Non Tradiscono Mai. Gov’t Mule – Revolution Come…Revolution Go

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Gov’t Mule – Revolution Come…Revolution Go – 2 CD Fantasy/Universal 09-06-2017

Tornano i Gov’t Mule con un nuovo album, Revolution Come…Revolution Go, concepito nei giorni dell’elezione di Trump negli USA (e quindi come nel caso di quello di Roger Waters, influenzato a livello di testi dagli avvenimenti allora in corso), ma musicalmente sempre legato al classico rock del quartetto americano, uno stile dove confluiscono anche elementi blues, soul, funky, jazz e anche country, oltre alle improvvisazioni tipiche delle jam band: quindi, come si ricorda nel titolo del Post, per certi versi non tradiscono mai i loro estimatori. Dopo lo scioglimento degli Allman Brothers (reso ancor più definitivo dalla recente scomparsa di Gregg Allman http://discoclub.myblog.it/2017/05/28/lultima-corsa-del-viaggiatore-di-mezzanotte-ma-la-strada-continua-per-sempre-ci-ha-lasciato-anche-gregg-allman-aveva-69-anni/ ) Warren Haynes si è dedicato alla sua carriera solista, pubblicando tre album, uno in studio, un Live e quello insieme ai Railroad Earth http://discoclub.myblog.it/2015/07/29/il-disco-dellestate-dellautunno-dellinvernowarren-haynes-featuring-railroad-earth-ashes-and-dust/ , non tralasciando comunque una intensa attività di pubblicazione di materiale d’archivio della sua band principale, più o meno in concomitanza con il 20° Anniversario dalla nascita del gruppo http://discoclub.myblog.it/2016/08/05/dagli-archivi-inesauribili-dei-govt-mule-ecco-le-tel-star-sessions/ . L’ultimo album Shout!, uscito nel 2013 per la Blue Note, era stato un album particolare, in quanto a fianco del disco principale era accluso un secondo CD con tutte le canzoni (ri)cantate da una nutrita serie di ospiti. Per Revolution Come…Revolution Go, il loro decimo album di studio, si ritorna alla formula abituale (anche se, come da benemerita abitudine, sarà pubblicata pure una versione Deluxe con ben 6 tracce extra, altri tre brani nuovi, una versione alternata e due Live In Studio dei pezzi contenuti nel primo CD).

Per l’occasione il numero degli ospiti è contenuto al minimo: Jimmie Vaughan è la seconda chitarra solista nella bluesata e texana Burning Point, Don Was, se vogliamo considerarlo tale, co-produce due brani del CD, alternandosi con Gordie Johnson che è il co-produttore con Haynes in altri sei. La formazione è la solita: Matt Abts alla batteria, una garanzia, Jorgen Carlsson al basso, sempre più impegnato, riuscendoci, a non fare rimpiangere Allen Woody Danny Louis alle tastiere, seconda chitarra e occasionalmente alla tromba. Il risultato, si diceva, è più che soddisfacente: a partire dalla ferocissima Stone Cold Rage, il primo “singolo” dell’album, che ci riporta al sound hard dei primi anni della formazione, a tutto wah-wah, con una carica che mi ha ricordato gli Humble Pie, Bad Company e gli amati Free, con le svisate dell’organo di Louis che si sovrappongono alle chitarre di Haynes con effetti devastanti, mentre Warren canta con la solita foga. Drawn That Way è un altro potente rock-blues cadenzato, tra la James Gang di Joe Walsh e le band citate prima, senza dimenticare il southern degli Allman e il classico rock seventies in generale, con un bel cambio di tempo, una decisa accelerazione nella seconda parte,  che prelude ad una bella jam con doppia chitarra solista; nel finale Pressure Under Fire è il secondo brano influenzato, a livello di testi, dai recenti eventi politici e sociali americani, ancora il classico rock dei Mule, un mid-tempo sospeso dalle atmosfere intense e curate dalla produzione di Don Was, con un ottimo lavoro nuovamente di Louis all’organo, alternato alla solista di Warren, mentre The Man I Want To Be è una splendida ballata in crescendo, giocata anche sui toni e i pedali della solista di Haynes, ma pure con un fervore quasi gospel e qualche retrogusto che ricorda il Jimi Hendrix più “melodico”, comunque la si veda una delle migliori canzoni del nuovo album, con un assolo fantastico di chitarra.

Traveling Tune, con l’uso della steel guitar e un’aura rustica e country è quella che più si avvicina a Ashes And Dust, il disco con i Railroad Earth, una ballata southern che ricorda anche certe cose di Dickey Betts con gli Allman, molto bella la melodia; viceversa Thorns Of Life è uno dei brani più lunghi dell’album e più improvvisati, inizio dark e quasi jazzato, con la ritmica che lavora di fino per preparare l’arrivo della voce di Haynes, molto misurato nella parte iniziale, poi entra la solista di Warren e il tempo inizia ad accelerare, si placa brevemente di nuovo e poi si ricarica per il finale di grande intensità sonora, tra picchi e momenti di quiete. Dreams And Songs, l’altro brano co-prodotto con Don Was, è una ulteriore eccellente ballata di stampo sudista, con un bel lavoro di piano elettrico e la lirica chitarra in modalità slide a sottolineare la dolce melodia della canzone che mi ha quasi ricordato il Dylan di Pat Garrett, e pure Sarah Surrender è un ottimo esempio dell’Haynes autore, non solo il chitarrista, ma anche l’amante della classica soul musicstranamente per l’unico brano non registrato nelle sessions dell’album tenute a Austin, Texas, ma in una appendice a New York nel gennaio del 2017: atmosfera ondeggiante, armonie vocali femminili, congas e organo a punteggiare l’impronta nera della canzone, scelta come secondo singolo del CD, persino qualche tocco santaneggiante nel lavoro della solista. Revolution Come…Revolution Go è l’altro brano che supera gli otto minuti, nuovamente tipico dello stile dei Gov’t Mule, partenza rock swingata su un deciso groove di basso, poi un improvviso cambio di tempo e si passa ad un blues shuffle cadenzato, sempre con la solista in grande evidenza, ulteriore cambio per una breve improvvisazione jazzata guidata dall’interscambio organo/chitarra nella parte centrale e poi nel finale si ritorna al tema iniziale.

Rimangono gli ultimi tre brani, Burning Point, quello con il duetto con Jimmie Vaughan, un brano dall’impronta blues, ma stranamente dall’anima rock, per il fratello più “tradizionale” rispetto alle 12 battute della famiglia, Warren Haynes è impegnato ad un wah-wah nuovamente quasi hendrixiano, ma anche Jimmie risponde da par suo con il suo tipico sound texano, mentre il ritmo ha pure un feeling funky, quasi à la New Orleans, grazie anche all’organo di Louis, come doveva essere nella intenzione originale espressa dall’autore nella presentazione del disco. Che si conclude con Easy Times, altra bella blues ballad dall’aria riflessiva, cantata con trasporto da Haynes, supportato nuovamente dalle voci femminili già impiegate in precedenza, prima di rilasciare un ennesimo assolo dei suoi nel finale. Anzi, per la precisione, l’ultimo brano è anche l’unica cover del disco, una rielaborazione del classico blues di Blind Willie Johnson Dark Was The Night, Cold Was The Ground, a cui Warren ha aggiunto un nuovo testo per renderlo più vicino ai tempi che stiamo vivendo, trasformandolo in una sorta di gospel-rock epico e futuribile, dove i florilegi del piano cercano di mitigare l’urgenza della chitarra e del cantato che portano l’album al suo climax: “soliti” Gov’t Mule, quindi ottimo album.

Nel secondo CD (che non ho ancora sentito, esce questo venerdì 9 giugno), come detto, altri 6 brani:

Bonus CD:
1. What Fresh Hell
2. Click-Track
3. Outside Myself
4. Revolution Come, Revolution Go (Alternate Version)
5. The Man I Want To Be (Live In Studio Version)
6. Dark Was The Night, Cold Was The Ground (Live In Studio Version) 

Bruno Conti

Dagli Archivi Inesauribili Dei Gov’t Mule Ecco Le Tel-Star Sessions.

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Gov’t Mule – The Tel-Star Sessions – Mascot/Provogue EU/Evil Teen USA

Praticamente le conosciamo già tutte le canzoni contenute in questo The Tel-Star Sessions, ma in queste versioni registrate nel 1994 in Florida a Bradenton, appunto ai Tel- Star Studios, con l’apporto dell’ingegnere del suono Bud Snyder, non le avevano mai sentite. I brani nascevano come demo in preparazione di quello che sarebbe stato il primo album della band, in uscita per la Relativity nell’ottobre del 1995. In quegli anni, fino al 1997, sia Warren Haynes che Allen Woody suonavano ancora con gli Allman Brothers, mentre i Gov’t Mule erano una sorta di side-project dove li aveva raggiunti Matt Abts, il batterista che aveva già fatto parte, con Haynes, della band di Dickey Betts.  Diciamo subito che l’album è notevole e vale la pena di averlo, a maggior ragione se siete fans dei “Muli”, ma anche se amate in generale il miglior rock-blues, versione power trio, nella tradizione che discende da Cream, Jimi Hendrix Experience, Taste, Free, Hot Tuna e poi giù fino a Mountain, ZZ Top e tantissime altre band che hanno influenzato Haynes e soci. Il disco, pur partendo da semplici demo, è stato amorevolmente completato a livello tecnico dal buon Warren e suona come se fosse stato registrato ieri mattina, ed è il tassello mancante che va a completare la storia di una delle più gloriose formazioni del rock americano classico.

La partenza è affidata a Blind Man In The Dark, un brano scritto da Warren Haynes che non sarebbe apparso su disco fino a Dose del 1998, ma faceva già parte del repertorio live del band, un pezzo sintomatico dello stile del trio: voce dura, rauca e possente, una sezione ritmica scintillante, basata sui giri armonici vorticosi di Woody, degno erede di bassisti come Jack Bruce soprattutto, ma anche Andy Fraser dei Free, a cui si ispirava, e alla batteria agile ma potente di Matt Abts, in possesso pure lui di una notevole tecnica individuale. Sul tutto la chitarra di Haynes, sempre in grado di disegnare linee soliste di grande fascino e varietà, inserendosi anche in quel filone delle jam band, dove l’improvvisazione è principe e fa sì che un brano non sia mai uguale alle volte precedenti, e quindi anche i sette pezzi presenti nel disco di esordio (uno ripetuto due volte) sono comunque abbastanza differenti da quelli presenti in questo Tel- Star Sessions: bellissimo l’assolo di Warren,in questo brano che rimane uno dei loro migliori in assoluto. Notevole anche Rocking Horse, un pezzo che oltre a quelle di Haynes e Woody, porta anche le firme di Gregg Allman Jack Pearson del giro Allman Brothers, e quindi ha una impronta più “sudista” nello stile, sempre bluesato e incalzante ma anche con le stimmate del gruppo di Macon presenti nel sound del brano, con Haynes che si sdoppia su due chitarre soliste, lavorando di fino sia con gli assolo come con il raccordo ritmico, ottima versione. Il wah-wah è il tratto distintivo di Monkey Hill, come la voce filtrata dell’artista di Asheville, NC nella parte iniziale, che poi lascia posto ad una traccia dal suono di nuovo molto alla Cream. Mr Big, estratta da Fire And Water dei Free, è uno dei riff di chitarra più classici del rock (grazie a quel chitarrista splendido e sottovalutato che fu Paul Kossoff) ma vive anche sul lavoro agli armonici di Allen Woody che ripropone quel assolo nell’ assolo di Andy Fraser contrapposto a Kossoff nel brano originale, una canzone difficile da migliorare e che si può solo cercare di riproporre con fedeltà ed amore, e i Gov’t Mule ci riescono alla perfezione.

The Same Thing è un brano scritto da Willie Dixon per Muddy Waters, il classico brano blues che diventa l’occasione per un’altra scorribanda alla Cream (pur se il brano era anche nel repertorio di Allman, Thorogood, Grateful Dead, della Band e di moltissimi altri), ancora con il trio impegnato nelle classifiche jam di libera improvvisazione e interscambio tra i tre musicisti, basate sulle 12 battute. Anche Mother Earth di Memphis Slim ha chiare origini nel blues ma viene rifatta con uno spirito direi hendrixiano, l’arcirivale di Clapton, che aveva comunque le basi della propria musica ben piantate nella tradizione, poi riveduta e corretta attraverso delle derive decisamente più rock, come dimostra anche questa versione dei Gov’t Mule, poderosa ed intensa, con la chitarra di Haynes che scivola fluida e decisa nel magma sonoro del trio. Classico da terzetto è anche Just Got Paid dei ZZ Top, altro brano che non avrebbe fatto parte dell’esordio dei Muli del 1995, un boogie blues tra i più belli e famosi del trio texano di Gibbons e soci, con il nostro amico che si raddoppia di nuovo alle chitarre, questa volta aggiungendo una slide minacciosa e turbolenta che duella con il basso pompatissimo di Allen Woody, prodigioso come sempre. E pure in Left Coast Groovies Woody si inventa un giro armonico sinuoso e geniale, decisamente funky, che stimola Warren Haynes ad inventarsi un assolo di rara tecnica e precisione, ben sostenuto anche dal lavoro tentacolare della batteria di Abts, tre virtuosi al lavoro. Chiudono queste Tel-Star Sessions due diverse versioni di World Of Difference, ovvero il pezzo che chiudeva anche il disco di debutto omonimo: un brano che, come l’iniziale Blind Man, ha anche elementi psych ed hendrixiani, e persino tocchi dark, che poi sarebbero stati sviluppati nel successivo Dose, la seconda versione leggermente più breve, mantiene il mixaggio originale ed è riportata come bonus track.

Ho anche colto l’occasione per andarmi a risentire il disco originale che era almeno dieci o quindici anni che non ascoltavo, e devo dire che è sempre un grande album, tra l’altro ristampato lo scorso anno in Europa dalla Retroworld. Se vi manca potreste fare un bel uno-due, della serie un mulo tira l’altro, se no comunque il “nuovo” Tel-Star Sessions è un ottimo disco (per quanto ovviamente leggermente inferiore all’originale, più completo e rifinito). Esce oggi.

Bruno Conti

“Ristampe” Imminenti E Future, Parte I: Graham Parker, Emerson, Lake & Palmer, Elvis Presley, Gov’t Mule

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Solito “giro” periodico di orizzonte su alcune delle ristampe più interessanti in uscita prossimamente. Nella prima parte odierna vediamo quelle imminenti che verranno pubblicate tra il 29 luglio e il 5 agosto.

Partiamo con le ristampe di sette album di Graham Parker, quelli successivi al suo periodo con i Rumour. Grazie al nuovo contratto con la Universal torneranno in circolazione al 29 luglio alcuni album notevoli, di cui un paio, secondo molti, e anche il sottoscritto, veramente belli. Tra l’altro, in seguito, a fine settembre, uscirà anche un box da 6 CD + 1 DVD di cui non è stato ancora annunciato il contenuto esatto. Si chiamerà These Dreams Will Never Sleep: The Best Of 1976-2015  e dovrebbe contenere 3 dischi antologici, con alcuni demos e versioni alternative, un dischetto di materiale BBC dal vivo 1977-79, un doppio CD con un concerto inedito insieme ai Rumour riuniti, registrato al Forum di Londra nel 2015. Mentre il DVD riporta un concerto diverso sempre del 2015 a Southampton, con aggiunto materiale d’epoca tratto da Top Of The Pops e dall’Old Grey Whistle Test. Quindi anche avendo le varie antologie uscite in in passato per la Demon e la Rhino, e i due bellissimi Bootleg Box da 6 CD ciascuno, pubblicati dallo stesso Parker, c’e moltissimo materiale interessante, sia per i fans accaniti, come per chi vuole avvicinarsi ad uno dei migliori rockers prodotti dalla scena inglese negli anni ’70, e tutt’ora in gran forma http://discoclub.myblog.it/2015/05/19/il-disco-del-giorno-forse-del-mese-graham-parker-the-rumour-mystery-glue/. Non appena avrò la lista aggiornata dei contenuti del cofanetto seguirà un aggiornamento. Nel frattempo vediamo una disamina delle sette ristampe in uscita in ordine cronologico.

The Up Escalator, l’album del 1980, ha una bonus track, Women In Charge, ed è un disco splendido. Nel disco, oltre ad alcuni dei Rumour ancora presenti, Martin Belmont, Brinsley Schwarz, Andrew Bodnar Steve Goulding, ci sono Nicky Hopkins al piano, Danny Federici all’organo, Peter Wood al synth e Bruce Springsteen alle armonie vocali in Endless Night.

The Mona Lisa’s Sister è il disco del 1988, a cui vengono aggiunte ben 4 bonus tracks. Altro disco molto valido, secondo alcuni addirittura il suo più bello in assoluto: io non mi spingerei ad un giudizio così azzardato, perché i dischi del periodo Mercury sono inarrivabili,.ma senz’altro segnalò ai tempi un ritorno alla miglior forma del nostro e risentito ancora oggi fa la sua bella figura. Canzoni come i singoli dell’epoca Get Started Start A Fire Don’t Let It Break Down sono di eccellente qualità e anche la cover di Cupid di Sam Cooke non scherza. Forse il sound è un filo troppo anni ’80.

Anche Human Soul del 1989 è un ottimo album, con 5 tracce aggiunte, di cui tre sono BBC Sessions (non quelle del box di prossima uscita), leggermente inferiore ai precedenti ma è sempre classico Graham Parker.

Il video precedente evidenzia la svolta “solitaria” della carriera di Parker che per problemi economici raramente potrà esibirsi dal vivo con un gruppo in quel periodo, e proprio nel 1989 esce il suo primo album dal vivo da solo, Live Alone In America, registrato a Philadelphia’ al Theatre Of Living Arts, nel 1988. Niente bonus nella ristampa.

Nel 1991 esce Struck By Lightning, anche questo ha 5 bonus, che probabilmente erano quelle che si trovavano nell’EP allegato all’edizione in vinile uscita all’epoca. Ancora un ottimo disco e l’ultimo di Parker ad entrare nelle classifiche di vendita americane, sia pure al 131° posto. Ten Girls Ago, che vedete qui sotto nella esibizione al David Letterman Show è una splendida canzone.

Molto bello pure Burning Questions, il disco del del 1992, arricchito da quattro tracce bonus, tra cui 2 BBC Sessions e una versione di Substitute degli Who.

E per finire l’ultima ristampa: un altro disco dal vivo in solitaria, questa volta registrato in Giappone Live Alone, Discovering Japan: siamo al Club Quattro di Tokyo nel 1993. Anche in questo caso niente bonus. Inutile dire che anche se forse non sono indispensabili sono comunque tutti fortemente consigliati.

E L & P 2 cd E l & P Tarkus E L & P Pictures 2 cd E l & P The Anthology

Al contrario di Graham Parker gli album di Emerson, Lake & Palmer sono stati ristampati ripetute volte nel corso degli anni, anche in versioni Deluxe potenziate. Alla luce della recente scomparsa all’11 marzo scorso, in seguito a suicidio di Keith Emerson, la Sony/BMG, sempre il 29 luglio, ripubblica i primi tre album in versione doppia, arricchiti di bonus, le stesse versioni del 2012 per il primo album e Tarkus, ma con un nuovo remastering 2016, e una bonus extra, almeno per Pictures At An Exhibition. In più viene pubblicata anche una antologia tripla. Qui di seguito trovate i contenuti del disco in questione, così potete decidere se (ri)comprarli per l’ennesima volta.

Emerson, Lake & Palmer – Pictures At An Exhibition

.[CD1]
1. Promenade (Pt. 1; Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
2. The Gnome (Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
3. Promenade (Pt. 2; Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
4. The Sage (Pt. 3; Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
5. The Old Castle (Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
6. Blues Variation (Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
7. Promenade (Pt. 3; Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
8. The Hut of Baba Yaga (Pt. 1; Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
9. The Curse of Baba Yaga (Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
10. The Hut of Baba Yaga (Pt. 2; Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
11. The Great Gates of Kiev (Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
12. Nutrocker (Live At Newcastle City Hall, 26.3.71; 2016 – Remaster)
Bonus Track:
13. Pictures At An Exhibition (Live At The Mar Y Sol Festival, Puerto Rico, 4.12.72)

[CD2]
1. Promenade (Pt. 1; Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
2. The Gnome (Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
3. Promenade (Pt. 2; Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
4. The Sage (Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
5. The Old Castle (Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
6. Blues Variation (Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
7. Promenade (Pt. 3; Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
8. The Hut of Baba Yaga (Pt. 1; Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
9. The Curse of Baba Yaga (Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
10. The Hut of Baba Yaga (Pt. 2; Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
11. The Great Gates of Kiev (Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
12. The Barbarian (Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
13. Knife-Edge (Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
14. Rondo (Pt. 3; Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)
15. Nut Rocker (Live At The Lyceum Theatre, London, UK, 09/12/70)

E questa è l’antologia tripla:

Tracklist
[CD1]
1. The Barbarian
2. Take a Pebble
3. Knife-Edge
4. Lucky Man
5. Tank
6. Tarkus
7. Bitches Crystal
8. The Only Way (Hymn)
9. Infinite Space (Conclusion)
10. A Time And A Place

[CD2]
1. The Sage (Live At Newcastle City Hall, 1971)
2. The Great Gates Of Kiev (Live At Newcastle City Hall, 1971)
3. Nutrocker (Live At Newcastle City Hall, 1971)
4. The Endless Enigma, Pt. One (Remastered)
5. From the Beginning (Remastered)
6. The Sheriff (Remastered)
7. Hoedown (Remastered)
8. Abaddon’s Bolero (Remastered)
9. Jerusalem (Remastered Version)
10. Toccata (Remastered Version)
11. Still… You Turn Me On (Remastered Version)
12. Karn Evil 9 1st Impression, Pt. I (Remastered Version)
13. Karn Evil 9 1st Impression, Pt. 2 (Remastered Version)
14. Toccata (Live In Anaheim, 1974)

[CD3]
1. Piano Concerto No. 1 (1st Movement)
2. Fanfare for the Common Man
3. Brain Salad Surgery
4. I Believe in Father Christmas – Greg Lake
5. Honky Tonk Train Blues – Keith Emerson
6. Peter Gunn (Live 1977/1978)
7. C’est La Vie (Live At Olympic Stadium, Montreal, 1977)
8. Love Beach
9. Canario
10. Pirates (Live in Nassau, 1978)
11. Affairs Of The Heart
12. Romeo And Juliet
13. Hand Of Truth
14. Paper Blood
15. Tiger in a Spotlight (Live – Now Tour ’97/’98)

elvis presley way down in the jungle room

Tutti gli anni, nei primi giorni di agosto (il mese della sua morte), viene annunciata regolarmente una nuova ristampa di Elvis Presley. Questa volta, il 5 agosto, tocca a Way Down In The Jungle Room, un doppio CD dedicato a quelle che furono le ultime registrazioni di Elvis, effettuate nella Jungle Room, la sala di registrazione ubicata a Graceland, dove Presley si trovava con i suoi musicisti per incidere nuove canzoni, ma anche per provare o per il gusto di suonare musica. Nel corso del 1976 vennero registrate molte canzoni che poi sarebbero uscite nei dischi  From Elvis Presley Boulevard, Memphis, Tennessee pubblicato nella primavera del 1976 e Moody Blue, nel luglio del 1977, gli ultimi due dischi ufficiali di studio, anche se al secondo in qualche brano vennero aggiunti degli applausi per farlo sembrare un disco dal vivo. Gli appassionati hanno già avuto modo di trovare gran parte di questo materiale sia nelle ristampe della FTD (Follow That Dream), l’etichetta specializzata in rarità di Elvis, sia nei vari cofanetti pubblicati dalla RCA, tipo Walk A Mile In My Shoes eToday, Tomorrow And Forever. Comunque il secondo CD riporta molte versioni demo e alternative dei brani apparsi negli album originali, senza le sovarincisioni fastidiose che spesso venivano aggiunte ai dischi di Elvis Presley degli ultimi anni.

[CD1]
1. Way Down
2. She Thinks I Still Care
3. Bitter They Are, Harder They Fall
4. Pledging My Love
5. For The Heart
6. Love Coming Down
7. He’ll Have To Go
8. Blue Eyes Crying In The Rain
9. Hurt
10. Never Again
11. Danny Boy
12. Solitaire
13. Moody Blue
14. It’s Easy For You
15. I’ll Never Fall In Love Again
16. The Last Farewell

[CD2]
1. Bitter They Are, Harder They Fall (Take 1)
2. She Thinks I Still Care (Take 10)
3. The Last Farewell (Take 2)
4. Solitaire (Take 7)
5. I’ll Never Fall In Love Again (Take 5)
6. Moody Blue (Take 1)
7. For The Heart (Take 1)
8. Hurt (Take 3)
9. Danny Boy (Take 9)
10. Never Again (Take 9)
11. Love Coming Down (Take 3)
12. Blue Eyes Crying In The Rain (Take 4)
13. She Thinks I Still Care (Take 2)
14. It’s Easy For You (Take 1)
15. Way Down (Take 2)
16. Pledging My Love (Take 3)
17. For The Heart (Take 4)

gov't mule tel-star sessions

E per concludere la prima parte, un ultimo disco, sempre in uscita il 5 agosto, su etichetta Mascot/Provogue in Europa, e Evil Teen negli USA, che non è propriamente una ristampa, ma lo inseriamo ugualmente nella rubrica, in quanto questo The Tel-Star Sessions dei Gov’t Mule, riporta materiale registrato dalla band appunto ai Tel-Star Studios di Bradenton in Florida nel Giugno del 1994, prima della uscita del primo album omonimo ufficiale del gruppo, pubblicato nell’ottobre del 1995. Si tratta ovviamente della prima formazione, quella dove a fianco di Warren Haynes Matt Abts c’è ancora Allen Woody al basso, e nel disco, oltre a versioni demo ed alternative dei brani di quel primo disco, rimasterizzate e rimixate per l’occasione, ci sono anche alcune cover notevoli dei Free (Mr. Big, anche nel CD originale)  e degli ZZ Top. 

https://www.youtube.com/watch?v=NMkmhXH42AY

E che versioni, ragazzi!

Se la memoria non mi inganna, il primo disco dei “Muli” lo avevo recensito per il Buscadero ai tempi, quando ancora non li cagava nessuno (o era Dose? O tutti e due, non ho conservato il materiale, dovrei cercare le riviste dell’epoca).. Comunque questo è il contenuto del “nuovo” album, assolutamente da avere.

1. Blind Man In The Dark
2. Rocking Horse
3. Monkey Hill
4. Mr. Big
5. The Same Thing
6. Mother Earth
7. Just Got Paid
8. Left Coast Groovies
9. World Of Difference
10. World Of Difference (Alternate Version)

Alla prossima.

Bruno Conti

Tra I Capostipiti Delle Jam Band, Ancora In Gran Forma! Widespread Panic – Street Dogs

widespread panic street dogs

Widespread Panic – Street Dogs – Vanguard/Concord

Come ricordavo in una recensione per un vecchio Live della band http://discoclub.myblog.it/2013/07/20/dagli-archivi-della-memoria-widespread-panic-oak-mountain-20/ , i Widespread Panic sono uno dei gruppi storici del filone jam band, tra i capostipiti del genere, in azione da oltre 25 anni, con “solo” dodici album di studio all’attivo, compreso questo Street Dogs, ma con decine, forse centinaia, di pubblicazioni, in vari formati, di materiale dal vivo, le ultime, sia in CD che DVD, vertevano sul tour per Wood. E, non casualmente, per questo nuovo album, che esce a cinque anni di distanza dall’ottimo Dirty Side Down, il gruppo ha voluto applicare per la prima volta la formula del “live in studio”, ovvero tutti i musicisti insieme in sala di registrazione agli Echo Mountain Studios di Asheville, NC, sotto la guida del produttore storico John Keane, per cercare di catturare la magia di una esibizione in concerto, mantenendo il loro approccio libero e ricco di improvvisazione anche nel caso di materiale nuovo (poi, se andiamo ad esaminare attentamente, possiamo vedere che alcuni di questi brani facevano già parte del repertorio concertistico da qualche tempo): e direi che ci sono riusciti pienamente. La formazione è quella classica, con Jimmy Herring che ormai da alcuni anni affianca John Bell come chitarra solista, John Hermann, tastierista e secondo vocalist in alcuni brani, Domingo S. Ortiz con le sue scatenate percussioni che conferiscono quel elemento latineggiante, molto alla Santana, al suono, Dave Schools, il bassista, impegnato anche con gli Hard Working Americans, si porta da quel gruppo Duane Trucks, il batterista che sostituisce momentaneamente Todd Nance, assente per problemi familiari.

Il risultato è eccellente, i brani sono quasi tutti lunghi, ma non lunghissimi, c’è ampio spazio per le loro jam immancabili, ma tutte le canzoni hanno una struttura ben definita, con la consueta miscela di rock classico, anche southern, in fondo vengono da Athens, Georgia, non mancano spunti blues e derive santaniane, evidentissime per esempio in un brano come Cease Fire, e qui entriamo nel vivo, un pezzo che sembra una loro versione, riveduta e corretta, di Song Of The Wind, il bellissimo strumentale di Caravanserai, con le sue chitarre soliste sinuose e libere di improvvisare, soprattutto Herring, l’organo di Hermann e le percussioni di Ortiz a rendere ancora più avvolgente il suono e tanti piccoli particolari che rendono particolarmente affascinante la canzone. Ma il disco parte subito bene, con una scoppiettante cover di Sell Sell, brano già nel loro repertorio live, si trovava nella bellissima colonna sonora di O Lucky Man di Alan Price (tratta dall’altrettanto bello e omonimo film dei primi anni ’70 di Lindsay Anderson, con Malcolm McDowell, da vedere e sentire, nei rispettivi formati, fine della digressione): un brano ricco di groove funky, con la chitarra wah-wah di Jimmy Herring, ben sostenuta ancora una volta dall’organo di Hermann e con la sezione ritmica di Schools, Trucks e Ortiz presente in modo massiccio, soprattutto Schools, fantastico al basso https://www.youtube.com/watch?v=fZCJTiAGV5s . Notevole anche Steven’s Cat che gioca sul titolo per citare fuggevolmente frammenti di brani di Cat Stevens, mentre le due chitarre, spesso al proscenio con soli ficcanti e variegati, sostenute dalle  tastiere, girano su un mood sudista ben evidenziato anche dalla voce di Bell, che è cantante più che adeguato.

Il pezzo, come gli altri originali del disco, è scritto collettivamente dalla band, spesso creato all’impronta in studio, come nella lunga, pigra e sognante Jamais Vu (The World Has Changed), quasi jazzata nelle variazioni del piano, mentre Angels Don’t Sing The Blues, è un’altra tipica jam song della band, con continui cambi di tempo, soli a profusione delle chitarre e Bell che tenta anche un leggero falsetto https://www.youtube.com/watch?v=OqHuu9n2Www . Honky Red è una cover del canadese Murray McLachlan (che per oscuri motivi sul libretto è riportato come McLaughlin), una bella ballata che diventa un potente blues- rock chitarristico quasi alla Gov’t Mule, anche nei loro concerti, come pure Tail Dragger, il vecchio brano di Willie Dixon, con Herring anche alla slide e che sembra quasi un pezzo dei vecchi Cream, duro e cattivo quanta basta. The Poorhouse Of Positive Thinking, più laid-back, ricorda i passaggi più country del vecchio southern à la Marshall Tucker ed è cantata da Hermann, che ci regala tocchi geniali di piano https://www.youtube.com/watch?v=_Xod0sOeJR4 , con Welcome To My World, dove il produttore Keane aggiunge chitarra e voce, per un boogie sudista innervato dalla slide di Herring e dal piano che ci portano verso territori cari ai Lynyrd Skynyrd, grande brano. E anche la conclusiva Streetdogs For Breakfast https://www.youtube.com/watch?v=6uqm851dBNY , rimane in modalità boogie sudista, meno southern-rock e più bluesata, con Herring ancora una volta sugli scudi.

Bruno Conti