Ci Mancava Un Ennesimo Bel Tributo A Bob Dylan! Various Artists – Take What You Need

take what you need uk covers of bob dylan songs

Various Artists – Take Whay You Need: UK Covers Of Bob Dylan Songs 1964-69 – Ace CD

Uno degli infiniti modi per capire l’importanza di Bob Dylan è notare che nel 2017, a 55 anni dal suo esordio discografico, sono usciti ben tre tributi alla sua arte, e tutti da parte di artisti di una certa importanza (Old Crow Medicine Show, Willie Nile e Joan Osborne, il tutto mentre Bob era sempre più impegnato ad omaggiare Frank Sinatra): ora la Ace, etichetta londinese indipendente che aveva già pubblicato How Many Roads: Black America Sings Bob Dylan, ha ideato questo originale Take What You Need, che come recita il sottotitolo si occupa di radunare alcune cover dylaniane da parte di artisti britannici, uscite negli anni sessanta. Quella era infatti la decade nella quale Dylan, oltre che essere già importante, era anche “cool”, e se volevi essere al passo coi tempi dovevi giocoforza incidere una sua canzone prima o poi; in diversi casi le cover ottennero più successo degli originali (per esempio Blowin’ In The Wind di Peter, Paul & Mary o la Mr. Tambourine Man dei Byrds), in altri si occupavano di canzoni che Bob non aveva neppure pubblicato (Farewell Angelina di Joan Baez o The Mighty Quinn dei Manfred Mann), in altri, assai raramente, la rilettura surclassava nettamente la versione di Dylan (una su tutte, All Along The Watchtower di Jimi Hendrix). Take What You Need è interessante in quanto racchiude tutte cover abbastanza poco note, certamente rare (non inedite, ma vi sfido a trovarle comunque in giro) anche se va detto che in quasi nessun caso superano l’originale.

L’ascolto è però tutto sommato piacevole, grazie anche al libretto incluso che fornisce note dettagliate canzone per canzone, ma soprattutto per la bellezza dei brani stessi. Si inizia con The Fairies, un gruppo-meteora che fece uscire appena tre singoli, con una deliziosa Don’t Think Twice, It’s All Right, tra folk-rock e country, con la melodia del brano che si presta alla perfezione a questo trattamento, in contrasto con la voce arrochita e “beat” del cantante Dane Stephens. Una giovanissima Marianne Faithfull ci presenta una Blowin’ In The Wind molto leggiadra, tra folk e pop, gradevole anche se un po’ barocca, diciamo che quello della folksinger non era il vestito giusto per lei; la corale Oxford Town dei Three City Four (un gruppo folk che comprendeva Leon Rosselson alla voce e soprattutto il grande Martin Carthy alla chitarra) ha il sapore dei vecchi canti appalachiani, con il banjo come strumento guida, mentre Ian Campbell ed il suo Folk Group rileggono The Times They Are A-Changin’ in maniera rigorosa, con la stessa enfasi dei gruppi del folk revival di casa al Village (cover già datata allora, era il 1965 e Dylan era tre passi avanti ed aveva già attaccato la spina). I Manfred Mann sono famosi per la già citata The Mighty Quinn, ma qui la scelta è ricaduta su If You Gotta Go, Go Now: bella versione, molto Dylan ’65 grazie all’uso di chitarre ed organo; It’s All Over Now Baby Blue (canzone che contiene la frase che intitola il CD) dei misconosciuti The Cops’n’Robbers, un gruppo errebi-garage che sparì dopo tre singoli, si salva per la bellezza della canzone, ma sparisce in confronto con quella dei Them.

Mr. Tambourine Man del duo folk-rock Chad And Jeremy è letteralmente copiata da quella dei Byrds, riff di chitarra compreso, ad un ascolto disattento potrebbe sembrare la stessa canzone, cover senza la minima personalità, mentre Noel Harrison, figlio dell’attore Rex, riesce a fare sua la splendida Love Minus Zero/No Limit proponendo una rilettura di ottimo livello. One Too Many Mornings da parte della folksinger Julie Felix (che allora veniva spacciata per la Joan Baez inglese) è forse scolastica ma comunque bella, pura e cristallina; la grandiosa Visions Of Johanna è materia pericolosa, ma gli sconosciuti The Picadilly Line (è giusto con una “c” sola) la ripropongono con mano leggera, rispettosa e preservando la melodia originale. Il folksinger scozzese Alex Campbell, troppo tronfio, non rende un gran servizio a Just Like Tom Thumb’s Blues, meglio The Alan Price Set, con l’ex Animals che ci regala una versione essenziale, voce e piano, della bellissima To Ramona, mentre The Factotums (un gruppo di Manchester scoperto da Andrew Loog Oldham che però non ebbe fortuna) rilasciano una Absolutely Sweet Marie decisamente dylaniana, ma piacevole e riuscita. I poco noti The Alan Bown sono presenti con una All Along The Watchtower bella, roccata e potente: pare addirittura che Hendrix fu influenzato da questa versione, più che dall’originale di Bob (la voce solista, Jess Roden, poi nei Bronco, sarebbe stato uno dei candidati a sostituire Jim Morrison nei Doors, ma questa è un’altra storia); Boz altri non è che Raymond Burrell, futuro membro prima dei King Crimson e poi dei Bad Company, e la sua I Shall Be Released in veste soul-rock è una delle più belle del CD.

Julie Driscoll e Brian Auger (che sono i due raffigurati in copertina) colorano I Am A Lonesome Hobo di soul-errebi, trasformandola completamente, mentre I’ll Keep It With Mine dei Fairport Convention è fin troppo nota (ma allora perché non mettere la drammatica Percy’s Song?); il quartetto The Mixed Bag è tra i meno conosciuti del CD (hanno all’attivo appena due 45 giri), anche se questa pimpante e divertente Million Dollar Bash è prodotta dal grande Tim Rice ed è tra le più gradevoli. Il chitarrista folk-blues Cliff Aungier non sbaglia con una vivace Down Along The Cove (ma il flauto c’entra poco), mentre i Country Fever, che è uno dei gruppi meno noti tra quelli in cui ha militato il grande chitarrista Albert Lee, si cimentano con la non facile Tears Of Rage e riescono nell’intento, bella versione. Il CD si chiude con due degli artisti più popolari: Joe Cocker alle prese con una Just Like A Woman un po’ troppo pop per i miei gusti (ci suona anche Jimmy Page, ma non fa molto per farsi sentire), e Sandie Shaw, la “cantante scalza”, che propone un’eterea Lay, Lady, Lay, bell’arrangiamento ma voce troppo infantile. In definitiva Take What You Need è un dischetto gradevole, non troppo impegnativo, ma interessante, con diverse buone versioni di classici di Bob Dylan e qualcuna meno valida: mi sento comunque di consigliarlo soltanto ai dylaniani incalliti.

Marco Verdi

Un’Altra Splendida (Quasi) Settantenne! Marianne Faithfull – No Exit

marianne faithfull no exit

Marianne Faithfull – No Exit – EarMusic DVD – BluRay – DVD + CD – BluRay + CD

Ormai quasi tutti i musicisti per i quali vibriamo stanno celebrando, o hanno già celebrato da qualche anno, i cinquanta anni di carriera. Anche Marianne Faithfull, cantante londinese musa nei sixties di Mick Jagger e Keith Richards (con Mick ha avuto anche una lunga e burrascosa relazione), oggi sessantanovenne (ne fa settanta a Dicembre), ha tagliato il traguardo due anni orsono, e ha festeggiato l’evento con una tournée che sulla carta doveva promuovere il suo ultimo disco di studio, l’ottimo Give My Love To London (uno dei suoi migliori, ma è già da diversi anni che la bionda Marianne fa solo dischi belli), ma in pratica è diventata un pretesto per rileggere pagine più o meno note del suo percorso d’artista. Molto famosa negli anni sessanta, anche per la sua maliziosa bellezza, Marianne ha avuto un crollo di popolarità nei seventies, anche in conseguenza di uno stile di vita non proprio da monaca: è arrivata fino a conoscere l’inferno, ma ha saputo risalire e reinventarsi, più o meno dall’album Broken English del 1979, come raffinata chanteuse ed interprete sopraffina (ma continua anche oggi a scrivere diverse canzoni di suo pugno), complice anche una metamorfosi vocale, causata da sigarette e stravizi, che ha aggiunto ancora più fascino alle sue canzoni, una voce quasi “brechtiana”; d’altronde la Faithfull ha origini mitteleuropee, essendo discendente da parte di madre della nobile dinastia dei Von Sacher – Masoch (un nome che solo a sentirlo fa venire in mente giarrettiere, guepières e frustini di pelle nera).

Oggi Marianne è una signora invecchiata e con qualche problema fisico (nel BluRay di cui mi accingo a parlare cammina accompagnata da un bastone e ha chiari problemi di movimento), ma il viso reca ancora tracce di quando faceva girare la testa a mezza Londra, e quando apre bocca, sia per introdurre in maniera pacata le canzoni sia per cantarle, rivela una classe immensa ed immutata, ad un livello che recentemente ho riscontrato solamente in Joan Baez e, parlando di uomini, in Leonard Cohen. No Exit è il suo nuovo DVD dal vivo (o BluRay, filmato in una splendida definizione), registrato a Budapest (quindi non lontano da dove discende), che mette in fila in un’ora e mezza precisa sedici brani scelti tra più o meno famosi con, nella versione doppia, una selezione di dieci pezzi dallo stesso concerto (due-tre in più ci stavano, se proprio non si voleva fare un CD doppio). Marianne sopperisce la scarsa forma fisica con una capacità interpretativa formidabile, con la sua voce figlia di mille battaglie che si staglia carismatica e fragile nello stesso tempo, una voce che è uno strumento in più aggiunto a quelli presenti sul palco: la band è ridotta, solo quattro elementi, ma suonano in maniera davvero sopraffina, specialmente lo straordinario pianista Ed Harcourt (che è anche un artista in proprio avendo già pubblicato sette album), dotato di un tocco e di una liquidità scintillante (e comunque gli altri tre non sono di molto inferiori: Rob McVey, chitarrista misurato e sempre funzionale alla canzone, mai una nota fuori posto, e la superba sezione ritmica formata da Jonny Bridgewood al basso e Rob Ellis alla batteria).

Il concerto si apre con la saltellante title track del disco di due anni fa, scritta insieme a Steve Earle, un brano dalla melodia immediata anche se ripetitiva, alla quale la voce di Marianne dona profondità; Falling Back (scritta con la cantautrice Anna Calvi) ha una splendida introduzione full band, con un suggestivo riff di pianoforte, ed il brano fa venire la pelle d’oca tanto è bello, grazie anche all’interpretazione da brividi di Marianne e la formidabile performance di Harcourt. Broken English non ha bisogno di presentazioni, è uno dei classici della Faithfull, e questa versione decisamente elettrica e pulsante le rende giustizia, una rinfrescata ad un brano che ha dato una svolta alla sua carriera; Witches Song, che Marianne dice di aver composto dopo aver visto Il Sabba Delle Streghe di Goya al Prado di Madrid, è un pezzo ritmato, vivace e più solare dei precedenti, con una chitarra acustica a scandire il ritmo ed il solito bel piano liquido, mentre Price Of  Love, una cover di un brano degli Everly Brothers, ha un arrangiamento “cattivo” e dai toni rock-blues. Marathon Kiss è invece stata scritta da Daniel Lanois (che aveva prodotto per Marianne il bellissimo Vagabond Ways), e presenta le tipiche sonorità rarefatte del musicista canadese, un gran bel pezzo che la Faithfull ci propone con un feeling enorme: si sente la fragilità della voce, ma proprio per questo il tutto risulta più vero e spontaneo. L’acustica ed intensa Love More Or Less (se non vi emozionate all’ascolto di brani come questo non siete umani) precede la classica As Tears Go By, il noto brano dei Rolling Stones che all’epoca Marianne fece sua, la canzone non perde un’oncia della sua bellezza, e la voce matura e profonda della leader ne offre la versione forse definitiva: brividi lungo la schiena.

Splendida anche la mossa Come And Stay With Me , un pezzo scritto per lei nel 1965 da Jackie DeShannon, caratterizzata da una melodia pop diretta e godibile; Mother Wolf ha invece una ritmica cupa e minacciosa, ed è meno immediata delle precedenti, ma poi è la volta della celeberrima Sister Morphine, il pezzo scritto dagli Stones pensando a lei (che è anche co-autrice), un brano ancora oggi drammatico e di una potenza emotiva incredibile, punteggiata dai lancinanti riff di chitarra di McVey (nell’originale degli Stones la suonava Ry Cooder). Bella ed intensa anche Late Victorian Holocaust di Nick Cave, un autore molto amato da Marianne; Sparrows Will Sing è invece stata donata alla Faithfull da Roger Waters, e ha una melodia tipica del suo autore, con un arrangiamento forte e molto rock ed una sezione ritmica pulsante, mentre The Ballad Of Lucy Jordan, del noto autore Shel Silverstein, è una grande canzone, una delle migliori del concerto, che dà il meglio di sé in questa resa acustica ma full band ed è ulteriormente valorizzata dalla voce incredibile di Marianne: una meraviglia. Il concerto si chiude con la rara Who Will Take My Dreams Away, ancora drammatica (ma che intensità!), e con Last Song, scritta con Damon Albarn dei Blur (una sera, dice Marianne, nella quale erano tutti e due ubriachi fradici), bellissima anche questa: applausi scroscianti e sipario. Come bonus, quattro pezzi tratti dalla performance alla Roundhouse di Londra, tre dei quali in comune con la serata di Budapest (Give My Love To London, Late Victorian Holocaust e Sister Morphine) ed una intima rilettura di It’s All Over Now, Baby Blue di Bob Dylan.

Assieme al settantacinquesimo di Joan Baez ed al Live In San Diego di Eric Clapton (ma di interessanti ne devono ancora uscire), questo No Exit è uno dei dischi dal vivo dell’anno.

Marco Verdi

Novità Prossime Venture Autunno 2016, Parte III. Steve Gadd Band, Eric Clapton, Marianne Faithfull, Frankie Miller’s Double Take, Dave Swarbrick & Simon Nicol

steve gadd band way back home

Ancora alcune uscite discografiche previste in uscita entro il 30 settembre. La prima è questo DVD/CD che vedete effigiato qui sopra, della Steve Gadd Band, si chiama Way Back Home, è stato registrato lo scorso anno allo Xerox Rochester International Jazz Festival ed esce nei prossimi giorni per BFM Jazz, una piccola etichetta, immagino di difficile reperibilità. Come molti sapranno Steve Gadd è uno più grandi batteristi della storia, punto. Di qualsiasi genere: che suoni con Paul Simon, Eric Clapton, oppure faccia quel assolo nell’assolo in Aja degli Steely Dan, per cui avrebbe dovuto essere insignito, ad imperitura memoria, con l’Oscar della musica, se esistesse, Gadd regala emozioni e vibrazioni che di solito non sono messe in relazione con il suo strumento, nel quale è un vero genio. Ogni tanto si regala delle divagazioni con delle band che forma per il puro piacere di suonare: tipo i Gaddabouts, dove accompagna Edie Brickell (signora Simon) insieme ad Andy Fairweather-Low, Pino Palladino, Ron Cuber Joy DeFrancesco, oppure in questa Steve Gadd Band che in pratica è la formazione che negli ultimi anni accompagna James Taylor in tour. Ossia, oltre a Gadd, Michael Landau alla chitarra, Walt Fowler alla tromba, Larry Goldings alle tastiere e Jimmy Johnson al basso. Genere musicale? Virtuosi in azione! Per chi ama quelli che sanno suonare insomma.

Questo è il contenuto del DVD/CD:

Tracklist
1. Green Foam
2. Cavaliero
3. Africa
4. Way Back Home
5. Bye Bye Blackbird
6. Desu
7. Oh, Yeah!
8. Them Changes

eric clapton live in san diego

Anche la band che suona nell’album qui sopra con questo signore non è male: Willie Weeks al basso, Steve Jordan alla batteria, Chris Stainton Tim Carmon alle tastiere, oltre ad un paio di coriste, Doyle Bramhall II alla seconda chitarra, e quei due o tre ospiti che passavano per strada. In primis JJ Cale, voce e chitarra in cinque brani nella parte centrale del concerto, e poi, sempre alle chitarre, Derek Trucks Robert Cray, nell’ultimo pezzo del concerto, Crossroads. Il tutto registrato all’ iPayOne Center di San Diego, California il 15 marzo del 2007 e pubblicato in un doppio CD al prezzo di uno, in uscita per la Reprise/Warner il 30 settembre.

Questo le canzoni contenute, con evidenziati i brani dove appare Cale.

[CD1]
1. Tell the Truth
2. Key to the Highway
3. Got To Get Better in a Little While
4. Little Wing
5. Anyday
6. Anyway the Wind Blows (with Special Guest JJ Cale)
7. After Midnight (with Special Guest JJ Cale)
8. Who Am I Telling You? (with Special Guest JJ Cale)
9. Don’t Cry Sister (with Special Guest JJ Cale)

[CD2]
1. Cocaine (with Special Guest JJ Cale)
2. Motherless Children
3. Little Queen of Spades
4. Further On Up the Road
5. Wonderful Tonight
6. Layla
7. Crossroads

marianne faithfull no exit

Pure per Marianne Faithfull in uscita il 30 settembre p.v. per la earmusic un album dal vivo No Exit, disponibile in vari formati e registrato durante le esibizioni a Budapest e Londra dell’ultimo tour del 2014. Esce in CD/DVD, Blu-Ray e singolo vinile, con un estratto del concerto.

CD

Intro (live)
Falling Back
The Price Of Love
Love, More Or Less
As Tears Go By
Mother Wolf
Sister Morphine
Late Victorian Holocaust
Sparrows Will Sing
The Ballad Of Lucy Jordan

Blu-ray and DVD
Live in Budapest (Recorded 15.12.2014)

1. Give my Love to London
2. Falling back
3. Broken English
4. Witches Song
5. Price of Love
6. Marathon Kiss
7. Love More or Less
8. As Tears Go By
9. Come and Stay With Me
10. Mother Wolf
11. Sister Morphine
12. Late Victorian Holocaust
13. Sparrows Will Sing
14. The Ballad of Lucy Jordan
15. Who Will Take my Dreams Away
16. Last Song

Bonus tracks
Extract from live in London (Roundhouse 02.02.2016)

1. Give My Love to London
2. It’s All Over Now Baby Blue
3. Late Victorian Holocaust
4. Sister Morphine

Il disco è prodotto da Flood e i musicisti impiegati sono:

Rob Ellis: Musical Director / Drums / Synthesizer / Backing Vocals
Jonny Bridgewood: Bass
Ed Harcourt: Piano / Synthesizer / Backing Vocals
Rob Mcvey: Electric and Acoustic Guitar / Backing Vocals

frankie miller's double take

Ancora il 30 settembre, in uscita per la Universal, quella che pensavo fosse una tavanata galattica ed invece è un ottimo disco. Si tratta di Frankie Miller’s Double Take, dedicato ad una delle più grandi voci prodotte dalla scena musicale inglese negli anni ’70, uno assolutamente pari o superiore a cantanti come Rod Stewart, Steve Marriott, Paul Rodgers Joe Cocker, tanto per non fare nomi, autore di una manciata di grandi dischi in quel periodo, e poi di una onesta carriera fino al 1994, quando venne colpito da una emorragia cerebrale, mentre si trovava a New York per comporre e registrare quello che avrebbe dovuto esser l’album del suo ritorno in grande stile, insieme a Joe Walsh, Nicky Hopkins Ian Wallace. Da allora Frankie Miller non si è mai ripreso del tutto,  e non è più grado di cantare o comporre nuova musica, ma, con l’ostinazione degli scozzesi, e aiutato dalla moglie, ha cercato di continuare a vivere la sua vita. Non vi aggiungo altro perché per l’uscita dell’album ho già preparato la recensione che leggerete a tempo debito, ma vi anticipo che le canzoni inedite del disco sono state assemblate unendo demos incompleti di Miller, solo voce e poco altro, registrati in periodi diversi antecedenti la malattia e consegnati dalla moglie al produttore del progetto, provini a cui diverse grandi voci maschili e femminili della sua era hanno aggiunto le loro parti, creando dei duetti fatti e finiti, che peraltro funzionano quasi tutti alla grande: Ecco i titoli dei brani e i musicisti coinvolti:

1. Blackmail (with Joe Walsh)
2. Where Do The Guilty Go (with Elton John and Steve Cropper)
3. Way Past Midnight (with Huey Lewis)
4. True Love (with Bonnie Tyler)
5. Kiss Her For Me (with Rod Stewart and Joe Walsh)
6. Gold Shoes (with Francis Rossi)
7. Sending Me Angels (with Kiki Dee and Jose Antonio Rodriguez)
8. Jezebel Jones (with Kid Rock and Full House)
9. When It’s Rockin’ (with Steve Dickson and Full House)
10. Beginner At The Blues (with Delbert McClinton and Full House)
11. To Be With You Again (with Kim Carnes)
12. I Want To Spend My Life With You (with Willie Nelson)
13. The Ghost (with Tomoyasu Hotei)
14. It Gets Me Blue (with Paul Carrack)
15. Out On The Water (with Stuart Emerson)
16. It’s A Long Way Home (with Brian Cadd)
17. I’m Missing You (with John Parr)
18. I Never Want To Lose You (with Lenny Zakatek)
19. I Do (Frankie Miller solo)

Ci sarà anche una versione Deluxe, con allegato un DVD che racconta la travagliata storia di Miller e le vicende che hanno portato alla realizzazione di questo album. Una delle mie voci preferite in assoluto, da (ri)scoprire assolutamente.

dave swarbrick & simon nicol in the club

Infine sempre a proposito di riscoperte. A seguito della recente scomparsa di Dave Swarbrick, dal nulla,o quasi, è sbucata anche questa registrazione poco nota (era uscita solo in cassetta e presunti CD) con materiale dal vivo registrato in coppia con Simon Nicol nei primi anni ’80, dopo il primo scioglimento dei Fairport Convention avvenuto nel 1979. Gli altri due album registrati in quel periodo, il Live At The White Bear Close To The Wind, disco strumentale di studio, erano stati ripubblicati in CD dalla Woodworm Records, l’etichetta dei Fairport, come Close To The White Bear, in un unico dischetto, comunque non più disponibile.Ora la Talking Elephant, etichetta inglese (ogni tanto dubbia e pasticciona) che ha in catalogo molti album del giro folk (rock) successivo agli anni d’oro del genere, pubblica questo In The Club, in una edizione rimasterizzata e potenziata con quattro bonus tracks (anche se credo che comunque parte di questo materiale sia già uscito in un doppio CD del 2010 intitolato When We Were Very Young.

1. 79th’s Farewell/Atholl Highlanders/De’il In The Kitchen
2. Three Drunken Maidens
3. Young Black Cow/Lord Inchiquin
4. The Widow Of Westmoreland’s Daughter
5. Si Bheag Si Mhor
6. Humours Of Cappa/Swallowtail Reel
7. After The Thrill
8. Friar Britches/Lark In The Morning/Gravel Path/Leighton Buzzard Shuffle
9. Pittengardner’s Rant/The Floggin’
10. Planxty Morgan/Long Odds
11. Lord Haddo’s Favourite/Lady Mary Haye’s Scotch Measure
Bonus Tracks:
12. Flitter Dance/Peter O’Tavy/Mona’s Delight/Hunt The Wren
13. The Hen’s March/The Four Poster Bed
14. Over The Lancashire Hills
15. Merry Boys Of Greenland/Olifiord Jack/Williaford

Disco interessante, forse solo per fanatici e completisti, ma proprio lì sta il bello di queste operazioni “carbonare”.

Alla prossima.

Bruno Conti

Tante Vite Vissute In 50 Anni Di Carriera! Marianne Faithfull – Give My Love To London

marianne faithfull give my love

Marianne Faitfull – Give My Love To London – Naive/Self Records

Figlia di una baronessa austriaca, discendente dei Von Sacher-Masoch, proprio quelli, la signorina Marianne Faithfull (narrano le cronache) vede cambiare improvvisamente la propria esistenza, quando nel lontano ’64 partecipa ad una festa londinese in compagnia  di John Dunbar (che diventerà in seguito suo marito), dove tra i tanti “imbucati” spiccavano i Rolling Stones e il loro produttore Andrew Loog Oldham, che trova il viso della Faithfull perfetto per lanciare l’ultima composizione di Jagger e Richards As Tears Go By (e anche la voce si rivela adatta) https://www.youtube.com/watch?v=rHUQuD7ZzYg , proiettando quindi la canzone nei Top 10 di quell’anno. Il personaggio Faithfull funziona perfettamente, al punto che i primi due album (stranamente pubblicati nello stesso giorno) Come My Way e l’omonimo Marianne Faithfull (65) entrano simultaneamente in classifica. Nel ’66, all’apice della popolarità, si separa da Dunbar per dedicarsi ai Rolling Stones e ad una burrascosa relazione con Mick Jagger, durata, tra alti e bassi fino a maggio del ’70, e poi gli anni settanta, vissuti tra tentativi di suicidio, dipendenza da eroina, un paio di anni da “homeless” per le strade di Soho, varie malattie che la porteranno a cambiare completamente il tipo di voce.

marianne faithfull broken english deluxe

La seconda vita di Marianne arriva con il successo di Broken English (79), un disco di platino che riporta l’artista in prima fila, come i successivi Dangerous Acquaintances (81), Child’s Adventure (83), Strange Weather (87) raggiungendo la perfezione con il celebrato live Blazing Away (90) con l’accompagnamento di famosi musicisti tra cui Garth Hudson (The Band), Marc Ribot, Dr.John e Fernando Saunders, con un repertorio che va dal Tom Waits di Strange Weather al John Lennon di Working Class Hero https://www.youtube.com/watch?v=3N_rNz2oAGA , fino ai vecchi amici Rolling Stones con una commovente Sister Morphine che non poteva mancare https://www.youtube.com/watch?v=rdtM2YGaJ4k , anche se fu frutto di una lunga battaglia legale per vedere il proprio nome riconosciuto tra gli autori del brano e As Tears Go By. La terza vita artistica della Faithfull inizia con il primo lavoro con la Virgin RecordsVagabond Ways (99,) affiancata in alcuni brani da Daniel Lanois, con cover di Elton John (For Waiting You) e Leonard Cohen (Tower Of Song), a cui fanno seguito album meno convincenti come Kissin’ Time (02) e Before The Poison (04), per poi tornare su livelli di eccellenza con i recenti Easy Come, Easy Go (08) e Horses And High Heels (11).

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Per questo Give My Love To London (20° album in una carriera quasi cinquantennale) https://www.youtube.com/watch?v=Cjel_2KRF6s , Marianne ha il privilegio di farsi scrivere le musiche da un pool di autori che rispondono al nome di Nick Cave, Roger Waters, Tom McRae, Steve Earle, Anna Calvi, Patrick Leonard (Leonard Cohen), e di poter disporre di una band di supporto composta da musicisti eccellenti come Adrian Utley dei noti Portishead, Warren Ellis e Jim Sclavunos dei Bad Seeds (gruppo storico di Nick Cave), Dimitri Tikovoi , Ed Harcourt (eccellente pianista e cantautore), sotto la produzione di Rob Ellis (noto per i lavori con P.J. Harvey) e dello stesso Tikovoi, insomma “la crema” del rock inglese. Il brano iniziale, la title track Give My Love To London è opera di Steve Earle, e si respira subito un suono country-folk con un arrangiamento brioso, seguita da una Sparrows Will Sing omaggiatale da Roger Waters, con certe sonorità tipiche “velvettiane” cantate da Marianne alla Nico https://www.youtube.com/watch?v=jE9I4lVpE64 , dalle belle aperture ariose di True Lies, un brano del sottovalutato Ed Harcourt, mentre Love More Or Less è una arpeggiata ballata acustica uscita dalla penna di Tom McRae https://www.youtube.com/watch?v=dFRbn5jVPlE .

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Nick Cave compone invece per la Faithfull la sofferta, pianistica Late Victorian Holocaust (con il violino “lamentoso” di Warren Ellis) https://www.youtube.com/watch?v=wirrsgsfNqQ , e l’eterea melodia di Deep Water (brani che Nick stranamente non riesce più a scrivere per sè stesso) https://www.youtube.com/watch?v=0TEVMqX9dNE , passando poi ad una veloce e turbinosa Falling Back della brava emergente Anna Calvi e ai suoni rock di Mother Wolf, musicati da Pat Leonard, il compositore attualmente preferito dal grande Leonard Cohen. Completano un disco meraviglioso alcune cover d’autore, su tutte una The Price Of Love degli Everly Brothers, rifatta con la stessa energia, una strepitosa rilettura pianoforte e voce (alla Marlene Dietrich)  del brano di Cohen Going Home (tratto da Old Ideas) e chiudere con la notevole lettura “spettrale” di un grande autore come Hoagy Carmichael in I Get Along Without You Very Well (eseguita in passato da grandi cantanti come Billie Holiday, Nina Simone, Petula Clark, Frank Sinatra, e in tempi recenti Diana Krall).

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Per questo Give My Love To London, il termine “capolavoro” non pare fuori luogo, per un lavoro dove Marianne oltre che il suo “status” di icona musicale (esemplificato anche dalla copertina dove appare circondata da una nuvola di fumo emessa dalla “ennesima sigaretta”, come quelle di Yanez) ci mette pathos, lacrime, dolcezza e una voce che rimane sempre particolare ed unica, se non bellissima (però segnata dal tanto vissuto) e che festeggia degnamente il mezzo secolo di carriera, iniziata nel lontano ’64 quando appunto la Faithfull, allora appena diciassettenne, debuttò con quella che pareva una canzoncina come As Tears Go By, proponendosi ancora oggi come una “madame” aristocratica e tenebrosa, dotata di una classe immensa, impossibilitata nel tempo a sfiorire.

NDT: Per gli amanti della signora, la Faithfull nell’ambito del tour europeo farà tappa dalle nostre parti, il 27/10/14 a Milano all’Auditorium e il giorno successivo a Lucca al Teatro del Giglio, con un prezzo del biglietto abbastanza accessibile.

Tino Montanari

Atmosfere Berlinesi Per Una Nick Cave Al Femminile! Andrea Schroeder – Where The Wild Oceans End + Blackbird

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Andrea Schroeder – Where The Wild Oceans End – Glitterhouse Records 2014

Andrea Schroeder – Blackbird – Glitterhouse Records 2012

Nella moltitudine  di proposte musicali che il mercato discografico periodicamente ci offre è stato un autentico colpo di fortuna scoprire, casualmente, una cantante del talento di Andrea Schroeder.

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Viene da Berlino, e, curiosamente (ma forse non troppo), come la sua musa e icona Nico (Velvet Underground), ha un passato da modella, ha scritto poesie e racconti, prima di utilizzare l’universo multimediale per far conoscere la sua musica, creandosi un consistente seguito di “fans” e l’apprezzamento di diverse testate specializzate https://www.youtube.com/watch?v=g2EDX10BcKs . Dopo l’eccellente esordio con Blackbird (2012), Where The Wild Oceans End (entrambi prodotti da Chris Eckman dei Walkabouts) è il secondo capitolo della carriera della Schroeder, registrato in parte in una bellissima “location” sulle coste norvegesi, ed in parte presso i gloriosi Hansa Studios di Berlino, e come appena detto, sotto la produzione esperta di Eckman, ci propone un mix di rock, folk, blues e jazz, con il risultato di evocare le atmosfere melanconiche di artisti come Nick Cave e Leonard Cohen, e mostri sacri femminili tipo Patti Smith e Nico. Andrea si avvale come sempre della sua magnifica band, composta dal partner di scrittura, il chitarrista danese Jesper Lehmkuhl, una sezione ritmica australiana con Chris Hughes alla batteria e Dave Allen al basso, e la brava violinista belga Catherine Graindorge (praticamente una multinazionale), per proporci una galleria di dieci brani di un genere che mi permetto di etichettare come folk-noir o dark-blues, se preferite!

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La voce profonda e carismatica di Andrea Schroeder domina la scena, sin dall’iniziale Dead Man’s Eyes spettrale e affascinante, a cui fanno seguito la ballata Ghosts Of Berlin (un’ode per la capitale), dall’atmosfera cupa e fumosa https://www.youtube.com/watch?v=iswGWwrc2_g , l’intensa Until The End con note di violino laceranti https://www.youtube.com/watch?v=UBUWfEQQQPs , e una coinvolgente Helden, un omaggio alla Heroes di David Bowie cantata splendidamente nella lingua di Goethe https://www.youtube.com/watch?v=9ExMl2yjUc0 . La mano di Eckman si nota nella rootsy Fireland (qui Andrea ricorda la brava Carla Torgerson) https://www.youtube.com/watch?v=FhGPIO01r6g , passando per il piano angosciante di The Spider, la title-track che ricorda il Nick Cave più “scuro”, le chitarre sferraglianti di The Rattlesnake, andando a chiudere un lavoro magnifico con gli arpeggi acustici e gli archi dolenti delle splendide Summer Came To Say Goodbye e Walk Into The Silence.

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Il disco d’esordio Blackbird si avvaleva di episodi come Paint It Blue, Wrap Me In Your Arms e una Blackbird dove pareva di sentire la bravissima Marianne Faithfull, ma pure della dolente ballata country-folk Death Is Waiting https://www.youtube.com/watch?v=sCt93J7CXmQ , dell pathos di una traccia come Winter Days, che riesce nello stesso tempo ad emanare tristezza e dolcezza https://www.youtube.com/watch?v=qxk_tP6rRA4 , mentre Bebop Blues e Blackberry Wine https://www.youtube.com/watch?v=B8DYOh0yD08  sono i richiami più vicini a Patti Smith (anche i momenti più elettrici del disco), chiudendo con la solennità di Kalze (quasi un omaggio a Nico, la dark lady per eccellenza), anche questo cantato in lingua tedesca, chiuso da un suono di tamburo a ritmo di bolero. Where The Wild Oceans End è, a giudizio di chi scrive, uno dei dischi più intriganti di questo inizio 2014 e consacra la Schroeder come un’artista di primo piano nel panorama musicale internazionale, il tutto certificato anche dal fatto che la cantante-poetessa tedesca ha partecipato ad un album tributo dedicato a Jeffrey Lee Pierce ( Axels And Sockets, il volume 3, in uscita in questi giorni), con la partecipazione di artisti del calibro di Iggy Pop, Nick Cave, Debbie Harry, Mark Lanegan e altre “personcine carismatiche”. Resta da sperare che anche l’Italia si accorga (magari in seguito a questa umile recensione) di questa particolare “chanteuse” mitteleuropea!

Tino Montanari  

Novità Di Gennaio Parte IV. Eric Burdon, Ben Harper & Charlie Musselwhite, Blue Sky Riders, Marianne Faithfull, Sam Dees, Deep Purple, Terri Clark, Delta Saints, Robert Vincent

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Ultimo appuntamento con le uscite settimanali per il mese di gennaio (prima parte), giorno 29. Confermo l’uscita dei Rock Candy Funk Party We Want Groove, ovvero Bonamassa sotto mentite spoglie e delle ristampe di Rumours dei Fleetwood Mac e di Texas Flood di Stevie Ray Vaughan, di cui, più in basso, trovate anche le tracking lists e direi che possiamo partire con tre titoli che usciranno martedì prossimo ma solo per il mercato americano: Burdon come detto uscirà in Europa il 2 aprile, Harper & Musselwhite il 5 febbraio e quello dei Blue Sky Riders non credo avrà una distribuzione europea almeno per il momento. Succede anche viceversa, per esempio il nuovo Mavericks In Time verrà pubblicato da noi il 5 febbraio e negli USA il 26.

Partiamo con il nuovo album di Eric Burdon ‘Til Your River Runs Dry, già annunciato in questo Blog la primavera-estate dello scorso anno e poi rinviato più volte per problemi di salute del grande cantante inglese. Se dovessi inserirlo in una rubrica, lo metterei in “Questo è proprio bello!”, in quanto si tratta del suo miglior album di studio da lunga pezza (anche se dal vivo, come dimostrato con la comparsata con Springsteen al South By Southwest dello scorso anno, è ancora uno dei numeri uno). Il disco è prodotto da Tony Branaugel, il famoso batterista (e non Tony Barnacle, chi è?, come erroneamente riportato da Amazon) e vede, tra gli altri, la partecipazione di una serie di musicisti fantastica: oltre a Braunagel, Lenny Castro, Jon Cleary alle tastiere, Mike Finnigan anche lui alle tastiere (il disco è stato registrato sia in California che a New Orleans), Teresa James come corista (e anche lei “cliente” di Braunagel), Reggie McBride al basso, Eric McFadden alle chitarre e mandolino, Jim Pugh (quello di Robert Cray), ancora alle tastiere, Jonny Lee Schell, anche lui chitarra e che come Finnigan, Braunagel e i “fiati” Sublett e Leonard viene dalla Phanthom Blues Band. Anche le canzoni sono ottime, quasi tutte scritte per l’occasione da Burdon con vari collaboratori diversi, a parte una cover di Medicine Man di Marc Cohn e Before You Accuse me di Bo Diddley. Quindi molto blues, ma anche la possibilità di ascoltare una delle più belle voci della storia del rock alle prese con molte ballate e brani rock di grande fascino. Etichetta ABKCO Records.

Dopo l’accoppiata, alcuni anni fa, con i Blind Boys Of Alabama, per l’occasione Ben Harper fa società con uno dei più grandi armonicisti bianchi viventi di Blues, Charlie Musselwhite, il disco si chiama Get Up, etichetta storica Stax/Universal, esce anche in una versione Deluxe doppia con DVD, che oltre al classico Making Of contiene alcune sessions filmate in occasione della registrazione del disco. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare sono tutti brani originali scritti per l’occasione da Harper, niente classici del blues e neppure altri ospiti di lusso, solo la sua band abituale, anche se uno ascolta attentamente All That Matters Now alla fine si trasforma in It Hurts Me Too e in I’m In I’m Out And I’M Gone si sente il riff di The Jean Genie di David Bowie. E qui e là, Musselwhite “cita” il suo maestro Little Walter e Paul Butterfield, altro grande armonicista bianco. I due, Harper e Musselwhite, si erano conosciuti nel 1997 ad una jam session con John Lee Hooker. Potremmo dire: un disco di blues con la inconfondibile voce di Ben Harper come bonus!

Altra voce inconfondibile, perché dalla faccia non lo avrei riconosciuto, è quella di Kenny Loggins, che ha unito le forze con tali Gary Burr (un cantante ed autore, molto popolare nel giro country) e Georgia Middleman (di cui ignoravo l’esistenza), per dare vita a questi Blue Sky Riders. Il disco si chiama Finally Home, esce in America per la 3Dream Records e viene etichettato come country, ma da quello che ho potuto ascoltare mi sembra quel classico rock americano alla Fleetwood Mac (la tipa assomiglia vagamente come stile vocale a Stevie Nicks) o alla Loggins & Messina (che in effetti degli elementi country li avevano). Sembra molto piacevole, anche se non memorabile, ma c’è in giro molto di peggio.

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Queste ristampe le avevo già annunciate la scorsa settimana ed escono entrambe il 29 gennaio. Nelle due versioni di Rumours, per una volta, è stata usata l’intelligenza. La versione tripla, disco originale, concerto dal vivo, inediti e rarità in studio, il terzo disco non è lo stesso della versione doppia Deluxe che era già uscita nel 2004 (che è il quarto disco della versione SuperDeluxe). Comunque queste sono le liste dei brani:

Fleetwood Mac, Rumours: 35th Anniversary Edition (Warner Bros./Rhino, 2013)

Disc 1: Original album (released as Warner Bros. BSK 3010, 1977) and B-side

  1. Second Hand News
  2. Dreams
  3. Never Going Back Again
  4. Don’t Stop
  5. Go Your Own Way
  6. Songbird
  7. The Chain
  8. You Make Loving Fun
  9. I Don’t Want to Know
  10. Oh Daddy
  11. Gold Dust Woman
  12. Silver Springs (originally released as B-side to “Go Your Own Way” – Warner Bros. WBS 8304, 1976)

Disc 2: Live 1977

  1. Intro
  2. Monday Morning
  3. Dreams
  4. Don’t Stop
  5. The Chain
  6. Oh Daddy
  7. Rhiannon
  8. Never Going Back Again
  9. Gold Dust Woman
  10. World Turning
  11. Go Your Own Way
  12. Songbird

Disc 3: Recording Sessions, Roughs & Outtakes

  1. Second Hand News (Early Take)
  2. Dreams (Take 2)
  3. Never Going Back Again (Acoustic Duet)
  4. Go Your Own Way (Early Take)
  5. Songbird (Demo)
  6. Songbird (Instrumental – Take 10)
  7. I Don’t Want to Know (Early Take)
  8. Keep Me There (Instrumental)
  9. The Chain (Demo)
  10. Keep Me There (with Vocal)
  11. Gold Dust Woman (Early Take)
  12. Oh Daddy (Early Take)
  13. Silver Springs (Early Take)
  14. Planets of the Universe (Demo)
  15. Doesn’t Anything Last (Acoustic Duet)
  16. Never Going Back Again (Instrumental)

Disc 4: More from the Recording Sessions (originally released as second disc of expanded edition – Warner Bros./Rhino R2 73822, 2004)

  1. Second Hand News (Outtake)
  2. Dreams (Outtake)
  3. Brushes (Never Going Back Again) (Outtake)
  4. Don’t Stop (Outtake)
  5. Go Your Own Way (Outtake)
  6. Songbird (Outtake)
  7. Silver Springs (Outtake)
  8. You Make Loving Fun (Outtake)
  9. Gold Dust Woman #1 (Outtake)
  10. Oh Daddy (Outtake)
  11. Think About It (Outtake)
  12. Never Going Back Again (Demo)
  13. Planets of the Universe (Demo)
  14. Butter Cookie (Keep Me There) (Demo)
  15. Gold Dust Woman (Demo)
  16. Doesn’t Anything Last (Demo)
  17. Mic the Screecher (Jam)
  18. For Duster (The Blues) (Jam)

Disc 5: DVD – The Rosebud Film

Original LP

Rumours 3CD

Fleetwood Mac, Rumours: New Expanded Ediition (Warner Bros./Rhino, 2012)

Contains Discs 1-3 of deluxe box set

Idem per Texas Flood di Stevie Ray Vaughan. Il brano “inedito” in studio nel primo CD è lo stesso contenuto nella ristampa singola del 1999, ma il concerto nel secondo CD non era mai uscito prima:

CD 1: Texas Flood

  1. Texas Flood
  2. Love Struck Baby
  3. Pride and Joy
  4. Texas Flood
  5. Tell Me
  6. Testify
  7. Rude Mood
  8. Mary Had A Little Lamb
  9. Dirty Pool
  10. I’m Cryin’
  11. Lenny
  12. Tin Pan Alley (aka Roughest Place In Town)

CD 2:  Live at Ripley’s Music Hall, Philadelphia, October 20, 1983

  1. Testify
  2. So Excited
  3. Voodoo Child (Slight Return)
  4. Pride and Joy
  5. Texas Flood
  6. Love Struck Baby
  7. Mary Had A Little Lamb
  8. Tin Pan Alley (aka Roughest Place In Town)
  9. Little Wing/Third Stone From The Sun

CD 1, Tracks 1-11 from Epic LP FE-38734, 1983
CD 1, Track 12 from Epic/Legacy CD EK 65870, 1999
CD 2, all tracks previously unreleased

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Un terzetto di ristampe interessanti.

La prima è la classica Deluxe Version doppia della Island/Universal di Broken English di Marianne Faithfull, il disco è del 1979 (dal sound si sente) e viene giustamente considerato il migliore della cantante inglese. Per l’occasione è stato recuperato il mixaggio originale dell’album che si considerava perduto e inserito nel secondo CD, in modo da poterlo confrontare con la versione pubblicata ai tempi, presente nel 1° CD. Cè anche una ulteriore versione ri-cantata di Sister Morphine che appariva solo nella antologia Perfect Strangers e quattro bonus con remix vari usciti ai tempi solo in vinile ( e di cui peraltro non sentivo la mancanza). Molto più interessante il materiale video inserito nel primo dischetto che è un “enhanced disc” da vedere con il PC e che contiene i tre video promozionali di Witches Song, The Ballad Of Lucy Jordan e Broken English, oltre a materiale video girato in Super-8 dal grande regista inglese Derek Jarman.

La Ear Music/Edel pubblica questo doppio Paris 1975 dei Deep Purple, che però era uscito praticamente identico nel 2004 per la Purple Records e, in parte, all’interno di Made In Europe e Mk. III The Final Concerts. Se ve lo siete perso negli altri giri (o perchè giurano che la qualità sonora è nettamente superiore, se vi fidate), vale la pena di averlo perché si tratta dell’ultima data di Ritchie Blackmore con la versione Mark III della band inglese, quella Coverdale/Hughes/Lord/Paice, oltre a Blackmore, che era già con i Rainbow mentre nel gruppo sarebbe entrato Tommy Bolin. Se volete confrontare

Disc 1

  1. Burn
  2. Stormbringer
  3. The Gypsy
  4. Lady Double Dealer
  5. Mistreated
  6. Smoke on the Water
  7. You Fool No One

Disc 2

  1. Space Truckin’
  2. Going Down
  3. Highway Star
  4. Interview (bonus track)

All tracks recorded at the Palais de Sports, Paris – 4/7/1975. Portions of this performance previously released on Made in Europe (Purple Records TPSA-7517 (U.K.)/Warner Bros. PR-2995 (U.S.), 1976) and Mk. III: The Final Concerts (Connoisseur Collection DPVSOP CD 230 (U.K.), 1996)

Alla fine dello scorso anno la Warner aveva pubblicato un bellissimo cofanetto dedicato alla musica soul classica Atlantic Soul Legends: 20 Original Albums che era interessante (oltre che per la musica strepitosa che conteneva e per una bella confezione, già FC) perchè per la prima volta in CD era disponibile un album molto raro (e bello) The Show Must Go On di Sam Dees, uno che rivaleggia nei lenti con Al Green (come potete verificare nel video).  Molti se lo sono comprato quasi solo per quello (e Donny Hathaway): ora, giustamente, come punizione divina, la Real Gone Records (che viene presentata come la “nuova” Rhino) pubblica l’album originale e per la gioia di tutti ci sono 6 bonus tracks che ai tempi erano uscite solo su singoli (che tempismo, 40 anni senza pubblicare nulla e poi vai con l’in…..ta). Comunque il disco è bellissimo.

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Per finire il giro odierno un altro terzetto di uscite interessanti, questa volta novità. Anche se rimangono altri dischi pubblicati o in via di pubblicazione in questi giorni che aggiornerò con un’ulteriore puntata della rubrica domani e con recensioni apposite nei prossimi giorni (molti nomi interessanti, Hayward Williams, Dan Bern, Gordie Tentrees, Matt Walker, Mighty Sam McClain, Firewater, Lucie Thorne, Eve Selis e molti altri, ma quando li farò? Spero di trovare il tempo, ce ne sono alcuni veramente notevoli, per non parlare di Black Sorrows, Jeff Black, eccetera, eccetera.

Ma torniamo a bomba. Terri Clark è una cantante country canadese con una lunga carriera alle spalle ed è una di quelle brave. Classic pubblicato dalla Baretrack (e dalla EMI Canada un paio di mesi fa) è il suo nono album di studio e si avvale di molte collaborazioni:

1. It Wasn’t God Who Made Honky Tonk Angels
2. Love Is A Rose
3. How Blue (feat. Reba)
4. Don’t Come Home A Drinkin’ (With Lovin’ On Your Mind)
5. Gentle On My Mind
6. Golden Ring (feat. Dierks Bentley)
7. Two More Bottles of Wine
8. Leavin’ On Your Mind (feat. Jann Arden)
9. Swinging Doors
10. Delta Dawn (feat. Tanya Tucker)
11. I’m Movin’ On (feat. Dean Brody)

Se volete provare!

Nuovo album (sarebbe il secondo, ma il primo, omonimo, era una raccolta di materiale uscito su mini ed EP’s) per i Delta Saints, buona band blues americana sotto contratto per la francese Dixiefrog. Il disco si chiama Death Letter Jubilee e mescola Delta music (come da nome), Chicago Blues e New Orleans con una robusta dose di rock. Mi sa che anche questo rientrerà nelle mie prossime recensioni, ho come un presentimento: comunque non è male, gli appassionati possono procedere.

In Inghilterra la rivista Q sta facendo una specie di campagna per lanciare questo Robert Vincent che viene presentato, di volta in volta, come il Bruce Springsteen scozzese, un Van Morrison del Mersey, un epigono di Johnny Cash e del rock’n’roll anni ’50. Tutti elementi presenti (in parte) in questo Life In Easy Steps che è il suo primo album ufficiale (preceduto da alcuni mini e da un paio di album, registrati e mai pubblicati per vari disguidi e sfortune che hanno costellato la sua carriera). Viene da Liverpool (e questo già è un buon viatico) e da quello che ho sentito il talento c’è, la voce pure, le canzoni anche (nella prima tiratura dell’album doppia, è presente un secondo CD con brani che erano presenti nei vecchi EP). L’etichetta è la Demon Blue, quindi non sarà facile da reperire. Se volete un consiglio, cercatelo, perché questo è uno di quelli bravi, un nome di cui si parlerà nei prossimi mesi e, per il momento (credo solo per una settimana) lo potete sentire interamente in streaming a questo indirizzo listen-to-stream-of-new-robert-vincent-album oppure andate sul suo sito http://robertvincentmusic.com/ e avrete una piacevole sorpresa.

La ricerca continua,ma per oggi è tutto!

Bruno Conti

Adesso Lo Sapete Parte X

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Ho fatto tornare, eccezionalmente, il mio alter ego per la decima parte di questa rubrica ricorrente e periodica che festeggia anche il post n.200 di questo Blog: per il momento resisto. Uno al giorno leva il medico di torno. Questa non faceva parte delle curiosità, per quanto…ma veniamo al “lavoro”!

Lo sapevate che la Tamla Motown ha annoverato tra le sue fila anche un Premio Nobel? No, non è Bob Dylan, anche se lo avrebbe meritato e neppure Bono, anche so lo avrebbe voluto!

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Esatto! Non era facile, ma è stato proprio il Reverendo Martin Luther King e quella è la copertina del disco originale. Esiste anche un CD che raccoglie i suoi discorsi.

Passando a cose più leggere, oltre a quella Mexico di James Taylor, tra una miriade di brani con il nome dello stato nord-americano, ce ne è stata una nel 1968 che fu la canzone ufficiale della squadra della Gran Bretagna alle Olimpiadi di Città del Messico di quell’anno, sapete chi la cantava?

Non credo proprio, rispondo io per voi! Comunque, era il primo datore di lavoro di Elton John e Rod Stewart, il famoso bluesman e cantante Long John Baldry che non passerà certo alla storia per questo brano watch?v=eZpzl5Tmrq0, sentire per credere!

Chi è invece passato alla storia per avere avuto (tra le altre cose) due album al numero 1 delle classifiche inglesi nel 1967 nello spazio di quattro mesi? Bei tempi!

Dopo essere stati vilipesi per anni, in tempi recenti sono stati molto rivalutati per essere stati, per un breve periodo, i grandi rivali americani dei Beatles nelle classifiche dei singoli più venduti. Non i Beach Boys. Ebbene sì, proprio i Monkees.

Questa non era inferiore ai brani di Byrds e Beatles di quegli anni!

Venendo a tempi più recenti, lo sapevate che un famoso Chitarrista (e qui c’è l’aiutino) ha collaborato nel 2006 alla stesura del testo accademico Bang! The Complete History Of The Universe. Non credo lo abbiano tradotto in italiano. Chi era costui?

E’ stato dottore in Fisica e Astronomia, con dottorato in Astrofisica ottenuto nel 2007, Brian May. Ma il dottorato in chitarra glielo avranno dato? Speriamo. Senti che roba! watch?v=qFhIoB8CrWA.

Venendo ad una nota “triste” ma allegra al tempo stesso. Martedì 18, esce, finalmente, la ristampa di Exile On Main Street dei Rolling Stones. E fin qua tutto bene! Ma sapete quale è stato l’ultimo brano degli Stones a entrare nei Top Ten inglesi e americani?

Correva l’anno 1981 !?!, praticamente una vita fa, e Start Me Up faceva il suo trionfale ingresso nelle classifiche di mezzo mondo. Nessuno, e men che meno i Rolling, avrebbe immaginato che era “The Last Time”. Grande brano! watch?v=ed36UQX8kXQ

Visto che siamo in argomento Stones, sapete quale voce femminile, dopo parecchi anni, è stata accreditata come co-autrice di un brano di Sticky Fingers?

Una che la canzone l’ha vissuta quasi fino alle estreme conseguenze, Mrs. Marianne Faithfull.

Fra tre giorni, martedì 18 maggio 2010, fanno 30 anni dalla morte per suicidio di Ian Curtis, il tormentato leader dei Joy Division. Non aveva ancora compiuto ventiquattro anni.

Non avevo ancora avuto occasione di citarlo ma mi sembra giusto ricordarla. Il 23 marzo di quest’anno è morta a New Orleans, dove era anche nata 62 anni prima, Marva Wright, una delle più grandi e misconosciute voci nell’ambito soul, blues e gospel “The Blues Queen of New Orleans”, così era chiamata. Una cantante straordinaria. Scusate il ritardo!

Bruno Conti