Con Babbo, Fratello, Zia e Cugine “Acquisite” Al Seguito, Non Male. Lukas Nelson And Promise Of The Real

lukas nelson & promise of the real

Lukas Nelson & Promise Of The Real – Lukas Nelson & Promise Of The Real –Fantasy/Concord//Universal

Lukas Nelson, non ce lo possiamo nascondere, è il figlio di Willie Nelson, uno dei sette, insieme all fratello Micah, il più giovane della discendenza. Il suo primo disco, sempre omonimo, era uscito nel 2010, a livello indipendente, poi ne hanno fatti uno per la Warner e un altro indie, e questo quindi è il quarto album: in mezzo i Promise Of The Real sono diventati la band di Neil Young, prima per il discreto (per il sottoscritto, http://discoclub.myblog.it/2015/06/24/ogm-grande-musica-neil-young-promise-of-the-real-the-monsanto-years/ a Marco era piaciuto) The Monsanto Years e poi per lo “strano” Live Earth http://discoclub.myblog.it/2016/06/26/nuovo-tipo-musica-ambient-neil-young-promise-of-the-real-earth/ .Si parlava anche di un ennesimo disco in coppia con il canadese (e infatti era uscito il video per un brano nuovo Children Of Destiny,  ma per ora non se ne è fatto nulla https://www.youtube.com/watch?v=4RKBUG9VLFU ), ma a sorpresa esce questo nuovo CD,: il fratello Micah Nelson è stato retrocesso ad ospite, al piano e banjo in un brano, mentre il resto della famiglia è presente tutta, babbo Willie con chitarra Trigger al seguito in Just Outside Of Austin, dove appare anche al piano la zia Bobbie Nelson. Volendo, come ospiti, ci sarebbero anche le “cuginette” acquisite Lucius (sentite nel recente disco di Roger Waters), presenti in cinque brani, e la “lontana cugina italiana” Lady Gaga, in due brani, dove non fa disastri, in uno indistinguibile, potrebbe cantare chiunque, anche Janis Joplin risorta, nell’altro Find Yourself, uno dei pezzi migliori del disco, persino brava.

La formazione è diventata un sestetto, aggiungendo un tastierista e un secondo chitarrista, alla steel: il genere? Bella domanda, direi che più che country, che è comunque presente, si potrebbe definire Americana, roots music, spesso con una propensione per il rock: se avete letto da qualche parte che ascoltando Lukas sembra di sentire il padre, non credeteci, per me è una balla colossale, sì, Lukas ha una voce piacevole, direi persino “adeguata”, ma non è un grande cantante come Willie. Ci sono almeno un paio di categorie di cantanti, quelli che hanno una bella voce e quelli con una voce “particolare”, come Bob Dylan o Lou Reed, ma questi scrivono canzoni sensazionali. Forse ce ne sarebbe anche una terza, quelli con voce normale e canzoni memorabili, direi che Lukas Nelson non rientra in nessuna delle tre: questo non vuol dire che non sia bravo o che l’album sia brutto, tutt’altro, il disco è buono e si ascolta con piacere, con qualche pezzo sopra la media. Citando alla rinfusa, la conclusiva If I Started Over, una sorta di valzerone country pianistico con uso di pedal steel, dove effettivamente all’inizio la voce di Lukas assomiglia in modo impressionante a quella del babbo, ma poi quando sale di tonalità la similitudine si spegne, anche se la canzone rimane bella e malinconica, come certe composizioni di Willie. L’aria di famiglia si respira anche nella citata Just Outside Of Austin, che parte come una sorta di Everybody’s Talkin’ Part II, o un pezzo della Nitty Gritty più dolce e melanconica, e poi nella seconda parte quando il ritmo si anima maggiormente, si respira aria di morbido country texano, ma anche di qualche perduto brano di Glen Campbell, con la chitarra di Willie a sostituire il vecchio amico.

L’iniziale Set Me Down On A Cloud è un cadenzato pezzo rock dove si apprezza l’ottimo lavoro della solista, e anche di tutta la band, con una nota di merito per le armonie quasi gospel delle Lucius, che danno un aria rock got soul alla canzone, provvista pure di una bella coda strumentale un po’ alla Young; Die Alone è un robusto ‘70’s rock, di nuovo con le Lucius in spolvero, organo e chitarra in vivaci call and response, ben cantato ed energico il giusto, mentre Fool Me Once è un ondeggiante honky-tonk, dalle parti di Jimmy Buffett, solare e molto piacevole, sempre con Jess Wolf e Holly Laessig (le Lucius) a spalleggiare la voce del leader, che si disbriga con classe anche alla solista. Carolina è uno dei due brani con Lady Gaga, che insieme alle Lucius canta le armonie vocali di questo leggero connubio tra honky-tonk e qualche deriva caraibica, piacevole ma niente di che; Runnin’ Shne è il pezzo dove appare il fratello Micah, una morbida ballata quasi alla James Taylor o alla John Denver nella parte iniziale, che poi si apre e si trasforma in una texan country song, con Find Yourself, l’altro pezzo con Lady Gaga, che è un potente blues-rock, cadenzato e chitarristico che ricorda nella sua andatura anche certi pezzi dei Pink Floyd quando la chitarra di David Gilmour è più presente, e l’intreccio di voce maschile e femminile è veramente trascinante, decisamente una bella canzone, con lunghi inserti strumentali, che si ripetono anche in Forget About Georgia, l’altro pezzo forte dell’album, un sontuoso mid-tempo, una sorta di “risposta” al Ray Charles di Georgia on My Mind (nel testo), serena ed avvolgente, di nuovo con le Lucius in bella evidenza, e dove appaiono ancora le influenze di Neil Young, soprattutto nella lunga coda strumentale. Non male anche Four Letter Word e High Times dove si vira verso un country-southern energico, quasi alla Billy Joe Shaver, tutto ritmo e chitarre, e quella specie di ninna-nanna  dolce e fischiettata Breath Of My Baby, dedicata alla prole, forse superflua ma gradevole.

Bruno Conti

Vibrante Rock’n’Roll Dalla Louisiana. Rod Melancon – Southern Gothic

rod melancon southern gotic

Rod Melancon – Southern Gothic – Blue Elan CD

Rod Melancon non è un esordiente, anche se il suo primo disco, Parish Lines (2014) è passato abbastanza inosservato: originario della Louisiana del Sud, Rod non fa però musica influenzata dalla sua terra, a parte i testi che invece raccontano storie di personaggi locali, tra il reale e l’inventato, e mettendoci dentro anche qualche mistero che fa tanto bayou. Il suono però non è swamp, né cajun, e neppure ha punti di contatto con quel meraviglioso calderone musicale che è New Orleans: Rod infatti predilige un approccio rock’n’roll classico, sul genere di gruppi cardine del suono Americana come i Drive By Truckers, un sound chitarristico e diretto, che contiene anche elementi country e perfino alcuni accenni psichedelici. Southern Gothic contiene dieci canzoni di vero rock americano, suonato con piglio deciso e con le chitarre sempre protagoniste, con la produzione lucida di Brian Whelan (che è anche musicista per conto suo), e vede tra i vari sessionmen diversi artisti appartenenti al panorama country, ma il country più robusto e meno nashvilliano, tra i quali spiccano il bassista Ted Russell Kamp (Shooter Jennings), il batterista Mitch Marine (da tempo con Dwight Yoakam) e lo steel guitarist Marty Rifkin, membro dei Dead Peasants di Chris Shiflett. L’inizio del disco è però spiazzante:

With The Devil è un brano lento e cadenzato, che potrebbe essere un blues paludoso se non fosse per l’accompagnamento che mischia rock e psichedelia, antico e moderno, con un risultato interessante anche se non eclatante (c’è comunque un bell’assolo chitarristico), e poi il synth se lo potevano anche risparmiare. Perry ha un ritmo incalzante, con il basso molto pronunciato, ed è una rock song classica, fluida e scorrevole, cantata da Rod con voce roca e con ottimi spunti di chitarra; Lights Of Carencro è cupa, roccata, dura, con la voce che parla e pure filtrata, non un grande brano, si fa quasi fatica ad ascoltarlo fino in fondo, mentre Dwayne And Me è diametralmente opposta, trattandosi di una struggente ballata tra folk e country, con una melodia decisamente bella e suonata in maniera classica. Promises ha un attacco degno dei Rolling Stones, ed è infatti una buona rock song, vibrante e diretta, una delle più convincenti del CD, ed anche Redhead non abbassa il ritmo né l’attitudine rocknrollistica, siamo quasi dalle parti del Texas: questo è il Melancon che preferisco, diretto e concreto.

Bella anche Praying For Light (il disco sta crescendo canzone dopo canzone), una ballata elettrica dal suono ruspante e con un motivo fruibile, mentre la vivace Mary Lou ha un attacco che ricorda molto la dylaniana I Want You, ed anche come suono siamo lì, un delizioso brano di sapore sixties, leggermente country, insomma una bella sorpresa. Ottima anche Different Man, una sontuosa rock ballad, arrochita ed elettrica, con un feeling alla Neil Young neanche troppo nascosto; l’album si chiude con Outskirts Of You, puro country, uno slow languido con tanto di steel, che conferma la capacità del nostro di variare lo stile pur restando fedele al suo suono. Mi sento quindi di promuovere Rod Melancon, questo Southern Gothic ha un paio di brani sottotono, ma il resto è più che buono, ed in certi momenti addirittura ottimo.

Marco Verdi

Anteprima Bis: Una Gradita Sbirciatina Agli Archivi? Neil Young – Hitchhiker

neil young hitchhiker

Neil Young – Hitchhiker – Reprise/Warner CD

*NDB Dopo l’anticipazione, a puntate http://discoclub.myblog.it/2017/06/26/ma-sara-vero-o-ci-ripensa-neil-young-hitchhiker-in-uscita-il-14-luglio/ , sull’uscita del disco, ecco la recensione in anteprima, esce fra una settimana, l’8 settembre. Per il momento è disponibile per lo streaming qui http://www.npr.org/2017/08/31/547036559/first-listen-neil-young-hitchhiker

Quest’anno Neil Young non dovrebbe avere altri dischi “nuovi” in uscita (ma il condizionale con il canadese è d’obbligo, lo scorso anno Peace Trail è stato annunciato poco tempo prima di essere pubblicato e si parla di un disco con i Promise Of The Real), e quindi il nostro ha pensato di gratificare i fans, oltre che con i due box che riepilogavano i suoi album degli anni settanta, con questa piccola perla presa direttamente dagli archivi, che quindi continuano ad uscire con il contagocce (ed ormai l’ultimo CD dal vivo delle Performance Series, cioè Bluenote Café, risale a due anni fa). Tra l’altro Neil, che è uno strano, come forse vi eravate accorti, non è che ha fatto uscire uno dei suoi dischi unreleased più famosi (Homegrown, Chrome Dreams, abbiamo il II, ma non il primo, o Island In The Sun), ma ha pensato di riesumare una oscura session notturna del 1976 e pubblicarla sotto il titolo di Hitchhiker. Si tratta di dieci pezzi con il solo Neil, voce, chitarra e armonica, registrati l’11 Agosto di quell’anno negli Indigo Studios di Malibu, alla presenza del fidato David Briggs alla consolle, una sorta di collezione di demos che, in otto casi, finiranno in album successivi ed in forma differente, mentre due di essi resteranno inediti assoluti fino ad oggi https://www.facebook.com/NeilYoung/videos/10159212915430317/ .

Hitchhiker non era stato pensato all’epoca per essere pubblicato, Neil era in un periodo in cui non si faceva mancare niente in tema di sostanze “proibite”, anche se ciò non si riflette fortunatamente nella performance che, tranne un paio di casi, è eccellente. I brani poi sono decisamente belli, alcuni di essi diventeranno famosi in veste elettrica, ed il disco, 33 minuti di durata, è godibilissimo, a dimostrazione che quando ci sono le canzoni non servono grandi orpelli. Si inizia con una scintillante Pocahontas, non molto diversa da quella uscita tre anni dopo sul lato acustico di Rust Never Sleeps, mentre Powderfinger con la spina staccata è una vera chicca: preferisco sempre quella con i Crazy Horse, ma la bellezza del brano è tale che fa la sua figura anche in questa versione spoglia. Dopo un’intensa Captain Kennedy (non è molto nota, verrà ripresa su Hawks & Doves), un folk-blues dal sapore decisamente tradizionale, abbiamo i due pezzi inediti: Hawaii è una ballata molto discorsiva, forse non tra le più riuscite di Young, mentre Give Me Strength, una canzone vibrante e con tutti i crismi di un classico younghiano (cantata con voce fragile, forse qui Neil era un po’ più “fatto”), avrebbe forse meritato maggior fortuna.

Ride My Llama era già pronta per Rust Never Sleeps, mentre Hitchhiker, che in versione ufficiale (e molto diversa) finirà addirittura 34 anni dopo su Le Noise, è qui una splendida folk song, eseguita in maniera superba, quasi un delitto lasciarla nei cassetti (ma il ritornello, stessa melodia ma parole cambiate, verrà riproposto su Like An Inca, il brano migliore del controverso Trans). Il dischetto si chiude con la rara Campaigner (finirà in versione elettrica l’anno successivo sulla compilation Decade), anch’essa davvero bella ed intensa, la famosa Human Highway, perfetta anche acustica, e la malinconica The Old Country Waltz, che l’anno dopo aprirà American Stars’n’Bars, unica questa suonata al pianoforte. Un ottimo antipasto in attesa del secondo volume degli Archivi (?!?), attesa che, conoscendo Neil Young, potrebbe però durare un’era geologica.

Marco Verdi

P.s Nei due Post dedicati ai cofanetti di Young delle Original Release Series: qui vedi per il box n.°2 http://discoclub.myblog.it/2017/08/26/uno-sguardo-al-passato-per-il-bisonte-parte-1-neil-young-official-release-series-discs-5-8/  e nel box n°3 c’erano un paio di imprecisioni, di cui facciamo errata corrige. Ovvero: The Loner non fa parte ovviamente del repertorio dei Buffalo Springfield, in quanto era sul primo album del canadese e non è neppure nella sezione acustica di Live Rust, in quanto Neil Young in questo brano è accompagnato dai Crazy Horse. Inoltre, e questa è una cosa molto interessante per gli appassionati, sempre nel CD di Live Rust vengono ripristinate le versioni complete di Cortez The Killer, che da 7:25 era stata abbreviata a 6:19, e di Hey Hey, My My (Into the Black), che da 5:08 era stata ridotta a 4:37, nel CD che circolava fino a oggi infatti erano entrambe modificate. Ora anche nel Post è tutto indicato esattamente http://discoclub.myblog.it/2017/08/27/uno-sguardo-al-passato-per-il-bisonte-parte-2-neil-young-original-release-series-discs-8-5-12/

Bruno Conti

Uno Sguardo Al Passato Per Il “Bisonte” Parte 1. Neil Young – Official Release Series Discs 5-8

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Neil Young – Original Release Series Discs 5-8 – Reprise/Warner 4CD Box Set

Da anni Neil Young ci ha abituato al suo iperattivismo discografico, che purtroppo però non si riflette anche nella gestione dei suoi archivi (il secondo volume è atteso ormai da anni): tra dischi nuovi, live del passato ed album registrati ma mai pubblicati (tra un paio di settimane uscirà Hitchhiker, disco acustico inciso nel 1976 e finito nel dimenticatoio) il grande cantautore canadese non fa passare anno senza “deliziarci” con almeno una, a volte due, nuove uscite. Ogni tanto però riesce anche a buttare un occhio sulla sua discografia ufficiale: nel 2009 erano uscite le ristampe rimasterizzate dei suoi primi quattro album (unite poi in cofanetto nel 2012), l’ancora irrisolto Neil Young ed i fondamentali Everybody Knows This Is Nowhere, After The Goldrush e Harvest (una delle trilogie più belle della storia del rock), sia singolarmente che riuniti in cofanetto. Ora Neil prosegue nella revisione del suo passato discografico, pubblicando ben due box contemporaneamente (in vinile erano già usciti per il Record Store Day in versione ultra-limitata ed ultra-costosa), esaurendo di fatto gli anni settanta: oggi mi occupo del primo dei due volumi, Official Release Series Discs 5-8, e dedicherò all’altro un post separato. Questo primo cofanetto contiene dunque i quattro album che il nostro pubblicò all’indomani del grande successo di Harvest, quattro dischi problematici e che spiazzarono non poco il pubblico che si aspettava un bis del lavoro del 1972: il box è importante anche perché presenta per la prima volta in assoluto in CD il live del 1973 Time Fades Away, unico album di Young che mancava su supporto digitale, rimandato più volte negli anni dal canadese, che evidentemente non deve amarlo molto (gli altri tre titoli sono On The Beach, 1974, Tonight’s The Night, 1975, e Zuma, sempre 1975).

Time Fades Away è quindi il primo live album di Neil, ma è un live particolare, in quanto contiene otto canzoni all’epoca inedite (e riprese pochissimo anche negli anni a seguire), suonate in varie date americane con gli Stray Gators, la stessa band di Harvest (ma con Johnny Barbata alla batteria al posto di Kenny Buttrey, e ci sono pure David Crosby e Graham Nash ospiti in un paio di pezzi). Il disco all’epoca suscitò sconcerto tra pubblico e critica, in quanto non presentava canzoni adatte ai passaggi radiofonici, era suonato in maniera diretta e talvolta un po’ arruffata, e le canzoni erano molto poco immediate, con testi contraddistinti da un certo pessimismo (insieme ai due seguenti, questo lavoro costituirà la cosiddetta Ditch Trilogy, la “Trilogia della Fossa”, conosciuta anche come ”Trilogia del Dolore”): un album quindi che concede poco al pubblico, ma che a distanza di anni è giusto rivalutare almeno in parte, anche se resta tra i lavori minori di Young, soprattutto se pensiamo che viene subito dopo tre capolavori assoluti. I brani migliori sono la saltellante title track, il pezzo più abbordabile del disco (che infatti venne pubblicato anche come singolo, pur non riscuotendo alcun esito), due struggenti lenti pianistici come Journey Through The Past e la breve Love In Mind, l’elettrica e sinuosa Don’t Be Denied, tipica del nostro, e la fragile The Bridge. Per contro, Yonder Stands The Sinner, L.A. e Last Dance (ottima dal punto di vista chitarristico ma così così da quello dello script) sono canzoni normali, almeno per gli standard di Neil, che abbassano il livello del disco.

Le speranze dei fans di avere un altro Harvest erano dunque riposte in On The Beach, il nuovo album di studio di Young, ma sia i testi che le musiche sono ancora più cupi che in Time Fades Away, ed il suono è ancora diretto ed a tratti spigoloso. Le canzoni sono influenzate dai problemi sentimentali di Neil con la compagna di allora, l’attrice Carrie Snodgrass, e dallo sconforto causato dalle condizioni di salute del loro figlio Zeke, nato con gravi problemi cerebrali. In più, in studio si consumano come il pane le cosiddette honey slides, cioè frittelle a base di marijuana e miele, molto gradite sia da Neil che dai compagni di ventura (la sezione ritmica dei Crazy Horse, Billy Talbot e Ralph Molina, Levon Helm e Rick Danko della Band, i “soliti” Crosby e Nash, oltre all’amico di vecchia data Ben Keith). Un album poco amato all’epoca, ma che il tempo ha rivalutato come una delle perle minori del canadese: disco che si apre tra l’altro in maniera quasi solare con la limpida e distesa Walk On, molto bella, e poi presenta un classico assoluto come la splendida ballata See The Sky About To Rain; poi però l’atmosfera si fa plumbea, ci sono ben tre blues (non un genere abituale per Neil, anche se sono blues un po’ sui generis), come Revolution Blues, Vampire Blues (il più canonico dei tre) e soprattutto la lunga Ambulance Blues, nove minuti di grande intensità, anche se siamo più in territori folk (la parte strumentale è presa da Needle Of Death di Bert Jansch, che Young ammira oltremodo). Completano il disco il folk-blues For The Turnstiles, la malinconica title track e l’amara Motion Pictures, dedicata alla Snodgrass.

Tonight’s The Night, anche se è uscito dopo On The Beach, è stato inciso prima, e se possibile è ancora più cupo del suo predecessore/successore. Ispirato dalla morte di due amici carissimi di Neil, il roadie Bruce Berry e Danny Whitten, chitarrista dei Crazy Horse (entrambi per droga, e Whitten è omaggiato con l’inclusione di una Come On Baby Let’s Go Downtown dal vivo nel 1970 con lui alla voce solista), l’album è tetro e scuro fin dalla copertina, passando poi per i testi e le musiche, un grido di dolore lungo dodici tracce registrato live in studio, con un Neil spesso stonato  (e, nel caso di Mellow My Mind, anche parecchio ubriaco), cosa che rende il disco tra i più sinceri ed affascinanti del nostro (il gruppo che lo accompagna è praticamente il Cavallo Pazzo con Nils Lofgren al posto di Whitten, più Ben Keith). Il brano più famoso è l’incalzante title track, ripresa nel finale in maniera quasi identica, ma sono da segnalare anche il country sbilenco di Roll Another Number, l’elettrica e pressante World On A String, la pianistica e straziante Borrowed Tune, che riprende la melodia di Lady Jane dei Rolling Stones, la tonica Lookout Joe, che è una outtake di Harvest con gli Stray Gators come backing band (ed infatti suona molto più “professionale” del resto del disco), la commovente Tired Eyes. Lo stesso anno Neil riforma i Crazy Horse con Frank Sampedro nuovo chitarrista e pubblica l’ottimo Zuma, uno dei suoi dischi migliori della decade (e più ottimistico dei precedenti), che dimostra ai fans ed ai critici, che cominciavano a perdere fiducia in lui, che è ancora in grado di fare rock ad alto livello (copertina dell’album orribile a parte). Il capolavoro è sicuramente la lunga Cortez The Killer, una delle migliori rock ballads del nostro, con una notevole performance chitarristica (ancora oggi uno dei pezzi più apprezzati dal vivo); molto belle anche la ruspante Don’t Cry No Tears, che apre il disco, il bellissimo country-rock di Lookin’ For A Love, l’epica Danger Bird, la potente Barstool Blues, guitar rock al suo meglio. Con la chicca finale di Through My Sails, delicata ballata acustica con Crosby, Stills & Nash e presa dall’abortito reunion album del 1974, che sarà anche l’ultima canzone del quartetto fino al 1988.

La seconda metà degli anni settanta rimetterà Neil Young sui giusti binari, ma questo lo vedremo esaminando il secondo cofanetto.

Marco Verdi

Altre Buone Notizie Da Nashville! David Rawlings – Poor David’s Almanack

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David Rawlings – Poor David’s Almanack – Acony Records CD

Un altro dei dischi migliori uscito in questo scorcio di estate, ricco di uscite discografiche di qualità, è sicuramente il nuovo album di David Rawlings Poor David’s Almanack. Anche questo viene dal “lato buono” di Nashville, che di per sé non è una città tra la più grandi degli States, ma se aggiungiamo l’area metropolitana intorno alla capitale del Tennessee, lo diventa. E ovviamente, nella Music City, c’è spazio sia per l’attuale e orribile country pop commerciale che ci propina l’industria discografica, quanto per una innumerevole serie di solisti e gruppi che sono in grado di regalarci ottima musica. Tra i portabandiera del filone country-bluegrass-folk- Appalachian- roots, per cercare di sintetizzare in un termine la musica che fanno, c’è sicuramente la coppia “artistica” formata da Gillian Welch David Rawlings, del tutto interscambiabili come titolari dei loro dischi, anche se negli ultimi anni escono più di frequente quelli a nome Rawlings: dopo i due come David Rawlings Machine, Friend Of A Friend del 2009 e Nashville Obsolete del 2015, inframmezzati dallo splendido The Harrow & The Harvest del 2011, a nome Gillian Welch (con l’appendice del disco di archivio Boots No.1: The Official Revival Bootleg, uscito nel 2016, ma con materiale inedito anni ’90), esce ora il terzo disco solista di David, Poor David’s Almanack, che a livello qualitativo si avvicina, e forse pareggia, quelli pubblicati a nome Welch, Ovviamente, niente paura, perché Gillian è più che presente nel disco, oltre ad averne designato la copertina, ha firmato cinque dei dieci brani contenuti nel CD assieme al suo pard, e e la sua voce si occupa, con altri amici presenti nelle registrazioni, delle armonie vocali dell’album.

Come evidenziato sin dall’inizio, il disco è molto bello, Rawlings migliora leggermente anche come cantante, disco dopo disco, pur non raggiungendo lo stile inarrivabile della compagna di avventure, la voce si è fatta più sicura ed espressiva a tratti, sempre laconica e piana, ma in grado di convogliare con classe i contenuti delle proprie canzoni: che in questo CD sono rese con un approccio che ricorda sicuramente quello dei dischi dell Welch, quindi con spunti folk e roots come di consueto, ma nello stesso tempo utilizza un approccio più “rock” (forse una parola un po’ grossa), diciamo da band, grazie all’utilizzo di diversi musicisti, che ampliano il consueto spettro sonoro voce e chitarre e poco altro dei loro dischi in coppia, aggiungendo il violino di Brittany Haas, il basso di Paul Kowert dei Punch Brothers, l’organo e la batteria dei fratelli Taylor Griffin Goldsmith dei Dawes, il violino e il banjo e la chitarra di Ketch Secor Willie Watson, degli Old Crow Medicine Show, impegnati anche alle armonie vocali, mentre la stessa Gillian è impegnata anche a basso, batteria e percussioni, oltre al vitale utilizzo della voce di supporto; alla batteria c’è anche Billy Thomas, uno dei migliori sessionmen della zona “country”, mentre David Rawlings, oltre a cantare, suona le chitarre, acustiche ed elettriche, l’harmonium, cura gli arrangiamenti (parchi) di archi e produce, con l’aiuto dell’ingegnere del suono Ken Scott (quello leggendario dei dischi di Bowie, Supertramp, Elton John, Lou Reed, America, George Harrison e una miriade di altri).

L’apertura è affidata a Midnght Train, un pezzo che oscilla tra country-folk e country-gospel con un delicato picking acustico di Rawlings, mentre la voce di David è sostenuta da quella di Watson e poi anche dalla Welch, mentre il violino di Britanny Haas disegna le sue traiettorie “campagnole” e il brano si sviluppa in un crescendo lento ma sicuro https://www.youtube.com/watch?v=AFwrF57ZW9A . Money Is The Meat In The Coconut è più allegra e scanzonata, un bluegrass divertente dove il banjo di Watson e il violino della Haas conferiscono quell’aria appunto tra bluegrass e mountain music, quasi come nei vecchi dischi anni ’70 di revivalisti come Peter Rowan, Norman Blake e compagnia cantante (e suonante), semplice ma godibile. Cumberland Gap, il pezzo dedicato al fiume che circonda Nashville, è il primo momento Neil Young del disco, un country-rock che si rifà al sound del canadese, di dischi come After The Gold Rush Harvest, con le voci di Rawlings e della Welch che si alternano alla guida e si intrecciano con organo, violino, la chitarra elettrica, la sezione ritmica con un bel basso pulsante, per un brano di stampo quasi rock, molto coinvolgente. Airplane, come la canzone precedente, è firmata a quattro mani dal duo, ed è una sorta di ballata, tersa e delicata, incorniciata da una misurata sezione d’archi, che sottolinea la splendida melodia di questa bellissima canzone da vero cantautore classico, porta da Rawlings con garbo, mentre la Haas folleggia sullo sfondo con il suo violino e tutti i musicisti sono ispiratissimi in questo pezzo che è uno dei piccoli gioielli di questo album. Lindsey Button parte come una specie di delicata ninna-nanna, poi diventa una folk tune corale, con il ritornello reiterato alla fine di ogni verso, mentre gli strumenti acustici (ancora con il violino in evidenza) e gli impasti vocali rimandano alla musica popolare americana tradizionale come è d’uso nei dischi a nome Gillian Welch, che non a caso è ancora co-autrice anche di questo brano.

Come On Over My House è un’altra piacevole country-bluegrass song acustica e corale, molto trascinante e sempre di stampo tradizionale. nel suo dipanarsi tra voci e strumenti che si intrecciano con il brio e l’estro dei vari protagonisti, mentre Guitar Man è il secondo momento Neil Young del disco, un altro pezzo elettrico ispirato dal songbook del canadese, con il bel intervento della solista di Rawlings a sottolineare lo spirito rock di questo pezzo, bucolico ma pervaso dalla giusta grinta, pigra e ciondolante, ma pure nella migliore tradizione del country-southern-rock classico, peccato che venga sfumata quando una bella jam finale non ci sarebbe stata male. Yup è un altro di quei brani umoristici e spiritosi che abbondano nella tradizione folk popolare, con il diavolo che si becca una sgridata all’inferno, il tutto a tempo di folk-blues, con gli strumenti e le voci per quanto sempre ben utilizzati, con minor brio e qualità di altri episodi; in questa parte conclusiva del CD dove Rawlings è l’unico autore il disco mi sembra meno brillante. Meglio il country-gospel di Good God A Woman, dove aldilà del sound corale sempre ben centrato ed eseguito, forse una voce solista più incisiva avrebbe avuto un miglior effetto nell’insieme del brano. Put’em Up Solid è decisamente meglio disegnata a livello sonoro  e rientra in quel filone di country-folk-rock blues gotico dei dischi della Welch, in cui la parte musicale è comunque sempre a cura di David Rawlings, un brano decisamente più riuscito che alza nuovamente il livello qualitativo di un disco  e che se non porta ancora al pareggio tra Welch e Rawlings ne evidenzia ancora una volta lo spirito affine e la visione musicale comune. Consigliato!

Bruno Conti

Uscite “Ferragostane”: Fairport Convention, Tubes, David Rawlings, Interpol, Steve Howe, Paul Kelly, Steven Wilson, Neil Young, Jerry Douglas

tubes the a&m album fairport convention the cropredy box

Un breve giro sulle più interessanti uscite discografiche del periodo ferragostano (sempre scelte in base ai gusti del Blog). si tratta di titoli pubblicati l’11 agosto o previsti per il 18 agosto. Come vedete ci sono molti titoli anche abbastanza “importanti”, considerando che sia negli Stati Uniti che in Inghilterra agosto è un mese piuttosto ricco di nuove pubblicazioni e ristampe. Del disco delle sorelle Shelby Lynne Allison Moorer avete già letto nei giorni scorsi, come pure delle ristampe di Pete Townshend, altre recensioni sono previste nei prossimi giorni, per cui vediamo in breve (si fa per dire) il resto in questo resoconto.

La Universal ha pubblicato lo scorso venerdì quel bel cofanetto da 5 CD che vedete sopra e che raccoglie gli album dei Tubes usciti per la A&M negli anni ’70: il box, a prezzo speciale; esce per la Caroline e riporta quelli che vengono considerati i dischi migliori della band americana, fino a Remote Control del 1979, il disco prodotto da Todd Rundgren. Il gruppo di Fee Waybill aveva già all’epoca uno spettacolo dal vivo “esagerato”, come testimoniato dall’eccellente What Do You Want From Live, e come può confermare il sottoscritto che li ha visti al Palazzetto Dello Sport di Cucciago nel 1981, con continui cambi di abito del cantante, un gruppo di cantanti/ballerine scatenate, strumenti montati su piattaforme mobili che si muovevano di continuo sul palco, compresa la batteria, e una pattuglia di eccellenti musicisti, dove spiccavano appunto il batterista Prairie Prince, il tastierista Vince Welnick (poi anche nei Grateful Dead) e il chitarrista Bill Spooner, oltre al bravissimo cantante e leader carismatico Fee Waybill. Il primo album della band californiana, quello omonimo del 1975, prodotto da Al Kooper, e contenente Mondo Bondage, What Do You Want From Life White Punks On Dope, è probabilmente il migliore, ma anche il succitato Live e Young And Rich propongono questa miscela di rock classico, anche hard a tratti, punk ante litteram, comunque molto raffinato, svolazzi glam rock e testi satirici ed esagerati, il tutto suonato con grande perizia, una sorta di Roxy Music all’americana misti ad elementi bowiani e anche dello Zappa più commerciale. L’ultimo filmato è del 1983 ma è per avere una idea dello spettacolo pantagruelico che erano in grado di montare, altro che Lady Gaga.

Ecco la tracklist completa del box, con gli album remastered e arricchiti con qualche bonus:

 [CD1: The Tubes]
1. Up From The Deep
2. Haloes
3. Space Baby
4. Malaguena Salerosa
5. Mondo Bondage
6. What Do You Want From Life
7. Boy Crazy
8. White Punks On Dope

[CD2: Young And Rich]
1. Tubes World Tour
2. Brighter Day
3. Pimp
4. Stand Up And Shout
5. Don’t Touch Me There
6. Slipped My Disco
7. Proud To Be An American
8. Poland Whole / Madam I’m Adam
9. Young And Rich
Bonus Track:
10. Love Will Keep Us Together

[CD3: Now]
1. Smoke (La Vie En Fumer)
2. Hit Parade
3. Strung Out On Strings
4. Golden Boy
5. My Head Is My House Unless It Rains
6. God-Bird-Change
7. I’m Just A Mess
8. Cathy’s Clone
9. This Town
10. Pound Of Flesh
11. You’re No Fun

[CD4: What Do You Want From Live]
1. Overture
2. Got Yourself A Deal
3. Show Me A Reason
4. What Do You Want From Life
5. God-Bird-Change
6. Special Ballet
7. Don’t Touch Me There
8. Mondo Bondage
9. Smoke (La Vie En Fumer)
10. Crime Medley
11. I Was A Punk Before You Were A Punk
12. I Saw Her Standing There
13. Drum Solo
14. Boy Crazy
15. You’re No Fun
16. Stand Up And Shout
17. White Punks On Dope

[CD5: Remote Control]
1. Turn Me On
2. TV Is King
3. Prime Time
4. I Want It All Now
5. No Way Out
6. Getoverture
7. No Mercy
8. Only The Strong Survive
9. Be Mine Tonight
10. Love’s A Mystery (I Don’t Understand)
11. Telecide
Bonus Tracks:
12. Drivin’ All Night
13. White Punks On Dope Parts A & B

 

Quest’anno per festeggiare i 50 anni della loro carriera è uscito un bellissimo cofanetto da 7 CD sui loro primi anni http://discoclub.myblog.it/2017/08/06/supplemento-della-domenica-ma-quanto-sono-grandi-i-loro-archivi-fairport-convention-come-all-ye-the-first-ten-years/ , qualche mese prima era uscito anche un disco dal vivo, sempre per ricordare l’evento, e ora la Talking Elephant ripubblica il cofanetto dei concerti tenuti nel 1997 per i 30 anni di attività dei Fairport Convention: The Cropredy Box è un cofanetto di 3 CD che raccoglie il meglio dei concerti di quell’anno, quando si esibirono sul palco praticamente tutti i componenti passati della band ancora in vita, con l’eccezione di Iain Matthews, e con qualche ospite a sorpresa.

Al solito ecco la lista completa dei contenuti del cofanetto.

Tracklist
[CD1]
1. Intro (Live: First Innings; Friday Evening 8.8.97)
2. Wings (Live: First Innings; Friday Evening 8.8.97)
3. Jack O’ Diamonds (Live: First Innings; Friday Evening 8.8.97)
4. Time Will Show The Wiser (Live: First Innings; Friday Evening 8.8.97)
5. Mr. Lacy (Live: First Innings; Friday Evening 8.8.97)
6. Suzanne (Live: First Innings; Friday Evening 8.8.97)
7. Genesis Hall (Live: First Innings; Friday Evening 8.8.97)
8. Million Dollar Bash (Live: First Innings; Friday Evening 8.8.97)
9. Come All Ye (Live: First Innings; Friday Evening 8.8.97)
10. Reynardine (Live: First Innings; Friday Evening 8.8.97)
11. Matty Groves (Live: First Innings; Friday Evening 8.8.97)

[CD2]
1. Danny Boy (Live: Second Innings; Saturday 9.8.97)
2. Intro (Live: Second Innings; Saturday 9.8.97)
3. Walk Awhile (Live: Second Innings; Saturday 9.8.97)
4. Now Be Thankful (Live: Second Innings; Saturday 9.8.97)
5. Poor Will And The Jolly Hangman (Live: Second Innings; Saturday 9.8.97)
6. Angel Delight (Live: Second Innings; Saturday 9.8.97)
7. Rain (Live: Second Innings; Saturday 9.8.97)
8. Cut Across Shorty (Live: Second Innings; Saturday 9.8.97)
9. Sloth (Live: Second Innings; Saturday 9.8.97)
10. Rosie (Live: Second Innings; Saturday 9.8.97)
11. Solo (Live: Second Innings; Saturday 9.8.97)

[CD3]
1. John Barleycorn (Live: The Follow-On; Saturday 9.8.97)
2. Wat Tyler (Live: The Follow-On; Saturday 9.8.97)
3. Red And Gold (Live: The Follow-On; Saturday 9.8.97)
4. Jewel In The Crown (Live: The Follow-On; Saturday 9.8.97)
5. Woodworm Swing (Live: The Follow-On; Saturday 9.8.97)
6. John Gaudie (Medley): John Gaudie / Jack Broke Da Prison Door / Donald Blue / The Bonny Isle O’ Whalsay / John Gaudie [Live: The Follow-On; Saturday 9.8.97]
7. Fiddlestix (Live: The Follow-On; Saturday 9.8.97)
8. Dirty Linen (Live: The Follow-On; Saturday 9.8.97)
9. Si Tu Dois Partir (Live: The Follow-On; Saturday 9.8.97)
10. Meet On The Ledge (Live: The Follow-On; Saturday 9.8.97)
11. Seventeen Come Sunday (Bonus Studio Track)
12. April Fool (Bonus Studio Track)

Va bene ho barato, l’ultimo video è del 1998.

david rawlings poor david's almanack

Sempre l’11 Agosto è uscito anche il nuovo disco di David Rawlings Poor David’s Almanack, l’etichetta è la Acony, la stessa che pubblica anche abitualmente i dischi di Gillian Welch, che appare ovviamente anche in questo disco, come co-autrice in cinque brani, impegnata alle armonie vocali e che ha curato la parte grafica dell’album. Visto che poi nei prossimi giorni ho intenzione di recensirlo, avendolo già sentito bene, mi limito a dire che è molto bello e che tra i molti musicisti che appaiono nel CD ci sono Brittany Haas al violino, Ketch Secor Willie Watson degli Old Crow Medicine Show, Taylor Griffin Goldsmith dei Dawes, Paul Kowert dei Punch Brothers. Produce lo stesso Rawlings con l’aiuto dell’ingegnere del suono Ken Scott (proprio quello dei dischi storici di David Bowie, Elton John, Supertramp, Lou Reed e tantissimi altri), e infatti il disco ha un suono caldo ed avvolgente.

Il resto lo leggerete nella recensione, queste sono le canzoni incluse.

1. Midnight Train
2. Money Is The Meat In The Coconut
3. Cumberland Gap
4. Airplane
5. Lindsey Button
6. Come On Over My House
7. Guitar Man
8. Yup
9. Good God A Woman
10. Put Em Up Solid

interpol our love to admire 10th anniversary edition

Sempre in ambito ristampe è stata pubblicata anche, per il 10° Anniversario dall’uscita dell’album originale, questa edizione doppia Deluxe di Our Love To Admire, il terzo album degli Interpol, la band indie-alternative rock di New York guidata da Paul Banks. Per l’occasione al disco originale è stato aggiunto un DVD Live At The Astoria, registrato sempre nel 2007 nel locale londinese (e che in parte era già presente nella Tour edition uscita all’epoca in alcuni paesi), e un libretto di 20 pagine.

[CD: Our Love To Admire]
1. Pioneer To The Falls
2. No I In Threesome
3. The Scale
4. The Heinrich Maneuver
5. Mammoth
6. Pace Is The Trick
7. All Fired Up
8. Rest My Chemistry
9. Who Do You Think
10. Wrecking Ball
11. The Lighthouse

[DVD: Live At The Astoria]
1. Pioneer To The Falls *
2. Narc
3. Mammoth
4. Rest My Chemistry *
5. Obstacle 1 *
6. Public Pervert *
7. Hands Away *
8. The Heinrich Maneuver
9. Evil
10. Not Even Jail *
11. NYC *
12. Stella Was A Diver And She Was Always Down *

* Previously Unreleased

steve how anthology 2

Nel 2015, sempre per la Rhino, era uscita una Anthology dedicata ai lavori solisti di Steve Howe: questa volta il volume due si occupa di brani tratti dai suoi lavori con gruppi vari (principalmente Yes Asia, ma anche le band psych-rock con cui ha suonato ad inizio carriera), oltre alle collaborazioni con altri artisti. Il CD è triplo e presenta naturalmente anche alcuni inediti e rarità.

CD1]
1. Maybellene – The Syndicats
2. On The Horizon – The Syndicats
3. Finger Poppin’ – The In Crowd
4. Blow Up – The In Crowd
5. You’re On Your Own – The In Crowd
6. My White Bicycle – Tomorrow
7. Claramount Lake (1999 Remastered Version) – Tomorrow
8. Revolution – Tomorrow
9. Why – Tomorrow
10. The Spanish Song – Canto
11. Beyond Winter – Bodast
12. Nothing To Cry For – Bodast
13. Roundabout – Yes
14. Montreux’s Theme – Yes
15. Tempus Fugit – Yes
16. Heat Of The Moment – Asia
17. One Step Closer – Asia
18. Lyin’ To Yourself – Asia
19. Masquerade – Asia
20. When The Heart Rules The Mind – GTR
21. Toe The Line – GTR

[CD2]
1. Brother Of Mine (Rock Edit) – Anderson, Bruford, Wakeman, Howe
2. Dangerous (Look In The Light Of What You’re Searching For) [Backing Track] – Yes
3. Without Hope You Cannot Start The Day (Backing Track) – Yes
4. Bring Me To The Power – Yes
5. From The Balcony – Yes
6. Nine Voices (Longwalker) – Yes
7. We Agree – Yes
8. Kenny’s Sound – Steve Howe Trio
9. Sweet Thunder – Steve Howe Trio
10. Wish I’d Known All Along – Asia
11. Over And Over – Asia
12. Through My Veins – Asia
13. Light The Way – Asia
14. Hour Of Need – Yes
15. Reno (Silver And Gold) – Asia
16. Believe Again – Yes

[CD3]
1. Traveller – Billy Currie
2. Time And A Word – Fish
3. Sweet Eternity – Paul Sutin & Steve Howe
4. Voyager – Paul Sutin & Steve Howe
5. Lily’s In The Field – Steve Howe & Annie Haslam
6. Turn Of The Century – Steve Howe & Annie Haslam
7. The Forgotten King (with Steve Howe) – Oliver Wakeman
8. Most Of A Man – Dean Dyson & Steve Howe
9. Cross That Bridge – Keith West & Steve Howe
10. Heaven – Keith West & Steve Howe
11. Strange Girl – Keith West & Steve Howe
12. Luxury Of Love – Keith West & Steve Howe
13. Curved Ball – Keith West & Steve Howe
14. Running In The Human Race – Max Bacon & Steve Howe
15. Hot Touch – Steve Howe & Max Bacon
16. Runway – Max Bacon & Steve Howe
17. Forever – Max Bacon & Steve Howe
18. Tell The Story – Max Bacon & Steve Howe
19. Slim Pickings – Ray Fenwick & Steve Howe

paul kelly life is fine

Sempre venerdì 11 agosto è uscito il nuovo album del cantautore australiano Paul Kelly, spesso presente sul Blog con i suoi dischi http://discoclub.myblog.it/2016/10/23/intrigante-ed-inconsueta-antologia-canzoni-funerale-paul-kelly-charlie-owen-deaths-dateless-night/. Anche questa volta l’etichetta europea è la Cooking Vinyl, e Life Is Fine, il 23° album di studio di Kelly, ad un veloce ascolto mi sembra uno dei suoi migliori in assoluto, un ritorno alle sonorità rock classiche che vede anche la presenza delle sorelle Linda & Vike Bull, spesso compagne di avventure di Paul negli anni passati.

steven wilson to the bone

Passiamo alle uscite del 18 agosto. Nuovo album anche per Steven Wilson, il quinto da solista per il leader dei Porcupine Tree. To The Bone viene pubblicato per la prima volta dalla Caroline Records del gruppo Universal, dopo una lunga serie di dischi pubblicati dalla Kscope. Secondo le parole di Wilson stesso si tratta di un omaggio al pop raffinato della sua giovinezza, quello di Kate Bush, Peter Gabriel, Talk Talk Tears Fears. Ma, aggiungo io, anche degli Xtc di Andy Partridge, che appare come co-autore in due brani: Nowhere Now e nella title-track. In To The Bone, la canzone, appare come ospite all’armonica anche Mark Feltham dei Nine Below Zero, mentre in Song Of I come vocalist aggiunta troviamo la cantante svizzera Sophie Hunger.

Lista completa dei brani.

1. To The Bone
2. Nowhere Now
3. Pariah (feat. Ninet Tayeb)
4. The Same Asylum As Before
5. Refuge
6. Permanating
7. Blank Tapes (feat. Ninet Tayeb)
8. People Who Eat Darkness
9. Song Of I (feat. Sophie Hunger)
10. Detonation
11. Song Of Unborn

Per gli amanti audiofili dell’opera di Wilson uscirà anche una versione in Blu-ray audio, e una in doppio LP, ma a 45 giri per una maggiore resa sonora e per i fans più scatenati e ricchi anche una versione speciale in cofanetto: con libro di 120 pagine, il CD, un secondo dischetto con demo e brani non usati nell’album, un DVD e un Blu-ray con le versioni ad alta definizione sonora e un 7 pollici con una canzone extra strumentale. Peraltro già esaurita in prenotazione: in fondo costava “solo” 65 dollari.

neil young original release series 5-8 neil young original release series 8.5-12

Più volte annunciati, più volte rinviati, alla fine sono stati addirittura anticipati rispetto alla ultima data prevista (l’8 settembre, che sarà destinata al “nuovo” album di Neil Young Hirchhiker), e quindi escono al 18 agosto il volume due e tre delle Original Release Series. Etichetta Reprise/Rhino, contengono le nuove versioni rimasterizzate dai nastri analogici ai Bernie Grundman Mastering Studios degli album classici del canadese.

Il volume II, Discs 5-8, in quattro CD, contiene On The Beach, Times Fades Away, Tonight’s The Night, e Zuma.

Il volume III, Discs 8.5-12 in cinque CD, contiene Long May You Run (The Stills-Young Band – 1976), American Stars ‘N Bars (1977), Comes A Time (1978), Rust Never Sleeps (1979), and Live Rust (1979). Se vi chiedete il perché del mezzo, il disco ovviamente è completo, ma visto che Long May You Run è attribuito anche a Stills non vale come uno.

jerry douglas band what if

Ultima segnalazione delle uscite del 18 agosto (ce ne sarebbero altre, ma limitiamoci a queste) il nuovo CD della Jerry Douglas Band What If. Esce per la Rounder e ci presenta una serie di brani principalmente strumentali (tra cui una versione spettacolare di Hey Joe) del grande virtuoso di lap steel, dobro e resonator guitar tra bluegrass, country, blues, swing, rock e anche influenze jazz.

1. Cavebop
2. Unfolding
3. 2:19
4. What If
5. Hey Joe
6. Battle Stick
7. Go Ahead And Leave
8. Butcher Boy
9. Freemantle
10. The Last Wild Moor
11. Hot Country 84.5

Per oggi è tutto, alla prossima.

Bruno Conti

Ma Sarà Vero, O Ci Ripensa? Neil Young – Hitchhiker In Uscita Il 4 Agosto. Infatti Ci Ha Ripensato.

neil young hitchhiker

*NDB Le ultime notizie sono che l’uscita è stata spostata al 4 agosto, sempre per l’edizione in vinile, mentre per ora nulla si sa sul CD, ma potrebbe cambiare ancora idea. Ora è confermato “ufficialmente” per quella data anche il CD, forse: quando lo vedo ci credo!

La data di uscita sembra confermata sui siti americani (almeno per la versione in vinile già prenotabile, etichetta Reprise/Warner, il CD non ancora), ovvero il 14 luglio, la stessa data della presa della Bastiglia, ma essendo Neil Young appunto Neil Young, non sarebbe la prima volta che il nostro amico ci ripensa o rimanda. Comunque non è un disco nuovo, o meglio è inedito in questo formato: si tratta di un album acustico, registrato nel 1976, agli Indigo Ranch Studios a Malibu, California, come dice lo stesso Neil:

“I spent the night there with David and recorded nine solo acoustic songs, completing a tape I called Hitchhiker.

It was a complete piece, although I was pretty stony on it, and you can hear it in my performances. Dean Stockwell, my friend and a great actor who I later worked on Human Highway as a co-director, was with us that night, sitting in the room with me as I laid down all the songs in a row, pausing only for weed, beer, or coke. Briggs was in the control room, mixing live on his favorite console.”

Questi sono i brani:

1. Pocahontas
2. Powderfinger
3. Captain Kennedy
4. Hawaii
5. Give Me Strength
6. Ride My Llama
7. Hitchhiker
8. Campaigner
9. Human Highway
10. The Old Country Waltz

Dovrebbero essere le sessions completamente acustiche, registrate dopo On The Beach, per l’album Homegrown, con due canzoni completamente inedite, una delle due è questa sotto.

Sarà vero? Nei prossimi giorni si dovrebbe sapere, forse.

Bruno Conti

Alcune Prossime Interessanti Uscite Estive, Parte I. Delaney And Bonnie With Eric Clapton, Radiohead, Prince, Neil Young, Natalie Merchant.

delaney and bonnie & friends on tour

Come i lettori più attenti del Blog avranno notato, ultimamente la rubrica delle anticipazioni discografiche appare più raramente (a parte per alcune uscite particolarmente importanti), ma si sono intensificate di parecchio le recensioni delle novità e delle ristampe che ci sembrano più valide, secondo i nostri gusti, cercando di essere tempestivi ove possibile, ma non dimenticando anche dischi magari non recenti ma di indubbio valore, oltre alle ristampe più intriganti o (in)utili, senza dimenticare i nomi emergenti. Però, visto che si avvicina la stagione estiva, due o tre Post sulle uscite prossime venture più interessanti e sfiziose mi paiono doverosi, anche se le recensioni continueranno a ritmo continuo. Diciamo che l’arco temporale in esame è, più o meno, quello compreso tra la metà di giugno e la fine di luglio, ovviamente rispetto agli album di cui è già nota la data di uscita. Partiamo con un cofanetto, della serie a volte ritornano, in tutti i sensi.

Delaney And Bonnie And Friends – On Tour With Eric Clapton – Warner/Rhino 4 CD 

Questo cofanetto in versione espansa era già uscito nel 2010: lo so perché lo avevo acquistato ai tempi e ne avevo già parlato sul Blog. Purtroppo all’epoca, pubblicato dalla Rhino Handmade, era a tiratura limitata e di conseguenza costava molto caro, anche se il contenuto musicale, pur nella sua ripetitività, era fantastico. Tratto da 3 concerti registrati nel dicembre del 1969, a fianco di Delaney & Bonnie Bramlett e della loro band, ci sono tre chitarristi aggiunti non male: Eric Clapton, Dave Mason George Harrison. Il resto lo leggete qui http://discoclub.myblog.it/2010/07/06/prima-e-dopo-la-cura-delaney-bonnie-on-tour-with-eric-clapto/ , aggiungo che la nuova edizione, in uscita il 16 giugno, sarà a prezzo speciale, e che il contenuto è il seguente, lo stesso di sette anni fa ma a un terzo del prezzo!

[CD1]
1. Intro/Tuning (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
2. Opening Jam (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
3. Gimme some Lovin’ (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
4. Band Introductions (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
5. Only You Know And I Know (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
6. Medley: Poor Elijah/Tribute To Johnson (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
7. Get Ourselves Together (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
8. I Don’t Know Why (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
9. Where There’s A Will, There’s A Way (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
10. That’s What My Man Is For (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
11. Medley: Pour Your Love On Me/Just Plain Beautiful (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
12. Everybody Loves A Winner (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
13. Things Get Better (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
14. Coming Home (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
15. I Don’t Want To Discuss It (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
16. Little Richard Medley: Tutti Frutti/The Girl Can’t Help It/Long Tall Sally/Jenny Jenny (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)
17. My Baby Specializes (Live at Royal Albert Hall on 12/1/1969)

[CD2]
1. Intro/Tuning (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
2. Opening Jam (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
3. Gimme Some Lovin’ (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
4. Things Get Better (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
5. Medley: Poor Elijah/Tribute To Johnson (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
6. I Don’t Know Why (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
7. Medley: Pour Your Love On Me/Just Plain Beautiful (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
8. Where There’s A Will, There’s A Way (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
9. Coming Home (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
10. Little Richard Medley: Tutti Frutti/The Girl Can’t Help It/Long Tall Sally/Jenny Jenny (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
11. I Don’t Want To Discuss It (Live at Colston Hall on 12/2/1969)
12. Crowd/Announcement (Live at Colston Hall on 12/2/1969)

[CD3]
1. Intro/Tuning (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
2. Gimme Some Lovin’ (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
3. Introduction (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
4. Things Get Better (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
5. Medley: Poor Elijah/Tribute To Johnson (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
6. I Don’t Know Why (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
7. Where There’s A Will, There’s A Way (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
8. That’s What My Man Is For (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
9. I Don’t Want To Discuss It (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)
10. Coming Home (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 1st Show)

[CD4]
1. Intro/Tuning (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
2. Gimme Some Lovin’ (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
3. Pigmy (Instrumental) [Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show]
4. Introductions (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
5. Things Get Better (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
6. Medley: Poor Elijah/Tribute To Johnson (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
7. Only You Know And I Know (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
8. Will The Circle Be Unbroken (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
9. Where There’s A Will, There’s A Way (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
10. I Don’t Know Why (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
11. That’s What My Man Is For (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
12. Coming Home (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)
13. LIttle Richard Medley: Tutti Frutti/The Girl Can’t Help It/Long Tall Sally/Jenny Jenny (Live at Fairfield Hall on 12/7/1969 – 2nd Show)

All’epoca fecero anche un breve tour europeo, tramandato ai posteri dalla televisione danese. Inutile dire che, se non lo avete già, è assolutamente imperdibile.

Radiohead OKNOTOK (OK Computer 20th Anniversary EditionRadiohead OKNOTOK (OK Computer 20th Anniversary Edition boxed edition

Il 23 giugno, per la XL Records, uscirà l’edizione doppia espansa di Ok Computer dei Radiohead, con il titolo OKNOTOK (OK Computer 20th Anniversary Edition). Per i fans più facoltosi (ma molto facoltosi) ne esce anche una versione acquistabile solo sul loro sito (la seconda che vedete qui sopra) https://oknotok17-us.wasteheadquarters.com/products/boxed-edition oppure http://www.oknotok.co.uk/ ai link potete leggere il contenuto, ma come si intuisce comprende tre vinili, un notebook, una musicassetta, un altro libretto e il codice per il download. Per chi si “accontenta” ,l’album in doppio CD contiene il disco originale e un secondo dischetto con 8 B-sides uscite all’epoca e tre brani inediti.

[CD1]

1. Airbag
2. Paranoid Android
3. Subterranean Homesick Alien
4. Exit Music (For A Film)
5. Let Down
6. Karma Police
7. Fitter Happier
8. Electioneering
9. Climbing Up the Walls
10. No Surprises
11. Lucky
12. The Tourist

[CD2]
1. I Promise
2. Man Of War
3. Lift
4. Lull
5. Meeting In The Aisle
6. Melatonin
7. A Reminder
8. Polyethylene (Parts 1 & 2)
9. Pearly*
10. Palo Alto
11. How I Made My Millions

prince purple rain

Sempre il 23 giugno, per la NPG/Rhino/Warner, escono varie edizioni della ristampa di Purple Rain di Prince And The Revolution: non si festeggia o commemora nessuna ricorrenza in particolare. Sono 33 anni dalla di uscita dell’album originale, la data della scomparsa dell’artista di Minneapolis è il 21 aprile dello scorso anno, la data di nascita era il 7 giugno del 1958, quindi semplicemente viene ripubblicato uno dei dischi più popolari di sempre, con oltre venti milioni di copie vendute in tutto il mondo. La nuova versione riporta un remaster dei nastri originali curato dallo stesso Prince nei Paisley Park Studios nel 2015, oltre ad un intero CD il secondo, con materiale d’archivio ed inedito, un terzo CD con le versioni dei singoli e le B-sides, e infine un DVD con un concerto di Prince & Revolution del 1985. Questo è il cofanetto quadruplo, poi ci sarà un vinile sia normale che picture disc limited, e infine una versione in doppio CD con i primi due dischetti. Ecco il contenuto completo.

[CD1: Original Album (2015 Paisley Park Remaster)]
1. Let’s Go Crazy
2. Take Me With U
3. The Beautiful Ones
4. Computer Blue
5. Darling Nikki
6. When Doves Cry
7. I Would Die 4 U
8. Baby I’m A Star
9. Purple Rain

[CD2: From The Vault & Previously Unreleased]
1. The Dance Electric
2. Love And Sex
3. Computer Blue (“Hallway Speech” Version)
4. Electric Intercourse (Studio)
5. Our Destiny / Roadhouse Garden
6. Possessed (1983 Version)
7. Wonderful Ass
8. Velvet Kitty Cat
9. Katrina’s Paper Dolls
10. We Can Fuck
11. Father’s Song

[CD3: Single Edits & B-Sides]
1. When Doves Cry (Edit)
2. 17 Days
3. Let’s Go Crazy (Edit)
4. Let’s Go Crazy (Special Dance Mix)
5. Erotic City
6. Erotic City (“Make Love Not War Erotic City Come Alive”)
7. Purple Rain (Edit)
8. God
9. God (Love Theme From Purple Rain)
10. Another Lonely Christmas
11. Another Lonely Christmas (Extended Version)
12. I Would Die 4 U (Edit)
13. I Would Die 4 U (Extended Version)
14. Baby I’m A Star (Edit)
15. Take Me With U (Edit)

[DVD: Prince And The Revolution, Live At The Carrier Dome, Syracuse, NY, March 30, 1985]
1. Let’s Go Crazy
2. Delirious
3. 1999
4. Little Red Corvette
5. Take Me With U
6. Do Me, Baby
7. Irresistible Bitch
8. Possessed
9. How Come U Don’t Call Me Anymore?
10. Let’s Pretend We’re Married
11. International Lover
12. God
13. Computer Blue
14. Darling Nikki
15. The Beautiful Ones
16. When Doves Cry
17. I Would Die 4 U
18. Baby I’m A Star

neil young decade

Tra le ristampe francamente inutili, o comunque poco interessanti, per il sottoscritto ovviamente, c’è quella di Decade di Neil Young. Già pubblicata in vinile ad aprile per il Record Store Day, con un nuovo remastering preparato appositamente per il triplo LP, però questa uscita fa slittare i due cofanetti da quattro CD ciascuno Official Release Series Discs 5-8 And Discs 8.5-12previsti prima per il 19 maggio, poi per il 23 giugno e spostati, per il momento, all’otto settembre. Bah, è il “solito” Neil Young!. Comunque il contenuto è sempre lo stesso, l’etichetta Reprise/Rhino pure, e anche la data, il 23 giugno.

[CD1]
1. Down to the Wire
2. Burned
3. Mr. Soul
4. Broken Arrow
5. Expecting to Fly
6. Sugar Mountain
7. I Am a Child
8. The Loner
9. The Old Laughing Lady
10. Cinnamon Girl
11. Down By the River
12. Cowgirl In the Sand
13. I Believe in You
14. After the Gold Rush
15. Southern Man
16. Helpless

[CD2]
1. Ohio
2. Soldier
3. Old Man
4. A Man Needs a Maid
5. Harvest
6. Heart of Gold
7. Star of Bethlehem
8. The Needle and the Damage Done
9. Tonight’s the Night, Pt. 1
10. Tired Eyes
11. Walk On
12. For the Turnstiles
13. Winterlong
14. Deep Forbidden Lake
15. Like a Hurricane
16. Love Is a Rose
17. Cortez the Killer
18. Campaigner
19. Long May You Run

natalie merchant the collection

Ancora Warner, ma su etichetta Nonesuch, per la serie non facciamoci mancare nulla, di nuovo il 23 giugno, è prevista anche l’uscita di un cofanetto da 10 CD The Collection, dedicato a Natalie Merchant. Lati positivi: primo, un giusto tributo a quella che personalmente considero una della cantautrici nella Top Ten della qualità, secondo, il cofanetto avrà un prezzo abbastanza contenuto per dieci dischetti (si parla di una cifra indicativa tra i 50 e i 60 euro), terzo, nel box ci sono due CD, il nono e il decimo, di materiale raro o completamente inedito. Lato negativo: uno, il fatto di doversi ricomprare gli altri otto album. Però, se non li avete tutti, o ve ne mancano alcuni, è un “sacrificio” che potrebbe valere la pena di fare. Il disco nove si intitola Butterfly, è un album nuovo, con quattro canzoni inedite e sei re-interpretate, accompagnata da un quartetto d’archi (ma si sente anche una sezione ritmica, il piano e delle voci di supporto). Il disco dieci Rarities, è piuttosto chiaro cosa conterrà. Sperando che poi non verranno pubblicati in futuro anche al di fuori dal cofanetto. C’è da crederci? Uhm!!! Comunque ecco il contenuto completo.

[CD1: Tigerlily]
1. San Andreas Fault
2. Wonder
3. Beloved Wife
4. River
5. Carnival
6. I May Know the Word
7. The Letter
8. Cowboy Romance
9. Jealousy
10. Where I Go
11. Seven Years

[CD2: Ophelia]
1. Ophelia
2. Life Is Sweet
3. Kind And Generous
4. Frozen Charlotte
5. My Skin
6. Break Your Heart
7. King Of May
8. Thick As Thieves
9. Effigy
10. The Living
11. When They Ring Them Golden Bells

[CD3: Motherland]
1. This House Is On Fire
2. Motherland
3. Saint Judas
4. Put The Law On You
5. Build A Levee
6. Golden Boy
7. Henry Darger
8. The Worst Thing
9. Tell Yourself
10. Just Can’t Last
11. Not In This Life
12. I’m Not Gonna Beg

[CD4: The House Carpenter’s Daughter]
1. Sally Ann
2. Which Side Are You On?
3. Crazy Man Michael
4. Diver Boy
5. Weeping Pilgrim
6. Soldier, Soldier
7. Bury Me Under The Willow
8. House Carpenter
9. Owensboro
10. Down On Penny’s Farm
11. Poor Wayfaring Stranger

[CD5: Leave Your Sleep]
1. Nursery Rhyme Of Innocence And Experience
2. Equestrienne
3. Calico Pie
4. Bleezer’s Ice-Cream
5. It Makes A Change
6. The King Of China’s Daughter
7. The Dancing Bear
8. Topsyturvey-World
9. The Janitor’s Boy
10. The Man In The Wilderness
11. Maggie And Milly And Molly And May
12. If No One Ever Marries Me
13. The Sleepy Giant

[CD6: Leave Your Sleep]
1. The Peppery Man
2. The Blind Men And The Elephant
3. Adventures Of Isabel
4. The Walloping Window Blind
5. Griselda
6. The Land Of Nod
7. Vain And Careless
8. Crying, My Little One
9. Sweet & A Lullaby
10. I Saw A Ship A-Sailing
11. Autumn Lullaby
12. Spring And Fall: To A Young Child
13. Indian Names

[CD7: Natalie Merchant]
1. Ladybird
2. Maggie Said
3. Texas
4. Go Down Moses
5. Seven Deadly Sins
6. Giving Up Everything
7. Black Sheep
8. It’s A-Coming
9. Lulu (Introduction)
10. Lulu
11. The End

[CD8: Paradise Is There]
1. San Andreas Fault
2. Beloved Wife
3. Carnival
4. River
5. The Letter
6. Where I Go
7. I May Know the Word
8. Seven Years
9. Cowboy Romance
10. Jealousy
11. Wonder

[CD9: Butterfly]
1. Butterfly
2. She Devil
3. Baby Mine
4. Frozen Charlotte
5. Ophelia
6. The Worst Thing
7. The Man In The Wilderness
8. My Skin
9. Vain And Careless
10. Andalucia

[CD10: Rarities (1998-2017)]
1. The Village Green Preservation Society(Ray Davies)
2. Too Long At The Fair(Joel Zoss)
3. Order 1081(David Byrne)
4. To Love Is To Bury(Mike Timmins & Margo Timmins)
5. Saint Judas
6. Birds & Ships(Woody Guthrie)
7. The Lowlands Of Holland(Traditional Arr. Paddy Maloney)
8. Sonnet 73(William Shakespeare Arr. Natalie Merchant)
9. Learning The Game(Buddy Holly)
10. My Little Sweet Baby(Traditional)
11. Political Science(Randy Newman)
12. Build A Levee
13. Sit Down Sister(Traditional)
14. The Gulf Of Araby(Katell Keineg)
15. Portofino

Fine della prima parte, nei prossimi giorni il seguito con le altre uscite.

Bruno Conti

Nella Vecchia Fattoria…! Over The Rhine – Live From The Edge Of The World

over the rhine live from the edge of the world

Over The Rhine – Live From The Edge Of The World – Great Speckled Bird – 2 CD Limited Edition

Fin dalla prima volta che li ho visti dal vivo, e precisamente a Chiari (BS), se non ricordo male nel lontano 2001, ho subito pensato che c’era più di una ragione che accomunava gli Over The Rhine ai Cowboy Junkies: ballate lente, malinconiche, costruite su un gioco di coppia complice e silenzioso che, oggi come ieri, sono unicamente nelle corde di due personaggi dalle chiarissime idee musicali, come la brava cantante Karin Bergquist e il bravissimo polistrumentista Linford Detweiler (coppia in arte come pure nella vita), con la differenza che il suono dei primi è fondato sulla voce di Karin e le tastiere di Linford, (più folk), mentre quello dei secondi gira attorno ai fratelli Timmins, la bella Margo e Michael, rispettivamente voce e chitarre (più blues). Gli Over The Rhine sono attivi dall’inizio del ’91, e fino ai giorni nostri hanno prodotto qualcosa come 22 album, di cui sei dal vivo e tre raccolte, tutti lavori che a livello artistico hanno tracciato una parabola in costante ascesa (con una menzione particolare per il doppio Ohio (03), fino ad arrivare ai più recenti The Long Surrender (11) e Meet Me At The Edge Of The World (13), recensiti puntualmente su queste pagine dall’amico Bruno http://discoclub.myblog.it/2013/08/29/a-prescindere-dal-genere-gran-disco-over-the-rhine-meet-me-a/ . Per festeggiare i venticinque anni del loro sodalizio, la bionda Karin e il marito Linford hanno radunato nella loro fattoria dell’Ohio un gruppo di musicisti, definiti The Band Of Sweethearts, composto da Jay Bellerose alla batteria e percussioni, Jennifer Condos al basso, Eric Heywood alla chitarra elettrica e pedal steel e Bradley Meinerding alle chitarre elettriche e acustiche e mandolino, per registrare due esibizioni fatte nel corso di un week-end e tenute nel fienile di famiglia il 24 e 26 Maggio del 2015, dando così vita ad un concerto straordinario che tende vieppiù a caratterizzare le sonorità elettroacustiche della band e la voce della bionda Karin.

Idealmente diviso in due parti, il concerto parte con un set prevalentemente più “rootsy,” con brani tratti prevalentemente dall’ultimo album in studio Meet Me At The Edge Of The World, a partire dalla title track, una magnifica ballata country-folk d’atmosfera, seguita dall’ispirata melodia di Sacred Ground, con il mandolino di Bradley ad accompagnare la voce di Karin, il breve folk acido dello strumentale Cuyahoga, il ritmo sincopato di Gonna Let My Soul Catch My Body, rifatta in una bella versione unplugged, e una Suitcase (recuperata dal capolavoro Ohio), con un arrangiamento ridotto all’osso. Con la strepitosa ballata soul Called Home si alza decisamente il livello del concerto, seguita ancora dalla dolce I’d Want You, dove ritornano le atmosfere “agresti”, per poi andare a rivisitare brani datati e poco eseguiti in concerto, come la travolgente All I Need Is Everything (da Good Dog, Bad Dog), farci sempre commuovere con la melodia vincente di una ballata come Born (la potete trovare su Drunkard’s Prayer), introdotta dalle note del pianoforte di Linford, e cantata con la straordinaria voce di Karin, e rispolverare, sempre da un grande album come il citato Good Dog, Bad Dog, una delicata Poughkeepsie che viene eseguita come una sorta di “ninna nanna” country.

Dopo una breve pausa che viene usata, si presume, per gustare la produzione della fattoria (pane, salumi e uova con del buon vino e birra), si riparte con una deliziosa Making Pictures cantata a due voci da Karin e Linford, per poi rivoltare come un calzino Baby If This Is Nowhere, che viene rifatta in una versione country-blues, nonché riproporre uno dei brani più belli della coppia, I Want You To Be My Love (cercatela sempre su Drunkard’s Prayer), una ballata sorretta dalla scansione ritmica di una chitarra acustica, con la voce suadente della cantante ad intonare una melodia profonda ed emozionante, mentre la seguente Trouble (da The Trumpet Child) è una briosa divagazione in chiave jazz, e passare alle atmosfere sospese fra lounge e jazz della lunga e bellissima All My Favorite People (da The Long Surrender), dove si manifesta ancora una volta la bravura al piano di Detweiler. Nella parte finale del concerto vengono proposte un paio di “cover”, a cominciare dalla notissima It Makes No Difference (di Robbie Robertson della Band), riproposta in versione delicata e notturna, mentre la seguente  The Laught Of Recognition, viene ripescata dall’ottimo The Long Surrender, una meravigliosa ballata folk come The Laugh Of Recognition, con la pedal-steel di Eric Heywood in evidenza, prendere ancora dai solchi di Ohio una nuovamente notturna e “jazzata” Cruel And Pretty, con un piano che suona come ce si trovasse a New Orleans, omaggiare alla grandissima il Neil Young dei primi tempi con una grintosa Everybody Knows This Is Nowhere, e andare a chiudere il concerto, come era iniziato, con una versione solenne e struggente di una ballata stratosferica come Wait, (che era anche il brano di chiusura del citato Meet Me At The Edge Of The World), dove la voce della Bergquist raggiunge vette emotive di grande pathos.

Commozione e applausi nel fienile della fattoria Over The Rhine. Inutile dire che la carta vincente del gruppo è Karen Bergquist che possiede una voce tra le più duttili ed importanti del cantautorato americano (anche se pure Detweiler è un musicista di vaglia), e che riesce ad interpretare con grande classe liriche intense e musica profonda, entrambe costruite su temi melodici e drammatici, malinconici ed evocativi. Come in questo ultimo lavoro live, ma anche di fronte ad ogni disco degli Over The Rhine, viene da chiedersi perché questa band continua ad essere poco considerata e con CD tanto difficilmente reperibili ( in questo caso ancora più degli altri), un disco da non perdere assolutamente, sia per chi già li segue e li conosce, sia per chi non ha ancora avuto questa fortuna:  un approccio ed uno stile per chi ama la musica soffusa e intensa, quindi, come detto poc’anzi, per chi ama il suono onirico alla Cowboy Junkies, una musica per palati ed orecchie fini, ma anche per gli amanti delle atmosfere notturne dalle melodie intense, magari da gustare un po’ alla volta e con ascolti ripetuti, meglio se a notte fonda e in dolce compagnia. Un altro regalo dall’America e dalla fattoria targata  Over The Rhine dove la musica, anzi, per la precisione, la buona musica, è ancora un patrimonio culturale.

Tino Montanari

Un Bel Dischetto, Forse Fin Troppo Corto! Jon Dee Graham – Knoxville Skyline

Un Bel Dischetto, Forse Fin Troppo Corto! Jon Dee Graham – Knoxville Skyline

Jon Dee Graham – Knoxville Skyline – JonDeeCo EP/CD

Jon Dee Graham, ex Shunks e True Believers, è uno dei tantissimi outsiders americani, un vero e proprio musicista di culto. Texano di Austin, ottimo chitarrista, ha suonato su dischi di gente come Ry Cooder, John Doe, Calvin Russell, Kelly Willis, The Gourds, Ray Wylie Hubbard e James McMurtry, oltre che con il vecchio compagno nei Believers Alejandro Escovedo, e come solista ha una carriera ormai ventennale, anche se non ha mai non solo sfondato, ma neppure raggiunto uno status di semi-celebrità. La sua musica, genuinamente roots con marcati elementi rock e blues, è sempre stata troppo autentica per poter avere il benché minimo appeal commerciale, ma Jon Dee se ne è sempre fregato e ha sempre tirato dritto, fino a rimanere senza contratto (in passato ha inciso anche per la New West) ed a doversi autodistribuire. Il suo ultimo album, Garage Sale, risale a quattro anni fa, ed il fatto che Jon ormai trovi difficile persino scrivere canzoni con continuità, oltre che inciderle e pubblicarle, è dimostrato dal fatto che questo nuovissimo Knoxville Skyline contiene solo cinque brani, per un totale di appena venti minuti.

Un EP quindi, più che un album vero e proprio, un supporto molto in voga negli anni sessanta ma che oggi non realizza quasi più nessuno: eppure Graham aveva queste canzoni, e ha giustamente sentito l’urgenza di condividerle con chi in questi anni non lo ha mai abbandonato, è andato in uno studio proprio nella cittadina del Tennessee citata nel titolo con l’assistenza alla produzione di John Harvey, e nel giro di pochi giorni e con una band ridotta all’osso (Tim Lee alla chitarra e voce, Susan Bauer Lee al basso e voce, Chris Bratta alla batteria, Michael Ramos all’organo e Mary Podio alla voce) ha messo a punto questo ottimo dischetto di pura Texas roots music, nel suo tipico stile rauco e sfiorato dal blues, con le chitarre sempre in primo piano e la sua voce alla Tom Waits, un mini CD pienamente riuscito in quanto contiene cinque canzoni di livello più che buono, che però alla fine lascia un po’ di amaro in bocca a causa della sua durata esigua.

(Things Might Turn Out) Right, che apre il disco, è un pezzo sinuoso e bluesato, cantato con la consueta voce “catramosa” dal nostro, una bella slide ed un’andatura piacevole ed accattivante (qualcuno potrebbe definirla una canzone sexy); Dan Stuart’s Blues, dedicata affettuosamente all’ex leader dei Green On Red (un grande gruppo purtroppo oggi dimenticato anche dalle case discografiche), è lenta, notturna e desertica, con Jon che più che cantare parla su un tappeto musicale molto rilassato, ed il pezzo, grazie anche al particolare timbro di voce del texano, è indubbiamente affascinante. Un bel riff chitarristico apre Shoeshine Charlie, un brano roccato e diretto, ben sostenuto da un ottimo motivo, un gran bel pezzo rock in poche parole, forse il migliore del dischetto (ed anche il suono grezzo e poco smussato in questo caso lo vedo come un punto a favore), mentre Ballad Of Barbara And Steve è elettroacustica e più pacata, ma sempre fluida, distesa e con un bel refrain: se non fosse per la voce di Graham potrebbe avere similitudini con il Neil Young più bucolico. L’EP si chiude, ahimè troppo presto, con la lenta Careless Prayer, intensa, polverosa e dal tono vissuto: spero che questo Knoxville Skyline sia solo l’antipasto per qualcosa di più corposo che possa seguire a breve, e che non si debbano aspettare altri quattro anni per avere la miseria di cinque canzoni.

Marco Verdi