“Il” Vero Sudista: Quasi Un Capolavoro Finale. Gregg Allman: Southern Blood

gregg allman southern blood

Gregg Allman – Southern Blood – Rounder/Universal CD – CD/DVD

Quando alcuni mesi fa, più o meno all’inizio della primavera, venne annunciato che il tour americano di Gregg Allman, previsto per i mesi successivi, era stato cancellato (e non rinviato) e che i biglietti sarebbero stati rimborsati, la voci che si rincorrevano da mesi sulla salute del musicista di Nashville (perché li era nato) erano probabilmente giunte al capolinea. In seguito si è saputo che, nonostante il trapianto al fegato, riuscito, del 2010, Gregg Allman aveva avuto anche problemi ai polmoni e aveva sviluppato un nuovo tumore al fegato, per cui aveva preferito non essere sottoposto ad un nuovo intervento o a cure mediche intensive che avrebbero probabilmente compromesso definitivamente l’uso delle corde vocali e quindi ha continuato la sua vita cantando dal vivo e incidendo un ultimo disco, finché la salute glielo ha permesso. L’uscita dell’album era prevista in un primo tempo per il gennaio del 2017, poi posticipata a data ignota, fino alla notizia della sua morte, avvenuta il 27 maggio del 2017: il disco comunque era stato inciso nel marzo del del 2016, ai famosi Fame Studios di Muscle Shoals, Alabama, nel corso di nove giorni, e sotto la produzione di Don Was, con il supporto della Gregg Allman Band guidata dal chitarrista Sonny Sharrard, e anche l’impiego di una sezione di fiati in alcuni brani. In questi giorni si è saputo che era stato completati anche altri due brani, Pack It Up di Freddie King e Hummingbird di Leon Russell, a cui Allman avrebbe dovuto aggiungere la traccia vocale, insieme alle armonie vocali per tutti i brani finiti, ma a causa delle condizioni di salute peggiorate in modo tale da non consentirglielo, queste parti sono state completate da Buddy Miller.

Il disco, composto da dieci brani, otto cover, più una canzone firmata insieme da Gregg e Sonny Sharrard, e una, Love Like Kerosene, dal solo chitarrista (tratta dal suo album solista Scott Sharrard & The Brickyard Band, uscito nel 2012 e che vi consiglio di recuperare perché si tratta di un ottimo disco di blues-rock-soul, sullo stile del suo datore di lavoro): l’album, si diceva, registrato negli studi dove si è svolta la parte iniziale della carriera di sessionman del fratello Duane Allman, è una sorta di omaggio a quella musica, tra soul, R&B, blues, ma anche southern rock, perché le prime tracce degli Hourglass, la band d’esordio discografico dei fratelli Allman, vennero registrate proprio in quegli studi, e per chiudere il cerchio, di comune accordo con Was si è deciso di inciderlo proprio laggiù. L’ultima line-up della band prevedeva, accanto ad Allman e Sharrard, Steve Potts e Marc Quinones, a batteria e percussioni, Ron Johnson al basso, Peter Levin alle tastiere, Jay Collins, Art Edmaiston.e Mark Franklin ai fiati, oltre agli ospiti Spooner Oldham David Hood, che erano due dei musicisti originali dei Muscle Shoals Studios, nonché di Jackson Browne, che è la seconda voce, aggiunta in un secondo momento, nella canzone Song For Adam, che porta la sua firma. E proprio le canzoni sono tra i punti di forza di questo album, un quasi capolavoro ho detto nel titolo, perché secondo il sottoscritto bisogna comunque cercare di tenere un punto di prospettiva serio ed obiettivo nel giudicare un disco: non si possono dare cinque stellette a destra e a manca come usano fare molte riviste e siti musicali, se vogliamo confrontarli, per dire, con At Fillmore East degli stessi Allman Brothers, o con Blonde On Blonde Highway 61 Revisited di Dylan, Music From Big Pink o il 2° della Band, Electric Ladyland di Jimi Hendrix, o dischi dei Little Feat, dei Grateful Dead, e così via, che sono rappresentati nel CD e sono i veri capolavori. Comunque questo Southern Blood è un grande disco, probabilmente superiore anche al suo esordio solista Laid Back e al recente Low Country Blues, in una discografia solista che ha visto solo otto dischi di studio e un paio di Live, ma una infinita serie di perle con il suo gruppo, l’Allman Brothers Band.

E l’unica canzone veramente nuova, My Only True Friend, scritta con Sharrard, non sfigura affatto al cospetto di brani classici: si tratta di una canzone che è una sorta di inno al suo vero grande amore, la musica, raccontata ad una donna, con un impeto e una passione ammirevole, una sorta di autobiografia e testamento finale in un unico pezzo, che è splendido anche a livello musicale (se mi scappano gli aggettivi non fateci caso, eventualmente ne chiederò a Mollica), una tipica ballata allmaniana dove la voce di Gregg (come peraltro in tutto il disco) nonostante i problemi di salute e gli anni vissuti pericolosamente, ha comunque la maturità che si conviene ad uno della sua età, ma ancora una freschezza ed una vivacità che pochi interpreti odierni possono vantare, con organo e piano, per non parlare della chitarra e dei fiati che distillano note magiche (bellissimo l’assolo di tromba di Franklin e quello di chitarra di Sharrard) , mentre tutta la band rende giustizia a questa canzone che probabilmente è una delle più belle mai scritte da Gregg durante tutta la sua carriera, se il rock ha un’anima, rock got soul, questo brano ne è un manifesto. Once I Was è un’altra ballata (che è lo stile musicale privilegiato in questo album) magnifica, scritta da Tim Buckley per il suo album del 1967 Goodbye And Hello, un pezzo malinconico, di una bellezza struggente, già interpretato alla grande ai tempi da Buckley, uno dei miei cantanti preferiti in assoluto, e qui reso in una versione altrettanto bella da Gregg Allman, con la voce che quasi scivola sul lussuoso background musicale realizzato dai musicisti, che hanno trasformato questo pezzo, folk all’origine, in una complessa melodia notturna dove tastiere, fiati (il sax, credo di Edmaiston, rilascia un pregevole assolo) e la pedal steel sono protagonisti assoluti. Sharrard ha raccontato che ai tempi Gregg aveva proposto a Tim di scrivere qualcosa insieme, vista la rispettiva stima, ma la cosa non si era concretizzata per la morte di Buckley, e sempre Sharrard racconta di avere introdotto Allman anche alla musica del figlio Jeff.

Per completare un trittico di brani fantastici, ecco Going Going Gone un pezzo di Bob Dylan tratto da Planet Waves, il disco del 1974 realizzato con la Band, una canzone forse non notissima, ma di cui ricordo sempre una versione splendida realizzata per Rubaiyat il tributo per i 40 anni della Elektra, cantata da Robin Holcomb e con un assolo di chitarra incredibile e lancinante di Bill Frisell, da sentire https://www.youtube.com/watch?v=ALM2SI0GZj8 , ma anche questa rilettura di Gregg Allman sfiora la perfezione, con slide, acustica e steel che si fondono in modo magistrale con i fiati, mentre la voce si libra in modo struggente sulla melodia del brano. E che dire di Black Muddy River? Anche questo pezzo dei Grateful Dead non viene da uno dei loro lavori forse più noti e migliori, In The Dark comunque fu il disco della band di Garcia a vendere di più e la canzone in ogni caso è un piccolo capolavoro, specie in questa versione che forse è persino migliore dell’originale, già quella di Bruce Hornsby & De Yarmond Edison, presente in Day Of The Dead, era notevole, ma quella presente in Southern Blood raggiunge un equilibrio sonoro tra la parte strumentale, dove fiati, tastiere e chitarre sono ancora una volta amalgamati in modo chirurgico da Was e quella vocale, con un bell’uso anche delle armonie vocali, per non parlare dell’intervento splendido della pedal steel, che ha quasi del miracoloso, Gregg la canta di nuovo in modo intenso e passionale con una partecipazione quasi dolorosa, per un brano che ancora una volta è l’epitome perfetta della ballata, l’arte in cui eccelleva l’Allman solista. Non poteva mancare il blues naturalmente, affidato ad una cover di I Love The Life I Live, un pezzo scritto da Willie Dixon, ma associato a Muddy Waters, grintoso e fiatistico, diverso dall’approccio più sanguigno e rock usato negli Allman Brothers, ma comunque sempre affascinante, e la voce, che assume per l’occasione quasi un timbro alla Joe Cocker, lascia il segno. 

Altra canzone epocale, tra le più belle nell’ambito ristretto di quelle che hanno fatto la storia del rock, è Willin’ di Lowell George, di cui si ricordano due diverse versioni dei Little Feat, quella del primo album, tra rock e blues, e quella successiva, indimenticabile, di stampo “stoned” country, apparsa su Sailin’ Shoes (e al sottoscritto piace moltissimo anche quella che incisero i Commander Cody https://www.youtube.com/watch?v=L-TBiCJQVlQ ): questa di Allman ancora una volta rivaleggia, sia pure in modo diverso, con l’originale, in un turbinio di chitarre acustiche ed elettriche e della steel, tutte presumo magnificamente suonate da Sharrard, con il piano a sottolineare l’interpretazione misurata e sincera di Gregg che, ben coadiuvato dalle avvolgenti armonie vocali aggiunte da Don Was, ci regala una versione da manuale. Dopo una serie di brani così è difficile proseguire a questi livelli, ma Gregg e i suoi musicisti ci provano, con una versione sinuosa e misteriosa della voodoo song Blind Bats And Swamp Roots, un vecchio pezzo di Johnny Jenkins tratto da Ton-Ton Macoute, album del 1970, in cui avevano suonato il fratello Duane e altri musicisti del giro Allman Brothers. Un altro omaggio alla musica dei Muscle Shoals è Out Of Left Field, un vecchio brano scritto da Dan Penn Spooner Oldham (che appare anche come musicista in questa versione) per Percy Sledge, quindi un’altra ballata, questa volta di vero deep soul sudista, sembra quasi un pezzo della Stax, quelli in cui spesso suonava il fratello Duane come chitarrista, in ogni caso bellissima pure questa. Love Like Kerosene, è l’altro pezzo contemporaneo, scritto da Scott Sharrard, un brano blues, già apparso sul Live Back To Macon del 2015 e che insieme a I Love The Life I Live fa parte delle bonus tracks dal vivo, registrate nel 2016, contenute nella versione Deluxe dell’album, che riporta anche un breve documentario con il Making Of del disco, in un DVD aggiunto. Comunque anche Love Like Kerosene è un signor brano, quello forse con il drive sonoro più vicino al classico blues-rock dei migliori Allman Brothers. E per concludere in gloria, e forse chiudere la sua vicenda musicale e di vita, una versione, bellissima pure questa, di Song For Adam, un pezzo scritto da Jackson Browne, che appare anche alle armonie vocali e che aveva scritto These Days, un pezzo contenuto in Laid Back, il primo disco solista di Gregg Allman. Si tratta di una canzone che Gregg ha sempre amato molto, in quanto la legava alla scomparsa del fratello Duane e che ha faticato a completare, lasciando incompleto l’ultimo verso “Still it seems he stopped singing in the middle of his song…”. Se gran finale doveva essere così è stato.

Uno dei dischi più belli del 2017. Anche questo esce domani 8 settembre.

Bruno Conti

Un Comandante “Perduto”, Ritrovato. Commander Cody And His Lost Planet Airmen – Live From Ebbets Field Denver, Colorado August 11 1973

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Commander Cody And His Lost Planet Airmen  – Live From Ebbets Field Denver, Colorado August 11 1973 – S’more Entertainment/Rockbeat Records

Ecco l’altro Live album radiofonico pubblicato dalla Rockbeat di recente, si tratta di un concerto trasmesso nell’estate del 1973 e registrato a novembre a Austin, pochi mesi prima  quindi di quello ufficiale che poi uscirà nel 1974 come Live From Deep In The Heart Of Texas. Un disco dal vivo magnifico,, tanto che in quel periodo, magari esagerando, la rivista Billboard votò Commander Commander Cody & His Lost Planet Airmen, perché di loro parliamo, la migliore R&R band sul pianeta. Sicuramente erano un gruppo eccezionale, già in quell’estate del 1973, con il formidabile suonatore di pedal steel (uno dei migliori mai sentiti) Bobby Black, entrato da poco in formazione, e con tre album già nel loro carnet, tra cui Country Casanova: agli amanti consiglio, oltre a quello dal vivo citato prima, anche l’omonimo album pubblicato nel 1975, che oltre ad una copertina memorabile (e non è l’unica) contiene una versione di Willin’ di Lowell George, che a mio modesto parere è forse la più bella mai realizzata di questa splendida canzone, forse anche meglio di quella dei Little Feat. Per completare l’excursus personale mi è capitato di vedere Commander Cody a fine anni ’70 a Londra, non con la formazione originale, ma vi posso assicurare che era ancora un grande spettacolo e durante il concerto proiettavano, a dimostrazione che erano altri tempi, pure un cartone animato con i personaggi stilizzati sulle fattezze dei musicisti della band.

Ma nel 1973 siamo quasi allo zenit della loro carriera: Billy C. Farlow è un vocalist ( e saltuariamente) armonicista di grande voce e carisma, Bill Kirchen un chitarrista e cantante scintillante, Bobby Black, si è detto, tra i migliori alla pedal steel guitar in circolazione, George Frayne, alias Commander Cody, un pianista travolgente, Andy Stein, a violino e sax, è un altro musicista di grande spessore, e pure la sezione ritimica, Bruce Barlow, basso e Lance Dickerson, batteria, con John Tichy, aggiunto alla chitarra, non perde un colpo. Il repertorio poi è quanto di più variegato uno si possa aspettare: boogie, R&R, western swing, jump blues, country (rock), tutti eseguiti con una forza, un vigore ed una classe invidiabili. Partoriti da una idea di George Frayne, in quel di Ann Arbor, Michigan, dopo anni di gavetta nei locali della zona, si erano trasferiti in California, dove la loro carriera era decollata (con gli album e qualche singolo che entreranno anche nelle zone alte della classifica) e dove saranno raggiunti da un’altra band che usava anche il western swing tra le proprie armi di seduzione con gli ascoltatori, ossia gli Asleep At The Wheel: Bob Wills, Merle Travis, Merle Haggard, ma anche nomi ignoti del rockabilly o stelle del R&R come Elvis Presley erano nel DNA dei Commander Cody, che avevano comunque anche un repertorio di materiale proprio di consistente qualità, ed erano, come detto, una formazione portentosa dal vivo, come testimonia il concerto inciso in questo CD, anche con una qualità sonora direi più che buona.

Il concerto si apre con Good Rockin’Tonight, un pezzo di jump blues, tra gli antenati del R&R, con la band e i suoi solisti, Stein, Black, Kirchen e il Comandante, subito scatenati e a velocità supersoniche, What’s The Matter Now, un pezzo di Billy Farlow è più country swing degli originali, con Bobby Black e Andy Stein magnifici a pedal steel e fiddle, per non parlare di Commander Cody, serafico al piano e ancora Kirchen alla chitarra. Truck Drivin’ Man è uno dei super classici del country, nel repertorio anche di New Riders e Flying Burrito, con la guizzante pedal steel di Black ancora sugli scudi, per non dire del violino, mentre 4 or 5 Times è un western swing di Bob Wills eseguito alla perfezione. Down And Out un traditional fatto a tempo di country-rockabilly, sempre trascinante, Mama Hated Diesels una di quelle country ballads splendide e malinconiche che erano nelle loro corde, con la weeping steel di Black in evidenza. (Little) Sally Walker, anche nel live texano ufficiale, un altro R&R fulminante con Kirchen e Black scatenati, ma anche Stein al sax, poi il country-rock divertente e scanzonato di Ain’t Nothin’ Shakin (But The Leaves) e la strappalacrime (ed ironica) ballata All I HaveTo Offer You (Is Me), subito superata  in un altro momento ludico come Diggy Liggy Lo, una frenetica country tune che faceva anche la Nitty Gritty.

Smoke That Cigarette, da Country Casanova, è il tipico momento di Commander Cody, boogie allo stato puro, seguita da Rave On, uno dei classici di Buddy Holly e del R&R, che poi imperversa anche nelle successive Rock That Boogie, un pezzo loro, e nella immortale Jailhouse Rock, poi, all’interno di un broadcast radiofonico, si lanciano in un western swing intitolato Truckin’ & Fuckin’ (?!?) a tutta steel, un ulteriore cavallo di battaglia come Wine Do Yer Stuff, altra ballatona country, che precede il brano di Merle Haggard Mama Tried, sempre suonata alla grande, un po’ di blues and roll con la potente Lawdy Miss Clawdy e il finale con la melanconica Sunset On The Sage. Live di Commander Cody in circolazionece ne sono parecchi, questo è uno dei migliori!

Bruno Conti

Non Molto Conosciuta, Ma Dal Grande Talento. Sabato 4 Marzo Ci Ha Lasciato Anche Valerie Carter, Aveva 64 Anni!

valerie carter Just a stone's throw awayvalerie carter wild child

valerie carter the way it isvalerie carter midnight over honey river

Lo scorso 4 Marzo è morta a St. Petersburg in Florida, lo stesso stato dove era nata 64 anni prima, Valerie Carter, cantautrice che ha svolto gran parte della sua attività nell’area della West Coast, grande amica di Lowell George, e di tutti i Little Feat, che suonarono nei suoi dischi (purtroppo tutti difficili da recuperare in CD, in quanto pubblicati quasi esclusivamente per il mercato giapponese), di Jackson Browne (è presente in Running On Empty) e soprattutto di James Taylor (forse qualcosa di più di un amico), che ne ha tratteggiato un commosso ricordo sul proprio profilo Twitter.

Valerie Carter, come ha annunciato la sorella Janice, è morta per un infarto, e comunque soffriva di problemi cardiaci da tempo, tanto che aveva molto rallentato la sua peraltro mai frenetica attività nell’ambito musicale: si potrebbe dire, pochi ma buoni, come vedete dalla sua discografia riportata per immagini all’inizio del Post. Con Taylor aveva condiviso anche i problemi con le droghe che si erano protratti fino al 2009, quando era stata arrestata e poi inserita in un programma di recupero del Tribunale, che era lo stesso a cui aveva partecipato tanti anni prima, proprio James, che nel 2011 fu presente alla cerimonia in cui le consegnarono una sorta di attestato di “buona condotta”. Ma per lei parlano i suoi dischi, le sue collaborazioni, oltre che con Taylor, Browne e i Little Feat, anche con Nicolette Larson, Christopher Cross, Tom Jans, Randy Newman, Don Henley in The End Of the Innocence, Aaron Neville, Glenn Frey, Neil Diamond, Shawn Colvin, Willie Nelson, Judy Collins e altri luminari della musica americana. Ma soprattutto parla la sua voce che potete ascoltare nei video che ho inserito nel Post.

howdy moon

Nella sua prima band, gli Howdy Moon, di cui uscì l’omonimo album nel 1974, era affiancata da Jon Lind e Richard Hovey, ma soprattutto nel disco appaiono come musicisti anche i Little Feat al completo, con Lowell George presente anche come produttore, e tantissimi altri ottimi musicisti del rock californiano, Van Dyke Parks, Sneaky Pete, Andrew Gold, Jim Keltner, John Sebastian, Chuck Rainey. E nonostante il disco, uscito per la A&M vendette molto poco, poi ottenne un contratto per la Columbia che le pubblicherà i due dischi successivi, veramente splendidi, Just A Stone’s Throw Away, del 1977, co-prodotto ancora da Lowell George con Maurice White degli Earth, Wind And Fire, e nel disco suonano, e cantano, Jackson Browne, Linda Ronsatdt, Tom Jans, John Hall, Herb Petersen, Jeff Porcaro, Bob Glaub, e potremmo andare avanti per ore. Il disco contiene il suo brano più “famoso” Ooh Child, un classico del soul e la bellissima title track.

Molto bello anche il disco del 1978, Wild Child, prodotto da James Newton Howard, un filo inferiore al suo predecessore, ma sempre ottima musica, più commerciale e leggera, con quasi tutti i Toto impegnati nell’album.

Dopo quasi venti anni di silenzio esce The Way It Is, prodotto da Eddy Offord, quello storico degli Yes, e vi riporto solo per curiosità la lista di alcuni dei cantanti presenti Jackson Browne, James Taylor, Linda Ronstadt, Phoebe Snow e Lyle Lovett, in una versione splendida di Into The Mystic di Van Morrison.

Nel 2003, pubblicato solo per il mercato giapponese, esce un doppio CD dal vivo Midnight Over Honey River e poi, a mia conoscenza, solo qualche saltuaria collaborazione con nomi minori, fino alla notizia della scomparsa di pochi giorni fa. Basta e avanza per riservarle un posto tra “gli angeli” della canzone, tra nomi forse più famosi ma certo non di maggiore talento, che possa Riposare In Pace

Bruno Conti

Questo E’ L’Anno? Lo Spero Per Loro, Lo Meritano! Yarn – This Is The Year

yarn this is the year

Yarn – This Is The Year – Red Bush CD

In passato mi ero già occupato un paio di volte per il Buscadero (ma non ancora sul Blog) degli Yarn, quartetto originario di Brooklyn, e ne avevo parlato bene: il gruppo, attivo dal 2007, ha già alle spalle ben cinque album, più due collezioni di outtakes di studio (Leftovers Vol. 1 & 2) che erano allo stesso livello di un normale disco, e la qualità media è sempre stata piuttosto alta. La band è guidata da Blake Christiana, che scrive tutte le canzoni, le canta e suona la chitarra ritmica, coadiuvato da Roderick Hohl alla solista, Robert Bonhomme al basso e Rick Bugel alla batteria, e da sempre propone una intrigante miscela di country, folk e rock, senza pretendere di inventare nulla ma facendo molto bene quello che fa. Un gruppo di Americana al 100% dunque, con una capacità innata da parte di Christiana di scrivere canzoni di presa immediata, classiche nel suono e senza strani arzigogoli o velleità moderne: This Is The Year è il loro nuovissimo lavoro, e dopo un attento ascolto posso affermare che, fortunatamente, i ragazzi non hanno cambiato una virgola del loro suono, ma a mio parere hanno addirittura alzato ancora il livello, in quanto le canzoni qui sono decisamente migliori che negli album precedenti e la loro intesa si è ulteriormente perfezionata (merito pure dei circa 170 concerti che tengono durante l’anno, che hanno dato loro modo di crearsi anche un bel seguito).

Country-rock di ottima levatura, con un livello di songwriting eccellente ed una performance complessiva degna di nota: non ci sono altri sessionmen in studio, ed il disco è autoprodotto, a testimonianza del fatto che gli Yarn non vogliono perdere il controllo di quello che fanno, ed i fatti hanno dato loro ragione in quanto This Is The Year può tranquillamente essere messo tra i migliori dischi del genere usciti negli ultimi due-tre mesi. L’apertura è affidata a Carolina Heart, una tenue e soffusa ballata suonata in punta di dita e con uno stile che fonde country, rock e Paul Simon (dopotutto i ragazzi sono di New York), begli arpeggi chitarristici ed una melodia fresca e piacevole. La title track è più elettrica, con un non so che di Neil Young, ritmo secco ed un suono di chitarra ruspante, il tutto però rilasciato con garbo e misura; Love/Hate, per contro, ha un leggero sapore pop-errebi ma si fa apprezzare lo stesso (sorprende la capacità dei nostri di creare melodie semplici ed immediate), mentre Fallin’ è una splendida ballata lenta, di quelle che solo i grandi autori sanno scrivere, con un motivo fluido e toccante ed un’atmosfera crepuscolare di grande fascino. E siamo solo al quarto pezzo.

La spedita I’m The Man è una sorta di honky-tonk elettrico, gustosissimo e tra le più dirette del CD, cantata da Blake con uno studiato distacco, che ricorda l’approccio che caratterizzava le interpretazioni di Lowell George: il ritornello, poi, è irresistibile; Now You’re Gone ha un riff secco, alla Steve Earle, ed il brano è un country-rock elettrico decisamente accattivante, Sweet Dolly ha un’andatura saltellante ed ancora rimandi ad un certo cantautorato classico, anche questa ben costruita ed assolutamente valida. Ma non c’è un solo brano sottotono: la mossa Easy Road è bellissima, coinvolgente, da canticchiare al primo ascolto, Long Way To Texas è un rockabilly d’altri tempi, con un buon pickin’ chitarristico, ed anche Life Is Weird fa restare il disco in territori bucolici, con un leggero retrogusto folk ed il solito refrain da applausi. L’album si chiude con la classica (nel suono) Simple Life I Ride, altra cristallina country ballad, e con la gentile e rilassata I Let You Down.

This Is The Year: speriamo che per gli Yarn questo titolo sia di buon auspicio, se lo meriterebbero.

Marco Verdi

 

I Primi Passi Di Bonnie Raitt – Under The Falling Sky

bonnie raitt under the falling sky

Bonnie Raitt – Under The Falling Sky – 2 CD FMIC Records

Altra eccellente uscita per questa FMIC Records (??), la stessa che ha pubblicato di recente il bellissimo Carnegie di James Taylor http://discoclub.myblog.it/2015/01/10/altro-live-forse-il-piu-bello-james-taylor-carnegie/ , anche in questo caso di tratta di un doppio, però vero, come durata, che riporta due diverse esibizioni di Bonnie Raitt, registrate per dei broadcast radiofonici, quindi qualità sonora ottima, il 22 febbraio del 1972 ai Sigma Studios di Filadelfia la prima, e il 9 dicembre 1973 ai Record Plant di Sausalito, California, la seconda. Per i fans di Bonnie Raitt, questa volta, a differenza del pur ottimo Ultrasonic Studios 1972 https://www.youtube.com/watch?v=1GALqVg3biE  dove la rossa californiana divideva la scena con Lowell George e John Hammond, entrambe le esibizioni sono a tutti gli effetti suoi concerti. E sono uno più bello dell’altro: nel primo, benché le note riportino “Bonnie Raitt, Guitar Vocals, Solo Performance”, la nostra amica è accompagnata dall’inseparabile Freebo al basso, oltre che, saltuariamente, anche da T.J. Tindall alla chitarra elettrica e da John Davis all’armonica.

bonnie raitt 1° bonnie raitt give it up

La Raitt all’epoca, nonostante avesse poco più di 22 anni, era già una formidabile cantante e una bravissima chitarrista, soprattutto alla slide, e anche una discreta pianista. Il repertorio, come nei primi due dischi, Bonnie Raitt e Give It Up, accolti giustamente in modo entusiastico dalla critica, era un’eccitante miscela di blues, brani scritti da cantautori emergenti (e non, la title-track del CD porta la firma di Jackson Browne) e ballate dall’aura soul degna delle migliori cose di Laura Nyro, ma anche canzoni da cantautrice alla Joni Mitchell (ovviamente una non elide l’altra) La voce delle Raitt era chiara e squillante, con appena un accenno di quella raucedine che l’avrebbe resa una delle voci di riferimento della musica americana. Giustamente, ancora oggi, quando si vuole fare un complimento ad una nuova cantante che si muove tra rock e blues, si dice “sembra Bonnie Raitt”!

bonnie raiit young Bonnie Raitt live 2

Nei due dischetti in oggetto si ascolta una giovane signora, in bilico tra timidezza e, probabilmente, una “leggera ebbrezza” da sostanze varie, che avrebbe condiviso negli anni a venire con il moroso Lowell George, presente in forza con i suoi Little Feat nel terzo album del 1973, Takin’ My Time, altro disco splendido uscito nell’ottobre del 1973, un paio di mesi prima del secondo concerto radiofonico, quello elettrico di nuovo con Freebo, più David Maxwell al piano, Joel Tepp alla chitarra e clarinetto e Dennis Whitted alla batteria. Premesso che nei due CD non c’è un brano scarso che sia uno, tra i migliori come non ricordare, nel disco “acustico”, in ambito Blues, versioni travolgenti di Rollin’ And Tumblin’ con il magico bottleneck della Raitt in azione, Mighty Tight Woman e Women Be Wise, dell’amata Sippie Wallace,  una torrida Finest Lovin’Man, con John Davis all’armonica e TJ Tindall alla solista e l’altro super classico Walkin’ Blues, tra i brani dei cantautori, Bluebird di Stills, il citato brano di Jackson Browne, Any Day Woman di Paul Siebel, stupenda, Too Long At The Fair di Joel Zoss, la pianistica Thank You, scritta dalla stessa Raitt, che sembra un brano perduto della Nyro, una deliziosa Can’t Find My Way Home, che se la batte con la versione dei Blind Faith, ma ripeto, sono tutte belle, un’oretta di delizie elettroacustiche https://www.youtube.com/watch?v=nLaqHor-apo  .

bonnie raitt live 1 bonnie raiit young 2

Il secondo CD ha “solo” 12 brani contro i 16 del primo, l’incisione, comunque molto buona, è forse un filo inferiore, ma qui ascoltiamo Bonnie Raitt in versione elettrica: si parte con Love Me Like A Man, un blues fenomenale scritto da Chris Smither https://www.youtube.com/watch?v=QXLP8_2B2sw , con un grande David Maxwell al piano, un altro brano di Sippie Wallace, You Got To Know How, con una atmosfera retrò da anni ’20-’30, grazie al clarinetto di Joel Tepp. I Thought I Was A Child è un altro brano scritto da Jackson Browne, molto mitchelliano pure questo https://www.youtube.com/watch?v=_GJZ2gzkAKo , eseguito in sequenza con Under The Falling Sky, una versione molto più rock di quella dell’altro concerto https://www.youtube.com/watch?v=81ibYvc1PW4 . Ricorderei anche Give It Up And Let It Go, un brano della stessa Bonnie, che serve per introdurre la band che la accompagna, tratto dal secondo album, con grande uso della slide e preceduto da uno slow blues come Everybody’s Crying Mercy (come si fa a scegliere dei brani? Sono tutti belli!) con un grandissimo Maxwell. I Feel The Same, un’altra perla di Smither e la stupenda Guilty di Randy Newman  https://www.youtube.com/watch?v=fmGlY-8cFCU provengono entrambe da Takin’ My Time, il disco dell’epoca, oltre ad un altro dei piccoli capolavori del primo periodo della Raitt, Love Has No Pride https://www.youtube.com/watch?v=KbqXMQCq59U , scritta da Eric Kaz e Libby Titus (detto per inciso, prima moglie di Levon Helm, mamma di Amy e poi compagna di Donald Fagen), si conclude con Baby I Love You, un altro bluesazzo tirato che Bonnie ha cantato varie volte con BB King, anche nel disco dei duetti. Mi sa che ancora una volta vi tocca mettere mano ai portafogli!

Bruno Conti   

Torna “Da Musicista A Musicista”. Jimmy Ragazzon Vs. Little Feat – Electrif Lycanthrope

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LITTLE FEAT – Electrif Lycanthrope – Ultrasonic Studio, New York, 1974 – Smokin’

Hola Amigos, Què Pasa?

E’ passato davvero troppo tempo dal mio ultimo contributo a questo bellissimo e libero blog, che il meritevole Bruno coltiva con amore e tanta, tanta passione. Per cui mi voglio scusare e fare ammenda, segnalandovi un piccolo gioiellino di una delle band a cui sono maggiormente affezionato,  i Little Feat del compianto Lowell George. Con la loro originale ed inconfondibile mistura di R&R, Blues, Folk, New Orleans Funk e Jazz-Rock Fusion, centellinati con cura nel loro suono, sono di certo tra i gruppi maggiormente sottovalutati di sempre. La voce, la slide e le inimitabili canzoni di Lowell, la chitarra di Paul Barrère, le tastiere senza limiti di Bill Payne ed una delle migliori sezioni ritmiche di tutti i tempi, cioè Richie Hayward alla batteria (R.I.P.)  Kenny Gradney al basso e Sam Clayton alle percussioni, sono stati, almeno fino alla prematura scomparsa di Lowell, quanto di meglio si potesse ascoltare, sempre se il vostro approccio alla musica fosse stato scevro da pregiudizi e/o chiusure mentali di qualsiasi tipo.

Little_Feat_-_Electrif_Lycanthrope-front-600x600 Copertina del vecchio bootleg

Tra i miei ricordi musicali più vividi c’è il momento in cui, a bordo di una Fiat 127 blu con un buon impianto stereo, ascoltavamo a manetta Waiting For Columbus appena uscito, posteggiati ai giardini della mia cittadina e spesso sloggiati dalle Gafe (i vigili urbani, in stretto slang vogherese) per il troppo baccano. Con l’aiuto di qualche blando tonificante, fu davvero una esperienza trascendentale ed indimenticabile, proprio per la massima energia, l’indiscutibile perizia tecnica dei musicisti (non dimentichiamoci la sezione fiati della Tower Of Power) e l’ironia, le storie e le battute contenute nei testi del Dottore del R&R. Il cambio di velocità in Tripe Face Boogie ci strappava letteralmente dai sedili, scagliandoci in mondi fantastici, più di qualsiasi additivo chimico-organico, anche di buona qualità…

little feat electrif ultrasonic

Come non ricordare personaggi come Juanita, la piccola tossica sexy, Monte 3 Carte, il camionista impasticcato di Willin’ (capolavoro!), Billy il Guercio e tutti gli altri tipi helzapoppiani, che si ritrovavano allo Spanish Moon, a Sausalito, in Bourbon Street o alla stazione merci di New Delhi…quanta bella roba e che tiro…(imprecazione/omissis)…

little feat 1

Beh, splendidi ricordi a parte, questo concerto del ’74, registrato piuttosto bene all’Ultrasonic Studio di New York e tramesso dalla WLIR  radio, riguarda il periodo intermedio della formazione suddetta, con brani tratti dai 4 album già realizzati, cioè da Sailing Shoes fino a Feats Don’t Fail Me Now.  Credo che questo sia un documento importante e consigliatissimo, con almeno lo stesso valore dei dischi in studio, e che dimostri (se ce ne fosse bisogno, ma non è questo il caso) la superba forza LIVE di questa band, riportandoci al periodo d’oro della musica rock, alla sua essenza stessa e ad una delle sue migliori espressioni in fatto di collettivo di musicisti.

little feat 2

Inoltre in questo concerto, nel classico e grandioso medley costituito da Cold, Cold, Cold/Dixie Chicken/Tripe Face Boogie troviamo, solo abbozzati e non sviluppati appieno come in Columbus, certi arrangiamenti un poco arditi e chiaramente ispirati alla Fusion di quel periodo (Miles, Weather Report ecc.). Questa forma musicale derivante dal jazz, fu molto amata da Bill Payne e soci, cosa che creò contrasti interni con Lowell, molto più legato al Blues e al Roots. Vanno anche citate una eccellente versione di Willin’ dalle perfette armonie vocali (ed un piccolo scherzetto) https://www.youtube.com/watch?v=yze10kM1fyI  l’iniziale Rock & Roll Doctor https://www.youtube.com/watch?v=O3Ev0Hht01o , eseguita con un groove degno della migliore Black Music ed una grande versione di On Your Way Down, del Maestro Allen Toussaint https://www.youtube.com/watch?v=PqGatDm-Nqg .

Altri tempi ed altra classe amici, ed uno dei più grandi artisti del R&R a tutto tondo, che ci avrebbe sicuramente regalato altre perle, se solo avesse rallentato un poco. Di Highlanders come Keith ne nascono pochissimi, ma il valore dell’eredità musicale lasciataci da Lowell George è molto importante ed attualissimo.

Quindi mi sembra giusto ricordarlo, condividendo con voi le parole a lui dedicate dai suoi compagni di viaggio e di musica. Parole che ora valgono anche per Richie Hayward, scomparso nel 2010, dopo una lunga lotta contro un male incurabile. Necessitava di un trapianto ma, malgrado il crowdfunding messo in piedi dalla band, altri famosi musicisti ed amici, i soldi non sono arrivati in tempo: e gli USA sarebbero un paese da cui prendere esempio? e la mutua??  la legge Bacchelli???  no comment, fratelli. Meglio lasciarci con questi versi, sinceri e commoventi:

Hey old friend, it’s been such a long time

Since I saw your smilin’ face pressed against my window pane

Though it’s the middle of the night

And we were racin’ the light of the mornin’

All those new thoughts dawnin’

About the wrong and the right

We spent our money so fine

The girls were standing in line

Every other night

Was always the same Paradise without any shame

We’d stay up all night

Tryin’ to find just the right rhymes

And we were fightin’ the good fight

Hangin’ on to the good times

Jimmy Ragazzon

P.S.

little feat today

Comunque i Feat sono ancora in forma ed attivi: ogni anno tengono una specie di convention per amici, fans e chiunque voglia partecipare e addirittura suonare con loro in Jamaica, e dove sennò.

Il prossimo anno, il Ramble On The Island, sarà sulla spiaggia di Negril, dal 4 all’8 marzo, con tutte le info nel loro sito:  littlefeat.net…se solo avessi due lirette in più…

Altri Dischi Dal Vivo, Sempre Quasi Ufficiali! The Band, Stephen Stills, David Crosby, Bonnie Raitt and Lowell George, Ry Cooder, James Taylor, Tom Waits, Santana, Gram Parsons, Janis Joplin

the band palladium circles the band carter barrom

Dopo il numero speciale dedicato al triplo di Bruce Springsteen vediamo gli altri titoli più interessanti, diciamo quasi ufficiali, usciti o di prossima uscita, in questo periodo. Non vi indico le date in quanto trattandosi di etichette “ballerine” non sempre sono molto attendibili, la qualità sonora è spesso e volentieri molto buona ed il contenuto pure, trattandosi quasi sempre di broadcast radiofonici. Non dimentichiamo che i potenziali acquirenti di questi prodotti sono appassionati che il più delle volte posseggono l’opera omnia degli artisti interessati e quindi certamente non danneggiano le case discografiche e gli artisti stessi, al limite quelli che ne beneficiamo sono i misteriosi personaggi alle spalle di queste operazioni. Comunque visto che si tratta di buona musica, ed in questo Blog è quello che ce interessa, procediamo con la disamina, partendo da ben due titoli dedicati alla Band.

The Band – Palladium Circles: The Classic NYC Broadcast 1976 – Iconography

The Band Carter Barron Amphitheater, Washington DC, July 17th 1976 – Keyhole

Entrambi i concerti provengono più o meno dallo stesso periodo, gli ultimi mesi di vita del gruppo di Robbie Robertson, Levon Helm, Rick Danko, Garth Hudson Richard Manuel, un paio di mesi prima della registrazione del “mitico” The Last Waltz, e il repertorio delle serate, pur presentando parecchi punti in comune è differente nei due CD, oltre che nelle esecuzioni, quindi niente timore, non si tratta di duplicati dello stesso concerto (come può capitare in questo materiale di dubbia provenienza, dove la “fregatura” potrebbe essere proprio nel fatto che, in alcuni casi, sono gli stessi concerti, sia pure con titoli diversi, ma non è questo il caso). Questo il contenuto dei due concerti:

Palladium, New York City https://www.youtube.com/watch?v=cNk2G8SxzaA

1. Ophelia
2. The Shape I’m In
3. It Makes No Difference
4. The Weight
5. King Harvest
6. Twilight
7. The Night They Drove Old Dixie Down
8. Across The Great Divide
9. Stage Fright
10. Acadian Driftwood
11. The Genetic Method
12. Chest Fever
13. This Wheel’s On Fire
14. Don’t Do It
15. Up On Cripple Creek
16. Life Is A Carnival
17. W.S. Walcott Medicine Show

Carter Barron, Washington DC https://www.youtube.com/watch?v=qNNSYrMix8k

1. Don’t Do It
2. The Shape I’m In
3. It Makes No Difference
4. The Weight
5. King Harvest (Has Surely Come)
6. Twilight
7. Ophelia
8. Tears Of Rage
9. Forbidden Fruit
10. This Wheel’s On Fire
11. The Night They Drove Old Dixie Down
12. The Genetic Method
13. Chest Fever
14. Up On Cripple Creek
15. The W.S. Walcott Medicine Show

stephen stills bread & roses festival

Stephen Stills- Bread And Roses Festival 04-09-1978 – Klondike

Si tratta di una rara apparizione acustica al Festival benefico organizzato da Mimi Farina, la sorella di Joan Baez, e tenuto al Greek Theater di Berkeley https://www.youtube.com/watch?v=78DMXbhsuUk . Da Thoroughfare Gap, che era il non proprio fantastico disco uscito in quel periodo, per fortuna ci sono solo due brani:

1. Love The One You’re With
2. Not Fade Away
3. One Moment At A Time
4. Everybody’s Talkin’
5. 4+20
6. Colorado
7. Take Me Back To Ohio Valley
8. Jesus Gave Love Away For Free
9. Fallen Eagle
10. Old Man Trouble
11. Thoroughfare Gap
12. Medley: Crossroads/You Can’t Catch Me
13. 49 Bye Byes/For What It’s Worth

david crsoby towering inferno 1989

David Crosby – Towering Inferno: The 1989 Broadcast – Gossip

Molto buono anche questo concerto di Crosby, tenuto al Tower Theatre di Philadelphia l’8 aprile del 1989. Accompagnato da una ottima band: Michael Finnigan (keyboards), Dan Dugmore (guitar), Jody Cortez (drums), e Davey Faragher (bass/vocals), questa è la tracklist della serata:

1. Tracks In The Dust
2. Guinnevere
3. Dreams
4. Drive My Car
5. Lady Of The Harbour
6. Deja Vu
7. Wooden Ships
8. Almost Cut My Hair https://www.youtube.com/watch?v=eec9hE-WZ0k
9. Long Time Gone

bonnie raiit lowell george ultrasonic studios 1972

Bonnie Raitt And Lowell George – Ultrasonic Studios 1972 – Iconography

Questa è una vera chicca, una session agli studi Ultrasonic di NYC nel 1972, con Bonnie Raitt accompagnata alla chitarra da Lowell George, che alla richiesta del presentatore della serata di eseguire Willin’ propone una nuovissima per l’epoca (siamo ancora negli anni della guerra del Vietnam) A Apolitical Blues. Ospite della serata anche John Hammond e Freebo al basso. Questa la sequenza dei brani:

https://www.youtube.com/watch?v=1GALqVg3biE

1. Intro
2. Love Me Like A Man
3. Under The Falling Sky
4. Love Has No Pride
5. Going Down To Louisiana
6. Can’t Find My Way Home
7. Big Road Blues
8. You Got To Know How
9. Apolitical Blues
10. Riding In The Moonlight
11. As The Years Go By
12. All Night Long
13. I Can’t Be Satisfied
14. The Sky Is Crying
15. Honest I Do
16. It’s Too Late

ry cooder broadcast from the plant 1974

Ry Cooder – Broadcast From The Plant: 1974 Record Plant, Sausalito, CA – All Access

Altro eccellente reperto d’epoca, Ry Cooder ai celeberrimi Record Plant Studios di Sausalito, con Russ Titelman al basso e Jim Keltner alla batteria, più Milt Holland – percussion, drums Bobby King – backing vocals Gene Mumford – backing vocals Cliff Givens – backing vocals, in promozione radiofonica per l’album Paradise And Lunch, ci regala una delle migliori performances di una sfolgorante carriera (a dimostrazione che questi album spesso sono delle vere pepite d’oro, scovate negli archivi o riprese, migliorate, da vecchi bootleg). Grande repertorio:

1. Police Dog Blues
2. F.D.R. In Trinidad
3. If Walls Could Talk
4. Tamp ‘Em Up Solid
5. Ax Sweet Mama
6. Billy The Kid
7. Vigilante Man
8. How Can A Poor Man Stand Such Times And Live https://www.youtube.com/watch?v=i8mOF332uwQ
9. Tattler
10. Comin’ In On A Wing And A Prayer
11. Alimony
12. Teardrops Will Fall
13. I’m A Pilgrim

james taylor georgia on my mind live in atlanta 1981

James Taylor – Georgia On My Mind: Live In Atlanta 1981 – Iconography

Questo titolo in particolare è dato in uscita il 18 agosto: si tratta di un concerto di James Taylor non più nel periodo d’oro (i capelli cominciano ad andarsene) ma sempre una buona annata, 1981, non so il giorno esatto, Atlanta Civic Center, nel corso del tour promozionale per il disco Dad Loves Is Work, buono ma non esattamente eccelso, però il concerto è nobilitato anche dalla ottima band che accompagna James: Dan Dugmore e Waddy Wachtel alle chitarre, Leland Sklar basso, Don Grolnick tastiere, Rick Marotta batteria, David Lasley e Arnold McCuller, armonie vocali, più John David Souther che canta con James Taylor una fantastica versione di Her Town Too https://www.youtube.com/watch?v=CQR1In6lGCg , forse il brano migliore di quel disco. Il resto non è da meno:

1. How Sweet It Is
2. Stand And Fight
3. Up On The Roof
4. Fire And Rain
5. Steamroller
6. Daddy’s All Gone
7. Her Town Too
8. Mexico
9. Country Road
10. Money Machine
11. You’ve Got A Friend

tom waits a s mall affair in ohio

Tom Waits – A Small Affair In Ohio: FM Radio Broadcast, Live In Cleveland, 1977 – All Access

Altro notevole concerto, registrato il 25 ottobre del 1977 all’Agora Ballroom di Cleveland https://www.youtube.com/watch?v=UeHUZt6cwLU , per promuovere Foreign Affairs, ma come era spesso (ed è tuttora) vezzo di questi grandi artisti il grosso del repertorio della serata viene dal precedente Small Change:

1. Standing On The Corner
2. I Never Talk To Strangers
3. The One That Got Away
4. Depot, Depot
5. Jitterbug Boy
6. Step Right Up
7. Invitation To The Blues
8. Eggs & Sausage
9. Small Change
10. I Can’t Wait To Get Off Work

santana live at the ryanearson stadiumsantana live at the bootom line 1978

Santana – Live At The Rynearson Stadium, Ypsilanti MI 25TH May 1975 – Klondike

Santana – Live At The Bottom Line 1978: Radio Broadcast Recording – All Access

Un’altra accoppiata di concerti, questa volta relativi ai Santana, in entrambi i casi non siamo più nel periodo migliore della band del grande Carlos, ma soprattutto nel primo concerto, registrato nel 1975, l’anno dopo il grande Lotus, ci sono sprazzi della vecchia classe. Il nome della località è esotico ma siamo nel Michigan, nel concerto appare una rara Time Waits For No One https://www.youtube.com/watch?v=KBYbD62hOEY , un paio di brani da Borboletta, Soul Sacrifice dal primo album e i classici Black Magic Woman, Oye Como Va e Incident At Neshabur, canta tale Leon Patillo, Tom Coster, tastiere, Leon Ndugu Chancler, batteria, David Brown, basso, Armando Peraza, percussioni:

01 – Black Magic Woman
02 – Gypsy Queen
03 – Oye Como Va
04 – Time Waits For No One
05 – Give And Take
06 – Incident At Neshabur
07 – Savor
08 – Soul Sacrifice

Tre anni dopo, al leggendario Bottom Line di New York, 16 ottobre 1978, il disco da promuovere è Moonflower e pure questa serata sembra riuscita:

1. Well Alright
2. Black Magic Woman/Gypsy Queen
3. Dance Sister Dance
4. Europa
5. Dealer/Spanish Rose
6. Incident At Neshabur
7. Batuka/No One To Depend On
8. One Chain
9. She’s Not There
https://www.youtube.com/watch?v=wvcjlmxTeG8

10. Open Invitation
11. Jungle Strut
12. Transcendence
13. Evil Ways

gram parson featuring emmylou harris live new york 1973

Gram Parsons – Live New York 1973 featuring Emmylou Harris 2 CD Nova Sales

Questo il contenuto:

  1. Cry One More Time
  2. Six Weeks on the Road
  3. Streets of Baltimore
  4. Drug Store Truck
  5. California Cottonfields
  6. Love Hurts
  7. That’s All It Took
  8. We’ll Sweep Out the Ashes
  9. The New Soft Shoe
  10. Big Mouth Blues
  11. A Song for You
  12. We’ll Sweep Out the Ashes in the Morning
  13. Cold Cold Heart
  14. Still Feeling Blue
  15. That’s All It Took
  16. Folsom Prison Blues
  17. How Can I Forget You / Cry One More Time
  18. Ain’t No Beatle, Ain’t No Rolling Stone
  19. Song for You

Difficile capire l’esatta provenienza, visto che in passato sia la Rhino che la Sierra hanno pubblicato materiale di quel periodo. comunque molto interessante.

janis joplin on television

Per concludere con un extra, questo Janis Joplin On Television è pubblicato dalla Immortal, quindi c’è sia in CD che in DVD. Poco più di mezz’ora la durata, ma come si rileva dal retro copertina sembra materiale interessante anche in questo caso:

https://www.youtube.com/watch?v=jXlP7PyaHdA

https://www.youtube.com/watch?v=AC1TNgAx4AI

janis joplin on television back cover

That’s all, prossima lista, uscite imminenti agosto e inizio settembre, oltre alle recensioni che mancano all’appello.

Bruno Conti

Cosa Troveremo Nell’Uovo Pasquale? Sicuramente Xtc – Skylarking (Corrected Polarity Edition) & Little Feat – Live In Holland 1976 (E Lista Record Store Day)

xtc skylarking corrected xtc skylarking

Le settimane pre e post pasquali (15 e 22 aprile) ci riservano, tra le tante, due uscite che faranno la gioia degli appassionati della buona musica. Partiamo con la prima:

XTC – Skylarking Corrected Polarity Edition – Ape/Panegiryc 15-04-2014

Nel 1986 dalla burrascosa unione tra il musicista e produttore americano Todd Rundgren e gli inglesi Xtc (che non si erano particolarmente amati, per usare un eufemismo) nacque quello che è giustamente considerato uno dei più bei dischi di Pop in Excelcis Deo della storia della nostra musica, Skylarking http://www.youtube.com/watch?v=TOQG0WtPhsc . Prima visto con sospetto dalla etichetta americana Geffen, che lo distribuiva sul mercato USA, e poi, sulla scia dell’inconsueto successo del brano Dear God http://www.youtube.com/watch?v=hk41Gbjljfo , aggiunto in tutta fretta (infatti la versione UK della Virgin, quella che ha anche il sottoscritto non lo riporta, in quanto la canzone era uscita solo su un 12″), arrivando a vendere oltre 250.000, il massimo successo commerciale della band di Andy Partridge e Colin Moulding.

Anche la copertina, forse per ovvi motivi, venne rifiutata e al posto del simpatico pube fiorito apparvero due fauni che se la zufolavano di gusto. Preceduta nel 2010 dalla edizione in vinile “corretta”, ora esce anche la nuova versione in CD, curata dal mastering engineer John Dent, con la polarità del suono riposizionata, qualsiasi cosa voglia dire, ma che da quello che ho inteso non è semplicemente l’inversione dei due canali dello stereo, bensì un più subdolo e difficile da rivelare difetto che faceva sì che il suono perdesse in presenza e brillantezza. Forse non se ne era mai accorto nessuno per decenni, musicisti inclusi e men che meno il vostro fidato estensore di Post, al quale il disco è sempre parso avere un suono della Madonna, ma non Dear God (ebbene sì, ho fatto la battuta). Nella nuova versione il controverso brano c’è e quindi penso che me lo ricomprerò:

1. Summer’s Cauldron
2. Grass
3. The Meeting Place
4. That’s Really Super, Supergirl
5. Ballet for a Rainy Day
6. 1000 Umbrellas
7. Season Cycle
8. Earn Enough for Us
9. Big Day
10. Another Satellite
11. Mermaid Smiled
12. The Man Who Sailed Around His Soul
13. Dear God
14. Dying
15. Sacrificial Bonfire

Questa è la lista sul sito della Ape, l’etichetta del gruppo, ma altre liste riportano 17 brani con Dying e Sacrificial Bonfire riportate una seconda volta alla fine del CD (forse le versioni del singolo dell’epoca?). Il tutto dovrebbe essere a mid-price.

little feat live in holland 1976

Little Feat – Live In Holland 1976 CD+DVD Eagle Rock 22-04-2014

Altra bella sorpresa, dopo il recente cofanetto Rad Gumbo – The Complete Warner Bros Years 1971-1990, fra un mesetto esce questo bel doppio dedicato sempre ai Little Feat. La copertina potrebbe essere provvisoria ma l’uscita è certa http://www.youtube.com/watch?v=lvelsr9vHhI . Si tratta della prima pubblicazione ufficiale del concerto europeo della grande band di Lowell George, tenutosi il 7 giugno del 1976 allo Sportpark di Geelen, nel corso del Pinkpop Festival avvenuto in quell’anno in terra olandese e debitamente mandato in onda ai tempi (non solo da quali radio e televisioni!). Il tutto era uscito già in edizione bootleg, sia audio

little feat pink pop bootleg

che video

little feat pink pop bootleg2

Ma ora esce finalmente in edizione ufficiale, anche se per i soliti misteriosi motivi (problemi tecnici?), il DVD avrà due brani in meno del CD. Comunque è sempre grasso che cola o se preferite un commento più composto, gran bella musica. E non dovrebbe costare molto!

Ci sono altre uscite interessanti nel prossimo mese di aprile (ma non per il Record Store Day, a parte per gli appassionati di vinile, come potete vedere nella lunga lista pubblicata dopo la fine del Post, pochi CD e DVD, qualche cassetta!), restate sintonizzati sul Blog e le scoprirete.

Alla prossima.

Bruno Conti

???, Side by Side Series (7” Vinyl)

The Allman Brothers, Selections from: Play All Night: Live at the Beacon Theatre 1992 (12” Vinyl)

Dave Alvin & Phil Alvin, Songs from Common Ground (12” Vinyl)

American Authors/The Mowglis, “In a Big Country”/”You Make My Dreams Come True” (7” Vinyl)

Albert Ammons, Boogie Woogie Stomp/Boogie Woogie Blues (12” Vinyl)

Anamanaguchi, Scott Pilgrim vs. the World (Original Movie Soundtrack) (12” Vinyl)

The Animals, The Animals EP (10” Vinyl)

Atmosphere, The Lake Nokomis Maxi Single (12” Vinyl)

Autumn Defense/Josh Rouse, Sentimental Lady/Trouble (7” Vinyl)

Joan Baez, Blessed Are (12” Vinyl)

Bastille, Of the Night Picture Disc (10” Vinyl)

Beauregarde, Testify (7” Vinyl)

Between the Buried and Me, Colors_Live

Big Mama Thornton, Sassy Mama (12” Vinyl)

David Bowie, 1984 Picture Disc (7” Vinyl)

Charles Bradley, I Hope You Find the Good Life (12” Vinyl)

Brian Jonestown Massacre, (12” Vinyl)

Broken Bells, Holdin on for Life (12” Vinyl)

Jake Bugg, Live at Silver Platters (CD) (12” Vinyl)

Built to Spill, Ultimate Alternative Wavers (12” Vinyl)

Cage the Elephant, Take It or Leave It (7” Vinyl)

Cancerous Growth, Cancer Causing Agents; A Cancerous Growth Discography (12” Vinyl)

Eric Carmen, Brand New Year/Starting Over (7” Vinyl)

Chiodos, R2Me2/Let Me Get You A Towel (7” Vinyl)

Chocolate Milk, Actions Speak Louder Than Words (12” Vinyl)

Christian Death, The Edward Colver Edition (7” Vinyl)

Eric Church, The Outsiders (12” Vinyl)

Chvrches, Recover EP (12” Vinyl)

Circa Survive/Sunny Day Real Estate, Split (7” Vinyl)

The Civil Wars, Live at Eddie’s Attic (12” Vinyl)

Clutch/Lionize, Split (7” Vinyl)

Sam Cooke, Ain’t That Good News (12” Vinyl)

Creedence Clearwater Revivial, The 1969 Singles (10” Vinyl)

Cults, Upstairs at United (12” Vinyl)

The Cute/Dinosaur Jr., Side by Side Series (7” Vinyl)

Cut Copy, In the Arms of Love/Like Any Other Day (10” Vinyl)

Dave Matthews Band, Live Trax Vol. 4

Dawes/Conor Oberst, Split (7” Vinyl)

Death Cab for Cutie feat. Magik*Magik Orchestra, Live 2012

Deer Tick, Eel Bowel (7” Vinyl)

Deerhoof & Ceramic Dog, Split (7” Vinyl)

Devo, Butch Devo and the Sundance Gig (12” Picture Disc)

Devo, Live at Max’s Kansas City (12” Vinyl)

Devo/The Flaming Lips, Side by Side Series (7” Vinyl)

Die Kreuzen, Cows and Beers (7” Vinyl)

Disclosure, Apollo (12” Vinyl) (CD)

The Doors, Weird Scenes Inside the Goldmine

Dream Theater, Illuminastion Theory (12” Vinyl)

The Dresden Dolls, The Dresden Dolls

Drive-By Truckers, The Dragon Pants (10” Vinyl)

Steve Earle, Townes: The Basics (12” Vinyl)

The Everly Brothers, Roots

The Everly Brothers, (12” Vinyl)

Fishbone, Fishbone (12” Vinyl)

The Flaming Lips, 7 Skies H3 (12” Vinyl)

Fleetwood Mac, Dragonfly/The Purple Dancer (7” Vinyl)

Foals, Live at Royal Albert Hall (12” Vinyl)

Darq E Freaker, Ironside (12” Vinyl)

Frightened Rabbit, Live from Criminal Records (12” Vinyl)

Jerry Garcia, Garcia

Genesis, From Genesis to Revelation (12” Vinyl)

The Glitch Mob, Drink the Sea/We Can Make The…

Gram Parsons, 180 Grams: Alternate Takes from GP and Grievous Angel

Grateful Dead, Live at Hampton Coliseum

Green Day, Demolicious (Cassette) (CD) (12” Vinyl)

Norman Greenbaum, Spirit in the Sky (12” Vinyl)

Haim, Forever (12” Vinyl)

Grant Hart, Every Everything/Something Something (12” Vinyl)

Oliver Hart, The Many Faces of Oliver Hart Or: How Eye One The Write Too Think

Donny Hathaway, Live at the Bitter End 1971

Mayer Hawthorne/Shintaro Sakamoto, Wine Glass Woman/In A Phantom (7” Vinyl)

Husker Du, Candy Apple Grey (12” Vinyl)

Ice T, Greatest Hits (12” Vinyl)

Chuck Inglish & Action Bronson, Gametime (7” Vinyl)

Chuck Inglish & Chance The Rapper, Glame (7” Vinyl)

Chuck Inglish & Chromeo, Legs (7” Vinyl)

Chuck Inglish, Mac Miller & Ab-Soul, Easily (7” Vinyl)

J Spaceman & Kid Millions, Live at La Poisson Lounge (12” Vinyl)

Jay Z/Linkin Park, Collision Course (12” Vinyl)

Joan Jett and the Blackhearts, Glorious Results of a Misspent Youth (12” Vinyl)

The Jon Spencer Blues Explosion, She’s On It/Jack the Ripper (12” Vinyl)

Joy Division, An Ideal for Living (12” Vinyl)

The Julie Ruin, Brightside/In the Picture (7” Vinyl)

Stephen John Kalinich, A World of Peace Must Come

Karma to Burn, Karma to Burn (12” Vinyl)

Katatonia, Kocytean (12” Vinyl)

Jorma Kaukonen, Quah (12” Vinyl)

Kings of Leon, Wait for Me (7” Vinyl)

Lake Street Dive, What I’m Doing Here/Wedding Band (7” Vinyl)

Ray LaMontagne, Supernova (7” Vinyl)

Langhorne Slim & The Law, Animal (7” Vinyl)

The Last Internationale, Life, Liberty and the Pursuit of Indian Blood (7” Vinyl)

Hamilton Leithauser, Alexandria B/W In the Shadows (7” Vinyl)

Meade “Lux” Lewis, (12” Vinyl)

The Litter, Action Woman/A Legal Matter (7” Vinyl)

Little Dragon, Klapp Klapp

Charles Lloyd, Lie at Slug’s in the Far East (12” Vinyl)

Machine Head, A New Machine (10” Vinyl)

Man Man, The Man in Turban with Blue Face (12” Vinyl)

Mastodon, Live at Brixton (12” Vinyl)

Jim McCarthy (of The Yardbirds), Frontman (12” Vinyl)

MKTO, Classic (7” Vinyl)

Wes Montgomery & The Montgomery-Johnson String Quintet, Wes Montgomery & The Montgomery-Johnson Quintet (10” Vinyl)

Wes Montgomery & The Montgomery-Johnson String Quintet, Live at the Turf Club (10” Vinyl)

Motorhead, Aftershock (12” Vinyl)

Mudhoney, On Top (12” Vinyl)

Mark Mulcahy, Fathering (12” Vinyl)

Randy Newman, Randy Newman (12” Vinyl)

Nirvana, (7” Vinyl)

The Notorious B.I.G, Life After Death

The Notwist, Run Run Run (10” Vinyl)

Oasis, Supersonic (12” Vinyl)

Conor Oberst, Hundreds of Waves/Fast Friends (7” Vinyl)

Of Montreal, Jigsaw Puzzle (7” Vinyl)

Of Montreal, Satanic Panic: 10th Anniversary

Off!, Learn to Obey (7” Vinyl)

William Onyeabor, What?! (12” Vinyl)

Opeth, Watershed

The Orwells, The Righteous One (12” Vinyl)

Ozric Tentacles, Sploosh! (12” Vinyl)

Jimmy Page & The Black Crowes, Live at the Greek

Paramore, Ain’t It Fun (12” Vinyl)

Dolly Parton, Blue Smoke (7” Vinyl)

Katy Perry, Prism Picture Disc

Pinback, Pinback (12” Vinyl)

Pissed Jeans, The Very Best of Sub Pop (10” Vinyl)

The Pogues, Live with Joe Strummer

Poison Idea/Pantera, Side by Side Series (7” Vinyl)

Pussy Galore, Pussy Gold 5000 (12” Vinyl)

Quantic, You Will Return (7” Vinyl)

Ramblin’ Jack Elliott, Jack Elliott (12” Vinyl)

The Ramones, Meltdown with The Ramones (10” Vinyl)

Otis Redding, Pain in My Heart (12” Vinyl)

Alexander Robotnick, Vintage Robotnick (12” Vinyl)

Rockabye Baby!, Rockabye Baby! Lullaby Renditions of David Bowie (12” Vinyl)

RPM Turntable Football, A Two Player Game Played at 33 1/3 RPM (12” Vinyl)

Bobby Rush, Upstairs at United (12” Vinyl)

Skrillex, Recess (Cassette)

Slipknot, Vol. 3 (12” Vinyl)

Soundgarden, Superunknown: The Singles

Spanish Gold, Out on the Street (7” Vinyl)

Ronnie Spector & The E Street Band, Say Goodbye To Hollywood/Baby Please Don’t Go (7” Vinyl)

Regina Spektor, You’ve Got Time (7” Vinyl)

Bruce Springsteen, American Beauty (12” Vinyl)

The Standells, Dirty Water/Twitchin’ (7” Vinyl)

The Sunrays, Our Leader/Won’t You Tell Me (7” Vinyl)

Tame Impala, Live Versions (Vinyl)

Tears for Fears, Ready Boys & Girls (10” Vinyl)

The The, Giant Double A-Side (12” Vinyl)

Type O Negative, Slow, Deep and Hard (12” Vinyl)

Chad Vangaalen, I Want You Back (7” Vinyl)

Various Artists, The Space Project (12” Vinyl) (CD)

Various Artists, The Folk Box 50th Anniversary

Various Artists, Electroconvulsive Therapy Vol. 2 (12” Vinyl)

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Frank Zappa, (7” Vinyl)

Zedd, Find You: Turn Up Your Night Edition (12” Vinyl)

The Zombies, I Love You (12” Vinyl)

The Zombies, Odessey and Oracle (12” Vinyl)

Non Tutte Le “Zucche” Sono Vuote! The Gourds – All The Labor

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The Gourds – All The Labor – Soundtrack – High Plains Films – CD – DVD

Sebbene mi sforzi, non riesco a pensare a un album non riuscito tra gli undici pubblicati dai texani Gourds, in diciotto anni di carriera (dal 1996 a oggi). Cominciano subito col dire che questa band proviene da Austin, Texas (il che è già una garanzia) e hanno cominciato a fare musica dai primi anni ’90, diventando col tempo un gruppo perfettamente rodato nel cosiddetto country alternativo texano, dei veri e propri veterani della scena di Austin, da cui hanno imposto il proprio stile, un roots-rock poliedrico e festoso, nonostante le loro radici siano ancorate alla tradizione (si sono ispirati a personaggi come Doug Sahm e Lowell George). Il nucleo del gruppo è formato da Kevin Russell, Max Johnston, Keith Langford (omonimo del cestista dell’Olimpia Milano), Claude Bernard e Jimmy Smith, hanno esordito con periodici lavori tra cui vi ricordo Dem’s Good Beeble (96), Stadium Blitzer (98), Ghosts Of Hallelujah (99)e Bolsa De Agua (00) dedicato al citato Doug Sahm, disco che include melodie con fisarmoniche e violini che sanno di tex-mex, e che naturalmente risentono del vicino confine messicano. Nella seconda decade le “zucche” sono ripartite con Cow Fish Fowl Or Pig (02), Blood Of the ram (04), Heavy Ornamentals (06), Noble Creatures (07), l’ottimo Haymaker (09) e l’ultimo lavoro in studio Old Mad Joy (11), un disco di transizione (con una copertina improponibile).

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Questo All The Labor, stranamente, è il primo disco dal vivo di questa formazione, ed è il risultato di un film musicale (finanziato con il sistema della Kickstarter Campaign http://www.youtube.com/watch?v=tl9STjTJOGU) girato in più date nel corso del tour svoltosi fra il 2011 e 2012, con diciotto brani catturati a formare una perfetta colonna sonora, che vuole anche essere un bilancio della carriera. Ho sempre pensato che certe formazioni rendano al meglio nei concerti dal vivo, ed è questo il caso dei Gourds, quando la musica ruspante, e la contagiosa energia e il piacere della band di fare rock, si tramuta in versioni irresistibili di brani del primo periodo come Gangsta Lean, Pint Tar Ramparts, Jesus Christ With Signs Following, Maria, Plaid Coat, e brani del repertorio più recente (estratti da Old Mad Joy), quali Peppermint City, Melchert, Eyes Of A Child, Your Benefit, per chiudere in gloria con l’inedito All The Labor.

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“La grande bellezza” (citazione di moda in questo periodo) di questo documentario http://www.youtube.com/watch?v=x2fao5BSVzk , si manifesta nei ritmi sostenuti di Keith Langford, negli accenti cajun della fisarmonica di Claude Bernard, del banjo e violino di Max Johnston e soprattutto nella voce e nel mandolino di Kevin “Shinyribs” Russell, (il leader riconosciuto della band), senza tralasciare le chitarre elettriche, e dove la varietà del suono, in diverse forme, rappresenta il loro punto di forza. Dischi così fanno bene alla salute, non resta che pagare lo scontrino del CD o DVD, sedersi sulla poltrona, premere il tasto play del lettore, e scoprire che il divertimento è appena cominciato.

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NDT: Kevin Russell sotto lo pseudonimo di Shinyribs ha inciso due interessanti lavori solisti, Well After Awhile (2010) e Gulf Coast Museum (2013):  nel primo si trova una cover del classico A Change Gonna Come del grande Sam Cooke, in versione acustica con ukulele e mandolino.

Tino Montanari

*NDB. Last but not least, il nome dei Lowlands di Ed Abbiati viene dal titolo di una canzone dei Gourds.

Semplicemente Una Delle Più Grandi Band Di Sempre! Little Feat – Rad Gumbo: The Complete Warner Bros. Years 71-90

little feat rad gumbo

*NDB Torna il supplemento della Domenica Del Disco Club, dischi, gruppi e musicisti che hanno fatto la storia del Rock (e altro). Se il Blog fa giudizio, nei giorni festivi periodicamente c’è sempre spazio per questa rubrica: la parola a Marco!

Little Feat – Rad Gumbo: The Complete Warner Bros. Years 71-90 – Rhino/Warner 13 CD Box Set in uscita il 25-02-2014

Tra le mode discografiche degli ultimi tempi, una delle più apprezzate è la riproposizione delle discografie complete (o quasi) di gruppi o solisti che hanno fatto la storia della nostra musica, in piccoli box comodi e pratici, con tutti gli album in formato mini-LP, ad un prezzo il più delle volte contenuto (basti pensare al recente cofanetto dedicato a Ry Cooder): l’ultimo in ordine di tempo ad essere preso in esame è il periodo Warner, cioè il migliore, di uno dei gruppi americani cardine degli anni settanta, i Little Feat.

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Se leggete abitualmente questo blog sapete già di chi stiamo parlando, ma per quei pochi che ancora non li conoscono, questo box di 13 CD, che raccoglie tutta la discografia degli anni settanta più i premi due album della reunion di fine anni ottanta (ed una chicca che vedremo), è assolutamente indispensabile per colmare una grave lacuna nella propria discoteca personale.

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Formatisi nel 1969 a Los Angeles su iniziativa del geniale cantante e chitarrista Lowell George (già membro delle Mothers Of Invention di Frank Zappa, che aveva intuito prima di tutti il suo talento) e del tastierista Bill Payne, i Little Feat (che pare prendessero il nome dalla dimensione dei piedi di George) furono probabilmente il primo gruppo di Americana della storia (insieme a The Band, che però aveva una dimensione più rock) in quanto la loro musica fondeva mirabilmente rock, blues, errebi, country, funk, southern rock, boogie, marcate influenze di New Orleans ed in un secondo tempo perfino jazz e fusion.

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Lowell George era la vera punta di diamante del gruppo, un songwriter geniale ed anche ottimo chitarrista (purtroppo incostante e con brutte abitudini – leggi droghe ed alimentazione non proprio bilanciata – che lo porteranno ad una morte prematura), ma anche Payne era (è) un pianista della Madonna, ed i restanti membri del gruppo (Sam Clayton, Roy Estrada, sostituito dopo pochi anni da Kenny Gradney, Richie Hayward e Paul Barrere) un treno in corsa che in quegli anni aveva pochi rivali come backing band (Jimmy Page, non un pivello qualsiasi, dichiarò che i Feat erano il suo gruppo americano preferito).

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E’ quindi un piacere immenso ripercorrere l’epopea della band californiana, dall’esordio del 1971 Little Feat, un disco ancora un po’ acerbo e parzialmente influenzato dal blues, ma con un futuro classico come Truck Stop Girl ed una prima versione simil-demo del loro capolavoro, Willin’ (e Ry Cooder in session), ai due album seguenti, gli imperdibili Sailin’ Shoes e Dixie Chicken, due dischi da cinque stelle che hanno imposto i Feat come una delle realtà più brillanti del periodo: brani come Tripe Face Boogie, A Apolitical Blues, Cold Cold Cold, Teenage Nervous Breakdown, la stupenda Dixie Chicken, un brano così “New Orleans” che sembra impossibile sia stato scritto da un californiano, Fat Man In The Bathtub, Roll Um Easy e la meravigliosa Willin’, in assoluto una delle più belle canzoni della decade (e non solo).

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In più, comincia con questi due album l’iconica serie di artwork ad opera di Neon Park, tra il surreale e l’umoristico, che diventerà un punto fermo della discografia della band; Feats Don’t Fail Me Now, del 1974, ha la sfortuna di venire dopo due capolavori come i due album precedenti, ma è comunque un signor disco, con una prima facciata quasi perfetta (Rock & Roll Doctor, Oh Atlanta, Skin It Back, Down The Road  e Spanish Moon) e con Emmylou Harris e Bonnie Raitt ospiti.

A questo punto della carriera comincia la fase discendente: George inizia ad avere seri problemi fisici e si disinteressa sempre di più delle sorti del gruppo (terrà il meglio per sé stesso, pubblicandolo poi nell’ottimo album solista Thanks I’ll Eat It Here), mentre il resto della band, con Payne in testa, pretende di avere più spazio ed introduce nel suono elementi jazzati e quasi fusion.

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Si sa che nelle band la democrazia ha sempre funzionato poco (basti pensare all’ultimo album dei Creedence, Mardi Gras, o ai brani dei Grateful Dead non scritti da Jerry Garcia), ed i due lavori che i Feat pubblicano in questo periodo, The Last Record Album e Time Loves A Hero, sono i meno interessanti della loro discografia: si salvano chiaramente i (pochi) brani a firma di George (specialmente Rocket In My Pocket) ed una splendida versione di New Delhi Freight Train di Terry Allen.

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Dal vivo però il sestetto continua ad essere una formidabile macchina da guerra, come testimonia il fantastico live del 1978 Waiting For Columbus (l’unico doppio CD presente in questo box), un album imperdibile nel quale tutti i classici del gruppo vengono proposti nella loro versione definitiva, un momento di ispirazione generale che ha pochi eguali nella storia della musica (personalmente è nella mia Top 3 dei dischi live anni 70, subito dopo il Live At Fillmore East degli Allman e Rock And Roll Animal di Lou Reed, con Made In Japan dei Deep Purple a fungere da disturbatore).

Little_Feat_-_Down_on_the_Farm

Le condizioni di salute di George sono però sempre più critiche, e la situazione precipiterà durante le sessions per Down On The Farm, quando il talentuoso musicista viene trovato morto per un attacco di cuore (causato da anni di stravizi): il resto della band porterà a termine da sola il disco (che per ironia della sorte è meglio dei due precedenti lavori di studio) per poi annunciare lo scioglimento.

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Ma la storia non finisce qui: nel 1981 esce Hoy Hoy!, una collezione di brani live inediti e di demos ed outtakes di studio (un ottimo disco, in quanto c’è dentro parecchio Lowell George) e, nel 1988, la reunion a sorpresa dei membri originali, con l’aggiunta del chitarrista Fred Tackett e, al posto di George, di Craig Fuller, ex membro dei Pure Prairie League.

Little_Feat_-_Let_It_Roll Little_Feat_-_Representing_the_Mambo

I primi due album della nuova formazione sono anche gli ultimi (o quasi) di questo box: Let It Roll è un buon disco, suonato alla grande (i Feat sono sempre dei grandi musicisti), anche se si sente la mancanza del genio di George, mentre Representing The Mambo è più riuscito, grazie soprattutto ad una serie di canzoni di qualità superiore.

La carriera dei Little Feat proseguirà fino ad oggi, tra dischi buoni, un paio ottimi (Ain’t Had Enough Fun e Join The Band, sorta di auto-tributo con grandi ospiti) ed altri più ordinari, l’uscita di Fuller e l’ingresso (e poi uscita) della vocalist Shaun Murphy e, purtroppo, la perdita recente (nel 2010) di Hayward, andato a far compagnia a George a causa di un cancro al fegato.

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Il box in questione non prende in considerazione questi album, in quanto usciti per altre etichette, ma ha in serbo un’ultima sorpresa: un CD intitolato Outtakes From Hotcakes, pieno di inediti in studio e live del loro periodo d’oro, una vera leccornia finora disponibile soltanto all’interno del box di quattro CD Hotcakes And Outtakes, uscito nel 2000.

Motivo in più, insieme al costo non elevato, per accaparrarsi questo cofanettino: dentro c’è musica tra la migliore degli ultimi quarant’anni.

Marco Verdi