys Live At The Fillmore East  Quindi, controllando anche per voi, dal primo show fino ad oggi sono stati pubblicati, una traccia su Band Of Gypsys 2 e tre da Live At The Fillmore East. In più abbiamo il nuovo remastering di Eddie Kramer (storico ingegnere del suono che è garanzia di qualità), effettuato sulle matrici originali a otto piste dell’epoca, per cui probabilmente ci toccherà ancora una volta aprire il portafoglio. Anche perché è pur sempre comunque un concerto completo di Hendrix, la musica è fantastica ed è in ogni caso meglio un album seminuovo di Jimi Hendrix del 90% di quello che esce al giorno d’oggi (secondo una stima prudenziale). Però quel First Show nel titolo fa presupporre che nel tempo ci saranno sicuramente dei seguiti, prima che fra qualche anno esca un cofanetto The Complete Fillmore Shows che conterrà l’integrale delle due serate, garantito!

Per il momento, ed in attesa della recensione completa al momento della uscita, prevista per il 30 settembre, questa è la tracklist completa:

1. Power Of Soul
2. Lover Man
3. Hear My Train A Comin’
4. Changes
5. Izabella
6. Machine Gun
7. Stop
8. Ezy Ryder
9. Bleeding Heart
10. Earth Blues
11. Burning Desire

Alla prossima.

Bruno Conti