Un Addio Come E’ Giusto Che Fosse, A Tutto Rock And Roll! Chuck Berry – Chuck

chuck berry chuck

Chuck Berry – Chuck – Dualtone/Decca CD

Oggi non sono qui per dirvi, ammesso che ce ne sia il bisogno, chi era Chuck Berry (per questo vi rimando al mio “necrologio”, postato tre mesi fa alla notizia della sua scomparsa alla bella età di 90 anni http://discoclub.myblog.it/2017/03/19/la-morte-questa-volta-purtroppo-fa-90-se-ne-e-andato-anche-chuck-berry-la-vera-leggenda-del-rock-and-roll/ ): ribadisco solo che siamo di fronte ad un personaggio che, se solo fosse nato con la pelle bianca, e magari fosse stato un po’ meno ribelle e più “paraculo”, oggi sarebbe considerato il re del rock’n’roll al pari e forse più di Elvis Presley. In realtà in questo post si parlerà solo di musica, e per l’esattezza dell’ultimo (in tutti i sensi, forse) album del grande rocker di St. Louis, un disco che era pronto dallo scorso Settembre e che ora è diventato postumo, un lavoro di grande importanza anche perché è il primo in studio da Rock It! del 1979. Ma Chuck non è il disco di una vecchia gloria che rinverdisce qualche suo evergreen magari duettando con ospiti che c’entrano come cavoli a merenda (qualcuno ha detto Tony Bennett?), ma, pur con qualche comprensibile momento di media caratura, un riuscito disco di puro e semplice rock’n’roll vecchio stile, il tutto scritto, suonato e cantato esattamente come negli anni cinquanta. Qualche ospite, come vedremo, c’è, ma intanto sono musicisti veri e non superstars, e poi sono funzionali al progetto: l’album, che comprende dieci canzoni nuove di zecca (di tempo per scriverle ne ha avuto), è prodotto dallo stesso Berry, e vede in session una band ridotta ma compatta composta da Jimmy Marsala al basso, Keith Robinson alla batteria e Robert Lohr al piano, ma è anche un affare di famiglia, in quanto ci sono due dei cinque figli di Chuck, Charles Berry Jr. ed Ingrid Berry (rispettivamente alla chitarra ed armonica) ed il nipote Charles Berry III, sempre alla chitarra; dulcis in fundo, tre apprezzabili interventi delle “nuove leve” Tom Morello, Nathaniel Rateliff e Gary Clark Jr.

E poi naturalmente c’è lui, Chuck, in forma smagliante se teniamo conto che stiamo parlando di un novantenne, con una voce ancora giovanile e l’energia di un ragazzino: il disco forse non è un capolavoro, in quanto presenta più di un riempitivo (e forse avrebbe avuto bisogno di un vero produttore), ma sinceramente, considerando la statura dal personaggio, dovremmo solo essergli grati per averci concesso un’ultima testimonianza prima di lasciarci per sempre. Inizio a tutta birra con Wonderful Woman, cinque minuti di scintillante rockin’ boogie, con un chitarrone ritmico alla Duane Eddy e ficcanti riff da parte di Chuck, che rilascia anche alcuni brevi ma efficaci assoli (e me lo immagino impegnato nel suo celebre duckwalk), ai quali risponde da par suo Gary Clark Jr. Big Boys è invece il pezzo che vede Morello alla solista e Rateliff alle armonie vocali, ma la canzone inizia con il tipico attacco dei rock’n’roll del nostro (per intenderci alla Roll Over Beethoven, Sweet Little Sixteen, ecc. ecc.), e pure il resto si conferma irresistibile come ai vecchi tempi (e Morello non eccede come spesso gli capita): non è autoriciclaggio, e anche se fosse stiamo comunque parlando di colui che questo genere lo ha inventato; Berry amava molto anche il blues, e ne dà un esempio con You Go To My Head, dal tempo strascicato e mood quasi lascivo, che ci fa capire l’enorme influenza che ha avuto sui Rolling Stones. 3/4 Time (Enchiladas) è ripresa dal vivo, ed è un valzerone un po’ sghembo in cui il nostro dà l’impressione di improvvisare il testo, poco più di un gustoso divertissement.

Darlin’ è invece un lento molto anni cinquanta, leggermente country e con un gran lavoro di piano (e le backing vocals dei New Respects, un quartetto di colore per tre quarti al femminile proveniente da Nashville), mentre Lady B. Goode è uno dei pezzi centrali dell’album, il seguito della celeberrima Johnny B. Goode (ce n’era già stato un altro, Bye Bye Johnny), virato però al femminile, ed anche musicalmente siamo da quelle parti, grandissimo rock’n’roll. La pianistica She Still Loves You, dal ritmo vagamente jazz, è un brano un po’ interlocutorio, direi nella media (anche se piano e chitarra lavorano di fino), Jamaica Moon è solare e quasi caraibica come da titolo, ma pure questa non è indimenticabile; Dutchman è un rock blues in cui Chuck non canta ma parla, comunque abbastanza piacevole, mentre Eyes Of Man chiude il CD con un altro blues elettrico di buona fattura.

Forse Chuck non verrà ricordato nei tempi dei tempi come uno dei capolavori di Chuck Berry, ma è un disco più che onesto e con tre-quattro zampate da vecchio marpione, un modo decisamente dignitoso di congedarsi da questa valle di lacrime.

Marco Verdi

Per Ora, Il Migliore Album Di “Rock’N’Soul” Dell’Anno! – Nathaniel Rateliff & The Night Sweats

nathaniel rateliff and the night sweats

Nathaniel Rateliff – Nathaniel Rateliff & Night Sweats – Stax / Universal

Avevo lasciato Nathaniel Rateliff che sussurrava le canzoni di Falling Faster Than You Can Run http://discoclub.myblog.it/2014/02/23/il-ritorno-del-giardiniere-nathaniel-rateliff-falling-faster-than-you-can-run/ , e ora lo ritrovo sul mio lettore con questo nuovo lavoro dove  ha cambiato completamente stile e suono, una manciata di canzoni intinte nel classico soul della “Stax” anni sessanta, che ci rimandano ai mitici Otis Redding e Sam & Dave, ma anche Sam Cooke, Wilson Pickett e compagnia cantante. Prodotto dal navigato ex (?)-cantautore  Richard Swift (Black Keys, Damien Jurado fra i tanti), Nathaniel Rateliff & The Night Sweats, oltre al barbuto e tatuato Rateliff alla voce, chitarre, basso e percussioni, si avvale di una “gang” di musicisti dalle facce poco raccomandabili, ma di indubbio valore, tra i quali lo stesso Richard Swift all’organo e piano, Patrick Meese alle chitarre, basso, batteria e percussioni, Mark Shusterman alle tastiere, Starett Rogers al basso, e una formidabile sezione fiati composta da Nick Krier, Adam Shaffner, Leah Concialdi, Andreas Wild al sassofono baritono e tenore, Rick Benjamin al trombone, e Derek Banach  e Wesley Watkins alla tromba, per undici tracce che ripercorrono in un certo senso la storia dei mitici Muscle Shoals Studios.

La partenza è fulminante fin dall’iniziale I Need Never Get Old con atmosfere che richiamano il “sound” Stax, a cui fanno seguito una Howling At Nothing con la voce baritonale di Nathaniel che viene supportata dai cori della sua band, Trying So Hard Not To Know dove viene evidenziato un grande lavoro di chitarre e percussioni, per poi passare all’honky-tonky di I’ve Been Falling, introdotto dal piano su un tessuto di fiati dall’arrangiamento corposo, e una S.O.B. (una delle più belle canzoni dell’anno), che inizia con dei semplici battimani e un coro che richiama i canti di lavoro dei neri nelle piantagioni di cotone e che poi si trasforma, nel ritornello, in una “vampata” di suoni irresistibili, dove è proprio impossibile non muovere il piedino. Dopo questa scossa adrenalinica si riparte con il moderno country di Wasting Time, mentre con Thank You si ritorna alla classica ballata soul alla Sam Cooke, passando pure per un R&B d’antan come Look It Here, a cui fanno seguito Shake, un bel blues d’atmosfera, una deliziosa ballata folk-soul I’d Be Waiting cantata in un tono confidenziale alla Gary U.S. Bonds (recuperate ad ogni costo, se già non l’avete, Dedication, l’album che contiene alcuni brani di e con Springsteen https://www.youtube.com/watch?v=nTKtcsUjVMc ), andando a chiudere forse con il brano più debole del disco, Mellow Out con un ritornello ossessivo ma comunque piacevole da ascoltare.

Nathaniel Rateliff & The Night Sweats è un sorprendente album di soul classico, forse nulla di nuovo ma fatto un gran bene, con belle canzoni che trovano le loro radici nel “gospel” e nella musica nera in generale, suonato in modo impeccabile da una potenziale grande band come i Night Sweats, dove spicca il talento e il timbro vocale di Nathaniel Rateliff, con tutto l’insieme di questi fattori che dà a questo lavoro concreto e robusto lo spirito che ha illuminato quei meravigliosi anni.

Per il sottoscritto, sicuramente uno dei dischi dell’anno, per tutti gli altri, fidatevi, grande musica.!

Tino Montanari

Novità Di Settembre (E Di Fine Agosto) Parte I. John Mayall, PIL, The Arcs, Leo Sayer, The Strypes, Jackie Greene, Nathaniel Rateliff

john mayall find a way

Come al solito a metà agosto facciamo un piccolo giro sulle principali (almeno per chi scrive) novità discografiche in uscita durante il mese di settembre, oltre a qualche titolo che sarà pubblicato nella parte finale di agosto, esclusi quelli di cui si è già parlato sul Blog, tipo il box dei Taste e altro. Nei prossimi giorni comunque non mancheranno le recensioni di alcuni dei titoli più interessanti usciti in queste giornate ferragostane e i soliti “recuperi per le vacanze”. Ho cercato di mantenere le uscite di settembre in ordine cronologico, con l’eccezione dei quattro titoli in uscita tra il 21 e il 28 agosto che trovate alla fine del post. Per cui possiamo partire.

Iniziamo con il nuovo album di John Mayall Find A Way To Care, etichetta Forty Below Records, stessa formazione del precedente A Special Life, un ottimo album che aveva segnalato una sorta di nuova vita (musicale) per Mayall, la terza o la quarta, come avete potuto leggere sul Blog http://discoclub.myblog.it/2014/06/05/vere-leggende-del-blues-john-mayall-special-life/. Diciamo subito che il nuovo album conferma questa ritrovata vena e aggiunge una sezione fiati per variare ulteriormente il menu. Esce il 4 settembre.

pil what the world needs now

Nuovo titolo anche per i PIL Public Image Ltd di John Lydon, What The World Needs Now…, che non è il titolo della famosa canzone di Burt Bacharach, decimo album di studio per la band inglese, a tre anni dal precedente This Is Pil, registrato lo scorso anno negli studi Wincraft di proprietà di Steve Winwood, esce sempre il 4 settembre per la loro etichetta Pil Official Limited.

the arcs yours dreamily

The Arcs Yours Dreamily, è il nuovo album della “nuova” band fondata da Dan Auerbach dei Black Keys con un gruppo eterogeneo di musicisti che spazia da Leon Michels, fondatore dell’etichetta Truth And Soul Records (quella di Lee Fields And Expressions, Aloe Blacc e di alcuni remix americani di Amy Winehouse, quindi parliamo di soul), Richard Swift, il bassista per i tour dei Black Keys, Homer Steinweiss della Menahan Street Band, altro gruppo funk & soul, Nick Movshon, collaboratore della Winehouse, l’ottimo chitarrista Kenny Vaughan e per finire la band femminile Mariachi Flor de Toloache. Risultato del disco che uscirà il 4 settembre per la Nonesuch? Giudicate voi… https://www.youtube.com/watch?v=3CyjGhVua_s

Così a occhio, anzi a orecchio mi sembra molto meglio delle ultime cose dei Black Keys.

leo sayer restless years

Altro ritorno inatteso. Nuovo disco anche per Leo Sayer, il cantante inglese, con oltre ottanta milioni di dischi venduti nella sua carriera, pubblica questo nuovo Restless Years per la Right Tracks UK, ma attenzione perché il disco, il primo di studio di Sayer da sei anni a questa parte, per i misteri dell’industria discografica, è già in circolazione da alcuni mesi per il mercato australiano, dove il nostro Leo è molto popolare.

  https://www.youtube.com/watch?v=VtjNJj1Ta_A

Passiamo alle tre uscite di agosto.

jackie greene back to birth


Jackie Greene, oltre ad essere stato la chitarra solista negli ultimi anni dei Black Crowes, al momento in congedo, speriamo non illimitato, era un cantautore con una ottima carriera solista, che ora riprende con Back To Birth, il suo ottavo album di studio, pubblicato dalla Yep Rock il 21 agosto, con la produzione di Steve Berlin. Questi i titoli dei brani:

1. Silver Lining https://www.youtube.com/watch?v=ITXcL89cZ5I
2. Now I Can See For Miles
3. A Face Among The Crowd
4. Light Up Your Window https://www.youtube.com/watch?v=ju-k30jOJv0
5. Trust Somebody
6. Motorhome
7. Hallelujah
8. The King is Dead
9. Where The Downhearted Go
10. You Can’t Have Bad Luck All The Time
11. Back To Birth

Per chi conosce già una conferma, agli altri consiglio di investigare, questo è uno di quelli bravi.

nathaniel rateliff and the night sweats

Sempre il 21 agosto (ma per il mercato italiano esce il 28) nuovo album su Stax/Universal per Nathaniel Rateliff. Già l’etichetta fa presagire un cambio di sound per questo Nathaniel Rateliff & The Night Sweats, ma, sempre per chi non conosce, la bravura del soggetto, elogiato più volte in passato su questo blog: http://discoclub.myblog.it/2010/09/26/un-altra-cosa-da-fare-a-denver-nathaniel-rateliff/ e http://discoclub.myblog.it/2014/02/23/il-ritorno-del-giardiniere-nathaniel-rateliff-falling-faster-than-you-can-run/. Come per Greene vale l’avviso, “trattasi di uno bravo”! Take a look and listen https://www.youtube.com/watch?v=daOC7Lz3FiU :

e

strypes little victories deluxe edition strypes little victories cd

Altro gruppo che ispira al passato con ottimi risultati è quello dei giovanissimi irlandesi The Strypes, che giungono al secondo disco Little Victories, dopo che il disco di esordio Snapshot, su etichetta Virgin/EMI/Universal, come questo nuovo, era arrivato fino al 5° posto delle classifiche inglesi (e al n° 2 in Irlanda). Esce in due versioni, sempre il 21 in UK e il 28 agosto da noi, con la Deluxe che avrà quattro bonus tracks:

1. Get Into It  https://www.youtube.com/watch?v=MCdxkq7DHxM
2. I Need To Be Your Only  https://www.youtube.com/watch?v=K7x98Ai4uUg 
3. A Good Night’s Sleep And A Cab Fare Home
4. Eighty-Four
5. Queen Of The Half Crown
6. (I Wanna Be Your) Everyday
7. Best Man
8. Three Streets And A Village Green
9. Now She’s Gone
10. Cruel Brunette
11. Status Update
12. Scumbag City
[Deluxe Edition Bonus Tracks]
13. Fill The Spaces In
14. Lovers Leave
15. Rejection
16. G.O.V.

Se volete saperne di più andate a leggervi quanto detto dal sottoscritto per il precedente album http://discoclub.myblog.it/tag/strypes/, vale anche per questo, c’è ancora speranza per il futuro!

End of part one, alla prossima!

Bruno Conti

Il Ritorno Del “Giardiniere” – Nathaniel Rateliff – Falling Faster Than You Can Run

nathaniel rateliff fallin faster

Nathaniel Rateliff – Falling Faster Than You Can Run – Mod Y Vi Records

Mi ero imbattuto una prima volta in Nathaniel Rateliff grazie ad un amico (nello specifico il titolare di questo blog), con la recensione del pregevole lavoro precedente In Memory Of Loss (2010), dove si notava un forte legame con le sonorità degli anni ’60 e ’70 https://www.youtube.com/watch?v=m-wbAwK2eUY . Due brevi note per inquadrare il personaggio: Nathaniel è nativo del Missouri e a 18 anni si trasferisce in quel di Denver (svolgendo molti lavori, fra i quali il giardiniere) e cominciando anche, nel frattempo, a suonare in varie band che lo portano, dopo una lunga gavetta, ad uscire dai confini del Colorado, e finalmente raggiungere un discreto successo con l’esordio Nathaniel Rateliff & The Wheel Desire And Dissolving Men (2007). Questo nuovo lavoro Fallling Faster Than You Can Run, ad un primo ascolto, mette in luce anche il lato più rock del buon Nathaniel e della sua band, che vede Julie Davis al basso, Joseph Pope alle chitarre, James Han al pianoforte e tastiere, Patrick Messe alla batteria, per undici canzoni di folk rurale e di vita vissuta https://www.youtube.com/watch?v=O0WGyfPzFd8 .

nathaniel reteliff 1

La voce baritonale di Rateliff apre il disco quasi in un sussurro con Still Trying, una chitarra acustica e un rullo di tamburo di base https://www.youtube.com/watch?v=vjM0xggoY9E , mentre I Am sono solo Nat e la sua chitarra https://www.youtube.com/watch?v=hRq-kGyVo5w , per poi passare al suono decisamente più ritmico di Don’t Get Too Close https://www.youtube.com/watch?v=Ezcykwk8aBc , che sembra uscita dalle “sessions” dei Mumford & Sons o dei Lumineers.

nathaniel rateliff 2

Laborman cambia le cose con un bel riff di chitarra elettrica, un brano vigoroso (alla Wilco), per poi passare di nuovo alla lieve e acustica How To Win  e alzare la posta in gioco con la martellante Nothing To Show For https://www.youtube.com/watch?v=B7pfEsHQuzU  , che viaggia ancora dalle parti dei Mumfords. La seconda parte del disco svolta verso le cadenze quasi “jazzy” di Right On, a cui fanno seguito il personale racconto di Three Fingers In giocato su delicati accordi di chitarra e pianoforte, e la ballata elettrica Forgetting Is Believing,https://www.youtube.com/watch?v=5K2VUlcVZgg  che rimanda al miglior Ryan Adams, mentre When Do You See e la title track Falling Faster Than You Can Run, chiudono il cerchio di un disco bello e importante, che per certi versi si potrebbe avvicinare pure alla stessa vena di essenzialità dei lavori più elettrici del grande Greg Brown.

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Tuttavia il gioco dei rimandi potrebbe continuare all’infinito, in quanto Nathaniel Rateliff ha assimilato bene la storia dei songwriters americani (in questo album ci ripropone una sua lista personalizzata), confermandosi (a parere di chi scrive) una delle possibili grandi promesse del folk-rock a stelle e strisce, nonostante la faccia da giardiniere, ma il cuore e l’anima sono quelle di un magnifico “storyteller”. Cercatelo ne vale la pena!

Tino Montanari

Novità Di Settembre Parte IV E Ultima. Paula Cole, Nathaniel Rateliff, Camel, Manhattan Transfer, Matt Costa, Kenny Wayne Sheperd, Grateful Dead Eccetera

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Nel terzo aggiornamento sulle novità di settembre avevo lasciato alcuni “arretrati” che mi stavo dimenticando di completare ma ora provvedo. Prima due o tre precisazioni veloci: per il box di Bowie Station To Station il 28 settembre uscirà (almeno in Italia) solo la versione “normale” tripla mentre per la Deluxe non si sa. Idem per la Deluxe di Bitches Brew di Miles Davis che a oggi non si sa quando uscirà sul nostro mercato (doveva essere nei negozi ad inizio settembre). Per finire la carneficina pure la versione con libro di Lonely Avenue il disco di Ben Folds con Nick Hornby non dovrebbe essere nei negozi il 28 mentre uscirà la versione standard.

Qualcuno mi ha chiesto come faccio a sapere le date esatte di uscita (almeno per l’Italia) e poi, soprattutto, aggiornarle, cosa che non fanno i “gornalisti ufficiali” portati allo sgub alla Biscardi. Questo con grande scorno di chi acquista (o vorrebbe acquistare) i nuovi dischi alle date annunciate e spesso non aiutati dagli addetti nei negozi che, a loro volta, brancolano nel buio. Semplice: sono le mie vecchie fonti del negozio ormai defunto che campeggia nell’insegna del Blog e il desiderio di fare comunque un servizio utile a chi legge questo sito. Possono esserci degli errori anche qui perché sbagliare è umano ma perseverare è diabolico.

Per fare un esempio, Nathaniel Rateliff (senza la e finale come erroneamente indicato nel post precedente) è un interessantissimo nuovo cantautore americano il cui album di esordio In memory of loss sta uscendo nel mondo un po’ a macchia di leopardo, a maggio negli States, tra luglio e agosto in Inghilterra e ora qui da noi (in effetti la data doveva essere il 28 settembre ma già non lo vedo nelle liste di conferma per cui potrebbe essere uno degli ulteriori rinvii). Comunque, visto che si tratta di un disco che mi è molto piaciuto. ve ne parlerò a breve con un post ad hoc. Merita decisamente, ottime critiche tutte meritate, una voce “strana” e quindi molto interessante e uno stile che congloba influenze classiche che vanno da Van Morrison a Cat Stevens (per il sottoscritto) ma con ampi legami con il nuovo filone folk anglo-americano che va dagli Iron and Wine e Califone (stesso produttore) passando per Low Anthem, Mumford and Sons, ma anche David Gray e Ray LaMontagne, uno molto bravo insomma.

Un’altra molto brava è indubbiamente Paula Cole che ha pubblicato in questi giorni il suo nuovo album Ithaca su Decca Records per il mercato americano (si spera una pubblicazione anche italiana visto che fa parte della Universal). E’ il suo quinto album (più un Greatest Hits nel 2006): bellissima voce, forse qualcuno la ricorda perché era la vocalist di supporto di Peter Gabriel nel Secret World Tour, quella che duettava con Peter in Don’t Give Up, mentre gli ex-ragazzini forse la ricordano come colei che cantava I Don’t Want To Wait la sigla di Dawson’s Creek (peraltro brano molto bello). Anche su questo poi ci ritorno perché la “signora” mi piace molto.

Matt Costa è uno degli artisti che incide per la Brushfire l’etichetta di Jack Johnson, Mobile Chateau è il suo terzo album e segna un deciso cambio di atmosfere musicali. Questa volta si vira verso la psichedelia dei Sixties, si parla di 13th Floor Elevators, Zombies, Donovan, Electric Prunes, visto che l’argomento mi attizza sento e poi riferisco. Anche questo in uscita il 28 settembre ma già rinviato mentre negli States è uscito il 21 settembre.

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Il Chick Corea Songbook dei Manhattan Transfer in America è uscito esattemente un anno fa ma è passato un po’ sotto silenzio, il 28 settembre prossimo esce anche in Italia per la Edel. Il titolo dice tutto!

Il box dei Camel Rainbow’s End che esce prossimamente (ormai sulle date non mi sbilancio, no questo è confermato per il 28 settembre) è un ulteriore cofanetto quadruplo della Universal sempre a prezzo speciale e sempre senza inediti ma per chi non possiede nulla di questo ottimo gruppo del Progressive Rock inglese è manna dal cielo. Come al solito molto curato e, ripeto, ottimo prezzo.

Quel cofanetto dei Grateful Dead (quintuplo) raccoglie, in vinile 180 grammi e a tiratura limitata i primi 5 album di studio del gruppo californiano. Anche questo doveva uscire il 28, in America è uscito il 21 settembre qui poi si vedrà. Sul loro sito sono disponibili anche un nuovo capitolo della serie Road Trips e un cofanetto dei concerti del 1989 a Hampton sotto la vecchia ragione sociale Warlocks http://www.dead.net/.

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Tra i dischi confermati in uscita martedì 28 anche il nuovo disco dal vivo di Kenny Wayne Sheperd (solo import) Live In Chicago, con Hubert Sumlin, Willie Big Eyes Smith, Buddy Flett e il grande chitarrista cieco Bryan Lee con cui spesso si scambiano collaborazioni. Questo è un chitarrista di quelli tosti e il disco in concerto finalmente gli rende giustizia.

Esce anche il nuovo David Sylvian Sleepwalkers per la sua etichetta Samadhisound distribuzione Self e sempre per la stessa distribuzione su etichetta PIAS il disco dell’attore Tim Robbins con la Rogue Gallery Band, prodotto da Hal Willner e di cui si parla molto bene.

Per finire su una nota lieta finalmente esce anche in Europa (con una bonus track rispetto all’edizione americana, cazzarola!) su etichetta Naive il nuovo Cyndi Lauper Memphis Blues di cui vi avevo parlato molto bene a metà agosto questo-le-mancava-cyndi-lauper-memphis-blues.html oppure potete leggere la recensione sul Buscadero di ottobre (tanto è la stessa).

That’s All Folks!

Bruno Conti