Dopo Le Celebrazioni Poteva Mancare Un Bel Tributo Ai Grateful Dead? Various Artists. – Day Of The Dead. Giorno 2

day of the dead

VV. AA. – Day Of The Dead – 4AD/Beggars 5CD Box Set 

Seconda parte, segue da ieri http://discoclub.myblog.it/2016/05/24/le-celebrazioni-poteva-mancare-bel-tributo-ai-grateful-dead-various-artists-day-of-the-dead-giorno-1/

CD3: ecco ancora i National alle prese con un’emozionante rilettura di Peggy-O, un traditional ripreso di sovente da Garcia e soci: la bravura del gruppo sta nell’approcciare la canzone nel loro tipico stile senza modificarne la struttura, bravi; Bryce Dessner si presenta da solo con il bizzarro strumentale Garcia Counterpoint, seguito dalla suite Terrapin Station, ripresa in maniera perfetta da Daniel Rossen e Christopher Bear dei Grizzly Bear (con i National come backing band), uno dei momenti top del cofanetto. Clementine Jam è uno strumentale da parte dell’Orchestra Baobab, tra jazz e samba, gradevole ma superfluo, mentre la lunga jam China Cat Sunflower/I Know You Rider (Stephen Malkmus & The Jicks) è perfettamente calata nello spirito dell’operazione, chiudete gli occhi e quasi vi sembrerà di sentire i Dead. Splendida anche Jack-A-Roe, ad opera di Kate Stables alias This Is The Kit, con la sua suggestive atmosfera western anche se forse sarebbe più adatta ad una voce maschile. Bill Callahan si impegna molto per rovinare Easy Wind e direi che ci riesce, mentre Wharf Rat, ad opera di Ira Kaplan degli Yo La Tengo, è lunga, fluida, psichedelica ed indubbiamente azzeccata; ecco arrivare anche Lucinda Williams alle prese con il classico Going Down The Road Feelin’ Bad: Lucinda come al solito rallenta il ritmo (proprio non riesce a farne a meno, riuscirebbe a rallentare anche gli Iron Maiden), personalizzandola totalmente e condendo il tutto con la sua tipica voce sgraziata (so che sulla bionda rockeuse della Louisiana sono una voce fuori dal coro, ma proprio non ce la faccio…). Chiusura ottima con And We Bid You Goodnight, rifatta dal folksinger Sam Amidon con voce e poco altro.

CD 4: il dischetto più “difficile”, che però parte bene con una fluida Ripple eseguita da The Walkmen, indie band di New York che affronta la splendida canzone con lo spirito giusto, mentre purtroppo Truckin’ è letteralmente distrutta dai Marijuana Deathsquad, una versione rumoristica senza capo né coda, inascoltabile; anche la Dark Star dei Flaming Lips non mi piace per niente, rilettura modernista e finto-psichedelica, cantata in maniera imbarazzante. Stella Blue non mi faceva impazzire neppure nella versione dei Dead, figuriamoci sentirla così stravolta e destrutturata da parte dei Local Natives, ed il CD non si risolleva neppure con la caotica Shakedown Street degli Unknown Mortal Orchestra (ma chi sono?), ma stavolta anche per la pochezza della canzone. Finalmente un po’ di buona musica, ancora con l’Orchestra Baobab che dona un bel sapore caraibico a Franklin’s Tower, rendendola irriconoscibile ma intrigante; Tal National, da non confondere con i padroni di casa (sono un gruppo del Niger, ma dove li hanno trovati?), rilegge in maniera solare Eyes Of The World, e funziona, mentre il famoso banjoista Bela Fleck propone Help On The Way in una interessante versione tra roots e tribale. Estimated Prophet nelle mani dei Rileys diventa quasi un canto propiziatorio indiano (nel senso di pellerossa), fin troppo strana per i miei gusti, mentre What’s Become Of The Baby nelle mani degli Stargaze si trasforma in uno strumentale cerebrale e poco immediato (in poche parole, due palle). L’americano di origine indiana (dell’India stavolta) Vijay Iyer sarà anche un grande pianista classico, ma la sua King Solomon’s Marbles per piano solo mi annoia assai, mentre Bonnie “Prince” Billy, sempre solo col pianoforte ma anche con la voce, riesce ad emozionare con If I Had The World To Give.

CD 5: ancora Phosphorescent con il suo consueto stile crepuscolare/etereo alle prese con la bella Standing On The Moon, ed il gruppo di Matthew Houck si dimostra una scelta vincente; i Tallest Man On Earth, band svedese, rilegge invece Ship Of Fools con pieno rispetto dell’originale ma con un tocco personale, e la canzone ne esce alla grande. Di nuovo Bonnie “Prince” Billy con Bird Song, altra bella rilettura, molto classica e con la melodia in primo piano. Brown-Eyed Women è una delle preferite in assoluto dal sottoscritto, e sono lieto che gli Hiss Golden Messenger la rispettino al 100%, versione ottima di un brano grandioso, tra le migliori del lavoro. Here Comes Sunshine è poco conosciuta, ed i Real Estate né danno una lettura molto seria e solida, armonizzando molto bene con le voci, mentre sulla confusa Cumberland Blues di Charles Bradley stenderei un velo, e così anche su Drums/Space (Man Forever, So Percussion e Oneida), intermezzo batteristico/lisergico che era già una palla colossale nei concerti dei Dead. Cream Puff War viene dal primo periodo del gruppo di Garcia, ma l’interpretazione tra rock e noise dei Fucked Up (bel nome…) mi lascia molti dubbi, anche per la voce molto trash metal del leader. Non mi ricordavo di Rosemary, ma Mina Tindle è fin troppo leggerina ed eterea per farmela apprezzare a fondo, mentre High Time trova nuova luce nell’interpretazione ancora del duo Rossen-Bear dei Grizzly Bear, partenza acustica e finale full band. Till The Morning Comes del duo australiano Luluc è soave e molto raffinata, ma mi piace, mentre Winston Marshall dei Mumford & Sons (assieme a Kodiak Blue e Shura) mostra di risentire del momento no della sua band, rilasciando una versione assolutamente piatta ed insipida dell’altrimenti bellissima Althea. Il monumentale box si chiude con Attics Of My Life, rivista da Angel Olsen quasi fosse un coro ecclesiastico, strana ma non da buttare, e con Bob Weir (sì, proprio lui), che prima coi Wilco (St. Stephen) e poi coi National (I Know You Rider), entrambe dal vivo, sigilla alla grande il cofanetto con due riletture potenti e intrise fino al collo dello spirito deaddiano.

In definitiva, a parte qualche incertezza fisiologica per un box quintuplo (e comunque in gran parte concentrate nel quarto CD), c’è una sola parola con la quale definire quest’opera: imperdibile. Anche perché, per una volta, il costo è decisamente contenuto.

Marco Verdi

In Crociera Fra Amici! Buddy Miller And Friends – Cayamo Sessions At Sea

buddy miller cayamo sessions at sea

Buddy Miller & Friends – Cayamo Sessions At Sea – New West

La consuetudine della crociera musicale è ben radicata tra i musicisti americani: c’è la Legendary Rhythm & Blues Cruise, quella che va verso i Caraibi e che discograficamente ha prodotto vari frutti, tipo i CD di Tommy Castro, Joe Louis Walker, Elvin Bishop, oltre al recente http://discoclub.myblog.it/2016/01/06/nuovo-musicisti-crociera-mitch-woods-jammin-on-the-high-cs-live/, di cui mi sono occupato a più riprese su queste pagine virtuali, ma abbiamo anche un evento come Keeping The Blues Alive At Sea, con il suo viaggio che va da Miami a Cozumel in Messico, e che nella nuova edizione, prevista tra il 15 e il 19 febbraio p.v., ha un cast da sogno, ho sbirciato, ci saranno Robert Randolph, Blues Traveler, Vintage Trouble, James Hunter Six, SIMO, Shemekia Copeland e moltissimi altri artisti, tra cui Beth Hart e l’headliner Joe Bonamassa, che si esibiranno da soli e in coppia (a proposito,se eravate preoccupati, il nuovo album di Joe, Blues Of Desperation è previsto per il 26 marzo, e poi su questo Blog, ma probabilmente il fatto che la Hart e Bonamassa si esibiscano insieme dovrebbe essere anche il preludio per una nuova collaborazione tra i due che era peraltro già prevista).

Tornando ai musicisti in crociera un’altra delle attrazioni più frequentate è quella delle Cayamo Cruises, che sempre da Miami vanno verso le Antille Olandesi (St. Barts e St. Croix), e che nel corso degli anni ha visto avvicendarsi gente come John Prine, Lyle Lovett, Lucinda Williams, Richard Thompson, quest’anno anche John Hiatt, Steve Earle, Shawn Colvin, Chris Stapleton, Jason Isbell e moltissimi altri, tra cui Jim Lauderdale Buddy Miller, che sono due dei fedelissimi di quest evento che spesso li ha visti nelle vesti di animatori delle jam sessions organizzate come The Buddy & Jim Radio Hour, in qualità di DJ officiali della Radio che trasmette dalla crociera (se volete rifarvi gli occhi e magari prenotare per qualche evento futuro http://www.cayamo.com/).

Alcuni dei nomi citati sopra li ritroviamo in questo CD pubblicato dalla New West in questi giorni (ma se volete approfondire su YouTube ci sono decine di video che trattano delle precedenti edizioni); si chiama Cayamo Sessions At Sea ed è attribuito a Buddy Miller & Friends: il bravissimo cantante e chitarrista è il padrone di casa di questi eventi, con la sua band, che vede, fra gli altri, David Jacques al basso, Marco Giovino alla batteria, Fats Kaplan, che suona tutto il resto che non suona Miller, ossia mandolino, chitarra, fisarmonica, banjo, violino, pedal steel, armonica, voi lo nominate e lui lo suona (benissimo). Il repertorio del CD è incentrato prevalentemente sulle cover, con un paio di eccezioni: si parte con After The Fire Is Gone, il famoso brano di Loretta Lynn Conway Twitty, interpretato con puro spirito country e grande profusione di pedal steel, dall’accoppiata Lee Ann Womack Buddy Miller, poi da lì in avanti Miller è il partner fisso dell’ospite che si alterna di brano i brano. La bravissima emergente Kacey Musgraves è alla prese con il divertente honky tonk di una Love’s Gonna Live Here che viene dal songbook del grande Buck Owens, con tanto di violino guizzante e la twangy guitar di Buddy Miller. Kris Kristofferson, noblesse oblige, interpreta alla grande la sua Sunday Morning Coming Down, bellissima versione (il video sotto è un’altra versione, con Shawn Mullins).

Just Someone I Used To Know, con la giovane e brava newcomer Nikki Lane nella parte che fu di Dolly Parton e Miller nei panni di Porter Wagoner, è un’altra perla di puro country classico. Lucinda Williams per il suo brano ha scelto una delle canzoni più belle di Grams Parsons, Hickory Wind, in una versione rallentata e struggente, tipica del suo fare musica. Anche il grande Richard Thompson è della partita e interpreta da par suo Hank Williams, uno dei padri fondatori della country music, qui rappresentato da Wedding Bells, che benissimo si attaglia allo stile del musicista britannico che ne rilascia una versione stupenda. If Teardrops Were Pennies è un altro brano dell’accoppiata Parton/Wagoner, più mossa e brillante, è interpretato dalla meno nota Elizabeth Cook, che con la sua leggiadra vocina ricorda quella dell’interprete originale e che comunque a 43 anni non si può certo definire una debuttante. A seguire un brano dei “famosi autori country” Jagger-Richards, Wild Horses, in una versione cantata da Shawn Colvin che qualcuno ha definito turgida ma che secondo me, viceversa, è una delle più belle di questa raccolta di esibizioni Live, intensa e cantata come Dio comanda.

Come Early Morning è il titolo di un film non particolarmente noto del 2006, con Ashley Judd, ma è anche il titolo di una canzone di Don Williams, uno degli autori preferiti da Clapton in ambito country, qui cantata da Jill Andrews, di cui confesso ignoravo l’esistenza, ma anche lei non è una novellina assoluta, militava negli Everybodyfields, che invece conoscevo ma non associavo alla Andrews, buona cantante di stampo country-folk. L’altro artista non alle prese con una cover è Doug Seegers, ex cantante di strada in quel di Nashville, ma nativo di New York, che a dispetto dei suoi 60 anni passati è un quasi esordiente, grazie all’ottimo album del 2014 Going Down To The River, che ha raggiunto il 1° posto delle classifiche svedesi, conquistando il disco d’oro, è strano il mondo! Comunque il nostro amico è bravo, un vero cowboy, e la sua Take The Hand Of Jesus uno dei brani più coinvolgenti del disco. Che si conclude con un’altra perla preziosa con l’accoppiata Lone Bellow e Brandi Carlile, per una versione sontuosa del capolavoro di John Prine Angel From Montgomery, veramente stupenda.

Speriamo quindi in altre crociere se producono dischi belli come questo Cayamo Sessions At Sea (guardatevi per esempio questa versione di Calvary Cross, una delle mie canzoni preferite di sempre, con l’accoppiata Richard Thompson/Dawes, nella crociera del 2013 https://www.youtube.com/watch?v=CCnnS4lFOsg). 

Bruno Conti

Il Miglior Disco Del 2016? Forse E’ Presto, Ma… Lucinda Williams – The Ghosts Of Highway 20

lucinda williams the ghosts of highway 20

Lucinda Williams – The Ghosts Of Highway 20 – 2 CD Highway 20/Thirty Tigers

Ovviamente è presto per fare pronostici, ma Lucinda Williams ci aveva lasciato nell’ottobre del 2014 con quello che poi si era rivelato, probabilmente (come si sa, ognuno ha i suoi gusti), come uno dei migliori dischi dell’anno, Down Where The Spirit Meets The Bones, un formidabile doppio album che aveva confermato il suo status come una delle migliori cantautrici sulla faccia del pianeta http://discoclub.myblog.it/2014/09/30/il-buon-vino-invecchiando-migliora-sempre-piu-lucinda-williams-down-where-the-spirit/ , ed ora, a poco più di un anno, ne pubblica un altro, The Ghosts Of Highway 20, sempre doppio, ma con 14 canzoni rispetto alle 20 del precedenti, che è altrettanto bello, forse un filo meno immediato e quindi da assimilare magari più lentamente. Le canzoni dell’album ruotano attorno alla Highway 20, la cosiddetta Interstate 20, che dal South Carolina porta al Texas, attraverso gli Stati del Sud degli States Come al solito per Lucinda, storie di perdenti, amanti, paesaggi che gravitano intorno alla strada e si intrecciano con il suo percorso, personaggi veri ed inventati, passati e presenti, “fantasmi” che popolano l’immaginario dei suoi brani, sempre imbevuti da un’anima musicale profondamente rock: 86 minuti di musica divisi su due compact, dove i suoi compagni di avventura sono più o meno i soliti, Tom Overby, il marito della Williams, è sempre, con lei, il produttore del disco, e firma anche la title-track, Greg Leisz, con tutte le sue chitarre, soprattutto lap e pedal steel, di cui ormai è maestro incontrastato, questa volta è anche co-produttore, e divide con Bill Frisell il ruolo di solista.

Val McCallum, impegnato anche con Jackson Browne, appare solo in due brani, come chitarrista aggiunto, mentre la sezione ritmica è affidata ai soliti, e solidi, Butch Nortonalla batteria e David Sutton al basso, niente tastiere questa volta, visto che anche la Williams è impegnata a chitarre acustiche ed elettriche: solo nell’ultimo brano Faith And Grace, il più lungo, con i suoi quasi 13 minuti, appaiono come ospiti Carlton “Santa” Davis (il vecchio batterista di Peter Tosh) e il percussionista Ras Michael, all’hand drum. Partiamo proprio da questo pezzo, uno dei più ritmati, tinto, come era ovvio, vista la presenza di un batteria giamaicano, di ritmi reggae e caraibici, che chi mi legge saprà non prediligo particolarmente, se non presi in piccole dosi, ma in questo caso ci sta, visti in un’ottica jam che comunque mi piace: Greg Leisz in questo pezzo è più defilato, con la chitarra di Frisell che fa da contraltare alla voce di Lucinda nelle lunghe elucubrazioni di questa canzone, che conclude degnamente un album che adesso andiamo a vedere nella sua interezza.

Il paragone con il vino che invecchia l’ho già usato per il vecchio album, ma rimane valido anche per questo The Ghosts Of Highway 20, che si apre con un brano, Dust, ispirato da un poema di Miller Williams, il papà di Lucinda, scomparso circa un anno fa, il 1° gennaio del 2015, poeta, traduttore ed editore, che ha lasciato una profonda influenza sulla figlia: la canzone che prende lo spunto dalla polvere che ricopre le strade ha la classica andatura di molte delle canzoni della Williams, lenta e maestosa, si dipana sul lavoro delle chitarre di Leisz Frisell che poi nella parte centrale e finale del brano si lanciano nella classiche jam chitarristice che spesso contraddistinguono i suoi brani. E se il buongiorno si vede dal mattino anche la successiva House Of Earth, una ballata lenta, dolente e notturna, è una gran canzone, meno rock e tirata, ma sempre affascinante nel suo dipanarsi elettroacustico, ancora caratterizzato dal finissimo lavoro di cesello dei due chitarristi, il testo è di Woody Guthrie, con Lucinda Williams che ha aggiunto la musica. La forma della ballata, quella che forse Lucinda predilige viene ripresa anche nella successiva I Know All About It, qui messa in musica con un approccio quasi western, con tocchi jazz, dei due solisti, sempre soffuso e delicato il loro lavoro, in grado di dare forza alle liriche. Testi che sono importantissimi anche in Place In My Heart, brano dolcissimo che vive sull’interpretazione molto calda e malinconica della voce della Williams, accompagnata solo dalle due chitarre che sottolineano lo spirito delicato del brano, una sorta di valzer minimale. Eccellente anche Death Came (ma ci sono brani brutti?), che parte ancora solo con le due chitarre ma poi si anima leggermente con l’ingresso della sezione ritmica, sempre discreta e raffinata. Doors Of Heaven, più mossa e bluesy, ha anche uno spirito country e swampy nel suo Dna, grazie al lavoro intricato delle due chitarre, con Leisz alla slide, brano che fa da preludio alla lunga Louisiana Story, che ci porta nei territori natali della nostra amica, una ballata che riprende in parte i temi di Baton Rouge e li sviluppa, sempre in modo gentile e raffinato, attraverso un lento e meditato dipanarsi che si gusta con ripetuti ascolti, nei vecchi vinili questo segnerebbe la fine del primo album, ma vale anche in questo caso, per il doppio CD.

Si riparte con la title-track, The Ghosts Of Highway 20, uno dei due brani dove appare Val McCallum alla chitarra e qui il tessuto sonoro si fa decisamente più rock, con i solisti che si fronteggiano sui due canali dello stereo, fino alla immancabile coda strumentale, in una di quelle canzoni epiche che sono tipiche della musica di Lucinda Williams. Bitter Tears, di nuovo in solitaria con Frisell e Leisz, è un pezzo country fatto e finito, dal tempo veloce ed incalzante, una riflessione amara sui tempi passati. Poi c’è la sorpresa che non ti aspetti: una cover di Factory, proprio il pezzo di Bruce Springsteen, che però la nostra amica fa alla Williams, con il tempo rallentato ed avvolgente, solo la chitarra di Frisell a disegnare la melodia in modo acido e jazzato (ricordo un suo assolo memorabile in una versione di Going Going Gone di Dylan, cantata da Robin Holcomb per un tributo per i 40 anni della Elektra https://www.youtube.com/watch?v=ALM2SI0GZj8). Viceversa in Can’t Close The Door On Love è la melodia a fare da trave portante al tessuto sonoro della canzone, questa volta più ottimista e positiva, una ballata elettrica stupenda, una delle canzoni più belle del disco, da sentire e risentire.

lucinda williams photo shoot

Ci avviciniamo alla conclusione, rimangono If My Love Could Kill, brano giocato intorno all’elegante groove della batteria di Butch Norton, altra riflessione poetica sugli effetti dell’amore malato e senza futuro. di nuovo impreziosito dal lavoro dei due chitarristi, che poi lasciamo spazio a Val McCallum che torna per la solare e malinconica (sembra un contrasto insanabile, ma nelle canzoni della Williams non lo è) If There’s A Heaven, altro tassello della costruzione sonora di questo album che conferma, ribadisco, lo status di Lucinda Williams come una delle più grandi in assoluto nella musica che conta. Last but not least, come detto, troviamo i ritmi vagamente reggae-rock della lunghissima Faith And Grace che conclude in gloria un disco che si candida fin da ora tra i migliori del 2016! Esce venerdì 22 gennaio, in questi giorni è in tour in Europa, ma niente Italia.

Bruno Conti

Il Ritorno Dell “Aquila” Texana! Don Henley – Cass County

don henley cass county

Don Henley – Cass County – Capitol CD – Deluxe Edition

Don Henley, batterista, cantante e co-leader, insieme a Glenn Frey, degli Eagles, cioè una delle band più popolari del pianeta, da solista non è mai stato molto prolifico: solo cinque dischi (compreso l’ultimo) in 35 anni, cioè da quando le Aquile si sono separate (prima della reunion del 1994), e ben quindici anni lo separano dal precedente Inside Job. Di Cass County (titolo che deriva dal luogo da cui proviene Don, in Texas) si vociferava ormai da un paio d’anni, ed ora è finalmente disponibile in due versioni, normale con dodici brani e deluxe con sedici (che è quella di cui vado a parlarvi), e se Inside Job era un buon disco di rock californiano, qui indubbiamente siamo su un livello superiore.

 

La caratteristica principale di Cass County è di essere un disco di musica country, ma non country-rock alla maniera delle Aquile, proprio country classico: una serie di ballate perlopiù lente, dove dominano chitarre, piano e steel (oltre alla voce sempre bellissima di Henley), suonate, come si suole dire, in punta di dita, da un manipolo di veri e propri fuoriclasse, tra cui l’ex Heartbreaker Stan Lynch (che produce il disco e scrive con Don la maggior parte delle canzoni), Glenn Worf, Gregg Bissonette, l’ottimo chitarrista Steuart Smith (che nella live band degli Eagles ha preso il posto di Don Felder), Jerry Douglas, Greg Morrow e Dan Dugmore, mentre Don non suona nessuno strumento, neppure la batteria, occupandosi soltanto di cantare, riuscendoci piuttosto bene. Neppure gli Eagles avevano mai fatto un disco tutto di country, eppure Don non solo se la cava come il più consumato dei country singers, ma porta a termine un lavoro che si pone tra i più riusciti del genere in tutto il 2015: oltre alle canzoni una segnalazione la merita il suono, davvero scintillante, e, come ulteriore ciliegina, una quantità di ospiti d’onore veramente impressionante (che nominerò man mano), artisti che danno lustro ad un disco che però avrebbe retto benissimo anche senza di loro.

L’album parte con una cover di Tift Merritt, scelta sorprendente se consideriamo la statura di Henley rispetto alla pur brava musicista texana: Bramble Rose è una dolce country ballad, lenta e meditata, dall’ottimo impatto emotivo e nobilitata dalle voci (cantano una strofa a testa) di Miranda Lambert e soprattutto di sua maestà Mick Jagger (anche all’armonica), che con tutto il rispetto per Henley quando apre bocca fa salire la temperatura. The Cost Of Leaving vede la partecipazione di un’altra leggenda, cioè Merle Haggard, ma il brano, uno slow intenso e toccante, si regge sulle sue gambe, anche se Hag aggiunge carisma; No, Thank You, con la voce e la chitarra di Vince Gill, è invece un gustosissimo rockin’ country, elettrico e decisamente coinvolgente. Waiting Tables (con Jamey Johnson e Lee Ann Womack), è un perfetto country-rock di stampo californiano, un pezzo solare che più degli altri starebbe bene in un disco delle Aquile https://www.youtube.com/watch?v=9jNA5pLMjEs , mentre Take A Picture Of This è una ballata ad ampio respiro, con un deciso sapore sixties ed una melodia ben costruita. Too  Far Gone (scritta da Billy Sherrill e portata al successo da Lucille Starr), che vede ancora Johnson alle armonie, stavolta con Alison Krauss, è un puro honky-tonk d’altri tempi, con il piano in evidenza ed uno stile figlio di George Jones; That Old Flame (in duetto con Martina McBride) ha un ritmo pulsante ed un ottimo crescendo, un pezzo meno country e più rock, anche se torniamo subito in zona ballad con una cover bucolica e cristallina del classico di Jesse Winchester, The Brand New Tennessee Waltz, con Don che canta come sa e regala emozioni a palate.

Siamo appena a metà CD, ma il resto prosegue sullo stesso livello: Words Can Break Your Heart ospita Trisha Yearwood, ed il brano è una rock ballad solida e vibrante, subito seguita da When I Stop Dreaming, un classico dei Louvin Brothers, nel quale il nostro divide il microfono con Dolly Parton, e la canzone, un country che più classico non si può, è uno dei più riusciti del lavoro. L’intensa Praying For Rain è un chiaro esempio di songwriting maturo che trascende i generi, Too Much Pride è ancora honky-tonk deluxe, mentre She Sang Hymns Out Of Tune, una hit di Harry Nilsson scritta da Jesse Lee Kincaid, è uno scintillante valzerone texano che Don canta con l’ausilio di due terzi delle Dixie Chicks, cioè le sorelle Martie Maguire ed Emily Robison, dette anche Court Yard Hounds https://www.youtube.com/watch?v=4QHkhiWEUyg . Non avevamo ancora incontrato Lucinda Williams, ed ecco che la troviamo armonizzare con la sua caratteristica voce nella fluida Train In The Distance; l’album termina con la gentile A Younger Man, suonata e cantata con la consueta classe, e con Where I Am Now, elettrica e potente, in assoluto la più rock del disco. (NDM: esiste una versione del CD in esclusiva per la catena Target con due brani ancora in più, che però non ho ascoltato: It Doesn’t Matter To The Sun (con Stevie Nicks) https://www.youtube.com/watch?v=jKe7AusIgo4  e Here Comes Those Tears Again).

Stabilito quindi che Cass County è il miglior disco da solista di Don Henley, può essere giudicato il migliore solo album di un Eagle in assoluto? Direi di sì, anche se a dire il vero non ci voleva molto.

Marco Verdi

Cantautrice E Rocker Di Spessore. Romi Mayes – Devil On Both Shoulders

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Romi Mayes – Devil On Both Shoulders – Factor Records/Romi Mayes Music

Romi Mayes viene da Winnipeg, Canada (dove è molto popolare, anche a livello critico) e dopo un esordio poco considerato e ancor meno ascoltato, The Living Room Sessions Vol.1 (05) ( *NDB Per la verità, tra il 1997 e il 2004, ne erano usciti altri tre, ormai irreperibili!), sotto la produzione di Gurf Morlix incide un ottimo album di folk-roots Sweet Somethin’ Steady (08), con chiari riferimenti a Lucinda Williams (e non poteva essere altrimenti), trovando l’attenzione degli addetti ai lavori e una forte dimensione di cantautrice di “culto”, confermata poi con il seguente Achin In Yer Bones (09), un lavoro duro e sofferto (sempre prodotto da Morlix), con una miscela di brani blues, rock e country, che vengono certificati dal successivo Lucky Tonight (11), registrato in presa diretta dal vivo  http://discoclub.myblog.it/2011/06/30/ci-vuole-coraggio-romy-mayes-lucky-tonight/  con un gruppo elettrico guidato dal chitarrista Jay Nowicki (membro anche della rockin’ blues band The Perpetrators) dove Romi inizia un nuovo percorso, e dopo un silenzio abbastanza lungo eccola tornare con una band elettrica al completo per questo nuovo disco Devil On Both Shoulders, affidandosi alla produzione di Grant Siemens (degli Hurtin’ Albertans, che ammetto di non conoscere).

La Mayes ha riunito nei Private Ear Studios del suo paese natio una band tosta, con componenti di “glorie locali” tra i quali il citato Grant Siemens alle chitarre, Damon Mitchell alla batteria, Bernie Thiessen al basso, Marc Arnould alla tastiere, e con il contributo alle armonie vocali delle brave Alexa Dirks e Joanne Rodriguez, dando seguito al questo nuovo percorso con un lavoro assolutamente intrigante.

E lo si nota subito dall’iniziale title-track Devil On Both Shoulders, un moderno blues chitarristico, una canzone da cantare nelle notti d’estate lungo il delta del Mississippi, seguita dalle svisate sempre bluesy di una grintosa Monkey Of A Man, lo spettacolare impatto di Let You Down (figlia bastarda degli Stones) con i graffianti “riff” della Telecaster di Grant Siemens https://www.youtube.com/watch?v=co2iDJwEVtA , che fa da preludio ad una ballata che sembra sbucare dai solchi di un disco di Lucinda Williams, una Gonna Miss Me con la splendida voce di Romi in evidenza; troviamo ancora un tagliente blues come Bee Sting, dove il buon Grant si supera con un lavoro di chitarra degno del miglior Ry Cooder https://www.youtube.com/watch?v=JqhwaX0S8Mc. Con Soul Stealer Romi propone una variazione al tema, una sorta di “garage-blues” tutto scossoni e rasoiate di chitarra, mentre con Make Your Move si torna alla ballata confidenziale, prima di approdare ad una Low Light Lady con un ritmo che non sentivo dai tempi eroici della Tina Turner di quarant’anni fa e oltre https://www.youtube.com/watch?v=qDLJBB05BmE , quelli con Ike (anche se Beth Hart ultimamente…), mentre con Wonder How si torna al blues grezzo con violente sventagliate di roots-rock, andando a chiudere il cerchio con la meravigliosa ballad pianistica Walk Away (fin d’ora una delle canzoni dell’anno), cantata con grazia e la voce appena incrinata di Romi (forse troppe sigarette bruciate) https://www.youtube.com/watch?v=1vtJTz8Ar3Y , un brano che a chi scrive ricorda una cantante di cui purtroppo ho perso le tracce, tale Chi Coltrane.

Questa signorina, nella sua pur breve, ma non troppo, carriera, ha condiviso il palco con artisti del calibro di Levon Helm, Derek Trucks, Ricky Sgaggs, Jim Cuddy, Guy Clark, Sue Foley, Fred Eaglesmith, Joe Ely, Blackie & The Rodeo Kings, e molti altri, e questo Devil On Both Shoulders (per i pochi che conoscono la Mayes), nel seguire il suo percorso, è il classico disco che mi aspettavo, duro, sofferto, bluesy, ma anche dall’anima tenera, con alcune canzoni indimenticabili. Chiunque abbia a cuore i percorsi della buona musica, farebbe bene a tenere in considerazione Romi Mayes, il suo talento e la sua voce parlano per lei. Vivamente consigliato!

Tino Montanari

Dischi Dal Vivo, “Nuovi E Vecchi”, Più O Meno Ufficiali! Parte 1: Neil Young, Rick Derringer, Stevie Nicks, Lucinda Williams, Howard Wales & Jerry Garcia, Copperhead, Cold Blood, Steve Miller

neil young in a rusted

Sul Blog ho parlato spesso di questi live, più o meno ufficiali (direi meno), quasi sempre incisi bene, tratti da broadcast radiofonici e pubblicati da varie etichette “misteriose”. Li ho recensiti sia in breve, nella rubrica delle anticipazioni discografiche, sia per esteso, ad esempio, recentemente, quelli di Steve Miller http://discoclub.myblog.it/2015/04/11/stadium-rock-depoca-steve-miller-giants-stadium-east-rutherford-n-j-25-06-78/, James Taylor http://discoclub.myblog.it/2014/10/18/vecchi-buoni-james-taylor-feel-the-moonshine-georgia-on-my-mind/, Bonnie Raitt http://discoclub.myblog.it/2015/01/13/i-primi-passi-bonnie-raitt-under-the-falling-sky/, tanto per citarne alcuni, ma nel Blog ne trovate molti altri. Purtroppo spesso manca il tempo per parlare di tutti, almeno i più interessanti, quindi, a cominciare da oggi, vi segnalo, in breve e divisa in più parti, una consistente serie di questi concerti dal vivo.

Partiamo con Neil Young & Crazy Horse In A Rusted Out Garage Tour ’86, lo vedete effigiato sopra, etichetta Air Cuts, qualità sonora tra il discreto e il buono, però gran concerto, Live at “Cow Palace”, San Francisco (CA), 21/11/1986, trasmesso dalla radio FM americana; occhio perché circola anche con altri titoli, comunque sempre di non facilissima reperibilità.

rick derringer at the whisky a go-go

Stessa etichetta anche per Rick Derringer Live At The Whisky A Go Go, February 18, 1977, è lo stesso anno del Derrringer Live, il buon Rick apriva per i Led Zeppelin nel loro ultimo tour americano ed era in gran forma come dimostra questo brano https://www.youtube.com/watch?v=GxS-yKBioJ8. Qualità sonora del broadcast decisamente buona.

stevie nicks the summit

Ancora Air Cuts anche per questo Stevie Nicks The Summit, Houston, Texas, October 6th 1989 trasmesso dalla KSAN-FM Radio. Qulaità sonora buona, ma è il sound anni ’80, tipico del periodo, che è “orrido”.

lucinda williams live on texas music

Qui siamo proprio all’inizio della carriera di Lucinda Williams Live On Texas Music Austin, TX, 4th October 1981, la vede nelle vesti della folksinger dei primi tempi, anche se in alcuni brani è accompagnata dal trio di Austin Uncle Walt, mai sentiti ad onor del vero. Qualità sonora discreta, etichetta sempre Air Cuts, tratta da una famosa trasmissione texana che credo sopravviva tuttora in versione televisiva.

howard wales and friends

Questo è un doppio CD, uscito già da qualche mese per la Echoes, qualità sonora eccellente, da avere assolutamente, attribuito a Howard Wales And Friends With Jerry Garcia Symphony Hall, Boston 26th January 1972, nel tour per promuovere l’album Hooterholl http://discoclub.myblog.it/2010/11/15/il-primo-disco-da-solista-di-jerry-garcia-con-howard-wales-h/, oltre a Jerry Garcia, chitarra e voce e Howard Wales, tastiere e voce, c’erano Roger Troy degli Electric Flag al basso e Jim Vincent degli H.P. Lovecraft alla chitarra, Jerry Love alla batteria https://www.youtube.com/watch?v=-2–JM8Ckyc. 

coppehead live at winterland 1973

Raro concerto dal vivo, Live At Winterland, September 1st 1973, nel caso in questione su etichetta Keyhole, pubblicato su CD da un annetto e relativo al quartetto che Cipollina formò nel 1973 dopo avere lasciato i Quicksilver: questa è la formazione della band, attiva solo quell’anno, John Cipollina – lead guitar; Gary Philippet – vocals, guitar, organ; Jim McPherson – vocals, bass, piano; David Weber – drums. Il set, durata poco meno di un’ora, nove brani in tutto, viene dagli archivi di Bill Graham, e quindi la qualità sonora è ottima, con la chitarra di John Cipollina in grande evidenza https://www.youtube.com/watch?v=Qx2ONAJQIjM, il gruppo era superiore come caratura alla relativa “oscurità” che ha avuto a livello discografico grazie all’unico disco pubblicato per la Columbia nella primavera del ’73.

cold blood live at the fillmore west

Altro piccolo pezzo di storia riportato in questo CD, edito ancora dalla Keyhole nel luglio del 2014, riguarda un’altra band della Bay Area, attiva già dal 1969, i Cold Blood, formazione  che venne consigliata al solito Bill Graham da Janis Joplin. Si trattava di un ensemble di nove elementi, con fiati, che mescolava il classico sound acido della West Coast, con funky, blues, molto soul e jazz, tanto da essere considerati uno dei primi gruppi di quel genere che poi sarebbe stato definito blue-eyed soul, ma di quello bello tosto. Il leader e fondatore della band era il chitarrista Larry Field, ma la stella era Lydia Pense, una cantante jopliniana dalla notevole estensione vocale, ideale per il suono ibrido del gruppo: anche questo CD  Live at the Fillmore West 30th June 1971, viene dagli archivi dell’impresario americano e ha circolato in passato come bootleg, pur con qualità sonora sempre eccellente. Se amate la Joplin qui c’è trippa per gatti! Questo è il concerto del giorno prima…

Domani proseguiamo con altri album, lo Steve Miller nel titolo del Post è quello che trovate linkato all’inizio.

Bruno Conti

Ebbene Sì, E’ La Figlia, Anche Se Il Babbo E’ Un’Altra Cosa! Lilly Hiatt – Royal Blue

lilly hiatt royal blue

Lilly Hiatt – Royal Blue – Normaltown Records

Cosa dobbiamo aspettarci da una figlia d’arte di cotanto padre? Non la versione femminile di John Hiatt, e sarebbe difficile e scorretto pensare che potrebbe diventarlo (ma un pensierino possiamo pur sempre farlo)! Giunta al secondo album, Lilly Hiatt si affida per questo CD alla produzione di Adam Landry, quello del recente album dei Diamond Rugs, ma anche di Deer Tick, Hollis Brown e Sallie Ford, che la allontana dal sound più roots-country-rock del precedente produttore Doug Lancio, per un suono più contemporaneo, pop e mainstream, dove forse non risaltano troppo quelle che vengono presentate da Lilly come le sue principali influenze ( babbo a parte, ovviamente qualche aria di famiglia c’è), Lucinda Williams e Dinosaur Jr (?!)., o meglio qualche grado di parentela, l’essere anime gemelle, con Lucinda si può riscontrare, magari anche con la Rosanne Cash più leggera, ma per il resto direi che siamo più sul lato contemporary pop di Nashville, tipo Bangles, Cardigans, a tratti anche Aimee Mann, tutti in trasferta nella capitale del Tennessee.

Il country c’è, anche grazie alla pedal steel spesso presente di Luke Schneider, per esempio nella deliziosa Jesus Would’ve Let Me Pick The Restaurant, che si candida come uno dei titoli più originali, ironici e femministi dell’anno, altrove la solista più lavorata e noisy di Beth Finney, già presente nel precedente lavoro Let Down, ed il muro di tastiere, anche molti synth, suonati da Adam Landry, come in Heart Attack  e nell’iniziale Far Away, evocano un suono anni ’80, tipo quello di Echo & The Bunnymen, o anche dei primi Til Tuesday di Aimee Mann https://www.youtube.com/watch?v=HWLJMlOYpAQ . Landry ha anche un po’ nascosto nel mix la voce, piacevole ma non memorabile di Lilly, e quindi lo spirito rock delle canzoni ogni tanto fatica ad emergere, ma in Off Track dove pedal steel e solista si confrontano con successo, la bilancia è più equilibrata https://www.youtube.com/watch?v=AK8Tk_LUNCw , anche se le solite tastiere sono fin troppo soffocanti, con quella patina radiofonica che si spera potrà portarla al successo, formula che viene ripetuta anche nella successiva Too Bad, mentre Get This Right è più energica e suona come una sorta di Lucinda Williams indie pop, con le chitarre più grintose e anche la sezione ritmica ci dà dentro di gusto, il babbo dovrebbe approvare https://www.youtube.com/watch?v=bnqfne5gh20 . Papà che viene evocato nella più delicata, ancorché sempre grintosa, Somebody’s Daughter, sia a livello musicale che di testi, la voce di Carey Kotsionis appoggia e sostiene quella di Lilly e la pedal steel è la protagonista assoluta della tessitura musicale, con la voce che ha quel giusto mix di vulnerabilità e confidenza, presente anche nella citata Jesus Would’ve Let Me Pick The Restaurant.

Diciamo che sentite a volumi adeguati le canzoni acquistano grinta e spessore, non tutte, Heart Attack continua a ricordarmi più i Quarterflash che Tom Petty https://www.youtube.com/watch?v=YE-ODQQci2g , mentre una ballatona come Your Choice, solo voce, chitarra acustica e tastiere potrebbe vagamente ricordare Natalie Merchant, ma vagamente https://www.youtube.com/watch?v=0dSxuFaZIzQ . Machine potrebbe passare per uno dei brani che Carlene Carter faceva negli anni ’80, quando era la moglie di Nick Lowe e nei suoi dischi suonavano i Rockpile e i Rumour, cioè un bell’esempio di country’n’roll, con chitarre spiegate e la voce finalmente pimpante https://www.youtube.com/watch?v=kyVOYWvE3JE , ma Don’t Do These Things Anymore, al di là delle chitarre molto “lavorate” ha troppo un’aria synth pop irrisolta, meglio la country ballad conclusiva Royal Blue, un valzerone melodico e delicato, degno dei brani lenti ed intensi che l’augusto genitore ci regala spesso e volentieri, e che in questo caso Lilly è in grado di rivedere da un punto di vista femminile https://www.youtube.com/watch?v=74kv-BxP0cM . La stoffa c’è, qualche canzone pure, proviamo magari un terzo produttore ed avremo la nuova Jenny Lewis o un’altra Brandi Carlile? E in ogni caso, rispetto a gran parte di quello che si ascolta in radio o si vede nelle classifiche, non dico che siamo a livelli sublimi, ma per fortuna siamo su un altro pianeta. Certo non è facile, il cognome ti apre qualche porta https://www.youtube.com/watch?v=aTxjXZtf-nw ma poi, come dice Teddy Thompson nella bella e sincera Family, che dà il titolo al disco della famiglia Thompson riunita: “My father is one of the greats to ever step on a stage/ My mother has the most beautiful voice in the world…And I am the middle child, the boy with red hair and no smile/ Not too secure, very unsure who to be”, si può applicare anche a Lilly Hiatt e a tutti i figli d’arte sparsi per il mondo.

Bruno Conti    

La Classe Non E’ Acqua, 2! Robben Ford – Into The Sun

robben ford into the sun

Robben Ford – Into The Sun – Mascot/Provogue 31-03-2015

Se vi chiedete il perché del 2 nel titolo, data per scontata la classe di Robben Ford, è semplicemente perché avevo già usato lo stesso titolo, un paio di anni fa, per la recensione di Memphis di Boz Scaggs (a proposito, a fine mese esce il nuovo album, A Fool To Care, che si annuncia eccellente, con Bonnie Raitt e Lucinda Williams). Ma veniamo all’anteprima di questo Into The Sun, anche lui in uscita il 31 marzo. Tra l’altro ho realizzato un’intervista con Robben, che dovreste leggere sul numero di aprile del Buscadero.

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Sinceramente ho perso il conto del numero dei dischi dell’artista californiano, ma credo che tra album a nome suo, con i fratelli e collaborazioni varie con altri musicisti e gruppi, gli album dove appare il nome di Robben Ford (non come ospite), superino abbondantemente le trentacinque unità. Quello che è certo è che gli ultimi tre sono usciti per la Mascot/Provogue, questo Into The Sun incluso, e secondo la critica, almeno nei due precedenti, si era segnalato un certo ritorno di Robben verso le sue radici più blues http://discoclub.myblog.it/2014/01/30/ecco-giorno-nashville-lo-scorso-anno-robben-ford-esce-il-4-febbraio/. A giudicare dai primi ascolti del nuovo album (effettuati in streaming parecchie settimane prima dell’uscita e senza molte informazioni a disposizione sui musicisti coinvolti, ospiti a parte) mi sembra che invece in questa occasione si sia optato per un tipo di suono più eclettico e variegato, magari a tratti un filo più leccato, che è da sempre la critica che gli fanno i suoi detrattori, grande tecnica e bravura infinita, ma un suono fin troppo algido e preciso a momenti. Ford, nella presentazione del disco, ha parlato di un disco solare (vedi titolo) e positivo, molto ritmato e diversificato negli stili usati, spingendosi a dichiarare che si tratta di uno dei suoi migliori in assoluto (ma avete mai sentito un artista dire, “sì in effetti l’album è bruttino, potevo fare meglio”?).

Undici brani in tutto, cinque dove appaiono ospiti molto diversi tra loro, quattro scritti in collaborazione con un certo Kyle Swan, musicista, vocalist e polistrumentista dall’approccio particolare, di cui fino a questo album ignoravo l’esistenza, diciamo un tipo “strano” https://www.youtube.com/watch?v=31FenhgSS3M . Comunque non mi sembra che l’influenza di Swan sia molto marcata, e in ogni caso per uno che ha suonato con Joni Mitchell e Miles Davis nulla di nuovo! L’ingegnere del suono al solito è Niko Bolas, collaboratore di lunga data di Robben Ford, che rende il tutto nitido e ben calibrato (ma sempre dall’intervista ho ricavato che il produttore è tale Kozmo Flow ?!?), per i musicisti che suonano azzardo la presenza della sua ultima sezione ritmica, Wes Little, il batterista e Brian Allen, il bassista, anche in A Day In Nashville e Jim Cox alle tastiere. Il risultato sonoro, come si diceva, è più eclettico del solito, Rose Of Sharon, tra acustico ed elettrico, ad occhio (e a orecchio) sembra una di queste collaborazioni con Swan, molto raffinata e ricercata, con lo spirito jazz-blues della chitarra di Ford che cerca di inserirsi in melodie più complesse (ma nell’intervista mi ha detto che Swan non c’entra nulla). Ma Day Of The Planets ha  questo annunciato sound molto solare ed immediato, tocchi soul, una ritmica esuberante e le tastiere che colorano il solito lavoro magistrale della solista di Robben, dal suono inconfondibile, più misurato rispetto ad altre occasioni. Howlin’ At The Moon, con la presenza di alcune voci femminili di supporto, ha un suono decisamente più rock-blues e carnale con la chitarra che fa sentire una presenza più decisa, ben supportata dall’eccellente lavoro di sezione ritmica e tastiere, oltre ad una ottima interpretazione vocale; molto piacevole anche l’incalzante Rainbow Cover, con le cristalline evoluzioni della solista di Robben inserite in una canzone di impronta decisamente pop-rock, ma di classe.

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La voce maschia di Keb’ Mo’ ben si accoppia con quella di Robben Ford, in un duetto gospel-blues, Justified https://www.youtube.com/watch?v=YisOj_37zUw , dove si apprezza anche la sacred steel del bravissimo Robert Randolph, il piano honky-tonk di Jim Cox, il tutto coronato da un classico assolo di Ford. ZZ Ward è una giovane cantante americana, di recente opening act anche per Eric Clapton, fautrice di un blues-rock leggero, forse più blue-eyed soul https://www.youtube.com/watch?v=4zzeoEjh_ig  che ben si sposa con le sonorità sempre raffinate della chitarra di Robben, che donano una magica aura sospesa e sognante a una notevole Breath Of Me, mentre per High Heels And Throwing Things, un duetto con Warren Haynes, il suono si fa decisamente più maschio e vibrante https://www.youtube.com/watch?v=89wEudH-AMQ , un funky-rock gagliardo dove la slide guizzante del musicista dei Gov’t Mule ben si sposa con la solista del titolare, in una continua alternanza di licks. Cause Of War è un altro bel pezzo, energico e dalla struttura decisamente rock-blues, con un torrido riff di chitarra e un sound tirato inconsueto per Ford, mentre la successiva e complessa So Long 4 You rimane in questo spirito chitarristico presentando un duetto con il maestro della slide Sonny Landreth, in gran spolvero. Ci avviciniamo alla conclusione, prima con una Same Train che anche grazie alla presenza di una armonica (non so chi la suona) alza la quota blues di un album che cresce con il passare dei brani anche grazie al solismo sempre diversificato di Ford, poi con Stone Cold In Heaven, che vede la presenza di Tyler Bryant, leader e solista degli Shakedown, uno dei nomi emergenti del nuovo rock americano http://discoclub.myblog.it/2013/01/19/una-curiosa-coincidenza-tyler-bryant-the-shakedown-wild-chil/ , che imbastisce un bel duetto a colpi di solista con Robben. Forse aveva ragione lui, in effetti sembra uno dei suoi migliori dischi di sempre.

Bruno Conti

 

I Migliori Dischi Del 2014: Una Postilla. Buscadero E Addetti(O) Al Lavoro

buscader gennaio2015

Visto che ci scrivo mi sembra doveroso aggiungere alle liste dei migliori dischi del 2014 anche quella pubblicata sul numero di Gennaio del Buscadero. La mia personale l’avete già letta un mesetto fa, questa è quella che risulta dai voti dei redattori:

DISCO DELL’ANNO:

lucinda williams down where

LUCINDA WILLIAMS – Down Where The Spirit Meets The Bone
(20 voti)

jackson browne standing in the breach

JACKSON BROWNE – Standing In The Breach (12 voti)

leonard cohen popular problems front

LEONARD COHEN – Popular Problems (10 voti)

johne mellencamp plain spoken

JOHN MELLENCAMP – Plain Spoken (9 voti)

john hiatt terms of my surrender

JOHN HIATT – Terms of My Surrender (9 voti)

JOE HENRY – Invisible Hour (8 voti)

ROSANNE CASH – The River & The Thread (7 voti)

BOB SEGER – Ride Out (7 voti)

DAVID CROSBY – Croz (7 voti)

BOB DYLAN & THE BAND – Basement Tapes Complete (7 voti)

ERIC CLAPTON & Friends – The Breeze (7 voti)

W. JOHNSON & R. DALTREY – Going Back Home (7 voti)

ROBERT PLANT – Lullaby And …..The Ceaseless Roar (7 voti)

Come vedete molte delle scelte coincidono con quelle del Blog, come postilla della postilla vi propongo un punto di vista differente, ossia le scelte di un addetto ai lavori, Claudio Magnani della Universal, naturalmente in versione Deluxe potenziata (essendo nel campo discografico)  e personalizzata, con tanto di countdown, rispetto a quella apparsa sul Buscadero:

2014:

joe henry invisible hour

15. JOE HENRY / INVISIBLE HOUR

frazey ford indian ocean

Molto bello, concordo…

14. FRAZEY FORD / INDIAN OCEAN

sam amidon lily-o

13. SAM AMIDON / LILY-O Anche questo è un bel disco https://www.youtube.com/watch?v=Fw2X9dMtDmc

over the rhine blood oranges

12.OVER THE RHINE / BLOOD ORANGES IN THE SNOW “Natalizio”, ma come quello dei Blue Rodeo, per tutte le stagioni https://www.youtube.com/watch?v=s7SkZ2FBeAY

11. DELINES / COLFAX

tinariwen inside

10. TINARIWEN / INSIDE-OUTSIDE

peter rowan dharma blues

9. PETER ROWAN / DHARMA BLUES  https://www.youtube.com/watch?v=IWIszSa5fA8

8. SUN KILL MOON / BENJI

7. HISS GOLDEN MESSENGER / LATENESS OF DANCERS

medeski scofield

6. MEDESKI SCOFIELD MARTIN WOOD / JUICE

5. BECK / MORNING PHASE

4. NATALIE MERCHANT

3. LUCINDA WILLIAMS / DOWN WHERE THE SPIRIT MEETS THE BONE

garrett lebeau rise

2. GARRETT LEBEAU / RISE TO THE GRIND Gioiello sopraffino. Red Young. Roscoe Beck. J.J. “two plates” Johnson. Notturno. Bluesy. Laidback. Minimale: dove gli altri aggiungono, Garrett Lebeau toglie…

*NDB Tutto vero, però il disco è del 2013 https://www.youtube.com/watch?v=Y2LNw4wo1W0

eric clapton & friends call me the breeze

1. ERIC CLAPTON & FRIENDS / THE BREEZE, A TRIBUTE TO J.J. CALE

 

ARCHIVES:

sun ra in the orbit

5. SUN RA AND HIS ARKESTRA / IN THE ORBIT OF RA

velvet underground the velvet underground

4. VELVET UNDERGROUND / VELVET UNDERGROUND (3)

3. BOB DYLAN / BASEMENT TAPES

2. ALLMAN BROTHERS BAND / THE 1971 FILLMORE EAST RECORDINGS

captain beefheart sun zoom spark

1. CAPTAIN BEEFHEART / SUN ZOOM SPARK  https://www.youtube.com/watch?v=ss0Vcb_4K6A

Ed una nuova sezione…

CLASSICI RIASCOLTATI AMPIAMENTE NEL 2014:

5. IAN DURY & THE BLOCKHEADS / MR. LOVE PANTS (1997)

4. RICKIE LEE JONES / IT’S LIKE THIS (2000)

3. PAOLO FRESU & URI CAINE / THINGS (2006)

2. FABRIZIO DE ANDRE’ / ANIME SALVE (1996)

1. DAVID SYLVIAN / DEAD BEES ON CAKE (1999)

Cool runnings…

Claudio

P.s. Sembra strano, ma lavora davvero per una casa discografica, ovviamente è inteso come un complimento e quindi anche qui troverete alcuni “suggerimenti” per scoprire altri dischi interessanti!

Bruno Conti

Anche Quest’Anno E’ Il Momento Del Meglio Del 2014 Secondo Disco Club. Iniziamo Con Quello Che Hanno Pensato Boss E Collaboratori

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Come vedete anche quest’anno siamo arrivati (a furia di pensare) alle classifiche sul meglio del 2014, addirittura con un giorno di ritardo sul canonico 8 dicembre che era il giorno in cui partivano gli anni scorsi una serie di Post sui Best dell’anno, che anche per l’anno in corso saranno molteplici e multiformi. Per iniziare, le liste del Blogger capo e dei collaboratori fissi, poi ho contattato alcuni musicisti e addetti del settore per avere il loro parere, con la massima libertà, su quello che gli è piaciuto, non necessariamente dischi e CD, ma eventualmente anche libri, concerti e altro: attendo notizie, ma qualcuno ha già risposto, quindi pubblicherò. E naturalmente non mancheranno le classifiche dalle varie riviste musicali e siti specializzati, soprattutto internazionali, mano a mano che si presenteranno e quando troverò il tempo per riversarle sul Blog, perché ovviamente recensioni e anticipazioni continueranno ad apparire in modo regolare (e come saprete prosegue anche la mia collaborazione con il Buscadero, che costa tempo e fatica). Quindi direi di partire con la prima lista (perché ce ne saranno altre complementari, è il vantaggio di essere il Boss di sé stessi), quella canonica che apparirà, più o meno in questa forma, un filo più breve. sul numero di gennaio del Busca. Così se qualcosa vi è sfuggito durante l’anno questa sorta di riepilogo potrebbe essere utile o incuriosirvi (tenendo conto che sfogliando il Blog a ritroso li ritrovate più o meno tutti, unendo l’utile al dilettevole)!

Best of 2014 in ordine sparso, come al solito:

lucinda williams down where

Lucinda Williams – Down Where The Spirits Meet The Bone

rosanne cash the river

Rosanne Cash – The River And The Thread

natalie merchant

Natalie Merchant – Natalie Merchant

jackson browne standing in the breachlooking into you

Jackson Browne – Standing In The Breach e Looking Into You – A Tribute to Jackson Browne

johne mellencamp plain spoken
John Mellencamp – Plain Spoken

joe bonamassa different shades
Joe Bonamassa – Different Shades Of Blue

john hiatt terms of my surrender

John Hiatt – Terms Of My Surrender

mary gauthier trouble

Mary Gauthier – Trouble And Love

dr. john ske-dat-de-dat the spirit of satch

Dr. John – Ske-dat-De-Dat The Spirit Of Satch

lost on the river new basement tapes

Lost On The River – The New Basement Tapes

 

Dischi Live

 

csny1974cover

CSN&Y – Live 1974

beth hart joe bonamassa live in amsterdam dvd

(DVD): Beth Hart & Joe Bonamassa – Live In Amsterdam

leonard cohen live in dublin cd+dvd front

CD+DVD Leonard Cohen – Live In Dublin

blackberry smoke leave a scar cd dvd

CD+DVD: Blackberry Smoke – Leave A Scar – Live North Carolina

DVD

musicares springsteen dvd

A Musicares Tribute To Bruce Springsteen

Ristampa dell’anno:

bob dylan basement tapes complete box

Bob Dylan – Bootleg Series 11 – The Complete Basement Tapes

led zeppelin iv remastered

Led Zeppelin vari nelle edizioni Deluxe

jimi hendrix zero

Libro: Jimi Hendrix – Zero. La Mia Storia

Film: Clint Eastwood – Jersey Boys

Tutti gli altri album interessanti del 2014 scelti dal sottoscritto (“italiani per caso” compresi) nelle prossime puntate.

Bruno Conti

Ecco quelle, molto abbondanti, dei due collaboratori fissi del Blog (chi saranno dei tre effigiati ad inizio Post? Rispetto della privacy, non si può dire)!

Best Of 2014 Part 2

Disco Dell’Anno

natalie merchant

Natalie Merchant – Natalie Merchant

Canzone Dell’Anno

ed harcourt time of dust

Ed Harcourt – The Saddest Orchestra (It Only Plays For You)

Cofanetto Dell’Anno

bruce cockburn rumours of glory

Bruce Cockburn – Rumours Of Glory

Ristampa Dell’Anno

ronnie lane ooh la la

Ronnie Lane And Slim Chance – Ooh La La: An Island Harvest

Tributo Dell’Anno

barb jungr hard rain

Barb Jungr – Hard Rain The Songs Of Bob Dylan & Leonard Cohen

Disco Rock

lucero live from atlanta

Lucero – Live From Atlanta

Disco Folk

bear's den islands

Bear’s Den – Islands

Disco Country

carlene carter carter girl

Carlene Carter – Carter Girl

Disco “Soul”

the delines colfax

The Delines – Colfax

Disco Blues

matt andersen weightless

Matt Andersen – Weightless

Disco Jazz

regina carter southern comfort

Regina Carter – Southern Comfort
*NDB Gran bel disco, questo era sfuggito nelle recensioni, magari lo recuperiamo visto che apparirà anche in altre liste!

Disco World Music

Goran Bregovic – Champagne For Gypsies

Disco Oldies

Neil Diamond – Hot August Night / NYC (Live From Madison Square Garden)

Disco Live

leonard cohen live in dublin cd+dvd box

Leonard Cohen – Live In Dublin

Disco Italiano

Giardini Di Mirò – Rapsodia Satanica

Colonna Sonora

Jimi: All Is By My Side

Dvd Musicale

dana fuchs songs from the road cd+dvd

Dana Fuchs – Songs From The Road *NDB Questo è già previsto nei prossimi giorni

 ALTRI (troppi!)

 joe henry invisble hour

Joe Henry – Invisible Hour

otis gibbs souvenirs

Otis Gibbs – Souvenirs Of A Misspent You

John Mellencamp – Plain Spoken

John Hiatt – Terms Of My Surrender

ben glover atlantic

Ben Glover – Atlantic

leonard cohen popular problems front

Leonard Cohen – Popular Problems

Sean Rowe – Madman

matthew ryan boxers

Matthew Ryan – Boxers

chuck ragan till midnight

Chuck Ragan – Till Midnight

nathaniel rateliff fallin faster

Nathaniel Rateliff – Falling Faster Than You Can Run

 lucinda williams down where

Lucinda Williams – Down Where The Spirit Meets The Bone

Rosanne Cash – The River And The Thread

Mary Gauthier – Trouble And Love

marianne faithfull give my love

Marianne Faithfull – Give My Love To London

Andrea Schroeder – Where The Wild Ocean End

Robyn Ludwick – Little Rain

Ashley Cleveland – Beauty In The Curve

ruthie foster promises of a brand new day

Ruthie Foster – Promise Of A Brand New Day

mary black down the crooked

Mary Black – Down The Crooked Road

etta britt etta does delbert

Etta Britt – Etta Does Delbert

 *NDB Anche gli ultimi due sono in arrivo prossimamente sul Blog.

the men they couldn't hang tales

The Men They Could’n Hang – Tales Of Love And Hate

runrig party on the moor

Runrig – Party On The Moor

Goats Don’t Shave – Songs From Eatth

Oysterband – Diamonds On The Water

Blue Rodeo – A Merrie Christmas To You

Band Of Horses – Acoustic At The Ryman

black sorrows certified blue

Black Sorrows – Certified Blue

whiskey myers early morning shakes

Whiskey Myers – Early Morning Shakes

war on drugs lost

The War On Drugs – Lost In The Dream

Needtobreathe – Rivers In The Wasteland

 Various Artists – Looking Into You: A Tribute To Jackson Browne

look again to the wind johnny cash bitter tears

Various Artists – Look Again To The Wind: Johnny Cash’s Bitter Tears Revisited

all my friends

Various Artists – All My Friends: Celebrating The Songs Of Gregg Allman

Various Artists – Lost In The River: The New Basement Tapers

art of mccartney 2 cd + dvd

Various Artists – The Art Of McCartney: The Songs Of Paul McCartney

Tino Montanari

 

Ed ecco anche la seconda lista (paventavo il peggio, come lunghezza) dal Piemonte.

 

BEST OF 2014 Part 3

lucinda williams down where

Disco dell’anno: LUCINDA WILLIAMS – Down Where The Spirit Meets The Bone (e se lo dico io che non sono mai stato tenero con Mrs. Lucinda…)

Gli altri della Top 10:  

LEONARD COHEN: Popular Problems

 LEONARD COHEN: Live In Dublin (è dagli anni 60/70, cioè quando i grandi facevano due, o anche tre, dischi all’anno che non si registrava una doppietta, il tutto a 80 anni suonati: chapeau!)

VV.AA: The Art Of McCartney

old crow medicine show remedy

OLD CROW MEDICINE SHOW: Remedy

 bob seger ride out

BOB SEGER: Ride Out

 neil young storytone

NEIL YOUNG: Storytone

 rodney crowell tarpaper sky

RODNEY CROWELL: Tarpaper Sky *NDB Anche per questo varrebbe la pena di un bel Post di recupero! L’interessato legga.

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CSN&Y: Live 1974

wilko johnson roger daltrey going back home deluxe 

ROGER DALTREY/WILKO JOHNSON: Going Back Home *NDB Ne è appena uscita l’edizione Deluxe ampliata in 2 CD…

 

Quelli che…per un pelo:

carlene carter carter girl

CARLENE CARTER: Carter Girl

 

ROSANNE CASH: The River & The Thread

 

JACKSON BROWNE: Standing In The Breach

 bob dylan basement tapes complete

La ristampa: BOB DYLAN & THE BAND: The Basement Tapes Complete (ristampa dell’anno? No, del secolo!)

 

DVD musicale:  VV.AA: Musicares Tribute To Bruce Springsteen

 counting crows somewhere

Canzone: Counting Crows: Palisades Park

                Bob Dylan: Sign On The Cross

 Concerto: John Fogerty: Milano

                 Cat Stevens: Milano

 La cover: Willie Nelson: Yesterday

bruce springsteen high hopes

La delusione: Bruce Springsteen: High Hopes (che se fosse un disco degli U2 avrei gridato al miracolo, ma qui stiamo parlando di uno che in passato ci ha regalato roba tipo Born To Run, Darkness On The Edge Of Town, The River…)

heart fanatic live

Piacere proibito: HEART – Fanatic Live At Colosseum

 led zeppelin houses of the holy remastered

Premio occasione perduta: le ristampe dei Led Zeppelin (ok, forse di vere e proprie canzoni inedite negli archivi non ce ne sono, ma allora perché non fare come nel primo disco, cioè inserire un CD con le stesse canzoni in versione dal vivo, invece di remix, backing tracks, ecc? Sto aspettando Jimmy Page al varco per Physical Graffiti).

queen forever

Premio sòla (nel senso di fregatura) 2014: Queen Forever (vincitori anche del premio faccia tosta, ovvero come far passare l’ennesima antologia come un disco nuovo ed andare ancora in giro a testa alta…)

pink floyd the endless river cover

Evento musicale dell’anno (Basement Tapes a parte): il ritorno dei Pink Floyd…ed è anche un bel disco!

Marco Verdi

Per questa volta direi che è tutto, e data la lunghezza chilometrica del post niente video, quindi alle prossime classifiche!