Nuovo Supplemento Della Domenica: Un Disco “Normale” Di Neil… Forse Anche Troppo! Neil Young – Peace Trail

neil young peace trail

Neil Young – Peace Trail – Reprise/Warner CD

Nonostante sia risaputo che Neil Young è uno che non sta fermo un attimo, non mi aspettavo che, ad appena un anno e mezzo dal discusso (ma musicalmente riuscito) The Monsanto Years ed a pochi mesi dallo strano live “per band e animali” Earth http://discoclub.myblog.it/2016/06/26/nuovo-tipo-musica-ambient-neil-young-promise-of-the-real-earth/ , il nostro canadese preferito (ancora di più dopo la triste scomparsa di Leonard Cohen) potesse chiudere idealmente il 2016 con un altro disco nuovo di zecca. Eppure è successo proprio questo: Peace Trail, 38° disco di studio, racchiude dieci nuove canzoni, ed è stato inciso in fretta e furia con una formazione ridotta all’osso, e con un approccio quasi completamente acustico. Essenziale è infatti il primo aggettivo che mi viene in mente, dalla copertina alla band presente in studio (solo Neil all’acustica, armonica ed occasionalmente anche alla chitarra elettrica ed organo a pompa, Paul Bushnell al basso ed il grande Jim Keltner alla batteria), fino al modo in cui è stato inciso l’album, senza pensare troppo al suono ed agli arrangiamenti, buona la prima e via andare. Quando avevo letto che Peace Trail sarebbe stato un album elettroacustico mi erano venuti in mente lavori come Harvest (ed il suo “seguito” Harvest Moon), Comes A Time, Silver And Gold, Prairie Wind, anche se in quei dischi il suono era molto più rifinito e spesso sfiorava il country, mentre qui, pur essendoci pochi strumenti, le sonorità risultano a tratti spigolose e poco accattivanti, somigliando forse di più al primo lato di Hawks & Doves del 1980.

Ma questo con il “Bisonte” non è mai stato un problema, ben poche volte nella sua carriera si è fatto aiutare da un produttore esterno (anche se quando lo ha fatto, vedi Daniel Lanois con Le Noise, gli esiti sono stati eccellenti): il problema principale di Peace Trail è la penuria di canzoni, in quanto, a parte due-tre casi, il disco suona piuttosto monocorde e ripetitivo, con diversi momenti in cui Neil sembra far fatica a trovare il bandolo e finisce per parlare più che cantare, anche se i testi sono sempre basati sull’attualità, pur meno arrabbiati e più ironici che in The Monsanto Years. Non è un brutto disco, a quella categoria appartengono altri lavori passati di Young (so che pensate tutti a Trans, ma per me quell’album aveva delle potenzialità: io mi riferisco soprattutto a Landing On Water, Fork In The Road ed all’inqualificabile disco di cover A Letter Home), ma sicuramente rimane un disco irrisolto, che avrebbe potuto venire fuori molto meglio se solo Neil ci avesse lavorato un paio di mesi in più, magari sostituendo i brani più deboli con altri di maggior impatto.

L’album inizia anche bene con l’epica title track, un tipico brano del nostro, con il caratteristico timbro elettrico della sua “Old Black” che contrasta con la voce quasi fragile, accompagnamento un po’ sbilenco ma di indubbio fascino, e poi la canzone è fluida, profonda ed intensa. Can’t Stop Workin’ (titolo perfetto per lui) è più interiore, con la base musicale ridotta all’osso ed un’armonica dal suono distorto, e con una melodia che fatica ad uscire; anche Indian Givers, nonostante l’ottima prova di Keltner, risulta ripetitiva e poco graffiante, oltre che eccessivamente allungata, mentre Show Me, con la sua andatura cadenzata ed il suo motivo insinuante, è nettamente meglio, pur non essendo di certo paragonabile ai capolavori younghiani. E poi va bene la spontaneità, ma un po’ più di tempo a rifinire un minimo il suono lo avrei dedicato. Texas Rangers è sconclusionata, priva di una melodia vera e propria e con un arrangiamento discutibile, forse se restava inedita era meglio https://www.youtube.com/watch?v=2ImCoRutaEM ; molto più riuscita invece Terrorist Suicide Hang-Gliders, finalmente con un motivo degno di Neil, un brano folkeggiante e fortemente caratterizzato dalla sezione ritmica, con un testo duro e cupo https://www.youtube.com/watch?v=rkhyw3SJdFs , ed anche la lunga John Oaks, pur essendo più parlata che cantata, è una delle più positive, avendo dalla sua forza ed intensità. L’incalzante My Pledge vede Neil doppiare sé stesso usando l’auto-tune, ma nonostante ciò il brano funziona, grazie anche al suo sviluppo regolare, ed ancora meglio è Glass Accident, forse la migliore insieme a Peace Trail, una tipica Neil Young song di quelle belle, con una melodia tra country e folk ed una chitarra ruspante sullo sfondo. Ma poi, siccome Neil è un tipo strano, chiude l’album in maniera spiazzante con la bizzarra My New Robot, che inizia come una normale ballata delle sue, neanche male, ma poi termina in un caos totale, con una voce meccanica e, appunto, robotica e si interrompe bruscamente (per fortuna, aggiungerei).

Un mezzo passo falso si perdona a tutti, figuriamoci a Neil Young che, nel corso della sua carriera, ha guadagnato diversi bonus: ora però (ma so che forse chiedo troppo) vorrei un 2017 senza dischi nuovi e con finalmente la pubblicazione del secondo volume dei suoi archivi.

Marco Verdi

*NDB Voi che ne pensate! Il sito Metacritic che raccoglie recensioni da tutto il mondo, prese da riviste cartaceee e online gli regala una media di 56 (cioé 5.6, inferiore alla suffiecienza) http://www.metacritic.com/music/peace-trail/neil-young, in Italia le recensioni sono state più positive.

Ancora Una Volta Degni Della Loro Fama! Blue Rodeo – 1000 Arms

blue rodeo 1000 arms

Blue Rodeo – 1000 Arms – TeleSoul Records Canada

Ogni appassionato della buona musica ha una predilezione particolare per un gruppo o un solista, al di fuori dei grandi nomi più ricorrenti: il sottoscritto ce l’ha, tra gli altri, per i canadesi Blue Rodeo. Chi legge queste pagine virtuali avrà visto sempre giudizi più che lusinghieri di chi scrive per la band di Jim Cuddy e Greg Keelor, che considero una delle migliori in assoluto di quelle uscite nell’ultimo trentennio (come si vede dai video non sono più dei giovanotti), tra i migliori eredi della grande tradizione che ha avuto soprattutto nella Band l’esempio più fulgido nell’ambito Americana, country-rock, roots music, come diavolo volete chiamarlo, in generale tra i gruppi provenienti dal continente nord-americano. Dopo l’eccellente Live At Massey Hall dello scorso anno http://discoclub.myblog.it/2015/12/06/dei-migliori-album-dal-vivo-del-2015-blue-rodeo-live-at-massey-hall/ , i Blue Rodeo tornano con questo 1000 Arms, il loro quattordicesimo album di studio, che conferma una rinnovata verve del quintetto canadese, dopo le derive un filo più bucoliche del peraltro ottimo In Our Nature http://discoclub.myblog.it/2013/11/14/festeggiano-25-anni-e-spiccioli-di-carriera-con-un-grande-di/ , e del successivo album di carattere natalizio http://discoclub.myblog.it/2014/12/07/il-solito-disco-natalizio-blue-rodeo-merrie-christmas-to-you/ . Il gruppo raramente ha sbagliato un colpo, con loro si va a colpo quasi sicuro Nell’album in questione appare per l’ultima volta il membro aggiunto (ma in pratica fisso nella band da 17 anni) Bob Egan, sopraffino suonatore di pedal steel e mandolino fin dai tempi di Palace Of Gold. Ovviamente il gruppo ruota soprattutto intorno alle canzoni, alle voci e armonie vocali di Cuddy e Keelor, ma anche il secondo chitarrista (con Cuddy) Colin Cripps e il tastierista Michael Boguski contribuiscono con i loro tocchi di finezza al risultato finale, oltre al dancing bass inimitabile del veterano Bazil Donovan.

Al solito Jim Cuddy è quello dalla voce più solare, giovanile, che rimanda a Paul Cotton o Richie Furay dei Poco, mentre Greg Keelor ha un timbro più roco e crepuscolare, anche se il meglio lo danno, come di consueto, negli splendidi intrecci vocali che sono il loro marchio di fabbrica. E le canzoni di qualità non mancano neppure in questa occasione: che sia il country-rock riflessivo dell’iniziale splendida Hard To Remember, con il marchio di Keelor, tocchi jingle-jangle quasi byrdsiani, quelle armonie vocali immancabili e un suono caldo ed avvolgente https://www.youtube.com/watch?v=j44YVch6Qbk , oppure una solare I Can’t Hide This Anymore, un brano di Cuddy, che con il suo mandolino e le chitarre acustiche ed elettriche, sembra uscito da uno dei primi dischi dei Poco o degli Eagles. Molto bella anche la mossa Jimmy Fall Down dove fa capolino anche una armonica https://www.youtube.com/watch?v=dg0B_-eX-6I  o la riflessiva Long Hard Life, dove Jim Cuddy racconta di una relazione finita male con la consueta passione. Rabbit’s Foot di nuovo a guida Keelor, vira decisamente verso il rock, sembra un pezzo, e pure di quelli belli, di Tom Petty con gli Heartbreakers, di nuovo chitarre tintinnanti, ritmi incalzanti e intrecci vocali splendidi, fino ad un break chitarristico da manuale; 1000 Arms è una delle consuete ballate strappacuore di Cuddy, con la pedal steel sugli scudi, come se il country-rock degli anni ’70 non fosse mai tramontato.

Dust To Gold viceversa è uno di quei pezzi più “lunatici” ed ombrosi di Greg Keelor, con la pedal steel, l’organo e il piano a sottolineare l’atmosfera più cupa della canzone, sempre infiorata dalle loro armonie vocali inconfondibili https://www.youtube.com/watch?v=E4ZhU8aQEZ4 . Superstar, con un corno francese ad arricchire il sound, è uno dei consueti tuffi di Cuddy nell’amato songbook beatlesiano, a passo di carica e con una melodia accattivante, controcanti vorticosi ed interventi chitarristici e pianistici ficcanti https://www.youtube.com/watch?v=SXDSLFQv5NI ; Mascara Tears con Cuddy al Wurlitzer, è pero un brano crepuscolare di Keelor che sembra uscire da On The Beach di Neil Young, tra pedal steel e organo “piangenti”. Can’t Find My Way Back To You, un altro resoconto su un amore finito male di Cuddy (sono sfortunati questi ragazzi!) ha però una bella melodia vivace e mossa, ancora con tocchi younghiani, ma anche aperture country-blues deliziose, mentre So Hard To See è un’altra delicata ballata, questa volta di impianto decisamente acustico, con una spennellata di guitar-synth che fa le veci di una sezione archi e il piano e le chitarre acustiche a caratterizzarne il sound. A chiudere il solito pezzo epico che i Blue Rodeo ci riservano sempre per il gran finale: The Flame è uno dei loro classici brani in crescendo, firmato da Keelor (anche se sul disco tutte le canzoni sono marchiate Cuddy-Keelor), un organo quasi doorsiano, la solita pedal steel e le chitarre che scaldano l’atmosfera nella vibrante parte centrale strumentale. Gran finale per un ottimo album, ancora una volta degno della loro fama.

Bruno Conti

Ogni Tanto Ritornano, Per Fortuna! Steepwater Band – Shake Your Faith

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Steepwater Band – Shake Your Faith – Diamond Day Records

Questo è un disco di rock classico, di quelli veramente belli, forse sentito mille volte, però fatto decisamente bene: si potrebbe dire “chitarre, chitarre, e ancora chitarre (e qualche tastiera, ma poche)”. La Steepwater Band nasce come trio in quel di Chicago sul finire degli anni ’90: agli inizi, per il primo EP Goin’ Back Home, uscito nel 1999, collaborano con il cantautore Michael Connolly (non quello dei libri noir di Harry Bosch), che entrato nella band vi rimarrà fino al 2004. Da allora, e fino al 2012, la band ha continuato come un trio, sotto la guida del cantante e chitarrista Jeff Massey, anche autore dei testi, pubblicando una serie di dischi, in studio e dal vivo, culminata con la pubblicazione dell’antologia Diamond Days, dal nome della loro etichetta. In effetti se i suddetti dischi si trovassero con facilità sarebbe anche un gran bella cosa, ma dobbiamo accontentarci e cercare con pazienza. Anche questo Shake Your Faith, datato 2015 sul libretto del CD, ma comunque uscito già da qualche mese, che presenta per la prima volta su disco la formazione a quattro, con il secondo chitarrista Eric Saylors, entrato nel gruppo nel 2012, che accentua ulteriormente il tiro della band basato da sempre sul suono delle chitarre. Black Crowes e Rolling Stones sono spesso stati citati tra le fondamenta del loro sound, ma anche il rock-blues, un pizzico di southern e psichedelia (evocata pure dalla copertina), accenni agli arcirivali degli Stones, i Beatles, in questo album aggiungerei anche Neil Young, con le sue tipiche cavalcate chitarristiche insieme ai Crazy Horse: sentitevi la traccia di apertura Shake Your Faith e ditemi se non vi ricorda i brani più gagliardi del canadese, quelli dove la sua chitarra e quella di Sampedro intavolano serrati scambi di riff e poi esplodono in lunghi assoli.

Grazie anche alla precisa produzione di Jim Wirt (non notissimo, ma dall’ottima mano, all’opera nel suo studio di Cleveland dove è stato registrato l’album) che aggiunge le tastiere e le sue armonie vocali al sound d’assieme e il disco suona fresco, vivace e vario, sempre rock ma con diverse sfumature di stile. Mama Got To Ramble, sembra quasi, come detto poc’anzi, un pezzo degli Stones o dei Black Crowes (due facce della stessa medaglia), un R&R saltellante dove il piano e le armonie vocali di Wirt aggiungono peso specifico ad un brano che poi decolla sulle ali della slide di Massey; Be As It May è un mid-tempo piacevole che accelera e rallenta a piacere, con qualche tratto beatlesiano, grazie alla slide di Massey che regala accenti quasi alla George Harrison, ma anche ai coretti e alla bella voce del leader. Break, sempre con slide in decisa evidenza, è un altro esempio dell’ottimo rock della Steepwater Band, che poi raggiunge uno dei suoi momenti migliori nella ballata Bring On The Love, con inserti prima vocali e poi psichedelici che ricordano di nuovo i Fab Four del periodo Magical Mystery Tour/Abbey Road, con la chitarra magica di Massey che si sdoppia,  prima in un inciso tra slide e wah-wah e poi in un finale acidissimo con la solista super “lavorata” tra pedali e vibrato. Jealous Of Your Way è di nuovo poderoso rock di chiara marca americana, con le chitarre ancora in grande spolvero e Jeff Massey, che è comunque spesso il solista in tutti i brani, con il suo timbro potente e deciso a marchiare il mood della canzone, mentre l’organo sinuoso di Wirt sullo sfondo aggiunge profondità al sound.

I Will Never Know, con la lap steel e il mandolino di Saylors in primo piano, vira verso territori vicini ad un country-rock molto “alternative” ma di grande impatto, prima di lasciare spazio ad un nuovo cambio di scena con una Walk Into Light dove i riff tirati delle due chitarre giustificano i paragoni con i Black Crowes, prima di esplodere in una bella serie di soli che sono la quintessenza del miglior Rock and Roll, e che ricordano il periodo in cui nella band di Atlanta militava ancora Marc Ford e i duetti con Rich Robinson si sprecavano. Come gli Steepwater confermano ancora nella successiva Gone Goodbye, prima di scatenare il loro muro di chitarre nella lunga Last Second Chance, che parte attendista e poi sviluppa un crescendo micidiale. A chiudere il tutto il funky-rock roccioso di Ain’t Got Love. Se non vi basta, oppore non trovate il disco fisico in circolazione, nella versione per il download ci sono due tracce aggiunte notevoli, la stonesiana Rhapsody In Red e il southern blues-rock di Silver Lining, eccellenti come il resto dell’album.

Bruno Conti

Questo E’ L’Anno? Lo Spero Per Loro, Lo Meritano! Yarn – This Is The Year

yarn this is the year

Yarn – This Is The Year – Red Bush CD

In passato mi ero già occupato un paio di volte per il Buscadero (ma non ancora sul Blog) degli Yarn, quartetto originario di Brooklyn, e ne avevo parlato bene: il gruppo, attivo dal 2007, ha già alle spalle ben cinque album, più due collezioni di outtakes di studio (Leftovers Vol. 1 & 2) che erano allo stesso livello di un normale disco, e la qualità media è sempre stata piuttosto alta. La band è guidata da Blake Christiana, che scrive tutte le canzoni, le canta e suona la chitarra ritmica, coadiuvato da Roderick Hohl alla solista, Robert Bonhomme al basso e Rick Bugel alla batteria, e da sempre propone una intrigante miscela di country, folk e rock, senza pretendere di inventare nulla ma facendo molto bene quello che fa. Un gruppo di Americana al 100% dunque, con una capacità innata da parte di Christiana di scrivere canzoni di presa immediata, classiche nel suono e senza strani arzigogoli o velleità moderne: This Is The Year è il loro nuovissimo lavoro, e dopo un attento ascolto posso affermare che, fortunatamente, i ragazzi non hanno cambiato una virgola del loro suono, ma a mio parere hanno addirittura alzato ancora il livello, in quanto le canzoni qui sono decisamente migliori che negli album precedenti e la loro intesa si è ulteriormente perfezionata (merito pure dei circa 170 concerti che tengono durante l’anno, che hanno dato loro modo di crearsi anche un bel seguito).

Country-rock di ottima levatura, con un livello di songwriting eccellente ed una performance complessiva degna di nota: non ci sono altri sessionmen in studio, ed il disco è autoprodotto, a testimonianza del fatto che gli Yarn non vogliono perdere il controllo di quello che fanno, ed i fatti hanno dato loro ragione in quanto This Is The Year può tranquillamente essere messo tra i migliori dischi del genere usciti negli ultimi due-tre mesi. L’apertura è affidata a Carolina Heart, una tenue e soffusa ballata suonata in punta di dita e con uno stile che fonde country, rock e Paul Simon (dopotutto i ragazzi sono di New York), begli arpeggi chitarristici ed una melodia fresca e piacevole. La title track è più elettrica, con un non so che di Neil Young, ritmo secco ed un suono di chitarra ruspante, il tutto però rilasciato con garbo e misura; Love/Hate, per contro, ha un leggero sapore pop-errebi ma si fa apprezzare lo stesso (sorprende la capacità dei nostri di creare melodie semplici ed immediate), mentre Fallin’ è una splendida ballata lenta, di quelle che solo i grandi autori sanno scrivere, con un motivo fluido e toccante ed un’atmosfera crepuscolare di grande fascino. E siamo solo al quarto pezzo.

La spedita I’m The Man è una sorta di honky-tonk elettrico, gustosissimo e tra le più dirette del CD, cantata da Blake con uno studiato distacco, che ricorda l’approccio che caratterizzava le interpretazioni di Lowell George: il ritornello, poi, è irresistibile; Now You’re Gone ha un riff secco, alla Steve Earle, ed il brano è un country-rock elettrico decisamente accattivante, Sweet Dolly ha un’andatura saltellante ed ancora rimandi ad un certo cantautorato classico, anche questa ben costruita ed assolutamente valida. Ma non c’è un solo brano sottotono: la mossa Easy Road è bellissima, coinvolgente, da canticchiare al primo ascolto, Long Way To Texas è un rockabilly d’altri tempi, con un buon pickin’ chitarristico, ed anche Life Is Weird fa restare il disco in territori bucolici, con un leggero retrogusto folk ed il solito refrain da applausi. L’album si chiude con la classica (nel suono) Simple Life I Ride, altra cristallina country ballad, e con la gentile e rilassata I Let You Down.

This Is The Year: speriamo che per gli Yarn questo titolo sia di buon auspicio, se lo meriterebbero.

Marco Verdi

 

Supplemento Della Domenica: Un Nuovo Tipo Di Musica “Ambient”! Neil Young & Promise Of The Real – Earth

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Neil Young & Promise Of The Real – Earth – Reprise/Warner 2CD – 3LP – Download Pono 

Non allarmatevi, non è che Neil Young si sia improvvisamente messo a seguire le orme di Brian Eno: il titolo del post è un gioco di parole riferito al fatto, già noto da tempo per via dei comunicati stampa, che questo disco sia pieno di rumori ambientali, come se fosse stato registrato in mezzo alla natura. Ed infatti sia il titolo, Earth, sia la scelta delle canzoni, tutte aventi come tema il rapporto dell’uomo con l’ambiente, portano in questa direzione: Young, come sappiamo, una ne pensa e cento ne fa, e quindi la sua ultima idea è stata quella di pubblicare una testimonianza live del tour con i Promise Of The Real (la band di Lukas e Micah Nelson, figli di Willie) come se fosse stata registrato in mezzo ad un campo, o in un bosco, quindi circondato da rumori di pioggia, vento, ma soprattutto dai versi di vari animali quali rane, cavalli, galline, grilli ed insetti vari (ci sarebbero anche i clacson delle macchine che tanto naturali non sono, ma sappiamo della passione di Neil per le automobili). Conoscendo il tipo, la mia paura principale era che questi “rumori” interrompessero le varie performances, ma per fortuna non è così: qualcosa in mezzo ogni tanto si sente, ma il più delle volte i suoni sono messi tra un brano e l’altro, e senza sostituire il pubblico (altra cosa che temevo), ma unendosi ad esso e creando un effetto all’inizio un po’ straniante, ma alla lunga non mancante di un certo fascino.

Ma la cosa che più interessa in un album dal vivo sono le canzoni, e devo dire che Neil, nonostante passino gli anni, non tradisce mai: tredici performances spalmate su due CD (la scaletta annunciata in un primo momento ne prevedeva undici, quindi meglio così), con Neil in ottima forma ed i POTR che si dimostrano, come avevano lasciato intravedere lo scorso anno in The Monsanto Years, una backing band con le contropalle, quasi una versione più giovane dei Crazy Horse, anzi, se uno non lo sa, in certi momenti sembra davvero di sentire all’opera la band di Talbot, Molina e Sampedro (ma questo è dovuto in parte anche al tipo di canzoni di Neil, ricordo che la prima volta che lo vidi dal vivo, nel 1993, era accompagnato da Booker T. & The Mg’s, ma anche in quel caso sembrava di avere di fronte il Cavallo Pazzo, con l’organo di Booker T. Jones mixato talmente basso che quasi non si sentiva).

Quello che quindi uno si aspetta di avere in un disco live di Neil Young qui c’è: canzoni lunghe, diverse jam chitarristiche, qualche oasi acustica e tanto, tanto feeling; in più, alcune performances sono davvero di quelle da ricordare, ed anche la scaletta è decisamente stimolante, con solo un paio di classici assodati e diversi interessanti ripescaggi di brani oscuri del passato, oltre a quattro pezzi da The Monsanto Years, che fa prevedibilmente la parte del leone. I fratelli Nelson sono due chitarristi che si adattano alla perfezione al suono rustico della sei corde del leader, e la sezione ritmica di Corey McCormick (basso) ed Anthony Logerfo (batteria, oltre a Tato Melger alle percussioni) non sbaglia un colpo: Neil ha poi aggiunto qua e là anche un coro di otto elementi in studio, un’addizione che in alcuni punti funziona ed in altri meno. In definitiva Earth non è un disco perfetto, né si propone come il miglior live della carriera di Young, ma, a parte due o tre episodi minori, intrattiene a dovere per un’ora e mezza e contiene anche diverse zampate d’autore che valgono da sole il prezzo di ammissione. L’inizio non è il massimo: Mother Earth è un brano lentissimo, con Neil che canta accompagnandosi solo all’armonica ed all’organo a pompa, ma la melodia è un po’ banale (a me, scusate ma lo dico, ricorda quella dello spot della Robiola Osella…) ed il brano fatica a coinvolgere. Seed Justice è un brano inedito, e qui inizia lo sballo: una tipica rock’n’roll song elettrica del nostro, grande riff di chitarra, ritmo aggressivo, Neil canta con rabbia ed un ritornello epico che ha il sapore dei classici del passato; My Country Home apriva alla grande Ragged Glory, uno dei migliori dischi del Bisonte, ed anche qua è una goduria, una sorta di country song ma prepotentemente elettrica, con un refrain coinvolgente e chitarre ruspanti al punto giusto, che macinano assoli a profusione.

The Monsanto Years è più soffusa, anche se l’accompagnamento è sempre elettrico, ma non è una grande canzone, un tantino monotona e tirata inutilmente per le lunghe, mentre Western Hero (da Sleeps With Angels) è invece una splendida ballata elettroacustica, dalla melodia classica e con  un’emozionante parte corale (qui il coro è usato molto bene), un brano degli anni novanta ma che potrebbe anche essere dei settanta, e che ci riporta il Neil Young che amiamo di più. Neil va poi a ripescare addirittura Vampire Blues da On The Beach, un bluesaccio elettrico decisamente riuscito: il nostro non è certo un bluesman, ma ci mette talmente tanta grinta, anima e, perché no, mestiere, da cancellare ogni dubbio (e poi l’intesa con i POTR è ottima); Hippie Dream era in Landing On Water, forse il disco più brutto di Young, ed il brano qui migliora un po’ se non altro perché suonato in maniera potente, ma insomma c’era ben altro in repertorio. Il primo CD si chiude con due classici assoluti: After The Gold Rush, eseguita da solo al piano, è uno dei capolavori assoluti del nostro, uno di quei pezzi che non ci si stanca mai di ascoltare (anche se qui il coro “posticcio” poteva evitarcelo), mentre anche Human Highway è una grande canzone, e questa affascinante versione full band acustica è la sua veste perfetta. Il secondo dischetto contiene solo quattro brani, tre dei quali tratti da The Monsanto Years: la bellissima Big Box, che già nell’album di un anno fa era tra i pezzi migliori, una rock song di quelle che il nostro tira fuori quando è ispirato, lunga, fluida, vibrante, People Want To Hear About Love, diretta, immediata e fruibile, mentre Wolf Moon è superiore alla versione in studio, una limpida oasi di matrice folk, perfetta da ascoltare prima del gran finale. Sì, perché il brano conclusivo è una di quelle performances attorno alle quali Neil ha costruito la propria leggenda, una versione di ben 28 minuti di Love And Only Love (terzo brano quindi che proviene da Ragged Glory), che già di per sé è una grande canzone, ma qui viene proposta nella sua rilettura definitiva, un’incredibile cavalcata elettrica di quelle che hanno reso famoso il nostro, e che da sola vale l’acquisto del doppio CD: dopo quindici minuti di pura tensione “rocknrollistica”, ne abbiamo altri dodici dove Neil e compari si sbizzarriscono, tra feedback, svisate elettriche, distorsioni, riprese vocali del ritornello ed accenni di psichedelia, un finale forse non troppo immediato ma indubbiamente affascinante.

D’altronde Neil Young è questo, con tutte le sue contraddizioni, pregi e difetti: prendere o lasciare. Ed io, tutta la vita, prendo.

Marco Verdi

Novità Di Giugno, Terza Decade. Neil Young, Jerry Garcia, Rich Robinson, Felice Brothers, Royal Southern Brotherhood, Eggs Over Easy, Yardbirds, Sam Bush

neil young earth

Ecco le uscite più interessanti della terza decade del mese, previste per venerdì 24 giugno. Partiamo con il nuovo doppio CD dal vivo (o triplo LP, o download tramite Pono) di Neil Young con i Promise Of The Real: come è noto da tempo l’album si intitola Earth, etichetta Reprise e all’inizio di ogni brano il vecchio Neil ha inserito, diciamo, degli inserti ecologici, rumori della terra, uccellini vari, insetti, cani, rane, pure clacson di automobili e altro, ma anche, e soprattutto tredici brani Live molto interessanti, tra cui una poderosa Love And Only Love di oltre 28 minuti.

Questa è la tracklist completa:

[CD1]
1. Mother Earth
2. Seed Justice
3. My Country Home
4. The Monsanto Years
5. Western Hero
6. Vampire Blues
7. Hippie Dream
8. After the Gold Rush
9. Human Highway

[CD2]
1. Big Box
2. People Want to Hear About Love
3. Wolf Moon
4. Love and Only Love

Recensione completa nei prossimi giorni.

jerry garcia garcialive volume six

Tra una uscita e l’altra dei Grateful Dead esce anche il sesto capitolo della serie GarciaLive, triplo CD pubblicato dalla ATO Records, di nuovo con il tastierista e cantante Merl Saunders, il concerto è stato registrato al Lion’s Share di San Anselmo, CA, (un locale con una capienza di 200 posti, dove la band suonava spesso, quindi potremmo aspettarci altri capitoli della saga), e siamo al 5 luglio 1973, quindi più o meno all’epoca del Live At Keystone, ma il repertorio è differente. Nel secondo set c’è anche un trombettista aggiunto di cui è ignota l’identità, mentre la sezione ritmica è formato dai soliti John Kahn al basso e Bill Vitt alla batteria. C’è un medley di She’s Got Charisma That’s Alright Mama che dura più di 31 minuti e una versione di My Funny Valentine che ne dura quasi 20, comunque ecco la lista completa dei contenuti.

[CD1]
1. After Midnight
2. Someday Baby
3. She’s Got Charisma ->
4. That’s Alright, Mama

[CD2]
1. The System
2. The Night They Drove Old Dixie Down
3. I Second That Emotion
4. My Funny Valentine
5. Finders Keepers

[CD3]
1. Money Honey
2. Like A Road
3. Merl’s Tune ->
4. Lion’s Share Jam
5. How Sweet It Is (To Be Loved By You)

rich robinson flux

Primo album di materiale nuovo per Rich Robinson, dopo una serie di ristampe di album ed EP vari pubblicati nel 2016. Si intitola Flux, esce per la Edel il 24 giugno e contiene 13 brani scritti per l’occasione da Rich:

1. The Upstairs Land
2. Shipwreck
3. Music That Will Lift Me
4. Everything’s Alright
5. Eclipse The Night
6. Life
7. Ides Of Nowhere
8. Time To Leave
9. Astral
10. For To Give
11. Which Way Your Wind Blows
12. Surrender
13. Sleepwalker

Nel disco, registrato aglii Applehead Studios di Saugerties, NY, nella zona di Woostock, dove sono stati registrati altri album di Robinson, suonano Matt Slocum (tastiere), Marco Benevento (tastiere), Danny Mitchell (tastiere) Zak Gabbard (basso), Joe Magistro (batteria / percussioni), e John Hogg e Danielia Cotton alle armonie vocali. A fine luglio, il 29, è prevista anche l’uscita del disco del fratello Chris, come Chris Robinson Brotherhood Anyway You Love, We Know How You Feel

felice brothers life in the dark

Sempre a proposito di fratelli, in questo fine settimana è prevista l’uscita anche del nuovo album dei Felice Brothers Life In The Dark, etichetta Yep Rock. Come certo saprete Simone Felice, che chi scrive considera il fratello più bravo della famiglia, non fa più parte in modo stabile della band, salvo saltuarie partecipazioni, preferendo concentrarsi sulla sua carriera solista e sui dischi dei The Duke And The King, di cui attendiamo con ansia nuove prove. Comunque anche gli altri fratelli Ian James Felice sono bravi (come i fratelli Robinson) e continuano a fare buona musica per cui sentiremo con fiducia il nuovo album.

1. Aerosol Ball
2. Jack At The Asylum
3. Life In The Dark
4. Triumph ’73
5. Plunder
6. Sally!
7. Diamond Bell
8. Dancing On The Wing
9. Sell The House

Un paio di ristampe…

Eggs Over Easy Good 'N' Cheap The Story

Gli Eggs Over Easy, pur essendo americani, anzi californiani, per la precisione venivano da Berkeley, sono stati una delle punte di diamante del cosiddetto filone del pub rock inglese, quello da cui sono venuti in seguito anche Ducks Deluxe, Bees Make Honey e Dr. Feelgood, e più o meno in contemporanea anche i grandi Brisnley Schwarz di Nick Lowe e soci. Grande band che fu “scoperta” da Chas Chandler, l’ex Animals, manager orfano di Jimi Hendrix, che li portò nel 1971 agli Olympic Studios di Londra per incidere quello che avrebbe dovuto essere il loro album di esordio grazie ad un contratto con una grande major dell’epoca. Quando il contratto non si materializzò più, le registrazioni vennero accantonate, e nel 1972 il gruppo, questa volta negli Stati Uniti, registrò il proprio debutto Good’N’Cheap, pubblicato dalla A&M e con la produzione di Link Wray. Gli Eggs Over Easy avevano tre grandi songwriters nelle loro fila :Jack O’Hara, Austin de Lone e Brien Hopkins, soprattutto il secondo e proponevano un sound che miscelava country-rock, blues, rock classico, grandi armonie vocali alla CSN&Y, e appunto pub rock, ma non ebbero, purtroppo, nessun successo, pubblicando un secondo album, Fear Of Frying, uscito nel 1980 e passato nel dimenticatoio e poi ancora qualche singolo e delle compilations postume.

Ora la Yep Rock fa uscire questo doppio CD splendido (ma assai costoso, circa 30 euro per 2 CD, anche con un libretto di 24 pagine, mi sembrano eccessivi): il titolo dice tutto: Good ‘N’ Cheap: The Eggs Over Easy Story e raccoglie l’album di esordio, il secondo disco. le sessions del 1971 a Londra e due canzoni uscite su un singolo. Comunque questa è la lista completa dei contenuti del doppio.

 [CD1]
1. Party Party
2. Arkansas
3. Henry Morgan
4. The Factory
5. Face Down in the Meadow
6. Home to You
7. Song is Born of Riff and Tongue
8. Don’t Let Nobody
9. Runnin’ Down to Memphis
10. Pistol on a Shelf
11. Night Flight
12. I’m Gonna Put a Bar in the Back of My Car (& Drive Myself to Drink)
13. Horny Old Lady
14. Fire
15. Scene of the Crime
16. Forget About It
17. Louise
18. Lizard Love
19. You Lied
20. Driftin’
21. She Love Me
22. Action
23. Mover’s Lament
24. Nonnie Nookie No

[CD2]
1. Goin’ To Canada
2. I Can Call You
3. Right On Roger
4. Country Waltz
5. Give Me What’s Mine
6. Across From Me
7. Waiting for My Ship
8. January
9. Give and Take
10. Funky But Clean
11. I’m Still the Same
12. 111 Avenue C

Questa è proprio la classica band di culto, da conoscere assolutamente, anche se il prezzo del doppio dischetto che esce, come detto, per la Yep Rock, ripeto, mi pare eccessivo.

yardbirds live at the bbc

In attesa del nuovo CD di quel signore che vedete in primo piano nella foto qui sopra (esatto, Jeff Beck, del quale è in uscita appunto un nuovo album di studio il 15 luglio, e di cui leggerete prossimamente, prima sul Buscadero e poi sul blog, per ora mi limito ad un Uhm, chi vuol capire…). esce questa ennesima doppia compilation della Repertoire intitolata Live At The BBC e dedicata al gruppo in cui hanno militato anche Eric Clapton Jimmy Page, ovvero gli Yardbirds. Se volete il mio parere mi sembra una mezza fregatura: la stessa Repertoire aveva già pubblicato in passato, nel 2000 (ma si trova tuttora), un The BBC Sessions 1965-1968, singolo, ma con 33 pezzi, che raccoglieva le registrazioni di quel periodo glorioso. Ora, la nuova versione di brani ne riporta 40, ma otto sono interviste o interventi parlati, quindi vedete vobis. Vi inserisco la lista dei brani e poi decidete se vale la pena di (ri)comprare per l’ennesima volta questo materiale, considerando che anche nelle riedizioni dei vari album c’erano spesso delle bonus tracks e pure altre etichette hanno pubblicato in passato questi brani (On Air della Band Of Joy e BBC Sessions della Warner Archive)

CD1]
1. I Ain’t Got You
2. Interview: Keith Relf talks about the band’s background
3. For Your Love
4. I’m Not Talking (Tracks 1 – 4: Top Gear, Recorded 22nd March, 1965, Broadcast 10th April, 1965)
5. I Wish You Would
6. Interview: Paul Samwell – Smith talks about the recordingand the USA tour
7. Heart Full Of Soul (Tracks 5 – 7: Saturday Club, Recorded 1st June 1965, Broadcast 5th June, 1965)
8. I Ain’t Done Wrong
9. Heart Full Of Soul (Alternate version) (Tracks 8 – 9: Saturday Club, Recorded 21st June, 1965, Broadcast 26th June, 1965)
10. Too Much Monkey Business
11. Love Me Like I Love You
12. I’m A Man (Tracks 10 – 12: You Really Got Me (Kinksize Live Pop Package with The Kinks & other guests), Recorded 6th August, 1965, Broadcast 30th August, 1965)
13. Evil Hearted You
14. Interview: Paul Samwell – Smith talks about the ‘Still I’m Sad’ single
15. Still I’m Sad
16. Hang On Sloopy (Tracks 13 – 16: Saturday Club, Recorded 27th September, 1965, Broadcast 2nd October, 1965)
17. Smokestack Lightning
18. Interview: The Yardbirds give their New Year’s resolutions
19. You’re A Better Man Than I
20. The Train Kept A-Rollin’
21. Smokestack Lightning (Edited version) (Tracks 17 – 21: This Must Be The Place, (with The Hollies, The Ivy League & other guests), Recorded 18th November, 1965, Broadcast 27th December, 1965)

[CD2]
1. Shapes Of Things
2. Dust My Broom
3. You’re A Better Man Than I (Tracks 1 – 3: Saturday Club, Recorded 28th February, 1966, Broadcast 5th March, 1966)
4. Baby, Scratch My Back
5. Interview: Keith Relf talks about his solo single
6. Over, Under, Sideways, Down
7. The Sun Is Shining (Edited version)
8. Interview: Keith Relf talks about their USA tour
9. Shapes Of Things (Alternate version)
10. The Sun Is Shining (Tracks 4 – 10: Saturday Swings, Recorded 6th May, 1966.Broadcast 21st May, 1966)
11. Over, Under, Sideways, Down (Original TV version)
12. Comment: Jeff Beck’s guitar playing (Tracks 11 – 12: BBC1 ‘A Whole Scene Going’, Broadcast 18th June,1966)
13. Most Likely You Go Your Way (And I’ll Go Mine)
14. Little Games
15. Drinking Muddy Water (Tracks 13 – 15: Saturday Club, Recorded 4th April, 1967, Broadcast 15th April, 1967)
16. Think About It
17. Interview: Jimmy Page talks about touring
18. Goodnight Sweet Josephine
19. My Baby (Tracks 16 – 19: Saturday Club, Recorded 15th March, 1968, Broadcast 16th March, 1968)

Se non avete nulla ovviamente il disco è indispensabile, una delle più grandi ed innovative band inglesi degli anni ’60, con tre grandissimi chitarristi, soprattutto Beck all’epoca.

royal southern brotherhood - royal gospel

Tornando a fratelli e “fratellanze” vi segnalo anche l’uscita del nuovo album dei Royal Southern Brotherhood The Royal Gospel, sempre su etichetta Ruf come i precedenti quattro (tre in studio e uno dal vivo). Questo è il secondo per la formazione Mark II (e pure di questo, penso, troverete la recensione sul Buscadero del mese prossimo, un po’ di pubblicità, e poi anche sul Blog). Mi limito da anticiparvi che il disco mi pare buono e contiene i seguenti pezzi.

1. Where There’s Smoke There’s Fire
2. I’ve Seen Enough To Know
3. Blood Is Thicker Than Water
4. I Wonder Why
5. I’m Comin’ Home
6. Everybody Pays Some Dues
7. Face Of Love
8. Land Of Broken Hearts
9. Spirit Man
10. Hooked On The Plastic
11. Can’t Waste Time
12. Stand Up

E sopra una piccola anticipazione sui contenuti.

sam bush storyman

E per finire, il nuovo album di Sam Bush Storyman, presentato dallo stesso musicista americano come il suo primo disco da “cantautore”, l’album , pubblicato dalla Sugar Hill, distribuita dal gruppo Universal, contiene 11 brani nuovi, firmati da Bush in coppia con grandi autori della scena roots, Emmylou Harris, Jon Randall Stewart, Jeff Black e altri, oltre ad uno scritto con Guy Clark, Carcinoma Blues, dove i due musicisti esorcizzavano i problemi avuti di entrambi con i tumori e che poi, recentemente, si sono portati via il cantante texano.

Ecco i brani:

1. Play By Your Own Rules
2. Everything Is Possible
3. Transcendental Meditation Blues
4. Greenbrier
5. Lefty’s Song
6. Carcinoma Blues
7. Bowling Green
8. Handmics Killed Country Music
9. Where’s My Love
10. It’s Not What You Think
11. I Just Wanna Feel Something

Il mandolinista e violinista è accompagnato dalla sua band e nel CD si trova anche un brano strumentale, It’s Not What You Think, firmato da tutta la band  Il disco è stato registrato tra la Florida e Nashville nell’arco degli ultimi quattro anni ed è il seguito dell’ottimo Circles Around Me pubblicato nel lontano 2009.

Alla prossima.

Bruno Conti

Una (Parziale) Rivincita Per L’Hank “Sbagliato”! Hank Williams Jr. – It’s About Time

hank williams jr. it's about time

Hank Williams Jr. – It’s About Time – Nash Icon/Universal CD

Nascere figli di Hank Williams e voler fare i musicisti non è facile, ma Hank Williams Jr., nel corso delle ormai quasi sei decadi di carriera, ci ha messo spesso e volentieri del suo per offrire il fianco alle critiche, complice una qualità media discografica altalenante (però comprensibile quando hai quasi sessanta album all’attivo, live ed antologie esclusi) e soprattutto testi che palesavano uno spirito patriottico un tantino qualunquista (per usare un eufemismo), una religiosità un po’ stucchevole ed una simpatia politica abbastanza evidente per il partito repubblicano (quasi un peccato mortale in ambito artistico per l’intellighenzia americana, mentre io penso che ognuno abbia il diritto di professare la propria ideologia in santa pace, tanto quello che conta è la musica). Ma Hank Jr. non è mai stato un beniamino della critica, anche perché musicalmente molto spesso si è lasciato andare a soluzioni non proprio raffinatissime, altre volte rivestendo le proprie canzoni con arrangiamenti discutibili, ma sovente, bisogna dirlo, i suoi dischi non sfiguravano affatto nell’ambito di un certo country-rock imparentato con la musica del Sud (sua area d’origine peraltro), e diverse volte il suo suono robusto non ha mancato di intrattenere a dovere gli ascoltatori, come è successo anche con il suo penultimo lavoro, il discreto Old School New Rules del 2012.

Ora Hank fa anche meglio, in quanto It’s About Time è, testi a parte, un signor disco di rockin’ country vigoroso ma non banale, con una dose più che sufficiente di feeling ed una serie di buone canzoni, suonate e cantate con il piglio giusto ed arrangiamenti asciutti e diretti (la produzione è di Julian Raymond, già collaboratore per molti anni di Glen Campbell): un bel disco dunque, direi anche un po’ a sorpresa dato che Williams Jr. non ha mai sfornato capolavori, né ha mai goduto di un gran credito (a differenza dei figli Holly, davvero brava, e Hank III, che però a fianco di ottimi dischi country ha pubblicato anche immani porcate quasi metal) ed è sempre stato guardato dall’alto in basso. L’album inizia subito col piede giusto, intanto perché Are You Ready For The Country di Neil Young è una grande canzone, e poi perché Hank ne fa una versione accelerata e decisamente più roccata (tra l’altro in duetto con Eric Church), un trattamento che dà nuova linfa ad un classico: chitarre e sezione ritmica dominano, ma c’è anche un tagliente violino a dire la sua (il grande Glen Duncan, e nel disco suona anche il leggendario steel guitarist Paul Franklin). La sciovinista Club U.S.A. è un rock’n’roll tiratissimo che non sfigurerebbe nel repertorio dei migliori Lynyrd Skynyrd, che in quanto a sciovinismo pure loro non scherzano, un pezzo davvero trascinante (e Hank, è giusto ricordarlo, ha anche una bella voce), God Fearin’ Man è ancora un southern country roccioso e potente, Hank non molla la presa e ci circonda di ritmo e chitarre a manetta (ed anche il refrain non è niente male), mentre Those Days Are Gone è più rilassata, un honky-tonk cadenzato dal suono comunque pieno e con la giusta dose di elettricità e “sudismo”.

https://www.youtube.com/watch?v=aoA-KwmUaAk

La divertente (nel testo) Dress Like An Icon ha anch’essa un bel tiro e non fa calare la tensione di un disco fino a questo momento sorprendente; God And Guns la conoscevamo già nella versione proprio degli Skynyrd (era anche il titolo di un loro album del 2009), e se il testo è una dichiarazione di intenti a favore di Donald Trump (o di chiunque vincerà le primarie repubblicane), musicalmente il brano è un southern rock teso ed affilato, con un trascinante finale a tutta potenza. Just Call Me Hank è invece una ballata scorrevole e molto più country, ma con un suono sempre deciso, la saltellante Mental Revenge (un classico di Mel Tillis, ne ricordo una bella versione anche dei Long Ryders) è scintillante e godibilissima; la title track è invece un country-rock dalla melodia contagiosa che conferma lo stato di ottima forma di un musicista spesso bistrattato.     L’album si chiude con il rutilante swing roccato di The Party’s On, la lunga Wrapped Up, Tangled Up In Jesus, puro gospel del Sud ( e ci sono le McCrary Sisters ai cori), dal ritmo sempre sostenuto e con un tocco swamp, e con la travolgente Born To Boogie (titolo che è tutto un programma), nella quale Hank divide il microfono con Brantley Gilbert, Justin Moore e Brad Paisley, il quale rilascia anche un assolo chitarristico dei suoi.

Bando agli snobismi: Hank Williams Jr. non sarà certo diventato all’improvviso un genio della musica, ma It’s About Time è un bel disco, e questo bisogna riconoscerglielo.

Marco Verdi

Uno Dei Migliori Album Dal Vivo Del 2015! Blue Rodeo – Live At Massey Hall

blue rodeo live at massey hall

Blue Rodeo – Live At Massey Hall – Warner Music Canada 

I Blue Rodeo sono una delle migliori band canadesi all time https://www.youtube.com/watch?v=y3C1SWVquXA , non per nulla sono nella Hall Of Fame musicale del loro paese, insieme a gente come Leonard Cohen, Neil Young, Joni Mitchell, Oscar Peterson, Bruce Cockburn e pochi altri, hanno vinto 11 Juno Awards (l’equivalente canadese dei Grammy, ed è un record assoluto) grazie ai tredici album di studio e ai quattro Live pubblicati. Dopo oltre 30 anni di carriera la qualità dei loro dischi non sembra scemare e se forse non hanno più raggiunto i vertici stellari dei primi album, titoli come Diamond Mine, Lost Together e Five Days In July, dischi dove la grande tradizione della musica canadese, quella discendenza che da Neil Young e dalla Band arriva a miriadi di band venute dopo: uno stile terso ed avvolgente, malinconico e coinvolgente, con tratti del country-rock migliore, roots music ed Americana, armonie vocali degne dei migliori Beatles o della Band ricordata, una capacità strumentale che non sfocia mai nel virtuosismo fine a sé stesso, ma che soprattutto nei dischi dal vivo ha la capacità a tratti di mandarti vampate di piacere al cervello. E in questo Live At Massey Hall ci sono due o tre brani che fanno questo effetto.

Forse ho esagerato, ma gruppi come quello di Jim Cuddy e Greg Keelor sono merce rara, due autori e due voci che si intrecciano e si differenziano in modo perfetto: Cuddy è quello dalla voce più squillante e dal mood compositivo più brillante e vivace, Keelor, con la voce più bassa ed arrochita dal passare degli anni è più malinconico e meditativo, ma è proprio l’unione dei due stili, che sono anche interscambiabili, che spesso rende affascinanti le loro canzoni. Nel caso di questo Live, registrato alla mitica Massey Hall di Toronto nel corso del tour 2014 per promuovere l’album In Our Nature, tutti gli elementi citati sono presenti, con la band, ampliata a sette elementi, da quando Keelor per problemi all’udito non può più suonare l’elettrica nei concerti, ha aggiunto altri due chitarristi all’organico ed è diventata una vera macchina da guerra, con Cuddy e Colin Cripps che si dividono gli assolo, mentre Bob Egan, ex Wilco, a pedal steel, mandolino, banjo, dobro e chitarra provvede ad un eccellente lavoro di coloritura del suono, aiutato dalla tastiere scintillanti di Michael Boguski  e dalla solida sezione ritmica con il nuovo entrato Glenn Milchem alla batteria e il veterano Basil Donovan al basso, che ogni tanto si lancia in mirabili momenti solisti, come nella parte finale della conclusiva Lost Together.

Tutto il concerto è fantastico,  ben cinque brani dall’ultimo eccellente In Our Nature http://discoclub.myblog.it/2013/11/14/festeggiano-25-anni-e-spiccioli-di-carriera-con-un-grande-di/ , ma anche molti classici dal passato, a partire dall’iniziale Head Over Heels (era su Five Days In July), con l’armonica quasi dylaniana di Jim Cuddy e un train sonoro degno del miglior country-rock grazie alla pedal steel di Egan,, subito con le armonie vocali che ti avvolgono e ti cullano; Rose Coloured Glasses era sul primissimo Outskirts, più malinconica e riflessiva, cantata da Keelor, con un jingle-jangle quasi byrdsiano, seguita da Bad Timing (sempre su Five Days In July), una stupenda ballata romantica con uso di fisarmonica, mentre Disappear è uno dei quattro brani che superano gli otto minuti, un pezzo rock splendido, chitarristico, con tanto di finto finale da chansonnier francese con la voce che allontanandosi dal microfono “scompare”, prima di lasciare spazio ad una lunga coda strumentale, dove il piano di Boguski rievoca certi pezzi epici di Springsteen. New Morning Sun e Tara’s Blues, sono due bellissime ballate estratte dall’ultimo In Our Nature, come pure Tell Me Again un piacevole e scanzonato brano country e la deliziosa When The Truth Comes Out, dove Cuddy siede al piano.

Finita la sezione dedicata al presente della band è la volta di uno classici assoluti dei Blue Rodeo, quella Diamond Mine che dava il titolo al loro album più bello, una versione “epica”, di oltre nove minuti, continui intrecci di chitarre elettriche e tastiere di grande fascino, e un finale strumentale in crescendo, uno dei momenti dove quasi ti viene da alzare il pugnetto, anche se si trovi a migliaia di chilometri e a due anni di distanza da quando il tutto accadeva, grande musica, che prosegue con Girl Of Mine, sempre dallo stesso disco, illustra il lato più gentile e riflessivo, prima di After The Rain, che era su Casino, altra perla dal loro songbook, degna della Band, di nuovo con Cuddy al piano e quelle armonie vocali incredibili da gustare a fondo. La raccolta e melancolica Paradise, è il quinto e ultimo brano tratto da In Our Nature, cantato con passione da Keelor, mentre l’armonica di Cuddy e il piano di Boguski cesellano note. Gran finale con una magnifica Five Days In May che rivaleggia con le più belle canzoni di Neil Young, per la sua tersa e cristallina bellezza, di nuovo florilegi di piano (fantastici), organo e armonica, prima di una jam chitarristica da brividi a concludere il tutto. Ma il concerto non finisce qui: sale sul palco la Devin Cuddy Band (il gruppo del figlio di Jim) per una corale e meravigliosa Lost Together, un brano dall’impianto vocale sontuoso che conclude in gloria un Live che conferma la band canadese tra i segreti meglio custoditi del rock internazionale, al di fuori dei confini del natio Canada. Da non perdere!

Bruno Conti

Meno “Bisonte” E Più Bluesman…Ma E’ Sempre Grandissima Musica! Neil Young & Bluenote Cafe

neil young bluenote cafe

Neil Young & Bluenote Cafe – Bluenote Cafe – Reprise/Warner 2CD – 4LP

A sei mesi scarsi dal suo ultimo album, il controverso The Monsanto Years, torna sul mercato Neil Young con un “nuovo” concerto tratto dai suoi archivi (il cui secondo volume sembra sempre imminente ma non arriva mai), un doppio live che sarebbe già dovuto uscire all’epoca ma poi era stato messo in stand-by perenne (come successo con altri album del canadese, pronti con titolo ed a volte anche copertina – Homegrown – ma mai pubblicati): ebbene, devo dire che, una volta ascoltato questo Bluenote Cafe ad opera di Neil con i Bluenotes (non capisco come mai per questa uscita sono stati ribattezzati con lo stesso nome del titolo del disco, ma è ora che la smetta di farmi domande con Young) il nostro aveva preso un grosso abbaglio a tenerlo segreto, in quanto siamo di fronte a quasi due ore e mezza di grande musica. Era il 1988, anno in cui Neil tornava ad incidere per la Reprise con il discreto This Note’s For You, un disco abbastanza orientato verso blues ed errebi, non un capolavoro ma comunque una boccata d’aria fresca dopo sei anni di continue delusioni con la Geffen, alcune provocate da scelte contraddittorie (Trans, Everybody’s Rockin’, il country ultratradizionalista di Old Ways), altre per mancanza di ispirazione (Landing On Water, forse in assoluto il disco più brutto di Neil, e Life, il più deludente tra i suoi lavori con i Crazy Horse) al punto che la casa discografica lo aveva portato in tribunale con l’accusa, in poche parole, di non essere sé stesso!

Bluenote Cafe documenta una tournée poco nota di Young, ma il risultato ci dimostra che era in forma strepitosa, e la band che lo seguiva (i fedelissimi Rick Rosas al basso, Chad Cromwell alla batteria e Frank Sampedro alle tastiere, più una sezione fiati di sei elementi tra cui spiccava Ben Keith al sassofono, non proprio il suo strumento abituale) era un treno in corsa: in questo disco i brani tratti da This Note’s For You letteralmente assumono una nuova vita, ma anche il resto fa vedere che eravamo di fronte ad un gruppo formidabile, con una buona metà dei pezzi dilatati a durate più tipiche di un concerto dei Grateful Dead che di Neil. Il doppio CD (o quadruplo LP) è composto da ventuno brani, presi da varie date, con poche scelte note ma con molte sorprese: sette pezzi vengono da This Note’s For You, uno, I’m Goin’, dal lato B del singolo Ten Men Workin’, solo due sono canzoni famose e ben undici erano all’epoca inedite (e cinque lo sono ancora adesso).

Welcome To The Big Room, un potente rock-blues in stile big band, è perfetto per aprire la serata ed il CD, con Neil che rilascia assoli più “puliti” del solito ed il gruppo dimostra da subito la sua coesione, facendo seguire la fluida e brillante Don’t Take Your Love Away From Me (se la ricordate, era sulla compilation Geffen Lucky 13, ma in una versione live precedente con gli Shocking Pinks), con un’intesa perfetta tra un leader ispirato ed una band rocciosa (solo in questi due primi brani c’è anche la partecipazione dei Crazy Horse Billy Talbot e Ralph Molina): siamo solo all’inizio ma l’ascolto si preannuncia prelibato. Abbiamo quindi tre canzoni tratte da This Note’s For You una dietro l’altra: la title track è abbastanza nota, un brano tra i più contagiosi del nostro, con un riff tipico ed un testo ironico e divertente, Ten Men Workin’ (cioè Neil ed i Bluenotes, che sono appunto in dieci) è un blues ricco di swing che beneficia molto del trattamento live, mentre Life In The City è un trascinante boogie, con il bisonte che arrota da par suo ed i Bluenotes che lo seguono come un’ombra. Hello Lonely Woman è un brano di gioventù (lo si può trovare nel CD 1 del primo, e ad oggi unico, volume degli Archivi), e qui è un blues piuttosto canonico, ma Neil se la cava con mestiere, mentre Soul Of A Woman è uno shuffle di gran classe, con il nostro che più che dal Canada sembra venire da Chicago; Married Man, Bad News Comes To Town e Ain’t It The Truth sono tre pezzi abbastanza normali come songwriting, anche se qui sono suonati con un calore notevole (specie il terzo), ma One Thing è un blues jazzato afterhours di grande valore, un Neil Young assolutamente inedito, mentre Twilight, che chiude il primo dischetto, è una rock song desertica e notturna tipica del nostro, il quale fende l’aria con assoli lancinanti (ed anche su This Note’s For You era uno degli episodi migliori).

Il secondo CD, nove brani, riserva le sue cartucce migliori, soprattutto con tre di essi: la splendida Ordinary People, uno dei centerpiece dei concerti dell’epoca ed in assoluto uno dei grandi pezzi younghiani (pubblicato solo anni dopo in Chrome Dreams II), una cavalcata elettrica di dodici minuti come solo Neil sa fare, sulla scia di classici come Down By The River e Cortez The Killer; a ruota segue un’altra grande canzone, cioè Crime In The City, ancora più incalzante ed elettrica di quella uscita un anno dopo su Freedom, sembra che alle spalle del nostro ci sia il Cavallo Pazzo https://www.youtube.com/watch?v=EuuuW3M93K4 . Ma soprattutto l’acquisto del CD è giustificato da una stratosferica Tonight’s The Night (posta alla fine del concerto) di ben 19 minuti: se conoscete un po’ Young sapete esattamente cosa aspettarvi, ma questa per me è la miglior versione mai sentita di questa canzone e, credeteci o no, alla fine mi è venuta la voglia di rimetterla dall’inizio. In mezzo a tanto ben di Dio, almeno un cenno lo meritano il funky ritmato e godibile di Doghouse ed il classico dei Buffalo Springfield On The Way Home, in un inedito e scintillante arrangiamento rhythm’n’blues. Bluenote Cafe è quindi un documento prezioso che documenta un tour poco noto, ancora più gradito perché ci fa scoprire un Neil Young in una veste inusuale e che forse non sentiremo più in futuro.

Marco Verdi

Novità Di Novembre, Seconda Parte. Dana Fuchs, Neil Young, Chris Isaak, Leslie West, Queen, Beach Boys, Staple Singers, Tracy Chapman

neil young bluenote cafe

Seconda parte delle anticipazioni sulle uscite discografiche della seconda parte di novembre, se mi scusate la ripetizione. Partiamo con una “nuova” uscita di Neil Young. 

Francamente un solo disco ufficiale del canadese targato 2015 era troppo poco e quindi Young rimedia con questa uscita della “Performance Series” (ma ancora niente per il 2° cofanetto degli Archives): si tratta di un doppio CD (o quadruplo vinile) su Reprise/Warner intitolato Bluenote Café, tratto dal tour del 1988 per promuovere il disco This Note’s For You, quello della formazione con una robusta sezione fiati aggiunta. In totale dieci musicisti sul palco, Frank Sampedro alle tastiere, Rick Rosas al basso Chad Cromwell alla batteria, più sei fiatisti. Ci sono ben sette brani inediti eseguiti in quel tour e una versione epica di più di 19 minuti di Tonight’s The Night. 

Uscirà il 13 novembre e la particolarità del doppio CD è anche che i pezzi provengono da moltissimi concerti diversi: questa la tracklist completa, con i brani inediti evidenziati in neretto (e come vedete dalla lista completa dei musicisti, anche gli altri Crazy Horse, Talbot Molina appaiono in alcuni brani:

Disc 1:
Welcome To The Big Room*
Don’t Take Your Love Away From Me**
This Note’s For You***
Ten Men Workin’****
Life In The City****
Hello Lonely Woman****
Soul Of A Woman****
Married Man+
Bad News Comes To Town++
Ain’t It The Truth++
One Thing++
Twilight++

Disc 2:
I’m Goin’#
Ordinary People##
Crime In The City###
Crime Of The Heart####
Welcome Rap####
Doghouse####
Fool For Your Love####
Encore Rap####
On The Way Home+++
Sunny Inside####
Tonight’s The Night####

Recorded on location at:
* Mt. View Theater, Mt. View, CA – 11/7/87
** The Fillmore, San Francisco, CA – 11/12/87
*** The Palace, Hollywood, CA – 4/13/88
**** The World, NY, NY – 4/18/88
+ The World, NY, NY – 4/21/88
++ Agoura Ballroom, Cleveland, OH – 4/23/88
+++ Poplar Creek Music Theatre, Hoffman Estates, IL – 8/16/88
# CNE, Toronto, Canada – 8/18/88
## Lake Compounce, Bristol, CT – 8/23/88
### Jones Beach, Wantagh, NY – 8/27/88
#### Pier 84, NY, NY – 8/30/88

Band:
Neil Young – guitar & vocals

Bluenote Café:
Rick Rosas – bass
Chad Cromwell – drums
Frank Sampedro – keyboards
Steve Lawrence – lead tenor saxophone
Ben Keith – alto saxophone
Larry Cragg – baritone saxophone
Claude Cailliet – trombone
Tom Bray – trumpet
John Fumo – trumpet
Billy Talbot – bass
Ralph Molina – drums

Come curiosità aggiungerei che Neil Young sarà presente nel nuovo album, il terzo, dei Promise Of The Real Something Real. Solo in un brano, San Francisco, alle parti vocali, visto che il disco era pronto dal 2014 ma ne era stata rinviata l’uscita per fare posto a The Monsanto Years. Il CD è previsto per febbraio 2016 a nome Lukas Nelson & Promise Of The Real, questo è il video in anteprima della title-track, http://teamcoco.com/lukasnelson?playlist=x;eyJ0b3RhbCI6Mjk3LCJ0eXBlIjoidGFnIiwiaWQiOjE4fQ

dana fuchs broken down

Per il 10 novembre è prevista l’uscita di un nuovo disco di Dana Fuchs: come lascia intendere in titolo, Broken Down Acoustic Sessions, si tratta di una compilation di brani, editi ed inediti, ma tutti in versione acustica o comunque in solitaria, firmati dalla Fuchs con partner diversi, oltre ad una cover di Ain’t No Love In The Heart Of The City di Bobby Bland. Il disco non esce per la sua etichetta europea, la Ruf, ma per la Antler King, quindi immagino non sarà di facile reperibilità in Europa (e costoso, visto che si tratta di un SACD). Nel CD, oltre a Dana, voce, chitarra e piano, solo il suo chitarrista storico Jon Diamond, anche all’armonica Una piccola anticipazione che ci permette di gustare la voce della Fuchs che rimane straordinaria anche in versione stripped down e comunque il doppio dal vivo se non lo avete è fantastico https://www.youtube.com/watch?v=Ht8s4bi8z0w

Comunque questi sono i titoli dei brani:

1. Almost Home
2. The Lie
3. What Went Right
4. Climb Over
5. Ain’t No Love In The Heart Of The City
6. Baby Loves The Life
7. Moment Away
8. Wait Up
9. Kind Of Love
10. So Hard To Move
11. Say So Long
12. Keepsake
13. Misery
14. Sad Salvation

 

chris isaak first comes the night

Dopo quattro anni di silenzio nuovo album di studio, l’undicesimo, anche per Chris Isaak, si intitola First Comes The Night, esce il 13 novembre per la Vanguard del gruppo Concord/Universal, è prodotto dallo stesso Isaak, in collaborazione con Paul Worley, Mark Needham e il nuovo Re Mida Dave Cobb, tra Nashville e Los Angeles. Il nostro amico Chis difficilmente sbaglia un disco (anche se sono anni che non ne fa di bellissimi, ma magari è la volta buona, sentiremo): sono dodici tracce (e 17 nell’immancabile versione Deluxe), compreso un duetto con Michelle Branch:

 1. First Comes The Night
2. Please Don’t Call
3. Perfect Lover
4. Down In Flames
5. Reverie feat. Michelle Branch
6. Baby What You Want Me To Do
7. Kiss Me Like A Stranger
8. Dry Your Eyes
9. Don’t Break My Heart
10. Running Down The Road
11. Insects
12. The Way Things Really Are
Deluxe Edition Bonus Tracks:
13. Harder Than The Rest
14. Keep Me Hanging On
15. Every Night I Miss You More
16. The Girl That Broke My Heart
17. Love The Way You Kiss Me

Tutti brani originali, niente cover per l’occasione. Un paio di piccoli anticipi:

e

leslie west soundcheck

Per il 20 novembre è previsto un nuovo album di Leslie West Soundcheck, etichetta Mascot/Provogue. Ve lo anticipo brevemente, poi leggerete la recensione completa sul Buscadero e sul blog. Ci sono molti ospiti: Peter Frampton, Brian May, Max Middleton, Bonnie Bramlett Jack Bruce tra gli altri. Un onesto album di blues-rock e zone limitrofe.

tracy chapman greatest hits

Il giorno 20 novembre sono previsti in uscita alcuni inevitabili titoli per il mercato natalizio. A partire da questo Greatest Hits di Tracy Chapman, etichetta Elektra/Asylum, con ben un “inedito” (si fa per dire, una versione dal vivo di Stand By Me in una delle ultime puntate del David Letterman Show del 2015).

Questa la tracklist completa:

1. Telling Stories (2000)
2. Baby Can I Hold You (1988)
3. Change (2005)
4. The Promise (1995)
5. Open Arms (1992)
6. Subcity (1989)
7. Fast Car (1988)
8. Bang Bang Bang (1992)
9. Crossroads (1989)
10. Speak The Word (2000)
11. Smoke And Ashes (1995)
12. Sing For You (Single Edit) (2008)
13. You’re The One (2002)
14. Save Us All (2008)
15. All That You Have Is Your Soul (1989)
16. Talkin’ Bout A Revolution (1988)
17. Give Me One Reason (1995)
18. Stand By Me (Live at The Late Show With David Letterman) (2015)

queen a night at the odeon

Altro classico natalizio del gruppo Universal un bel disco dei Queen. A Night At The Odeon uscirà solo in sette versioni: CD – DVD – Blu-ray – CD+DVD – CD+Blu-Ray – 2 LP – Super Deluxe Box. Vi riporto qui sotto il contenuto del mega box, per sottrazione ottenete tutte le altre versioni:

* 1 CD, 1 SD BLU-RAY, 1 DVD, 12 Single, 60 page hardback book and concert memorabilia in lift-off lid box
* 60 page hardback book containing previously unseen photographs
* Reproduction of ticket from the concert
* Concert programme
* Conference badge
* Reproduction of the tour itinerary
* Six button badges
* Reproduction of the 1975 tour poster
* Reproduction of the sticker stage pass
* Reproduction of 2 balloons dropped into the crowd at the end of the 24th December 1975 Hammersmith show

CD
1. Now I’m Here
2. Ogre Battle
3. White Queen (As It Began)
4. Bohemian Rhapsody
5. Killer Queen
6. The March Of The Black Queen
7. Bohemian Rhapsody (Reprise)
8. Bring Back That Leroy Brown
9. Brighton Rock
10. Guitar Solo
11. Son And Daughter
12. Keep Yourself Alive
13. Liar
14. In The Lap Of The Gods… Revisited
15. Big Spender
16. Jailhouse Rock (Medley)
17. Seven Seas Of Rhye
18. See What A Fool I’ve Been
19. God Save The Queen

SD BLU-RAY+DVD
1. Now I’m Here
2. Ogre Battle
3. White Queen (As It Began)
4. Bohemian Rhapsody
5. Killer Queen
6. The March Of The Black Queen
7. Bohemian Rhapsody (Reprise)
8. Bring Back That Leroy Brown
9. Brighton Rock
10. Guitar Solo
11. Son And Daughter
12. Keep Yourself Alive
13. Liar
14. In The Lap Of The Gods… Revisited
15. Big Spender
16. Jailhouse Rock (Medley)
17. God Save The Queen

LIVE IN JAPAN 75
Recorded live at the Budokan, Tokyo, 1st May 1975
1. Now I’m Here
2. Killer Queen
3. In The Lap Of The Gods… Revisited

LOOKING BACK AT THE ODEON
Previously unreleased 22 minute documentary

40TH ANNIVERSARY 12 VINYL SINGLE
Side A Bohemian Rhapsody
Side B Now I’m Here (Odeon Soundcheck 1975) **Previously unreleased recording from the afternoon of 24th December 1975

*DVD and SD Blu-ray formats do not include Seven Seas Of Rhye or See What A Fool I’ve Been.

Nella Super Deluxe c’è anche il soundcheck pre-show mai sentito prima. Esce il 20 novembre.

Questi erano i migliori Queen di ogni tempo, quindi sembra interessante!

beach boys party

Altra immancabile strenna natalizia è una uscita dei Beach Boys. Cosa ti hanno pensato i tipi della Universal, ora proprietari del catalogo Capitol? Perché non riesumare un album poco conosciuto della loro discografia Beach Boys’ Party, aggiungerci un Uncovered and Unplugged e farlo diventare un doppio CD? E potrebbe anche funzionare perché l’album, che già era divertente nella versione originale diventa assolutamente interessante in questa nuova versione che elimina gli applausi fasulli che erano stati aggiunti in fase di mixaggio e ripristina il disco in tutta la sua bellezza, con l’aggiunta di una bella porzione di materiale inedito. E per una volta il tutto in una versione con formato e prezzo umano (doppio al prezzo di uno). Questi contenuti:

  Tracklist
[CD1]
1. Hully Gully (Party! Sessions Mix)
2. I Should Have Known Better (Party! Sessions Mix)
3. Tell My Why (Party! Sessions Mix)
4. Papa-Oom-Mow-Mow (Party! Sessions Mix)
5. Mountain Of Love (Party! Sessions Mix)
6. You’ve Got To Hide Your Love Away (Party! Sessions Mix)
7. Devoted To You (Party! Sessions Mix)
8. Alley Oop (Party! Sessions Mix)
9. There’s No Other (Like My Baby) (Party! Sessions Mix)
10. I Get Around/Little Deuce Coupe (Party! Session Mix)
11. The Times They Are A-Changin’ (Party! Sessions Mix)
12. Barbara Ann (Party! Sessions Mix)
13. Let’s Get This Party Rolling (Party! Sessions Mix / Session #2)
14. I Should Have Known Better (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #1)
15. Ruby Baby (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #1)
16. (I Can’t Get No) Satisfaction (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #1)
17. Hully Gully (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #1)
18. Blowin’ In The Wind (Party! Sessions Mix/Session #1)
19. Dialog – The Sunrays (Party! Sessions Mix/Session #1)
20. Ruby Baby (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #2)
21. Dialog – The Masked Phantom (Party! Sessions Mix/Session #2)
22. Hully Gully (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #2)
23. Dialog – Carl, Go Get Your Bass (Party! Sessions Mix/Session #2)
24. Hully Gully (Party! Sessions Mix/Take 3 – Session #2)
25. (I Can’t Get No) Satisfaction (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #2)
26. Dialog – That’s A Bad Guitar (Party! Sessions Mix/Session #2)
27. Ruby Baby (Party! Sessions Mix/Take 3 – Session #2)
28. Dialog – What’s The Matter Carl (Party! Sessions Mix/Session #2)
29. Ruby Baby (Party! Sessions Mix/Take 4 – Session #2)
30. Dialog – Carl’s Tires (Party! Sessions Mix/Session #2)
31. I Should Have Known Better (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #2)
32. I Should Have Known Better (Party! Sessions Mix/Take 3 – Session #2)
33. Dialog – Wasn’t That Great Folks? (Party! Sessions Mix/Session #2)
34. Tell My Why (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #2)
35. Don’t Worry Baby (Party! Sessions Mix/Session #2)
36. You’ve Got To Hide Your Love Away (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #2)
37. Little Deuce Coupe (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #2)
38. California Girls (Party! Sessions Mix/Session #2)

[CD2]
1. She Belongs To Me / The Artist (Laugh At Me) (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #2)
2. Fooling Around: Hang On Sloopy / You’ve Lost That Lovin’ Feelin’ / Twist And Shout (Party! Sessions Mix/Session #2)
3. Riot In Cell Block No. 9 (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #2)
4. Fooling Around: The Diary (Party! Sessions Mix/Session #2)
5. Dialog: I Think We Better Do This Next Week (Party! Sessions Mix/Session #2)
6. Dialog: Let’s Cook Now And Eat Later (Party! Sessions Mix/Session #3)
7. Tell Me Why (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #3)
8. I Should Have Known Better (Party! Sessions Mix/Take 4 – Session #3)
9. Dialog: What I Want To Do (Party! Sessions Mix/Session #3)
10. Dialog: Are We Still In The Party? (Party! Sessions Mix/Session #3)
11. Mountain Of Love (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #3)
12. Dialog: Where’s Denny? (Party! Sessions Mix/Session #3)
13. Devoted To You (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #3)
14. Dialog: What Are You Doing Now (Party! Sessions Mix/Session #3)
15. You’ve Got To Hide Your Love Away (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #3)
16. Dialog: This Phony Party / Ticket To Ride (Party! Sessions Mix/Session #3)
17. Alley Oop (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #3)
18. Alley Oop (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #3)
19. Dialog: Tune It Like This (Party! Sessions Mix/Session #3)
20. There’s No Other (Like My Baby) (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #3)
21. There’s No Other (Like My Baby) (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #3)
22. Dialog: Do The Splits (Party! Sessions Mix/Session #3)
23. Devoted To You (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #3)
24. Devoted To You (Party! Sessions Mix/Take 3 – Session #3)
25. You’ve Got To Hide Your Love Away (Party! Sessions Mix/Take 3 – Session #4)
26. I Get Around (Party! Sessions Mix/Session #4)
27. Little Deuce Coupe (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #4)
28. Mountain Of Love (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #4)
29. Ticket To Ride (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #4)
30. Riot In Cell Block No. 9 (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #4)
31. The Artist (Laugh At Me) (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #4)
32. One Kiss Led To Another (Party! Sessions Mix/Session #4)
33. You’ve Got To Hide Your Love Away (Party! Sessions Mix/Take 4 – Session #5)
34. You’ve Got To Hide Your Love Away (Party! Sessions Mix/Take 5 – Session #5)
35. Dialog: What Did You Stop Us For Chuck? (Party! Sessions Mix/Session #5)
36. The Times They Are A-Changin’ (Party! Sessions Mix/Session #5)
37. Fooling Around: Heart And Soul / Long Tall Sally (Party! Sessions Mix/Session #5)
38. Fooling Around: The Boy From New York City (Party! Sessions Mix/Session #5)
39. Smokey Joe’s Café (Party! Sessions Mix/Session #5)
40. Dialog: I Got One More (Party! Sessions Mix/Session #5)
41. Barbara Ann (Party! Sessions Mix/Take 1 – Session #5)
42. Barbara Ann (Party! Sessions Mix/Take 2 – Session #5)
43. Barbara Ann (Party! Sessions Mix/Take 3 – Session #5)

81 brani per un doppio non è male, anche se alcuni sono solo frammenti o dialoghi tra una canzone e l’altra. Data di uscita 20 novembre.

Ancora niente video nuovi, per cui un estratto dal disco originale

staple singers faith and grace

E per concludere la lista di oggi (questo in uscita il 13 novembre negli States, il 20 novembre in Europa, in Italia credo la settimana dopo) un bel cofanetto degli Staple Singers, uno dei più grandi gruppi della storia della musica nera, la band di babbo Pops, di Mavis Staples e delle sorelle Cleotha Yvonne, oltre a fratello Pervis, un ensemble di vocalists straordinari, com Mavis che si elevava sopra la mischia e a cui sono già stati dedicati diversi cofanetti in passato, ma questo Faith and Grace: A Family Journey 1953-1976 ha tutta l’aria di essere quello definitivo. 4 CD e un 45 giri in vinile in omaggio, 80 canzoni (più le due singolo) una più bella dell’altra. Ecco il contenuto:

[CD1]
1. It Rained Children
2. I Just Can’t Keep It To Myself
3. Each Day
4. God’s Wonderful Love
5. If I Could Hear My Mother Pray Again
6. I’ve Got A New Home
7. Uncloudy Day
8. Come On Up In Glory
9. I Know I Got Religion
10. Swing Down Chariot (Let Me Ride)
11. I Had A Dream
12. Help Me Jesus
13. Low Is The Way
14. This May Be The Last Time [Alternate Take]
15. So Soon
16. I’m So Glad
17. Pray On
18. Good News
19. Downward Road
20. Don’t Drive Me Away

[CD2]
1. Will The Circle Be Unbroken
2. Don’t Knock
3. Medley: Too Close/I’m On My Way Home/I’m Coming Home/He’s Alright [Live]
4. Swing Low
5. Calling Me
6. Stand By Me
7. Hammer And Nails
8. Gloryland
9. Hear My Call, Here
10. Nobody Knows The Trouble I’ve Seen
11. New-Born Soul
12. Dying Man’s Plea
13. Great Day
14. There Was A Star
15. Use What You Got
16. Let That Liar Alone
17. I Can’t Help From Cryin’ Sometime
18. Blowin’ In The Wind
19. This Land Is Your Land
20. I Know I’ve Been Changed

[CD3]
1. A Hard Rain’s Gonna Fall
2. Masters Of War
3. What Are They Doing (In Heaven Today)
4. Wish I Had Answered [Live At Newport]
5. I’ll Fly Away
6. Tell Him What You Want [Stapleton Singers]
7. Be Careful Of The Stones You Throw
8. Samson & Delilah
9. As An Eagle Stirreth Her Nest
10. Freedom Highway
11. Why (Am I Treated So Bad)
12. John Brown
13. Waiting For My Child
14. It’s Been A Change
15. For What It s Worth
16. Let’s Get Together
17. Crying In The Chapel [Mavis Staples With The Staple Singers]
18. Long Walk To D.C.
19. Got To Be Some Changes
20. Slow Train

[CD4]
1. I See It
2. The Ghetto
3. When Will We Be Paid
4. God Bless The Children
5. The Challenge
6. Brand New Day [Theme From The Motion Picture The Landlord]
7. Heavy Makes You Happy (Sha-Na-Boom Boom)
8. I Like The Things About You
9. You’re Gonna Make Me Cry
10. Respect Yourself
11. I’ll Take You There
12. This World
13. I’m Just Another Soldier
14. Are You Sure
15. If You’re Ready (Come Go With Me)
16. Touch A Hand, Make A Friend
17. Back Road Into Town
18. Let’s Do It Again
19. The Weight [The Band feat. Staple Singers]
20. Respect Yourself [Demo]

L’etichetta è Stax/Concord ma contiene materiale da tutte le etichette per cui ha inciso il gruppo e anche brani licenziati da altre case discografiche (tipo il brano da Last Waltz)

Per oggi è tutto, ma ci sono altre uscite interessanti in novembre, tipo la seconda uscita del mese della serie From The Vault degli Stones o il CD, Blu-ray, DVD, LP e box del concerto a Hyde Park 2015 degli Who, oltre ad altre uscite, anche nella prima decade di dicembre, ma ne parliamo prossimamente.

Bruno Conti