Chiamatelo Pure “Mississippi John Oates”! John Oates – Arkansas

john oates arkansas

John Oates With The Good Road Band – Arkansas – PS/Thirty Tigers CD

Non avrei mai pensato che nella mia umile carriera di critico e recensore avrei un giorno parlato di un album di John Oates, che insieme a Daryl Hall andava a formare Hall & Oates, un duo tra i più di successo di tutti i tempi, che negli anni settanta ed ottanta ha venduto vagonate di dischi all’insegna di un “Philly Sound” decisamente annacquato, una miscela all’acqua di rose di soul, errebi e pop molto commerciale e lontano anni luce dai gusti del sottoscritto. Ma gli americani hanno sempre in serbo delle sorprese, e così come un attore conosciuto per i suoi ruoli comici anche al limite dell’idiota al primo ruolo drammatico sfodera una prestazione da Oscar (il riferimento è al Jim Carrey di The Truman Show, secondo me uno dei più bei film di sempre, ma la storia di Hollywood è piena di esempi in tal senso), allo stesso modo un artista che ha passato la vita a fare musica per vendere a palate, arriva ad un certo punto in cui decide di pubblicare album di ben altro spessore artistico. Oates ha iniziato a fare dischi da solista solo nel nuovo millennio (il suo sodalizio con Hall parrebbe giunto al capolinea), avvicinandosi sempre di più al suono Americana, influenzato dalle canzoni che fanno parte del songbook dei suoi avi, ma è con il nuovissimo Arkansas che ha fatto bingo, trovando un disco che mi ha lasciato a bocca aperta, quasi un capolavoro che assolutamente non pensavo fosse nelle sue corde.

Arkansas è un chiaro omaggio di Oates prima di tutto al suono di Mississippi John Hurt, una leggenda del folk-blues acustico che da sempre è uno dei suoi preferiti (anche se negli anni settanta non si sarebbe detto), fino al punto di aver voluto acquistare ad un’asta la chitarra che Hurt usò durante il Festival di Newport del 1964 (anche se l’acquisto è avvenuto a disco terminato, e quindi non ha fatto in tempo ad usarla). Ma John allarga il raggio, e con questo lavoro omaggia canzoni che hanno anche più di un secolo sulle spalle, alcune molto note altre decisamente oscure, e completa il tutto con due pezzi nuovi di zecca ma scritti nello stesso mood. Come ciliegina, John (che suona la chitarra acustica e canta con una voce arrochita e non molto familiare, anche perché quello del duo che cantava era Hall) si è fatto accompagnare da un gruppo formidabile, The Good Road Band, un combo di fuoriclasse del calibro di Sam Bush (mandolino), Guthrie Trapp (chitarra elettrica), Russ Pahl (steel), Steve Mackey (basso), Josh Day (batteria), Nathaniel Smith (cello), che si occupano anche di saltuari backing vocals quando si tratta di dare un tono gospel ai brani. Un grande disco dunque, una miscela vincente di folk, country, rock, blues ed old time music, suonata con una classe sopraffina e con l’attitudine da veri pickers: 34 minuti scarsi di musica, ma tutta ad altissimo livello.

Splendido l’inizio: Anytime, un brano del quasi dimenticato Emmett Miller (un musicista da circo degli anni venti), è un pickin’ country decisamente d’altri tempi, suonato con uno stile alla Bill Monroe e con deliziosi interventi di mandolino e chitarra elettrica, e con la voce roca di John che si integra alla perfezione. Arkansas è il primo dei due pezzi scritti dal nostro, una folk ballad elettrificata decisamente vibrante e con accenni gospel: il songwriting è moderno ma l’accompagnamento no, anche se c’è una bella slide che porta il suono ai confini del rock. Splendida My Creole Belle, un brano attribuito a Mississippi John Hurt (una volta si usava prendere dei brani dalla tradizione, cambiare qualche parola e spacciarli per autografi), uno scintillante folk-blues con il solito cocktail vincente di strumenti a corda ed un coinvolgente botta e risposta voce-coro; Pallet Soft And Low, un traditional, è parecchio bluesata, sa di polvere e fango e sembra provenire dal delta del Mississippi, con uno splendido lavoro all’elettrica di Trapp, per sei minuti tutti da godere (è la più lunga). Non poteva mancare Jimmie Rodgers: Miss The Mississippi And You, pur non essendo stata scritta da lui, è uno dei brani simbolo del “singing brakeman”, e John ne offre una rilettura molto old-fashioned, lenta e decisamente raffinata, tutta suonata in punta di dita; il famoso traditional Stack O Lee, ripreso negli anni da un sacco di gente, ha qui un trattamento regale, tra country e folk, con il solito pickin’ d’alta classe ed una sezione ritmica discreta ma spedita.

That’ll Never Happen No More è un’oscura canzone dell’ancora più oscuro Blind Blake, riproposta da Oates e compagni con un delizioso sapore dixieland pur in assenza di strumenti a fiato, mentre Dig Back Deep è il secondo pezzo originale, uno splendido e trascinante brano elettrico tra boogie e gospel, intriso a fondo di atmosfere sudiste. Il CD si chiude con Lord Send Me, altra bellissima canzone tradizionale che mischia alla grande folk, gospel e bluegrass, suonata anch’essa in maniera strepitosa, e con Spike Driver Blues, altro pezzo del repertorio di John Hurt, pura e limpida come l’acqua di montagna, solo John e due chitarre acustiche. Un disco splendido e sorprendente, tra i più belli di questi primi due mesi dell’anno, che probabilmente ritroveremo nelle liste di Dicembre.

Marco Verdi

Novità Di Giugno, Terza Decade. Neil Young, Jerry Garcia, Rich Robinson, Felice Brothers, Royal Southern Brotherhood, Eggs Over Easy, Yardbirds, Sam Bush

neil young earth

Ecco le uscite più interessanti della terza decade del mese, previste per venerdì 24 giugno. Partiamo con il nuovo doppio CD dal vivo (o triplo LP, o download tramite Pono) di Neil Young con i Promise Of The Real: come è noto da tempo l’album si intitola Earth, etichetta Reprise e all’inizio di ogni brano il vecchio Neil ha inserito, diciamo, degli inserti ecologici, rumori della terra, uccellini vari, insetti, cani, rane, pure clacson di automobili e altro, ma anche, e soprattutto tredici brani Live molto interessanti, tra cui una poderosa Love And Only Love di oltre 28 minuti.

Questa è la tracklist completa:

[CD1]
1. Mother Earth
2. Seed Justice
3. My Country Home
4. The Monsanto Years
5. Western Hero
6. Vampire Blues
7. Hippie Dream
8. After the Gold Rush
9. Human Highway

[CD2]
1. Big Box
2. People Want to Hear About Love
3. Wolf Moon
4. Love and Only Love

Recensione completa nei prossimi giorni.

jerry garcia garcialive volume six

Tra una uscita e l’altra dei Grateful Dead esce anche il sesto capitolo della serie GarciaLive, triplo CD pubblicato dalla ATO Records, di nuovo con il tastierista e cantante Merl Saunders, il concerto è stato registrato al Lion’s Share di San Anselmo, CA, (un locale con una capienza di 200 posti, dove la band suonava spesso, quindi potremmo aspettarci altri capitoli della saga), e siamo al 5 luglio 1973, quindi più o meno all’epoca del Live At Keystone, ma il repertorio è differente. Nel secondo set c’è anche un trombettista aggiunto di cui è ignota l’identità, mentre la sezione ritmica è formato dai soliti John Kahn al basso e Bill Vitt alla batteria. C’è un medley di She’s Got Charisma That’s Alright Mama che dura più di 31 minuti e una versione di My Funny Valentine che ne dura quasi 20, comunque ecco la lista completa dei contenuti.

[CD1]
1. After Midnight
2. Someday Baby
3. She’s Got Charisma ->
4. That’s Alright, Mama

[CD2]
1. The System
2. The Night They Drove Old Dixie Down
3. I Second That Emotion
4. My Funny Valentine
5. Finders Keepers

[CD3]
1. Money Honey
2. Like A Road
3. Merl’s Tune ->
4. Lion’s Share Jam
5. How Sweet It Is (To Be Loved By You)

rich robinson flux

Primo album di materiale nuovo per Rich Robinson, dopo una serie di ristampe di album ed EP vari pubblicati nel 2016. Si intitola Flux, esce per la Edel il 24 giugno e contiene 13 brani scritti per l’occasione da Rich:

1. The Upstairs Land
2. Shipwreck
3. Music That Will Lift Me
4. Everything’s Alright
5. Eclipse The Night
6. Life
7. Ides Of Nowhere
8. Time To Leave
9. Astral
10. For To Give
11. Which Way Your Wind Blows
12. Surrender
13. Sleepwalker

Nel disco, registrato aglii Applehead Studios di Saugerties, NY, nella zona di Woostock, dove sono stati registrati altri album di Robinson, suonano Matt Slocum (tastiere), Marco Benevento (tastiere), Danny Mitchell (tastiere) Zak Gabbard (basso), Joe Magistro (batteria / percussioni), e John Hogg e Danielia Cotton alle armonie vocali. A fine luglio, il 29, è prevista anche l’uscita del disco del fratello Chris, come Chris Robinson Brotherhood Anyway You Love, We Know How You Feel

felice brothers life in the dark

Sempre a proposito di fratelli, in questo fine settimana è prevista l’uscita anche del nuovo album dei Felice Brothers Life In The Dark, etichetta Yep Rock. Come certo saprete Simone Felice, che chi scrive considera il fratello più bravo della famiglia, non fa più parte in modo stabile della band, salvo saltuarie partecipazioni, preferendo concentrarsi sulla sua carriera solista e sui dischi dei The Duke And The King, di cui attendiamo con ansia nuove prove. Comunque anche gli altri fratelli Ian James Felice sono bravi (come i fratelli Robinson) e continuano a fare buona musica per cui sentiremo con fiducia il nuovo album.

1. Aerosol Ball
2. Jack At The Asylum
3. Life In The Dark
4. Triumph ’73
5. Plunder
6. Sally!
7. Diamond Bell
8. Dancing On The Wing
9. Sell The House

Un paio di ristampe…

Eggs Over Easy Good 'N' Cheap The Story

Gli Eggs Over Easy, pur essendo americani, anzi californiani, per la precisione venivano da Berkeley, sono stati una delle punte di diamante del cosiddetto filone del pub rock inglese, quello da cui sono venuti in seguito anche Ducks Deluxe, Bees Make Honey e Dr. Feelgood, e più o meno in contemporanea anche i grandi Brisnley Schwarz di Nick Lowe e soci. Grande band che fu “scoperta” da Chas Chandler, l’ex Animals, manager orfano di Jimi Hendrix, che li portò nel 1971 agli Olympic Studios di Londra per incidere quello che avrebbe dovuto essere il loro album di esordio grazie ad un contratto con una grande major dell’epoca. Quando il contratto non si materializzò più, le registrazioni vennero accantonate, e nel 1972 il gruppo, questa volta negli Stati Uniti, registrò il proprio debutto Good’N’Cheap, pubblicato dalla A&M e con la produzione di Link Wray. Gli Eggs Over Easy avevano tre grandi songwriters nelle loro fila :Jack O’Hara, Austin de Lone e Brien Hopkins, soprattutto il secondo e proponevano un sound che miscelava country-rock, blues, rock classico, grandi armonie vocali alla CSN&Y, e appunto pub rock, ma non ebbero, purtroppo, nessun successo, pubblicando un secondo album, Fear Of Frying, uscito nel 1980 e passato nel dimenticatoio e poi ancora qualche singolo e delle compilations postume.

Ora la Yep Rock fa uscire questo doppio CD splendido (ma assai costoso, circa 30 euro per 2 CD, anche con un libretto di 24 pagine, mi sembrano eccessivi): il titolo dice tutto: Good ‘N’ Cheap: The Eggs Over Easy Story e raccoglie l’album di esordio, il secondo disco. le sessions del 1971 a Londra e due canzoni uscite su un singolo. Comunque questa è la lista completa dei contenuti del doppio.

 [CD1]
1. Party Party
2. Arkansas
3. Henry Morgan
4. The Factory
5. Face Down in the Meadow
6. Home to You
7. Song is Born of Riff and Tongue
8. Don’t Let Nobody
9. Runnin’ Down to Memphis
10. Pistol on a Shelf
11. Night Flight
12. I’m Gonna Put a Bar in the Back of My Car (& Drive Myself to Drink)
13. Horny Old Lady
14. Fire
15. Scene of the Crime
16. Forget About It
17. Louise
18. Lizard Love
19. You Lied
20. Driftin’
21. She Love Me
22. Action
23. Mover’s Lament
24. Nonnie Nookie No

[CD2]
1. Goin’ To Canada
2. I Can Call You
3. Right On Roger
4. Country Waltz
5. Give Me What’s Mine
6. Across From Me
7. Waiting for My Ship
8. January
9. Give and Take
10. Funky But Clean
11. I’m Still the Same
12. 111 Avenue C

Questa è proprio la classica band di culto, da conoscere assolutamente, anche se il prezzo del doppio dischetto che esce, come detto, per la Yep Rock, ripeto, mi pare eccessivo.

yardbirds live at the bbc

In attesa del nuovo CD di quel signore che vedete in primo piano nella foto qui sopra (esatto, Jeff Beck, del quale è in uscita appunto un nuovo album di studio il 15 luglio, e di cui leggerete prossimamente, prima sul Buscadero e poi sul blog, per ora mi limito ad un Uhm, chi vuol capire…). esce questa ennesima doppia compilation della Repertoire intitolata Live At The BBC e dedicata al gruppo in cui hanno militato anche Eric Clapton Jimmy Page, ovvero gli Yardbirds. Se volete il mio parere mi sembra una mezza fregatura: la stessa Repertoire aveva già pubblicato in passato, nel 2000 (ma si trova tuttora), un The BBC Sessions 1965-1968, singolo, ma con 33 pezzi, che raccoglieva le registrazioni di quel periodo glorioso. Ora, la nuova versione di brani ne riporta 40, ma otto sono interviste o interventi parlati, quindi vedete vobis. Vi inserisco la lista dei brani e poi decidete se vale la pena di (ri)comprare per l’ennesima volta questo materiale, considerando che anche nelle riedizioni dei vari album c’erano spesso delle bonus tracks e pure altre etichette hanno pubblicato in passato questi brani (On Air della Band Of Joy e BBC Sessions della Warner Archive)

CD1]
1. I Ain’t Got You
2. Interview: Keith Relf talks about the band’s background
3. For Your Love
4. I’m Not Talking (Tracks 1 – 4: Top Gear, Recorded 22nd March, 1965, Broadcast 10th April, 1965)
5. I Wish You Would
6. Interview: Paul Samwell – Smith talks about the recordingand the USA tour
7. Heart Full Of Soul (Tracks 5 – 7: Saturday Club, Recorded 1st June 1965, Broadcast 5th June, 1965)
8. I Ain’t Done Wrong
9. Heart Full Of Soul (Alternate version) (Tracks 8 – 9: Saturday Club, Recorded 21st June, 1965, Broadcast 26th June, 1965)
10. Too Much Monkey Business
11. Love Me Like I Love You
12. I’m A Man (Tracks 10 – 12: You Really Got Me (Kinksize Live Pop Package with The Kinks & other guests), Recorded 6th August, 1965, Broadcast 30th August, 1965)
13. Evil Hearted You
14. Interview: Paul Samwell – Smith talks about the ‘Still I’m Sad’ single
15. Still I’m Sad
16. Hang On Sloopy (Tracks 13 – 16: Saturday Club, Recorded 27th September, 1965, Broadcast 2nd October, 1965)
17. Smokestack Lightning
18. Interview: The Yardbirds give their New Year’s resolutions
19. You’re A Better Man Than I
20. The Train Kept A-Rollin’
21. Smokestack Lightning (Edited version) (Tracks 17 – 21: This Must Be The Place, (with The Hollies, The Ivy League & other guests), Recorded 18th November, 1965, Broadcast 27th December, 1965)

[CD2]
1. Shapes Of Things
2. Dust My Broom
3. You’re A Better Man Than I (Tracks 1 – 3: Saturday Club, Recorded 28th February, 1966, Broadcast 5th March, 1966)
4. Baby, Scratch My Back
5. Interview: Keith Relf talks about his solo single
6. Over, Under, Sideways, Down
7. The Sun Is Shining (Edited version)
8. Interview: Keith Relf talks about their USA tour
9. Shapes Of Things (Alternate version)
10. The Sun Is Shining (Tracks 4 – 10: Saturday Swings, Recorded 6th May, 1966.Broadcast 21st May, 1966)
11. Over, Under, Sideways, Down (Original TV version)
12. Comment: Jeff Beck’s guitar playing (Tracks 11 – 12: BBC1 ‘A Whole Scene Going’, Broadcast 18th June,1966)
13. Most Likely You Go Your Way (And I’ll Go Mine)
14. Little Games
15. Drinking Muddy Water (Tracks 13 – 15: Saturday Club, Recorded 4th April, 1967, Broadcast 15th April, 1967)
16. Think About It
17. Interview: Jimmy Page talks about touring
18. Goodnight Sweet Josephine
19. My Baby (Tracks 16 – 19: Saturday Club, Recorded 15th March, 1968, Broadcast 16th March, 1968)

Se non avete nulla ovviamente il disco è indispensabile, una delle più grandi ed innovative band inglesi degli anni ’60, con tre grandissimi chitarristi, soprattutto Beck all’epoca.

royal southern brotherhood - royal gospel

Tornando a fratelli e “fratellanze” vi segnalo anche l’uscita del nuovo album dei Royal Southern Brotherhood The Royal Gospel, sempre su etichetta Ruf come i precedenti quattro (tre in studio e uno dal vivo). Questo è il secondo per la formazione Mark II (e pure di questo, penso, troverete la recensione sul Buscadero del mese prossimo, un po’ di pubblicità, e poi anche sul Blog). Mi limito da anticiparvi che il disco mi pare buono e contiene i seguenti pezzi.

1. Where There’s Smoke There’s Fire
2. I’ve Seen Enough To Know
3. Blood Is Thicker Than Water
4. I Wonder Why
5. I’m Comin’ Home
6. Everybody Pays Some Dues
7. Face Of Love
8. Land Of Broken Hearts
9. Spirit Man
10. Hooked On The Plastic
11. Can’t Waste Time
12. Stand Up

E sopra una piccola anticipazione sui contenuti.

sam bush storyman

E per finire, il nuovo album di Sam Bush Storyman, presentato dallo stesso musicista americano come il suo primo disco da “cantautore”, l’album , pubblicato dalla Sugar Hill, distribuita dal gruppo Universal, contiene 11 brani nuovi, firmati da Bush in coppia con grandi autori della scena roots, Emmylou Harris, Jon Randall Stewart, Jeff Black e altri, oltre ad uno scritto con Guy Clark, Carcinoma Blues, dove i due musicisti esorcizzavano i problemi avuti di entrambi con i tumori e che poi, recentemente, si sono portati via il cantante texano.

Ecco i brani:

1. Play By Your Own Rules
2. Everything Is Possible
3. Transcendental Meditation Blues
4. Greenbrier
5. Lefty’s Song
6. Carcinoma Blues
7. Bowling Green
8. Handmics Killed Country Music
9. Where’s My Love
10. It’s Not What You Think
11. I Just Wanna Feel Something

Il mandolinista e violinista è accompagnato dalla sua band e nel CD si trova anche un brano strumentale, It’s Not What You Think, firmato da tutta la band  Il disco è stato registrato tra la Florida e Nashville nell’arco degli ultimi quattro anni ed è il seguito dell’ottimo Circles Around Me pubblicato nel lontano 2009.

Alla prossima.

Bruno Conti

Una Nuova” Promettente” Artista Di Talento! Loretta Lynn – Full Circle

loretta lynn full circle

Loretta Lynn – Full Circle – Sony Legacy CD

Il titolo del post è volutamente ironico, in quanto ci troviamo di fronte ad una vera e propria leggenda vivente della country music (e non solo): Loretta Lynn (nata Webb), 84 anni il mese prossimo, è sulla breccia da più di cinquant’anni, e la sua serie di successi e di premi meriterebbe un post a parte (basti sapere che è, dati alla mano, l’artista donna più di successo in ambito country di tutti i tempi). Sono già passati dodici anni da quel Van Lear Rose, che ci aveva mostrato un po’ a sorpresa un’artista ancora in grandissima forma, perfettamente a suo agio anche con una produzione non proprio tradizionale, come quella dell’eclettico Jack White: ma la strana coppia aveva funzionato, e l’album era stato uno dei migliori del 2004 in ambito country. Ora Loretta ci riprova, e con Full Circle centra nuovamente il bersaglio: ben bilanciato tra brani originali (alcuni rivisitati), cover e pezzi tratti dalla tradizione, il disco ci mostra una cantante che non ha la minima intenzione di appendere il microfono al chiodo, ed anzi è ancora in possesso di una voce formidabile, pura, limpida e cristallina, di certo non tipica di un’ottuagenaria.

La produzione è più canonica rispetto a Van Lear Rose, ed è nelle mani comunque esperte di John Carter Cash (figlio di Johnny e June), che ha cucito attorno all’ugola di Loretta un suono molto classico, con piano, steel, violini e chitarre acustiche sempre in primo piano: la lunga lista di musicisti presenti comprende alcuni veri e propri luminari come Sam Bush (mandolino), Shawn Camp (chitarra, di recente stretto collaboratore di Guy Clark), Paul Franklin (steel), Ronny McCoury (figlio di Del, al mandolino), Randy Scruggs (chitarra), oltre allo splendido pianoforte di Tony Harrell (già con Don Henley, Johnny Cash, Vince Gill, Sheryl Crow e nel bellissimo Django And Jimmie di Willie Nelson e Merle Haggard). Tredici canzoni, non una nota da buttare, con alcune vere e proprie perle ed un paio di sorprese finali che vedremo.

Con i primi due brani, due lentoni intitolati rispettivamente Whispering Sea e Secret Love, Loretta sembra quasi scaldare la sua ugola ed il gruppo i muscoli, ma già con la seconda delle due la nostra dimostra di essere nel suo elemento naturale, e la voce sembra di una con trent’anni di meno. Who’s Gonna Miss Me? ha una melodia diretta ed il gruppo offre una performance cristallina, grande classe e grande canzone, ma le cose vanno ancora meglio con la splendida Blackjack David, un famoso traditional attribuito alla Carter Family, rilasciato con un arrangiamento da pura mountain music, una versione imperdibile; e che dire di Everybody Wants To Go To Heaven, ritmo spedito, grande assolo di piano, chitarrina elettrica, melodia dalla struttura gospel e Loretta che canta con la grinta di una ventenne.

Always On My Mind è una delle grandi canzoni del songbook americano (ricordo le versioni più famose, ad opera di Elvis Presley e Willie Nelson) e l’arrangiamento pianistico è più vicino a quello di Willie che a quello un po’ pomposo del King: comunque sempre un grande brano, con la Lynn che canta con un’intensità da pelle d’oca. Anche Wine Into Water è una gradevolissima country ballad, suonata alla grande (ma tutto il disco è a questi livelli: è forse brutta la rilettura del traditional In The Pines?); Band Of Gold è un honky-tonk perfetto, che sembra provenire direttamente dalla golden age di questo tipo di musica, così come la mossa Fist City (un vecchio successo rifatto), fulgido esempio di come si possa fare del vero country tradizionale nel 2016.

I Never Will Marry (ancora Carter Family, qui John Carter deve aver detto la sua) precede Everything It Takes, uno scintillante honky-tonk che Loretta ha scritto con Todd Snider, suonato e cantato con la consueta classe, con la partecipazione straordinaria (e riconoscibilissima) di Elvis Costello alle armonie vocali. Chiude il CD la tenue Lay Me Down, un vero e proprio duetto vocale con Willie Nelson (poteva mancare?), due voci superbe, una chitarra, un mandolino, un violino e feeling a palate.

Full Circle è il titolo più appropriato per questo album, in quanto ci riporta una Loretta Lynn in forma Champions (per dirla in termini calcistici), e su territori che conosce a menadito e che ormai le appartengono di diritto.

Ed è ancora la numero uno.

Marco Verdi

Un Cantautore Dai Molti Fans Di “Lusso”, E Parecchi Sono Nel Disco! Jeff Black – Plow Through The Mystic

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Jeff Black – Plow Through The Mystic – Lotos Nile Music 2011

Atteso ritorno del cantautore-pianista (merce rara al giorno d’oggi) Jeff Black, nativo del Missouri, giunto al quinto disco in oltre 13 anni di carriera. Jeff ha iniziato a lavorare in quel di Nashville facendo il “turnista” nelle band di vari “countrymen”, tra cui Iris DeMent, quindi ha cominciato a scrivere canzoni per altri artisti Waylon Jennings (The Carnival Song), Jo-El Sonnier (Never Did Say Goodbye), The Blackhawk (That’s Just About Right), riscuotendo un discreto successo che lo ha portato in seguito ad essere ben considerato anche da celebrate “star” come Alison Krauss, Dierks Bentley oltre al mandolinista Sam Bush che troviamo puntualmente anche in questo lavoro. Il nostro amico ha esordito nel 1998 con Birmingham Road, poi ha dovuto attendere diversi anni per ritrovare un contratto discografico, giunto nel 2003 con la meritevole Blue Rose che ha pubblicato “l’elettrico” Honey and Salt, seguito nello stesso anno da una compilation B-Sides and Confessions Vol.1, inciso con una scarna strumentazione, ma composto da grandi canzoni, per arrivare allo splendido Tin Lily del 2005.

Plow Through The Mystic si avvale di musicisti del calibro di Jerry Douglas alle chitarre e lap steel, Sam Bush ovviamente al mandolino, Kenny Wright alla batteria, Matraca Berg e le più famose Kim Richey e Gretchen Peters (interprete di un bellissimo disco con Tom Russell) ai cori, e lo stesso Black che suona di tutto, dal pianoforte, al banjo e alle tastiere, il tutto per circa un’ora di musica dove Jeff con la sua voce, un piano che segna le melodie, chitarre per lo più acustiche, ogni tanto la sezione ritmica, sa scrivere canzoni profonde, in cui passione e cuore sono in perfetta simbiosi.

L’iniziale Walking Home mischia la canzone d’autore Americana con una melodia lenta tipica di Black, mentre la seguente Sorry cattura subito, impreziosita dal controcanto delle tre “Ladies”. Immigrant Song è un brano recitativo con la chitarra acustica che dialoga con la voce di Jeff,  nella seguente Cure entra in scena il mandolino di Sam Bush per l’unico brano in forma strumentale. Sam è ancora protagonista in una accorata Virgil’s Blues, mentre Wounded Heart è più “normale” e si ascolta con piacere, ma non va oltre. Il livello si alza con il brano che dà il titolo al CD, una Plow Through the Mystic lenta ed introspettiva, che ci consegna il cantautore nella sua versione più intima. Anche la seguente New Love Song è sulla stessa linea con il piano protagonista, mentre il mandolino di Sam ritorna in Making The Day, ballata acustica e leggiadra. Waiting è un brano dotato di una bella melodia, in un ambito prettamente cantautorale, e anche What I Would Not Do è una canzone ben cantata, notturna e pianistica. Il piano è ancora protagonista in Run e Ravanna, le due composizioni che chiudono degnamente un disco onesto, dai sapori antichi.

Jeff Black è un songwriter da preservare come i “panda”, scrive canzoni che richiamano alla mente Greg Brown, Bill Morrissey e il compianto Townes Van Zandt, e i suoi testi sono tra i più belli in circolazione. Plow Through The Mystic è un disco che emoziona e affascina, e Black conferma di essere un autore vero, per chi lo conosce sapete già cosa fare, per i “neofiti” dovete prendere il CD con dolcezza, adagiarlo nel lettore e lasciare che vi conquisti.

Tino Montanari

P.S. *E se cogliete anche degli echi del Tom Waits giovane non state sognando!

*NDB