Il “Vero” Tributo Era Quello Del 2002, Ma Anche Questo Non E’ Malaccio! George Fest: A Night To Celebrate The Music Of George Harrison

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Various Artists – George Fest: A Night To Celebrate The Music Of George Harrison – Hot Records/BMG 2CD/BluRay – 2CD/DVD – 3LP

Non è la prima volta che George Harrison è il soggetto al quale viene dedicato un concerto/tributo: il 29 Novembre del 2002, giusto un anno dopo la prematura scomparsa dell’ex chitarrista dei Beatles, un’incredibile serie di amici ed ex collaboratori di George si diede appuntamento alla Royal Albert Hall per una serata tra le più belle e toccanti mai riservate ad un musicista. Quella sera le canzoni di George ricevettero un trattamento sontuoso da ex compagni di scuderia (Paul McCartney e Ringo Starr), collaboratori ed amici di vecchia data (Eric Clapton, Ravi Shankhar, Billy Preston) e più recenti (Tom Petty e Jeff Lynne), con l’unica ed abbastanza inspiegabile assenza di Bob Dylan, che oltre che compagno di Harrison nei Traveling Wilburys era sempre stato uno dei suoi migliori amici.

Il 28 Settembre del 2014, sotto la direzione musicale del figlio di George, Dhani Harrison (unico presente anche nel 2002), un cast molto variegato e di età media decisamente più bassa si è riunito al Fonda Theater di Los Angeles per omaggiare nuovamente il “Beatle Tranquillo”, ed il risultato, pur apprezzabile, non è neppure lontanamente paragonabile a quello di 14 anni fa. Nel 2002 l’amore e la commozione si potevano quasi toccare con mano, ed il cast era composto quasi esclusivamente da artisti che con George avevano camminato a lungo e condiviso parecchi momenti, mentre qui la maggior parte dei partecipanti, pur essendo probabilmente stati influenzati in qualche modo dal nostro, non lo hanno neppure mai conosciuto personalmente, ed in alcuni casi la loro carriera professionista è iniziata addirittura dopo la morte del chitarrista.

Sarebbe però ingiusto liquidare la serata in questo modo, un po’ per la presenza di Dhani che fa da garante legittimando il tutto, ma anche perché, nelle due ore circa di concerto, ci sono diverse performance di buon livello, ed in qualche caso anche ottimo. Non tutto funziona alla perfezione, di qualcuno avrei fatto anche a meno, ma alla fine direi che il tributo funziona, grazie soprattutto alla bellezza delle canzoni (mi stupisce però l’assenza del capolavoro While My Guitar Gently Weeps) ed all’intelligenza dei partecipanti che hanno deciso di non stravolgere troppo gli arrangiamenti originali, mostrando grande rispetto per George. E poi, come vedremo, i nomi importanti ci sono anche qui. Un consiglio: se volete ascoltare il doppio CD fatelo pure (magari in macchina), ma per un’esperienza completa sarebbe meglio gustarsi il concerto con l’ausilio delle immagini. La house band, Dhani a parte, è composta da musicisti poco noti (almeno a me), con l’eccezione dell’ottimo chitarrista Jimmy Vivino, che è anche il direttore musicale e membro “anziano” del gruppo (per la sua lista di collaborazioni vi rimando al mio recente post sul nuovo disco di Dion, di cui è anche produttore http://discoclub.myblog.it/2016/02/18/vecchie-glorie-alla-riscossa-dion-new-york-is-my-homejack-scott-way-to-survive/ ).

Dopo una breve e scherzosa introduzione nella quale afferma che quando ha letto “George Fest” pensava ad un tributo a George Michael, Conan O’Brien si lancia in una robusta rilettura di Old Brown Shoe: Conan è un presentatore ed attore, non un musicista, ma se la cava con mestiere e la band lo segue in maniera potente. Anche I Me Mine, pur non essendo tra i brani migliori di Harrison, esce bene dal trattamento di Britt Daniel, leader della band texana Spoon; Jonathan Bates (che confesso di non conoscere) insieme a Dhani fornisce una suggestiva interpretazione della Ballad Of Sir Frankie Crisp, che conserva l’atmosfera sognante dell’originale (era su All Things Must Pass), con una steel che le dona un sapore country. Something è una delle grandi canzoni di Harrison (e dei Beatles) e Norah Jones (stasera in perfetto stile “Puss’n’Boots”) è un’ottima interprete, ma stranamente la miccia non si accende, e Norah fornisce una performance abbastanza scolastica; si presenta a questo punto per la gioia del pubblico femminile Brandon Flowers (frontman dei Killers), che è comunque bravino ed offre una godibile interpretazione della vivace Got My Mind Set On You, oscuro pezzo di Rudy Clark portato al successo da Harrison nel 1987. If Not For You è una splendida canzone di Bob Dylan, ma l’ha incisa anche George e gli Heartless Bastards, guidati dalla particolare voce di Erika Wennerstrom, la rifanno proprio con l’arrangiamento presente in All Things Must Pass; Be Here Now era soporifera anche in origine, ed il leader dei Cult, Ian Astbury, non è la persona adatta per ravvivarla; pollice verso invece per la Wah-Wah di Nick Valensi, chitarrista degli Strokes e qui anche in veste di cantante, una versione confusa e con scarso feeling.

Molto gradevoli i Jamestown Revival con una versione a due voci di If I Needed Someone, arrangiata in maniera folk-rock, quasi roots, mentre pessimi i Black Rebel Motorcycle Club che rovinano la bella Art Of Dying con le loro sonorità eteree e finto-psichedeliche che appiattiscono una canzone che in origine era un rock tosto ed elettrico. Splendido invece il primo intervento solista di Dhani, con una bella versione dell’allegra Savoy Truffle, dove quello che si nota è l’incredibile somiglianza della sua timbrica vocale con quella del padre, la stessa identica, ma proprio uguale! For You Blue è affidata alla voce fin troppo delicata di Chase Cohl (non conosco, part 2), ma il brano ne esce bene grazie all’accompagnamento molto rock’n’roll dell’house band. La prima parte si chiude con Ann Wilson, una delle due metà delle Heart e grande voce, che alle prese con la bellissima Beware Of Darkness (una delle canzoni di George che preferisco in assoluto) non può che fare faville.

La seconda parte è nell’insieme meglio della prima, a partire dalla complessa Let It Down, ancora con Dhani voce solista, che termina in una jam chitarristica coi fiocchi, per proseguire con Ben Harper, che quando vuole è bravo, il quale se la cava più che bene (grazie anche al suo tocco chitarristico sopraffino) con la gentile Give Me Love, uno dei maggiori successi di George; una delle più grandi sorprese della serata è un invecchiatissimo (e plastificato) Perry Farrell, che lascia da parte per una sera i suoi Jane’s Addiction e ci regala una deliziosa rilettura elettroacustica della stupenda Here Comes The Sun: da brividi. Anche Weird Al” Yankovic quando non fa il buffone (cioè raramente) dimostra di saper cantare, e anche bene, e What Is Life (una delle grandi canzoni rock di Harrison) è riproposta alla perfezione; torna sul palco Norah Jones, molto più a suo agio con la languida Behind That Locked Door, ballata country-oriented con echi di Gram Parsons.

Ed ecco l’ospite numero uno della serata, cioè Brian Wilson, che non poteva che proporre il più grande successo di George come solista, My Sweet Lord: l’ex Beach Boys (che per l’occasione si porta dietro anche Al Jardine) farà anche fatica a muoversi e a parlare, ma quando canta si difende ancora alla grande, e qui è raggiunto ai cori da gran parte degli ospiti della serata, quasi ad omaggiare una leggenda vivente. I Black Ryder suonano la fluida Isn’t It A Pity nel modo giusto, ma la vocalità di Aimée Nash è piuttosto piatta e quindi nel complesso manca qualcosina (interessante però l’accenno finale a Hey Jude), mentre l’ironica Any Road necessitava un’interpretazione più raffinata di quel buzzurro sguaiato di Butch Walker, che ci regala, si fa per dire, la performance peggiore del concerto. Per contro, l’affascinante Karen Elson oltre ad essere bella è anche brava, e la sua I’d Have You Anytime (brano scritto da George insieme a Dylan) è completamente riuscita; Taxman non mi ha mai fatto impazzire, e non sono certo i mediocri Cold War Kids a farmi cambiare idea, mentre i Flaming Lips di Wayne Coyne riescono a conservare l’atmosfera psichedelica che It’s All Too Much (uno dei brani meno noti tra quelli scritti da George per i Fab Four) aveva anche in origine.

La serata volge al termine: Handle With Care, il pezzo più noto dei Wilburys è una grande canzone comunque la si faccia, ed anche stasera, con Flowers, Daniel, Dhani, Bates, Coyne e Yankovic che si dividono il microfono, il risultato è eccellente; tutti sul palco (tranne Brian Wilson) per una sentita e commossa All Things Must Pass, dove invece, a parte Dhani, le voci soliste sono tutte femminili (la Jones, la Elson e la Wilson), una versione intensa che chiude il concerto in maniera adeguata. In definitiva, se non avete il tributo del 2002 dovete rimediare subito alla mancanza, ma anche questo George Fest ha comunque diverse frecce al suo arco, e si può definire riuscito almeno al 70%.

Marco Verdi

Qui Di Strabico C’è Solo Il Cuore! Keith Richards – Crosseyed Heart

keith richards crosseyed heart

Keith Richards – Crosseyed Heart – Mindless/Virgin/Universal CD

Nella loro più che cinquantennale carriera i Rolling Stones hanno sbagliato ben pochi dischi (a mio personale giudizio solo tre – Their Satanic Majesties Request, Emotional Rescue ed Undercover – tra l’altro non brutti ma al massimo pasticciati), mantenendo anzi una media qualitativa sempre piuttosto alta, mentre diverso è il discorso quando si prendono in esame gli album solisti dei componenti delle Pietre. A parte i membri “di contorno” (e comunque Ronnie Wood qualche bel disco lo ha fatto, a differenza di Bill Wyman, di cui ho già detto cosa penso nel mio post sul suo ultimo disco http://discoclub.myblog.it/2015/07/11/speriamo-che-del-prossimo-disco-passino-altri-33-anni-bill-wyman-back-to-basics/ , mentre le avventure jazz del combo di Charlie Watts saranno anche impeccabili ma non sono il mio pane quotidiano); Mick Jagger è stato senza dubbio quello dal rendimento più altalenante: l’unico bel disco tra i quattro pubblicati dal cantante è Wandering Spirit, mentre sia She’s The Boss che Primitive Cool sono davvero brutti, e Goddess In The Doorway raggiunge la sufficienza di stima.

Keith Richards, invece, anche nei pochi episodi senza la sua band madre si è confermato personaggio di una coerenza esemplare, la vera anima rock degli Stones, sia con il discreto Talk Is Cheap del 1988 ma soprattutto con il roccioso Main Offender del 1993 (tra i due, anche un buon disco dal vivo con la sua band, gli X-pensive Winos), due lavori riusciti che però vengono messi in ombra dal nuovo CD di “Keef The Riff”, Crosseyed Heart, da qualche settimana nei negozi. Keith è sempre stato onesto fino all’autolesionismo (basta leggere la sua autobiografia, Life) e tutto ciò si riflette anche in questo bellissimo album, che ci presenta un musicista particolarmente ispirato alle prese con tutti i vari generi musicali da lui amati, proposti a modo suo, e cioè in maniera forse non formalmente perfetta ma ricca di pathos e con un cuore (strabico) grande così.

Tanto rock, un po’ di blues (meno del previsto comunque), una spruzzata di country e reggae ed una buona dose di soul fanno di Crosseyed Heart il miglior disco solista di Richards ed un ottimo surrogato in assenza di novità da parte del suo gruppo principale. Sono della partita musicisti da lui già utilizzati in passato (Waddy Watchel alle chitarre, Steve Jordan – che produce anche il disco con Keith – alla batteria, mentre il basso, e spesso anche il pianoforte, sono suonati dallo stesso Richards), con aggiunte quali Larry Campbell alla steel guitar, lo scomparso Bobby Keys al sassofono in un paio di brani (credo siano le sue ultime incisioni) ed alcuni ospiti di vaglia che citerò man mano. Un cenno lo merita la voce di Keith: sempre poco considerato come cantante (il minimo che ti può capitare se sei in un gruppo con Jagger), il nostro, che conosce i suoi limiti e quindi non esagera, sfodera in questo album una prestazione molto positiva, con il suo timbro non perfetto ma profondo e vissuto che dona alle canzoni quel quid in più.

La title track apre il disco in tono minore, un blues acustico, solo voce e chitarra, ma eseguito con una montagna di feeling: il pezzo è breve e confluisce nella martellante Heartstopper, una rock song elettrica, diretta e potente, con le schitarrate tipiche del nostro, voce minacciosa ed un tiro mica da ridere. Amnesia è rock’n’roll alla maniera di Keith, batteria e basso a stantuffo, un mood leggermente annerito ed il gradito intervento di Keys; Robbed Blind è invece una ballata toccante, con il piano (suonato da Richards) a svolgere un ruolo importante, un arrangiamento delicatamente country ed il nostro che non canterà come Pavarotti ma nelle rughe della sua voce si possono sentire tutte le tracce della vita vissuta nella corsia di sorpasso.

Trouble, che è il primo singolo, dimostra la fantasia e l’amore per il rischio delle case discografiche, in quanto ci troviamo di fronte al brano più stonesiano, classico, ed in un certo senso prevedibile del CD: avercene comunque di pezzi così; Love Overdue è un reggae, un genere molto amato da Keef (e meno dal sottoscritto), con Ivan Neville all’organo ed una sezione fiati a colorare il suono: c’è da dire che Richards risulta molto credibile in queste vesti e ci regala una melodia molto gradevole e solare, cantando anche piuttosto bene.

In Nothing On Me c’è il più famoso dei fratelli Neville, cioè Aaron, alle backing vocals, per una bella canzone, fluida e tersa, dal sapore soul-errebi sudista, un pezzo che con l’ugola istrionica di Jagger avrebbe spaccato, ma che anche così fa la sua porca figura; lo slow Suspicious, sempre molto soulful, riesce ad emozionare non poco, grazie anche al tono confidenziale della voce di Richards, mentre con Blues In The Morning siamo in pieno territorio rock’n’roll, ma quello puro, anni cinquanta, suonato ed arrangiato in modo volutamente vintage. Keith si diverte un mondo, e chi siamo noi per disapprovare? Something For Nothing è un curioso rock’n’roll, piuttosto Stones-style, con coro gospel alle spalle, non un gospel-rock, ma proprio rock’n’roll con coro: risultato decisamente intrigante, ed il gioco di chitarre è da applausi. Illusion, che si avvale della collaborazione di Norah Jones sia in sede di scrittura che di duetto vocale, è un lento pieno d’atmosfera con il piano a guidare le danze, e la strana coppia funziona. Just A Gift è uno degli highlights del disco, una splendida ballata elettroacustica cantata con il cuore in mano, con il piano ancora protagonista ed una melodia struggente; il famoso traditional Goodnight Irene diventa una sorta di valzer obliquo di grande fascino, con Keith che fa la parte del nonno ubriaco che canta la ninna nanna al nipotino. Chiudono Substantial Damage, un rockaccio nero, sporco e pericoloso (ma è quella che mi piace meno) e la deliziosa Lover’s Plea, altra ballata nel più puro filone country got soul, con un importante contributo all’organo del grande Spooner Oldham.

Un gran bel disco, con il quale Keith Richards conferma ancora volta di essere dalla parte giusta.

Marco Verdi

Novità Di Settembre Parte IV. Keith Richards, Judy Collins, Dave & Phil Alvin, Robert Forster, Glen Hansard

keith richards crosseyed heart

Altre novità in uscita venerdì 18 settembre: prima di tutto il nuovo album solista di Keith Richards, Crosseyed Heart esce a 23 anni di distanza dal precedente Main Offender, ma il suo principale collaboratore è rimasto il batterista e produttore Steve Jordan, con l’aiuto di Waddy Watchel e Bernard Fowler. Quindici brani contenuti nel CD pubblicato dalla Republic/Universal (ma negli USA la catena Best Buy ne pubblica una versione con una traccia extra, che però è solo una versione alternata di Love Overdue:

1. Crosseyed Heart
2. Heartstopper
3. Amnesia
4. Robbed Blind
5. Trouble
6. Love Overdue
7. Nothing On Me
8. Suspicious
9. Blues in the Morning
10. Something for Nothing
11. Illusion
12. Just a Gift
13. Goodnight Irene
14. Substantial Damage
15. Lover’s Plea

Tra i musicisti presenti anche gli altri X-Pensive Winos Ivan Neville alle tastiere e Sarah Dash alla voce, oltre all’ospite Norah Jones che duetta con Keith in Illusion. Goodnight Irene è proprio il celebre brano di Leadbelly, l’unica cover del disco, mentre il singolo estratto dall’album è Trouble.

judy collins strangers again

Altra giovinetta, alla tenera età di 76 anni Judy Collins pubblica un nuovo album Strangers Again, per la propria etichetta Wildflowers distribuzione Cleopatra; si tratta di un disco di duetti, credo una novità assoluta per “Judy Blue Eyes” e a differenza di altri prodotti similari della Cleopatra, questa volta sembra tutto materiale originale, niente brani riciclati da altri dischi e il cast che appare nel disco comprende sia grandi nomi della musica del passato quanto interessanti personaggi emergenti. Questa la lista delle canzoni con relativi ospiti:

 1. Strangers Again feat. Ari Hest
2. Miracle River feat. Michael McDonald
3. Belfast To Boston feat. Marc Cohn
4. When I Go feat. Willie Nelson
5. Make Our Garden Grow feat. Jeff Bridges
6. Feels Like Home feat. Jackson Browne
7. From Grace feat. Thomas Dybdahl
8. Hallelujah feat. Bhi Bhiman
9. Someday Soon feat. Jimmy Buffett
10. Stars In My Eyes feat. Aled Jones
11. Send In The Clowns feat. Don McLean
12. Races feat. Glen Hansard

Un paio, Ari Hest (anche se ha pubblicato una quindicina di dischi fino a oggi e ha scritto la title-track del nuovo album https://www.youtube.com/watch?v=bjS9o5W2WSc ) e Aled Jones (cantante gallese anche lui con una discografia sterminata), non sono molto popolari, ma Michael McDonald, Marc Cohn, Willie Nelson, Jeff Bridges, Jackson Browne, Jimmy Buffett Don McLean, in ordine di apparizione, non hanno certo bisogno di una presentazione, mentre gli emergenti Thomas Dybdahl, Bhi Bhiman Glen Hansard, hanno già mostrato il loro valore in più occasioni (e di un paio abbiamo parlato nel Blog). E anche alcune delle canzoni sono molto celebri: pezzi di Leonard Bernstein, Sondheim, Randy Newman, James Taylor e l’amato Leonard Cohen con una versione di Hallelujah che non vedo l’ora di sentire!

glenn hansard didn't he ramble

Proprio Glen Hansard, uno dei partecipanti al disco della Collins, pubblicherà il 18 settembre per la Epitaph/Anti Didn’t He Ramble, il suo secondo album solista, dopo l’esordio con Rhythm And Repose del 2012, ed una lunga serie di EP usciti a cavallo dei due album. L’irlandese Hansard, ex Frames Swell Season, si fa aiutare in questo disco da due Sam, Amidon Bean (conosciuto dai più come Iron And Wine). 

Questa è la lista dei brani, l’uscita del disco è anticipata dal video di Winning Streak che conferma la classe e le qualità di questo cantautore classico, uno dei migliori delle ultime generazioni, in possesso anche di una gran voce:

Tracklist
1. Grace Beneath The Pines
2. Wedding Ring
3. Winning Streak
4. Her Mercy
5. McCormack’s Wall
6. Lowly Deserter
7. Paying My Way
8. My Little Ruin
9. Just To Be The One
10. Stay The Road

dave alvin and phil alvin lost time

Ormai sembrano averci preso gusto e vogliono recuperare il tempo perduto. Secondo disco in coppia per Dave Alvin & Phil Alvin, a poco più di un anno dal precedente Common Ground, uscito a giugno dello scorso anno e che celebrava la musica di Big Bill Broonzy, questo Lost Time è sempre un disco di blues, visto nell’ottica dei due ex Blasters, con brani di James Brown, Leadbelly, Willie Dixon, Blind Boy Fuller e Leroy Carr, e quattro pezzi dal repertorio del loro primo mentore, il grande Big Joe Turner:

1. Mister Kicks
2. World’s In A Bad Condition
3. Cherry Red Blues
4. Rattlesnakin’ Daddy
5. Hide And Seek
6. Papa’s On The House Top
7. In New Orleans (Rising Sun Blues)
8. Please Please Please
9. Sit Down Baby
10. Wee Baby Blues
11. Feeling Happy
12. If You See My Savior

A giudicare da un paio di brani che anticipano l’album in uscita per la Yep Rock, sempre il 18 settembre, hanno fatto centro ancora una volta.

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robert forster songs to play

Altro musicista che mi piace moltissimo è l’australiano Robert Forster, prima gloria nazionale nei grandissimi Go-Betweens, insieme all’altrettanto grande Grant McLennan, scomparso per un attacco di cuore nel 2006. Forster, era dal 2008, anno in cui venne pubblicato The Evangelist (peraltro molto bello, come sempre), che non pubblicava un disco nuovo e ora rompe il silenzio con questo Songs To Play che uscirà su etichetta Tapete Records (?1?), etichetta tedesca che ha distribuito anche gli ultimi album di Lloyd Cole, antologie escluse, a dimostrazione di un certo buon gusto. Vado sulla fiducia, poi in occasione dell’uscita effettiva ci sarà un post più sostanzioso, visto che nel Blog in passato non si è mai parlato di questa musicista.

Anche per oggi è tutto, alla prossima.

Bruno Conti

Ripassi Per Le Vacanze 4. Da “Partner” Di Norah Jones Al Red Rocks Di Denver ! Amos Lee – Live At Red Rocks

amos lee live at red rocks

Amos Lee – Live At Red Rocks With The Colorado Symphony – Ato Records

Ryan Anthony Massaro, in arte Amos Lee, è un nome che sta crescendo disco dopo disco, e questo viene ulteriormente certificate dal fatto che nell’Agosto del 2014 ha radunato nella mitica location dell’Anfiteatro di Denver una folla oceanica, per registrare un album dal vivo, accompagnato dai 100 musicisti della orchestra sinfonica Colorado Symphony. Amos Lee è un cantautore americano, prodotto di quella Philadelphia che ha sempre vantato una delle più alte percentuali di popolazione afroamericana, salito alla ribalta del grande pubblico nel 2004 per le sue collaborazioni con la cantante jazz-pop Norah Jones, aprendo i tour di artisti come la citata Jones, Elvis Costello, Bob Dylan, trovando in una sua canzone Colors (in duetto con Norah e usata nelle serie televisive Dr.House e Grey’s Anatomy) la chiave di volta della sua carriera. L’esordio discografico avviene con l’omonimo Amos Lee (05), a cui fanno seguito il folk-soul cristallino di Supply And Demand (06), il delizioso rhythm’n’ blues di Last Days At The Lodge (08), l’ottimo e composito Mission Bell (11) con la produzione di Joey Burns e la partecipazione dei Calexico che l’accompagnano nel disco, con la presenza di ospiti del calibro di Willie Nelson, Iron & Wine, e Lucinda Williams, per proseguire con un disco maturo e dalla bella scrittura come Mountains Of Sorrow Rivers Of Song (13), fino ad arrivare a questo disco dal vivo, dove ripercorre in quattordici tracce il suo intero percorso artistico, pescando dai suoi lavori in studio, includendo ovviamente i  brani di maggior successo, rivisitati appositamente con i fiati, gli archi e le percussioni della Colorado Symphony Orchestra.

L’apertura lo vede subito presentarsi con “singoli” di successo come Windows Are Rolled Down e Jesus (li trovate in Mission Bell), interpretati con la sua distintiva voce “soulful” e una coralità à la Staples Singers, a cui fanno seguito gli archi pizzicati di Keep It Loose, Keep It Tight, le armonie latine di El Camino, le deliziose traiettorie vocali di Violin e la “famosa” Colors, introdotta da magistrali tocchi di pianoforte che accompagnano la voce in falsetto di Lee, mentre la ritmata Tricksters, Hucksters, And Scamps è una divertente “galoppata” con gli svolazzi dell’Orchestra. Si continua con il mid-tempo di una rarefatta Flowers, per poi rispolverare un lento rhythm’n’blues come Won’t Let Me Go, sostenuto da una spolverata di archi romantici e da una chitarra “sensuale”, i fiati di una divertente Sweet Pea, cantata da Amos in stile “New Orleans”, per poi passare alla spavalderia musicale di Street Corner Preacher, e l’imperioso intermezzo di Game Of Thrones Theme con un arrangiamento orchestrale vagamente alla Led Zeppelin, prima dello stordimento finale con la sontuosa ballata Black River (una delle canzoni migliori del suo repertorio, cercatela nell’album d’esordio), qui cantata in coppia con la sua nuova bassista Annie Clements, andando a chiudere il tutto nuovamente con le armonie “soul” di una Arms Of A Woman dove emerge tutta la forza dell’Orchestra al seguito. Applausi!

Questo Live At Red Rocks With The Colorado Symphony è certamente un punto di arrivo, ma anche di ripartenza, per Amos Lee, un artista con un suo stile personale, in possesso di una voce molto espressiva e dalla tonalità limpida, che si rifà dichiaratamente a cantautori folk-soul tipo i grandi Bill Withers e Donny Hathaway, a testimonianza di un talento capace di coniugare melodia e capacità di scrittura e che lo ha portato giustamente a esibirsi sotto le stelle nella cornice spettacolare dell’Anfiteatro di Denver, una delle “location” più belle al mondo.

NDT: Le canzoni sono talmente belle che le porto in vacanza con me, e non vedo l’ora di ascoltarle di nuovo. Alla prossima e per il momento fine dei ripassi per le vacanze da parte del sottoscritto!

Tino Montanari

Tenere E Delicate “Canzoncine”! Dawn Landes – Bluebird

dawn landes bluebird

Dawn Landes – Bluebird – Western Vinyl

Dopo l’EP Mal Habillée, dedicato alle canzoni delle Ye Ye Girls francesi (pare che la nostra amica sia molto popolare in Francia, in effetti il primo disco, dawn’s Music, inizialmente, era uscito solo per quel mercato), che francamente non aveva entusiasmato, torna Dawn Landes, con un nuovo album, Bluebird, il quinto della sua discografia, più due EP, incluso quello citato sopra https://www.youtube.com/watch?v=qL-peHeVum0 . Il disco è co-prodotto da Thomas Bartlett (The National, Sharon Van Etten, Rufus Wainwright, Antony and the Johnsons) e dalla stessa Dawn, che, forse non molti lo sapranno, ha iniziato a muovere i suoi primi passi nel mondo della musica proprio come produttrice ed ingegnere del suono, lavorando con Philip Glass e contribuendo all’apertura dei Saltlands Studios a Brooklyn, di cui credo sia tuttora una socia.

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Se devo esprimere un parere il suo album che preferisco è Fireproof, il CD uscito nel 2008 per la Fargo https://www.youtube.com/watch?v=eR4Ir16IQdQ , ma anche Sweetheart Rodeo (i Byrds non c’entrano nulla) del 2010 non era per niente male https://www.youtube.com/watch?v=NsmdXfaQVHk . Lo stile è principalmente acustico e folkie, una voce morbida, piana, quasi sussurrata, ma “forte” nella sua apparente semplicità, le canzoni sono molto belle e, attenzione, anche se a lei dispiace ammetterlo (ma poi lo dice nelle interviste), questo è il suo “divorce” album https://www.youtube.com/watch?v=Ue5Ct1MmcyY . Se siete curiosi suo marito era Josh Ritter, proprio lui, “quel” Josh Ritter (che ha già raccontato la storia, vista dalla sua parte, in Beast In His Tracks) https://www.youtube.com/watch?v=xH8KG09xYsQ !

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Lo si intuisce chiaramente da quello che è il “centrepiece” (meglio in inglese, rende di più l’idea che centrotavola o trionfo, che ne sono la traduzione italiana, anche se la seconda…) del disco: Cry No More, un brano che suggerisce dal testo che le lacrime sono alle spalle, ma dalla voce non si direbbe, ad aiutarla un’altra signorina che si intende di struggimenti del cuore, Norah Jones, seconda voce e piano, in questo brano (come avrebbe detto Stanlio “Come due piselli in un baccello!”), vagamente country-folk ed assolutamente delizioso, e nell’altrettanto bella Love Song, sempre solo per piano, chitarra acustica, un basso (Tony Scherr o Catherine Popper).

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Peraltro un po’ tutto il disco è molto minimale, quasi scarnificato nei suoni, con il sound che si adegua al mood malinconico della sua autrice: Bluebird, sta tra la Mitchell dei primissimi tempi e l’ultima Laura Marling, contrabbasso, le tastiere di Bartlett, la solita acustica arpeggiata dalla Landes, la doppia voce a rafforzare gli arrangiamenti https://www.youtube.com/watch?v=dChn32CwbpA , e così pure nella successiva Try To Make A Fire https://www.youtube.com/watch?v=Os2q6YyKjiw . L’approccio è proprio quello delle “vecchie” folksingers, niente inutili modernismi, se non servono, forse si giocherà qualche apparizione in spot, serie televisive o colonne sonore, per la mancanza del solito pezzo orecchiabile, ma tant’è. Bloodhound ha un afflato ancora più folk, vicino ai “colleghi” inglesi dell’epoca del primo folk revival, anche se qualcuno ci ha scorto del bluegrass (?).

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Heel Toe introduce l’elettrica di Rob Moose e la batteria di Ray Rizzo, che è anche la seconda voce del brano e suona pure l’armonica, e, anche per il timbro della voce di Dawn Landes, al sottoscritto ha ricordato molto certe cose “spaziali” dei Cowboy Junkies, decisamente bella comunque. Di Cry No More si è già detto, Oh Brother, con due acustiche in fingerpicking, forse anche un violino pizzicato, sempre da Moose, le tastiere sullo sfondo, il solito contrabbasso, aderisce perfettamente all’atmosfera “ombrosa” e malinconica dell’album. Diamond Rivers è una tenue ballata pianistica, molto eterea, quasi una ninna nanna, con violino e viola che insieme alle tastiere danno una improvvisa profondità al suono. A proposito di ninne nanne, anche Lullaby For Tony, fin dal titolo, rientra nella categoria, mentre la conclusiva Home è uno struggente valzer pianistico con Bartlett ad accompagnare dolcemente gli arpeggi dell’acustica della Landes. Se non fossimo alle soglie della primavera, direi un album tipicamente autunnale, almeno nei sentimenti, da “uccellini teneri” o Bluebirds se preferite!

Bruno Conti

Ne Vale La Pena (Se Riuscite A Trovarlo), Un Altro Giorno A Nashville! Willie Nelson & Friends Live At Third Man Records

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Willie Nelson & Friends – Live At Third Man Records – Third Man Records 2LP

Willie Nelson, nella sua lunghissima carriera, non ha mai centellinato le uscite discografiche, sia in studio che dal vivo: se per quanto riguarda gli album in studio lo standard è sempre stato abbastanza alto (con qualche momento di appannamento, specie negli anni ottanta quando incideva per la Columbia), nei dischi live più di una volta è affiorata una certa routine, a stento mascherata da duetti con ospiti più o meno prestigiosi.

Questo Live At Third Man Records è però su un altro livello: inciso lo scorso anno negli studi di Nashville dell’etichetta di proprietà di Jack White per celebrare i suoi 80 anni, vede un Willie in gran forma rivisitare con vigore e freschezza alcune pagine storiche del suo repertorio (e non solo), con la compagnia di diversi amici di cui non vi rivelo ora l’identità per non rovinarvi la sorpresa.

Il problema, se di problema possiamo parlare, è che il disco, pubblicato solo in doppio vinile ed inciso su tre lati anziché quattro, è ordinabile soltanto sul sito della Third Man Records, come già altri live analoghi usciti nel recente passato.

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L’etichetta di White, tra le più dinamiche ed interessanti del panorama indie, opera infatti in tre canali ben precisi: quello delle normali uscite discografiche in CD (come i comeback albums di Wanda Jackson e Loretta Lynn, entrambi prodotti da White, e l’ultimissimo delle Haden Triplets), la ripubblicazione in tiratura limitata su vinile colorato e glow in the dark di alcuni leggendari singoli della Sun Records, e buon ultimo questa serie di album live incisi negli studi di Detroit e Nashville, quasi tutti disponibili solo in vinile (oltre ad un bel numero di artisti alternativi non molto noti, come Dex Romweber Duo, Nobunny e The Jacuzzi Boys, troviamo anche gente come i Drive-By Truckers, la stessa Jackson, i Raconteurs ed il grande Jerry Lee Lewis, quest’ultimo reperibile facilmente anche in CD su Amazon).

willie nelson live group

Tornando a Willie, ribadisco che la qualità di questo live album vale lo sforzo di procurarselo, in quanto ci troviamo di fronte ad un musicista straordinario, uno di quelli di cui hanno buttato via lo stampo, accompagnato da una band che lo segue ad occhi chiusi (l’inseparabile Mickey Raphael, vecchi marpioni come Fats Kaplin e Phil Madeira, l’esperto batterista Marco Giovino e Dominic Davis, bassista di fiducia di White), e con una serie di canzoni a cinque stelle.

(NDM: Willie non è nuovo a questo tipo di auto-celebrazioni: vent’anni fa uscì, solo in VHS, lo splendido The Big Six-O, sorta di festa per i sessant’anni con ospiti del calibro di Bob Dylan – la loro Pancho & Lefty da sola valeva l’acquisto – Paul Simon, Ray Charles, Waylon Jennings e Lyle Lovett. Una ristampa in DVD sarebbe oltremodo gradita http://www.youtube.com/watch?v=2yL7r7-Ic9k .)

La serata si apre con l’unico brano che vede Willie senza ospiti: si tratta di una scintillante versione di Roll Me Up And Smoke Me When I Die, un tipico honky-tonk texano, fluido e coinvolgente, con assolo continui di violino, steel, piano e Nelson stesso con la sua mitica Trigger.

Poi sale sul palco Ashley Monroe, alla quale toccano due grandi brani: Angels Flying Too Close To The Ground, dove canta solo lei, e soprattutto Blue Eyes Crying In The Rain, con Willie super alla chitarra e la fisa in sottofondo che le dona un tocco mexican.

Ashley è bravina, ma sicuramente si poteva puntare più in alto (tipo Emmylou Harris).

willie nelson live norah jones

Poi arriva Norah Jones ed il livello sale: grande fan di Nelson (i Little Willies nascono proprio come omaggio al grande texano), Norah delizia la platea con la classicissima Funny How Time Slips Away, nella quale il suo tocco elegante dà al pezzo un tocco jazzato con cui Willie va a nozze (ricordatevi il disco in duo con Wynton Marsalis), e poi con la vivace I Gotta Get Drunk, dove però è Nelson a fare la parte del leone (e che brava che è la band) http://www.youtube.com/watch?v=C9b50PMeCf4 .

willie nelson live neil young

Ed ecco il momento centrale dello show: sale sul palco nientemeno che Neil Young, che esegue con grande feeling (ma non avevo dubbi) la bella ma poco nota Sail Away (era sul mitico Rust Never Sleeps) e la stupenda (è una delle mie preferite in assoluto del Bisonte) Long May You Run http://www.youtube.com/watch?v=uQH-L78clJw : Neil fa tutto in perfetta solitudine e con Willie che lo accompagna alla chitarra, ma non alla voce.

Inutile dire che gli applausi fanno venire giù la sala.

La languida Far Away Places ospita sul palco la prezzemolina per antonomasia, cioè Sheryl Crow: la bella ex moglie di Lance Armstrong quando vuole è anche brava, e stasera fa la sua parte con grande rispetto e senso della misura http://www.youtube.com/watch?v=0q3ZdKny6IM .

Whiskey River di solito apre i concerti di Willie, ma questa sera è posta verso la fine, e vede tutti gli ospiti sul palco (con l’aggiunta di Jamey Johnson, mica un pirla qualunque) a rendere omaggio al barbuto texano: è una festa, e quindi chiudiamo gli occhi se c’è qualche stonatura o se qualcuno va fuori tempo http://www.youtube.com/watch?v=HiVunqkZ1RM .

willie nelson live leon russell

Un altro “gigante” in arrivo: Leon Russell, che nel 1979 aveva inciso un intero album con Willie (One For The Road), tornato in auge anche grazie ad Elton John, presta il suo vocione per il suo classico A Song For You (*NDB il video dell’80° non l’ho trovato, va bene anche quello dei 70, con Ray Charles? http://www.youtube.com/watch?v=2UW4ELmVD9M e per una godibile versione molto country’n’roll dell’evergreen di Elvis Heartbreak Hotel.

willie nelson live jack white

Si chiude con i due padroni di casa, cioè Willie e Jack White, insieme per una delicata Red Headed Stranger.

“Roll Me Up” 
“Angel Flying Too Close To The Ground” – with Ashley Monroe (Unreleased)
“Blue Eyes Crying In The Rain” – with Ashley Monroe
“Funny How Time Slips Away” – with Norah Jones
“I Gotta Get Drunk” – with Norah Jones (Unreleased)
“Sail Away” – with Neil Young (Unreleased)
“Long May You Run” – with Neil Young
“Far Away Places” – with Sheryl Crow
“Whiskey River” – with Neil Young, Ashley Monroe, Sheryl Crow, Norah Jones, Jamey Johnson
“A Song For You” – with Leon Russell
“Heartbreak Hotel” – with Leon Russell (Unreleased)
“Red Headed Stranger” (Broadcast Version) – with Jack White

Un live di tutto rispetto, vale la pena di procurarselo: Willlie Nelson lo conosciamo, e poi c’è il valore aggiunto di Neil Young, mica bau bau micio micio (come direbbe Enzino Iacchetti).

Marco Verdi

Fermate Le Rotative! Billy Joe + Norah – Foreverly

Billy Joe & Norah Foreverly

Billy Joe Armstrong + Norah Jones – Foreverly – Reprise/Warner CD

Questo disco non figura nella categoria “recuperi di fine anno” in quanto è uscito relativamente da poco (Novembre), e qui mi ricollego al titolo del post.

L’urlo “Fermate le rotative!” era un gergo tipico degli albori della carta stampata, quando, nel bel mezzo della produzione delle copie del quotidiano per il giorno successivo, giungeva in redazione una notizia “bomba” (il classico scoop), che costringeva i tipografi ad una sosta improvvisa per dare il tempo ai giornalisti di inserire all’ultimo istante la notiziona: i miei ricordi di pre-adolescenza associano questa frase a John Jonah Jameson (meglio conosciuto come JJJ), mitico direttore del Daily Bugle, quotidiano con il quale lavorava il fotografo Peter Parker nelle avventure di Spiderman.

billie joe norah 1

Le rotative in questione sono quelle delle varie classifiche dei “Best of 2013”, dato che questo Foreverly, disco d’esordio dell’inedita coppia formata da Norah Jones e Billy Joe Armstrong (leader dei Green Day), ha tutte le carte in regola per venire inserito tra gli album più importanti dell’anno che sta per concludersi http://www.youtube.com/watch?v=czpMQN4CStQ .

Foreverly, come suggerisce il titolo, è un omaggio da parte del duo agli Everly Brothers, ma è un omaggio particolare: non si tratta infatti di una serie di successi di Phil e Don reinterpretati (quindi niente Bye Bye Love, Wake Up Little Suzie o All I Have To Do Is Dream), ma la riproposizione, brano dopo brano, del secondo LP del duo, quel Songs Our Daddy Taught Us composto esclusivamente da traditionals e cover di country tunes che i due fratelli consideravano basilari per la loro formazione.

Billie-Joe-Armstrong-Norah-Jones

Quindi brani tradizionali country e folk (e qualche originale), portati al successo da gente come Bill Monroe, Charlie Monroe, Gene Autry, Merle Travis, Eddy Arnold, Chuck Wagon, John Jacob Niles ed altri, che rinascono a nuova vita grazie a questa sorprendente collaborazione tra la figlia di Ravi Shankhar e la popstar californiana.

Se però Norah aveva già mostrato con i suoi dischi (specie i primi due) di amare la musica di qualità, e con i due album coi Little Willies di non essere per nulla estranea al genere roots-Americana, la vera sorpresa è Armstrong, in quanto non mi sarei mai aspettato che potesse avere attinenza con questo tipo di sonorità, impegnato com’era negli ultimi anni a contraddistinguersi più per le sue bizze da star che per produrre musica decente con i Green Day.

Mr.Green-Day-e-Norah-Jones-in-un-album-tributo-agli-Everly-Brothers-la-recensione-di-Foreverly_h_partb

E invece il duo Norah/Billy Joe funziona a meraviglia, l’album degli Everly viene riproposto con grande classe e raffinatezza, non alterando né modernizzando gli arrangiamenti, ma dandogli soltanto una patina di freschezza grazie alle odierne tecniche di registrazione (l’album è prodotto da Billy e Norah stessi, e masterizzato dal leggendario Greg Calbi) http://www.youtube.com/watch?v=imjq0X7AkqU .

Un disco gradevolissimo dunque, con i nostri due leader che armonizzano quasi come i fratelli Everly, e si fanno accompagnare da pochi ma ottimi sessionmen (Tim Luntzel al basso, Dan Rieser alla batteria, Jonny Lam alla steel guitar e Charlie Burnham al violino, mandolino ed armonica), che suonano come si suol dire “in punta di dita”,  regalandoci tre quarti d’ora tra i più piacevoli di quest’anno.

Il noto traditional Roving Gambler apre il CD, arrangiato in stile country, con le due voci che si completano a vicenda in maniera perfetta ed un gran lavoro di Burnham all’armonica: se la Jones non mi stupisce (anche se da solista ultimamente ha preso strade che non condivido), Armstrong certamente sì, e molto http://www.youtube.com/watch?v=0K7vM_AhzUU .

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Long Time Gone è puro honky-tonk, fedele allo stile di Phil & Don, ma la purezza del suono è indubbiamente targata 2013: versione scintillante, da leccarsi i baffi (è il primo singolo), con Norah bravissima al piano http://www.youtube.com/watch?v=0R_rhdglVBk .

La delicata Lightning Express è cantata con una finezza ed una classe che non riconoscevamo almeno al 50% del duo (indovinate quale…), mentre Silver Haired Daddy Of Mine (uno dei grandi successi di Gene Autry), che è già una canzone strepitosa di suo, viene riletta in maniera splendida, con Norah che lascia scorrere le dita sulla tastiera con una fluidità incredibile: la migliore del lotto, almeno per me http://www.youtube.com/watch?v=LUZYwDB5mjI .

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La struggente Down In The Willow Garden vede i due armonizzare alla grande; la dolce Who’s Gonna Shoe Your Pretty Little Feet? è una ninna nanna country suonata e cantata con molto feeling: due voci e due chitarre, non serve altro.

Oh So Many Years, ancora honky-tonk, è intensa e godibile al tempo stesso, con Billy Joe che rilascia un bell’assolo di chitarra, piuttosto rock http://www.youtube.com/watch?v=q7lZhbCZ4QQ ; un violino introduce il noto traditional Barbara Allen, riproposta con molto rispetto: Armstrong qui sembra un incrocio tra Gram Parsons e Roger McGuinn, da non credere.

Rockin’ Alone, lenta, pianistica e decisamente raffinata precede I’m Here To Get My Baby Out Of Jail, una prison song dal deciso sapore folk (e Norah qui è voce solista); la distesa e quasi western Kentucky e lo slow Put My Little Shoes Away chiudono brillantemente un CD inatteso ma proprio per questo da apprezzare maggiormente.

In una parola: delizioso.

Marco Verdi

P.S: dato che, a causa di impegni pre e post-natalizi questo è il mio ultimo post del 2013, auguro a titolare, collaboratori e lettori del Blog di trascorrere delle Ottime Feste, e che il 2014 possa essere il più sereno possibile.

MV

Sono Proprio Loro, Non Avete Le Allucinazioni! Billie Joe & Norah – Foreverly

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Billie Joe + Norah – Foreverly – Reprise/Warner 25-11-2013

In effetti sono proprio quelli che sembrano: Billie Joe è Armstrong, il leader dei Green Day (scusate, un attimo che controllo, qui niente, vediamo qua sotto, niente neanche lì, non ne trovo nessuno, strano), ma rimedierò, con questo…Anche lei è quella Norah, per tutti Jones. Cosa ca…spiterina ci fanno insieme. Hanno registrato un album di cover degli Everly Brothers, anzi, per la precisione, un disco completo degli Everlys, Songs Our Daddy Taught Us, un album registrato e pubblicato nel 1958 da Don & Phil. Billie Joe Armstrong li ha conosciuti un paio di anni fa tramite questo disco, un ascolto continuo e compulsivo che sfocia nella decisione di registrarlo ex novo. L’idea è quella di farlo insieme ad una voce femminile: già ma chi? Ma è ovvio, la mia “amica” Norah Jones! I due avevano fatto conoscenza ad un concerto di Stevie Wonder, non come pubblico, sul palco, come ospiti e cantanti, e prima ai Grammys, una decina di anni fa, quindi direi “grandi amici”! Comunque la Jones va a nozze con questo tipo di repertorio, sembrano i Little Willies, ma ancora più alla camomilla, rilassante però!

Hai tempo di venire nove giorni da me per registrare questo disco? Il piano(forte) c’è, la chitarra la porto io, Tim Lutzel e Dan Rieser sono la sezione ritmica, le canzoni le abbiamo (e non sono neppure gli originali degli Everly Brothers ma, come dice il titolo, quelle che il babbo dei fratelli aveva insegnato loro), quindi brani di Gene Autry, Tex Ritter e altri autori tra le due guerre. Il sound è rigorosamente autentico e “datato”, un po’ come avevano fatto Bonnie Prince Billy e Dawn McCarthy per quell’altro delizioso album di duetti, What The Brothers Sang, uscito ad inizio anno e sempre dedicato alle canzoni dei fratelli Everly. Quindi mi sa che da qui ad un mese avrò nella mia discoteca un CD del cantante dei Green Day, ebbene sì. Da quel poco che ho sentito sembrerebbe molto gradevole…le voci armonizzano che è un piacere, vedremo e, soprattutto, sentiremo!

Esce il 25 novembre, giusto in tempo per il periodo natalizio, se non lo comprate fatevelo regalare!

Bruno Conti

“Nuove” Voci Dall’America. Miss Tess – Sweet Talk

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Miss Tess – Sweet Talk – Signature Sounds

In effetti si tratta di un gruppo, Miss Tess And The Talkbacks, che sono una diretta prosecuzione di Miss Tess & The Bon Ton Parade, e se proprio vogliamo, trattasi di Miss Tess, una pimpante ed eclettica cantante, nativa del Maryland ma newyorchese d’adozione, con 3-4 baldi giovanotti che la accompagnano, chitarra, basso, batteria, più l’occasionale steel guitar e tastiera. Genere? Bella domanda. Mah, vediamo, potremmo dire Americana, visto che ci sono elementi di jazz, country, blues, rock(and roll), western swing e canzone popolare, frullati in uno stile che, di volta in volta, spazia tra un genere e l’altro.

Brani che iniziano con un assolo di contrabbasso o prevedono al loro interno un assolo di batteria non si possono proprio definire pop e quindi fate uno sforzo di immaginazione e provate a pensare ad una Norah Jones più brillante, modello Little Willies o ad una Madeleine Peyroux meno meditativa, senza per questo voler dire che Miss Tess sia più brava, solo come indicazione musicale. Tra l’altro il suo stile si è evoluto da quello del primo gruppo (autore di una manciata di dischi, tra studio e live), i Bon Ton Parade, che prevedendo un clarinetto in formazione erano più jazzati, all’attuale formazione, che avendo introdotto una chitarra solista che si affianca a quella ritmica di Miss Tess, spazia più spesso anche in territori country swing, I’d Never Thought I’d Be Lonely, brillante e cantata con aria sbarazzina, o Everybody’s Darling altro divertente episodio quasi western swing alla Asleep At the Wheel, o proprio country, con tanto di pedal steel, come la bella ballatona Save Me St.Peter.

Ma gli elementi della ballata jazz non sono ovviamente scomparsi, come l’iniziale Don’t Tell Mama, che inizia solo chitarra elettrica e voce alla Peyroux e poi si trasforma in un potente jazz-blues con spazio per gli assolo della chitarra di Will Graefe e del batterista storico della formazione Matt Meyer. Ma c’è anche la vorticosa Adeline, con basso acustico e batteria in overdrive e l’organo di Sam Kassirer che si divide gli spazi solisti con la chitarra, a dimostrazione che siamo proprio a cospetto di un gruppo e non solo di una cantante ben accompagnata. If You Wanna Be My Man ha quel suono anni ’40-’50 dell’era pre R&R, con la bella voce di Miss Tess in evidenza ma People Come Here For Gold è un gagliardo rock and roll che farebbe la gioia dei Blasters o di Bonnie Raitt, con di nuovo l’organo a supportare le chitarre.

Introduction, come dice il nome, è il preludio, solo contrabbasso, della felpata, country meets latin, This Affair, deliziosa e delicata. Detto prima dei brani country disseminati nel CD, rimangono New Orleans, che vi lascio immaginare che tipo di brano possa essere (e il nome del precedente gruppo di Miss Tess faceva pensare ad una formazione dedita a cajun, soul e altre delizie dalla Crescent City), con un pianino insinuante che si affianca alle consuete chitarre, e la conclusiva I Don’t Want To Set The World On Fire, l’unica cover, una canzone anni ’40 degli Ink Spots, una torch song che permette di gustare appieno le qualità vocali di Miss Tess che aggiungiamo, di diritto, tra le cantanti che vale la pena di scoprire ed ascoltare!

Bruno Conti   

Dischi Prossimi Venturi E Altre News. Cosa Accadrà Nei Prossimi Mesi Part Four

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Il 27 marzo uscirà il quarto e ultimo (?) capitolo delle Nomad Series dei Cowboys Junkies, il titolo è Wilderness, Proper in Europa, Razor & Tie in USA e Latent in Canada. Secondo quanto dice Michael Timmins nel loro sito la stesura dei brani di questo album era iniziata tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008 prima del viaggio in Cina che avrebbe poi dato vita al 1° capitolo Remnin’ Park, accantonata per dare vita agli progetti e poi ripresa e completata. Vedremo se per la legge dei numeri pari (2° e 4°) sarà magnifico come Demons o “solo” bello come gli altri due.

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Quando l’ho visto la prima volta nella lista delle news mi sono detto: “Toh, fanno un tributo a Tommy Bolin!”. Invece, ad un esame più approfondito, questo Great Gypsy Soul è uno di quei CD “strani”, direi virtuali che ogni tanto, industria discografica e musicisti amici e fans, si inventano per omaggiare artisti di “culto” che in vita non hanno avuto il successo che forse meritavano. Prendi la voce e la chitarra di Bolin e costruisci una serie di duetti ad hoc con Joe Bonamassa, Nels Cline, Peter Frampton, Warren Haynes, Steve Lukather e molti altri e il risultato…non lo so, quando uscirà vi saprò dire. Sempre il 27 marzo per la 429 Records, questa è la lista completa della versione doppia Deluxe con materiale extra (vi pareva che potesse mancare?):

DISC 1

   
The Grind   Peter Frampton
Teaser   Warren Haynes
Dreamer   Myles Kennedy and Nels Cline
Savannah Woman   John Scofield
Smooth Fandango   Derek Trucks
People People   Big Sugar and Gordie Johnson
Wild Dogs   Brad Whitford
Homeward Strut   Steve Lukather
Sugar Shack   Glenn Hughes and Sonny Landreth
Crazed Fandango   Steve Morse
Lotus   Joe Bonamassa, Glenn Hughes and Nels Cline
     

DISC 2 Bonus CD

   
Flying Fingers   Oz Noy and Nels Cline
Marching Bag – Movement One   Nels Cline, Bolin, Greg Hampton, John Scofield, Sonny Landreth
Marching Bag – Movement Two   Nels Cline, Bolin, Steve Lukather, Derek Trucks, Peter Frampton
Marching Bag – Movement Three   Gordie Johnson, Bolin, Nels Cline, Oz Noy, Steve Lukather, Steve Morse, Joe Bonamassa
Marching Bag – Movement Four   Nels Cline, Bolin, Warren Haynes, Joe Bonamassa, Oz Noy, Brad Whitford, Peter Frampton

Qui si può ascoltare e vedere qualcosa in anteprima d_tommybolin.asp

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Di solito non parlo di colonne sonore, ma direi di fare una eccezione per questo The Hunger Games: Songs From District 12 and Beyond, adattamento cinematografico di un famoso racconto di fantascienza che parla di una terra post-catastrofe. Essendo il film ambientato nella nazione di Panem ovvero distretto 12 nella zona dei Monti Appalachi, la musica è quindi roots-oriented e di conseguenza la produzione è stata affidata a T-Bone Burnett che ha “chiamato ” alcuni dei suoi artisti preferiti (con qualche eccezione) e tra i tanti, c’è pure Taylor Swift, dopo Miley Cyrus sdoganata dal tributo a Dylan, è il turno della Swift addirittura in duetto con la coppia dei Civil Wars, e anche il resto della musica non è niente male (ma Kid Cudi e Maroon 5? per la serie bisogna pur vendere!):

 

1. Safe & Sound (feat. The Civil Wars)”   Taylor Swift    
2. “Eyes Open”   Taylor Swift    
3. “Abraham’s Daughter”   Arcade Fire    
4. “Come Away (feat. Rozzi Crane)”   Maroon 5    
5. “The Ruler & The Killer”   Kid Cudi    
6. “Run Daddy Run (feat. The Pistol Annies)”   Miranda Lambert    
7. “Kingdom Come”   The Civil Wars    
8. One Engine”   The Decemberists    
9. “Take the Heartland”   Glen Hansard    
10. “Lover is Childlike”   The Low Anthem    
11. “Dark Days”   Punch Brothers    
12. “Tomorrow Will Be Kinder”   The Secret Sisters    
13. “The Daughter’s Lament”   Carolina Chocolate Drops    
14. “Nothing to Remember”   Neko Case    
15. “Just a Game”   Birdy    
16. “Rules”   Jayme Dee

Sembra (quasi) tutto materiale inedito e molto interessante. Esce il 20 marzo

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Secondo capitolo dedicato alle cover di Soul, Blues e R&B dopo Breakfast In Bed del 2007 per Joan Osborne. Si intitola Bring It On Home ed esce per la Time Life il 27 marzo. Tra i brani, oltre alla title-track di Sonny Boy Williamson, Broken Wings di John Mayall, Game Of Love scritta da Ike Turner, I Want To Be Loved di Muddy Waters, I Don’t Need No Doctor di Ray Charles (ma ne facevano una gagliarda anche gli Humble Pie), Rhymes di Al Green e Champagne and Wine di Otis Redding. Ha l’aria di essere buona musica!

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Il 1° Maggio uscirà, per la Blue Note, il nuovo disco di Norah Jones Little Broken Hearts. Lo so che ha appena pubblicato il disco dei Little Willies, ma in quel disco erano tutte cover country. In questo caso sono dodici nuovi brani scritti dalla Jones e Brian Burton, aka Danger Mouse che produce anche il disco. Dopo il progetto Rome prosegue la collaborazione tra i due.

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Recentemente sono usciti alcuni Box interessanti dedicati a Dusty Springfield, ora la EMI inglese colma una lacuna su un’altra grande cantante inglese con questo cofanetto da 5 CD e 1 DVD dedicato a Cilla Black. Si chiama Completely Cilla 1963-1973, esce il 23 aprile e comprende, in ordine cronologico, una valanga di materiale, edito ed inedito. Take a look!…

CD1
01. A Shot Of Rhythm And Blues
02. Shy Of Love
03. Love Of The Loved
04. Anyone Who Had A Heart
05. Just For You
06. You’re My World (Il Mio Mondo)
07. This Empty Place
08. Suffer Now I Must [Mono]
09. It’s For You
10. He Won’t Ask Me
11. Is It Love?
12. (Love Is Like A) Heatwave
13. Love Letters
14. You’d Be So Nice To Come Home To
15. Ol’ Man River
16. Every Little Bit Hurts
17. Come To Me
18. Baby It’s You
19. I’m Not Alone Any More [Stereo Version] ~
20. One Little Voice (Uno Di Voi)
21. You’ve Lost That Lovin’ Feelin’
22. Goin’ Out Of My Head
23. Dancing In The Street
24. Whatcha Gonna Do ‘Bout It
25. Some Things You Never Get Used To
26. I’ve Been Wrong Before
27. I Don’t Want To Know
28. My Love Come Home
29. Poor Boy [Mono]
30. When I Fall In Love
31. (There’s) No Place To Hide

 

CD2
01. The Cherry Song
02. Shotgun
03. Anytime You Need Me
04. Please Don’t Teach Me To Love You
05. Yesterday
06. In A Woman’s Eyes
07. Baby I’m Yours
08. The Real Thing [Stereo Version] ~
09. One Two Three
10. Make It Easy On Yourself
11. Love’s Just A Broken Heart (L’amour Est Ce Qu’il Est)
12. A Lover’s Concerto
13. Everything I Touch Turns To Tears
14. Alfie
15. Night Time Is Here
16. Sing A Rainbow
17. Don’t Answer Me (Ti Vedo Uscire)
18. The Right One Is Left
19. A Fool Am I (Dimmelo Parlami)
20. For No One
21. Abyssinian Secret
22. Trees And Loneliness
23. Time
24. There I Go (Se Per Te C’e Soltanto Quell’uomo)
25. Only You Can Free My Mind
26. What Good Am I?
27. Over My Head
28. Misty Roses
29. All My Love (Solo Tu)
30. Follow Me ~

 

CD3
01. What The World Needs Now Is Love
02. Take Me In Your Arms And Love Me
03. This Is The First Time
04. I Only Live To Love You (Cosa Si Fa Stasera)
05. Suddenly You Love Me (Uno Tranquillo)
06. From Now On
07. I Couldn’t Take My Eyes Off You
08. A Man And A Woman (Un Homme Et Une Femme)
09. Yo Yo
10. Follow The Path Of The Stars
11. Work Is A Four Letter Word (Film Version)
12. Something’s Gotten Hold Of My Heart
13. Step Inside Love
14. Where Is Tomorrow? (Non C’è Domani)
15. Work Is A Four Letter Word
16. Your Heart Is Free (Just Like The Wind) (Le Vent Et La Jeunesse)
17. It’ll Never Happen Again
18. Liverpool Lullaby
19. Without Him
20. Forget Him
21. Think Of Me (Siamo Qui)
22. I Am A Woman
23. Surround Yourself With Sorrow
24. Only Forever Will Do (Prigioniero Del Mondo)
25. London Bridge
26. Aquarius
27. Red Rubber Ball
28. You’ll Never Get To Heaven (If You Break My Heart)

 

CD4
01. Words
02. Conversations
03. On A Street Called Hope
04. For Once In My Life
05. Little Pleasure Acre
06. I Can’t Go On Living Without You
07. It Feels So Good
08. If I Thought You’d Ever Change Your Mind
09. Black Paper Roses
10. Rule Brittania
11. Sweet Inspiration
12. Put A Little Love In Your Heart
13. The April Fools ~
14. Both Sides Now
15. Mysterious People (Det Gatfulla Folket) ~
16. Dear Madame
17. Oh Pleasure Man
18. Across The Universe
19. Your Song
20. It’s Different Now
21. Sad Sad Song
22. Child Of Mine
23. Faded Images
24. That’s Why I Love You
25. Junk
26. The First Of May

 

CD5
01. (They Long To Be) Close To You ~
02. Make It With You
03. Rainbow
04. Our Brand New World
05. Bridge Over Troubled Water
06. Just Friends ~
07. Down In The City
08. Help Me Jesus ~
09. Sleep Song ~
10. Something Tells Me (Something’s Gonna Happen Tonight)
11. The World I Wish For You
12. La La La Lu
13. Thank Heavens I’ve Got You
14. I Hate Sunday
15. I’ve Still Got My Heart Joe
16. I Don’t Know How To Love Him
17. Gypsys, Tramps And Thieves
18. Oh My Love
19. Without You
20. The Long And Winding Road
21. Winterwood
22. Day By Day
23. You You You
24. Silly Wasn’t I?

 

BONUS DVD
(Live At The BBC: Singles & Album Songs)

 

01. Suddenly You Love Me (Uno Tranquillo) [1968] +
02. One Two Three [1968] +
03. Step Inside Love [1968]
04. Misty Roses [1968] +
05. Love’s Just A Broken Heart (L’amour Est Ce Qu’il Est) [1968]
06. Where Is Tomorrow? (Non C’è Domani) [1968]
07. You’ll Never Get To Heaven (If You Break My Heart) [1969] +
08. Surround Yourself With Sorrow [1969] +
09. Mysterious People (Det Gatfulla Folket) [1970] +
10. (They Long To Be) Close To You [1971] +
11. Sing A Rainbow [1971] +
12. What The World Needs Now Is Love [1971] +
13. The World I Wish For You [1972] +
14. You You You [1972]
15. Winterwood [1973] +
16. The Long And Winding Road [1973] +
17. I’ve Still Got My Heart Joe [1973] +
18. Oh My Love [1973] +
19. Day By Day [1973]
20. I Don’t Know How To Love Him [1973] +
21. Baby We Can’t Go Wrong [1974]
22. I’ll Have To Say I Love You, In A Song [1974] +
23. Flashback [1974] +
24. He Was A Writer [1974] +
25. (I Wanted To Call It) Off [1977] +

 

DVD Bonus Features:

 

  • Desert Island Discs Interview with Roy Plomley
    Audio Only Interview; Mono [1964] +
  • Passing Strangers
    with Cliff Richard [1968] +
  • Norwegian Wood
    with Hank Marvin, Bruce Welch & John Farrar [1971] +
  • Something Tells Me (Something’s Gonna Happen Tonight)
    Opening Sequence for the BBC TV Show ‘Cilla’ [1973] +
  • Biography
  • Discography
  • Song Anecdotes from Cilla

 

~ Debut on CD format in the UK
+ Previously Unavailable

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Sono usciti e sono riusciti con bonus, di loro esistono molte antologie e cofanetti ma in effetti le versioni Deluxe dei quattro album degli Small Faces di Stevie Marriott, Ronnie Lane, Ian McLagan e Kenny Jones ci mancavano! Il 7 maggio, volendo, ce li possiamo ricomprare per la ennesima volta. Per aiutare, questi i contenuti:

Small Faces, Small Faces (Decca 4790, 1966 – reissued Universal U.K., 2012)

CD 1: Tracks 1-12 from Decca LP 4790, 1966

1.Shake
2.Come On Children
3.You Better Believe It
4.It’s Too Late
5.One Night Stand
6.What’Cha Gonna Do About It
7. Sorry She’s Mine
8.Own Up Time
9.You Need Loving
10.Don’t Stop What You’re Doing
11.E Too D
12.Sha La La La Lee
13.I’ve Got Mine (from Decca single F-12276, 1965)
14.What’s A Matter Baby (from Decca single F-12208. 1965)
15.Grow Your Own (from Decca single F-12317, 1966)
16.Patterns (from Decca single F-12619, 1967)

CD 2

1.Come On Children – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)
2.Shake – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)
3.You Better Believe It – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)
4.It’s Too Late – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
5.Sorry She’s Mine – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
6.Own Up Time – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)
7.E Too D – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)
8.I’ve Got Mine – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
9.Grow Your Own – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
10.Sha La La La Lee – Stereo Version
11.Don’t Stop What You’re Doing – Alternate Version
12.Patterns – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
13.What’s A Matter Baby – Alternate Mix
14.What’Cha Gonna Do About It – Alternate Version (from Small Faces, Decca 984 172-1, 2006)

Small Faces, From the Beginning (Decca 4879, 1967 – reissued Universal U.K., 2012)

CD 1: Tracks 1-14 from Decca 4879, 1967

1.Runaway
2.My Mind’s Eye
3.Yesterday, Today And Tomorrow
4.That Man
5.My Way Of Giving
6.Hey Girl
7.(Tell Me) Have You Ever Seen Me
8.Take This Hurt Off Me
9.All Or Nothing
10.Baby Don’t You Do It
11.Plum Nellie
12.Sha La La La Lee
13.You’ve Really Got A Hold On Me
14.What’Cha Gonna Do About
15.Almost Grown (from Decca single 26058, 1966)
16.Understanding (from Decca single 12470, 1966)
17.I Can’t Dance With You (from Decca single 25269, 1966)
18.I Can’t Make It – Session Version
19.Just Passing (from Decca single 12565, 1967)

CD 2

1.Runaway – Alternate Mix
2.That Man – Alternate Mix
3.Yesterday, Today And Tomorrow – Alternate Mix
4.My Mind’s Eye – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
5.Picaninny – Backing Track
6.Hey Girl – Alternate Version
7.Take This Hurt Off Me – Different Version (from In the Beginning, Decca CD 844 633-2, 1996)
8.Baby Don’t You Do It – Different Version (from In the Beginning, Decca CD 844 633-2, 1996)
9.All Or Nothing – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
10.Understanding – Alternate Mix (Electronically Processed Stereo)
11.Talk To You – Take 5 Backing Track
12.All Our Yesterdays – Take 7 Backing Track
13.(Tell Me) Have You Ever Seen Me – Alternate Take 2
14.Show Me The Way – Take 3 Backing Track
15.I Can’t Make It – Take 11 Backing Track
16.Things Are Going to Get Better – Take 14 Session Version

Small Faces, Small Faces (Immediate IMLP/IMSP 008, 1967, reissued Universal U.K., 2012)

CD 1: The Mono Album plus bonus tracks (Tracks 1-14 from IMLP 008, 1967)

1.(Tell Me) Have You Ever Seen Me
2.Something I Want To Tell You
3.Feeling Lonely
4.Happy Boys Happy
5.Things Are Going To Get Better
6.My Way Of Giving
7.Green Circles
8.Become Like You
9.Get Yourself Together
10.All Our Yesterdays
11.Talk To You
12.Show Me The Way
13.Up The Wooden Hills To Bedfordshire
14.Eddie’s Dreaming
15.Here Comes The Nice (Immediate single IM 050, 1967)
16.Itchycoo Park (Immediate single IM 057-A, 1967)
17.I’m Only Dreaming (Immediate single IM 057-B, 1967)
18.Tin Soldier (Immediate single IM 062-A, 1967)
19.I Feel Much Better (Immediate single IM 062-B, 1967)
20.(Tell Me) Have You Ever Seen Me – Alternate Mix
21.Eddie’s Dreaming – Alternate Mix
22.Green Circles – Take 1 Alternate Mix 3

CD 2: The Stereo Album plus bonus tracks (Tracks 1-14 from IMSP 008, 1967)

1.(Tell Me) Have You Ever Seen Me – Stereo Version
2.Something I Want To Tell You – Stereo Version
3.Feeling Lonely – Stereo Version
4.Happy Boys Happy – Stereo Version
5.Things Are Going To Get Better – Stereo Version
6.My Way Of Giving – Stereo Version
7.Green Circles – Stereo Version
8.Become Like You – Stereo Version
9.Get Yourself Together – Stereo Version
10.All Our Yesterdays – Stereo Version
11.Talk To You – Stereo Version
12.Show Me The Way – Stereo Version
13.Up the Wooden Hills to Bedfordshire – Stereo Version
14.Eddie’s Dreaming – Stereo Version
15.Just Passing – Stereo Version (included on The Immediate Years, Charly CDIMMBOX1, 1995)
16.Itchycoo Park – Stereo Version (included on The Immediate Years, Charly CDIMMBOX1, 1995)
17.Here Comes The Nice – Stereo Version (included on The Immediate Years, Charly CDIMMBOX1, 1995)
18.Don’t Burst My Bubble – Stereo Version
19.Things Are Going to Get Better – Alternate Version
20.I Can’t Make It – Session Version
21.Green Circles – Alternate Take 2
22.Tin Soldier – Stereo Version (included on The Immediate Years, Charly CDIMMBOX1, 1995)
23.(If You Think You’re) Groovy – Backing Track

Small Faces, Ogdens’ Nut Gone Flake (Immediate IMLP/IMSP 012, 1968)

CD 1: The Mono Album (Immediate IMLP 012, 1968)

1.Ogdens’ Nut Gone Flake
2.Afterglow (Of Your Love)
3.Long Agos And Worlds Apart
4.Rene
5.Song Of A Baker
6.Lazy Sunday
7.Happiness Stan
8.Rollin’ Over
9.The Hungry Intruder
10.The Journey
11.Mad John (Extended Version)
12.Happydaystoytown

CD 2: Bonus Material

1.Ogdens’ Nut Gone Flake – Early Session Version
2.Afterglow (Of Your Love) – Alternate USA Mix
3.Long Agos And Worlds Apart – Alternate USA Mix
4.Rene – Early Session Mix
5.Song Of A Baker – Alternate USA Mix
6.Lazy Sunday – Alternate USA Mix
7.Happiness Stan – Backing Track
8.Bun In The Oven – Early Session Mix
9.The Fly – Take 4 Instrumental Version
10.Mad John – Take 7 Early Session Version
11.Happydaystoytown – Alternate USA Mix
12.Kamikhazi – Take 7 Backing Track Version
13.Every Little Bit Hurts – Early Session Mix
14.Ogdens’ Nut Gone Flake – Alternate Take Phased Mix

CD 3: The Stereo Album (Immediate IMSP 012, 1968)

1.Ogdens’ Nut Gone Flake
2.Afterglow (Of Your Love)
3.Long Agos And Worlds Apart
4.Rene
5.Song Of A Baker
6.Lazy Sunday
7.Happiness Stan
8.Rollin’ Over
9.The Hungry Intruder
10.The Journey
11.Mad John (Extended Version)
12.Happydaystoytown

Come avrete notato Ogden’s Nut Gone Flake è triplo. Tutti Sanctuary/Universal.

Tutti questi titoli e queste liste servono anche per aiutarvi a programmare i vostri acquisti dei prossimi mesi e si tratta, salvo imprevisti, di uscite già sicure e confermate.

Nei prossimi giorni altri aggiornamenti. Domani, se faccio in tempo, le uscite di martedì 28 febbraio.

Bruno Conti