Continua L’Eterna Sfida Tra Il Bene E Il Male…Ehm, No…Tra Gli Ex Pink Floyd! David Gilmour – Live At Pompeii

David gilmour live at pompeii box

David Gilmour – Live At Pompeii – Columbia/Sony 2CD – 2DVD – BluRay – 4LP – Deluxe 2CD/2Bluray

Da quando nel 1983, all’indomani del controverso album The Final Cut, Roger Waters  lascia i Pink Floyd, inizia una specie di sfida a distanza con David Gilmour, che da quel momento assume la leadership dello storico gruppo inglese. A dirla tutta, la lotta tra i due forse c’è stata solo negli anni ottanta ed in parte nei novanta (anche a colpi di avvocati), ma niente mi vieta di pensare che, ad ogni uscita discografica di ciascuno dei due, non si instauri una sorta di competizione nei confronti dell’altro, più che altro da parte di Gilmour, grande chitarrista, ottimo cantante ma compositore normale, mentre Waters, dall’alto della sua suprema arroganza, non ammetterà mai che l’ex compagno possa di tanto in tanto fare meglio di lui. E’ curioso notare che le carriere soliste dei due (per continuare con l’idea della gara), sono fatte di sorpassi e controsorpassi: nel 1984 The Pros And Cons Of Hitch Hiking di Roger ha vinto a mani basse il duello con il moscio About Face di David, il quale si è preso la rivincita tre anni dopo con i Floyd: A Momentary Lapse Of Reason non è certo un capolavoro, ma è meglio di Radio K.A.O.S. di Waters (che a me comunque non dispiace). Lo scontro del 1992-1994 (Amused To Death The Division Bell) è finito sostanzialmente in parità, due ottimi dischi con qualche difettuccio, come anche quello del 2005-2006, con l’opera Ça Ira di Roger ed il comeback album On An Island di David, entrambi evitabili (diciamo uno 0-0 con poche emozioni). Ultimamente hanno entrambi affilato le armi, da una parte Gilmour con l’episodio conclusivo dei Floyd, il riuscito The Endless River, e poi lo scorso anno con Rattle That Lock, per distacco il suo miglior disco da solista, mentre Waters ha risposto prima con la maestosa operazione The Wall Live e pochi mesi fa con il bellissimo Is This The Life We Really Want?, primo album di canzoni nuove in 25 anni.

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Adesso però il pallino è tornato in mano a Gilmour, il quale cala l’asso con l’operazione Live At Pompeii. Ora vedo di piantarla con la storia della gara, ma non posso non considerare che David ha saputo giocare benissimo le sue carte, e fin dal Luglio dello scorso anno, quando il nostro si è esibito in due concerti all’Anfiteatro Romano di Pompei, sapeva benissimo che il live che ne avrebbe tratto sarebbe stato di grande risonanza mediatica, non solo per la suggestiva location ma soprattutto grazie al parallelismo con la storica performance che i Pink Floyd tennero nello stesso luogo nel lontano 1971, anche se le differenze con le due situazioni sono molteplici. Se 46 anni fa lo show si tenne in totale assenza di pubblico, con solo i quattro Floyd sul palco e con un repertorio ancora decisamente psichedelico, l’anno scorso il pubblico c’era eccome, pur se solo nel parterre essendo le gradinate non agibili (e ha anche pagato profumatamente), sul palco erano in dieci, con spettacolari effetti e giochi di luci ed una serie di canzoni di chiara derivazione rock. Live At Pompeii esce in varie configurazioni (prego vedere nell’intestazione del post), e questa volta mi sento di consigliare il box composto da 2CD + 2BluRay (se avete il lettore BluRay chiaramente, il box con dentro i DVD non esiste) dato che, oltre ad avere una definizione dell’immagine decisamente spettacolare, contiene delle performance aggiuntive nella parte video. David è l’antitesi della rockstar: vestito in maniera normalissima, con pancetta e pochi capelli (ed una barba incolta che lo invecchia oltremodo), ma rimane un ottimo cantante ed un formidabile chitarrista, in grado di passare da delicati ricami all’acustica fino ad assoli acidissimi all’elettrica, forse non è un grande animale da palcoscenico, ma il concerto si gusta ugualmente dalla prima all’ultima canzone senza attimi di noia, grazie anche degli effetti scenici che il nostro si è portato dietro dall’era Floyd, dai giochi di luce allo schermo tondo.

In più, la band che lo accompagna è di primissimo piano, a partire dal fedele Guy Pratt al basso, e passando per Chester Kamen alle chitarre ritmiche, il grande Chuck Leavell, in vacanza dagli Stones, alle tastiere (nella parte che fu di Richard Wright), l’altro tastierista Greg Phillinganes (per molti anni nella band di Eric Clapton), il superbo batterista Steve DiStanislao (di recente anche nell’ultimo Crosby Sky Trails), Joao Mello al sassofono ed i tre coristi, Bryan Chambers, Lucita Jules e Louise Clare Marshall. Gilmour non avrà il carisma di Waters, ma è comunque un musicista coi controfiocchi e, quando lascia parlare la musica, è più che in grado di dire la sua: Live At Pompeii è quindi, oltre che un evento, un ottimo album live, meglio di Live In Gdansk che era troppo sbilanciato verso le canzoni di On An Island. Chiaramente il nuovo Rattle That Lock ha parecchia esposizione, dall’avvio languido di 5 A.M., suonato quando a Pompei stava ancora tramontando il sole, che sfocia nella subito coinvolgente e tonica title track del disco dello scorso anno. Affascinante Faces Of Stone, con la sua melodia alla Leonard Cohen, la tenue e quasi totalmente strumentale A Boat Lies Waiting (che Gilmour dice essere dedicata a Wright), la maestosa In Any Tongue, che non ha nulla da invidiare ai pezzi che David scriveva per i Floyd, con uno strepitoso assolo finale (ma anche gli altri, corbezzoli se suonano!), mentre Today, seppur gradevole, sembra più un brano dei Toto; ci sono anche un paio di cose da On An Island (la title track e The Blue), ma sono le meno interessanti della serata e a dirla tutta anche un po’ noiosette.

Ma la parte del leone la fanno naturalmente i pezzi dei Pink Floyd, a partire dalla discreta What Do You Want From Me?, che non è un capolavoro ma viene accolta da un boato essendo la prima dello storico gruppo in scaletta. La sempre suggestiva The Great Gig In The Sky presenta un pezzo di bravura vocale da parte delle due coriste, mentre David suona tranquillo alla steel, la splendida Wish You Were Here è sempre tra le più applaudite (e la versione di stasera è pura e cristallina), mentre Money è sempre trascinante, versione di otto minuti con Dave e Mello che fanno i numeri rispettivamente alla chitarra ed al sax. La prima parte del concerto si chiude con la fantastica High Hopes (il brano migliore di The Division Bell), con Gilmour che inizia all’acustica e finisce con il solito assolo “spaziale” alla steel, suonata con la tecnica slide. La seconda metà dello show inizia con un’inattesa One Of These Days (di solito non era in scaletta, ma in quella sera David la suona in omaggio al concerto a Pompei dei Floyd, infatti è l’unico pezzo in comune nelle due setlist), versione strepitosa, travolgente ed acida al punto giusto, con Gilmour che all’inizio si diletta alle percussioni, ma poi passa alla slide e fa venire giù il teatro. Coming Back To Life e Sorrow sono canzoni abbastanza normali, ed in fondo anche Fat Old Sun, che però ha una parte strumentale finale coi fiocchi, ma poi c’è un vero e proprio poker d’assi, a partire dalle prime cinque parti di Shine On You Crazy Diamond (che a dire il vero mi sembra un po’ scolastica), ed il gran finale formato dalla trascinante Run Like Hell (con tutta la band con gli occhiali da sole per proteggersi dai giochi di luce…e al pubblico non ci pensano?), dal liquido medley Time/Breathe e soprattutto dalla strepitosa Comfortably Numb, con Leavell che canta (più o meno…) la parte che era di Waters e Gilmour che rilascia il migliore assolo della serata in mezzo ai laser colorati, strappando una prevedibile standing ovation finale.

Il BluRay aggiuntivo del box, oltre a vari documentari che non ho ancora visto, regala i frammenti di altre due serate: cinque pezzi suonati in Sudamerica (tra cui la al solito maestosa Us & Them ed una Astronomy Domine in omaggio a Syd Barrett, più rock e meno psichedelica dell’originale, e con Phil Manzanera e Jon Carin al posto di Kamen e Leavell) ed altrettanti dalla performance a Wroclaw, in Polonia, con l’orchestra filarmonica locale (cinque pezzi da Rattle That Lock, tra cui la raffinata e jazzata The Girl In The Yellow Dress e la movimentata Dancing Right In Front Of Me). Quindi un live bello, potente ma anche di gran classe, che sarebbe stato perfetto (ma è un parere personale) se al posto dei due pezzi tratti da On An Island ci fossero state On The Turning Away (uno dei brani scritti da Gilmour che preferisco) e magari una canzone da The Endless River. Album quindi da avere, sia che siate fans dei Pink Floyd sia che amiate il rock d’autore.

Marco Verdi

Anticipazioni Cofanetti Autunnali 1: David Gilmour – Live At Pompeii. Esce il 29 Settembre

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David Gilmour – Live At Pompeii – 2 CD – 4 LP – 2 DVD – 1 Blu-Ray – 2 CD/2 BD Deluxe Box Set – Columbia/Sony 29-09-2017

Mentre nel pieno dell’estate le uscite discografiche continuano ad essere copiose, non ci dimentichiamo neppure di quello che il mercato ci offrirà a partire dall’inizio dell’autunno: soprattutto il 29 settembre sono previste alcune pubblicazioni molto interessanti (ma anche prima e dopo). Cominciamo con questo Live At Pompeii di David Gilmour che tecnicamente non è  solo un cofanetto, ma visto che il formato più interessante sarà proprio il box da 2 CD e 2 Blu-ray vediamo comunque i contenuti di tutte le varie versioni:

 CD1]
1. 5 A.M. 3.55
2. Rattle That Lock 4.41
3. Faces Of Stone 6.00
4. What Do You Want From Me 4.30
5. The Blue 6.33
6. The Great Gig In The Sky 6.02
7. A Boat Lies Waiting 4.55
8. Wish You Were Here 5.18
9. Money 8.13
10. In Any Tongue 7.47
11. High Hopes 9.31
12. One Of These Days 6.32

[CD2]
1. Shine On You Crazy Diamond 12.32
2. Fat Old Sun 6.05
3. Coming Back To Life 7.18
4. On An Island 7.01
5. Today 6.40
6. Sorrow 10.50
7. Run Like Hell 7.16
8. Time / Breathe (In The Air) (reprise) 6.45
9. Comfortably Numb 9.59

[BD1]
Part 1:
5 A.M. 3.54
Rattle That Lock 4.40
Faces Of Stone 6.01
What Do You Want From Me 4.34
The Blue 6.30
The Great Gig In The Sky 6.01
A Boat Lies Waiting 4.55
Wish You Were Here 5.18
Money 8.12
In Any Tongue 8.02
High Hopes 9.58

Part 2:
One Of These Days 6.35
Shine On You Crazy Diamond 12.37
Fat Old Sun 5.58
Coming Back To Life 7.16
On An Island 7.08
Today 6.34
Sorrow 10.49
Run Like Hell 7.15
Time / Breathe (In The Air) (reprise) 6.45
Comfortably Numb 9.41

Documentary:
Pompeii Then And Now Doc 7.17

96/24 PCM Stereo & 96/24 DTS Master Audio

Directed by Gavin Elder. Produced by Dione Orrom. Audio produced by David Gilmour. Mixed by Andy Jackson & David Gilmour, assisted by Damon Iddins. Live Recording by Damon Iddins

[BD2: Deluxe Box Set Bonus Disc]
South America December 2015:
Astronomy Domine 5.14
Us And Them 7.51
Today 6.53
Time / Breathe (In The Air) (reprise) 6.41
Comfortably Numb (Jon Carin – vocal) 9.00

Directed by Aubrey Powell

Wroclaw, Poland June 2016 – with Orchestra:
5 A.M. 3.01
Rattle That Lock 5.25
Dancing Right In Front Of Me 6.18
The Girl In The Yellow Dress (with Leszek Mozdzer) 7.08
In Any Tongue 7.56

Directed by Aubrey Powell

Documentaries:
Gavin Elder: Europe 2015 12.45
Gavin Elder: South America 2015 15.00
Gavin Elder: North America 2016 15.25
Gavin Elder: Europe 2016 17.00
BBC documentary ‘David Gilmour: Wider Horizons’ 72.00

Technical specs:
Blu-ray 96/24 PCM Stereo & 96/24 DTS MAA
DVD Stereo PCM, 5.1 Dolby Digital, 5.1 DTS

Come si usa dire, Gilmour torna sulla scena del crimine 45 anni dopo dopo il famoso concerto dei Pink Floyd a Pompei: questa volta c’è anche il pubblico (e i biglietti non costavano veramente poco) e dai due concerti del 7 e 8 luglio 2016, ripresi in 4k dal regista Gavin Elder, da cui sono stati estratte le parti migliori di entrambe le serate, sia in formato audio che video, mentre nella versione quadrupla, nel secondo Blu-ray, ci sono anche gli highlights del tour sudamericano del dicembre 2015, oltre ad alcuni brani dal concerto tenuto a Wroclaw nel giugno 2016, mandato in onda dalla televisione polacca, e che prevedeva anche la presenza di una orchestra sinfonica. Secondo alcuni come atto di rispetto verso lo scomparso Richard Wright non è stata eseguita Echoes, mentre rispetto al concerto del 1971 l’unico pezzo che è stato ripreso è One Of These Days tratta da Meddle (ma nel Blu-Ray della parte sudamericana troviamo anche Astronomy Domine). Non mancano comunque ovviamente molti altri brani dei Floyd, a partire da The Great Gig In The Sky, un pezzo che Gilmour raramente esegue nei suoi concerti solisti, oltre ad una corposa selezione di canzoni dai due ultimi album di David, Rattle That Lock On An island, ma neppure una dai primi due da da solista dell’ex (?) Pink Floyd. Nel secondo Blu-ray, come leggete sopra, ci sono ben cinque documentari extra, oltre ad un’ora e venti minuti circa di materiale dal vivo extra.

L’uscita, come ricordato all’inizio del Post, è prevista per il 29 settembre (ma prima, il 13-14-15 settembre, sarà anche nelle sale cinematografiche), e ovviamente ci ritorneremo in fase di recensione, con tutti gli altri dettagli dei contenuti musicali e dei musicisti presenti.

Per ora è tutto, alla prossima: leggete comunque sempre queste pagine virtuali per rimanere aggiornati sulle prossime uscite più interessanti, non solo riguardo ai cofanetti

Bruno Conti

Quasi Black Crowes! The Magpie Salute – The Magpie Salute

the magpie salute

The Magpie Salute – The Magpie Salute – Eagle Rock/Universal 09-06-2017

Da una costola dei “Corvi Neri” ora arrivano le “Gazze”, che peraltro in ornitologia risultano essere della stessa famiglia. E anche musicalmente parlando nei Magpie Salute di “vecchi” Black Crowes ce ne sono ben tre, oltre al tastierista Eddie Harsch, scomparso nel novembre del 2016, ma presente tra i membri fondatori della nuova band ed alle registrazioni dell’album, insieme ai due chitarristi Rich Robinson Marc Ford e al bassista Sven Pipien. In effetti, guardando la foto di copertina, che li riprende di spalle, la formazione del gruppo conta su ben dieci elementi (quasi come la Tedeschi Trucks Band, altro riferimento sonoro, ma senza i fiati): oltre ai nomi citati ci sono anche Matt Slocum alle tastiere, il vocalist di colore John Hogg e il batterista Joe Magistro, tutti provenienti dalla band di Rich Robinson, che aveva registrato l’ottimo Flux lo scorso anno http://discoclub.myblog.it/2016/07/04/era-meglio-se-i-fratelli-rimanevano-insieme-rich-robinson-flux/ . Anzi, da quella band arriva pure la voce femminile di Katrine Ottosen, che insieme a Adrien Reju e Charity White, fornisce il consistente supporto vocale della pattuglia femminile, e per non farsi mancare nulla c’è anche un terzo chitarrista, Nico Beraciartua. Il loro omonimo esordio è stato registrato lo scorso anno dal vivo agli Applehead Studios per la serie delle Woodstock Sessions, mentre il primo brano, un inedito, firmato da Hogg e Robinson, Omission, è stato registrato live in studio, mi pare senza la presenza del pubblico ed il suono è veramente potente, il classico rock alla Crowes, con elementi Led Zeppelin, grazie alla voce di Hogg, e molto southern rock assai robusto robusto, con chitarre e voci ovunque.

Ma è la parte delle “cover” che è il piatto forte del disco, a partire da una Comin’ Home di Delaney & Bonnie che non ha nulla da invidiare all’originale, il classico rock got soul a tutto chitarre, soliste e slide che imperversano, armonie vocali importanti, ritmica solida e le tastiere a “colorare” il sound di Sud, e il pubblico apprezza. A proposito di “casa” What Is Home? era su Before The Frost dei Black Crowes, un altro pezzo tipicamente sudista dove si apprezza il lavoro del piano e dell’organo di Hearsch (o Slocum?), mentre la parte vocale, con molti musicisti impegnati al canto, ha un appeal quasi Westcoastiano, tipo i pezzi più rock di CSNY, con le chitarre più sognanti, ma sempre in tiro ed eccellenti intrecci melodici, d’altronde Ford e Robinson non sono i primi due che passano per strada, e nella lunga parte strumentale lo dimostrano. Wiser Time, da Amorica, in una versione sontuosa, rincara la dose, forse mancano il nome e la voce solista, ma per il resto sono proprio i Black Crowes, e si sente, oltre nove minuti di grande musica a ribadire la classe di questa “nuova” formazione, dove comunque ha sempre molta importanza l’impasto vocale d’assieme, ma l’ugola di Hogg è notevole, però è la parte strumentale che si gode al massimo, con continui assoli e rilanci dei diversi chitarristi, con le tastiere che svolgono un eccellente lavoro di raccordo. Goin’ Down South, una splendida incursione nel jazz, dal repertorio del vibrafonista Bobby Hutcherson, prevede proprio la presenza di questo strumento che apre la lunga parte introduttiva, prima di trasformarsi in una bella jam strumentale, liquida e ricercata, quasi alla Grateful Dead, con le chitarre che conquistano lentamente il proscenio, mentre piano e vibrafono lavorano ancora di fino sullo sfondo, su un eccellente groove della sezione ritmica, mentre il brano sfuma…

E anche War Drums, la cover del pezzo dei War, ha una forte propensione ritmica, con un rotondo giro del basso di Pipien ad introdurre le danze, prima che il tempo latin jazz e precussivo del brano venga sviluppato attraverso gli oltre nove minuti di durata del pezzo, di nuovo con le chitarre in grande spolvero, attraverso una serie di assoli incrociati e triplicati che virano quasi verso il jazz-rock e la fusion e derive santaneggianti. Vista l’aria di Woodstock che si respira nelle sessions non poteva mancare un omaggio alla Band con una ripresa di Ain’t No More Cane, molto rispettosa dell’originale, con gli splendidi intrecci vocali della band di Levon Helm, Rick Danko, Richard Manuel Robbie Robertson (per non parlare di Garth Hudson, ma lui non cantava) rivisti attraverso l’ottica dei Magpie Salute, che in questo brano è molto vicina allo spirito della canzone originale, musica del Sud, registrata nel profondo Nord del continente statunitense, la vera musica “Americana”. E non mancano neppure gli omaggi al lato ispiratore “inglese” dei vecchi Crowes, prima i Pink Floyd, con una bella Fearless, ripresa da Meddle, e di cui viene accentuato lo spirito americano, senza dimenticare il lavoro della slide di Gilmour, qui a cura di Rich Robinson, che canta anche il brano, mentre il lato più “cialtrone” e rock dei “Corvi” è insito nella rivisitazione di Glad And Sorry dei grandi Faces, una sorta di  nostalgica rock ballad che ricordiamo su Ooh La La, nella interpretazione del suo autore, il compianto Ronnie Lane. Come sapete non amo molto il genere, ma la versione di Time Will Tell di Bob Marley & The Wailers, già su The Southern Harmony and Musical Companion dei Black Crowes, in questo Melting Pot di generi musicali ci sta perfettamente e chiude alla grande un ottimo album. Quindi salutiamo la gazza perché Rich Robinson (e la superstizione) ci dicono che non farlo porta male, ma la musica basta e avanza, anche se attendiamo altri capitoli. Esce venerdì 9 giugno anche questo.

Bruno Conti

E’ Questo Il Roger Waters Che Veramente Vogliamo? Si Direbbe Di Sì! Roger Waters – Is This The Life We Really Want?

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Roger Waters – Is This The Life We Really Want? – Columbia/Sony

*NDB Questa è la recensione dell’album che potete leggere anche sul numero di Giugno del Buscadero, dove tra l’altro, per un refuso, è apparsa pure priva della mia firma: visto che però era stata fatta, come è riportato all’interno della stessa, solo dopo un unico veloce ascolto blindato, circa due mesi prima dell’uscita, pensavo di aggiungere ulteriori considerazioni sul disco, ma, ripensandoci e rileggendolo, quello riportato qui sotto mi pare congruo e quindi rimango fedele alla mia prima stesura, solo con qualche piccolo aggiustamento, buona lettura.

25 anni dall’ultimo album di studio non sono proprio bruscolini. Praticamente è lo stesso lasso di tempo di tutta la sua precedente carriera discografica, iniziata con i Pink Floyd nel lontano 1967. E’ vero che in tutti questi anni, dall’uscita di Amused To Death, Roger Waters non è rimasto esattamente con le mani in mano: però, se devo essere sincero, l’opera lirica in francese Ça Ira non era proprio il massimo della vita, e comunque in quel caso era solo l’autore delle musiche. Per il resto sono usciti un Live nel 2000, In The Flesh, relativo al tour dell’epoca, e un Roger Waters: The Wall nel 2015, sempre dal vivo, in vari formati, e basato sul lungo tour tenuto dal 2010 al 2013. In mezzo c’era stata l’antologia Flickering Flame (con degli “inediti”) nel 2002, la reunion ottima  e una tantum con gli altri Floyd per il Live Aid, le partecipazioni al Coachella Festival e al Live Earth nel 2008 e prima il Dark Side Of the Moon Live Tour. A memoria, e alla rinfusa, ricordo anche una nuova versione di We Shall Overcome di Pete Seeger, un’altra rimpatriata con Gilmour e Mason nel 2011 all’O2 Arena, il Concert for Sandy Relief del 2012, la partecipazione al Tributo per Levon Helm, con i My Morning Jacket, replicata al Newport Folk Festival nel 2015, e con quella al Desert Trip (una costola del Coachella) dove lo scorso ottobre ha sbeffeggiato l’amato Trump, non ancora eletto, sulle note di Pigs, e con tanto di maiale volante. E penso possa bastare. Era solo per rimarcare che non è mai stato fermo in questi anni.

Quindi quando, all’inizio di aprile, mi è stato detto se volevo partecipare ad uno di quegli ascolti “blindati”, dove devi firmare con il sangue il tuo impegno a non divulgare nulla di quanto ascoltato (scherzo, ma non troppo), mi sono detto, perché no? E’ ovvio che un solo ascolto, per quanto con una qualità sonora eccellente, in uno studio di registrazione, con la presenza del manager che ti incombe alle spalle, non è l’ideale per “capire” un album, ma la prima impressione è stata molto buona. E lo dice uno che non ama molto il Roger Waters della carriera solista (ebbene sì lo ammetto, ero andato con una predisposizione d’animo abbastanza negativa, benché, spero, professionale), ma sono stato smentito, perché poi l’album mi è sembrato decisamente buono. Non sarà forse un capolavoro assoluto, ma mi sembra un disco organico, prodotto in modo ottimale da Nigel Godrich (quello dei Radiohead) che ha svolto un eccellente lavoro di tessitura del suono, già nella fase di pre-impostazione del disco, dove l’incazzoso Roger (è il suo carattere) ha dovuto questa volta delegare l’intera produzione nelle mani del produttore inglese, e anche le scelte di Joey Waronker alla batteria, e soprattutto Jonathan Wilson, alle chitarre e tastiere (una sorta di spirito affine ai Pink Floyd), sono parse azzeccate, già sulla carta, prima ancora di ascoltare il disco.

Per il sound e l’assieme del disco si era parlato pure di affinità con Animals e The Wall, ma a parere del sottoscritto (e credo non solo mio) mi sembra che si ritorni addirittura verso un approccio alla Dark Side Of The Moon o Wish You Were Here, con alcune citazioni di vecchi titoli di brani all’interno dei testi delle nuove canzoni, e pure nella costruzione della sequenza sonora ci sono analogie: l’apertura per esempio di When We Were Young, che è un classico collage alla Dark Side, con effetti sonori, passi, rumori, voci campionate, penso anche di The Donald, sveglie che ticchettano, ricorda qualcosa? Ma avendole scritte lui queste partiture, ovviamente può autocitarsi. Poi l’album scorre con belle sonorità: molte tastiere, ma usate in modo proficuo e non eccessivamente “moderno” o elettronico (alla Pink Floyd quindi), oltre a Wilson, alle tastiere Roger Manning dei Jellyfish e Lee Pardini dei Dawes (quindi quella California che oltre al West Coast sound ha sempre guardato con amore ai Pink Floyd), nonché Gus Seyffert, bassista, chitarrista, tastierista aggiunto e anche lui produttore (gli Spain di recente, ma come musicista appare in moltissimi dischi), e infine le due Lucius, Jessica Wolfe e Holly Laessig, alle armonie vocali, già con lui a Newport e al Desert Trip, e che fanno di nuovo, quando impiegate, un effetto molto Dark Side Of The Moon. Una canzone come Déjà Vu, che all’inizio doveva chiamarsi If I Had Been God (per fortuna Waters Dio non lo è davvero, sarebbe molto vendicativo, ma comunque nel testo del brano è rimasto) avrebbe fatto un figurone anche su Wish You Were, una ballata che parte con una chitarra acustica e poi si sviluppa in modo avvolgente e classico, con un bel crescendo e gli strumenti che entrano mano a mano, piano, tastiere, gli archi, la batteria, con Waters che canta veramente bene: al di là del testo “importante” il brano è veramente bello, anche gli inserti (sound collages) di Godrich sono molto pertinenti, come pure il corredo vocale delle Lucius è affascinante.

Come dissi a Mark Fenwick, il manager di Waters presente all’anteprima, se la domanda fosse stata “Is This The Roger Waters We Really Want?”, la risposta sarebbe stata era un bel sì! Rispetto agli altri dischi solisti (non Radio Kaos, che secondo me era veramente “bruttarello”, pure la copertina, e nel nuovo disco la copertina mi pare l’unica cosa non memorabile) di Waters, dove uno dei fattori principali erano gli assoli di chitarra di Eric Clapton in Pros & Cons e di Jeff Beck, in Amused To Death, Jonathan Wilson, che è comunque un eccellente chitarrista, viene utilizzato in un modo più fine, sottile, da tessitore, meno in primo piano, e anche se gli assoli, quando ci sono, sono pochi e brevi, comunque la presenza delle chitarre è sempre fondamentale nel sound; come ad esempio nel singolo Smell The Roses, un classico midtempo sincopato con un bel groove di basso, la voce parzialmente filtrata, l’intermezzo “rumoristico” quasi immancabile che lega il passato al presente e infine un breve solo sognante di Wilson,  in modalità slide, molto pinkfloydiano. Altrove ci sono anche brani più complessi e decisamente rock, come la title track, ma pure canzoni d’amore intime come The Most Beautiful Girl o la pianistica Wait For Her, ispirata dalle lezioni del Kama Sutra, con il suo seguito ideale, l’intensa Part Of Me Died  Ovviamente non mancano un paio di citazioni per Trump, dirette, quando viene definito un nincompoop (che sarebbe uno sciocco o uno stupido, dottamente dal latino “non compos mentis”), nella title track o altrove indirettamente, credo, quando viene detto che siamo guidati da leader “senza un fottuto cervello”, in Picture That!

Non si può forse sempre condividere tutto quello che pensa o scrive Waters (e lui non è comunque simpaticissimo, per usare un eufemismo), ma la  sua visione di un mondo futuro (e presente) fatto solo di ossa spezzate, Broken Bones, e poco altro, o dove i rifugiati non sono molto amati, The Last Refugee, sono inquietanti e si possono condividere sicuramente. Non essendo questo comunque un lungo trattato, ma una recensione fatta di impressioni immediate, soprattutto a livello musicale, il disco, lo ripeto, mi sembra che scorra liscio e composito nel suo divenire, con una unitarietà di fondo fornita dalla produzione di Godrich, e nei suoi circa 55 minuti si ascolta più che volentieri, soprattutto a volumi sostenuti, magari in uno studio di registrazione, ma va bene anche a casa vostra! Un bel disco insomma, che sarà seguito dall’Us And Them tour che parte a fine maggio negli Stati Uniti e arriverà l’anno prossimo in Europa e in Italia probabilmente ad Aprile del 2018.

Bruno Conti

*NDB Se il counter del Blog non ha dato i numeri, questo è il Post n° 3000!

Fortunatamente Non Si Sono Persi Per Strada! Anteprima Fleet Foxes – Crack-Up

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Fleet Foxes – Crack-Up – Nonesuch/Warner CD

A ben sei anni dal loro secondo album Helplessness Blues, uno dei dischi più sorprendenti e creativi del 2011, si rifanno vivi i Fleet Foxes, band di Seattle guidata da Robin Pecknold, carismatico musicista dalla personalità debordante, con un lavoro nuovo di zecca, intitolato Crack-Up (esce il 16 Giugno, questa recensione è in anteprima assoluta). Helplessness Blues aveva positivamente stupito per il suo contenuto, una serie di brani di ispirazione folk, ma con copiose dosi di rock, progressive ed un tocco di psichedelia, caratterizzati da complesse armonie vocali che rimandavano allo stile classico di Crosby, Stills & Nash: Pecknold è un leader vulcanico, una sorta di hippy fuori tempo (un po’ come Alex Ebert degli Edward Sharpe & The Magnetic Zeros o, se ve lo ricordate, Michael Glabicki dei Rusted Root), ed i suoi compagni di viaggio, tutti validi polistrumentisti (Skyler Skjelset, Carey Wescott, Morgan Henderson e Christian Wargo) sono il gruppo perfetto per la sua musica sognante, eterea, di chiara derivazione californiana, ma la California dei primi anni settanta, quando si credeva ancora che con la musica si potesse cambiare il mondo ed il Laurel Canyon era il centro nevralgico e cool di quei tempi. Dopo sei anni di silenzio assoluto temevo però una delusione, oppure un cambio netto di direzione verso sonorità più commerciali, un po’ la fine che hanno fatto di recente gruppi come Mumford & Sons, Arcade Fire, Needtobreathe e Low Anthem: fortunatamente Crack-Up continua il discorso intrapreso con il disco precedente, con le medesime atmosfere, lo stesso tipo di canzoni molto creative e personali caratterizzate da un gusto spiccato per la melodia e con ripetuti cambi di ritmo anche all’interno dello stesso brano, e lo stesso suono evocativo di un’epoca irripetibile della storia della nostra musica.

Se proprio vogliamo, rispetto a Helplessness Blues qui manca l’effetto sorpresa, i brani sono strutturati allo stesso modo, quasi Crack-Up fosse il secondo volume del medesimo progetto, anche se nel disco di sei anni fa mi sembra che le sonorità fossero più solari, mentre qui il mood è più intimo, riflessivo, quasi cupo in certi momenti: ma la cosa importante è che il livello delle composizioni e del suono sia sempre alto, e che i nostri non abbiano perso la via maestra. Quando poc’anzi ho detto che Crack-Up continua il discorso del disco precedente, intendevo proprio alla lettera, in quanto le prime note del brano iniziale, I Am All That I Need/Arroyo Seco/Thumbprint Scar, sono le stesse con le quali si chiudeva Grown Ocean, l’ultimo pezzo di Helplessness Blues (i ragazzi un po’ bizzarri lo sono…): il pezzo comincia in maniera straniante, con Pecknold che canta come se si fosse appena svegliato (o si fosse appena fatto una canna, più probabile…), poi entra una chitarra strimpellata con grande forza, il ritmo cresce e le voci intonano un motivo molto CSN (più dalle parti di David Crosby), ma con elementi quasi psichedelici, un brano un tantino ostico ed un po’ ripetitivo nonostante i cambi di ritmo e melodia, ma di certo non banale. Cassius parte ancora piano, ma qui le tipiche armonie della band entrano subito ed il brano si trasforma in una folk song bucolica, ma senza rinunciare alle atmosfere oniriche che collocano il pezzo proprio nel bel mezzo della California post-Summer of Love: bello il finale strumentale che confluisce nella gradevole Naiads, Cassidies, una ballata senza stranezze di sorta, nobilitata dalle solite ottime voci ed un mood evocativo e rilassato, uno stile quasi cinematografico; Kept Woman inizia come un lento alla Crosby, dagli accordi pianistici, al timbro di voce alla melodia, un brano affascinante e di grande intensità, un pezzo che potrebbe benissimo essere una outtake del mitico If I Could Only Remember My Name.

Molto bella la lunga, quasi nove minuti, Third Of May/Odaigahara, un folk-rock energico anche se con strumentazione acustica al 90%, un motivo godibile e lineare dove non mancano i soliti cambi di ritmo e melodia che sono un po’ il trademark del gruppo. Con If You Need To, Keep Time On Me siamo invece dalle parti di Neil Young, una ballad acustica e con un bell’uso del piano, con una certa malinconia di fondo ma anche feeling a profusione; Mearcstapa (titoli normali pochi) ricicla un po’ le stesse sonorità, con qualche rimando ai Pink Floyd bucolici di dischi come More e Obscured By Clouds: il disco si conferma in generale più cupo ed un po’ meno immediato del suo predecessore, ma non per questo meno interessante. La pianistica On Another Ocean è ancora sospesa e sognante (ma a metà diventa una rock song pura, ed anche bella), Fool’s Errand è folk-prog al 100%, ritmo alto, tappeto strumentale suggestivo e voci perfette, I Should See Memphis è interiore ed un pochino più involuta delle precedenti; il CD si chiude con la title track, anch’essa lunga, fluida, leggermente psichedelica ed impreziosita da un corno in sottofondo. Crack-Up è quindi un buon disco, che si lega a doppio filo con il lavoro che lo ha preceduto, anche se dopo sei anni forse le aspettative erano più alte (ma, come ho già detto, c’era anche il rischio-ciofeca): diciamo che il prossimo album sarà forse il più difficile per i Fleet Foxes, in quanto questa formula probabilmente non potrà reggere in eterno.

Marco Verdi

E Anche Quest’Anno E’ Arrivato Quel Momento: Il Meglio Del 2016 In Musica Secondo Disco Club!

3-scimmie1

Come tutti gli anni, intorno a questo periodo (anzi quest’anno siamo in ritardo), è giunto il momento di tirare le somme, nel nostro piccolo, su quello che è successo in ambito musicale nel 2016. Ecco le classifiche dei migliori dischi di questa annata dei collaboratori di Disco Club (esatto siamo i tre che vedete sopra). Poi, nei prossimi giorni, sul Blog troverete anche una panoramica su quello che hanno detto riviste e siti musicali in giro per il mondo. La prima lista è quella del titolare, che è poi quella “ufficiale” che troverete anche sul primo numero del Buscadero del nuovo anno, e a cui, come di consueto, ed essendo la più breve delle tre, mi riservo di aggiungere alcune postille in questo countdown verso il 2017. Per il momento però, e in ordine rigorosamente sparso….

Top Of The Year 2016

van morrison keep me singingvan morrison it's too late 3cd+dvd

Van Morrison – Keep Me Singing + It’s Too Late To Stop Now Volume II, III, IV & DVD

pink floyd the early years

Pink Floyd – The Early Years 1965-1972

Beth-Hart-Fire-On-The-Floor-cover

Beth Hart – Fire On The Floor

pentangle finale

Pentangle – Finale

bob dylan 1966live-480x480

Bob Dylan – The 1966 Live Recordings

eric clapton live in san diego

Eric Clapton With JJ Cale – Live In San Diego

musical mojo of dr.john

The Musical Mojo of Dr. John: A Celebration of Mac & His Music

jimmy barnes soul searchin

Jimmy Barnes – Soul Searchin’

avett brothers true sadness

Avett Brothers – True Sadness

christy moore lily 1

Christy Moore – Lily

day of the dead

Various Artists – Day of The Dead

mudcrutch 2

Mudcrutch 2

bonnie raiitt dig in deep

Bonnie Raitt – Dig In Deep

westies six on the outmichael mcdermott willow springs

Westies – Six On The Out/Michael McDermott –  Willow Spring

 bruce springsteen born to run book

Libro: Bruce Springsteen – Born To Run

 rolling stones havana moon cd

Film: Havana Moon Rolling Stones  

La prima postilla, che aggiungo al volo, considerando che come al solito la classifica mi è stata “carpita” al volo ed era quella del nanosecondo in cui l’ho concepita, è il nuovo album degli Stones che nel momento in cui sceglievo non era ancora uscito.

Rolling Stines - Blue&Lonesome

Rolling Stones – Blue And Lonesome

Bruno Conti

Queste, per ora, sono le mie scelte, passiamo agli altri collaboratori, iniziando da Valenza AL.

I BEST DEL 2016.

Disco Dell’Anno: Mudcrutch – 2

mudcrutch 2

Piazza D’Onore: Runrig – The Story

runrig the story

Gli Altri 8 Della Top 10:

phish big boat

Phish – Big Boat

Rolling Stones – Blue And Lonesome

leonard cohen you want it darker

Leonard Cohen – You Want It Darker

bob weir blue mountain

Bob Weir – Blue Mountain

rides pierced arrow

The Rides – Pierced Arrow

santana iv

Santana – IV

goats don't shave turf man

Goats Don’t Shave – Turf Man Blues

the shelters

The Shelters – The Shelters

I “Dischi Caldi”:

peter wolf a cure for loneliness

Peter Wolf – A Cure For Loneliness

Van Morrison – Keep Me Singing

tedeschi trucks band let me get by deluxe

Tedeschi Trucks Band – Let Me Get By

Ristampe:

pink floyd early years box

Pink Floyd – The Early Years 1965-1972

ian hunter stranded in reality

Ian Hunter – Stranded In Reality

Album Dal Vivo Nuovi:

joan baez 75th celebration

Joan Baez – 75th Birthday Celebration

dear jerry celebrating the music of jerry garcia 2 cd

VV.AA: Dear Jerry

Eric Clapton – Live In San Diego with JJ Cale

Album Dal Vivo Ristampe:

Van Morrison – It’s Too Late To Stop Now II, III, IV & DVD

rolling stones totally stripped european version

Rolling Stones – Totally Stripped

DVD/BluRay: Rolling Stones – Havana Moon

Concerto: Bruce Springsteen/San Siro 3 e 5 Luglio

Canzone: Mudcrutch – Trailer

Runrig – Onar

Cover Album: The National & Friends – Day Of The Dead

Cover Song: Karl Blau – Woman (Sensuous Woman)

L’Esordio: The Shelters: The Shelters

La Sorpresa: Santana – IV (dopo duecento anni di dischi non degni, finalmente un grande album per il chitarrista californiano)

La Delusione: Neil Young – Peace Trail

Disco Da Evitare: ce ne sarebbero tanti, ma segnalerei Keith Urban – Ripcord, un album che può provocare anche gravi problemi intestinali

alan parsons tales of mystery

Piacere Proibito: The Alan Parsons Project – Tales Of Mystery And Imagination 40th Anniversary

“Sola” Dell’Anno: The Band – The Last Waltz 40th Anniversary

 Bruce Springsteen – Chapter And Verse

Evento Dell’Anno “Bello”: il Nobel a Bob Dylan

Evento Dell’Anno “Brutto”: le tante, troppe morti eccellenti

Marco Verdi

E per finire trasferiamoci in provincia di Pavia.

IL MEGLIO DEL  2016

Disco Dell’Anno

leonard cohen you want it darker

Leonard Cohen @ You Want It Harder

Canzone Dell’Anno

Love Sweet Love @ Archie Roach

Cofanetto Dell’Anno

Van Morrison @ …It’s Too Late To Stop Now… (Volumes II-III-IV & DVD)

Ristampa Dell’Anno

john cale fragments of a rainy

John Cale @ Fragments Of A Rainy Season

Tributo Dell’Anno

a tribute to jack hardy

Jack Hardy & Friends @ A Tribute To Jack Hardy

Disco Rock

Van Morrison @ Keep Me Singing

Disco Folk

runrig the story

Runrig @ The Story

Disco Country

dwight yoakam swimmin' pools

Dwight Yoakam @ Swimmin’ Pools, Movie Stars…

Disco Soul

michael kiwanuka love & hate

Michael Kiwanuka @ Love And Hate

Disco Blues

Rolling Stones @ Blue & Lonesome

Disco Jazz

charlie haden time life

Charlie Haden & Liberation Music Orchestra @ Time/Life (Song For The Whales And Other Beings)

Disco World Music

bombino azel

Bombino @ Azel

Disco Rhythm & Blues

nathaniel rateliff a little something more

Nathaniell Rateliff @ A Little Something More From

Disco Oldies

otis redding live at the whisky a go go

Otis Redding @ Live At The Whisky A Go Go

Disco Live

joe grushecky american babylon live

Joe Grushecky & The Houserockers @ American Babylon Live At The Stone Pony

Artista Italiano

michele gazich la via del sale

Michele Gazich @ La Via Del Sale

Disco Italiano

townes van zandt's last set

Lowlands @ Play Townes Van Zandt’s Last Set

Colonna Sonora

nick cave hell or high water

NickCave & Warren Ellis @ Hell Or High Water

Dvd Musicale

Rolling Stones @ Havana Moon

 GLI ALTRI

 marlon williams

Marlon Williams @ Marlon Williams

Luther Dickinson @ Blues & Ballads – A Folsinger’s Songbook Volumes I & II

grant-lee phillips the narrows

Grant-Lee Phillips @ The Narrows

nick cave skeleton tree

NickCave @ Skeleton Tree

Peter Wolf @ A Cure For Loneliness

Archie Roach @ Let Love Rule

Jimmy Barnes @ Soul Searchin’

https://www.youtube.com/watch?v=nwLZ271g-jg

dirk hamilton touch and go

Dirk Hamilton @ Touch And Go

Ryan Bingham @ Live

Beth-Hart-Fire-On-The-Floor-cover

Beth Hart @ Fire On The Floor

lucinda williams the ghosts of highway 20

Lucinda Williams @ The Ghosts Of Highway 20

janiva magness love wins again

Janiva Magness @ Love Wins Again

mary chapin carpenter

Mary Chapin Carpenter @ The Things That We Are Made Of

chris pureka back in the ring

Chris Pureka @ Back In The Ring

Thalia Zedek Band @ Eve

Marianne Faithfull @ No Exit

melissa etheridge MEmphis rock and soul

Melissa Etheridge @ Memphis Rock And Soul

Dana Fuchs @ Broken Down Acoustic Sessions

mavis staples livin' on a high note

Mavis Staples @ Livin’ On A High Note

 

Tindersticks @ The Waiting Room

pines above the prairie

Pines @ Above The Prairie

goats don't shave turf man

Goats Don’t Shave @ Turf Man Blues

richmond fontaine you can't go back

Richmond Fontaine @ You Can’t Go Back If There’s…

blue rodeo 1000 arms

Blue Rodeo @ 1000 Arms

Mystix @ Live Rhythm And Roots

Solas @ All These Years

national park radio the great divide

National Park Radio @ The Great Divide

okkervil river away

OkkervilRiver @ Away

Whiskey Myers @ Mud

Tino Montanari

Direi che per il momento, ma solo per il momento, è tutto, almeno per quanto mi riguarda e anche per le classifiche internazionali.

Bruno Conti

Supplemento Della Domenica: Tesori “Ritrovati”. Pink Floyd – The Early Years 1965-1972 Box Set

pink floyd early years box

Pink Floyd – The Early Years 1965-1972 – Box 10 CD+9 DVD + 8 Blu-Ray – Pink Floyd Records/Parlophone/Warner

Dopo averci detto per anni che non esisteva nulla di inedito o raro dei Pink Floyd, in occasione della ripubblicazione del vecchio catalogo: l’ultima volta nel 2011 per la rimasterizzazione completa degli album, usciti sia in versione Discovery come Immersion (per i dischi più importanti), ma con pochissime bonus tracks, ecco che improvvisamente a fine 2016 esce questo cofanetto megagalattico, costosissimo, ma splendido, costituito praticamente solo da materiale raro o inedito, con ben 10 CD (anzi 11, perché all’ultimo momento nella confezione è stato aggiunto un ulteriore dischetto, in sostituzione di quello denominato Obfuscation, dove per errore, anziché il materiale di Obcured By Clouds, c’era uno stereo mix audio 2016 inedito di Live At Pompeii, che non era previsto nella confezione, ma si trova nella parte video), 9 DVD e 8 Blu-ray, divisi in sette volumi. E qui sta l’inghippo, perché nella confezione, ripeto, splendida, il materiale video è ripetuto pari pari uguale nei due formati, alzando, presumo, il costo del manufatto. E leggendo le ricchissime note contenute nei sette volumi in cui è divisa l’opera scopriamo che questa ricerca negli archivi, come riferisce la curatrice della parte video Lana Topham, era cominciata nel lontano 1994: esattamente un giorno dopo avere terminato il lavoro sui filmati del Division Bell Tour, Nick Mason le aveva dato l’incarico di iniziare le ricerche per un progetto “antologico”, e, guarda caso viene pubblicato proprio a cavallo tra 2016 e 2017, in occasione dei 50 anni dalla la nascita ufficiale del gruppo e le prime uscite discografiche.

pink floyd the early years

 

Come detto il cofanetto è diviso in sette capitoli, ognuno a forma di libretto, con CD, DVD e Blu-Ray nella confezione, molto bella, e che riproduce il vecchio furgoncino usato dai Tea Set (il gruppo pre-Pink Floyd), oltre a piccoli libretti di note, riproduzioni di vecchi articoli di giornale, manifesti, spartiti e altra memorabilia, mentre all’interno della confezione ci sono anche i primi cinque 45 giri, oltre ad ulteriori piccole chicche cartacee di formato più grande, inserite nel cofanetto dei vinili. Esaurito il lato tecnico veniamo al contenuto musicale, il più brevemente possibile, ma anche no, data la complessità dei contenuti: quasi 12 ore di audio e 14 di video, di cui rispettivamente sette e cinque (quasi) completamente inedito.

Il primo volume si chiama 1965-1967 Cambridge Station: nei due 2 CD ci sono le prime registrazioni del gruppo datate 1965 (uscite come EP a tiratura limitata di 1.050 copie per il “Black Friday” del novembre 2015) quando erano ancora The Pink Floyd Sound, e in formazione c’era anche l’amico Rado Klose alla chitarra, 6 canzoni in mono, molto influenzate dal primo psych-pop e beat inglese (anche i Beatles naturalmente), ma pure dal blues: Lucy Leave, Double O Bo, Remember Me, potrebbero essere tranquillamente brani di Them, Animals o Stones, Walk Me Sydney con la futura signora Wright, Juliette Gale alle armonie vocali, Butterfly più beatlesiana e la cover di I’m A King Bee, che illustra la loro passione per li blues (in fondo presero il nome da due oscuri bluesmen). Gli anni di Syd Barrett proseguono nel 1966-1967 con la versione di Arnold Layne, prodotta da Joe Boyd, See Emily Play e altri brani che avrebbero trovato posto nel primo album. Oltre ad alcune tracce, tra cui Vegetable Man, Jugband Blues, lo strumentale In The Beechwoods, perfetti esempi di psichedelia britannica gentile, in un mixaggio del 2010 di eccellente qualità sonora (caratteristica di gran parte del cofanetto), nel primo CD. Nel secondo CD siamo a Stoccolma, 10 settembre 1967, 8 pezzi registrati dal vivo, con il lato più selvaggio della band in evidenza, qualità sonora buona, anche se le parti vocali sono praticamente inaudibili, ma la parte strumentale compensa abbondantemente, con notevoli versioni di Pow R. Toch, Set The Controls For The Heart Of The Sun e Interstellar Overdrive, mentre i brani dal 9 al 17 sono estratti dalla Colonna Sonora di Speak di John Latham, e sono improvvisazioni sperimentali in puro stile Pink Floyd, tutto materiale mai pubblicato prima. Nel primo DVD (o Blu-Ray) vari filmati d’epoca, live o filmati promozionali, colore e b/n, alcuni per televisioni tedesche varie, altri per la BBC, in giro per Londra e dintorni, con una particolare partecipazione a The Look Of The Week della BBC, dove eseguono Pow R. Toch ed Astronomy Domine e Syd Barrett e Roger Waters vengono intervistati dal baffuto Hans Keller, che dice subito che fanno troppo rumore, lui ama i quartetti d’archi e quindi loro non gli piacciono, Alla faccia della sincerità, confrontato con gli intervistatori d’oggi, che sono tutti alla Fazio, quindi appassionati di rap, valzer, musica etnica, dance o rock, il genere è indifferente, basta che vengano nel tuo programma. Surreale l’apparizione all’American Bandstand dove Dick Clark gli chiede se hanno apprezzato il cibo nella loro prima settimana americana (?!?), e un Syd Barrett già “provato” risponde comunque gentilmente. Fine dei Barrett years.

Il secondo volume 1968 Germination: entra David Gimour, la parte audio si apre con 4 brani che troveranno posto su A Saucerful Of Secrets, poi due brani inediti registrati ai Capitol Studios di Los Angeles, e due BBC Sessions, dal loro grande fan John Peel,  a giugno e dicembre del 1968, con prime versioni di Murderotic Woman (la futura Careful With That Axe Eugene) e The Massed Gadgets Of Hercules ( A Saucerful Of Secrets), oltre ad ottime versioni (non sempre l’audio è perfetto) di Point Me At The Sky, Embryo e Interstellar Overdrive, tutti brani dove sembra di cogliere accenni di brani che in futuro appariranno su Atom Heart Mother e Dark Side Of The Moon, caratteristica questa  tipica dei Pink Floyd, che suonavano nel presente ma erano già proiettati nel futuro. Nella parte video (sempre con sottotitoli in dieci lingue, compreso l’italiano, ma anche cantonese e mandarino) prima troviamo sette brani b/n per la trasmissione belga Tienerklanken, in playback, ma con belle immagini, e poi a seguire, a colori e dal vivo, 13 splendidi minuti per la trasmissione francese Bouton Rouge, e vari spezzoni in giro per le Tv europee, Parigi, Londra (con le immagini delle rivolte studentesche dell’epoca su una improvvisazione strumentale inedita), anche Roma con due brani a Rome Goes Pop e Pop ’68, immagini splendide a colori e una Interstellar Overdrive da sballo, poi di nuovo televisioni belga e francese, anche dal vivo, e il video promo restaurato di Point Me At The Sky.

Il terzo volume è 1969 Dramatisation: di nuovo 2 CD nella parte audio, si parte con 5 versioni alternative dalla colonna sonora di More, 5 BBC Sessions del maggio 1969 (dove appare Grantchester Meadows che vedete qui sopra) e un concerto al Paradiso di Amsterdam del 9 agosto 1969, con 4 lunghe versioni solo strumentali di Interstellar Overdrive, Set The Controls For The Heart Of The Sun, Careful With That Axe Eugene e A Saucerful Of Secrets, le ultime tre oltre i dieci minuti, psichedelia improvvisata e pura che sfocia nel nuovo stile del gruppo, incisione e versioni splendide. Il secondo CD  inizia con The Man – The Journey, una lunga suite che presenta le prime versioni di brani poi in futuro su Atom Heart Mother, ma anche da Ummagumma e da album precedenti, registrata dal vivo al Concertgebouw di Amsterdam il 17 settembre 1969 per la radio olandese. Altra chicca fantastica. Nella parte video Forum Musiques a Parigi nel 1969, le prove per The Man – The Journey alla Royal Albert Hall, due brani all’Essener Pop And Blues Festival, tre ad un Festival in Belgio, a colori, il resto era in b/n, più una versione acidissima ed improvvisata di Interstellar Overdrive con Frank Zappa, qualità audio non impeccabile, ma valore storico notevole

Il quarto volume 1970 Deviation per certi versi è il più “semplice”: ci sono una valanga di versioni della lunga suite di Atom Heart Mother in tutte le guise possibili, prima nel CD 1, dal vivo al Festival di Montreux del novembre 1970, poi da una BBC Session del luglio 1970, versione completa con coro, cello e ottoni, più altri brani dell’album. Nel 2° CD invece ci sono 16 tracce dalla colonna sonora di Zabriskie Point, tra cui uno strumentale che poi diverrà Us And Them, più un’altra versione in studio di Atom Heart Mother, una delle prime registrata solo dalla band. Nei due DVD troviamo prima la trasmissione An Hour With Pink Floyd (con David  Gilmore,sic, alla chitarra), San Francisco Aprile 1970, dove non manca AHM, e il mix quadrifonico 4.0, solo audio, di tutto l’album corrente. Nel 2° DVD al Festival di St. Tropez, il soundcheck di Cymbaline e una versione breve di Atom e una molto lunga di Embryo, mentre nella seconda parte del concerto altri tre brani. A seguire una breve improvvisazione Live in studio per un balletto di Roland Petit e infine l’ultima versione dal vivo, a Hyde Park, della suite di Atom Heart Mother, la più lunga, con Philip Jones Brass Ensemble e John Aldiss Choir, molto bella, forse la più importante a livello storico, anche se la qualità sonora è scarsa; alla fine del box il brano, che forse inventò il rock sinfonico, lo conosciamo a memoria.

Il quinto volume si chiama 1971 Reverberation: un cofanetto in parte interlocutorio, ma interessante, che riporta nella parte audio una inedita Nothing Part 14, che è una delle prime stesure di Echoes, mentre nella BBC Session del 30 settembre ci sono lunghe versioni di brani da Meddle, ovvero One Of These Days e una Echoes da 25 minuti, più Fat Old Sun e Embryo. Nel DVD vari estratti di Atom Heart Mother (ne sentivamo la mancanza) non completi, più una versione lunga in Giappone nelle bonus e materiale vario girato in Francia, Germania, Austria ed Inghilterra, una versione animata di One Of These Days, e sempre nelle bonus, la versione solo audio quadrifonica di Echoes.

Il sesto volume 1972 Obfuscation è quello che presenta l’errore di stampa: nel CD che dovrebbe contenere un remix 2016 di Obscured By Clouds (curato da Andy Jackson che ha svolto l’eccellente lavoro di remastering di tutto il box) troviamo invece un mix audio 2016 di Live At Pompeii. Presente comunque nel DVD in tutto il suo splendore audio e video, insieme a brevi filmati della registrazione di Obscured, due brani Live a Brighton del giugno 1972 e dei filmati relativi alla creazione del Pink Floyd Ballet di Roland Petit.

Il settimo ed ultimo volume, come rivela il titolo, 1967-1972 Continuation, è una sorta di riepilogo, ricco di molti altri inediti: una specie di “cosa ci eravamo perso” dagli anni passati, più materiale vario del 1972 (e anche, alla fine del CD, una versione dal vivo di Echoes, con sax aggiunto nella prima parte, che risente della svolta musicale di Dark Side, registrata a Wembley nel 1974, quindi in teoria oltre gli “Early Years”), tra cui due ulteriori BBC Sessions, una del settembre 1967 e una di dicembre, l’ultima con Syd Barrett, di notevole interesse storico che ne giustificano l’inclusione, nonostante la qualità sonora, veramente scorsa, della seconda session. Molto buona invece quella registrata nel dicembre 1968 che comprende due blues di David Gilmour, che poi faranno parte della parte in studio di Ummagumma, oltre ad estratti dalla colonna sonora del film The Committee ed alla improvvisazione in diretta del 1969 Moonhead, registrata durante l’allunaggio. Nei due DVD troviamo una Arnold Layne alternativa, un filmato per la TV tedesca, una versione brevissima 3:46 minuti di Atom Heart Mother al Festival di Bath e brani vari dal vivo a Festival olandesi, con l’ennesima ed ultima Atom Heart Mother del maggio 1972. Oltre ai film completi, The Commitee, More e La Vallée (Obscured By Clouds.

pink floyd the early years crea-ation 2 cd

Anche se i fans del gruppo su siti e forum stanno già elencando quello che manca, direi che si tratta di un’opera completa ed esaustiva, che sottolinea l’importanza dei Pink Floyd nella storia del rock, se non la definisco indispensabile è solo perché per acquistarla bisogna fare un mutuo. Al limite, accontentandosi, esiste una versione doppia The Early Years Creation 1967-1972, una sorta di bigino con 27 pezzi. Ed ora aspettiamo e “temiamo” l’uscita di eventuali seguiti: ma prima, nel 2017, i vari volumi usciranno anche in versione sciolta, credo con l’eccezione di Continuation. E’ tutto, buon ascolto e buona visione.

Bruno Conti     

Michael Kiwanuka Con Love & Hate Supera Brillantemente La Prova Del “Difficile” Secondo Album!

michael kiwanuka love & hate

Michael Kiwanuka – Love & Hate – Polydor/Universal

Gli inglesi, anzi, i critici musicali inglesi, hanno inventato questa leggenda del “difficult second album”: addirittura un DJ della BBC, Chris Moyles, ha inciso un CD parodistico con questo titolo (perché comunque il british humor poi prende il sopravvento). Perché, a ben vedere, il punto da cui prende forma questa credenza non è sbagliato. Si dice che un artista o un gruppo ha avuto tutta la vita per preparare il primo album, mentre il secondo deve essere realizzato in pochi mesi: ma si tratta probabilmente una convinzione legata ai tempi d’oro della musica pop e rock, quando venivano realizzati dischi con cadenza annuale o addirittura più di uno all’uno, e non era comunque la regola assoluta. Un sistema per superare questa impasse potrebbe essere proprio quello utilizzato da Michael Kiwanuka, che per realizzare il seguito dell’eccellente Home Again, uscito nel 2012, ci ha messo ben quattro anni, prendendosi tutto il tempo che gli serviva. Certo, il rischio è che, in questi tempi frenetici e moderni, uno nel frattempo si sia dimenticato di te e della tua musica. Ma a giudicare dal successo che ha avuto questo Love & Hate, al primo posto delle classifiche in Gran Bretagna e nelle Top 10 di quasi tutti i paesi europei, almeno a livello commerciale la prova è stata brillantemente superata, e anche il giudizio critico delle varie riviste e siti specializzati è stato quasi unanime a livelli molto elevati, oltre la media delle quattro stellette o dell’8 in pagella.

Siamo quindi di fronte ad un capolavoro assoluto? Non esageriamo, però l’album è molto bello, va sentito con attenzione e ripetutamente, come ho fatto io, per cui arrivo un po’ in ritardo rispetto alla data di uscita, ma meglio così che fare come diverse riviste e siti che lo avevano giù recensito dal mese di maggio, quando sembrava che la data di pubblicazione dovesse essere in quei giorni (e molti, purtroppo, non trovandolo in giro, se ne saranno dimenticati), mentre in effetti l’album è uscito solo da un paio di settimane scarse. Rispetto al precedente, che verteva soprattutto su una serie di ballate morbide e melliflue, influenzate tanto dal soul quanto dal “nuovo” folk britannico (non per nulla era nato dall’incontro con il giro dell’etichetta Communion, quella a cui facevano capo i Mumford And Sons), in questo nuovo album vengono a galla o sono più evidenti anche le altre influenze di Kiwanuka: Otis Redding, Jimi Hendrix, Bill Withers, Bob Dylan, la Band, Joni Mitchell, Richie Havens, lui cita anche i Wham, ma per fortuna non li sento nella sua musica, sarebbero da aggiungere anche Marvin Gaye e perfino i Pink Floyd, e, nel primo album, quello splendido stilista della musica nera jazz-folk-soul che fu Terry Callier. Prendete il lunghissimo, e splendido, brano di apertura, Cold Little Heart, in cui la prima metà dei dieci minuti abbondanti in cui si snoda la canzone, sono dedicati ad una improvvisazione strumentale che si colloca a cavallo tra il soul sinfonico e maestoso di gente come Gaye o Withers, ma anche le splendide atmosfere del primo Isaac Hayes, miscelate con i Pink Floyd del periodo Dark Side/Wish You Were, con le sinuose spire del pezzo che si appoggiano sulla chitarra solista in modalità slide dello stesso Kiwanuka che ricorda il Gilmour dell’epoca, ma anche  sui crescendi orchestrali degli archi, delle percussioni e delle tastiere, oltre gli interventi vocali delle voci di supporto, creati dai produttori Danger Mouse Inflo (?!?), oltre allo storico collaboratore Paul Butler; una sorta di jam tra leggera psichedelia, soul orchestrale e rock sognante e visionario, di grande impatto sonoro ed emozionale. Poi verso i cinque minuti entra la voce del cantante londinese (di origini ugandesi), roca e vissuta il giusto, degna erede dei cantanti citati poc’anzi, per creare questa sorta di soul per gli anni 2000, che però, per fortuna, non è il “nu soul”, pasticciato e rappato, di alcune controparti dall’altra parte dell’Oceano,ma è più spirituale e raffinato, pur mantenendo la giusta dosa di carnalità, tipica del genere.

Il brano seguente, il primo singolo, uscito questa primavera, è l’incalzante e intrisa anche di commenti sociali sul mondo di oggi (ma anche di ieri), Black Man In A White World, che gira intorno al battito delle mani e al classico e ripetuto call & response vocale tipico del gospel, per poi inserire il soul raffinato e brillante del miglior Marvin Gaye, per uno dei rari brani mossi in un album che predilige la forma ballata, spesso maestosa, ma a tratti forse ripetitiva (e qui giovano gli ascolti ripetuti evocati prima per “digerire” meglio i contenuti del disco): Falling è di nuovo una elegante ballata, dove la solista di Kiwanuka sottolinea la complessa strumentazione utilizzata per circondare la voce evocativa del nostro. Place I Belong ha quei tocchi di funky-rock alla Curtis Mayfield (non lo avevamo citato?), tra inserti di wah-wah appena accennato e quelle atmosfere primi anni ’70, vagamente blaxploitation, sempre mid-tempo ma più mosso e ricchissimo nell’uso di una strumentazione quasi “lussuriosa”. La title-track è un’altra piccola perla di soul sinfonico, oltre sette minuti intrisi di una leggera vena psichedelica, sempre con voci, archi e percussioni in evidenza, ma anche chitarre acustiche e piano, con la voce di Kiwanuka che galleggia sul sofisticato accompagnamento strumentale, fino all’ingresso della solita lancinante e quasi acida solista del nostro che vivacizza la parte conclusiva del brano. One More Night ha qualche retrogusto caraibico, ma anche sprazzi soul genuini, grazie all’uso di un organo vintage, una ritmica più evidente e l’assenza degli archi, anche se forse è uno dei brani più “normali” https://www.youtube.com/watch?v=8fpSbCekzxU , mentre I’ll Never Love è di nuovo una ballata, più  malinconica e tersa, con una bella intensità e una grande interpretazione vocale di Michael, con il Moog, il Clavinet e il piano di Paul Butler  a sottolineare le similitudini con il primo album, più intimo e raccolto. Molto bella pure Rule The World https://www.youtube.com/watch?v=VTPCbmXX4Qw , giocata nella prima parte solo sul suono di una chitarra elettrica arpeggiata e sugli archi, fino all’ingresso del coro femminile e della sezione ritmica, per un brano che parte folk e diventa raffinato soul d’autore e non manca nel finale l’intervento della solista di Kiwanuka: canzone co-firmata, come altre sei presenti nell’album da Brian Burton, a.k.a. Modest Mouse.

Mancano gli ultimi due brani, Father’s Child giocata a tratti sul leggero falsetto del cantante, ma che nei suoi sette minuti riprende i temi sonori del Marvin Gaye dei primi anni ’70, arricchiti dai soliti pieni orchestrali, da raffinati particolari delle chitarre elettriche e del piano, da echi e voci di supporto che fanno da sfondo alla voce, in questa sorta di soul del nuovo millennio, che tanto ricorda però quello appena passato. Conclude il tutto, vedi titolo, The Final Frame, un bellissimo blues lento elettrico https://www.youtube.com/watch?v=u0YN1V1aKJI , intriso comunque però di “malinconie” soul, una ballata dove la chitarra di Kiwanuka ripercorre per certi versi, e fatte le dovute proporzioni, la strada di certi brani del grande B.B. King, anche se l’approccio e più morbido e mellifluo, più vicino a talune hard ballads di Gary Moore e senza dimenticare la lezione di Hendrix, cionondimeno si apprezza per la sua semplicità e la sua eleganza e chiude degnamente un disco che sulla distanza si conferma un passo in avanti rispetto al precedente Home Again. Ora lo aspettiamo alla difficile terza prova, perché, come diceva qualcuno, gli esami non finiscono mai!

Bruno Conti

E Questo Da Dove Sbuca? Pink Floyd – The Early Years Box 1965-1972. In Uscita All’11 Novembre!

pink floyd the early years

Pink Floyd – The Early Years Box 1965-1972 – 10 CD/9 DVD/ 8 Blu-Ray + 7 Libri + 5 singoli 7 pollici + memorabilia varia – Parlophone/Warner EU/GB – Sony Legacy USA – 11-11-2016

Pink Floyd – Cre/ation The Early Years 1967-1972 – Best Of Box – 2 CD Warner/Parlophone 11-11-2016

Per anni, prima Roger Waters e poi David Gilmour, ci hanno detto che non esisteva materiale raro e/o inedito dei Pink Floyd, quantomeno utilizzabile per le varie ristampe uscite nel corso del tempo. Non per nulla nell’ultima ri-masterizzazione del catalogo completo, avvenuta nel 2011, con edizioni Discovery e Immersion (per i dischi più importanti), le nuove versioni riportavano pochissimo materiale extra. Ed ecco che improvvisamente, per novembre 2016, viene annunciato questo mastodontico cofanetto da 27 dischetti (che ci viene detto contiene 20 canzoni inedite, più di 7 ore di materiale audio dal vivo inedito e 5 ore di raro materiale video, ma in totale sono 11 ore e 45 minuti di audio e oltre 14 ore di materiale audio-video) e il tutto copre peraltro solo i primi anni di storia del gruppo: dal 1965, anno di fondazione della band a Londra, al 1972. Quindi non esce in concomitanza con il 50° Anniversario dalla formazione, che sarebbe stato nel 2015,  e neppure con quello delle prime uscite discografiche, che sarà nel 2017. Ma ormai abbiamo imparato che le date sono diventate degli optional per le case discografiche, quello che conta è il mercato discografico natalizio. E per un’opera di questi dimensioni, i cui prezzi indicativi annunciati sono molto elevati, 600 dollari circa per il mercato americano (dal sito ufficiale del gruppo) e tra i 450 e i 500 euro in Europa, il momento dell’uscita è ovviamente strategico.

pink floyd the early years crea-ation 2 cd

Come vedete ad inizio Post, e qui sopra, ci sarà comunque anche una versione da 2 CD, un distillato del cofanetto, intitolata Cre/ation The Early Years 1967-1972, che attraverso 27 pezzi (di cui 19 mai pubblicati prima a livello ufficiale) evidenzia il primo periodo della band, da quando erano ancora The Pink Floyd, passando per gli anni di Syd Barrett, fino all’anno antecedente all’uscita di The Dark Side Of The Moon. E vediamo subito cosa riporta questo doppio, prima di esaminare anche i contenuti del box da 27 dischi:

CD1]
1. Arnold Layne (Single) (2016 Remastered Version)
2. See Emily Play (Single) (2016 Remastered Version)
3. Matilda Mother (2010 Remix) (2016 Remastered Version)
4. Jugband Blues (2010 Remix)
5. Paintbox (Single B-Side) (2016 Remastered Version)
6. Flaming (BBC Session, 25 September 1967)
7. In The Beechwoods (2010 Mix)
8. Point Me At The Sky (Single) (2016 Remastered Version)
9. Careful With That Axe, Eugene (Single B-Side Version) (2016 Remastered Version)
10. Embryo (From Harvest Records Sampler ‘Picnic’)
11. Ummagumma Radio Ad (Capitol US)
12. Grantchester Meadows (BBC Session, 12 May 1969)
13. Cymbaline (BBC Session, 12 May 1969)
14. Interstellar Overdrive (Live At The Paradiso, Amsterdam, 9 August 1969)
15. Green Is The Colour (BBC Session, 12 May 1969)
16. Careful With That Axe, Eugene (BBC Session, 12 May 1969)

[CD2]
1. On The Highway (Zabriskie Point Remix)
2. Auto Scene Version 2 (Zabriskie Point Remix)
3. The Riot Scene (Zabriskie Point Remix, Us & Them – Piano/Bass only)
4. Looking At Map (Zabriskie Point Remix)
5. Take Off (Zabriskie Point Remix)
6. Embryo (Alternative Version) (BBC Radio Session, 16 July 1970)
7. Atom Heart Mother (Live In Montreux, 21 November 1970) (Band Only)
8. Nothing Part 14 (Echoes Work In Progress)
9. Childhood’s End (2016 Remix)
10. Free Four (2016 Remix)
11. Stay (2016 Remix)

Invece il tomo principale sarà diviso in 7 capitoli, ognuno con relativo titolo, che poi nel corso del 2017 verranno resi disponibili anche sciolti. I cinque 45 giri originali avranno il seguente contenuto:

1. Side A: Arnold Layne Side B: Candy And A Currant Bun
2. Side A: See Emily Play Side B: The Scarecrow
3. Side A: Apples And Oranges Side B: Paintbox
4. Side A: It Would Be So Nice Side B: Julia Dream
5. Side A: Point Me At The Sky Side B: Careful With That Axe, Eugene 

Mentre il box (se cliccate sull’immagine posta in apertura, lo vedete meglio) che oltre a 10 CD audio, contiene anche 9 DVD e 8 Blu-Ray – attenzione, precisazione importante – con lo stesso contenuto ripetuto per i due formati video (?!?), ha la seguente tracklist:

† previously unreleased

1965-67 CAMBRIDGE ST/ATION

CD 1:
1965 Recordings*:
1. Lucy Leave* 2.57
2. Double O Bo* 2.57
3. Remember Me* 2.46
4. Walk With Me Sydney* 3.11
5. Butterfly* 3.00
6. I’m A King Bee* 3.13
7. Arnold Layne 2.57
8. See Emily Play 8.57
9. Apples And Oranges 3.05
10. Candy And A Currant Bun 2.45
11. Paintbox 3.48
12. Matilda Mother (2010 mix) 4.01
13. Jugband Blues (2010 mix) † 3.01
14. In The Beechwoods (2010 mix) † 4.43
15. Vegetable Man (2010 mix) † 2.32
16. Scream Thy Last Scream (2010 mix) † 4.43
Total: 50 mins, 32 secs approx.
Tracks 1-11 mono.
Tracks 12-16 stereo
*including Rado Klose on guitar and Juliette Gale on vocals on
‘Walk With Me Sydney’

CD 2:
Live in Stockholm 1967:
1. Introduction † 0.25
2. Reaction in G † 7.18
3. Matilda Mother † 5.34
4. Pow R. Toc H. † 11.56
5. Scream Thy Last Scream † 4.00
6. Set The Controls For The Heart Of The Sun † 7.17
7. See Emily Play † 3.16
8. Interstellar Overdrive † 8.57
Please note: the above tracks feature vocals recorded at a less
than optimum level
John Latham (studio recordings 1967)
9. John Latham Version 1 † 4.32
10. John Latham Version 2 † 5.06
11. John Latham Version 3 † 3.45
12. John Latham Version 4 † 2.59
13. John Latham Version 5 † 2.48
14. John Latham Version 6 † 3.17
15. John Latham Version 7 † 2.36
16. John Latham Version 8 † 2.49
17. John Latham Version 9 † 2.38
Total: 79 mins, 13 secs approx.
Tracks 1-8 recorded live Sept 10, 1967 at Gyllene Cirkeln, Stockholm, Sweden
Tracks 9-17 recorded at De Lane Lea Studios, London, 20 October 1967
All tracks stereo

DVD/Blu-ray
1. Chapter 24: Syd Barrett in the Gog Magog Hills, Cambridgeshire, UK 1966 / Pink Floyd at EMI Studios, London, April 1967 3.40
2. Nick’s Boogie † : recording Interstellar Overdrive and Nick’s Boogie at Sound Techniques Studio, Chelsea, January 11, 1967 / 6.36
Live at UFO, The Blarney Club, London, January 13, 1967
3. Interstellar Overdrive: ‘Scene – Underground’ UFO at The Blarney Club, London, January 27, 1967 4.15
4. Arnold Layne: promo video. Wittering Beach, UK, early 1967 2.54
5. Pow R. Toc H. / Astronomy Domine: plus Syd Barrett and Roger Waters interview: BBC ‘The Look Of The Week’ – BBC Studios, 9.22
London, May 14, 1967
6. The Scarecrow: ‘Pathé Pictorial’, UK, July 1967 2.05
7. Jugband Blues: ‘London Line’ promo video, 1967, London 2.58
8. Apples And Oranges: plus Dick Clark interview: ‘American Bandstand’, Los Angeles, USA, November 7, 1967 4.51
9. Instrumental Improvisation † : BBC ‘Tomorrow’s World’, London, December 12, 1967 2.11
10. Instrumental Improvisation † : ‘Die Jungen Nachtwandler’, UFO, The Blarney Club, London, February 24, 1967 4.32
11. See Emily Play: BBC ‘Top Of The Pops’ – partially restored BBC Studios, London, July 6, 1967 2.55
12. The Scarecrow (outtakes): ‘Pathé Pictorial’, UK, July 1967 2.07
13. Interstellar Overdrive: ‘Science Fiction – Das Universum Des Ichs’, The Roundhouse, London, 1967 9.33
Total: 57 mins, 59 secs approx.

1968 GERMIN/ATION

CD
1. Point Me At The Sky 3.40
2. It Would Be So Nice 3.46
3. Julia Dream 2.34
4. Careful With That Axe, Eugene (single version) 5.46
5. Song 1, Capital Studios, Los Angeles, 22 August 1968 † 3.19
6. Roger’s Boogie, Capitol Studios, Los Angeles, 22 August 1968 † 4.35
BBC Radio Session, 25 June 1968:
7. Murderotic Woman (Careful With That Axe, Eugene) † 3.38
8. The Massed Gadgets Of Hercules (A Saucerful Of Secrets) † 7.18
9. Let There Be More Light † 4.32
10. Julia Dream † 2.50
BBC Radio Session, 20 December 1968:
11. Point Me At The Sky † 4.25
12. Embryo † 3.13
13. Interstellar Overdrive † 9.37
Total: 59 mins, 14 secs approx.

DVD/Blu-ray
‘Tienerklanken’, Brussels, Belgium, 18-19 February 1968: 22.28
1. Astronomy Domine
2. The Scarecrow
3. Corporal Clegg
4. Paintbox
5. Set The Controls For The Heart Of The Sun
6. See Emily Play
7. Bike
8. Apples And Oranges: ‘Vibrato’, Brussels, Belgium, February 1968 3.03
‘Bouton Rouge’, Paris, France, 20 February 1968: 13.35
9. Astronomy Domine
10. Flaming
11. Set The Controls For The Heart Of The Sun
12. Let There Be More Light
13. Paintbox: ‘Discorama’, Paris, France, 21 February 1968 3.40
14. Instrumental Improvisation † : ‘The Sound Of Change’, London, UK, March 1968 2.15
15. Set The Controls For The Heart Of The Sun: ‘All My Loving’, London, UK, 28 March 1968 2.40
16. It Would Be So Nice (excerpt): ‘Release-Rome Goes Pop’, Rome, Italy, April 1968 1.21
17. Interstellar Overdrive: ‘Pop 68’, Rome, Italy, 6 May 1968 6.59
‘Tienerklanken – Kastival’, Kasterlee, Belgiu, 31 August 1968: 3.48
18. Astronomy Domine
19. + Roger Waters interview
‘Samedi et Compagnie’, Paris, France, 6 September 1968: 5.31
20. Let There Be More Light
21. Remember A Day
22. Let There Be More Light: ‘A L’Affiche du Monde’, London, UK, 1968 1.53
‘Tous En Scene’, Paris, France, 21 October 1968: 6.39
23. Let There Be More Light
24. Flaming
25. Let There Be More Light: ‘Surprise Partie’, Paris, France, 1 November 1968 6.35
26. Point Me At The Sky: Restored promo video, UK, 1968 3.19
Total: 84 mins, 18 secs approx.

1969 DRAMATIS/ATION

CD 1:
‘More’ album non-album tracks
1. Hollywood (non-album track) † 1.21
2. Theme (Beat version) (Alternative version) † 5.38
3. More Blues (Alternative version) † 3.49
4. Seabirds (non-album track) † 4.20
5. Embryo (from ‘Picnic’, Harvest Records sampler) 4.43
BBC Radio Session, 12 May 1969:
6. Grantchester Meadows † 3.36
7. Cymbaline † 3.38
8. The Narrow Way † 4.48
9. Green Is The Colour † 3.21
10. Careful With That Axe, Eugene † 3.26
Live at the Paradiso, Amsterdam, 9 August 1969:
11. Interstellar Overdrive † 4.20
12. Set The Controls For The Heart Of The Sun † 12.25
13. Careful With That Axe, Eugene † 10.09
14. A Saucerful Of Secrets † 13.03
Total: 68 mins, 50 secs approx.

CD 2:
Part 1: ‘The Man’, Amsterdam, 17 September 1969
1. Daybreak (Grantchester Meadows) † 8.14
2. Work † 4.12
3. Afternoon (Biding My Time) † 6.39
4. Doing It † 3.54
5. Sleeping † 4.38
6. Nightmare (Cymbaline) † 9.15
7. Labyrinth † 1.10
Part 2: ‘The Journey’, Amsterdam, 17 September 1969
8. The Beginning (Green Is The Colour) † 3.25
9. Beset By Creatures Of The Deep (Careful With That Axe, Eugene) † 6.27
10. The Narrow Way, Part 3 † 5.11
11. The Pink Jungle (Pow R. Toc H.) † 4.56
12. The Labyrinths Of Auximines † 3.20
13. Footsteps / Doors † 3.12
14. Behold The Temple Of Light † 5.32
15. The End Of The Beginning (A Saucerful of Secrets) † 6.31
Total: 76 mins, 36 secs approx.

DVD/Blu-ray:
‘Forum Musiques’, Paris, France, 22 January 1969: 19.25
1. Set The Controls For The Heart Of The Sun
David Gilmour interview
2. A Saucerful Of Secrets
3. ‘The Man’ and ‘The Journey’: Royal Festival Hall, London, rehearsal, April 14, 1969: 14.05
Afternoon (Biding My Time)
The Beginning (Green Is The Colour)
Cymbaline
Beset By Creatures Of The Deep †
The End Of The Beginning (A Saucerful Of Secrets)
Essencer Pop & Blues Festival, Essen, Germany, October 11 1969: 19.14
4. Careful With That Axe, Eugene
5. A Saucerful Of Secrets
Music Power & European Music Revolution, Festival Actuel, 27.53
Amougies Mont de l’Enclus, Belgium, 25 October 1969:
6. Green Is The Colour
7. Careful With That Axe, Eugene
8. Set The Controls For The Heart Of The Sun
9. Interstellar Overdrive with Frank Zappa 11.26
Total: 71 mins, 14 secs approx.

1970 DEVI/ATION

CD 1:
1. Atom Heart Mother live in Montreux, 21 Nov 1970 † 17.58
BBC Radio Session, 16 July 1970:
2. Embryo † 11.10
3. Fat Old Sun † 5.52
4. Green Is The Colour † 3.27
5. Careful With That Axe, Eugene † 8.25
6. If † 5.47
7. Atom Heart Mother † with choir, cello & brass ensemble 25.30
Total: 78 mins, 8 secs approx.

CD 2:
Unreleased tracks from the ‘Zabriskie Point’ soundtrack recordings:
1. On The Highway † 1.16
2. Auto Scene Version 2 † 1.13
3. Auto Scene Version 3 † 1.31
4. Aeroplane † 2.18
5. Explosion † 5.47
6. The Riot Scene † 1.40
7. Looking At Map † 1.57
8. Love Scene Version 7 † 5.03
9. Love Scene Version 1 † 3.26
10. Take Off † 1.20
11. Take Off Version 2 † 1.12
12. Love Scene Version 2 † 1.56
13. Love Scene (Take 1) † 2.16
14. Unknown Song (Take 1) † 5.56
15. Love Scene (Take 2) † 6.40
16. Crumbling Land (Take 1) † 4.09
17. Atom Heart Mother † Early studio version, band only 19.15
Total: 67 mins, 9 secs approx.

DVD 1:
An Hour with Pink Floyd:
KQED, San Francisco, USA, 30 April 1970:
1. Atom Heart Mother 17.37
2. Cymbaline 8.38
3. Grantchester Meadows 7.37
4. Green Is The Colour 3.31
5. Careful With That Axe, Eugene 9.09
6. Set The Controls For The Heart Of The Sun 12.37
Total: 59 mins, 9 secs approx.
Audio only:
Atom Heart Mother album original 4.0 Quad mix 1970:
7. Atom Heart Mother 23.42
8. If 4.31
9. Summer ’68 5.29
10. Fat Old Sun 5.24
11. Alan’s Psychedelic Breakfast 13.01
Total: 52 mins, 7 secs approx.

DVD 2:
‘Pop Deux – Festival de St. Tropez’, France, 8 August 1970:
Part 1:
1. Cymbaline (sound check) 3.54
2. Atom Heart Mother 13.46
3. Embryo 11.23
Part 2:
4. Green Is The Colour/
5. Careful With That Axe, Eugene 12.21
6. Set The Controls For The Heart Of The Sun 12.07
Roland Petit Ballet, Paris, France, 5 December 1970:
7. Instrumental Improvisations 1,2,3 † live in the studio 3.28
8. Embryo 2.39
Blackhill’s Garden Party, Hyde Park, London, UK, 18 July 1970:
9. Atom Heart Mother with the Philip Jones Brass Ensemble/John
Alldis Choir 21.15
Total: 80 mins, 53 secs approx.
All DVD content is included on one blu-ray.

1971 REVERBER/ATION 1972 OBFUSC/ATION

CD:
1. Nothing Part 14 (Echoes work in progress) † 7.01
BBC Radio Session, 30 September 1971:
2. Fat Old Sun † 15.33
3. One Of These Days † 7.19
4. Embryo † 10.43
5. Echoes † 26.25
Total: 67 mins 1 sec approx.

DVD/Blu-ray:
‘Aspekte’ feature 9.51
1. Interview + Atom Heart Mother (extracts)
Hamburg, Germany, 25 February 1971
Brass & Choir conducted by Jeffrey Mitchell
2. A Saucerful Of Secrets (extract)
Offenbach, Germany, 26 February 1971
‘Cinq Grands Sur La Deux’ 17.55
Abbaye de Royaumont, Asnierès-sur-Oise, France,
15 June 1971
3. Set The Control For The Heart Of The Sun
4. Cymbaline
5. Atom Heart Mother (extract) 3.12
‘Musikforum Ossiachersee’, Ossiach, Austria,
1 July 1971
Brass & Choir conducted by Jeffrey Mitchell
‘Get To Know’ 6.23
Randwick Race Course, Sydney, Australia,
15 August 1971
6. Careful With That Axe, Eugene
Band interview
’24 hours – Bootleg Records’, London, UK, 1971
7. Documentary including Pink Floyd 2.27
and manager Steve O’Rourke
‘Review’, London, UK, 1971 3.37
8. Storm Thorgerson & Aubrey ‘Po’ Powell
interviewed re: record cover design
9. One of These Days (‘French Windows’) 4.17
Ian Emes animation created July 1972,
Birmingham, UK
10. Atom Heart Mother (extract, in colour): 5.10
‘Musikforum Ossiachersee’, Ossiach, Austria,
1 July 1971
Brass & Choir conducted by Jeffrey Mitchell
11. Atom Heart Mother: ’71 Hakone Aphrodite 15.11
Open Air Festival, Hakone, Japan, 6-7 August 1971
Total: 68 mins 3 secs approx.
Audio-only material:
1. Echoes original 4.0 Quad mix 1971 23.35

CD:
Obscured By Clouds 2016 Remix
1. Obscured By Clouds † 3.03
2 When You’re In † 2.31
3 Burning Bridges † 3.30
4 The Gold It’s In The… † 3.07
5 Wot’s…Uh The Deal † 5.09
6 Mudmen † 4.18
7 Childhood’s End † 4.33
8 Free Four † 4.16
9 Stay † 4.06
10 Absolutely Curtains † 5.52
Total 40 mins 25 secs approx.

DVD/Blu-ray:
Recording Obscured by Clouds, Château d’Hérouville, France, 23-29 February 1972
1. Wot’s…Uh The Deal: with recording session photos 5.04
2. Pop Deux: Documentary recording Obscured By Clouds 7.14
+ David Gilmour and Roger Waters interview
Brighton Dome, UK, 29 June 1972 16.44
3. Set The Controls For The Heart Of The Sun
4. Careful With That Axe, Eugene
Roland Petit Pink Floyd Ballet, France, news reports 1972-73
5. Actualités Méditerranée, Marseille, 22 November 1972 3.29
6. JT Nuit – Les Pink Floyd, Marseille, 26 November 1972 3.04
7. JT 20 h – Pink Floyd, Paris, 12 January 1973 3.01
8. Journal de Paris – Les Pink Floyd, Paris, 12 January 1973 5.03
9. Poitiers – Autour Du Passage Des Pink Floyd 4.27
Concert set up news report – France, 29 November 1972
Live At Pompeii (with 2016 5.1 Audio Remix)
10. Careful With That Axe, Eugene 6.40
11. A Saucerful Of Secrets 10.09
12. One Of These Days 5.58
13. Set The Controls For The Heart Of The Sun 10.24
14. Echoes 26.10
Total: 107 mins 27 secs approx.

BONUS CONTINU/ATION

CD:
BBC Radio Session, 25 September 1967:
1. Flaming † 2.42
2. The Scarecrow † 1.59
3. The Gnome † 2.08
4. Matilda Mother † 3.20
5. Reaction in G † 0.34
6. Set The Controls For The Heart Of The Sun † 3.19
BBC Radio Session, 20 December 1967:
7. Scream Thy Last Scream † 3.35
8. Vegetable Man † 3.07
9. Pow R. Toc H. † 2.45
10. Jugband Blues † 3.50
BBC Radio Session, 2 December 1968:
11. Baby Blue Shuffle In D Major † 3.58
12. Blues † 4.59
13. US Radio ad 0.22
14. Music from The Committee No. 1 1.06
15. Music from The Committee No. 2 3.25
16. Moonhead † 7.16
live on 1969 BBC TV moon landings broadcast
17. Echoes † 24.10
live at Wembley 1974
Total: 72 mins 35 secs approx.

DVD/Blu-ray 1:
1. Arnold Layne (Alternative version) 2.56
Hampstead Heath and St. Michael’s Church,
Highgate, London, UK, March 1967
2. ‘P1 – P wie Petersilie’ 16.52
Stuggart, Germany, 22 July 1969
Corporal Clegg
Band interview
A Saucerful of Secrets
3. Atom Heart Mother 3.46
‘Bath Festival of Blues & Progressive Music’,
Shepton Mallet, UK, 27 June 1970
4. ‘Kralingen Music Festival’ 10.16
Rotterdam, The Netherlands, 28 June 1970
Set The Controls For The Heart Of The Sun
A Saucerful Of Secrets
5. ‘The Amsterdam Rock Circus’ 35.41
Amsterdam, The Netherlands, 22 May 1972
Atom Heart Mother
Careful With That Axe, Eugene
A Saucerful Of Secrets
The Committee – (Feature Film) 55.18
Score by Pink Floyd
Total: 124 mins 49 secs approx.

DVD/Blu-ray 2:
‘More’ feature film 1.56.00
‘La Vallée’ (Obscured By Clouds) feature film 1.45.00
Total: 3 hours 41 mins approx.

Il prezzo è consistente, ma anche i contenuti non scherzano, quindi studiate bene e poi fate le vostre mosse, perché comunque il tutto dovrebbe essere a tiratura limitata e quindi non è detto che poi resti in circolazione a lungo. Ma è anche vero il contrario, perché alcune di questo cosiddette versioni “limitate” (per esempio anche degli stessi Pink Floyd) continuano a circolare regolarmente sul mercato anche anni dopo. Quindi fate vobis, io mi limito a segnalare.

Bruno Conti

L’Originale Non C’è Più, Ecco Una Buona “Copia” di Jimi Hendrix! Randy Hansen – Funtown

randy hansen funtown

Randy Hansen – Funtown – Jazzhaus Records/Ird 

Come si usa dire, se non possiamo avere “l’originale” accontentiamoci di una copia. L’originale ovviamente è Jimi Hendrix, che comunque anche post mortem continua ad avere una cospicua produzione discografica, mentre la copia, nel caso specifico, è tale Randy Hansen, nato non a caso a Seattle, sempre non a caso mancino e chitarrista, nonché grande fan, “impersonificatore” (anche nei tratti del volto) e, proprio volendo molto allargarsi, erede di Hendrix. Ruolo che spetta sicuramente più a Robin Trower, a Stevie Ray Vaughan, in parte a Frank Marino (che comunque ha avuto belle parole per Hansen, che nella sua smania di tributi ne ha dedicato uno anche al chitarrista dei Mahogany Rush).

Forse non tutti sanno che la carriera di Randy era partita col botto quando Francis Ford Coppola, avendo sentito delle mirabolanti capacità tecniche chitarristiche di Hansen gli affidò parte degli effetti sonori che si sentono in Apocalypse Now, sedici minuti dove il nostro con chitarra e basso riproduceva scoppi di bombe, colpi di cannoni, raffiche di fucili, poi incorporati nella colonna sonora del film. Come conseguenza la Capitol gli offrì un contratto discografico che sfociò nella pubblicazione del suo primo omonimo album di esordio nel 1980, seguito poi da una lunga sequenza di dischi che nel corso degli anni lo avrebbero portato a suonare anche con Buddy Miles e poi con Noel Redding: molti di queste uscite discografiche vertevano naturalmente sulla musica e le canzoni di Jimi Hendrix, ma non solo, Hansen, oltre a Marino, ha “omaggiato” anche altri artisti, nel suo ultimo disco in studio del 2004 Alter Ego, riprendeva anche brani dei Traffic e dei Led Zeppelin, in un ambito prettamente acustico. Ma la passione per Hendrix, estrinsecata in una copiosissima serie di CD e DVD, per lo più dal vivo https://www.youtube.com/watch?v=0EyIrDgYn8E , ritorna sempre a galla: anche quando Randy non suona brani del suo idolo lo stile è comunque sempre quello, chitarra molto effettata, spesso con wah-wah innestato, dal vivo suonata, manco a dirlo, anche dietro la schiena e con i denti, e i risultati, anche se sfiorano spesso e volentieri il plagio, non sono poi malvagi; si sente che quella del nostro è una passione unica ed irrefrenabile, ma ricca di rispetto e amore per l’oggetto del suo amore.

Mi pare di avere recensito dei suoi dischi nei tempi che furono (passano gli anni) ma lo stile è sempre stato quello che ora viene ripreso anche in questo Funtown che rompe undici anni di silenzio discografico e (ri)parte subito con una title-track che sembra provenire dai solchi di Electric Ladyland, oltre 8 minuti, spesso in modalità wah-wah (ma Hansen nel disco suona tutti gli strumenti, esclusa la batteria affidata al figlio Desmond nel brano The Pain) per una musica che non nasconde le sue origini e le sue derivazioni dichiarate e quindi alla fine non dispiace, perché questo signore la chitarra la sa suonare, come si sente anche nel rock-blues alla Spirit di Randy California (altro grande epigono hendrixiano) di Save America, o nel breve strumentale Odd Ball.

Ogni tanto si esagera senza costrutto come in Mind Controller, ma altrove, per esempio nel simil blues tanto caro a Jimi di una Paramount, il lavoro di chitarra è persino raffinato e ricco di tecnica. Senza ricordarle tutte, ce ne sono ben 15 per oltre 75 minuti di musica, citiamo la futuristica Izaiah, la ballata Two Wonderful Butterflies, la lunghissima elettroacustica Underwater Lazarium, forse un po’ prolissa e che si rianima nel finale, o la citata The Pain. In altri momenti l’effetto Jimi è troppo esagerato e straniante, ma nell’insieme questo Funtown si lascia ascoltare, anche per la presenza di alcuni brani pastorali che possono rimandare pure a sonorità Pink Floyd, o così dice il comunicato stampa dell’etichetta che però in parte si può condividere, meno quando si parla di Frank Zappa. Ovviamente trattasi di disco soprattutto indicato per gli amanti della chitarra elettrica, qui se ne trova parecchia e ben suonata.

Bruno Conti