Forse Non Saranno I Campioni Del Mondo, Ma Sono Davvero Bravi! Danny & The Champions Of The World – Brilliant Light

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Danny & The Champions Of The World – Brilliant Light – Loose 2 CD

Io sono sempre stato dell’idea che un disco non debba durare più di 40/45 minuti, dato che quando si inizia a sfiorare l’ora non è raro che spunti qua e là qualche canzone minore o momenti di stanca. Quando ho visto che l’album di cui mi accingo a parlare presentava ben diciotto brani, per una durata totale di 78 minuti, sia pure divisi su 2 CD, ero preparato a dover usare più di una volta il tasto avanti veloce sul telecomando del mio lettore, mentre invece al termine dell’ascolto ho pensato che avrei voluto sentire altre due-tre pezzi! Danny & The Champions Of The World, gruppo di sette elementi che prende il nome da un famoso libro per bambini ad opera dello scrittore norvegese Roald Dahl, sono una band proveniente da Londra, ma che suona americana al 100%. Il leader è Danny George Wilson, che forse qualcuno ricorda a capo dei Grand Drive, altro valido gruppo alternative country scioltosi nella decade precedente a questa: Brilliant Light è già il sesto disco della band (settimo se contiamo un live), ma è certamente il loro lavoro più ambizioso e, di sicuro, il più riuscito: anzi, dopo un attento ascolto direi che ci troviamo di fronte ad una piccola bomba.

 

Danny ad i suoi (tra i quali spiccano la steel di Henry Senior, il sax e tastiere di “Free Jazz” Geoff e la sezione ritmica di Chris Clarke e Steve Brookes) non fanno la stessa musica dei Grand Drive, ma sono un mix estremamente stimolante di rock, country, soul e rhythm’n’blues, financo con echi di Neil Young e Tom Petty nei momenti più rock, ma anche con abbondanti dosi di Southside Johnny e pure del primo Graham Parker, oltre a influenze parsoniane nei pezzi più countreggianti. Mi rendo conto che potreste avere le idee confuse, ma credetemi quando dico che Brilliant Light è uno dei dischi più piacevoli, coinvolgenti e creativi che mi siano capitati tra le mani da qualche tempo a questa parte, e nonostante la lunga durata si ascolta tutto d’un fiato e senza neanche un brano sotto la media. In pratica, una piccola grande sorpresa. Il primo CD si apre con Waiting For The Right Time, rock song chitarristica con un uso limpido del pianoforte ed un refrain corale vincente, con la voce di Danny che ricorda non poco quella di Parker: un pezzo così quarant’anni fa avrebbe avuto ben altra fortuna. La vispa Bring Me To My Knees ha ancora ottimi fraseggi di chitarra ed una bella melodia, evocativa ed orecchiabile al tempo stesso, con un feeling country alla Flying Burrito Brothers; It Hit Me è un gradevole pop-errebi spruzzato di soul urbano, un pezzo che non avrei visto male nelle mani di Willy DeVille (ma anche, nella sua parte pop, di Nick Lowe), You’ll Remember Me è una ballata un po’ sgangherata ma dal grande feeling, tipo quelle di Keith Richards, mentre Swift Street è puro rock-soul, con un tocco di gospel che non guasta, un pezzo che piacerebbe molto a Little Steven.

Siamo solo ad un quarto del totale, e Brilliant Light mi ha già catturato; Consider Me è puro rock, molto anni settanta, di nuovo con un ritornello da manuale, Coley Point è una ballata molto intensa, con steel e piano protagonisti ed il solito motivo vincente, It’s Just A Game (That We Were Playing) è un altro blue-eyed soul di grande qualità, con ritmo, suono e melodia degne di Southside Johnny, così come la fluida Never In The Moment, una canzone superlativa che anche Springsteen avrebbe potuto scrivere nei seventies, mentre con Gotta Get Things Right In My Life, ancora un pezzo soul anche se meno annerito, siamo di nuovo dalle parti di Graham Parker anche come suono. Waiting For The Wheels To Come Off, che apre il secondo CD, è ottima funky music con slide (qualcuno ha detto Little Feat?), Don’t Walk Away è una deliziosa balata crepuscolare sfiorata dal country, dotata di una delle linee melodiche più belle del CD, Hey Don’t Lose Your Nerve un altro errebi deluxe (i nostri hanno classe oltre che bravura), Everything We Need un divertente intermezzo tra country rurale e musica dixieland. Non volevo citare tutti e diciotto i brani, ma non è colpa mia se sono tutti belli: Let The Water Wash Over You è forse la meno appariscente, “solo” una buona rock song, ma gli entusiasmi si riaccendono subito con la saltellante Long Distance Tears e soprattutto con le conclusive The Circus Made the Town e Flying By The Seat Of Our Pants, due sontuose country ballads che profumano di Gram Parsons (o di Wild Horses, che non è molto diverso).

Mi rendo conto di aver usato parole importanti ed aver tirato in ballo paragoni scomodi, ma Brilliant Light è un album  con una qualità media davvero alta, cosa ancor più rara visto che si tratta di un doppio. Consigliatissimo.

Marco Verdi

Sempre Più “Italiani Per Caso”, Dalla East Coast (Romagna Shore) Ora Anche In DVD (Più CD) Dal Vivo! – Miami & The Groovers – No Way Back

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Miami & The Groovers – No Way Back – Self Released CD+DVD

C’è un gruppetto di  prodi musicisti in Italia, penso ai Lowlands di Ed Abbiati (la cui strada,come racconta nel DVD, si è incrociata con quella dei Miami), Mandolin’ Brothers, Cheap Wine, W.i.n.d, sicuramente Miami & The Groovers (ma ce ne sono altri, gruppi e solisti, mi vengono in mente Max Meazza a Milano o Stefano Frollano a Roma, per esempio), che hanno avuto i loro natali in Italia, ma sono stati allevati a pane e rock’n’roll ( e blues, folk, country, aggiungete generi a piacimento) e i risultati, giunti alla maggiore età, si vedono e si sentono. Prendiamo Lorenzo Semprini (un Lorenzo giusto, non aggiungo altro, per non scatenare risse) e i suoi degni compari di avventura, Beppe Ardito, Alessio Raffaelli (da un paio di anni anche in comproprietà, senza possibilità di riscatto, con i Cheap Wine), Luca Angelici e Marco Ferri, se fossimo sulla Jersey Shore si confronterebbero con Bobby Bandera, Southside Johnny Lyon, “Miami” Steve Van Zant e, lì vicino, con Carolyne  Mas, Steve Forbert, Willie Nile, Joe Grushecky, Joe D’Urso, persino con un certo Bruce Springsteen, il boss di tutti. Ed è quello che hanno sempre fatto, il credo è quello, la musica anche, cambia forse la location, ma mai darsene per intesi, fare finta di nulla, in fondo trattasi solo di canzonette, come diceva Enzo Jannacci, ma fatte bene, aggiungo io! Non venderanno mai tonnellate di CD, forse non si esibiranno di fronte a folle oceaniche, ma già la due giorni in quel di Cesenatico nel marzo 2013 per registrare questa piccola delizia che festeggia dieci anni on the road della band, è un segnale di grinta ed inconscienza al tempo stesso. Come si fa a fare una bella confezione, apribile a tre ante, come dicono quelli che scrivono bene, con taschino che comprende il libretto, e un CD e un DVD, o viceversa, negli appositi contenitori del digipack, e poi pensare di venderla a soli 18 euro più le spese di spedizione? Si fa, e poi si spera! L’unico appunto (ce ne sarebbe un altro, ve lo dico fra un attimo), ma non dipende da loro, è quello che poi bisogna spargere la buona novella, fare sapere che esiste questo gioiellino: ma la stampa specializzata (in cosa?) italiana, giustamente preoccupata da X-Factor, Castrocaro e altri reality vari, ha ben altro di cui occuparsi. E quindi a questo mondo di carbonari del rock, a cui mi onoro di appartenere, spetta l’onere e l’onore di farne conoscere l’esistenza. Il Buscadero, Backstreets e qualche Blog di coraggiosi ne ha parlato, cerchiamo di allargare la fascia a folle ancora più oceaniche!

http://www.youtube.com/watch?v=1r0hSIqbPj0

L’altro piccolo appunto, così mi levo il pensiero, ma neanche una cover di lui? Bruce che ci dà la luce. L’influenza aleggia nell’aria e nella musica, ma una Glory Days, una Because The Night, una Thunder Road, no? Non è un delitto, perché diciamolo anche questo subito, i dischetti, ed il concerto da cui sono nati, non hanno nulla da invidiare al miglior rock d’oltre oceano e anche oltremanica, qualcuno ha detto Clash, Mott The Hoople, Stones? Io no, ma l’ho pensato, giuro, d’altronde un altro dei credo del chirurgo/cantante di cui sopra era “l’importante è esagerare”! E quindi vai con riff che sembrano uscire dai dischi di Townshend o di Jagger-Richards, Jones e Strummer, Page e Beck, mescolati a ballate che profumano di Springsteen e Earle, qualche piccolo tuffo nel folk bastardo dei Pogues, assolo di chitarra da manuale del rock, con e senza wah-wah, e penso a Always The Same e Sliding Doors, piccole cavalcate in punta di fisarmonica, duetti con il cantautore Daniele Tenca, anche con piccola citazione della lingua italiana, in Tears Are Falling Down o Quando Il Cielo E’ Fragile, se preferite, cantata a due voci con l’autore, a parti invertite nei due formati, prima l’una e poi l’altra, a seconda del supporto.

http://www.youtube.com/watch?v=YPQZ4RSX_BM

Il pubblico dei supporters, radunati nel bel teatrino di Cesenatico, conosce a memoria la canzoni e canta con il gruppo, Il Merlo Produzioni, in circa 100 minuti di video, con profusione di mezzi e telecamere, racconta il tutto, scorrono alcune delle loro canzoni più belle: la coinvolgente Audrey Hepburn’s Smile con Renato Tammi alla chitarra, il rock “operaio”, sarebbe blue collar, ma per rimanere in Italia, di Walkin’ All Alone con Riccardo Maffoni, voce aggiunta, il riff’n’roll di Good Things e We’re Still Alive. Non è che vi posso proprio dire tutto, andate a comprarlo, lo trovate qui http://www.miami-groovers.com/, insieme a tutte le informazioni e le tracklists dei brani.

E questi son bravi, ragazzi! Per citare il “vate” sarà pure solo rock and roll, ma ci piace.

Le prossime date del tour sono queste:

 22 NOVEMBRE: House of rock, Via D. Campana 69, Rimini tel. 0541 775803 – 331 1862778 (special Miami birthday show! full band)

25 NOVEMBRE: La bottega della creperia, piazzetta Gregorio da Rimini, Rimini centro – acoustic night with guests Benefit for Joey Huffman h 22

29 NOVEMBRE: Ghinea Pub, viale Trieste 356,  Marina di Ravenna Tel. 0544/530215. Cell. 393/9925969   h 22,30

30 NOVEMBRE: Osteria Harissa, via Roma 1266 San Savino (Monte Colombo RN)  tel. 0541/985771 “Questa terra è la tua terra” special Woody Guthrie night h 21,45

2 DICEMBRE: Pub Pappafico, Lungomare D’Annunzio 36 (di fronte al Grand Hotel), Cervia (Acoustic trio) h 22 Tel. 0544 973196

7 DICEMBRE: Light of day benefit, Teatro Rossini Lugo (RA) con: Jesse Malin, Joe D’Urso, Guy Davis (Songwriters in circle) h 20  INFO E PRENOTAZIONI: tel. 338/8897725

14 DICEMBRE: CHRISTMAS SHOW, Piazza Mazzini  Teatro comunale di Sogliano (FC) con ospiti h 21 – Info e prenotazioni: miamigroovers2012@gmail.com (Opening act: Hernandez & Sampedro)

15 DICEMBRE: CHRISTMAS SHOW, Piazza Mazzini  Teatro comunale di Sogliano (FC) con ospiti h 16 – Info e prenotazioni:  miamigroovers2012@gmail.com (Opening act: Landlord)

20 DICEMBRE: Factory Lab, Via Bruxelles 12 Baia Flaminia Pesaro h 23 (full band)

23 DICEMBRE: La bottega della creperia, piazzetta Gregorio da Rimini, Rimini centro h 22

29 DICEMBRE: La tana del luppolo, via del Porto 3, Gabicce mare (PU) h 18 tel. 339/2154305

ANTEPRIMA 2014:

3 Gennaio: I Cerchi nel grano, Rimini (Borgo)

26 Febbraio: Birroteca doppio malto, Cecina (LI)

8 Marzo: Spaziomusica, Pavia

21 Marzo: Sacco e Vanzetti, Concordia Sagittaria (Venezia)

22 Marzo: Makaki, Trieste

In qualità di nordista dell’ovest mi sono perso la serata di Cantù (ero a vedere Charles Bradley), ma penso che andrò a vederli a Spazio Musica di Pavia a Marzo.

Bruno Conti

P.s Un grazie a Lorenzo Semprini, per la gentilezza dimostrata alle mie richieste via mail

 

Dalla Svizzera Al Tennessee, Via New Jersey, E Ritorno. Johnny Duk & Dusty Old Band – On The Other Side

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Johnny Duk & Dusty Old Band – On The Other Side – PBR Records Self Released

A giudicare dal primo brano, Broken Heart, il tour operator del Canton Ticino, perché è da lì che vengono, come Joe Colombo (di cui mi sono già occupato in passato, sempre inteso in tono non minaccioso), che credo sia un vicino di casa, dicevo che il tour operator li ha dirottati in una località tra Macon, Georgia e Jacksonvìlle, Florida, in quanto il brano, sin dalla sgommata iniziale, è un southern rock duro e grintoso, ad alta gradazione chitarristica e permette a Fabio Ducoli (da non confondere con il quasi omonimo bresciano) di mettere in luce le sue doti alla solista, riff e soli di pura marca sudista. Indagando ulteriormente, nelle note, dove di solito i musicisti ringraziano mamme, mogli, fidanzate, figli e la famiglia in generale, Dio i credenti e quand’anche pure cani e gatti (tutti nomi abitualmente sconosciuti al fruitore del disco e in questo caso ci sono tutti gli elementi ricordati), si leggono, e qui si ragiona, anche i nomi di Bruce Springsteen, Woody Guthrie, John Mellencamp, Tom Waits, Steve Earle, Johnny Cash e Ry Cooder e un generico molti altri, per fortuna, perché se venivano citati tutti diventava una specie di enciclopedia della buona musica. Dai nomi che vi ho appena sciorinato si intuisce perché, per strani giri, sono venuto ad occuparmi di questo CD, come avrebbe detto Jannacci (che avevo già intenzione di “usare” in questo post prima della sua scomparsa), trattasi di canzonette, ma belle e questi signori, soprattutto, sono tra Quelli che… Springsteen è comunque Springsteen!.

Come dimostra Fly Away, una bella ballata che profuma delle spiagge del New Jersey e che si appoggia anche su un bel violino evocativo, affidato alle capaci mani di Claudia Klinzling (che è la Soozie Tyrell della Dusty Old Band, o se preferite, per addentrarci nel passato, la Suki Lahav, ma si va nella notte dei tempi), gli ingredienti ci sono tutti, l’insieme del sound, con belle armonie vocali, l’ehi rafforzativo springsteeniano, l’immancabile “one, two, three, four”, quanto più di derivativo potete pensare, l’avete pensato, eppure ci piace, la canzone funziona, ha una bella melodia e una sua dignità, trasuda amore e passione. Nelle derive iniziali folk di The Ghosts Are Coming con il dualismo tra la chitarra e il violino ho riscontrato delle analogie con la musica dei primi Lowlands, quando c’era il violino anche nella loro formazione (la band pavese di Ed Abbiati, un altro “italiano per caso” o”svizzero” in questo caso), melodie popolari, amore per la musica Americana, una pronuncia inglese non fluentissima (non nel caso di Ed, che è bilingue, se no mi picchia) di Johnny Duk, compensata dalla grinta.

Breath In Breath Out è una dolce ballata, solo voce, piano e violino, forse un basso, cantata in duetto con Michela Domenici, struggente e malinconica quanto basta. Lo spirito del rocker riprende il sopravvento in My Brother, sempre tra Bruce e il Coguaro Mellencamp, con quell’uso del violino in contrapposizione al “ruggito” delle chitarre che riffano di brutto. Little Country in A Big World, che mi dicono essere il singolo che circola nelle radio svizzere, e, sempre a proposito della Confederazione Elvetica, cita il Salmo Svizzero, una sorta di inno non ufficiale (si impara sempre qualcosa), ma a tempo di folk-rock, tra Pogues, Waterboys e musica popolare, con piccola sezione fiati, fisa e, temo, tanta birra, inclusi. L’unica cover del disco (il resto è farina del sacco di Johnny Duk, con “gli ispiratori” citati) è Wayfaring Stranger, un brano della tradizione popolare americana, acustico nella prima parte e con una coda strumentale più rock, sempre con il violino in bella evidenza. Miner’s Dance è un breve strumentale che ci porta nelle zone di Pulcinella a tempo di tarantella (ho fatto la rima, ebbene sì) e fa da introduzione a On The Other Side (Of The Wall), un brano ispirato dalla “tragedia italiana”, così viene ricordata la vicenda, che costò la vita, nel 1908, a molti minatori italiani impegnati negli scavi del tunnel ferroviario di Lotschberg, la canzone ha un suo potere evocativo e potrebbe ricordare anche certi episodi della discografia di Steve Earle, con il solito violino che vola su una urgente sezione ritmica. Friends For A Lifetime, fin dal titolo, potrebbe averla scritta Bruce per i suoi amici Southside Johnny & The Asbury Jukes, ci sono i fiati sincopati, le galoppate tipiche del Boss e quell’aura corale e coinvolgente.

Ci avviamo in conclusione: quella Resophonic che fa la sua bella figura tra le decine di strumenti indicati nella lista riportata nel libretto e anche in alcune foto interne, viene sfoderata per una bluesata Play My Guitar, dove l’effetto slide la fa da padrone, non sarà Ry Cooder ma il buon Ducoli ci dà dentro con impegno. Irish On The Rocks rende omaggio a quelle gighe elettriche scatenate che hanno sempre caratterizzato la musica dei Fairport Convention, forse anche se non li conoscono, come dissero i Decemberists in una intervista quando veniva imputata loro questa forma di ispirazione (ma in seguito li hanno “scoperti”, studiati e ripresi), l’interplay tra il violino della Klinzing, veramente brava, e la chitarra e la sezione ritmica, dimostra che l’eclettismo è di casa tra i solchi virtuali di questo CD. Conclude una ballatona acustica a tempo di valzer come When I Was A Child. Non sarà dalla Svizzera con furore ma il disco merita di essere ascoltato come altri prodotti di questo genere che, per comodità, catalogheremo come roots rock. Qui potete ascoltare un po’ di musica search?q=johnny+duk, anche dal precedente disco del 2009 The River Of Dreams,  più acustico e rurale. Dove comprarlo francamente non so, ma potete provare qui (anche per i concerti) links.htm.

Non salverà il mondo, parafrasando il titolo di un vecchio LP di circa 40 anni fa dei Groundhogs, “Who will save the World?”: The Mighty Johnny Duk & Dusty Old Band, ma trequarti d’ora di piacevole musica sono garantiti. Come detto altre volte per piccoli progetti indipendenti, sarà già sentita, derivativa, ma in fondo chissenefrega, è buona musica e come tale merita lo stesso spazio di quelli “importanti”!

E come diceva il mio amico Bugs Bunny, anche per oggi That’s All Folks.

Bruno Conti

Quasi Più Springsteen Di Bruce! Joe D’Urso & Stone Caravan – Sway

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Joe D’Urso & Stone Caravan – Sway – Schoolhouse Records – 2013

Joe D’Urso un rocker (dal pelo duro), è in pista da quasi venticinque anni (arriva da Rockland County a nord di New York) e, accompagnato dai suoi fidati Stone Caravan, con Sway, arriva al tredicesimoalbum di una più che dignitosa carriera. Joe è un “clone” di Bruce Springsteen, come Dan Bern lo è di Bob Dylan, e come Bern scrive canzoni di buona fattura, la sua musica e le sue liriche parlano della grande terra americana, di figure perdenti che inseguono un sogno e delle illusioni che ne derivano. Per quelli che lo seguono dagli inizi (come chi scrive), è inutile ricordare i suoi album, ma mi permetto di menzionare, l’ottimo esordio con Mirrors, Shoestrings & Credit Card (1996), cui faranno seguito Glow (1998) e Rock & Roll (2000), un paio di dischi dal vivo, l’ormai introvabile Audience Of One (acustico) e il doppio elettrico One More Song Live (2009) e le due ultime produzioni Cause (2006) e Down Here By The River (2010).

Due brevi note sul personaggio: Joe D’Urso (il cognome tradisce le sue radici), ha una storia più che interessante alle spalle, in quanto per anni ha lavorato come “procacciatore” di molte star che passavano nel New Jersey e le influenze degli U2 prima e di Springsteen e Leonard Cohen poi, lo hanno spinto verso una carriera completamente diversa da quella che lui (e la sua famiglia) avevano pianificato. E così dopo aver imbracciato la chitarra e suonato in polverose small towns di provincia  (una sana e robusta gavetta), il nostro Joe, con i suoi Stone Caravan, raggiunge una solida notorietà, ma essendo un ragazzo semplice, preferisce continuare ad incidere per piccole etichette, in modo così da percorrere un cammino scelto unicamente da lui. In seguito si crea una sua label, e questo gli permette di togliersi molte soddisfazioni, avendo creato in vari paesi (Italia inclusa), una fitta rete informativa che gli consente di essere vicino ad un pubblico che lo stima.

Nelle dodici canzoni di questo Sway, nove portano la sua firma, mentre le tre “cover” escono dalla penna di “personcine” come Steve Van Zandt, Willie Nile e del compianto Terence Martin (che ammetto di non conoscere) e con il sostegno abituale di Sam LaMonica alla batteria, Steve Pavia alla tromba, Lou DeMartino al basso, Tony Pellagrosi alle tastiere (chissà da dove provengono le loro famiglie?), Greg Lykins alle chitarre, Neil Berg al piano, la brava vocalist Rita Harvey  e il nostro Joe alla chitarra acustica, ci trascinano con la loro musica ad una festa ad Asbury Park. La festa infatti inizia con Come Down With Me (Asbury Park), dove una robusta sezione fiati è dirompente nella sua linea melodica, mentre la cadenzata Brand New Start ci regala una canzone fresca e godibile.Si riparte con il rock and roll di Hanging Out in Tucson dall’intro vigorosissimo e roccato, con un ottimo pianoforte (oserei dire alla Roy Bittan) che accompagna tutto lo sviluppo del brano, cui fa seguito uno dei punti più alti del disco, la dolcissima Sway una ballata malinconica e spezzacuori,  cantata in duetto con la Harvey.

Arriva il momento di It’s Been A Long Time (brano scritto da Van Zandt per Southside Johnny per lo splendido album Better Days), e questa versione rivisitata da D’Urso , viene resa al meglio grazie anche al suono poderoso della band, che si ripete alla grande nella trascinante All My Friends, ritmata, energia e feeling in puro Springsteen-style. La cover di I’ll Take All The Blame del cantautore Terence Martin (un doveroso omaggio ad un’artista poco conosciuto e sfortunato), è una ballata di grande spessore, ben sostenuta da una melodia forte e da un gioco di chitarre di primaria importanza, niente a che di vedere con l’impetuosa One Guitar di Willie Nile (pescata dall’album The Innocent Ones), puro rock che si ascolta tutto di un fiato. Con Love Her Blues si vira verso un blues d’annata, con il piano di Neil Berg  in evidenza, mentre la seguente Summertime Dreaming è un tirato honky-tonky , un brano che mi ricorda il primo Bob Seger (quello per intenderci di Ramblin’ Gamblin’ Man) dove la bravura dei musicisti alcune volte sovrastava il “leader”. Si chiude con Freedom, una canzone trascinante che lascia il segno per la cadenza ritmica, gli assolo delle chitarre slide e il cantato liberatorio di Joe, mentre la conclusiva NYC Taxi Ride  è uno brano strumentale suonato alla Willie DeVille, perfetto per l’entrata in scena dei suoi meravigliosi concerti live.

Joe D’Urso rimane un clone del Boss, su questo non ci piove, ma questo Sway, proprio come certi dischi di Bruce è fatto di ballate lente, focosi rock’n’roll, in un’alternanza piuttosto rigorosa e la voce di Joe modulata sulle tonalità calde del rocker del New Jersey, avvalora ancor di più le note similitudini dei due. Bel ritorno di un musicista che fa del blue-collar rock nell’oscurità, da anni, ma è “musica sana”, che meriterebbe una maggiore attenzione per la serietà e la costanza con cui continua il suo percorso.

NDT: Una nota di colore, più lo vedo e più fisicamente mi ricorda il mio amico Ed Abbiati dei Lowlands. Separati alla nascita?

Tino Montanari

“Sway” Track Listing:
1. Come Down Tonight (Asbury Park) – D’Urso
2. Brand New Start – D’Urso
3. Hanging Out in Tucson – D’Urso/Berg
4. Sway – D’Urso
5. It’s Been A Long Time – Van Zandt
6. All My Friends – D’Urso/Sica/Albanese
7. I’ll Take All The Blame – Martin/Hicks
8. One Guitar – Nile/Lee
9. Love Her Blues – D’Urso/Berg
10. Summertime Dreaming – D’Urso/Albanese
11. Freedom – D’Urso/Berg
12. NYC Taxi Ride (Instrumental) – Berg/D’Urso

Novità Di Novembre (E Altro) Parte III. Allan Taylor, Radiators, Southside Johnny, Scott Walker, Judy Collins, Great Big Sea, Devotchka, Kirsty McGee, Shelby Lynne, Alicia Keys, Mumford and Sons, Elvis Costello, Rage Against The Machine, Eccetera

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Pensavo di avere esaurito la disamina di tutto il materiale in uscita nel mese di novembre (e qualcosa che come sempre era sfuggito) e invece mi sono accorto che c’era ancora moltissimo che bolliva in pentola a livello discografico, per cui passiamo alle uscite del 27 novembre (e altro).

Quel cofanettino che vedete effigiato qui sopra è l’ultima opera di Allan Taylor (che peraltro ha anche registrato per l’occasione un nuovo album che uscirà nel 2013). Il titolo del doppio CD è Down The Years I Travelled e prende il titolo dall’unico brano nuovo contenuto in questa antologia rimasterizzata, tratta dal materiale registrato negli anni ’80 e ’90 e che non ha mai avuto una grande distribuzione. La Stockfish Records provvede a renderlo di nuovo disponibile. Non è forse il meglio in assoluto della produzione del grande cantautore folk britannico che risiede nei suoi dischi usciti in origine per la United Artists e ristampati in CD dalla BGO, ma se volete scoprire una delle voci più interessanti e poco conosciute della scena inglese si può iniziare anche con questo album. Tra i musicisti coinvolti ci sono anche Chris Leslie e Martin Allcock dei Fairport Convention, Rick Kemp degli Steeleye Span e altri altrettanto validi anche se meno conosciuti. Oltre al meglio della produzione di quel ventennio ci sono anche un paio di cover di qualità come Don’t Think Twice di Dylan e Across The Borderline della coppia Hiatt-Cooder. Il disco sarebbe uscito da oltre un mesetto ma il problema sta proprio nella reperibilità e nel prezzo sostenuto, in virtù di una bella confezione con libretto di 60 pagine. Oltre una 30ina di euro per 21 canzoni in effetti non è poco. 

I Radiators (From New Orleans) sono da sempre una delle mie formazioni preferite del sottobosco (di classe) della musica americana: degni “confratelli”, con gli Amazing Rhythm Aces, del filone che ha dato vita a formazioni come i Little Feat e la Band, il gruppo è sempre stato tra i protagonisti principali dell’annuale New Orleans Jazz and Heritage Festival che si svolge nella città della Louisiana. Parrebbe che questo The Last Watusi sia il loro canto del cigno dopo 33 anni di onorata carriera: registrato al Tipitina nel corso di 3 serate il 9 10 e 11 giugno del 2011, questo triplo CD raccoglie il meglio della loro produzione e un paio di cover ben scelte, come You Aint Goin’ Nowhere di Bob Dylan e Brand New Tennesse Waltz di Jesse Winchester. Grande band e grande concerti, dopo la vendita sul loro sito sarà disponibile anche attraverso i soliti canali di vendita nei prossimi giorni su etichetta Radz Records.

Credo che l’ultimo disco non dico orecchiabile ma ascoltabile di Scott Walker sia stato The Climate Of Hunter del 1984, che si potrebbe paragonare (spannometricamente) a un disco “complicato” di David Sylvian, però suonato con Mark Knopfler, Mark Isham, Peter Van Hooke, il batterista di Van Morrison, ma anche il noto sassofonista e improvvisatore free jazz Evan Parker e Billy Ocean, quello del tema del film Il gioiello del Nilo. Quindi sacro e profano per uno che ha iniziato negli anni ’60 in un gruppo, i Walker Brothers, dove nessuno si chiamava Walker di cognome e non erano neppure fratelli, però facevano della musica pop eccellente come The Sun Ain’t Gonna Shine Anymore. Poi una prima carriera solista più sofisticata e dedicata alla divulgazione diretta e indiretta in lingua inglese dell’opera di Jacques Brel, ma non solo ovviamente. Una reunion “laboriosa” dei Walker Brothers. Che dopo Climate Of Hunter ha portato, una decina di anni dopo ad un disco come Tilt con citazioni di Pasolini e la musica di alcuni brani (va bene, uno) che veniva paragonata al frinire delle zampette di un insetto (giuro). Quella categoria di musica che rimanda (per avere un’idea di cosa aspettarvi) al Peter Hammill più criptico con i Van Der Graaf o al Captain Beefheart di Trout Mask Replica, insomma dischi che non si ascoltano proprio tutti i giorni ( e neppure tutti gli anni). Questo nuovo Bish Bosh (titolo che nella interpretazione dello stesso Walker ha tre significati diversi, uno dei quali coinvolge il pittore fiammingo ma potrebbe essere anche “lavoro fatto) non scherza neppure lui con brani intitolati Epizootics, Corps de Blah e la epica (oltre 20 minuti) SDSS1416+138 (Zercon A Flagpole Sitter) che coinvolge le coordinate di piccole stelle lontane e il buffone di corte di Attila, per riassumere molto. Ma anche un brano come The Day “The Conducator” Died (An XMas Song) che racconta la storia della morte di Ceausescu avvenuta il giorno di Natale del 1989. A parte questo brano che ha qualcosa dell’epica natalizia di certe musiche hollywoodiane, il resto (per quello che ho potuto sentire velocemente) coinvolge le atmosfere musicali sopraccitate e molto altro, musica colta e complessa. Insomma non è musica facile che uno non sempre riesce a sentire, bisogna entrare nello stato d’animo giusto, quelle due volte l’anno (anche se la trovo affascinante, come pure il personaggio). Il tutto uscirà il 4 Dicembre per la 4AD in CD o vinile.

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Il primo titolo di questo trittico è uscito da qualche tempo, gli altri due sono in uscita in settimana.

Quel Southside Johnny & The Asbury Jukes Men Without Women Live 7-2-11 Asbury Park NJ, in teoria è uscito già da tempo (la scorsa estate, a giugno)), però è disponibile per la vendita solo sul loro sito oppure per il download digitale su Leroy Records. Si tratta. come vedete, della registrazione di un concerto tenuto lo scorso anno a casa loro, quando in una serata hanno eseguito interamente l’album di Little Steven Men Without Women più tre brani del loro repertorio a conclusione dello show. Strana scelta, ma questo è. Inutile dire che la reperibilità non è massima, ma era giusto segnalarlo per i fan.

Il Live At The Metropolitan Museum of Art di Judy Collins esce in questi giorni per la propria etichetta, la Wildflower Records, sia in CD che DVD. Una performance ripresa dalla TV americana per ricordare i 50 anni di carriera anche della grande “Judy Blue Eyes” con molti classici, tra cui Both Sides Now, Diamonds And Rust, Helplessy Hoping, Mr. Tambourine Man, Moon Is Harsh Mistress, Send In The Clowns, Pastures Of Plenty e la partecipazione di Shawn Colvin, Ani DiFranco, Kenny White e Jimmy Webb.

XX dei Great Big Sea ovviamente non è un film hardcore ma ricorda i 20 anni della loro carriera in una doppia antologia tratta dal meglio dei loro 10 dischi e 2 DVD. Pubblicato dalla loro etichetta e dalla Warner Music Canada da qualche settimana, ha questo contenuto:

Disc 1 – Pop

Track listing

  1. “Born to Believe”  – 3:45 (Previously Unreleased)
  2. “What Are You At”  – 3:10 (From Great Big Sea)
  3. Run Runaway”  – 2:50 (From Up)
  4. “Goin’ Up”  – 3:11 (From Up)
  5. When I’m Up (I Can’t Get Down)”  – 3:23 (From Play)
  6. Ordinary Day”  – 3:09 (From Play)
  7. “How Did We Get From Saying”  – 3:47 (From Play)
  8. Consequence Free”  – 3:14 (From Turn)
  9. “Feel It Turn”  – 3:47 (From Turn)
  10. “Boston and St. John’s”  – 3:47 (From Turn)
  11. “Sea of No Cares”  – 3:41 (From Sea of No Cares)
  12. “Clearest Indication”  – 4:12 (From Sea of No Cares)
  13. “When I Am King”  – 2:31 (From Something Beautiful*)
  14. “Something Beautiful”  – 3:47 (From Something Beautiful*)
  15. “Love Me Tonight”  – 4:12 (From Fortune’s Favour)
  16. “Walk On The Moon”  – 3:35 (From Fortune’s Favour)
  17. “Live This Life”  – 4:39 (Previously Unreleased)
  18. “Nothing But A Song”  – 3:02 (From Safe Upon The Shore)
  19. “Long Life (Where Did You Go)”  – 3:11 (From Safe Upon The Shore)
  20. “Let My Love Open The Door”  – 4:16 (Previously Unreleased)

Disc 2 – Folk

Track listing

  1. “Heart of Hearts”  – 4:09 (Previously Unreleased)
  2. “Great Big Sea / Gone By The Board”  – 3:36 (From Great Big Sea)
  3. “Donkey Riding”  – 2:22 (From Play)
  4. “A Boat Like Gideon Brown”  – 2:54 (From Sea of No Cares)
  5. “Dancing With Mrs. White”  – 2:06 (From Up)
  6. “General Taylor”  – 2:55 (From Play)
  7. “Come And I Will Sing You”  – 3:43 (From The Hard and the Easy)
  8. “Ferryland Sealer”  – 3:17 (From Turn)
  9. Lukey”  – 3:23 (With The Chieftains. From Fire in the Kitchen)
  10. “Captain Wedderburn”  – 3:37 (From Turn)
  11. “Captain Kidd”  – 2:50 (From The Hard and the Easy)
  12. “Le Bon Vin”  – 3:08 (Previously Unreleased)
  13. “England (Live)”  – 4:45 (From Courage & Patience & Grit)
  14. “Old Black Rum”  – 2:29 (From Up)
  15. “The Night Pat Murphy Died”  – 3:00 (From Play)
  16. “River Driver”  – 3:03 (From The Hard and the Easy)
  17. “Mary Mac”  – 2:33 (From Up)
  18. “Excursion Around The Bay”  – 2:28 (From Great Big Sea)
  19. “Josephine The Baker”  – 4:35 (Previously Unreleased)
  20. “Good People”  – 2:34 (From Safe Upon The Shore

 

Volendo, ne esisteva anche una versione in cofanetto quadrupla prenotabile sul loro sito, che è andata esaurita, che conteneva anche un terzo CD con altri 20 brani e un DVD con documentario sulla loro carriera, più libro e memorabilia vari.

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Altro terzetto di materiale non di facilissima reperibilità.

Il Live With The Colorado Symphony dei Devotchka è stato registrato il 18 febbraio del 2012 alla Boettcher Concert Hall di Denver con la partecipazione della Colorado Synphony Orchestra ed è “uscito” per la Cicero Recordings il 13 novembre scorso. Questi i brani contenuti:

Tracks
1. The Alley
2. The Clockwise Witness
3. Along the Way
4. The Common Good
5. You Love Me
6. All the Sand in All the Sea
7. Firetrucks on the Broadwalk
8. Comrade Z
9. Undone
10. Queen of the Surface Streets
11. We’re Leaving
12. Contrabanda
13. The Enemy Guns
14. How it Ends  

Kirsty McGee è una cantautrice inglese sconosciuta ai più, ma molto brava, che ha già pubblicato, per varie etichette, 6 album, tra cui un Live, e vari singoli ed EP, dal 2000 ad oggi. Questo nuovo Contraband esce per la Hobopop Recordings dopo un periodo difficile durante il quale, a causa di una depressione, aveva pensato di abbandonare la musica. Folk gentile e musica raffinata, una bella voce e tante belle canzoni per una cantrautrice che si colloca in quella nicchia dove opera anche gente come Boo Hewerdine, Eddi Reader, Karine Polwart e altri nomi “minori” del panorama elettroacustico inglese. Una di quelle brave “beautiful losers” che tanto piacciono a chi scrive su questo Blog.

Altra “grande” voce (di quelle che ti mandano i brividi lungo la schiena), questa volta americana, è quella di Shelby Lynne: con la sorella minore, Allison Moorer spesso citata e recensita su quest pagine virtuali, la Lynne, da qualche tempo, i dischi se li pubblica in proprio sulla etichetta Everso Records (e spesso se li suona anche da sola). Revelation Road, dello scorso anno era un piccolo gioiellino dominato dalla sua bellissima voce, come il precedente Tears, Lies And Alibis e anche il disco natalizio, Merry Christmas, non era male (per non parlare del tributo alle canzoni di Dusty Springfield, Just A Little Lovin’, del 2008, che mi era piaciuto moltissimo). Ora esce questo CD+DVD che riporta due diverse registrazioni dal vivo effettuale nel 2012, in solitaria. Shelby Lynne Live contiene nel CD il Live At McCabe’s, registrato a maggio di quest’anno e già disponibile per il download e il DVD del Live At The Union Chapel del 25 febbraio scorso. Proprio per i maniaci ci sarebbe anche una versione Deluxe di Desolation Road, che vedete qui sotto…

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che oltre ai due dischetti contiene anche una versione ampliata del disco dello scorso anno con 5 bonus tracks e un secondo DVD con un documentario con il Making of dell’album. Dovrebbe costare una cinquantina di euro e non essere molto facile da trovare. Mentre la versione doppia esce anche in questi giorni in Europa distribuita dalla benemerita Proper Records (che annuncia in questi giorni, la prossima uscita, a metà febbraio, credo il 13, del nuovo album di Richard Thompson Electric, attesissimo da chi vi scrive)! Non c’entra niente ma volevo segnalarvelo.

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Tre “piaceri proibiti”.

Alicia Keys in teoria non c’entra nulla con i contenuti di questo Blog, ma visto che il vostro solerte recensore spera sempre che la diva del “nu soul” prima o poi si redima (come è successo per il recente bellissimo disco di Joss Stone, un’altra con una gran voce) vi segnalo l’uscita del nuovo disco per la Sony Bmg, si chiama Girl On Fire e non si è redenta come testimoniano i duetti con Nicky Minaj e Jamie degli XX. Però c’è anche un duetto con Maxwell e alcune belle ballate pianistiche non troppo tamarre che ne segnalano il talento (mi ricordo sempre una sua esibizione live, credo al live Earth del 2007, dove cantava una fantastica versione di Gimme Shelter degli Stones “disintegrando” Mister Nicole Kidman, Keith Urban)! Comunque il suo primo disco e l’MTV Unplugged non sono dei brutti dischi. Essendosi sposata tale Swiss Beatz i nostri gusti musicali direi che non coincidono.

Per la serie i dischi inutili esce una compilation per la Universal, curata dallo stesso Elvis Costello, che si intitola In Motion Pictures e contiene brani, tutti editi, tratti da colonne sonore varie. Mah! Questo è piacere proibito, perché bisogna essere proprio masochisti per comprarlo (però molte delle canzoni sono bellissime, poche balle!).

Infine, per chi ama i dischi di canzoni natalizie, ne viene pubblicato uno Christmas Rules, già uscito come Holidays Rules per il mercato americano da qualche settimana, ed ora disponibile anche da noi per la Hear Music/Universal (in origine su Starbucks), che, detto fra noi, non è per niente male, sia per i brani, 17, tutti nuovi, che per molti dei musicisti impegnati:

01 fun.: “Sleigh Ride”
02 The Shins: “Wonderful Christmastime”
03 Rufus Wainwright with Sharon Van Etten: “Baby, It’s Cold Outside”
04 Paul McCartney: “The Christmas Song (Chestnuts Roasting on an Open Fire)”
05 Black Prairie: “(Everybody’s Waitin’ for) The Man With the Bag” [ft. Sallie Ford]
06 The Civil Wars: “I Heard the Bells on Christmas Day”
07 Calexico: “Green Grows the Holly”
08 AgesandAges: “We Need a Little Christmas”
09 Holly Golightly: “That’s What I Want For Christmas”
10 Irma Thomas with the Preservation Hall Jazz Band: “May Everyday Be Christmas”
11 Heartless Bastards: “Blue Christmas”
12 Eleanor Friedberger: “Santa Bring My Baby Back to Me”
13 Fruit Bats: “It’s Beginning to Look a Lot Like Christmas”
14 Y La Bamba: “Señor Santa”
15 The Punch Brothers: “O Come, O Come, Emmanuel”
16 The Head & the Heart: “What Are You Doing New Year’s Eve”
17 Andrew Bird: “Auld Lang Syne

Sulla carta non è male, e anche a sentirlo non fa schifo, tirate fuori le renne!

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Della serie come comprarsi sempre la stesse cose, ma in diverse versioni, e inc…rsi come l’automobilista di Gioele Dix, escono questi due manufatti. Il primo, in DVD o Blu-Ray, sempre dei Mumford and Sons (quindi non è per la qualità dei contenuti musicali, anzi) si chiama The Road To Red Rocks (Live In Concert), Universal Music, e testimonia il concerto dal vivo tenuto nel famoso anfiteatro del Colorado e gli annessi e i connessi della serata, 81 minuti in tutto, esce il 27 novembre, cioè domani. Ma il 4 dicembre esce Babel (Gentlemen Of The Road Edition) che oltre all’ultimo disco della band inglese, nella versione DEluxe con 15 brani, contiene anche il DVD The Road To Red Rocks e pure la versione audio in CD, quindi un bel triplo per i vostri regali natalizi. Nel senso che lo regalate o ve lo fate regalare.

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Sempre a proposito di cofanetti, domani ne escono altri tre interessanti.

Il primo è lo stesso disco, ma in due versioni differenti, sempre per il ventennale dall’uscita originale: si tratta del disco d’esordio omonimo dei Rage Against The Machine che ora si chiama XX (sempre inteso come numero e non come genere). La versione “normale” è tripla e contiene nel primo CD il disco originale rimasterizzato con tre tracce dal vivo bonus, il secondo contiene i demos, incisi nel 1991, che fruttarono alla band il contratto con la Epic, dodici canzoni in tutto, mentre il terzo dischetto, un DVD, riporta il concerto tenuto il 6 giugno del 2010 al Finsbury Park di Londra, più tutti i video del gruppo più altri brani registrati dal vivo. La versione Deluxe che supererà o si aggirerà intorno al classico ed immancabile centone (forse un po’ meno questa volta) di queste edizioni, oltre ai dischi menzionati conterrà anche un secondo DVD dal vivo con il primo concerto in assoluto del gruppo e altre live clips di brani registrati tra il 1991 e il 1994, oltre al vinile rimasterizzato, libretto e poster gigante.

Invece per la serie un cofanetto non si nega a nessuno (per fortuna) la Freud Records, ?!?, distribuisce la “definitive edition” di un disco cult dell’epoca “punk e precursori”, ovvero L.A.M.F. (Like a Motherfucker) degli Heartbreakers o meglio Johnny Thunders and The Heartbreakers (da non confondere con quelli di Tom Petty). Ben 4 CD, libretto di 44 pagine e tutto questo “Bendidio” per una band il cui motto era “Born To Lose”:

Disc 1: ‘L.A.M.F. – the lost ’77 mixes’ Recompiled in 1994, as Johnny Thunders and the Heartbreakers.
Born To Lose, Baby Talk, All By Myself, I Wanna Be Loved, It’s Not Enough, Chinese Rocks, Get Off The Phone, Pirate Love, One Track Mind, I Love You, Goin’ Steady, Let Go, Can’t Keep My Eyes On You, Do You Love Me.

Disc 2: ‘L.A.M.F.’ The original Track Records LP restored.
Restored at last! The ‘muddy’ version without the mud – how they wanted it to sound! Replica sleeve wallet.
Born To Lose, Baby Talk, All By Myself, I Wanna Be Loved, It’s Not Enough, Chinese Rocks, Get Off The Phone, Pirate Love, One Track Mind, I Love You, Goin’ Steady, Let Go.

Disc 3: ‘L.A.M.F. – the demo sessions’ Three sessions in ‘76 and ‘77, including tracks with Richard Hell.
I Wanna Be Loved (mix 2), Pirate Love, Goin’ Steady, Flight, Born To Lose, Can’t Keep My Eyes On You, It’s Not Enough, I Love You, Take A Chance, Do You Love Me, Let Go, Chinese Rocks, Born To Lose.

Disc 4: ‘L.A.M.F. – the alternative mixes’ 21 mixes from the epic sessions at five top London studios
Born To Lose, Born To Lose, Baby Talk, Baby Talk, All By Myself, All By Myself, It’s Not Enough, It’s Not Enough, Chinese Rocks, Get Off The Phone, Pirate Love, Pirate Love, One Track Mind, One Track Mind, I Love You, Goin’ Steady, Goin’ Steady, Let Go, Let Go, Can’t Keep My Eyes On You, Do You Love Me.

Anche per oggi, piatto ricco, o se preferite la faccio corta, perché poi mi scappano delle mini-recensioni in virtù del fatto che non sono sicuro di riuscire a ritornarci (spesso non è detto) ma abbiamo concluso.

Bruno Conti

Novità Di Settembre Parte I. Southside Johnny, Chris Rea, Martin Simpson, Richmond Fontaine, Kd Lang, Lindsey Buckingham, Slaid Cleaves, Horrible Crowes, Eccetera

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Ripartiamo con le uscite della prima settimana di settembre, giorno 6 per la precisione. Ricordato che martedì escono Jeff Bridges e Ry Cooder per il mercato europeo (e italiano) nonché il nuovo Eric Sardinas già recensito in illo tempore e il secondo tributo a Buddy Holly di cui vi ho riferito ieri. Vi ricordo altresì che considerando che spesso non ho poi il tempo (nonostante tutta la buona volontà) di ritornarci con recensioni più apporfondite spesso approfitto di questo spazio delle anticipazioni per delle mini-recensioni.

Per esempio quel Southside Johnny & The Asbury Jukes arriva assolutamente a sorpresa. Si tratta di un CD doppio dal vivo che esce per la Secret Records (!?!) a prezzo speciale, registrato in quel di Newcastle, Opera House il 26 novembre 2002 e riporta anche una presentazione brano per brano dei contenuti ad opera dello stesso Southside Johnny. Occhio perché era già uscito nel 2009 con il titolo From Southside to Tyneside e in DVD come Live At The Opera House. Se non lo avete vale la pena.

Questi i brani:

  1. Take It Inside
  2. Baby Don’t Lie
  3. All Night Long
  4. Long Distance
  5. Gin Soaked Boy
  6. Without Love
  7. No Easy Way Down
  8. Coming Back
  9. All I Needed Was You
  10. Living With The Blues
  11. Help Me
  12. Cadillac Jack’s Number One Son
  13. This Time Baby’s Gone For Good
  14. Some Thing’s Just Don’t Change
  15. I Won’t Sing
  16. Pipeline
  17. Sleepwalk
  18. I Don’t Want To Go Home
  19. I Don’t Want To Go Home – Reprise
  20. Passion Street
  21. This Time Is For Real
  22. Hearts Of Stone

Martin Simpson è uno dei cantautori (e chitarristi) più talentuosi della scena folk britannica, e non solo. Questo nuovo Purpose + Grace prosegue nella sua rinascita artistica ed è forse il suo album più bello e compiuto di sempre. C’è solo un brano originale firmato da Simpson più uno strumentale, ma covers di Brothers Under The Bridge di Springsteen con Richard Thompson all’elettrica, Little Liza Jane con BJ Cole alla pedal steel, Brother Can You Spare A Dime cantata da Dick Gaughan, Strange Affair di Richard Thompson con la voce di June Tabor, compensano abbondantemente. Senza dimenticare la title-track, un brano scritto da Yip Harburg, lo stesso di Somewhere Over The Rainbow. Etichetta Topic Records. 

Nuovo album per i Richmond Fontaine, The High Country. Il gruppo di Willy Vlautin, uno dei migliori della scena indipendente americana questa volta si è spinto fino a realizzare quello che loro hanno definito una song-novel. Un vero e proprio romanzo breve che racconta, attraverso 17 brani, la travagliata storia d’amore tra un meccanico e una cassiera, ambientata in una piccola cittadina dell’Oregon. Se mantiene fede alle premesse potrebbe essere un ennesimo grande disco di questo misconosciuto gruppo. Bravissimi e da conoscere, se non avete già provveduto. Esce per la El Cortez Records.

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Anche questa volta non manca “a volte ritornano”: Chris Rea su Rhino Records pubblica questo nuovo Santo Spirito Blues che continua nel suo riscoperto spirito Blues. C’è la versione singola con 13 brani nuovi e quella quintupla con altri due CD e due DVD. Questi ultimi sono un documentario sul duro mondo delle corride e uno sulla città di Firenze entrambi con la colonna sonora di Rea. Costa poco più di un doppio, quindi vedete voi.

Lindsey Buckingham in questo Seeds We Sow che esce per la Eagle Records, suona tutti gli strumenti, canta, mixa e produce. Il suo sesto album da solista ritorna alle sonorità del periodo Tusk (più o meno).

jessi colter.jpgkd lang summertime.jpggerry rafferty.jpg

 

 

 

 

 

 

 

La BGO pubblica questo doppio CD con i primi tre album di Jessi Colter, I’m Jessi Colter, Jessi e Diamond in The Rough, tutti e tre gli album pubblicati negli anni ’70 e molto belli per la moglie di Waylon Jennings. Outlaw Country di gran classe. Attenzione perchè l’australiana Raven ha messo in circolazione un doppio Cd piuttosto caro dove ci sono solo il primo e il terzo disco.

La Left Media inglese continua nella sua serie di pubblicazione di dischi dal vivo (semi) ufficiali, dopo Springsteen e Jackson Browne adesso è la volta di K.D. Lang con questo Summertime In The Windy City The Lost Transmission che è appunto un broadcast radiofonico dai Soundstage Studios di Chicago nel 1993. 15 brani più 5 bonus registrate tra il 1987 e il 1992 nei vari Tonight Show, SNL, Letterman e Arsenio Hall Show. Per i fans (e le fans soprattutto direi, in questo caso)!

All’inizio dell’anno è scomparso silenziosamente Gerry Rafferty (anch’io mi sono dimenticato di segnalarlo), ora la EMI gli dedica giustamente una doppia Collector’s Edition di City to City il suo album più celebre quello con Baker Street. Una curiosità: nel secondo CD, quello con i demo originali inediti c’è una versione di “quel brano” che sostituisce il famoso assolo di sax di Raphael Ravenscroft con un assolo di wah-wah.

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Gli Horrible Crowes sono il side project di Brian Fallon dei Gaslight Anthem in coppia con Ian Perkins. Meno roots ed atmosferico, li hanno paragonati a Tom Waits e Afghan Whigs. A me questo Elsie sembra decisamente bello ed in alcuni brani affiora una spirito Springsteeniano come in Behold The Hurricane e Go tell everybody. Etichetta SideOne Dummy Records.

Stephin Merritt sarebbe Mr. Magnetic Fields e questo Obscurities, come da titolo, è una raccolta di rarità sia come solista che con il gruppo (che poi è sempre lui). Domino Records.

Questo doppio dei 16 Horsepower su Glitterhouse più o meno è la stessa cosa, rarità e b-sides nel secondo CD e nel primo i brani preferiti dai fans scelti in rete. Da lì il titolo, Yours Truly.

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Per gli appassionati di folk inglese questa è un’altra bella sorpresa. Si chiama Cecil Sharp Project 2011 e prende lo spunto dal grande musicologo inglese. Una confezione CD e DVD che riporta i risultati dell’incontro di otto musicisti britannici, prima in un cottage inglese e poi in una serie di concerti tra cui uno alla Cecil Sharp House a Londra (mai stati? E’ da vedere se capitate a Londra).Si tratta di Steve Knightley, Jackie Oates, Andy Cutting, Caroline Herring, Jim Moray, Patsy Reid, Leonard Podolak and Kathryn Roberts. Alcuni li conosco e sono molto bravi altri mi sono ignoti ma il progetto sembra intrigante. Temo una non facile reperibilità, etichetta Shrewsbury Folk Fest.

Altro doppio, questa volta solo CD, sempre dal vivo, per Slaid Cleaves uno dei migliori cantautori folk-country dei giorni nostri, una sorta di Townes Van Zandt senza le stesse tendenze autodistruttive. Si chiama Sorrow And Smoke: Live at The Horsehoe Lounge ed esce per la Music Road Records.

Secondo John Mayall è stato il miglior chitarrista che ha militato nei suoi Bluesbreakers (ma si sa che Mayall è un po’ anzianotto, meglio di Clapton, Peter Green e Mick Taylor? Shurely sham misstake come direbbe un inglese ubriaco). Comunque Buddy Whittington è un signor chitarrista e questo Six String Svengali, il suo secondo disco da solista pubblicato dalla Manhaton Records è un ottimo esempio di Texas Blues-rock. Tra l’altro Whittington dopo aver suonato con Clapton al concerto per i 70 anni di Mayall aveva dichiarato che Eric era il suo “eroe” da sempre.

That’s All Folks. A proposito di Blues, visto che entriamo in periodo Busca e quindi nei prossimi giorni sarò alla prese con alcune interessanti uscite nel genere, non le ho inserite nelle Anticipazioni.

Come il nuovo, fantastico, Tom Russell, Mesabi cui dedicherò uno spazio apposito. Comunque esce anche lui martedì 6 settembre per la Shout Factory in Usa e il 12 per la Proper in UK. Recensione in mezzo a quelle date. In ogno caso la cover di A Hard Rain’s A Gonna di Dylan con Lucinda Williams e Calexico è uno dei brani dell’anno!

Bruno Conti

A Volte Ritornano. E Alla Grande! – Southside Johnny And The Asbury Jukes – Pills and Ammo

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Southside Johhny And The Asbury Jukes – Pills and Ammo – LeRoy Records/Evangeline-Floating World Records/Phantom Rec.

Lo so che ho già usato quel titolo tre volte, ma quando ritornano, ritornano! E se ritornano in questo modo non si possono usare altri termini. Il disco è S.T.R.E.P.I.T.O.S.O, il migliore dai tempi di Better Days (anche se Grapefruit Moon, l’ultimo, dedicato alle canzoni di Tom Waits era ottimo, ma non era un disco con i Jukes) e compete anche con il meglio della sua produzione anni ’70. Alla faccia dei suoi 61 anni, Southside Johnny è più in forma che mai e come lui, molti altri “terribili vecchietti” che stanno pubblicando dei dischi che confutano la teoria che il meglio sia ormai alle spalle, direi che The Best Is Yet To Come!

Un breve intermezzo. Questo disco ha una storia travagliata: in pratica sarebbe (è già) uscito dal mese di luglio almeno sul sito di Southside Johnny product&product_id=138, per la sua etichetta Leroy Records in formato Cd e per il download ma solo per il mercato interno americano, mentre uscirà, credo, il 14 settembre in Usa per la Phantom e in Europa il 21 settembre per la Evangeline/Floating World, quindi Ird, come i precedenti (ma magari anche prima, qui lo dico e qui lo nego).

In questo nuovo disco ad accrescere le aspettative (ma l’ho sentito, eccome se l’ho sentito!) c’è il ritorno di Bobby Bandiera (in prestito dai Bon Jovi versione live, grandi amici) e l’arrivo, sempre in prestito, come nel calcio attuale, di Andy York il chitarrista della band di Mellencamp e quindi la creazione di un gruppo a trazione chitarristica per l’album più rock della carriera di Southside Johnny come lui stesso ha dichiarato in alcune interviste.

Ma i fiati ci sono (La Bamba e soci), c’è il suo immancabile partner, tastierista e co-autore Jeff Kazee che ha scritto con lui molti dei brani contenuti in questo Pills And Ammo, oltre a curare la produzione, c’è Shawn Pelton alla batteria (quello che si era seduto sullo sgabello della band di Springsteen nell’interregno della E Street Band ma anche titolare al Saturday Night Live). Non ci sono Springsteen e Miami Steve purtroppo, ma per mantenere un segno di continuità c’è l’immarcescibile Gary Us Bonds in Umbrella in my drink, un brano dove fiati, mandolino e le voci dei protagonisti sembrano essere stati estratti di sana pianta da un brano dell’ultimo John Hiatt tanto la voce dei due si assomiglia.

Già la voce. Vissuta e logorata da tanti anni di onorata carriera ma proprio per questo capace di mandarti ancora il classico brividino lungo la schiena. Anche lui, come molti, ha dichiarato di essere stato influenzato (oltre che dal soul e dal R&R, in tutte le loro forme) dai Rolling Stones, soprattutto quelli del periodo del suo disco preferito, Sticky Fingers (quindi il rock a due chitarre ma anche i fiati, gli accenni country e l’immancabile Blues) più che di Exile On main Street. Anch’io andrò contro corrente, ma preferisco Sticky Fingers anche se Exile On Main Street rimane un disco eccezionale, una bella lotta. Fine della digressione.

E quindi per passare dalle parole ai fatti il disco si apre con una Harder Than It Looks dove al clavinet di Kazee si aggiungono subito le chitarre di Bandiera e York, che riffano e fanno brevi assoli mentre si rispondono dai canali dello stereo gli immancabili fiati, una batteria dal ritmo implacabilmente rock presa pari pari dal canone di Charlie Watts. Sembrano gli Stones di quell’epoca d’oro.

Cross That Line rilancia, con un Southside Johnny devastante che ricorda il compianto Willy DeVille più “cattivo”, quello dei Mink De Ville più tirati degli inizi, oltre naturalmente agli Stones già citati, all’ennesima potenza, con una slide minacciosa e i fiati come aggiunta vincente, il coretto femminile fa il suo lavoro, “strepita” alla grande dietro alla voce del nostro amico.

Woke Up this Morning con armonica e slide che duellano intorno ad un’altra convincente prestazione vocale di Southside è un bluesaccio di quelli tirati e credibilissimi.

Lead Me On è uno di quei classici brani che hanno costruito il repertorio e la reputazione di Southside Johnny, cantato con superba nonchalance e facilità, in un modo che ad altri richiederebbe settimane di studio per cercare di creare una “spontaneità fasulla”, ma d’altronde con quel contorno di pianoforte, voci femminili, la solita slide è perfino facile creare della musica così bella, potremmo definirla una ballata mid-tempo?

Heartbreak City è un’altra sparatissima variazione sul tema Riff and Roll dell’album, con l’aggiunta di una voce femminile che supporta alla grande quella del “titolare” mentre tutti, chitarre, fiati e tutto il cucuzzaro sono impegnatissimi. Strange Strange Feeling è un altro esempio di quella felice fusione tra R&B, Soul e Rock che è sempre stata la musica degli Asbury Jukes.

Di Umbrella In My Drink abbiamo già detto, One More Night To Rock potrebbe aggiornare i vecchi adagi sul “Play All Night Long” con un ritmo travolgente, l’armonica in evidenza, una voce femminile in pieno trip alla Gimme Shelter (e trattandosi di Lisa Fischer,anche lei in prestito, ma dagli Stones stessi, si capisce perché), i fiati impazziti e un grintoso assolo di chitarra e la voce di Southside Johnny agli splendori dei Better Days watch?v=2YReDFe5GOc

Una pausa dal piedino impazzito è offerta dalla blues ballad con licenza soul di Place Where I Can’t Found con un basso pulsante (John Conte) e retrogusti gospel, praticamente uno scherzo per questo signore cresciuto a “Pane e RB”.  Ma è subito tempo di Rock and roll con una vorticoso omaggio alla musica di Jerry Lee Lewis e Little Richard, Keep On Moving, un titolo, un programma, con chitarra e piano che fanno la gara a chi va più veloce assisti dalla solita impeccabile sezione fiati.

Southside Johnny è rimasto uno degli ultimi grandi cantanti bianchi capaci di cantare il soul e il blues come un nero e lo dimostra alla grande anche nella travolgente cavalcata che risponde al nome di You can’t Bury me altra perla di questo sorprendente album (un altro era il già citato gitano Willy Deville ma anche il recente disco di Peter Wolf si muoveva su queste coordinate, soul e Stones d’annata).

In Thank You volutamente lascia trasparire nella voce lo scorrere del tempo, una ballata “strappata” e malinconica che chiude alla grande questo grande ritorno ai fasti del passato. Ora sta a voi non farvelo scappare!

Bruno Conti