Un Altro Grande Vecchio…Sempre In Forma Smagliante! Ian Hunter – Fingers Crossed

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ian hunter fingers crossed

Ian Hunter & The Rant Band – Fingers Crossed – Proper CD

Alla tenera età di 77 anni, Ian Hunter non ha la minima intenzione di appendere la chitarra al chiodo, ma anzi è più attivo che mai. Infatti, nell’attesa di vedere pubblicato il mese prossimo il monumentale box a lui dedicato Stranded In Reality (28CD + 2DVD, che doveva uscire ai primi di Settembre ma è stato rimandato pare per problemi di produzione), l’ex leader dei Mott The Hoople  ha messo fuori questo Fingers Crossed, quattordicesimo album solista di studio, a quattro anni di distanza dall’ottimo When I’m President http://discoclub.myblog.it/2012/09/17/anche-per-lui-il-tempo-si-e-fermato-ian-hunter-when-i-m-pres/ , che a sua volta veniva tre anni dopo lo strepitoso Man Overboard, per chi scrive disco dell’anno 2009 e suo miglior album dai tempi del lontano You’re Never Alone With A Schizofrenic. Fingers Crossed non fa che confermare l’eccellente momento di forma del riccioluto rocker inglese, che nonostante le primavere che si accavallano non ha perso la grinta e la voglia di fare del sano e corroborante rock’n’roll, né l’ispirazione per scrivere quelle ballate pianistiche per le quali va giustamente famoso; la sua ugola non ha perso smalto, e la Rant Band che come al solito lo accompagna (James Mastro e Mark Bosch alle chitarre, Paul Page al basso, l’ex Wings Steve Holley alla batteria e Dennis DiBrizzi al piano, oltre ad Andy York, ex John Mellencamp band ed ultimamente con Willie Nile, che produce anche il tutto) ha il suono perfetto per le sue tipiche ballate rock.

Un altro bel disco quindi, che non fa che confermare il trend positivo nella carriera del nostro (dopo che gli anni ottanta e novanta erano stati piuttosto difficili), ancora più prezioso in quanto non sono rimasti in molti a fare del sano rock come il suo. Una ritmica molto Stones introduce That’s When The Trouble Starts, un rock’n’roll tosto e grintoso, con il nostro che mostra di avere ancora la voglia (e la voce), e la band che lo accompagna in maniera potente e sicura. Dandy è un sentito omaggio all’amico David Bowie (che non dimentichiamolo aveva rilanciato la carriera dei Mott scrivendo per loro l’inno All The Young Dudes), una ballata cadenzata e vibrante con un ritornello classico che rimanda direttamente agli anni settanta, con Ian che nel testo cita diversi titoli di brani dello scomparso Duca Bianco (Heroes, Life On Mars, The Jean Genie): bella canzone. Splendida invece Ghosts, un folk-rock dylaniano (Bob è sempre stata la sua fonte d’ispirazione principale) dal gran ritmo e sviluppo trascinante, con un bellissimo gioco di chitarre, una delle migliori composizioni di Ian degli ultimi anni; la title track è uno slow pianistico, una delle specialità della casa, e Hunter canta con anima e passione quella che si rivela da subito una grande canzone, con una struttura melodica splendida che si apre nota dopo nota: toccante, a dir poco.

White House è un rock’n’roll decisamente divertente ed ironico, che sbeffeggia la figura di Donald Trump, ma con classe e finezza tipicamente britannica (e la musica è alquanto coinvolgente), mentre Bow Street Runners è un brano dal testo molto più duro, che parla della criminalità in aumento a Londra (ed in generale nel mondo) e della paura che ci circonda, il tutto con un ritmo sempre sostenuto, chitarre in primo piano ed un mood simile a quello di Willie Nile (lo zampino di York si sente, il ritornello corale ricorda molto certe cose di Willie). Morpheus è ancora uno slow dal pathos molto alto, che inizia con voce e piano nel nulla, poi a poco a poco entra il resto della band, che trasforma il pezzo in una ballata rock coi fiocchi, con bel assolo finale di Bosch. Stranded In Reality (stesso titolo del box di prossima uscita) inizia un po’ come un brano degli U2, ma Ian prende subito le redini e sciorina un motivo fluido e di grande presa, altra rock song di gran lusso, con un testo un po’ amaro sui tempi in cui viviamo, che culmina con la frase finale “Why am I losin’ my enthusiasm?” ripetuta ad libitum. L’album termina con l’asciutta You Can’t Live In The Past, dal tempo quasi reggae, unico pezzo di livello leggermente inferiore, e con la vivace e folkeggiante Long Time, melodia orecchiabilissima e prestazione vocale del nostro sempre più convincente.

Che altro dire…lunga vita a Ian Hunter!

Marco Verdi

A Novembre Esce Anche Un “Mini” Album Dal Vivo Di Bob Dylan: The 1966 Live Recordings, Box Set Da 36CD!

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bob dylan 1966live-480x480

 L’indiscrezione girava in rete già da qualche tempo, ed oggi è stata confermata: l’11 Novembre la Sony pubblicherà The 1966 Live Recordings, un box che definire monumentale è il minimo, non nelle dimensioni, bensì nel contenuto. Trattasi infatti della tournée completa di quell’anno di Bob Dylan, una serie di concerti insieme a The Band (che allora si chiamavano ancora The Hawks) che è passata alla storia come uno dei tour più importanti di tutti i tempi, e che era già stata toccata dalle Bootleg Series con il quarto volume, che riguardava il concerto completo alla Free Trade Hall di Manchester (quello del famoso battibecco di Bob con il fan che gli aveva urlato “Judas!”), serata che per anni era stata erroneamente collocata alla Royal Albert Hall. Il box comprende tutto ciò che esiste su nastro di quei 23 concerti (la maggior parte in Europa, più qualcuno in Australia ed America), con qualche serata incompleta ed anche diverse audience recordings (gli ultimi cinque dischi). Un’operazione che serve anche a salvaguardare i diritti d’autore per quell’anno, ma che a differenza della edizione super deluxe del box The Cutting Edge dello scorso anno, costerà circa un quinto (in Italia ed Europa dovremmo aggirarci tra i 140 e 160 euro, ma è molto indicativo e spannometrico), anche perché la confezione si preannuncia nettamente più spartana (ma comprenderà comunque un libretto con le note del noto biografo Clinton Heylin, del quale sta per uscire un libro proprio relativo a questo tour).

Qualcuno criticherà la scelta di pubblicare 36CD in cui si ripetono sempre le stesse canzoni (le scalette dell’epoca erano un po’ statiche, anche se come vedrete qua sotto qualche variante ogni tanto c’era), ma, dato il prezzo per una volta abbordabile (in rapporto al numero di dischetti, è chiaro), io ci farei un pensierino. Ad ogni modo uscirà anche una versione doppia che riguarderà anche soltanto il “vero” concerto The Real Royal Albert Hall 1966 Concert, al momento non si sa se la serata del 26 Maggio o quella del 27, o un meglio delle due (lo stesso anche in doppio vinile, ma pare si tratti del 27 maggio, quindi i dischi 30 e 31 della lista qui sotto).

bob dylan the real royal albert hall

Questa comunque la lista delle canzoni, disco per disco.

Disc: 1
1. She Belongs to Me (Incomplete)
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row
6. Just Like Tom Thumb’s Blues
7. Mr. Tambourine Man

Disc: 2
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Positively 4th Street

Disc: 3
1. She Belongs to Me (Incomplete)
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row
6. Just Like a Woman
7. Tell Me, Momma (Fragment)
8. Baby, Let Me Follow You Down
9. Just Like Tom Thumb’s Blues

Disc: 4
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around (Fragment)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat (Incomplete)
6. Ballad of a Thin Man
7. Like a Rolling Stone

Disc: 5
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row
6. Just Like a Woman
7. Mr. Tambourine Man

Disc: 6
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 7
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. Desolation Row
5. Just Like a Woman
6. Mr. Tambourine Man

Disc: 8
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 9
1. Fourth Time Around
2. Mr. Tambourine Man
3. She Belongs to Me
4. Vision of Johanna
5. It’s All Over Now, Baby Blue
6. Desolation Row
7. Just Like a Woman

Disc: 10
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings (Incomplete)
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 11
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 12
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna (Incomplete)
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row (Incomplete)
6. Just Like a Woman
7. Mr. Tambourine Man

Disc: 13
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 14
1. It’s All Over Now, Baby Blue
2. Desolation Row
3. Just Like a Woman
4. Mr. Tambourine Man
5. Tell Me, Momma (Incomplete – Drop Out)
6. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
7. Baby, Let Me Follow You Down
8. Just Like Tom Thumb’s Blues
9. Leopard-Skin Pill-Box Hat
10. One Too Many Mornings
11. Ballad of a Thin Man
12. Like a Rolling Stone

Disc: 15
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row
6. Just Like a Woman
7. Mr. Tambourine Man

Disc: 16
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 17
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row
6. Just Like a Woman
7. Mr. Tambourine Man

Disc: 18
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 19
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row
6. Just Like a Woman
7. Mr. Tambourine Man

Disc: 20
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone
9. Just Like Tom Thumb’s Blues (Incomplete) Soundcheck

Disc: 21
1. It’s All Over Now, Baby Blue
2. Desolation Row (Incomplete)
3. Just Like a Woman
4. Mr. Tambourine Man
5. Tell Me, Momma
6. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
7. Baby, Let Me Follow You Down
8. Just Like Tom Thumb’s Blues
9. Leopard-Skin Pill-Box Hat
10. One Too Many Mornings (Incomplete)
11. Ballad of a Thin Man
12. Like a Rolling Stone

Disc: 22
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row (Incomplete)
6. Just Like a Woman
7. Mr. Tambourine Man

Disc: 23
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 24
1. She Belongs to Me (Incomplete)
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row (Incomplete)
6. Just Like a Woman
7. Mr. Tambourine Man

Disc: 25
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 26
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row (Incomplete)
6. Just Like a Woman
7. Mr. Tambourine Man

Disc: 27
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 28
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row
6. Just Like a Woman
7. Mr. Tambourine Man

Disc: 29
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 30
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row
6. Just Like a Woman
7. Mr. Tambourine Man

Disc: 31
1. Tell Me, Momma
2. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
3. Baby, Let Me Follow You Down
4. Just Like Tom Thumb’s Blues
5. Leopard-Skin Pill-Box Hat
6. One Too Many Mornings
7. Ballad of a Thin Man
8. Like a Rolling Stone

Disc: 32
1. She Belongs to Me
2. To Ramona
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row
6. Love Minus Zero / No Limit
7. Mr. Tambourine Man
8. Tell Me, Momma
9. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met) [Incomplete]

Disc: 33
1. She Belongs to Me
2. To Ramona
3. Visions of Johanna
4. Desolation Row (Incomplete)
5. Love Minus Zero / No Limit (Incomplete)
6. Mr. Tambourine Man
7. Positively 4th Street
8. Like a Rolling Stone

Disc: 34
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row
6. Love Minus Zero / No Limit
7. Mr. Tambourine Man
8. Tell Me, Momma
9. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
10. Baby, Let Me Follow You Down
11. Just Like Tom Thumb’s Blues
12. Leopard-Skin Pill-Box Hat
13. One Too Many Mornings (Incomplete)

Disc: 35
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row
6. Just Like a Woman
7. Mr. Tambourine Man
8. Tell Me, Momma
9. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
10. Baby, Let Me Follow You Down
11. Just Like Tom Thumb’s Blues
12. Leopard-Skin Pill-Box Hat (Fragment)

Disc: 36
1. She Belongs to Me
2. Fourth Time Around
3. Visions of Johanna
4. It’s All Over Now, Baby Blue
5. Desolation Row (Incomplete)
6. I Don’t Believe You (She Acts Like We Never Have Met)
7. Baby, Let Me Follow You Down
8. Just Like Tom Thumb’s Blues (Fragment)
9. Leopard-Skin Pill-Box Hat (Incomplete)
10. One Too Many Mornings (Incomplete)
11. Ballad of a Thin Man (Incomplete)

Ed ecco la lista delle date e rispettive località.

Disc 1 – Sydney, April 13, 1966 (Soundboard recorded by TCN 9 TV Australia)
Disc 2 – Sydney, April 13, 1966 (Soundboard recorded by TCN 9 TV Australia)
Disc 3 – Melbourne, April 20, 1966 (Soundboard / unknown broadcast)
Disc 4 – Copenhagen, May 1, 1966 (Soundboard)
Disc 5 – Dublin, May 5, 1966 (Soundboard)
Disc 6 – Dublin, May 5, 1966 (Soundboard)
Disc 7 – Belfast, May 6, 1966 (Soundboard)
Disc 8 – Belfast, May 6, 1966 (Soundboard)
Disc 9 – Bristol, May 10, 1966 (Soundboard / audience)
Disc 10 – Bristol, May 10, 1966 (Soundboard)
Disc 11 – Cardiff, May 11, 1966 (Soundboard)
Disc 12 – Birmingham, May 12, 1966 (Soundboard)
Disc 13 – Birmingham, May 12, 1966 (Soundboard)
Disc 14 – Liverpool, May 14, 1966 (Soundboard)
Disc 15 – Leicester, May 15, 1966 (Soundboard)
Disc 16 – Leicester, May 15, 1966 (Soundboard)
Disc 17 – Sheffield, May 16, 1966 (CBS Records recording)
Disc 18 – Sheffield, May 16, 1966 (Soundboard)
Disc 19 – Manchester, May 17, 1966 (CBS Records recording)
Disc 20 – Manchester, May 17, 1966 (CBS Records recording except Soundcheck / Soundboard)
Disc 21 – Glasgow, May 19, 1966 (Soundboard)
Disc 22 – Edinburgh, May 20, 1966 (Soundboard)
Disc 23 – Edinburgh, May 20, 1966 (Soundboard)
Disc 24 – Newcastle, May 21, 1966 (Soundboard)
Disc 25 – Newcastle, May 21, 1966 (Soundboard)
Disc 26 – Paris, May 24, 1966 (Soundboard)
Disc 27 – Paris, May 24, 1966 (Soundboard)
Disc 28 – London, May 26, 1966 (CBS Records recording)
Disc 29 – London, May 26, 1966 (CBS Records recording)
Disc 30 – London, May 27, 1966 (CBS Records recording)\
Disc 31 – London, May 27, 1966 (CBS Records recordings)
Disc 32 – White Plains, NY, February 5, 1966 (Audience tape)
Disc 33 – Pittsburgh, PA, February 6, 1966 (Audience tape)
Disc 34 – Hempstead, NY, February 26, 1966 (Audience tape)
Disc 35 – Melbourne, April 19, 1966 (Audience tape)
Disc 36 – Stockholm, April 29, 1966 (Audience tape)

A tempo debito ci torneremo sopra, quando verranno comunicati ulteriori dettagli

Marco Verdi

Un Altro Tassello Nell’Infinita Storia Delle 12 Battute. Eddie Taylor – In Session: Diary Of A Chicago Bluesman 1953-1957

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eddie taylor in session

Eddie Taylor – In Session – Diary Of A Chicago Bluesman 1953-1957 - Jasmin Records

Dopo l’interessante compilation dedicata alle prime registrazioni di Roy Buchanan The Genius Of The Guitar http://discoclub.myblog.it/2016/08/24/completare-la-storia-roy-buchanan-the-genius-of-the-guitar-his-early-recordings/ , l’etichetta inglese Jasmine ora ne pubblica una dedicata ad un altro chitarrista (e cantante) che in vita non ha ricevuto i riconoscimenti che avrebbe meritato. Pur non essendo stato dello stesso livello tecnico di Buchanan, Eddie Taylor è stato ciò nonostante uno dei solisti più importanti della scena del blues nero elettrico di Chicago, fin dagli inizi degli anni ’50: anche se era nativo di Benoit, Mississippi, Taylor ha dapprima operato come sessionmen in diverse registrazioni di importanti bluesmen (che vediamo fra un attimo) prima di pubblicare il suo primo album per la Testament solo nel 1966, e poi diverse interessanti uscite tra gli anni ’70 e ’80, fino alla sua morte avvenuta a Chicago nel 1985, a soli 62 anni. Il nostro non viene ricordato negli annali del Blues come uno dei nomi basilari, ma è stato fondamentale nello sviluppo dell’opera, ad esempio, di Jimmy Reed, di due anni più giovane di lui, al quale ha insegnato tutti i trucchi della chitarra, e di cui è stato a lungo collaboratore. Senza addentrarci ulteriormente nelle cronache del blues, diciamo anche che queste registrazioni, nonostante la qualità sia variabile a seconda della provenienza originale, è per la maggior parte più che accettabile, spesso sorprendente, considerando gli anni in cui sono stati registrate tutte le canzoni.

Eddie Taylor, con la sua chitarra (e in qualche brano anche voce) è l’unica presenza costante in tutti i pezzi, alcuni, secondo le note, non pubblicati ai tempi della registrazione ed inseriti in stretto ordine cronologico. I primi due brani vengono da un 45 giri del maggio 1953 attribuito a John Brim, anche lui nella storia del blues di Chicago, ma che francamente non ricordavo, poi ascoltando il primo brano, Ice Cream Man, mi sono ricordato che la canzone appariva nel primo disco dei Van Halen, lo stile chitarristico di Taylor è ovviamente meno dirompente di quello di Eddie, ma, grazie anche alla presenza di Little Walter all’armonica, fa la sua bella figura https://www.youtube.com/watch?v=-FXzfXBHXW8 , come pure la successiva Lifetime Blues. Poi c’è il primo brano con Jimmy Reed, You Don’t Have To Go, con Reed all’armonica e voce e Taylor e John Littlejohn alle chitarre, più un certo Albert King alla batteria, ma non credo sia “quel” King. Classico Chicago Blues elettrico degli esordi. Seguono sette brani del febbraio 1954, quattro a nome Sunnyland Slim, che canta e suona il piano, e tre attribuiti a Floyd Jones, ma la formazione è comunque la stessa in tutte le canzoni, con i due artisti citati, più Eddie Taylor, Snooky Pryor all’armonica, Alfred Wallace alla batteria, ottime Going Back To Memphis e The Devil Is A Busy Man (bel titolo) di Sunnyland Slim, e pure la mossa Shake It Baby, mentre quando guida il vocione di Jones, si apprezzano gli  ottimi slow Schooldays On My Mind e Ain’t Times Hard,, che sembrano dei brani perduti di Muddy Waters, con eccellente lavoro di Taylor alla chitarra e Pryor all’armonica.

Ancora due brani di Brim del 1954 e due tracce di Little Willie Foster, un nome che mi “mancava”! Finalmente i primi due pezzi del gennaio 1955 a nome Eddie Taylor, un 45 giri per l’etichetta Vee-Jay, dove già si notano la grinta e la chitarra del musicista di Benoit. A fine ’55 c’è anche la prima collaborazione con John Lee Hooker, una Wheel And Deal dove ci sono sia Reed che Taylor, e del grande Hook più avanti nel CD ci sono altri due brani, tra cui Dimples, uno dei suoi più grandi successi in assoluto, ma solo anni dopo, negli anni ’60 e in Inghilterra, in pieno boom del British Blues,che su questo pezzo ci costruirà un genere, il primo beat inglese https://www.youtube.com/watch?v=lhitRUFOVts . Nel CD ci sono ancora due pezzi di Jimmy Reed, tra cui spicca You Got Me Dizzy, nonché altre otto canzoni a nome Eddie Taylor, tra cui ricordiamo Big Town Playboy, Don’t Knock At My Door e il “lentone” Lookin’ For Trouble dove si apprezza anche la voce del nostro https://www.youtube.com/watch?v=oYWJDzqERKw . Quindi, anche se la registrazione è tipicamente anni ’50, ma buona comunque, non si tratta di un disco per soli archivisti, ma di un altro tassello nell’infinita storia delle 12 battute.

Bruno Conti

Operazioni Discografiche Dovute…E Altre Un Po’ Meno! The Beatles – Live At The Hollywood Bowl/Bruce Springsteen – Chapter And Verse

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beatles live at theollywood bowl

The Beatles – Live At The Hollywood Bowl – Apple/Universal CD

Bruce Springsteen – Chapter And Verse – Columbia/Sony CD

Normalmente dopo la pausa estiva (che peraltro riguarda solo l’Italia, all’estero non si fermano) il mercato discografico da Settembre comincia ad inondarci di proposte più o meno valide, con un occhio già al mercato natalizio, e questi due album di cui mi accingo a parlare non fanno certo eccezione: diciamo che nascono sotto altri presupposti, ma visto a chi sono accreditati pensiamo che nel periodo delle festività saranno tra i più gettonati per il classico regalo dell’ultima ora. Due pubblicazioni che nascono in un certo senso come collaterali ad altri progetti (uno cinematografico, l’altro letterario) e che, se in un caso l’esistenza del CD ha una sua ragione di essere, nell’altro ci sarebbe parecchio da discutere. Ma andiamo con ordine.

Per molti i Beatles sono stati il più grande gruppo mai apparso sulla faccia della terra (parere sotto un certo punto di vista condivisibile, anche se altri preferiscono i Rolling Stones, mentre quelli più “di nicchia” prediligono Led Zeppelin o addirittura i Beach Boys), ma anche i fan sfegatati dei Fab Four sono concordi su una cosa: i Baronetti non sono mai stati una live band eccelsa. I loro concerti erano infatti spesso una mezza farsa, piccoli showcase di appena mezz’ora, nei quali il suono (già di suo non proposto con attrezzature all’avanguardia) era costantemente sommerso dalle urla di migliaia di ragazzine impazzite, che erano lì solo per vedere i quattro ragazzi di Liverpool e non certo per la musica (cosa che spesso impediva ai musicisti stessi di sentire quello che accadeva sul palco). Se a tutto ciò aggiungiamo il fatto che il gruppo smise di esibirsi nel 1966, cioè nel momento stesso in cui discograficamente iniziarono a fare sul serio, capiamo perché l’unico loro album dal vivo, Live At The Hollywood Bowl (che raggruppava il meglio di due serate nella mitica location californiana, registrate rispettivamente nel 1964 e 1965), usci postumo solo nel 1977. Oggi l’uscita del film-documentario Eight Days A Week ad opera del famoso regista Ron Howard (Apollo 13, A Beautiful Mind, Frost/Nixon, Il Codice Da Vinci e moltissimi altri film di successo), in cui viene presa in esame la vita dei Fab Four durante le tournée, ha dato il pretesto per una ristampa in CD di quel disco dal vivo, un’operazione in un certo senso dovuta, data l’assenza pluriennale dal mercato di un album a suo modo storico.

Il CD (che si presenta con una copertina bruttissima, sembra un manifesto pubblicitario anche abbastanza a buon mercato) è stato completamente rimasterizzato dai nastri originali da Giles Martin, figlio dello scomparso George (il mitico produttore degli Scarafaggi), il quale ha fatto un lavoro superlativo: Giles non ha eliminato le grida delle fans (non sarebbe stato giusto, dopotutto), ma ha ripulito il suono, lo ha de-masterizzato e l’ha rimesso forte e centrale in primo piano, dando una nuova freschezza a queste registrazioni, cosa che secondo me può giustificare pienamente l’acquisto anche a chi possiede il vinile del ’77. Certo, le canzoni le conosciamo tutte a memoria (e non è che i quattro dal vivo le modificassero più di tanto), ma riascoltiamo con piacere l’energia rock’n’roll di pezzi come Twist And Shout (che apre il CD), Dizzy Miss Lizzy (che voce che aveva Lennon), A Hard Day’s Night, Ticket To Ride, Roll Over Beethoven (con Harrison come voce solista), o la bellezza di classici minori di McCartney come All My Loving e Things We Said Today, fino ad apprezzare la simpatia di Ringo che si gioca bene la sua chance con Boys. Come ciliegina, questa riedizione offre quattro bonus tracks inedite, tre brani minori ma interessanti (You Can’t Do That, Everybody’s Trying To Be My Baby, la bella Baby’s In Black) ed uno dei brani simbolo della Beatlemania come I Want To Hold Your Hand.

bruce springsteen chapter and verse

Diverso è il discorso per Chapter And Verse, il “nuovo” album di Bruce Springsteen,(uscito tra l’altro il 23 settembre giorno del suo 67° compleanno) che si compone di brani scelti dal Boss in persona per accompagnare l’attesissima autobiografia Born To Run (che fantasia), in uscita in contemporanea in tutto il mondo, un’operazione che si rivela deludente ed anche leggermente offensiva verso i fans, a mio parere, in quanto per il 75% per cento non è che l’ennesima antologia, tra l’altro piuttosto lacunosa, con cinque brani inediti messi in apertura in modo da far ricomprare anche ai fans sempre le stesse canzoni. Purtroppo Bruce non è nuovo a certe operazioni, ma se le altre volte si poteva incolpare la Columbia, qui è chiaro e lampante il suo imprimatur: Chapter And Verse è quindi un disco con poco senso, inadatto ai neofiti (ci sono molte antologie del Boss migliori sul mercato) ed un po’ truffaldino per i fans. Ok, c’è qualche pezzo non usuale nei Greatest Hits del Boss (My Father’s House, Livin’ Proof, Long Time Comin’), ma che senso ha riproporre ancora una volta classici strasentiti come Badlands, The River, Born In The U.S.A., The Ghost Of Tom Joad, The Rising e Wrecking Ball? Sarebbe bastato inserire le stesse canzoni in versioni inedite (anche dal vivo), per costruire un prodotto più accattivante e secondo me vendere anche di più.

I cinque inediti sono comunque interessanti, in quanto ci mostrano un Bruce poco conosciuto, agli esordi, prima di cominciare ad incidere; si parte con due pezzi, incisi nel 1966 e 1967, dei Castiles, la prima band giovanile di Bruce, un gruppo con uno stile rock-beat molto lontano da quello che Springsteen assumerà in seguito, e più sulla falsariga di gruppi come Stones, i primi Kinks e i Them: il primo brano, Baby I, non è niente male, musica rock molto energica e con uno stile da garage band, con la voce del Boss non riconoscibile (anche perché canta all’unisono con George Theiss, co-leader del gruppo) https://www.youtube.com/watch?v=aTeJTkSJMVE ; più caotica, e pure incisa peggio, la cover di You Can’t Judge A Book By The Cover di Willie Dixon (tutti gli altri inediti sono originali di Bruce), suonata con foga punk ma lontana anni luce da gruppi come i Sonics https://www.youtube.com/watch?v=4Ee1DlBMrEY . He’s Guilty (The Judge Song) è un pezzo del 1970 degli Steel Mill, altra band del nostro con all’interno futuri compagni di E Street Band come Danny Federici e Vini Lopez: lo stile cambia poco, punk-rock ante litteram, la grinta è tanta ma già si intravede qualcosa di più, come il breve ma potente assolo chitarristico di Bruce subito doppiato dall’organo di Federici, od il tentativo del nostro di salire di livello per quanto riguarda il songwriting. La chicca del CD è sicuramente The Ballad Of Jesse James del 1972 ad opera della Bruce Springsteen Band, un combo al quale a Federici e Lopez si erano aggiunti Steve Van Zandt e Garry Tallent: il brano è un gustoso country-rock con elementi gospel e sudisti, in uno stile molto vicino a quello di Delaney & Bonnie, un Bruce diverso e non più manifestatosi in seguito (ed anche il brano è sparito dai radar). L’ultimo inedito è Henry Boy, un provino del 1972 di un brano che ha qualche elemento in comune con Growin’ Up, che non a caso in questa compilation è stata messa subito dopo (ma non nella versione del primo album di Bruce, bensì il demo acustico pubblicato su Tracks) https://www.youtube.com/watch?v=cFc7Vqsn5oY . A seguire, come detto, una lunga serie di grandi canzoni, peccato che siano le stesse già sentite e risentite un milione di volte.

Marco Verdi

E Pure Queste Sono Le Ristampe Che Ci Piacciono! Dolly Parton/Emmylou Harris/Linda Ronstadt – The Complete Trio Collection

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Dolly Parton/Emmylou Harris/Linda Ronstadt – The Complete Trio Collection – Rhino/Warner 3CD

Nel 1987 uscì un po’ in sordina (ma non dimentichiamo che gli anni ottanta furono il nadir di un certo tipo di country tradizionale) un disco accreditato a due regine del country americano (Dolly Parton ed Emmylou Harris) ed una del country-rock (Linda Ronstadt): intitolato semplicemente Trio, quell’album fu un successo strepitoso ed inatteso, e si piazzò al numero uno della classifica di Billboard, vincendo anche un Grammy e vendendo ben quattro milioni di copie. Ed il successo fu pienamente meritato, in quanto Trio era un grande disco di country purissimo, con le tre cantanti in forma eccellente, una scelta di canzoni notevole ed una lista di musicisti in session impressionante (c’è da leccarsi i baffi solo a leggere i nomi: Ry Cooder, David Lindley, Herb Pedersen, Albert Lee, Russ Kunkel, Leland Sklar, Bill Payne, Mark O’Connor). Per il seguito, Trio II, si dovettero attendere ben dodici anni: l’album inizialmente era previsto per il 1994, ma problemi della Harris e della Parton con le loro case discografiche fecero slittare il tutto (e la Ronstadt pubblicò cinque di quelle canzoni, remixate e senza le voci delle due amiche, nel suo album del 1995, Feels Like Home); Trio II, alla fine uscì nel ’99, prodotto come il primo volume da George Massenburg, non fu un successo come il suo predecessore, né era a quel livello artistico, ma comunque un ottimo album di country d’autore, anche se meno spontaneo del primo e con qualche leggera concessione al mainstream: anche qui la lista dei musicisti era degna di nota, con gente come Alison Krauss, David Grisman, Dean Parks, Ben Keith, Jim Keltner ed ancora Lindley. (Piccolo inciso: sempre nel 1999, solo qualche mese dopo, usci uno splendido album in duo di Emmylou e Linda, intitolato Western Wall: The Tucson Sessions, superiore anche al secondo Trio).

Era da tempo che si parlava di una ristampa con inediti dei due album, ed oggi finalmente la Rhino ci consegna questo stupendo triplo, che comprende i due Trio album nei primi due dischetti, ed un terzo con venti brani, dei quali solo due erano già noti, tre remix di pezzi dei due dischi, ma ben quindici outtakes mai sentite prima d’ora, una serie di canzoni fatte e finite che sembrano un album nuovo a tutti gli effetti. Intanto fa un immenso piacere risentire i primi due lavori: del primo, per lo più acustico, suonato alla grande e cantato splendidamente, vorrei ricordare la stupenda apertura di The Pain Of Loving You, un brano della Parton ma cantato da Emmylou, country cristallino e purissimo, l’honky-tonk lento di Making Plans, la strepitosa e toccante ripresa di To Know Him Is To Love Him di Phil Spector, con uno splendido assolo “hawaiano” di Lindley e con Cooder che ricama da par suo, o ancora il capolavoro di Dolly Wildflowers, tra le più belle del disco, o con Linda che si destreggia alla grande con Hobo’s Meditation di Jimmie Rodgers (e che classe), senza dimenticare le scintillanti riletture di Telling Me Lies di Linda Thompson (meravigliosa) o dei traditionals Rosewood Casket e la celeberrima Farther Along. Trio II è, come già detto, un gradino più sotto, ma avercene di dischi così: la purissima Lover’s Return della Carter Family apre l’album, seguita dalla struggente High Sierra, dove le armonizzazioni delle tre cantanti raggiungono vette paradisiache, la soave Do I Ever Cross Your Mind (di Dolly ma cantata dalla Harris), e dal superclassico di Neil Young After The Gold Rush, dove invece domina la Parton.

Per finire con la grandissima Feels Like Home, forse la più bella canzone scritta da Randy Newman negli ultimi trent’anni, alla quale viene riservato un trattamento sontuoso. Il terzo dischetto, intitolato Unreleased & Alternate Takes, Etc., oltre a presentare tre remix inediti (I’ve Had Enough, Lover’s Return e Farther Along) e due pezzi già presenti in due album del 1979 e del 1981 della Harris (la splendida Even Cowgirl Get The Blues di Rodney Crowell e Mr. Sandman, entrambe incluse in quanto Dolly e Linda erano presenti in qualità di ospiti), contiene come ho già detto ben quindici tra versioni alternate ed inediti assoluti: non è il caso di citarle tutte, lascio a voi il piacere di scoprirle (tanto non ce n’è mezza da buttare), ma mi limito a citare quelle a mio parere indispensabili, a cominciare da una versione a tre voci e maggiormente strumentata di Wildflowers, forse ancora più bella di quella del primo Trio, seguita a ruota dalla deliziosa Waltz Across Texas Tonight (scritta da Emmylou con Crowell), in una strepitosa versione del 1994 mai sentita, la delicata Softly And Tenderly, per sole voci, chitarra, mandolino e cello, la squisita Pleasant As May della Parton, che non avrebbe sfigurato sul primo album delle tre, una versione alternata di My Dear Companion forse superiore anche a quella pubblicata nel 1987, il trascinante country-gospel di Pops Staples You Don’t Knock (mi chiedo come abbia fatto a rimanere inedita fino ad oggi), il country purissimo di Are You Tired Of Me e l’intensissima In A Deep Sleep della cantautrice irlandese Triona Ni Dhomhnaill della Bothy Band, con una prestazione vocale superlativa della Ronstadt.

Per completezza devo segnalare che è uscita anche una versione singola, ma secondo me con poca ragione di esistere in quanto racchiude il meglio dei primi due album ed aggiunge la miseria di quattro inediti dal terzo dischetto. Difficilmente potremo avere in futuro un Trio III, date le gravi condizioni di salute di Linda, affetta dal morbo di Parkinson: ragione in più per accaparrarsi The Complete Trio Collection senza indugi. Ancora oggi dischi country di questo livello se ne sentono pochi.

Marco Verdi

Novità Prossime Venture Autunno 2016, Appendice. Ristampe Pete Townshend e Cofanetto My Generation Degli Who

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Di recente c’è stato un fiorire di iniziative legate a Pete Townshend e agli Who: prima la (ri)pubblicazione in CD/DVD del bellissimo concerto al Midem di Cannes per la serie televisiva tedesca Rockpalast, relativo al tour Deep End del 1985/86, quello dove in molte date ha suonato anche David Gilmour dei Pink Floyd, e che era incentrato in parte sull’album dell’epoca White City.

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Poi sono continuate le celebrazioni per il 50° anniversario di carriera degli Who con una serie di concerti (che potrebbero essere gli ultimi, ma mai dire mai) in giro per il mondo, e che il 17 e il 19 settembre li hanno portati anche in Italia, a Bologna e Milano (con relativa caduta di Pete che vedete nel filmato sotto, gli anni passano per tutti, sono più di 70 anche per Pete Townshend e Roger Daltrey).

E non è finita: tra la fine di settembre e la prima parte di ottobre, a macchia di leopardo in giro per il mondo la Universal sta per ripubblicare le edizioni rimasterizzate degli album solisti di Pete Townshend (compreso Rough Mix, quello registrato insieme a Ronnie Lane); la buona notiza è che saranno pubblicati a prezzo economico, intorno ai 10 euro, quella cattiva è che, a differenza delle ristampe effettuate dalla Hip-o-Select nel 2006 (e prima, negli anni ’90, dalla Rykodisc, per alcuni titoli), non ci sarà nessuna bonus track negli 8 CD, zero assoluto, neanche un brano aggiunto. Peccato, visto che esistevano: comunque alcuni di questi dischi, anche risentiti oggi, sono veramente belli:

WHO CAME FIRST (1972) –L’album dedicato a Meher Baba.
ROUGH MIX (1977) – Il magnifico album in collaborazione con RONNIE LANE, prodotto da GLYN JOHNS, con la partecipazione
di ERIC CLAPTON, CHARLIE WATTS e JOHN ENTWISTLE.
EMPTY GLASS (1980) – Considerato il primo vero album solistico di Townshend, entra nella Top Ten album USA.
ALL THE BEST COWBOYS HAVE CHINESE EYES (1982) – Contiene il singolo “Face Dances Pt 2”.
WHITE CITY (1985) – Con la partecipazione di DAVID GILMOUR.
THE IRON MAN (1989) – Il musical ispirato a “The Iron Man” di Ted Hughes.
PSYCHODERELICT (1993) – L’ultimo album solistico uscito nel 1993.

who my generation

Per concludere, il 18 novembre, uscirà una versione Super Deluxe di My Generation, di cui non è ancora stata resa nota la lista completa dei contenuti, ma si sa che il cofanetto di 5 CD, pubblicato dalla Brunswick/Universal, conterrà 2 dischetti di versioni Mono, due con l’edizione Stereo, entrambe arrichite dai singoli del’epoca e da demos dagli archivi di Townshend, con un nuovo Stereo Mix del 2014 ed un quinto disco di materiale inedito con versioni alternative dei brani dell’album, completi di tracce vocali, anche se l’unico vero brano completo inedito registrato all’epoca delle sessions originali prodotte da Shel Talmy, era Instant Party Mixture, uscito nella versione in doppio CD del 2002.

Per il momento è tutto, quando usciranno le informazioni definitive e la lista completa dei brani sarete aggiornati. Il prezzo, da ciò che si sa, al solito, è un’altra delle cose notevoli del Box.

Bruno Conti

E Intanto Dwight Yoakam Non Sbaglia Un Disco! Dwight Yoakam – Swimmin’ Pools, Movie Stars…

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dwight yoakam swimmin' pools

Dwight Yoakam – Swimmin’ Pools, Movie Stars… – Sugar Hill CD

Se vi sembra di avere già letto il titolo del Post è perché anch’io ho mutuato il titolo da quello del disco d’esordio di Luca Carboni, E Intanto Dustin Hoffman Non Sbaglia Un Film, perché mi sembrava adatto e pertinente per commentare la carriera dell’ormai sessantenne Dwight Yoakam, senza dubbio il miglior countryman degli ultimi trent’anni, uno che non solo non ha mai pubblicato un disco brutto, ma neppure uno per il quale si potesse dire “Sì, vabbè, però…”. Second Hand Heart, uscito lo scorso anno , era in assoluto uno dei suoi più roccati ed elettrici, confermando che l’ottimo ritorno di 3 Pears nel 2012 http://discoclub.myblog.it/2012/09/26/tre-pere-e-palla-al-centro-dwight-yoakam-3-pears/  dopo ben sette anni senza canzoni nuove non era stato un fuoco di paglia. Ma oggi Dwight con Swimmin’ Pools, Movie Stars…fa qualcosa che non aveva mai fatto: un album completamente suonato con strumenti acustici. Per la verità nel 2000 aveva dato alle stampe dwightyoakamacoustic.net, un disco in cui il nostro riprendeva alcuni suoi brani in perfetta solitudine, ma questo nuovo lavoro vede Dwight accompagnato da una band al completo, dove però gli strumenti elettrici sono sostituiti da chitarre acustiche, violino, banjo, mandolino ed upright bass, praticamente un disco di moderno bluegrass e mountain music.

Dwight però non scrive canzoni nuove per il progetto, ma ripropone (così come per l’album acustico di 16 anni fa) alcuni suoi brani scelti da suoi dischi del passato, preferendo includere pezzi meno conosciuti (tranne un caso), ed aggiungendo una sorpresa finale. Accompagnato da gente del calibro di Stuart Duncan, Bryan Sutton, Mitch Marine, Scott Vestal, Barry Bates e John Randall Stewart (che produce l’album insieme a Yoakam ed a Gary Paczosa), Dwight riesce a centrare ancora una volta il bersaglio, donando un sapore completamente nuovo a canzoni spesso dimenticate, aggiungendo freschezza e suonando con la consueta grinta ed energia: un piglio da rocker più che da hillbilly, al punto che quasi non si fa caso al fatto che i brani presenti sono arrangiati nello stile dei pionieri della country music. Ritmo, belle melodie, superbi intrecci di strumenti a corda e, soprattutto, la voce strepitosa del leader, che pare non risentire del tempo che passa: in poche parole, Swimmin’ Pools, Movie Stars…è senza dubbio uno dei dischi più belli del musicista del Kentucky.

Prendete l’iniziale What I Don’t Know (era sull’ormai lontano Buenas Noches From A Lonely Room), che qui viene trasformata in un canto appalachiano, con puntuali assoli di banjo e violino, ed il nostro che canta da subito alla grande. Free To Go ha una struttura più moderna, è una canzone fatta e finita, ma l’arrangiamento le toglie il vestito rock originale e le dona un sapore bucolico: bellissima la mini-jam strumentale centrale; notevole Sad, Sad Music, una country song cristallina dalla melodia purissima e dal refrain splendido, forse ancora meglio in questa versione che nell’originale presente su If There Was A Way, mentre These Arms è folk allo stato puro, limpida tersa, luminosa e con un ritmo a cui è difficile resistere, ritmo che prosegue la sua corsa con la travolgente I Wouldn’t Put It Past Me, al punto che non ci si accorge che mancano le chitarre elettriche e la batteria. Listen non la ricordavo così bella (era su A Long Way Home), e questa versione a tutto pickin’ è da godere nota dopo nota, grazie anche agli ottimi assoli ed al gioco di voci.

Two Doors Down è uno slow suonato con pochi strumenti ma con grande classe e la solita prestazione vocale maiuscola del leader, Guitars, Cadillacs è uno dei classici per antonomasia del nostro, ma questa rilettura acustica e cadenzata riesce a darle nuova linfa, al punto che la si riconosce solo al ritornello; e che dire della purezza di Home For Sale, un vero country-folk d’altri tempi, o dell’allegria contagiosa di un pezzo come la spedita Please, Please Baby. Lo strepitoso bluegrass Gone (That’ll Be Me), un’iniezione di ritmo ed energia, precede il brano finale e vera chicca del CD: Purple Rain di Prince, un sentito omaggio allo scomparso rocker di Minneapolis attraverso il suo brano più celebre, proposto con un arrangiamento geniale che la fa diventare una splendida hillbilly song, un colpo da maestro che da solo vale il prezzo del disco. Quest’anno Dwight Yoakam festeggia i trent’anni di carriera, ma a giudicare da Swimmin’ Pools, Movie Stars…ha ancora la voglia di stupire intatta e la grinta di un ragazzino.

Marco Verdi

Novità Prossime Venture Autunno 2016, Parte IV. John Prine, Norah Jones, Melissa Etheridge, Marcus King Band, Phish, Todd Snider, Shovels And Rope

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john prine for better, or worse

Prima di passare alle uscite del 7 ottobre, ancora un titolo piuttosto importante che verrà pubblicato il 30 settembre. Una piccola precisazione già fatta in passato, ma che ribadisco: ovviamente nella rubrica, nello specifico ed anche in generale, e sul Blog parliamo solo di quello che ci pare più interessante, o anche delle uscite più importanti, sempre in riferimento ai nostri gusti (e raramente pure di qualcosa che non ci è piaciuto), quindi non di tutte le novità discografiche. Fatta la precisazione, partiamo con il primo album di oggi.

John Prine è uno dei più grandi cantautori americani degli ultimi 50 anni, anche lui, ad inizio carriera, colpito dal “morbo del nuovo Dylan”, di cui fu ed è uno dei più grandi eredi (ammesso che il buon Bob, abbia eredi e voglia mai ritirarsi); dopo una prima parte di carriera in cui era sotto contratto per delle majors (Atalntic ed Asylum, entrambe del gruppo Warner), Prine è stato uno dei primi a distribuirsi in autonomia ed indipendenza, fondando una propria etichetta, la Oh Boy Records, che pubblica i suoi album dal lontano 1984. L’etichetta è attualmente distribuita in Italia dalla Ird, che curerà anche l’uscita del nuovo disco, For Better Or Worse, una sorta di ideale seguito di In Spite Of Ourselves, album del 1999 che presentava una serie di duetti con voci femminili di ambito folk-country: anche il nuovo CD segue lo stesso copione, ed alcune delle voci partecipanti sono le stesse di quel fortunato disco, uno dei migliori in assoluto della discografia di Prine.

Ecco la lista dei brani contenuti, con i musicisti che duettano con John:

1. Who’s Gonna Take The Garbage Out (feat Iris Dement)
2. Storms Never Last (feat Lee Ann Womack)
3. Falling In Love Again (feat Alison Krauss)
4. Color of the Blues (feat Susan Tedeschi)
5. I’m Tellin’ You (feat Holly Williams)
6. Remember Me (When Candlelights Are Gleaming) (feat Kathy Mattea)
7. Look At Us (feat Morgane Stapleton)
8. Dim Lights, Thick Smoke, and Loud, Loud Music (feat Amanda Shires)
9. Fifteen Years Ago (feat Lee Ann Womack)
10. Cold, Cold Heart (feat Miranda Lambert)
11. Dreaming My Dreams With You (feat Kathy Mattea)
12. Mental Cruelty (feat Kacey Musgraves)
13. Mr. & Mrs. Used To Be (feat Iris Dement)
14. My Happiness (feat Fiona Prine)
15. Just Waitin’

Forse ho esagerato con gli “alcuni”,  perché in effetti i nomi ricorrenti sono solo due, Iris Dement Fiona Prine, la terza moglie di John, con la quale vive in quel di Nashville (ma hanno una residenza anche in Florida e una in Irlanda, terra di origine della moglie). Il nostro sembra avere superato i problemi di salute causati da un cancro scoperto nel 2013, e ci regala questo ennesimo splendido album, con la sua voce e il suo stile inconfondibile, arricchito per l’occasione da tante voci affascinanti, e di cui il Blog si occuperà più diffusamente non appena sarà disponibile sul mercato.

norah jones day breaks

Passiamo ora alle uscite del mese di ottobre, iniziando con quelle del 7.

Prima di tutto nuovo album per Norah Jones (oltre alla apparizione nel CD di Doyle Bramhall II, segnalata qualche giorno fa): si chiama Day Breaks, l’etichetta è sempre la Blue Note, anche se ora fa parte del gruppo Universal. Il sesto disco di studio, oltre ad alcuni EP, alla compilation dei duetti Featuring, e ai due dischi con i Little Willies e a quello con le Puss’n'Boots, oltre alle decine, forse centinaia, di collaborazioni ed apparizioni con gli artisti più disparati, spesso in concerti e tributi vari dal vivo. Il disco è prodotto dalla stessa Norah Jones con Eli Wolf, e vede la partecipazione di una quindicina di musicisti, tra cui spiccano i nomi di Wayne Shorter al sax, Lonnie Smith all’organo, Brian Blade alla batteria, John Patitucci al basso, una sezione fiati e le amiche Catherine Popper e Sasha Dobson delle Puss’n'Boots, alle armonie vocali. Oltre a Tony Scherr, già presente nel primo album Come Away With Me, che torna alla chitarra. Una sorta di ritorno alle origini  come suono https://www.youtube.com/watch?v=mmKavvPRmsw

Sono nove brani nuovi, otto firmati dalla Jones, da sola o in compagnia di Peter Remm Sarah Oda, uno dalla Oda da sola, e tre cover, un brano di Duke Ellington, uno di Horace Silver Don’t Be Denied di Neil Young. Ovviamente ci sarà l’immancabile versione Deluxe, con 4 tracce dal vivo, registrate nel 2016, ecco la tracklist completa:

1.Burn
2.Tragedy
3.Flipside
4.It’s A Wonderful Time For Love
5.And Then There Was You
6.Don’t Be Denied
7.Day Breaks
8.Peace
9.Once I Had Laugh
10.Sleeping Wild
11.Carry On
12.Fleurette Africaine (African Flower)
13.Carry On – Live At The Flynn Center For The Performing Arts In Burlington, VT/2016
14.Flipside – Live At The Newport Jazz Festival/2016
15.Peace – Live At The Newport Jazz Festival/2016
16.Don’t Know Why – Live At The Newport Jazz Festival/2016

melissa etheridge MEmphis rock and soul

Anche per Melissa Etheridge una sorta di ritorno ai primi tempi della carriera, un disco dedicato al grande soul e alla musica della Stax, etichetta per la quale viene pubblicato il CD, MEmphis Rock And Soul: Il vecchio studio della Stax dove vennero incisi gli originali non esiste più, ma il disco è stato registrato ai Royal Studios di Memphis, con la produzione di Boo Mitchell, il figlio di Willie Mitchell (quello dei dischi di Al Green e Ann Peebles), e nel disco suonano alcuni dei musicisti che apparivano negli album originali dell’epoca, come i fratelli Hodges.

Si capisce già dal repertorio che finalmente la Etheridge torna a regalarci buona musica:

 1. Memphis Train
2. Respect Yourself (People Stand Up)
3. Who’s Making Love
4. Hold On, I’m Coming
5. I’ve Been Loving You Too Long (To Stop Now)
6. Any Other Way
7. I’m A Lover
8. Rock Me Baby
9. I Forgot To Be Your Lover
10. Wait A Minute
11. Born Under A Bad Sign
12. Dreams To Remember

marcus king band

Al 7 ottobre, su etichetta Fantasy/Universal, esce anche il secondo album per la Marcus King Band. E giustamente voi mi chiederete: e chi cacchio è? Si tratta di un giovane cantante e chitarrista di 21 anni scarsi, originario del South Carolina, il cui primo album, lo scorso anno, era stato pubblicato dalla Evil Teen, l’etichetta dei Gov’t Mule. E già questo spiega alcune cose, se poi aggiungiamo che il nuovo album è prodotto da Warren Haynes, che suona la slide in Virginia, mentre l’ospite Derek Trucks aggiunge la sua solista nel brano Self-Hatred, cominciate a capire di cosa si tratta. La formazione, oltre a KIng, grande voce e ottimo solista, prevede anche Jack Ryan alla batteria, Stephen Campbell  al basso, Matt Jennings alle tastiere, Dean Mitchell al sax e Justin Johnson, tromba e trombone https://www.youtube.com/watch?v=sMTj-I_bU6Q .

Il disco è ottimo, ho già avuto occasione di sentirlo e vi garantisco che il ragazzo è valido. Potrebbe essere un’altra bella sorpresa come i CD dei SIMO e dei Record Company. Qui sotto trovate i titoli dei brani e, prima e dopo, anche un paio di assaggi del disco per avere una idea di cosa vi aspetta:

 1. Ain’t Nothin’ Wrong With That
2. Devil’s Land
3. Rita Is Gone
4. Self-Hatred feat. Derek Trucks
5. Jealous Man
6. The Man You Didn’t Know
7. Plant Your Corn Early
8. Radio Soldier
9. Guitar In My Hands
10. Thespian Espionage
11. Virginia feat. Warren Hayes
12. Sorry Bout Your Lover
13. The Mystery Of Mr. Eads

phish big boat

Sempre lo stesso giorno è in uscita pure il nuovo album dei Phish Big Boat, per la Jemp Records. Dopo il buon album del 2014 Fuego e quello solista di Trey Anastasio dello scorso anno, si conferma l’ottimo momento della jam band americana anche per quello che concerne i dischi di studio.

1. Friends
2. Breath And Burning
3. Home
4. Blaze On
5. Tide Turns
6. Things People Do
7. Waking Up Dead
8. Running Out Of Time
9. No Men In No Man’s Land
10. Miss You
11. I Always Wanted It This Way
12. More
13. Petrichor

Anche in questo caso, sopra leggete i titoli e sotto trovate un breve assaggio, e se volete fidarvi, l’ho sentito e mi sembra ancora, come appena detto, un buon disco,.con la conclusiva Petrichor, oltre tredici minuti, che ci riporta agli splendori del passato.

todd snider eastside bulldog

Eastside Bulldog, il nuovo disco di Todd Snider, in uscita per la Aimless, racconta le vicende dell’alter ego di Todd, Elmo Buzz, un personaggio ossessionato da Hank Williams Jr., ma musicalmente si riallaccia anche agli album solisti di Snider e alla recente produzione degli Hard Working Americans. Nel nuovo disco appaiono anche Elizabeth Cook, Jason Isbell, Amanda Shires, Chris Robinson, Hank Williams III and Shooter Jennings, alcuni presenti anche nel recente eccellente disco di Amanda Shires (la signora Isbell) My Piece Of Land, prodotto da Dave Cobb, che approfitto per segnalarvi, sperando poi di trovare anche il tempo di recensirlo https://www.youtube.com/watch?v=TUsh9CltZcA.

Il disco anche in questo caso sembra molto buono, ecco i titoli dei brani:

1. Hey Pretty Boy
2. 37206
3. The Funky Tomato
4. Eastside Bulldog
5. Check It Out
6. Bocephus
7. Are You With Me
8. Enough Is Enough
9. Ways And Means
10. Come On Up

shovels and rope little seeds

Tutti belli i dischi che escono? Purtroppo no, ve ne segnalo uno che a me pare bruttarello, o quanto meno non c’entra molto con quello che facevano una volta gli Shovels And Rope, un duo di folk-country-bluegrass, autore fino ad ora di tre buoni album, che nel nuovo Little Seeds, etichetta New West,  effettua un voltafaccia sonoro che lascia quantomeno perplessi, passando dallo stile sonoro precedente ad un garage-rock tipo White Stripes (anche se qui cantano entrambi, Michael Trent e Cary-Ann Hearst). T-Rex, iggy Pop. Nulla di male, basta saperlo, ma non c’entra un tubo con quello che facevano prima. Non l’ho sentito tutto e bene, per cui mi riservo il giudizio finale, però a occhio, anche a giudicare dalla comparsata nell’ultimo pessimo album dei Needtobreathe (di cui leggerete la recensione ultranegativa tra breve, nel frattempo evitatelo), non promette nulla di buono. Bah…

1. I Know
2. Botched Execution
3. St Annes Parade
4. The Last Hawk
5. Buffalo Nickel
6. Mourning Song
7. Invisible Man
8. Johnny Come Outside
9. Missionary Ridge
10. San Andreas Fault Line Blues
11. BWYR
12. Eric’s Birthday
13. This Ride

Anche per oggi è tutto, alla prossima.

Bruno Conti

“Vecchissimi Cowboy Sudisti”, Non Ancora Stanchi! Charlie Daniels – Night Hawk

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charlie daniels night hawk

Charlie Daniels – Night Hawk – CDC Records CD

Alla bella età di ottanta anni, Charlie Daniels, vera e propria icona della musica americana, non ha ancora perso la voglia di fare musica. A due anni dall’ottimo album di covers dylaniane Off The Grid (probabilmente il miglior disco del barbuto countryman da trant’anni a questa parte) http://discoclub.myblog.it/2014/04/04/cover-cover-charlie-daniels-band-off-the-grid-doin-it-dylan/ , e dopo l’ottimo album Live pubblicato lo scorso anno http://discoclub.myblog.it/2015/11/23/piu-che-gagliardo-dal-vivo-charlie-daniels-band-live-at-billy-bobs-texas/  il nostro sfrutta l’eccellente momento di forma e pubblica questo Night Hawk, una sorta di excursus nel mondo delle cowboy songs, con riproposizioni di veri e propri classici del genere e rivisitazioni di suoi brani del passato. Daniels, nonostante la veneranda età, ha ancora una voce strepitosa, e la sua voglia di intrattenere è rimasta intatta: Night Hawk lo vede poi nel suo ambiente naturale, le cowboy songs, che il nostro riprende con grande classe e naturalezza, scegliendo arrangiamenti semplici ed acustici, quasi da old-time bluegrass band.

Infatti il musicista originario del North Carolina, che si accompagna con l’inseparabile violino, non si esibisce con l’usuale band elettrica, ma con un piccolo combo che cuce intorno alla sua voce un tappeto sonoro semplice ma di grande purezza: Chris Wormer alla chitarra acustica, Charlie Hayward al basso, Casey Wood alle percussioni, e soprattutto Bruce Brown, che suona un po’ di tutto, dalla chitarra al banjo all’armonica al dobro al mandolino, rivelandosi il vero band leader del disco. E Night Hawk, pur nella sua esigua durata (32 minuti) si rivela un album piacevole e riuscito, forse non allo stesso livello di Off The Grid, ma decisamente superiore a certi lavori altalenanti del passato di Daniels. Big Balls In Cowtown è una gioiosa interpretazione di un classico tratto dal repertorio, tra gli altri, di Bob Wills, Asleep At The Wheels e George Strait: nonostante gli anni Charlie ha ancora una gran voce, ed il tappeto musicale dietro di lui è perfetto, con strepitosi assoli di chitarra acustica, dobro e naturalmente violino. Billy The Kid è la rivisitazione di un vecchio pezzo del nostro (del 1976), atmosfera western, melodia tipica e gran sottofondo di strumenti a corda, una versione stripped-down ma non certo inferiore all’originale, mentre Night Hawk è un toccante slow dominato dal vocione di Charlie, e con un accompagnamento scarno ma robuste dosi di feeling.

Stay All Night (Stay A Little Longer) è nota soprattutto per la versione di Willie Nelson (ma l’hanno fatta anche Merle Haggard e di nuovo Bob Wills), una rilettura ricca di ritmo e swing, anche se Willie è due spanne più in alto; Goodnight Loving Trail, di Bruce “Utah” Phillips, è una cowboy ballad pura e cristallina, mentre (Ghost) Riders In The Sky, il grande classico portato al successo da Johnny Cash, è strepitosa in tutte le salse, e Charlie la rifà come se fosse sua, senza la drammaticità dell’Uomo in Nero ma con grinta e passione. Running With The Crowd, ancora Charlie Daniels Band d’annata, è un pezzo che anche spogliato degli strumenti elettrici mantiene la sua anima southern (ed il dobro la fa da padrone), mentre il celebre traditional Old Chisholm Trail è un divertente pretesto per far sentire il violino del leader, con l’armonica di Brown che lo doppia da par suo; l’album si chiude con la lenta ed intensa Can’t Beat The Damned Ole Machine, un inedito scritto dallo scomparso Joel “Taz” Di Gregorio, storico tastierista della CDB, e con la bella Yippie Ki Yea, una vibrante ballata western di stampo classico, anch’essa già presentata da Charlie in passato ma in veste differente.

Charlie Daniels non ha ancora appeso il cappello (ed il violino) al chiodo, anzi, direi che è più in forma adesso di vent’anni fa.

Marco Verdi

Sempre Più Bravo, Da Conoscere! Seth Walker – Gotta Get Back

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seth walker gotta get back

Seth Walker - Gotta Get Back - The Royal Potato Family

Non so dirvi se Seth Walker viva ancora a New Orleans, ma il musicista della North Carolina, che ha girato anche per Tennessee e Texas nel suo vagabondare musicale, è certamente ancora influenzato dai suoni della Crescent City. Nel ruolo del produttore c’è stato un avvicendamento; nell’ottimo disco precedente Sky Still Blue era Oliver Wood dei Wood Brothers ,in questo nuovo Gotta Get Back è Jano Rix (strano, sempre dei Wood Brothers! http://discoclub.myblog.it/2015/12/27/recuperi-sorprese-fine-anno-2-peccato-conoscerli-the-wood-brothers-paradise/ ), mentre Oliver appare solo come voce di supporto e co-autore in un paio di brani. Naturalmente è presente anche il fratello Chris Wood al basso, e a proposito di famiglie musicali nel disco appaiono anche il babbo, la mamma, lo zio di Walker, tutti impegnati a vari strumenti a corda, dal cello a violini vari, con appunto il padre Scott che ha curato anche gli arrangiamenti di archi.

Seth è un ottimo chitarrista elettrico e acustico, come ha dimostrato nei precedenti dischi, più orientato al blues abitualmente, ma molto eclettico nel suo stile, che ingloba appunto le 12 battute, il funky e il soul di New Orleans, ma anche elementi jazz, folk, country, tutte le musiche ascoltate in famiglia nel corso degli anni https://www.youtube.com/watch?v=e3VYeq2czK8 . Il nuovo disco è stato registrato in giro per gli States, Seth, con l’immancabile cappellino in testa, ha girato dal North Carolina al New Jersey, passando per i Southern Ground Studios di Nashville, di proprietà di Zac Brown: tra i musicisti impiegato, oltre ai nomi ricordati, anche il tastierista Kevin Anker, di recente all’opera nell’ultimo Fabulous Thunderbirds, Matt Glassmeyer ai fiati, Steve Mackey al basso elettrico (Dolly Parton, Tinsley Ellis, Allison Moorer e nei dischi precedenti di Walker), Chris Wood, che usa il contrabbasso di solito, Derrek Phillips alla batteria (già sentito con Mike Farris, Charlie Hunter e fa parte con Mackey della touring band del nostro).. Anche Gary Nicholson, che firma con Seth cinque brani, è una presenza importante. Insomma se vi è piaciuto l’ultimo Wood Brothers Paradise (a me parecchio http://discoclub.myblog.it/2014/09/01/rock-blues-soul-miscela-perfetta-seth-walker-sky-still-blue/ ) qui sarete parimenti soddisfatti: i primi due pezzi sono quelli più legati al sound di New Orleans, il bayou funky della ritmata High Time, tra un frizzante pianino, organo, basso molto presente, l’acustica anche in fase ritmica e l’elettrica di Walker usata con parsimonia, ma anche Fire In The Belly, che fin dal titolo rievoca immagini sonore alla Neville Brothers, ma pure Radiators e Subdudes, con la solista che comincia a farsi più cattiva e tagliente https://www.youtube.com/watch?v=n3TYgW9Ye_M . Back Around è un gospel soul, siamo sempre musicalmente nel Sud, ma ci si sposta verso un sound ancora più nero, tra battiti di mani, le solite tastiere, armonie vocali deliziose, e una melodia che mi ha ricordato certe cose del miglior Stevie Wonder anni ’70, quando era tra i più bravi in circolazione!

E pure Call My Name non scherza quanto a contenuti soul, tocchi deliziosi delle immancabili tastiere, la bella voce di Seth Walker (non lo avevamo ancora detto?), una delicata melodia che ci delizia i padiglioni auricolari, con il babbo che cura il sontuoso, ma non invadente, arrangiamento di archi e splendide armonie vocali, con nel finale un breve solo di chitarra di gran classe. Anche Movin’ On è molto bella, tra R&B, qualche tocco caraibico e jazzy, armonie doo-wop, a dimostrazione che nella discoteca di famiglia si ascoltava molta buona musica, sembra quasi un pezzo del Paul Simon più ritmato. Way Past Midnight sposta l’asse verso blues, R&R e tocchi country-gospel-rockabilly, molto coinvolgente, con organo vintage, piano e sezione ritmica molto indaffarati; Home Again, più intima e raccolta, è un gospel-folk (?), con acustica pizzicata, contrabbasso e intricate armonie vocali. Anche The Sound Of Your Voice, uno dei pezzi più belli del disco, ha questa aria da brano da cantautore folk, ma con uno splendido e avvolgente arrangiamento di archi del babbo Scott, che poi si apre nel finale con l’ingresso della ritmica e di alcuni splendidi interventi di un organo notturno, fantastico. Turn This Thing Around è un delizioso doo-wop semiacustico, a dimostrazione dell’estrema varietà del disco, subito seguita da Dreamer, a cavallo tra Caraibi e New Orleans soul, sempre con le tastiere, piano elettrico e organo, usate in modo splendido. Gotta Get Back, la canzone, miscela folk, country e degli inserti di fiati, con abilità sopraffina, anche gli archi e il contrabbasso di Chris Wood contribuiscono alla estrema raffinatezza della canzone. Manca Blow Wind Blow, solo l’acustica e la voce di Walker https://www.youtube.com/watch?v=Tdiy5gq0CXQ , con gli archi dei familiari a incorniciare quello che è un album veramente bello.

Bruno Conti