19/05/2012
Se Vi Capita Di Prendere Un Cappuccio A New York (o L.A). Every Mother Counts 2012
Every Mother Counts 2012 - Starbucks Entertainment/Hear Music
Se vi capita di essere ( o di andare) negli Stati Uniti, oppure se conoscete qualcuno che ve la può spedire è uscita nel mese di maggio questa compilation che viene venduta in esclusiva nei negozi della catena Starbucks ed è legata ad una giusta causa, ossia quella di raccogliere fondi per l'associazione con lo stesso nome del titolo del disco, fondata dall'ex modella Christy Turlington Burns per aiutare a diffondere una maggiore conoscenza sulla situazione della mortalità infantile in giro per il mondo, http://everymothercounts.org/. Causa degna e cast più che degno per un album ricco di brani in esclusiva donati dagli artisti che partecipano alla "campagna":
The full track listing for the CD is as follows. Songs with an asterisk indicate previously unheard tracks.
Bono and the Edge "Original of the Species" (acoustic) *
Eddie Vedder " Skipping" *
Paul Simon and Edie Brickell "Pretty Day" *
Faith Hill "Wish for You"
Sade "The Sweetest Gift"
Lauryn Hill "I Remember"
Rita Wilson "Baby I'm Yours" *
Diana Krall "Don't Fence Me In" *
Seal "Secret"
Dave Matthews Band "Sister" (live) *
Sting "Fragilidad"
Alanis Morissette "Magical Child" *
Edward Sharpe & the Magnetic Zeros "Mother" *
David Bowie "Everyone Says 'Hi'"
Cedella Marley "Get Up Stand Up" *
Beck "Corrina, Corrina" *
Rufus Wainwright "Instead of the Dead" *
Patti Smith "Somalia" *
Coldplay "Yellow" (acoustic) *
Mica male, peccato che nella "vecchia Europa" non è prevista, per il momento, nessuna pubblicazione!
Bruno Conti
19:44 Scritto da: bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, In Breve, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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18/05/2012
Chitarristi A Go-Go! Santana, Sonny Landreth, Joe Bonamassa, John Mayer, Tedeschi-Trucks Band
Per una strana congiunzione delle lune stanno per uscire o sono usciti una serie di album di alcuni dei migliori chitarristi, "antichi e moderni", attualmente in circolazione; di Joe Bonamassa che uscirà il prossimo 22 maggio vi ho già riferito con un Post ad hoc in anteprima: finalmente-ma-quando-dorme-joe-bonamassa-driving-towards-the.html. Anche degli altri ho intenzione di occuparmi (mi è venuto un po' minaccioso!), ma per il momento:
Santana Shape Shifter Starfaith Records/Sony Music
E' il miglior disco di Carlos Santana degli ultimi 20 anni, che stando allo sticker sul CD è più o meno il tempo che ci ha messo a farlo. Si tratta di un disco strumentale, niente ospiti presi a casaccio dai generi più disparati, non sarà un capolavoro ma è un piacere ascoltare di nuovo uno dei migliori chitarristi in circolazione che lascia correre le mani sulle corde del suo strumento. Ogni tanto c'è un po' di melassa in eccesso, come in Never The Same Again scritta con Eric Bazilian o In The Light Of A New Day firmata con Narada Michael Walden, ma i "lentoni" sono uno dei suoi marchi di fabbrica dai tempi di Samba Pa Ti, Song Of The Wind o Europa, meglio questi brani che improbabili duetti con Jacoby Shaddix, Nas, Will.i.am, Sean Paul, Musiq, i P.o.d., Placido Domingo e metallari assortiti, ma potrei continuare all'infinito. Al momento sto approfondendo l'ascolto, poi vi faccio sapere. Mi sono girato e rigirato il libretto ma non c'è il nome di un musicista indicato, neanche a pagarlo: presumo che tra i musicisti ci sia la nuova moglie, Cindy Blackman, ottima batterista anche, l'unica ringraziata, forse Chester Thompson, Karl Perazzo e il figlio Salvador Santana che firmano dei brani con Carlos. Sicuramente c'è un brano, Mr.Szabo dedicato al grande chitarrista jazz di origini ungheresi Gabor Szabo, che era l'autore di Gypsy Queen il famoso brano in medley con Black Magic Woman su Abraxas e per l'occasione Santana ci regala una inconsueta performance all'acustica. Basta, basta, proseguo nell'ascolto, tanto volendo lo trovate già nei negozi, fisici e virtuali. Per essere onesti c'è un brano cantato Eres la luz, un flamencone alla Gypsy Kings, mmmhh!
Rigorosamente tutto strumentale è il nuovo album di Sonny Landreth Elemental Journey, in teoria in uscita il 29 maggio per casa Proper ma già giunto sulle nostre lande per la distribuzione IRD. Anche in questo non è una grandissima perdita la mancanza della voce perché il buon Sonny non è un cantante memorabile per usare un eufemismo ma si poteva cercare un cantante adeguato, che so un John Hiatt. Ma basta fantasticare! Nel disco ci sono tre ospiti: due colleghi chitarristi, Joe Satriani, nell'iniziale pirotecnica Gaia Tribe e il grande e misconosciuto (ma non dagli appassionati della chitarra) Eric Johnson che aggiunge la sua chitarra alla slide di Landreth nella lirica Passionola. C'è anche il percussionista Robert Greenidge con le sue steel drums nella Caraibica Forgotten Story. Il disco abbandona quasi del tutto il blues e il cajun misti al rock dello stile abituale per spostarsi verso un sound molto anni '70 che ricorda oltre ai due citati Satriani e Johnson, gente come Steve Morse o anche qualcuno ha citato Ritchie Blackmore e Ronnie Montrose. La slide non manca mai, in cinque brani c'è anche una sezione archi e anche in questo caso,a un primo ascolto, ottimo per gli appassionati di chitarrra.
John Mayer, Eric Clapton non manca mai di portarlo al suo Crossroads Guitar Festival, e il "giovine" (va beh, 35 anni) è un buon chitarrista come ha evidenziato soprattutto negli ottimi album Live con il suo Trio dove al basso c'era Pino Palladino e alla batteria Steve Jordan, meno nei 4 precedenti album di studio. Questo Born And Raised evidenzia uno spostamento verso sonorità più morbide e californiane, con la produzione di Don Was e la partecipazione di Crosby & Nash nella title-track, è forse il suo migliore album in assoluto. Non guasta la presenza di Chuck Leavell tastiere (orfano degli Stones) e di Jim Keltner alla batteria. Eichetta Sony, nei negozi da martedì 22 maggio.
Stessa etichetta per il doppio Everybody's Talkin' Tedeschi Trucks Band Live ma siamo a ben altri livelli. Un disco stupendo, due chitarristi e una cantante fantastica, undici elementi sul palco per un disco che ci riporta al grande rock degli anni '70. Revelator era un buon disco di studio e ha vinto il Grammy come miglior disco Blues, ma qui siamo in "paradiso": sono "solo" undici brani, ma ne troviamo due attorno ai 5 minuti, compresa la stupenda title-track, cover del brano della colonna sonora dell'Uomo Da Marciapede, per il resto, sei brani intorno ed oltre i 10 minuti e uno che supera i 15, ma niente paura, la noia è lontanissima. Qui sono in dirittura d'ascolto negli ascolti, quindi domani o dopo recensione completa. Anche questo esce martedì prossimo.
Bruno Conti
19:56 Scritto da: bruno_conti (Webmaster) in Anticipazioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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17/05/2012
"Piccoli" Dischi Di Culto. Hiss Golden Messenger - Poor Moon
Hiss Golden Messenger - Poor Moon - Paradise Of Bachelors/Tompkins Square
Sono parecchi mesi che giro intorno a questo dischetto senza mai decidermi (o trovare il tempo di parlarne). E rimanda oggi, rimanda domani questo Poor Moon sta cominciando a farsi strada tra gli appassionati e avere un suo piccolo seguito di culto, insomma se ne parla! Il disco ha una storia particolare, avevo letto qualcosa su questi Hiss Golden Messenger lo scorso anno: la rivista Uncut aveva inserito il precedente album From Country Hai East Cotton tra i migliori del 2011 (ma uscito nel 2009), anche se il disco in giro non si vedeva neanche dipinto (e neanche ora se non per il download o a cifre folli nel formato fisico) e in seguito era circolato (?!?) anche un Bad Dept, con lo stesso titolo un CD e un EP, pubblicati a livello autogestito. Ma il tutto avveniva molto sottotraccia, senza clamore, per usare un eufemismo; qualcosa mi era capitato di sentire di straforo. Poi sempre su Uncut, nel numero di gennaio, quindi uscito a fine 2011, vedo la recensione di questo Poor Moon e mi dico, adesso me lo sento per bene, sempre per la tecnica San Tommaso (sentire di persona per eventualmente credere!). Ma, ulteriore delusione, tra le righe trapela che il disco è stato pubblicato solo in vinile in una tiratura limitata di 500 copie: questa volta ho insistito nelle mie ricerche e ho recuperato una "copia" del disco e devo dire che quello che avevo sentito mi aveva trovato d'accordo sulle 4 stellette assegnate. Poi al momento di recensirlo sul Blog mi sono detto, "ma vale la pena di parlare di un disco fantasma ai limiti della irreperibilità?", e ho lasciato perdere. Ma poco tempo fa la Tompkins Square ha provveduto a distribuirlo in CD e si trova anche nelle nostre lande, per cui eccomi qua.
Genere (o file under): Country Got Soul. Questo è il punto di partenza! Ma i due signori (soprattutto quello barbuto con cappello) che vedete nella foto qui sopra hanno saputo creare un piccolo gioiellino sonoro. Dal comunicato stampa della distribuzione italiana (come al solito ripreso senza approfondire da alcuni pennivendoli italici):"Da Brooklyn, New York, un altro luminoso esempio di Americana in chiave contemporanea...Miscela musicale che non prescinde nemmeno dal grande folk britannico di John Martyn e Richard & Linda Thompson...Fantastica formazione già incensata da David Bowie che ha definito il loro suono come country mistico". E poi ancora grandi paragoni con la Band. Pareri rispettabili, per l'amor di Dio e che quindi vi riporto. Ma Michael C.Taylor, la mente dietro tutto ciò, vive e opera nel North Carolina mentre è il suo compagno di avventura Scott Hirsch che effettivamente vive a New York dove lavora nel campo della musica per colonne sonore. I due, per molti anni, erano stati insieme in un gruppo, The Court And The Spark, che operando nella Bay Area non era mai arrivato al successo, neppure di culto. Ma questo Poor Moon, nella sua semplicità, segnala un salto di qualità sesquipedale nella cesellatura dei suoni (era un po' che non citavo il Giuan Brera): musica campagnola e country, che non necessariamente sono la stessa cosa, folk e mistica, ricca di un soul molto minimale e di tanta spiritualità, serena e lineare: se dovessi definirla con un paragone e fare i nomi, mi ricorda (anche vocalmente) il Johnny Rivers di Slim Slo Rider, quando re-interpretava il Van Morrison bucolico del periodo americano oppure un Jim Croce più intellettuale ma anche, per l'utilizzo di effetti sonori presi dalla natura, tuoni, pioggia, versi di animali domestici e non, inseriti tra un brano e l'altro come usava fare il Mickey Newbury del periodo d'oro primi anni '70. Avevo detto un paragone? Ne ho fatti tre, poco male!
Quello che importa è che il risultato finale è assolutamente valido ancorchè non originale, ma come mi capita di dire spesso, ormai, nulla più si crea ma se si reinterpreta il passato, basta farlo bene. Sono dodici brani, tra cui due brevi intermezzi strumentali, uno country/bluegrass acustico e uno più simile alle atmosfere del resto dell'album. Tra i musicisti che collaborano all'album c'è il batterista Terry Lonergan, il fratello di Mike Taylor, Graham che si occupa degli arrangiamenti di archi e fiati mentre i due si dividono i compiti a chitarre e tastiere e Taylor ha sviluppato anche un'insana passione per il basso, probabilmente mutuata dall'amore di entrambi per Curtis Mayfield e Keith Hudson da cui proviene la quota soul di questo "country mistico" o quantomeno quella del primo brano Blue Country Mystic appunto (ma anche in altri brani è presente); come dice lo stesso M.C. in una intervista, alle fonti del brano c'è anche una passione per quel basso funky che propelleva la "famosa " Lowdown di Boz Scaggs citata musicalmente anche nel recente disco di Jeb Loy Nichols (spesso sono i piccoli particolari che fanno l'insieme). Quando la pedal steel, il violino o un banjo fanno la loro apparizione il suono si fa più country ma sempre con quel bel suono rotondo del basso che ancora il tutto e quell'incedere sereno e spirituale della musica con brani che hanno titoli come Jesus Shot Me In The Head, Under All The Land, O Little Light, Balthazar's Song. Ma non sono i singoli brani che fanno la storia di questo album è tutto l'insieme che funziona: qualche eco anche del James Taylor più mosso o del citato John Martyn nella sua trasferta americana quando era accompagnato, guarda caso, da alcuni componenti della Band. E poi, oltre agli altri nomi ricordati, per il sottoscritto (magari incosciamente) tanto Van Morrison (che se non lo dici si inc...a). E poi la gioia della citazione è uno dei piaceri di questo "mestiere", cita tu che cito anch'io si potrebbe dire, ogni tanto ci azzecchi anche!
Insomma, concludendo, "piccola" ma bella musica che merita di essere conosciuta.
Bruno Conti
13:51 Scritto da: bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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16/05/2012
Le "Ripetizioni" Giovano? Rob Tognoni - Energy Red
Rob Tognoni – Energy Red – Dixiefrog/IRD
Qualche tempo fa gli ho dedicato un Post e ora, a uscite invertite, eccomi di nuovo alle prese con lui. A distanza di pochi mesi dall’uscita di Boogie Like You Never Did, antologia tratta dagli ultimi tre album di studio pubblicati dalla belga Music Avenue, il “diavolo della Tasmania”, ovvero Rob Tognoni torna con un nuovo album, Energy Red, edito dalla francese Dixiefrog con la quale aveva già fatto il poderoso disco dal vivo Shakin’ The Devil’s Hand del 2005 (e dischi live ne sono usciti parecchi nella sua discografia). Posto che il modo ideale di ascoltare la musica di Tognoni sarebbe in un concerto o al limite in un disco live, questo nuovo CD, se siete amanti delle emozioni forti, al limite dell’hard rock, comunque in un ambito power-trio-boogie-rock con Gallagher, Hendrix, Thorogood, gli ZZtop ma anche i connazionali AC/DC nel cuore, dicevo che questo album potrebbe fare per voi.
Tognoni, con un cognome così è un “sudista” per forza e non solo perché viene dall’Australia; come mi è capitato di dire in altre occasioni, Dave Hole, sempre from down under, è un musicista di valore superiore sia come chitarrista che come cantante, in quell’ambito rock-blues, Rob è di grana più grossa, se Bonamassa vi sembra troppo “duro” qui addirittura eccediamo ma cionondimeno si può ascoltare con piacere. Il rock è anche il roll li troviamo in grande copia. Dalla partenza con wah-wah sparato a manetta dell’iniziale Take You Home Now si passa al boogie sudista con riff d’apertura estratto a forza dal songbook ZZtop di Boogie Don’t Need No Rest passando per la Thorogoodiana Fire From Hell. La sezione ritmica non è il massimo dell’inventiva ma picchia con gusto ed è comunque in grado di temperare i propri bollori in uno slow blues d’atmosfera come l’ottima Someone To Love dove l’organo dell’ospite Kel Robertson si affianca alla chitarra di Tognoni che dimostra di avere assimilato anche la lezione di uno Stevie Ray Vaughan o di un Ronnie Earl.
C’è spazio anche per i ritmi latin-rock con didgeroo al seguito di Don’t Love ma le sarabande con wah-wah di Queensland Heat sono sempre le preferite. Ma il chitarrista australiano dimostra di avere una buona tecnica anche nella hard ballad Blue Butterfly e, soprattutto, nella eccellente cover della mai dimenticata Can’t You See della grande Marshall Tucker Band, e qui la chitarra scivola libera da lacciuoli hard in puri territori southern. La cover di I Remember When I Was Young è l’occasione per conoscere un brano dei Chain storica e popolare formazione rock-blues australiana in azione nei primi anni ’70 ma assolutamente sconosciuta nel nostro emisfero. Ancora da prima viene la cover di As Tears Go By (per noi italiani Con Le Mie Lacrime) degli Stones: una ballata acustica in questa orgia di R&R? Ebbene sì, e la fa pure bene! Non contento, per la quarta ed ultima cover si cimenta anche con il repertorio dei Crowded House e con una versione acustica in solitaria della bellissima Better Be Home Soon. Evidentemente, come nei concerti c’è spazio per una parte più tranquilla, anche questo disco si riserva una oasi di tranquillità prima di ripartire con i ritmi cattivi del dittico quasi punk del finale, prima So Fuckin’ Bored e poi l’esplicativa I Wanna Play An Iggy Pop Record Today.
Bruno Conti
18:52 Scritto da: bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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15/05/2012
Il "Funky-Blues" E' Il Nostro Credo! Big James And The Chicago Playboys - The Big Payback
Big James And The Chicago Playboys – The Big Payback Recorded Live – Blind Pig Records/Ird
Trombonisti che siano anche cantanti non ce ne sono moltissimi nell’ambito del rock o del Blues, penso a Trombone Shorty in anni recenti; suonatori di trombone e leader di una band forse anche meno, con una “grande” eccezione, ovvero Glenn Miller, ma musicisti che hanno legato il loro nome allo strumento soprattutto in quell’ambito musicale che sta tra pop, jazz e funky alcuni sicuramente sì. Da James Pankow dei Chicago a Dick Halligan dei Blood, Sweat & Tears passando per Fred Wesley dei JB’s di James Brown, per citarne alcuni che vengono in mente, che hanno militato in formazioni in grado di fondere i vari stili musicali: anche i Chicago Playboys sono un gruppo musicale sulla scena da molti anni, prima come band di supporto a Johnny Christian e poi sotto la guida di “Big James” Montgomery hanno sfornato una serie di album pubblicati a livello indipendente fino ad approdare nel 2009 alla Blind Pig per un album di debutto in studio e ora con questo The Big Payback, registrato dal vivo, sempre nel 2009, al Lionel Hampton Jazz Club di Parigi.
Il titolo ovviamente è tratto da quello del famoso brano dell’inarrestabile “Mr.Dynamite” o “The Hardest-Working Man in Show Biz”, James Brown, che insieme all’iniziale The Blues Will Never Die traccia le coordinate musicali di questo album dal vivo. Un funky-blues-jazz-rock fiatistico dove le capacità dei due solisti Joe Blocker alle tastiere e l’ottimo chitarrista Mike Wheeler si aggiungono alla voce rauca e vissuta del leader del gruppo per uno stile che mi ricorda moltissimo quello dei B S&T o dei Chicago dei primi album con uno spiccato senso del "fonky" che la sezione ritmica di Williams e Cole possiede insita nel proprio DNA come dimostra nella tostissima rilettura del classico di James Brown. Quando si dice “Ma dovreste sentirli dal vivo!”, pare scritto apposta per questo disco; la quota Blues è comunque presente in modo notevole, vista anche l’etichetta che li ospita, brani come Coldest Man I Ever Knew e ben due riletture di classici di Sam Maghett, in arte Magic Sam, lo stanno a testimoniare.
Spesso con i classici riff, come quello dell’immortale All Your Love, riletti dalla sezione fiati che vede Charles Pryor alla tromba accanto a Big James, anche nella lenta e sincopata That’s Why I’m Crying con una bella prestazione vocale di Montgomery che si ripete nell’ottima cover di Trying To Live My Life Without You dal repertorio di Otis Clay ma la faceva anche Bob Seger nel suo secondo torrido live Nine Tonight. Il lato South Side Chicago Blues è esplicato anche dai brevi e ficcanti solo di Wheeler che alza la quota Blues delle operazioni. I due stili, funky e blues, si fondono alla perfezione nella ripresa di I’ll Stay dei Funkadelic dove il brano firmato da George Clinton e dal chitarrista Eddie Hazel è l’occasione per un crescendo di assoli dei vari solisti della band, prima la tromba, poi la chitarra scaldano il pubblico parigino che sembra gradire molto lo spettacolo offerto da questo gruppo di veterani. Si conclude con una Low Down Dirty Blues che si presenta già dal suo titolo e nel “Chicago Blues” urlato da James a mo’ di presentazione. Si conclude con un altro dei classici riff del Blues (?!?), Smoke On The Water! Prego? E’ propria quella dei Deep Purple, strumentale, con fiati all’unisono, breve ma succosa, con Mike Wheeler libero di esplorare il manico della sua chitarra per un’ultima esplosione prima del commiato finale.
E la ricerca prosegue!
Bruno Conti
12:04 Scritto da: bruno_conti (Webmaster) in Carbonari, Non tutti sanno che... | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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