Uno Stevie Ray Vaughan D’Annata! Live At The Spectrum, Philadelphia 23rd May 1988

stevie ray vaughan spectrum philadelphia

Stevie Ray Vaughan – Spectrum, Philadelphia 23rd May 1988 Echoes

Nel 1988 Stevie Ray Vaughan, inconscio di tutto ciò, si avvicinava a grandi passi agli ultimi anni della sua breve vita (sarebbe scomparso, all’età di 35 anni, nel tragico incidente di elicottero del 27 agosto 1990 a East Troy, nel Wisconsin), ma nello stesso tempo, per la prima volta da lunga pezza, era libero dai fantasmi della tossicodipendenza, o almeno così si diceva e si legge nelle sue biografie. Però chi vi scrive si ricorda di essere stato presente ad una delle due date milanesi che SRV tenne al Palatrussardi di Milano nel luglio di quell’anno, ed in particolare, il 7, la serata in cui si esibì insieme a Pogues e Los Lobos. Ora, forse, la memoria mi inganna, sono passati 27 anni, ma non mi pare di ricordare un concerto memorabile, al di là della solita acustica orrida del palazzetto milanese, quella che doveva essere una serata eccezionale per la presenza contemporanea di tre grandi formazioni, alla fine non fu tale. O così ricordo io: Shane MacGowan era l’ombra di sé stesso e anche il musicista texano non fece un set fantastico (altri ricordano diversamente), forse penalizzati dall’acustica pessima e per il tempo ridotto, Los Lobos esclusi, nessuno mi parve all’altezza della propria fama.

Il buon Stevie, dopo la partenza fulminante con Texas Flood, e prima ancora con la esibizione al Festival di Montreux del 1982, dove venne peraltro contestato da alcuni dementi fondamentalisti del jazz festivaliero (ma il filmato in rete e il doppio CD con le due esibizioni dell’82 e dell’85, raccontano una storia diversa) e testimoniano di un musicista in forma strepitosa, poi replicata nel Rockpalast alla rocca di Lorelei dell’agosto del 1984, in una epoca in cui internet era ancora solo un’idea, l’esibizione venne mandata in Eurovisione, anche in Italia su Rai Tre, e permise a chi era rimasto folgorato dal suo primo album, da poco replicato con l’eccellente Couldn’t Stand The Weather, di godere la presenza scenica e sonora di questo “Zorro” della chitarra, un musicista fantastico che convogliava nella sua persona lo spirito di Jimi Hendrix, e di molti altri “eroi” della chitarra, bianchi e neri, che lo avevano preceduto. Non c’è né il tempo né lo spazio in questa breve recensione per ricordarlo, ma probabilmente Stevie Ray Vaughan è stato l’ultimo vero grande chitarrista della storia del rock, scomparso troppo presto, mentre avrebbe potuto dare ancora molto al mondo della musica. Comunque nel 1988, anno in cui viene registrato, e poi trasmesso nell’etere questo concerto radiofonico di Filadelfia, il nostro amico si sta preparando a registrare quello che sarà il suo ultimo album di studio, In Step, probabilmente il migliore della discografia insieme al primo, e regala ai fans accorsi allo Spectrum il 23 maggio del 1988, uno show nettamente superiore a quelli utilizzati per il doppio Live ufficiale Live Alive di due anni prima. La qualità del suono di questo CD è ottima, cruda ma bel delineata, così come il repertorio scelto per l’occasione: Vaughan, accompagnato dai fidi Double Trouble in versione quartetto, con Reese Wynans, Tommy Shannon e Chris Layton, sciorina, con nonchalance e classe immensa, undici brani di notevole spessore, che se non costituiscono un concerto completo, per le restrizioni di tempo applicate al broadcast radiofonico, cionondimeno rimangono un documento notevole del suo enorme talento di chitarrista.

Si parte con un medley di Dust My Blues che si riversa nell’inconfondibile riff di Love Struck Baby, per una versione fantastica, con Shannon che pompa sul basso come ne andasse della sua vita e Wynans e Layton travolgenti ai rispettivi strumenti, mentre Stevie strapazza la sua vecchia Fender e ne estrae citazioni di Johnny Be Goode e altre mirabilie del R&R e del blues. Look At Little Sister, il classico di Hank Ballard da Soul To Soul, è puro Rock’n’blues texano e anche You’ll Be Mine, dallo stesso album, è carica di una energia strabordante, poi veicolata nell’uno-due micidiale dell’accoppiata Mary Had A Little Lamb, dal repertorio di Buddy Guy e Texas Flood, entrambe in versioni dove le mani di SRV sembrano volare sul manico della sua chitarra; Superstition non raggiunge forse i vertici di quelle di Stevie Wonder e Jeff Beck, ma è sempre un bel sentire. Willie The Wimp è una rara esibizione dell’altrettanto raro singolo, scritto dall’amico di Austin Bill Carter, un rock verace e grintoso nella migliore tradizione texana, seguito da una vorticosa Cold Shot, con la sua ciondolante andatura, e poi dall’hendrixiana Couldn’t Stand The Weather, con i classici stop and go, e da una versione lunghissima, oltre i 9 minuti, di Life Without You, uno slow blues atmosferico e scintillante che anticipa la svolta dell’imminente In Step ed è seguita da una sontuosa Voodoo Chile (Slight Return) di mastro Jimi, solo Hendrix la faceva meglio. Grande concerto comunque, sarà anche un ex bootleg, ma che ci frega!

Bruno Conti

Musica Di “Peso”, Non Fate Caso Al Titolo Del CD! Matt Andersen – Weightless

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Matt Andersen – Weightless – High Romance/True North/Ird

A giudicare dal titolo e dalla piuma che svolazza senza peso, Weightless, sulla copertina del disco, uno non potrebbe neppure immaginare che siamo di fronte ad una “personcina” che ha più il peso e le dimensioni di un Popa Chubby. Ma il talento, in questo caso, non è inversamente proporzionale: ogni etto contiene talento a profusione! Presentato sullo sticker della copertina come vincitore dell’European Blues Award e dell’International Blues Challenge uno si aspetterebbe un disco sulla falsariga di un Duke Robillard, un Matt Schofield, un Johnny Lang. Ma in effetti, anche se il Blues è presente, sarebbe come dire che i Jethro Tull sono una band di heavy metal? Come dite? Ah, gli hanno dato un Grammy proprio per quello! Strano.

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Se dovessi definire lo stile di Matt Andersen. ottimo musicista canadese mi riferirei a gente come John Hiatt, il primo Joe Cocker, il Clapton influenzato da Delaney & Bonnie, la Band. Tutta musica buona: non per nulla il disco è stato prodotto dall’ex Blasters e Los Lobos, Steve Berlin, registrato ad Halifax, nella Nova Scotia canadese, i fiati (elemento integrante del sound) sono stati aggiunti ad Austin, Texas, mixato a Newbury Park, in California e masterizzato da Hank Williams (giuro, non III o Jr.!), in quel di Nashville, Tennessee, Se dovessi sintetizzare, gran bel disco, canzoni notevoli, splendida voce, ottimi musicisti. E qui, se volete, potete smettere di leggere, ma conoscendomi, sapete che non posso esimermi dall’elaborarne un po’ i contenuti, per cui vediamo cosa stiamo per ascoltare, anche se il consiglio sentito è di acquistare questo album https://www.youtube.com/watch?v=SqZtVvziHJA .

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Dodici brani, tutti firmati dallo stesso Matt Andersen, quasi sempre con diversi parolieri e musicisti, uno migliore dell’altro: oltre alla produzione di Berlin il CD si avvale anche del decisivo lavoro del chitarrista Paul Rigby (quello dei dischi di Neko Case). Questo è l’ottavo album di Andersen, già il precedente Coal Mining Blues, prodotto da Colin Linden, era un bel disco https://www.youtube.com/watch?v=unh4gbcanoI , ma in questo Weightless la qualità migliora ancora, prendete la canzone d’apertura, I Lost My Way, un brano che mescola il meglio di Steve Winwood, John Hiatt e Delbert McClinton, un filo di Joe Cocker, la chitarra lavoratissima di Rigby, una sezione fiati che aggiunge pepe al brano, le vocalist di supporto, guidate da Amy Helm, che donano una patina soul à la Band, un’aria rootsy-rock che ricorda anche le mid-tempo ballads del Marc Cohn più ispirato, tanto per non fare nomi https://www.youtube.com/watch?v=GC8jw0LM_z0 .

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My Last Day prosegue con questo groove rilassato ed avvolgente, anche le tastiere si fanno sentire, il cantato è sempre delizioso, una voce avvolgente che ti culla e ti scuote al contempo, sembra di essere in quel di Memphis per qualche session dei tempi che furono, una meraviglia https://www.youtube.com/watch?v=WKbht9nKFKI . Paul Rigby, ha un sound chitarristico inconsueto ma affascinante e tutti i musicisti sono al servizio delle canzoni e non viceversa, come ogni tanto accade. Anche So Easy, con una bella intro di chitarra acustica, ruota intorno alla voce espressiva di Andersen, qui ancora più suadente ed emozionante, e alla pedal steel incisiva di Rigby, che sorpresa, un cantante che sa esporre i suoi sentimenti attraverso la voce senza dovere urlare come un ossesso https://www.youtube.com/watch?v=tNEC6NVDRd4 . Per Weightless tornano i fiati e le voci femminili di supporto, il suono è tra la Band più soul e gli Stones di Honky Tonk Women, qui Matt lascia andare un po’ di più la voce e l’amico Mike Stevens aggiunge un gagliardo assolo di armonica. Alberta Gold è un’altra gioiosa ode ai grandi cantautori degli anni ’70, mossa e ritmata, con Rigby sempre magico alla chitarra https://www.youtube.com/watch?v=ek1-swOBYfY , Let’s Go To Bed viceversa è un gioiellino elettroacustico, molto intimista, “canadese” se vale come aggettivo, sempre con la voce sugli scudi e la chitarra che lavora di fino sullo sfondo.

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The Fight ha un attacco molto pettyano, acustica e organo in evidenza, Berlin al piano (?!), l’elettrica minacciosa subito in primo piano, ma il brano prende quota quando la voce e la chitarra acquistano grinta e stamina per un crescendo entusiasmante, bellissima canzone. Drift away, nuovamente dolce e tranquilla, potrebbe ricordare l’Hiatt più bucolico, ma è solo l’impressione di chi scrive, potete sostituire con chi volete, solo gente brava mi raccomando! Ottima anche Let You Down, dove un mandolino, le armonie vocali avvolgenti e il lavoro di fino del batterista Geoff Arsenault, potrebbero ricordare ancora la Band, ma anche il sound del primo album di Bruce Hornsby, esatto, così bello. Un po’ di country-rock-blues per City Of Dreams, una fantastica ballata tra soul e Cooder, Between The Lines, con la slide di Rigby perfetta, e la conclusione con l‘errebì rauco di What Will You Leave. Cosa volere di più?

Bruno Conti

Una Bella “Signora” Mexicana, E Pure Brava! Patricia Vonne – Rattle My Cage

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Patricia Vonne – Rattle My Cage – Bandolera Records

Tra i tantissimi personaggi di Sin City, il film noir di Robert Rodriguez, c’era pure lei, nel personaggio di Dallas, avvenente e misteriosa autista. La “topona”, al secolo risponde al nome di Patricia Vonne (una vaga somiglianza con la nostra Sabrina Salerno), ma lei non è altri che la sorella di Robert, che l’ha coinvolta in diverse sue avventure (vedi Desperado e  Four Rooms), anche se la grande passione di Patricia è la musica.

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Nata a San Antonio (città di confine tra Stati Uniti e Messico), da padre di origine messicana e madre spagnola, proviene da una famiglia numerosa (ben nove fra fratelli e sorelle), Patricia impara ad amare la musica, dalle canzoni folk latine, suonate dai genitori musicisti e dai dischi di buon rock dei fratelli. A 19 anni si trasferisce a New York per coltivare il sogno (di tanti) di lavorare nel mondo dello spettacolo (ballerina e modella), e nella “Grande Mela” si ferma per ben dieci anni prima di tornare ad Austin, Texas, e ritornare alle sue radici culturali e musicali e pubblicare il suo primo album omonimo Patricia Vonne (03) a cui negli anni seguiranno Guitars And Castanets (05), Firebird (07), Worth It (10), tutti con una musica tra country, rock e sonorità latine, con influenze che vanno dal flamenco al tex-mex e un cantato a cavallo tra inglese e spagnolo. Come detto, parallelamente a quella di cantante (si esibisce a fianco di artisti come Los Lobos, Tito & Tarantula, Chris Isaak, Alejandro Escovedo, Joe Ely e tanti altri http://www.youtube.com/watch?v=kbpc8Kw-_mA ), intraprende una carriera di attrice e una sua canzone Traeme Paz http://www.youtube.com/watch?v=mYkxLhYR9Gc , viene inclusa nella colonna sonora del film “C’era una volta in Messico” con la bella e brava Salma Hayek.

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Il “sound” di Rattle My Cage è tendenzialmente e curiosamente bilanciato fra roots-rock e influenze del tex-mex più aggressivo, supportato dalla sua fidata band composta dal marito Robert LaRoche (ex leader dei The Sighs) alle chitarre, Scott Garber al basso, Dony Wynn alla batteria, David Perales al violino e ospiti di valore, da Bukka Allen alla fisarmonica, a Ian McLagan e Michael Ramos alle tastiere, Johnny Reno al sax, assemblati dal produttore e ingegnere del suono Carl Thiel, per dieci tracce scritte con autori importanti come Alejandro Escovedo, Doyle Bramball, Rosie Flores, Alex Ruiz, Peter Kingsbery, Michael Martin e il fratello Robert Rodriguez.

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Il disco potrebbe essere diviso in due parti, la prima con un robusto rock elettrico a partire dalla title track Rattle My Cage http://www.youtube.com/watch?v=aliEtpnGoCI  (dove sembra di risentire i mai dimenticati Del Fuegos), una Dark Mile che si prenota per il prossimo film di Quentin Tarantino http://www.youtube.com/watch?v=BSQhrkjFJLA , a cui segue Ravage Your Heart che tiene alta la tensione http://www.youtube.com/watch?v=dkRlj-XGkM8 , mentre Que Maravilla è cantata in spagnolo, per poi passare a una This Cat’s In The Doghouse che non ha niente a che fare con quanto ascoltato finora, un disimpegnato rock and roll elettrico con una robusta sezione fiati. La seconda parte, introdotta dalla ballata pianistica Bitter Need  (dove vengono evocate Fiona Apple e Regina Spektor), è fortemente influenzata da canzoni latine a partire dal flamenco di Dulce Refugio, il boogie tex-mex di Paris Trance e un brano come Tequiloros fortemente di tradizione messicana, e chiudere con lo strumentale Mexicali De Chispa, scritta con il fratello Robert, che riporta alla mente le atmosfere classiche alla “spaghetti western”.

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Patricia Vonne Rodriguez (per chi scrive) è una cantautrice assolutamente intrigante, ha una voce grintosa, molto personale (e compone da sola o in coppia tutti i brani dell’album in questione), canta molto bene e la musica che propone viene identificata generalmente come energico roots-rock, ma l’influenza dei suoni che provengono dal “border” (tex-mex e flamenco) e il cantato che si alterna tra inglese e spagnolo, sprigiona indubbiamente un certo fascino.

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Giusto per capirci: se amate la musica di Joe Ely, Los Lobos, Tito & Tarantula con i quali Pat ha diviso spesso il palco, se amate il cinema di Rodriguez e Tarantino con i quali divide famiglia e set, o se siete semplicemente curiosi, Rattle My Cage è il disco giusto, e una Tequila o una birra ghiacciata vi aiuteranno in questo viaggio attraverso il confine fra Texas e Messico.

Tino Montanari

Il Meglio Del 2013 By Jimmy Ragazzon (Mandolin’ Brothers)…E Qualche News Sul Nuovo Disco!

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Pensa che ti ripensa…ma direi questi…

Jimmy Ragazzon

 

My  Best Of 2013

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The Band: Live at  The Academy Of Music 1971

ry cooder live in san francisco

Ry Cooder & Corridos Famosos: Live In San Francisco

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Allen Toussaint: Songbook

Bob Dylan: Another Self Portrait

los lobos disconnected

Los Lobos: Disconnected In New York City

Allman Brothers Band: Brothers & Sister Reissue

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Various Artists: Inside Llewyn Davis

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Mississippi Fred McDowell: I Do Not Play No R&R

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James Cotton: Cotton Mouth Man

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Mavis Staples: One True Vine

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Duane Allman: Skydog – A  Retrospective

grateful dead sunshine dream front

Grateful Dead: Sunshine Daydream

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Humble Pie: Performance Rockin’ The Fillmore

north mississippi allstars world boogie is coming

North Mississippi Allstar: World Boogie Is Coming

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Guy Davis & Fabrizio Poggi: Juba Dance

paolo bonfanti exile

Paolo Bonfanti: Exiled On Backstreets

Concerti: Bob Dylan, Arcimboldi, Milano 2/11/13

                  Greg Trooper, with Alex Valle: da Trapani, Pavia

Libri:

Russel Banks: La Deriva Dei Continenti

Mauro Zambellini: Love And Emotion: Una Storia di Willy Deville

Nick Turse:  Kill Anything That Moves: The Real American War in Vietnam (molto istruttivo)

Perdita  Incolmabile:   JJ Cale

E…come dicono nel loro sito; Coming Soon:

Mandolin Brothers 2014

Sono stato “diffidato” dal dire troppe cose sul nuovo album dei Mandolin’ Brothers Far Out in uscita il 10 gennaio p.v. per la Ultra Sound distribuito da Ird, ma nelle parole dello stesso Jimmy questo è quanto sarà:

Lavorare con Jono (Manson) è stato un vero piacere, sia x le sue indubbie capacità di musicista e  produttore, sia x l’affinità cultural-musicale che ci accomuna. Persona splendida, gentile e puntigliosa, ha avuto la “pazienza” necessaria x sopportare le fisime ed i distinguo di 6 strambe menti pensanti,  ma mettendo paletti e fermezza dove e quando lo  riteneva necessario.
Inoltre con alcuni colpi di genio e qualche trick ha valorizzato tutto il lavoro, del quale siamo molto contenti.
Oltre a noi, partecipano lo stesso Jono, Cindy Cashdollar, John Popper,  Edward Abbiati,  la TPN Horn Section ed altri amici. L’ album, che si intitola “Far Out”  uscirà x  l’etichetta Ultra Sound Record e sarà distribuito dalla IRD. E’ certamente un poco + rock-oriented rispetto a tutti i 4 nostri lavori precedenti, ma questo è il risultato della musica da noi scritta, cioè 13 pezzi originali, senza alcuna cover. Inoltre abbiamo valorizzato le voci a disposizione nella band.

Cosa aggiungere? Comprate, comprate, comprate, salvo quelli che hanno partecipato al Crowd Funding e quindi hanno già ricevuto l’album in anteprima. Ovviamente recensione appena avrò l’OK.

stoned town

Nel frattempo i Mandolin’ Brothers, insieme ai Lowlands e moltissimi altri musicisti della zona del pavese partecipano a Stoned Town, una doppia compilations in CD per festeggiare i 50 anni di carriera dei Rolling Stones (era stato fatto anche con A Day In The Life dedicata ai Beatles). Stasera, come da locandina qui sopra, c’è l’ultima serata di presentazione del disco a Spazio Musica di Pavia.

Per le stranezze della rete, dove tutto si crea e nulla si cancella, se state leggendo questo Post tra due anni nel futuro, tenetene conto solo per il doppio CD, obviously!

Per oggi, that’s all, alla prossima

Bruno Conti

Divertimento Assicurato! Paul Burch – Fevers

paul burch fevers

Paul Burch -Fevers – Plowboy CD

Paul Burch, musicista nativo di Washington ma trapiantato a Nashville, è in giro da quasi vent’anni, ma è uno dei segreti meglio custoditi del panorama musicale Americano.

Ha esordito nel 1996 con l’album Pan-American Flash, e da allora ha pubblicato una decina di album, sempre ottimamente bilanciati tra musica country (la sua base di partenza), folk, rock’n’roll e qualche puntata nel blues. Vera American music quindi: Paul non ha mai conosciuto il successo, non è mai andato oltre uno status di cult artist, ma ha sempre fatto quello che voleva, come voleva e quando voleva. Lo scorso anno ci aveva piacevolmente stupito con l’ottimo Great Chicago Fire, uscito per la Bloodshot http://www.youtube.com/watch?v=OVPG-TOv_UI e nel quale Burch si faceva accompagnare dai Waco Brothers, che come sappiamo è una delle migliori e più longeve band di alternative country, un disco che alternava mirabilmente un country molto vigoroso ad episodi decisamente rock, con l’influenza dei Rolling Stones ben presente.

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Con questo nuovo album, intitolato Fevers, Paul cambia le carte in tavola, richiama la sua band WPA Ballclub (il cui leader, il noto polistrumentista Fats Kaplin, è anche co-produttore del disco), e ci regala un godibilissimo lavoro di pura Americana, con deliziosi arrangiamenti vintage che fanno lo fanno sembrare un vecchio LP di qualche oscuro musicista degli anni 50/60. C’è di tutto in Fevers (country, folk, blues, rock’n’roll, pop, swing), http://www.youtube.com/watch?v=3b2OQHs2b2A ma l’insieme non suona assolutamente dispersivo, ma anzi dimostra che Burch è un musicista di grande talento che non ha mai avuto l’attenzione che avrebbe meritato. I suoni sono semplici, diretti, nulla a che vedere con le produzioni cromate di Nashville, ma da questi solchi viene fuori l’amore del nostro per le tradizioni (anche se dieci canzoni su tredici sono opera sua), e la varietà di stili non è un segnale di dispersività, ma ,al contrario, di compattezza.

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L’iniziale Cluck Old Hen è un traditional folk, e Paul lo ripropone proprio come se fosse uscito dall’Anthology Of Folk Music: voce, violino, mandolino e poco altro. Couldn’t Get A Witness è un rockabilly d’altri tempi, diretto, godibile ed essenziale nei suoni: violino, basso e batteria, con una chitarra mixata talmente bassa che quasi non si sente http://www.youtube.com/watch?v=1gDQ7AaaLsk . Ma il brano funziona lo stesso. La splendida Straight Tears, No Chaser è uno scintillante honky-tonk suonato alla maniera classica, con la doppia voce di Kristi Rose ad impreziosire una gemma già lucente di suo: la steel di Kaplin ed il pianoforte della brava Jen Gunderman (in passato anche con i  Jayhawks al momento nei Last Train Home) fanno il resto.

Two Trains Pullin’ è una classica pop ballad, gradevolissima e molto anni ’50 (mi ricorda certe cose di Nick Lowe), mentre Ocean Of Tears (cover di un classico del grande Tennesse Ernie Ford) http://www.youtube.com/watch?v=CkigmANGaco è uno slow jazzato, sempre a due voci (stavolta con Kelly Hogan), quasi un brano afterhours, di gran classe: sentire per credere. Con Luck Ran Out si cambia decisamente genere: un pezzo con sonorità quasi low-fi, un bluesaccio sudista con accenni swamp, alla Tony Joe White, mentre con il pop-rock Breaking In A Brand New Heartache torniamo decisamente dalle parti di Lowe, anzi quasi mi stupisco di non trovare nei credits del brano il nome del geniale musicista inglese.

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Con la deliziosa (I Love) A Melancholy Baby torniamo negli anni a cavallo tra i cinquanta ed i sessanta, ed anche l’arrangiamento vintage fa la sua parte; Give It Away è invece un rock’n’roll venato di country e dominato dal piano (chi ha detto Jerry Lee?). Sac Au Lait ci porta in territori cajun, non c’è la batteria ma il piedino si muove lo stesso, mentre Sagrada è un pezzo che mi ricorda certe cose dei Los Lobos, non quelli folk tradizionali ma quelli contaminati con il rock un po’ obliquo, come se ci fosse Mitchell Froom dietro alla consolle (è chiaro che qui la produzione è moooolto più artigianale!).

Chiudono un album fresco e stimolante una bella cover di Going To Memphis (un classico di Johnny Cash, era sul mitico Ride This Train), con ospite Richard Bennett al mandolino e Paul che prova a tenere il passo del Man in Black (ma non ne ha la voce, chiaramente), e Saturday Night Jamboree, un gustoso western swing ancora molto vintage.

Date una chance a Paul Burch, non vi deluderà, e probabilmente vi divertirà pure.

Marco Verdi

Dal New Jersey (Via Italia), “On The Road Again”! Greg Trooper – Incident On Willow Street

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Greg Trooper – Incident On Willow Street – Appaloosa Records/Ird 2013

Devo ammettere che ho sempre avuto un debole per Greg Trooper, un musicista che è in attività dal 1986 (il suo primo album introvabile è stato We Won’t Dance), che ha scritto tra gli altri per Steve Earle, Robert Earl Keen, Vince Gill, Billy Bragg , Rosanne Cash e la grande Maura O’Connell (di cui purtroppo ho perso le tracce), e da allora è stato tutto un crescendo qualitativo per questo folk singer, precursore del suono che viene etichettato come “americana”. Ottimi infatti i suoi successivi lavori, a partire da Everywhere (92), Noises In The Hallway (96) forse il migliore del primo periodo, Popular Demons (98), Straight Down Rain (2001) il debutto per la Sugar Hill con Floating (2003); in mezzo c’è stato anche uno  live acustico Between A House and A Hard Place: Live At Pine Hill Farm  (venduto purtroppo solo via internet). Il sodalizio con la meritoria indie della North Carolina, prosegue con l’ottimo Make It Through This World (2005), un altro live di difficile reperibilità The Backshop Live (2006), The Williamsburg Affair (2009), Upside-Down Town (2010), fino a questo Incident On Willow Street, distribuito (meritoriamente) dalla nuova Appaloosa Records (indimenticabile creatura del compianto Franco Ratti).

Affiancato da musicisti stellari, a partire dal bravissimo polistrumentista Larry Campbell che suona di tutto, chitarre, pedal steel, mandolino, violino, banjo e bouzuki, Jack Saunders al basso, Oli Rockberger alle tastiere, Kenneth Blevins (dalla band di Hiatt) alla batteria e la brava Lucy Wainwright Roche alle armonie vocali, Greg presenta tredici tracce che spaziano tra folk anglosassone, country, rock e un pizzico di soul, per un suono più variegato rispetto agli ultimi album di studio.

Il viaggio inizia con una delicata All The Way To Amsterdam, mentre il mandolino di Campbell (colonna portante di tutto il disco), spadroneggia in Good Luck Heart, a cui fa seguito la ballata intimista Steel Deck Bridge. Sonorità irlandesi fanno capolino in Mary Of  The Scots In Queens, un folk cadenzato dalla  melodia avvolgente, per poi passare al soul di Everything’s A Miracle  e alle ballate acustiche The Land of No Forgiveness (che si avvale della voce angelica della Roche) e Amelia (dove troviamo alla batteria il figlio Jack). One Honest Man è un bel brano rock valorizzato dalla chitarra di Larry, seguito dalla grintosa Living With You, mentre This Shitty Deal è una ballatona country (alla Los Lobos). Il viaggio si avvia alla fine con la danza campestre di The Girl In The Blue e il country evocativo di Diamond Heart, che sa di vecchio west, con la bella voce di Trooper, che ricorda sapori di altri tempi. La bonus track (solo per il mercato italiano) è una torrida versione dal vivo di Ireland (era sull’album Everywhere), con la fisa a dettare il ritmo alla band (la versione Appaloosa è un bel digipack che contiene una taschina dove c’è il libretto con i testi e traduzione italiana, molto meritorio!).

Greg Trooper è uno di quei rari cantautori che solo l’America sa produrre, ha un talento fuori dalla norma, che lo affianca facilmente a solisti della fama di Steve Earle, Joe Ely e John Hiatt, perché sa scrivere canzoni di grande forza, fa della grande musica che gli sgorga dal profondo dell’anima, non vende illusioni, ma parla d’amore e di speranza.

***NDT: Domenica 27 Ottobre 2013 alle 18,00 suona dalle mie parti, alla Pizzeria Trapani in quel di Pavia, per chi fosse interessato l’ingresso è gratuito, io ci sarò sicuramente. Alla prossima!

Tino Montanari

Ma Allora E’ Vero! Ry Cooder And Corridos Famosos – Live In San Francisco

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Ry Cooder And Corridos Famosos – Live in San Francisco – Nonesuch CD

Quando ho letto qualche mese fa che il grande Ry Cooder stava per pubblicare un album live, elettrico e con tanto di full band, con egli stesso come leader (come una “qualunque” rockstar), pensavo di aver letto male, tanto più che l’unico live album ufficiale della sua carriera “rock”, Showtime, risale al lontano 1977.

Invece, come ho scritto nel titolo del Post, è assolutamente vero: c’è da dire che è dal 2005 che Cooder è tornato a fare dischi a suo nome nel modo tradizionale (Chavez Ravine, così così anche perché Ry cantava solo quattro brani, seguito poi da altri quattro splendidi dischi a tema, dei quali quello dello scorso anno, Election Special, è forse il migliore  ho-come-l-impressione-che-mitt-romney-non-gli-piaccia-e-nean.html) dopo quasi vent’anni di colonne sonore e collaborazioni strane e meno strane (ricordo con piacere il disco con Ali Farka Touré, Talking Timbuktu, il supergruppo dei Little Village – ma una bella ristampa con un bonus CD dal vivo no? – e soprattutto il primo Buena Vista Social Club, che ha sdoganato in una botta sola quasi un secolo di musica cubana).

Live è stato registrato nel 2011, casualmente (o forse no) nello stesso luogo dal quale provenivano le performance poi finite su Showtime, cioè la Great American Music Hall di San Francisco: sul palco con Ry ci sono il figlio Joachim alla batteria, la quasi cognata Juliette Commagère alla voce, Robert Francis al basso e le due voci nere, l’habitué Terry Evans ed Arnold McCuller.

Poi, come ciliegina (e che ciliegina), abbiamo il mitico Flaco Jimenez all’accordion ed un gruppo di giovani fiati messicani, dieci elementi, denominati La Banda Juvenil, che suonano come dei veterani. Ebbene, con un corredo così, il risultato non può che essere notevole, ed infatti Cooder, che è in serata di grazia, si amalgama alla perfezione con la sua large band (chiamata per l’occasione Corridos Famosos), deliziandoci con dodici canzoni, una meglio dell’altra, che fanno risultare Live anche più bello di Showtime.

Il concerto inizia con Crazy ‘Bout An Automobile, con Ry subito padrone con la sua leggendaria slide, la voce forte ed intonata, ed il gruppo (per ora senza i messicani) che lo segue subito come un treno; Why Don’t You Try Me aggiunge i fiati, per un trascinante brano a metà tra l’errebi e le sonorità di New Orleans (come la precedente è tratta da Borderline).

Boomer’s Story è il primo vero pezzo forte della serata, una versione lenta, struggente, di grande feeling, un classico assoluto rivisitato alla grande; Lord Tell Me Why è molto annerita, ed è quella che mi piace meno, ma poi arriva Flaco ed i nostri partono con un’irresistibile versione dell’evergreen di Woody Guthrie Do Re Mi, davvero splendida.

School Is Out prosegue con il ritmo e con i duelli tra la chitarra di Cooder e la fisa di Jimenez, ma poi arriva The Dark End Of The Street, che era già un highlight di Showtime, ed il livello sale alle stelle (gli americani direbbero “show-stopper”): sette minuti incredibili, con il nostro che suona in maniera divina, ed il pubblico in totale silenzio, quasi incredulo.

El Corrido De Jesse James, uno dei pezzi più recenti di Ry, fa riprendere la fiesta, mentre Wooly Bully (proprio il successo di Sam The Sham & The Pharaos) riempie la sala di ritmo e di rock’n’roll. Volver Volver, già un classico nel repertorio dei Los Lobos, viene cantata (bene) dalla Commagere, mentre il finale è appannaggio di una versione piuttosto dura e spigolosa di Vigilante Man (ancora Guthrie) e del superclassico di Leadbelly Goodnight Irene, con tutti i musicisti assieme sul palco, un’altra rilettura da manuale (questo è un po’ l’anno della riscoperta di questa canzone, già Eric Clapton ne aveva fatta un’ottima versione nell’ultimo Old Sock  manolenta-va-ai-caraibi-eric-clapton-old-sock.html).

Grande disco: peccato solo che non sia doppio (e che non ci sia anche il DVD accluso).

Marco Verdi

Un Altro Box “Inspiegabile”! Steve Earle – The Warner Bros Years

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Steve Earle – The Warner Bros Years – Shout Factory 4 CD + 1 DVD – 25-06-2013

Ma perché le case discografiche (e la Shout in particolare tra quelle specializzate in ristampe, vedasi Kiko dei Los Lobos lo scorso anno, è recidiva), godono a porlo “in quel posto” agli acquirenti di musica, con delle confezioni veramente assurde e costose. Al di là del contenuto relativo solo ai tre album che Steve Earle ha pubblicato tra il ’95 e il ’97, Train A Comin’ (1995), I Feel Alright (1996), e El Corazón (1997), probabilmente dipende dai diritti d’autore e quindi si raccolgono i dischi di cui si è “proprietari. Il materiale aggiunto però é “pura cattiveria”: per averlo, bisognerà sborsare una bella cifra, ricomprarsi dischi che si hanno già e così si diviene felici possessori di un CD e di un DVD dal vivo completamente inediti. Live at the Polk Theater (1995) è il primo concerto tenuto dopo essere stato rilasciato dalla prigione, alla fine della sua detenzione (ospiti Emmylou Harris e Bill Monroe) e To Hell And Back: Live at Cold Creek Correctional Facility (1996), un concerto filmato nell’istituto di correzione di Nashville, Tennessee (prigione di stato suona troppo crudo?) e andato in onda su MTV, nel 1996 appunto, qui lo vedete tutto 14538666. E relativo libretto di 40 pagine con note firmate dallo stesso Earle. Tutto bellissimo per chi non ha i dischi in oggetto, ma per i fans di Steve, che sono la maggioranza e quelli più interessati, un disco doppio, magari a prezzo speciale, sarebbe stato l’ideale. Forse era troppo semplice, mistero!?

Grande musica, però!

Bruno Conti

“Finalmente” Una Nuova Ristampa Dei Doors – Live At The Bowl ’68

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The Doors – Live At The Bowl ’68 –  Eagle Rock/Edel  DVD o Blu-Ray – Rhino CD 23-10-2012

E’ diventata una consuetudine quella di ricomprare sempre le stesse cose, più e più volte, perché in ogni nuova edizione i discografici ci allettano, una volta con la qualità sonora migliorata, un’altra con i brani in più rispetto alle precedenti versioni, in qualche caso con entrambe le cose. Per questo Live At The Bowl ’68 dei Doors valgono entrambe le opzioni. Però, diversamente da come è stato per il recente Kiko Live dei Los Lobos, non è stata fatta una bella confezione che raccoglie entrambi i supporti, in quanto il CD e il DVD o Blu-Ray escono per etichette differenti.

All’origine, il disco in vinile uscì come Live At the Hollywood Bowl, un mini album con sei brani pubblicato dalla Elektra nel 1987, più una single version abbreviata di Light My Fire, poco più di 22 minuti di musica e con l’aggravante di contenere solo dei brevi estratti della celeberrima Celebration Of The Lizard, il disco più corto della discografia dei Doors (ma fu pubblicato anche in VHS).

Aggravante, perché il concerto, registrato il 5 luglio del 1968 nella famosa location californiana, era veramente bello, uno dei migliori della loro carriera, nonché uno dei pochi di cui esistevano anche le riprese in video. E infatti nel 2000 venne pubblicata dalla Universal Pictures una prima versione pure in DVD, ampliata per contenere 14 tracce e 62 minuti di musica (come nella videocassetta), con qualche problema tecnico qui e là. Ma, ai tempi, il concerto era stato ripreso con quattro cineprese e l’audio catturato in 16 piste, e quindi il massimo di quello che esisteva all’epoca. In questi anni la tecnologia ( e le ricerche negli archivi) hanno fatto ulteriori passi avanti e perciò eccoci a questa ulteriore nuova uscita, pubblicata dalla Eagle Rock, che è stata curata da Bruce Botnick, ovvero l’ingegnere del suono e il co-produttore originale delle registrazioni. Le tracce, sia nelle versioni video che in quella audio, sono diventate 20, ma solo perché alcuni brevi frammenti e introduzioni o finali sono stati contati come brani. In ogni caso ci sono comunque due brani extra aggiunti, The Wasp (Texas Radio And The Big Beat) e Hello I Love You che sono stati re-inseriti come settima e ottava canzone del concerto originale, che quindi ritorna nella sua interezza. La qualità audio e video è fantastica, immagini e suono nitidissimi, non sembra che siano passati 44 anni e Jim Morrison e soci, anche a livello musicale, sono in serata di grazia. The End, oltre i 17 minuti, una versione di Light My Fire di quasi dieci minuti e When The Music’s Over, oltre i dodici minuti, sono tra le migliori versioni mai ascoltate.

Inutile ricordare l’importanza dei Doors, uno dei più grandi gruppi della storia del rock, colti all’apice della loro carriera. Per invogliare ulteriormente l’acquirente, nella versione video c’è circa un’ora di materiale extra, con backstage, interviste e filmati inediti realizzati allora ed oggi, per rendere ancora più appetibile questa nuova uscita. Per una volta, si ricompra qualcosa per cui vale assolutamente l’esborso della cifra richiesta, che è anche abbastanza contenuta, nessuna strana e costosissima edizione Deluxe. Sarebbe un errore in italiano, come mi ammonisce anche il programma di scrittura di Word, ma lo dico lo stesso, nonostante sia la seconda ristampa in un anno (dopo L.A Woman), consigliatissimo! Ed ora vai con Jimi Hendrix, che il 27 novembre avrebbe compiuto 70 anni !

Bruno Conti

Uscite Discografiche “Prossime Venture” Periodo Giugno-Agosto 2012 Parte I. Kinks, Soul Asylum, Beachwood Sparks, Little Feat, Bobby Womack, Tanita Tikaram, Blasters, Levellers, Los Lobos

Oggi ho deciso di fare una prima puntata relativa alle uscite discografiche che ci delizieranno nei prossimi mesi estivi. Lo so che non si dovrebbe fare, perché poi uno se le dimentica, ma almeno avete una idea di cosa aspettarvi tra giugno e agosto a livello discografico. Dove possibile vi inserisco anche la copertina e la data di uscita (presunta). A caso, come vengono vengono, sempre ricordando che quelle più vicine tipo Brandi Carlile, Shawn Colvin, Mary Chapin Carpenter, Neil Young, Patti Smith, Beach Boys e altri in uscita tra il 5 e il 12 giugno ve li ho già anticipati e ci tornerò nella settimana di uscita. Alejandro Escovedo l’avevo detto? Lo sto sentendo oggi, un po’ deluso a un primo ascolto.

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Il Box dei Kinks At The BBC 5 CD + DVD è in uscita il 13 agosto per la Sanctuary/Universal, questo il contenunto:

CD1

1. Interview: Meet The Kinks – Saturday Club -The Playhouse Theatre, 1964
2. Cadillac – Saturday Club – The Playhouse Theatre, 1964
3. Interview: Ray Talks About ‘You Really Got Me’ – Saturday Club The Playhouse Theatre, 1964
4. You Really Got Me – Saturday Club – The Playhouse Theatre, September 1964
5. Little Queenie – Saturday Club – The Playhouse Theatre, 1964
6. I’m A Lover Not A Fighter – Top Gear – The Playhouse Theatre, 1964
7. Interview: The Shaggy Set – Top Gear – The Playhouse Theatre, 1964
8. You Really Got Me – Top Gear – The Playhouse Theatre, October 1964
9. All Day And All Of The Night – Top Gear – The Playhouse Theatre, 1964
10. I’m A Lover, Not A Fighter – Saturday Club – Piccadilly Studios, 1964
11. Interview: Ray Talks About The USA – Saturday Club – Piccadilly Studios, 1964
12. I’ve Got That Feeling – Saturday Club – Piccadilly Studios, 1964
13. All Day And All Of The Night – Saturday Club – Piccadilly Studios, 1964
14. You Shouldn’t Be Sad – Saturday Club – Maida Vale Studios, 1965
15. Interview: Ray Talks About Records – Saturday Club – Maida Vale Studios, 1965
16. Tired Of Waiting For You – Saturday Club – Maida Vale Studios, 1965
17. Everybody’s Gonna Be Happy – Saturday Club -Maida Vale Studios, 1965
18. This Strange Effect – “You Really Got…” – Aeolian Hall, 1965
19. Interview: Ray Talks About “See My Friends” – “You Really Got…” Aeolian Hall, 1965
20. See My Friends – “You Really Got…” Aeolian Hall, 1965
21. Hide And Seek – “You Really Got…” Aeolian Hall, 1965
22. Milk Cow Blues – Saturday Club – The Playhouse Theatre, 1965
23. Interview: Ray Talks About Songwriting – Saturday Club -The Playhouse Theatre, 1965
24. Never Met A Girl Like You Before – Saturday Club – The Playhouse Theatre,1965
25. Wonder Where My Baby Is Tonight – Saturday Club,The Playhouse Theatre,1965
26. Interview: Meet Pete Quaife – Saturday Club, The Playhouse Theatre,1965
27. Till The End Of The Day – Saturday Club, The Playhouse Theatre,1965
28. A Well Respected Man – Saturday Club, The Playhouse Theatre,1965
29. Where Have All The Good Times Gone? – Saturday Club,The Playhouse Theatre,1965
30. Love Me Till The Sunshines – Saturday Club -The Playhouse Theatre, 1967
31. Interview: Meet Dave Davies – Saturday Club -The Playhouse Theatre, 1967
32. Death Of A Clown – Saturday Club -The Playhouse Theatre, 1967
33. Good Luck Charm – Saturday Club -The Playhouse Theatre, 1967
34. Sunny Afternoon – Top Gear – Maida Vale Studios, 1967
35. Autumn Almanac – Top Gear – Maida Vale Studios, 1967
36. Harry Rag – Top Gear – Maida Vale Studios, 1967
37. Mr Pleasant – Top Gear – Maida Vale Studios, 1967

CD2

1. Susannah’s Still Alive – Top Gear -Maida Vale Studios, 1967
2. David Watts – Top Gear – Maida Vale Studios, 1967
3. Waterloo Sunset – Top Gear – BBC Piccadilly Studios, 1968
4. Interview: Ray Talks About Working – Top Gear – BBC Piccadilly Studios, 1968
5. Days – Top Gear – BBC Piccadilly Studios, 1968
6. Interview: Ray Talks About Solo Records – Saturday Club – Playhouse Theatre, 1968
7. Love Me Till The Sun Shines – Saturday Club – Playhouse Theatre, 1968
8. Monica – Saturday Club – Playhouse Theatre, 1968
9. Interview: Ray Talks About “Village Green” – Saturday Club – Playhouse Theatre, 1968
10. The Village Green Preservation Society – Saturday Club – Playhouse Theatre, 1968
11. Animal Farm – Saturday Club, Alternative version – Playhouse Theatre, 1968
12. Where Did My Spring Go? – “Where Was Spring?” – The Riverside Studios, 1969
13. When I Turn Off The Living Room Lights – “Where Was Spring?” – The Riverside Studios, 1969
14. Plastic Man – Symonds on Sunday, Alternate Version – Aeolian Hall, 1969
15. King Kong – Symonds on Sunday, Alternate Version – Aeolian Hall, 1969
16. Do You Remember Walter – Symonds on Sunday, Alternate Version – Aeolian Hall, 1969
17. Symonds on Sunday Interview: Ray Talks About Rumours – Aeolian Hall, 1969
18. Victoria – Dave Lee Travis, Alternate Version – Camden Theatre, 1969
19. Mr Churchill Says – Dave Lee Travis, Alternate Version – Camden Theatre, 1969
20. Arthur – Dave Lee Travis, Alternate Version – Camden Theatre, 1969
21. Interview: Ray Talks With Keith Altham – Dave Lee Travis show – Aeolian Hall,1970
22. Lola – Dave Lee Travis show, Alternate Version – Aeolian Hall,1970
23. Mindless Child Of Motherhood – Dave Lee Travis show – Aeolian Hall,1970
24. Days – Dave Lee Travis show, Alternate Version – Aeolian Hall,1970
25. Apeman – Dave Lee Travis show, Alternate Version – Aeolian Hall,1970
26. Acute Schizophrenia Paranoia Blues – John Peel Session – Kensington House, 1972
27. Holiday – John Peel Session – Kensington House, 1972
28. Skin And Bone – John Peel Session – Kensington House, 1972

CD3

1. Supersonic Rocket Ship – John Peel Session – Kensington House, 1972
2. Here Comes Yet Another Day – Dave Lee Travis – Alternate Version 1973
3. Demolition – John Peel Session – Langham Studios, 1974
4. Mirror Of Love – John Peel Session – Langham Studios, 1974
5. Money Talks – John Peel Session – Langham Studios, 1974
6. DJ Alan Black Introduces “In Concert at The Hippodrome Theatre”
7. Victoria – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
8. Here Comes Yet Another Day – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
9. Mr. Wonderful – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
10. Money Talks – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
11. Dedicated Follower Of Fashion – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
12. Mirror Of Love – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
13. Celluloid Heroes – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
14. You Really Got Me / All Day And All Of The Night – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
15. DJ Alan Black Talks About “Preservation Act 2”
16. Daylight – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
17. Here Comes Flash – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
18. Demolition – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
19. He’s Evil – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
20. Lola – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
21. Outro – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974
22. Skin And Bone / Dry Bones – In Concert at The Hippodrome Theatre, 1974

CD4

1. Alan Freeman Introduces “The Kinks Christmas Concert”
2. Juke Box Music – The Kinks Christmas Concert, at the Rainbow, 1977
3. Bob Harris Introduction – The Kinks Christmas Concert, at the Rainbow, 1977
4. Sleepwalker – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
5. Life On the Road – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
6. A Well Respected Man – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
7. Death Of A Clown – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
8. Sunny Afternoon – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
9. Waterloo Sunset – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
10. All Day And All Of The Night – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
11. Slum Kids – The Kinks Christmas Concert, at the Rainbow Theatre, 1977
12. Celluloid Heroes – The Kinks Christmas Concert, at the Rainbow Theatre, 1977
13. Get Back In The Line – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
14. The Hard Way – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
15. Lola – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
16. Alcohol – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
17. Skin And Bones / Dry Bones – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
18. Father Christmas – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
19. You Really Got Me – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre, 1977
20. Interview: Ray Talks To Johnny Walker – Maida Vale Studios, 1994
21. Phobia – Johnny Walker session – Maida Vale Studios, 1994
22. Interview: Ray Introduces “Over The Edge” – Maida Vale Studios, 1994
23. Over The Edge – Johnny Walker session – Maida Vale Studios, 1994
24. Wall Of Fire – Johnny Walker session – Maida Vale Studios, 1994
25. Till The End Of The Day – Johnny Walker session – Maida Vale Studios, 1994

CD5

1. All Day and All The Night – Emma Freud session – Maida Vale Studios, 1994
2. Waterloo Sunset – Emma Freud session – Maida Vale Studios, 1994
3. I’m Not Like Everybody Else – Emma Freud session – Maida Vale Studios,1994
4. Till The End of the Day – Emma Freud session – Maida Vale Studios,1994
5. You Really Got Me – Emma Freud session – Maida Vale Studios, 1994
6. Louie Louie – Saturday Club -Live at The Playhouse Theatre, 1964
7. Stop Your Sobbing – Saturday Club – Live at The Playhouse Theatre, 1964
8. Milk Cow Blues – “You Really Got…” -Live at Aeolian Hall, 1965
9. Milk Cow Blues – Saturday Club Live at The Playhouse Theatre, December 1965
10. I Am Free – Saturday Club – Live at The Playhouse Theatre, 1965
11. Susannah’s Still Alive – Saturday Club – Live at The Playhouse Theatre, 1968
12. Days – Saturday Club – Live at The Playhouse Theatre, 1968
13. Dedicated Follower Of Fashion / A Well Respected Man / Death Of A Clown – Late Night Line-Up:Colour Me Pop – Recorded at BBC Televison Centre, 1968
14. Sunny Afternoon – Late Night Line-Up:Colour Me Pop – Alternate Version
15. Two Sisters – Late Night Line-Up:Colour Me Pop – Alternate Version
16. Sitting By The Riverside – Late Night Line-Up:Colour Me Pop – Alternate Version
17. Lincoln County – Late Night Line-Up:Colour Me Pop – Alternate Version
18. Picture Book – Late Night Line-Up:Colour Me Pop – Alternate Version
19. Days – Late Night Line-Up:Colour Me Pop – Alternate Version

DVD

1. You Really Got Me – The Beat Room, BBC Television Centre,1964 [Film]
2. Got Love If You Want It – The Beat Room – BBC Television Centre,1964 [Film]
3. Sunny Afternoon – A Whole Scene Going On – BBC Television Centre,1966[Film]
4. Lola – Altnerative version , Top Of The Pops, 1970 [film]
5. Ape Man – Alternative Version, Top Of The Pops, 1971 [Film]
6. Have A Cuppa Tea – The Old Grey Whistle Test, 1972 [Film]
7. Come Dancing – Alternative version, Top Of The Pops, 1983 [Film]
8. Scattered – Live on The Late Show, 1993 [Concert Film]
9. Over The Edge – Live on Later With Jools Holland, 1993 [Film]
10. Informer – Live on Later With Jools Holland, 1993 [Film]
11. Till The End Of The Day – Later With Jools Holland, BBC TV Centre 1993 [Film]
12. You Really Got Me – Live on Top Of The Pops, 1994 [Film]
13. Till The End Of The Day – Live at The Rainbow Theatre, 1972 [Film]
14. Waterloo Sunset – Live at The Rainbow Theatre, 1972 [Film]
15. Top Of The Pops – Live at The Rainbow Theatre, 1972 [Film]
16. The Money-Go-Round – Alternative version – Live The Rainbow Theatre, 1972 [Film]
17. Sunny Afternoon – Live at The Rainbow Theatre, 1972 [Film]
18. Virgin Soldiers – Live at The Rainbow Theatre, 1972 [Film]
19. Mr. Wonderful – Live at The Rainbow Theatre, 1972 [Film]
20. She Bought A Hat Like Princess Marina – Live at The Rainbow Theatre, 1972 [Film]
21. Alcohol – Live at The Rainbow Theatre, 1972 [Film]
22. Acute Schizophrenia Paranoia Blues – Live at The Rainbow Theatre, 1972 [Film]
23. You Really Got Me – Live at The Rainbow Theatre, 1972 [Film]
24. Victoria – Live In Concert, BBC Televsion Theatre, 1973 [Film]
25. Acute Schizophrenia Paranoia Blues – In Concert, BBC Televsion Theatre, 1973 [Film]
26. Dedicated Follower Of Fashion – In Concert, BBC Televsion Theatre,1973 [Film]
27. Lola – In Concert, BBC Televsion Theatre, 1973 [Film]
28. Holiday – In Concert, BBC Televsion Theatre, 1973 [Film]
29. Good Golly Miss Molly – In Concert, BBC Televsion Theatre, 1973 [Film]
30. You Really Got Me / All Day And All Of The Night – In Concert, BBC Televsion Theatre, 1973 [Film]
31. Waterloo Sunset – In Concert, BBC Televsion Theatre, 1973 [Film]
32. Village Green Preservation Society – In Concert, BBC Televsion Theatre, 1973 [Film]
33. You Really Got Me / All Day And All Of The Night – The Old Grey Whistle Test, 1977 [Film]
34. Sleepwalker – The Old Grey Whistle Test, 1977 [Film]
35. Life Goes On – The Old Grey Whistle Test, 1977 [Film]
36. Stormy Sky – The Old Grey Whistle Test, 1977 [Film]
37. Celluloid Heroes – The Old Grey Whistle Test, 1977 [Film]
38. Muswell Hillbilles – The Old Grey Whistle Test, 1977 [Film]
39. Full Moon – The Old Grey Whistle Test, 1977 [Film]
40. Life On The Road – The Old Grey Whistle Test, 1977 [Film]
41. Juke Box Music – The Old Grey Whistle Test, 1977 [Film]
42. Juke Box Music – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
43. Sleepwalker – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
44. Life On the Road – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
45. A Well Respected Man – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
46. Death Of A Clown – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
47. Sunny Afternoon – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
48. Waterloo Sunset – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
49. All Day And All Of The Night – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
50. Slum Kids – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
51. Celluloid Heroes – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
52. Get Back In The Line – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
53. The Hard Way – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
54. Lola – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
55. Alcohol – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
56. Skin And Bones / Dry Bones – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
57. Father Christmas – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
58. You Really Got Me – The Kinks Christmas Concert, Rainbow Theatre,1977 [Film]
59. Interview: Dave and Ray Davies – The Alan Price Show, 1968 [Film]

131 brani nei CD e 59 nel DVD, direi esaustivo. Peccato che recentemente sono uscite le varie edizioni Deluxe dei CD dei Kinks e una decina di anni fa era già stato pubblicato un doppio album di regsitrazioni per la BBC. Per i “meno abbienti) o meno interessati uscirà anche un Best Of doppio.

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Dopo il ritorno di interesse per quel genere di sonorità dovuto a gente come Dawes e Jonathan Wilson tornano anche i Beachwood Sparks con Tarnished Gold, nuovo disco in uscita il 26 giugno per la Sub Pop. Il gruppo californiano si era sciolto nel 2003 ma erano stati tra gli alfieri del ritorno della cosiddetta “Cosmic American Music”, termine coniato ai tempi di Gram Parsons. Quindi country, rock, soul, folk, psichedelia gentile, pop: sentite un po’!

 

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Sempre il 26 giugno su Rounder/Universal tornano anche i Little Feat con un nuovo album intitolato Rooster Rag. 15° album e il primo di materiale nuovo di studio da Kickin’ It At The Barn del 2003, per la prima volta senza Richie Hayward, il batterista storico della band scomparso nel 2010 e sostituito da Gabe Ford. Non ci sarà neppure Shaun Murphy, grande vocalist femminile che però ha sempre diviso i fans del gruppo, questa la lista dei brani e qualche informazione su autori e chi canta nei brani:

Rooster Rag (Bill Payne/Robert Hunter)
Way Down Under (Bill Payne/Robert Hunter)
Rag Top Down (Bill Payne/Robert Hunter)
Salome (Bill Payne/Robert Hunter)
The Blues Keeps Coming (Bill Payne/Gabe Ford)
Just A Fever (Paul Barrere/Stephen Bruton)
Candy Man Blues (Mississippi John Hurt)
Jamaica Will Break Your Heart (Fred Tackett) sung by Paul Barrere
One Breath At A Time (Fred Tackett) sung by Paul Barrere, Sam Clayton and Fred Tackett
Tattooed Girl (Fred Tackett)
Church Falling Down (Fred Tackett)
Mellow Down Easy (no writing credit given yet but lead vocal is by Sam Clayton)

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Sempre per la serie “A volte ritornano” nuovo album, a 6 anni dall’ultimo, anche per i riuniti Soul Asylum. Il disco si chiama Delayed Reaction, ed esce il 17 luglio per la 429 Records. A fianco di Dave Pirner e Dan Murphy, i nuovi sono Tommy Stinson, l’ex bassista dei concittadini di Minneapolis, i Replacements e l’ex batterista di Prince, Michael Bland. Questo è uno dei brani del CD.

 

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Nuovo album anche per uno degli ultimi grandi del soul, Bobby Womack, il disco si chiama The Bravest Man In The Universe, esce il 12 giugno per la XL Recordings, co-prodotto da Richard Russell e Damon Albarn, speriamo bene, non ce lo vedo molto l’ex Blur e Gorillaz alle prese con il soul, considerando che la prescelta per l’immancabile duetto è la “famosa cantante soul” Lana Del Rey. E in effetti il sound del singolo che anticipa il CD ha sonorità diciamo “moderne”, anche se non è male. vedremo!

 

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Il 26 giugno nuovo album anche per Tanita Tikaram, Can’t Go Back, esce a 7 anni di distanza dal precedente Sentimental. Si tratta dell’ottavo disco della sua carriera e il primo per la ear Music/Edel, non mancherà la solita versione Deluxe. Anche lei non è più una giovincella, è del 1969 e lo scorso anno quando venne a Milano presentò questa One Kiss che farà parte del nuovo album.

 

 

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Il 19 giugno uscirà il nuovo album dei Blasters Fun On Saturday Night per la Rip Cat Records. Attenzione però, non c’è Dave Alvin rimpiazzato da tale Keith Wyatt, mentre gli altri ci sono tutti. A questo punto non era meglio farlo uscire come disco solista di Phil Alvin? E’ come fare un disco degli Stones senza Keith Richards? Tra le cose positive uan versione della famosa Jackson della coppia Johnny Cash/June Carter cantata in duetto con l’amica Exene Cervenka.


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Static On The Airwaves è il nuovo CD dei Levellers in uscita il 26 giugno per la On The Fiddle Recordings (nome azzeccato per l’etichetta, vista la musica). Prodotto dall’ottimo Seth Lakeman (uno dei migliori cantanti del nuovo folk britannico, assolutamente da conoscere), dall’ascolto di questa Truth Is sembra un ritorno ai loro migliori livelli.

 

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Concludiamo la lista di oggi (ma domani riprendo) con una doppietta o addirittura tripletta. Per festeggiare il 20° Anniversario dell’uscita di Kiko, uno dei loro album più belli, i Los Lobos (e la loro etichetta americana, la Shout Factory, in Europa dovrebbe essere Proper?) si sono scatenati.

Versione Expanded e Remastered del disco originale, come segue:

01. Dream In Blue
02. Wake Up Dolores
03. Angels With Dirty Faces
04. That Train Don’t Stop Here
05. Kiko And The Lavender Moon
06. Saint Behind The Glass
07. Reva’s House
08. When The Circus Comes
09. Arizona Skies
10. Short Side Of Nothing
11. Two Janes
12. Wicked Rain
13. Whiskey Trail
14. Just A Man
15. Peace
16. Rio De Tenampa
17. Whiskey Trail [studio demo version]
18. Rio De Tenampa [studio demo version]
19. Peace [Live at Capitol Studios]
20. Arizona Skies / Borinquen Patria Mia [Live at Capitol Studios]
21. Kiko And The Lavender Moon [Live at Capitol Studios]

E CD, DVD o Blu-Ray + CD per Kiko Live con la performance del 24 febbraio 2006 alla House Of The Blues di San Diego, quando i Los Lobos hanno eseguito dal vivo l’album nella sua interezza, più alcuni classici del loro repertorio:

01. Dream In Blue [live]
02. Wake Up Dolores [live]
03. Angels With Dirty Faces [live]
04. That Train Don’t Stop Here [live]
05. Kiko And The Lavender Moon [live]
06. Saint Behind The Glass [live]
07. Reva’s House [live]
08. When The Circus Comes [live]
09. Arizona Skies [live]
10. Short Side Of Nothing [live]
11. Two Janes [live]
12. Wicked Rain [live]
13. Whiskey Trail [live]
14. Just A Man [live]
15. Peace [live]
16. Rio De Tenampa [live]
17. Carabina 30-30 [live]
18. Volver Volver [live]
19. La Bamba [live]

Basta aspettare fino al 21 agosto quando uscirà il tutto.

Ci vediamo domani per il seguito.

Bruno Conti