Difficile Suonare Il Blues Meglio Di Così. Freddie King – Ebbet’s Field Denver ‘74

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Freddie King – Ebbet’s Field Denver ’74 – 2 CD Klondike

Mentre Little Freddie King, quello “minore” (benché comunque nato solo sei anni dopo quello vero, scomparso nel lontano 1976) continua imperterrito a sfornare nuovi album di buona qualità, del Freddie King originale ogni tanto (ri)appaiono delle testimonianze Live degli ultimi anni della sua carriera. Dopo l’ottimo  Going Down At Onkel Po’s, pubblicato un paio di anni fa dalla Rockbeat,  relativo ad un concerto del 1975, e di cui si era parlato su queste pagine http://discoclub.myblog.it/2015/08/27/il-meno-famoso-dei-re-del-blues-freddie-king-going-down-at-onkel-pos/, ecco sbucare dalle nebbie del tempo un altro eccellente concerto, questa volta registrato all’Ebbet’s Field di Denver il 27 maggio del 1974, tratto da un broadcast radiofonico, visto che quel locale della città americana spesso era teatro di eventi trasmessi dalle emittenti regionali ed esistono moltissimi CD dal vivo registrati in quella location. Freddie King quando è scomparso aveva solo 42 anni, quindi era ancora nel pieno del suo fulgore artistico, a maggior ragione in questo concerto registrato due anni prima della morte, quando era in imminente uscita il suo primo album per la RSO Burglar, prodotto da Tom Dowd e con la partecipazione del suo “pupillo” Eric Clapton e una schiera di musicisti di valore ad accompagnarlo.

Ovviamente in questa data King è accompagnato dalla sua touring band, e anche se le note del dischetto non sono molte precise e dettagliate, per quanto annuncino, al contrario, di esserlo, dovrebbero esserci, sicuramente il fratello di Freddie (Fred King all’anagrafe) l’immancabile Benny Turner al basso, Charlie Robinson alla batteria, al piano Lewis Stephens (ipotizzo in base ai musicisti che King impiegava dal vivo all’epoca, ma anche alle presentazioni durante il concerto ) Alvin Hemphill all’organo, anche se viene presentato come Babe (?), e Floyd Bonner alla seconda chitarra, ma tiro ad indovinare come Giucas Casella, quindi potrei sbagliarmi, però non credo. Quello su cui non si sbaglia è la qualità del concerto: sia a livello di contenuti, soprattutto, ma anche di quello della registrazione, di buona presenza sonora per quanto un filo rimbombante, con una partenza fantastica grazie ad una I’m Ready sparatissima, dove la band, come al solito tira la volata al leader che inizia subito ad estrarre note magiche dalle corde della sua Gibson. A seguire una versione splendida e assai bluesata, come è ovvio, di un classico di quegli anni, una bellissima Ain’t No Sunshne, il brano di Bill Withers, dove Freddie King distilla note dalla sua chitarra come neppure il suo discepolo Manolenta, e poi canta con passione ed ardore quella meravigliosa perla della soul music; molto bella anche una versione di Ghetto Woman, preceduta da una lunghissima introduzione, un brano  di “fratello” B.B. King, con un liquido piano elettrico e uno svolazzante organo, che ben spalleggiano la solista di King, sempre incisiva nelle sue improvvisazioni inimitabili. Eccellente anche la ripresa di Let The Good Times Roll, grande versione con un sound sanguigno e vicino al rock, e la Freddie King Band che dimostra il suo valore. Pack It Up è uno dei brani presenti su Burglar, un funky-blues gagliardo, peccato per la voce che è poco amplificata, ma la musica compensa alla grande.

E poi arriva una delle sue signature songs, Have You Ever Loved A Woman, in una versione sontuosa, dodici minuti di pura magia sonora, con il classico slow blues di King che viene rivoltato come un calzino in questa versione monstre, grande interpretazione vocale , e con la chitarra di uno dei maestri dell’electric blues che si libra autorevole e ricca di feeling in questo brano straordinario. La seconda parte del concerto (e secondo CD) si apre su un brano riportato come Blues Instrumental nel libretto, un’altra lunga improvvisazione con tutta la band in grande evidenza, una grinta ed una potenza d’assieme veramente ammirevoli; bellissima anche TV Mama, un altro dei cavalli di battaglia di Freddie King, presente pure nel repertorio di Eric Clapton, ce n’è una versione incredibile registrata in coppia, nel box di Eric Give Me Strength, comunque pure questa versione non scherza, intensa e di grande vivacità. Un altro dei classici live di King era Going Down (presente anche nel disco dal vivo all’Onkel Po, con cui comunque non ci sono moltissimi brani in comune), uno dei suoi brani più amati dagli Stones, anche questo presente in una versione travolgente; Wee Baby Blues è un classico, lancinante, slow blues, con la chitarra sempre in grado di stupire per la sua eloquenza sonora, seguita da un brano riportato semplicemente come Instrumental sul CD, dove King si arrampica in una velocissima serie di scale sul manico della sua chitarra, prima di accomiatarsi dal pubblico presente alla serata con una scintillante That’s Alright, altro blues lento di grande caratura, con un crescendo fantastico,  a conferma del fatto che era difficile suonare il blues meglio di Freddie King, qui preservato per i posteri!

Bruno Conti       

Peccato Perché E’ Bravo, Ma Non Basta. John Mayer – The Search For Everything

john mayer the search for everything

John Mayer – The Search For Everything – Columbia/Sony

Mmmhhh, maaah?! Perché questa presentazione quasi onomatopeica? Non lo so, mi è venuta così. O meglio un’idea ce l’avrei: di solito in una recensione la prima cosa che si scrive è il giudizio critico, le classiche stellette o il voto numerico, ebbene, se vi interessa, tradotto in voti scolastici è forse un 5- -, il classico “il ragazzo è bravo, ma non si impegna”!. A parte a cercare di accontentare la sua casa discografica, a cui ha dato una serie di album che quando sono andati male sono arrivati comunque al 2° posto delle classifiche di Billboard, ma le cui vendite, in un mercato in continuo calo, dai 2 milioni e passa di Heavier Things del 2003 sono arrivati alle 500.000 copie circa dell’ultimo Paradise Valley, ma al giorno d’oggi bisogna contare anche i download e le visualizzazioni su YouTube e Spotify. Perché in fondo John Mayer deve vivere in due mondi diversi: il “bel fioeu” (si dice così al nord), fidanzato con Jessica Simpson, Jennifer Aniston, Katy Perry e Taylor Swift, per citarne solo alcune, e il grande appassionato di Eric Clapton, nonché il nuovo chitarrista dei  Dead & Co, che si è imparato tutto il repertorio dei Grateful Dead, per andare in tour con loro.

Dopo due album come Born And Raised e il citato Paradise Valley, dove, anche grazie alla produzione di Don Was, sembrava avere prevalso il secondo, in questo The Search For Everything torna il Mayer più tamarro, il quasi “gemello” di Keith Urban, in quel caso un country-pop pasticciato e mediocre, nel disco in esame un neo-soul-pop-rock, molto morbido e all’acqua di rose, dove il ritorno di Steve Jordan, alla batteria, ma non alla produzione, e Pino Palladino al basso, oltre al bravo Larry Goldings  alle tastiere, non serve a salvare il lavoro a livello qualitativo. Anche la presenza di Cary Grant alla tromba in un brano (ma non era morto? Si scherza) non risolleva le sorti del disco, peraltro già parzialmente pubblicato a rate in due EP usciti nella prima parte del 2017 come Wave One e Wave Two, quindi otto dei dodici brani totali si erano già sentiti, e i restanti quattro non sono così formidabili da ribaltare il giudizio. Siamo di fronte al classico disco da ascoltare come musica di sottofondo in qualche party sofisticato (non disturba neanche) o se esistesse ancora la filodiffusione negli ospedali sarebbe l’ideale per anestetizzare le preoccupazioni dei pazienti.

E se mi passate il gioco di parole bisogna essere veramente pazienti per ascoltare questo The Search For Everything: dal malinconico (nel testo, e questo è il sentimento che prevale nell’album) neo-soul soporifero con “ardito” falsetto di una Still Feel Like Your Man dedicata alla non dimenticata Katy Perry, alla morbida ballata acustica Emoji Of A Wave, che non è disprezzabile, intima e delicata, anche se al solito forse troppo carica nella produzione a cura dello stesso Mayer e del suo storico ingegnere del suono Chad Franscowiak,, non male comunque, anche grazie alle armonie vocali di Al Jardine dei Beach Boys. Helpless è un funky-rock non malvagio dove John Mayer arrota la chitarra nel suo miglior stile alla Clapton, ma poi vira verso un sound alla Clapton anni ’80 o Lenny Krarvitz, con coretti insulsi, però la solista viaggia, peccato non la suoni di più nel disco, lui è veramente bravo come chitarrista. Love On The Weekend ripristina il John Mayer Trio solo con Jordan e Palladino, ma purtroppo è un’altra ballata “moderna” con suoni molto pensati per la radio di oggi, poca grinta e molto pop. Meglio In The Blood, non un capolavoro, ma la lap steel di Greg Leisz e la seconda voce di Sheryl Crow aggiungono un poco di pepe al brano, che comunque fatica a decollare, molto Nashville Pop Country, con la solita chitarra che non basta a salvare il tutto.

Changin’, nonostante il titolo, non cambia molto, ma è una ballata piacevole e ben suonata, con Mayer al piano oltre che alla chitarra, Goldings all’organo e Leisz che passa al dobro, forse il brano che ricorda di più gli ultimi due dischi. Theme For “Search For Everything”, è un breve strumentale, con arrangiamento di archi aggiunto, dove Mayer si produce all’acustica, senza infamia e senza lode. Moving On And Getting Over sembra un brano del George Benson anni ‘80, funky “sintetico” e mellifluo, ma non è un complimento, e pure il falsetto non fa impazzire, a meno che non amiate il genere. Ancora piano e archi per una ballata strappalacrime come Never On The Day You Leave, molto simile a mille altre già sentite. Rosie è un mosso mid-tempo in cui qualcuno ha ravvisato analogie con Hall & Oates, ma a me sembra sempre il Clapton anni ’80, nonostante i fiati con Cary Grant. Finalmente un po’ di vita e di rock in Roll It On Home con doppia batteria, uno è Jim Keltner, più Greg Leisz alla pedal steel, sembra sempre Clapton, ma quello buono. You’re Gonna Live Forever On Me è una ennesima ballata, solo voce, piano e archi, ricorda vagamente un brano à la Billy Joel, discreto. Speriamo nel prossimo album.

Bruno Conti  

La Dura Verità? Un Gran Disco Di Blues Elettrico! Coco Montoya – Hard Truth

coco montoya hard truth

Coco Montoya – Hard Truth – Alligator/Ird

Per parafrasare il titolo dell’album, la “dura verità” (ma anche lieta e positiva, per l’occasione) è che Coco Montoya, alla tenera età di 65 anni, ha realizzato forse il migliore album della sua carriera (toglierei il forse). Un disco torrido e tosto, nella migliore tradizione dei prodotti Alligator. Quello di Montoya è un ritorno presso l’etichetta di Chicago, dopo due album pubblicati per la Ruf, il discreto doppio dal vivo della serie Songs From The Road, e l’ultimo album di studio del 2010, I Want It All Back, disco che descrissi con un termine che usiamo in Lombardia, ma anche nel resto d’Italia, “loffio”, secondo la Treccani “ fiacco, insulso, scadente”, che mi pare calzi a pennello http://discoclub.myblog.it/2010/07/27/da-evitare-se-possibile-coco-montoya-i-want-it-all-back/ . Però nel 2007, nella sua precedente prova per la Alligator Dirty Deal, Montoya, affiancato dai Little Feat quasi al completo, aveva centrato in pieno l’obiettivo: ma in questo nuovo Hard Truth mi pare che vengano al pettine più di 40 anni on the road, prima come batterista e poi chitarrista nella band di Albert Collins, in seguito 10 anni come chitarra solista nei Bluesbreakers di John Mayall, il migliore degli ultimi anni insieme a Walter Trout. La carriera del chitarrista californiano non è stata ricchissima di dischi, “solo” dieci, compreso l’ultimo e una raccolta, in più di 20 anni.

Il migliore, in precedenza, come capita a molti artisti, era stato probabilmente il primo disco solista Gotta Mind To Travel del 1995,  ma ora il mancino di Santa Monica, con l’aiuto dell’ottimo produttore (e batterista) Tony Braunagel, ha pubblicato un eccellente album di blues elettrico, perfetto nella scelta dei collaboratori, oltre a Braunagel, Bob Glaub al basso, il grande Mike Finnigan alle tastiere, Billy Watts e Johnny Lee Schell che si alternano alla seconda chitarra, e come ciliegina sulla torta, Lee Roy Parnell alla slide. Non vi enumero le collaborazioni di questi musicisti perché porterebbero via metà della recensione, ma fidatevi, hanno suonato praticamente con tutti; in più è stata fatta anche una scelta molto oculata delle canzoni usate per l’album. E, last but not least, come si suole dire, Coco Montoya suona e canta alla grande in questo disco. Si parte subito benissimo con Before The Bullets Fly, un brano scritto da Warren Haynes (e Jaimoe) nei primissimi anni della sua carriera, un pezzo ritmato, solido e tirato, dove le chitarre ruggiscono, l’organo è manovrato magicamente da Finnigan e la voce di Montoya è sicura e accattivante, ben centrata, come peraltro in tutto l’album, gli assoli si susseguono e il suono è veramente splendido; ottima anche I Want To Shout About It, un galoppante rock-blues-gospel di Ronnie Earl, che ricorda le cose migliori del Clapton anni ’70, con la guizzante ed ispiratissima chitarra di Montoya che divide con l’organo il continuo vibrare della musica. E anche Lost In The Bottle non scherza, su un riff rock che sembra venire dalla versione di Crossroads dei Cream o degli Allman Brothers, la band tira di brutto, con la solista di Montoya e la slide di Lee Roy Parnell che si scambiano roventi sciabolate elettriche.

Molto bella anche una slow blues ballad come Old Habits Are Hard To Break, una rara collaborazione tra John Hiatt e Marshall Chapman uscita su Perfectly Good Guitar, che per l’occasione accentua gli aspetti blues, grazie anche al lavoro del piano elettrico e dell’organo di Mike Finnigan, mentre Montoya è sempre assai incisivo e brillante con la sua chitarra. I’ll Find Someone Who Will è un funky-blues scritto da Teresa Williams, una delle due voci femminili di supporto presenti nell’album, molto R&B, ma sempre con la chitarra claptoniana del titolare pronta alla bisogna; e a proposito di chitarre terrei d’occhio (e d’orecchio) anche il duetto tra l’ineffabile Coco e l’ottimo Johnny Lee Schell, per l’occasione alla slide, nella ripresa di un bel brano di Mike Farris Devil Don’t Sleep, un minaccioso gospel blues molto intenso, dove brillano nuovamente anche le tastiere di Finnigan. The Moon Is Full è un omaggio al suo maestro Albert Collins, un classico hard blues con il suono lancinante della solista mutuato dall’Iceman, che ne era l’autore, e il bel timbro cattivo della voce di Montoya. Hard As Hell, uno dei brani firmati dal nostro, ricorda nuovamente il Clapton dei bei tempi che furono, molto Cream, con un riff ricorrente e le chitarre sempre in evidenza. ‘bout To Make Me Leave Home era su Sweet Forgiveness di Bonnie Raitt, ma qui si incattivisce e vira di nuovo verso un funky-rock forse meno brillante. Ottima invece la versione da blues lento da manuale di Where Can A Man Go From Here?, in origine un pezzo Stax di Johnnie Taylor, con un assolo strappamutande di Montoya veramente fantastico, tutto tocco e feeling. Per concludere si torna al rock-blues torrido e tirato di una Truth To Be Told firmata dallo stesso Montoya, che conferma il momento magico trovato nella registrazione di questo disco. In una parola, consigliato!

Bruno Conti      

Uno Dei Migliori Volumi Della Serie! Jerry Garcia Band – Garcia Live Volume 8

garcia live volume eight

Jerry Garcia Band – Garcia Live Volume 8: November 23rd 1991, Bradley Center – ATO 2CD

Il doppio CD uscito nel 1991 intitolato semplicemente Jerry Garcia Band (quello con in copertina un dipinto raffigurante una sala da concerto su sfondo grigio, da anni fuori catalogo) a mio parere non è solo una delle cose migliori mai messe su disco da Jerry Garcia (Grateful Dead compresi), ma uno dei migliori album dal vivo degli anni novanta. Questo ottavo volume della serie Garcia Live, da poco uscito, prende in esame un concerto tratto dalla stessa tournée (avvenuto al Bradley Center di Milwaukee, circa un anno dopo il concerto del live del 1991, che era stato inciso al Warfield di San Francisco) e con la stessa formazione: in quel periodo Jerry era al massimo della forma, e suonava come forse non aveva mai fatto in carriera, un misto di creatività, esperienza e maturità che lo rendevano un musicista inimitabile (e non erano ancora rispuntati i problemi di salute che lo avrebbero portato alla morte dopo solo quattro anni); in più, la JGB era una formazione a prova di bomba, in grado di suonare davvero qualsiasi cosa, e con una scioltezza incredibile: oltre alla chitarra del leader, abbiamo due vecchi compagni di viaggio come il grande Melvin Seals all’organo (e, ahimè, qualche volta ai synth) ed il bassista John Kahn, mentre alla batteria c’è l’ottimo David Kemper, di lì a qualche anno nella touring band di Bob Dylan, oltre ai cori soulful di Jacklyn LaBranch e Gloria Jones, utilissimi ad aiutare la voce di Jerry, da sempre il suo unico tallone d’Achille.

E questo ottavo volume della benemerita serie di concerti live di Jerry è indubbiamente uno dei migliori della serie, forse addirittura il migliore, gareggiando in bellezza con il già citato doppio del 1991: ci sono alcune canzoni in comune (ma si sa che Garcia non suonava mai lo stesso brano due volte allo stesso modo), ma anche alcune sorprese che rendono più appetitoso il piatto. Lo show è strutturato nel modo tipico dei concerti di Jerry, cioè qualche brano tratto dai suoi album solisti, diverse cover e nessun brano dei Dead: la differenza poi la fa la qualità della performance, nella fattispecie davvero eccellente. Il primo dei due CD (incisi come sempre in maniera perfetta) si apre con Cats Under The Stars, forse non tra le migliori composizioni di Jerry, ma che serve come riscaldamento (più di nove minuti, all’anima del riscaldamento…) e con il nostro che ci fa sentire da subito che la sua chitarra in quella sera farà faville; They Love Each Other è una canzone migliore, più simile allo stile dei Dead, tersa e godibile (peccato per quelle tastiere elettroniche), con un leggero tempo reggae che non guasta. Il concerto entra nel vivo con la prima sorpresa: Lay Down Sally, uno dei pezzi più popolari di Eric Clapton, in una versione sontuosa, con il laidback tipico del Manolenta degli anni settanta, ritmo spedito e la chitarra spaziale di Jerry a dare il sigillo con i suoi assoli stratosferici (e stiamo parlando di un brano di Clapton, non certo un pivellino); The Night They Drove Old Dixie Down è una delle grandi canzoni del songbook americano (canadese per la precisione) e questa rilettura è molto diversa dall’originale di The Band, più lenta, decisamente fluida e dal grandissimo pathos strumentale (Jerry qui ha qualche difficoltà a restare intonato), con Seals che tenta di eguagliare in bravura il suo leader e quasi ci riesce.

Reuben And Cherise è gradevole e con il tipico Garcia touch nella melodia (quelle tastiere però…) e prelude ad un trittico da favola formato da Money Honey (di Jesse Stone), roccata e trascinante, con Jerry che suona in modo divino e Melvin che si conferma una spalla perfetta, la vivace e breve (“solo” quattro minuti) My Sisters And Brothers, dal sapore errebi-gospel (era una hit dei Sensational Nightingales) e la splendida Deal, una delle migliori canzoni del Garcia solista, stasera eseguita in maniera stellare. Il secondo dischetto è ancora meglio, ed inizia con una rarissima Bright Side Of The Road, uno dei classici di Van Morrison, in una versione strepitosa, suonata in modo rispettoso ma con una verve chitarristica che l’originale non aveva: Jerry canta bene ed il brano ne esce ulteriormente abbellito. Segue un’altra grande canzone, Waiting For A Miracle di Bruce Cockburn, che Jerry rivolta come un calzino rendendola sua al 100%, con la band che segue compatta. Think non è il noto successo di Aretha Franklin, bensì un oscuro blues di Jimmy McCracklin, molto classico, ed anche il Jerry bluesman funziona alla grande, con un lungo assolo di una liquidità impressionante (e vogliamo parlare dell’organo?); Shining Star è una soul ballad originariamente dei Manhattans, lunga, dilatata, limpida e suonata con classe sopraffina, tredici minuti di puro godimento, mentre Ain’t No Bread In The Breadbox è un pezzo di Norton Buffalo che Jerry e compagni intrepretano in maniera decisamente vitale. Il concerto si chiude con due classici: That Lucky Old Sun è uno standard interpretato negli anni da mille artisti diversi, ed il nostro la personalizza con il suo solito mestiere, rallentandola e tirando fuori il meglio dalla nota melodia, mentre il finale è appannaggio di un brano di Dylan, un autore che nei concerti di Garcia non mancava mai: Tangled Up In Blue è il pezzo scelto, altri undici minuti di grande musica, con il solito suono compatto e fluido allo stesso tempo del gruppo e le due coriste che aggiungono pepe alla nota melodia.

So che tra Grateful Dead e Jerry Garcia solista il mercato negli ultimi tre anni è stato letteralmente invaso di nuove pubblicazioni, ma questo Volume 8 fa parte certamente di quelle da accaparrarsi.

Marco Verdi

Occhio Alle “Fregature”, Ma Questi Non C’erano Già. Ristampe Future Sospette, Appendice: Eric Clapton With Special Guest J.J. Cale – Live In San Diego

eric clapton live in san diego dvd

Eric Clapton With Special Guest J.J. Cale – Live In San Diego – DVD o Blu-Ray Reprise/Warner – 10-03-2017 

Per la serie le case discografiche colpiscono ancora, a poco più di cinque mesi dall’uscita del doppio CD, peraltro bellissimo (leggete qui http://discoclub.myblog.it/2016/10/01/ca-spita-se-suonavano-dei-migliori-concerti-sempre-eric-clapton-live-san-diego-with-jj-cale/), ecco che la Warner pubblica anche le versioni in DVD e Blu-Ray, e senza volere essere profetici, guardate come terminava la recensione. Comunque nella loro immensa bontà (o per farci incavolare ancora di più) quelli che hanno curato la programmazione delle uscite hanno aggiunto “ben” due tracce bonus, ovvero due pezzi registrati nelle prove del concerto. Quindi se non lo avevate acquistato ai tempi, direi che vi tocca perché il Live è veramente splendido, se avete già il formato 2 CD è un bel dilemma. Io vi informo, poi passata l’incazzatura decidete voi.

Questa è la tracklist completa della “nuova” versione in uscita 10 marzo:

1. Tell The Truth
2. Key To The Highway
3. Got To Get Better In A Little While
4. Anyday
5. Anyway The Wind Blows
6. After Midnight
7. Who Am I Telling You?
8. Don’t Cry Sister
9. Cocaine
10. Motherless Children
11. Little Queen Of Spades
12. Further On Up The Road
13. Wonderful Tonight
14. Layla
15. Crossroads
Extras:
1. Anyway The Wind Blows (Rehearsal)
2. Who Am I Telling You? (Rehearsal)

Alla prossima “fregatura”, non temete non mancherà (ne ho già in mente una)!

Bruno Conti

Il Primo Cofanetto “Importante” del 2017! Cream – Fresh Cream

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Cream – Fresh Cream – 3 CD + Blu-Ray Audio – Polydor/Universal

Se ne parlava ormai da svariati mesi (considerando che il Fresh Cream originale era uscito nel 1966 e quindi il 50° Anniversario sarebbe stato il 9 dicembre, giorno della pubblicazione della prima versione in LP) ma questa volta diciamo che non siamo molto lontani dalla “perfezione”, visto che la data di uscita del cofanetto è stata fissata per il 27 gennaio. Sarà un quadruplo in Super Deluxe Edition, con libro di 64 pagine, e che nel remastering dello specialista Bill Levenson, conterrà il disco originale in versione mono più i vari singoli usciti ai tempi e un paio di EP francesi nel primo CD. Il disco 2 in versione stereo con aggiunti “stereo mixes” differenti da quelli dell’album, con diversi brani che escono per la prima volta nel secondo CD. Mentre il terzo dischetto audio contiene le prime versioni di molti pezzi non pubblicati all’epoca e alcune outtakes, in tutto undici tracce, di cui dieci inedite, mentre una canzone You Make Me Feel era uscito nel Box del 1997 Those Were The Days uscito nel 1997, Infine, sempre nel terzo CD, sono riportate anche le BBC Sessions registrate tra il Novembre 1966 e il Gennaio 1967, due delle quali non erano state inserite nel CD pubblicato nel 2003. A completare il box un Blu-Ray Audio destinato agli audiofili, contiene solo i due album in versione Mono e Stereo, con qualche bonus.

Comunque qui sotto potete leggere la tracking list completa del cofanetto:

CD1]
FRESH CREAM Mono Album
1. N.S.U. 2:44
2. SLEEPY TIME TIME 4:20
3. DREAMING 2:00
4. SWEET WINE 3:19
5. SPOONFUL 6:30
6. CAT’S SQUIRREL 3:01
7. FOUR UNTIL LATE 2:09
8. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ 4:46
9. I’M SO GLAD 3:59
10. TOAD 5:14
Session recording – mono mix:
11. THE COFFEE SONG 2:56
The Mono Singles:
12. WRAPPING PAPER 2:29
13. CAT’S SQUIRREL 3:01
A-side & B-side of Cream’s 1st UK single, Reaction 591007, released 7 October 1966.
14: I FEEL FREE 2:49
15: N.S.U. 2:45
A-side & B-side of Cream’s 2nd UK single, Reaction 591011, released 9 December 1966.
16. SPOONFUL Part I 2:26
17. SPOONFUL Part II 2:31
A-side & B-side of Cream’s 3rd US single, ATCO 45-6522, released September 1967.
The Mono French EPs:
18. WRAPPING PAPER alternate mix 2:25
19. SWEET WINE alternate mix 3:18
20. I’M SO GLAD 3:57
21. CAT’S SQUIRREL alternate master 3:01
FRENCH EP, Polydor 27 791, released November 1966.
22. I FEEL FREE alternate mix 2:48
23. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ alternate master 1:50
24. N.S.U. 2:44
25. FOUR UNTIL LATE 2:06
FRENCH EP, Polydor 27 798, released November 1966.

[CD2]
FRESH CREAM Stereo Album
1. N.S.U. 2:45
2. SLEEPY TIME TIME 4:23
3. DREAMING 2:01
4. SWEET WINE 3:20
5. SPOONFUL 6:31
6. CAT’S SQUIRREL 3:08
7. FOUR UNTIL LATE 2:08
8. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ 4:43
9. I’M SO GLAD 3:59
10. TOAD 5:12
Session recordings – stereo mixes:
11. I FEEL FREE 2:52
12. WRAPPING PAPER 2:25
13. THE COFFEE SONG 2:48
New stereo mixes:
14. I’M SO GLAD (NEW STEREO MIX) 3:59
15. N.S.U. (NEW STEREO MIX) 2:48
16. WRAPPING PAPER (NEW STEREO MIX) 2:43
17. THE COFFEE SONG (NEW STEREO MIX) 3:06
18. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ (FIRST VERSION – NEW STEREO MIX) 4:53
19. SPOONFUL (FIRST VERSION – NEW STEREO MIX) 5:57
20. TOAD (NEW STEREO MIX) 5:12
All new stereo mixes previously unreleased.

[CD3]
FRESH CREAM Early versions, outtakes and alternate mixes:
1. THE COFFEE SONG early version 2:54
2. YOU MAKE ME FEEL session outtake 2:41
3. BEAUTY QUEEN session outtake 2:38
4. WRAPPING PAPER early version 1:05
5. CAT’S SQUIRREL early version 2:27
6. I FEEL FREE early version 3:08
7. I FEEL FREE mono mix with no lead vocal 2:51
8. I FEEL FREE alternate mono mix 2:50
9. SWEET WINE early version 3:07
10. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ early version 4:35
11. TOAD early version 4:19
All tracks previously unreleased except “You Make Me Feel” which was first released
on the box set Those Where The Days, Polydor 314 539 000-2, in September 1997.

THE BBC SESSIONS (November 1966 – January 1967):
BBC Light Programme “Saturday Club” session
Recorded at the Playhouse Theatre, London, 8th November 1966:
12. SWEET WINE 3:28
13 ERIC CLAPTON INTERVIEW 0:54
14. WRAPPING PAPER 2:31
15. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ 3:04
16. SLEEPY TIME TIME 3:16 previously unreleased
17. STEPPIN’ OUT 1:50

BBC Home Service “Guitar Club” session
Recorded at BBC Studio 2, Aeolian Hall, London, 28th November 1966:
18. CROSSROADS 1:55
19. STEPPIN’ OUT 2:34 previously unreleased

BBC World Service “R & B Club” session
Recorded at BBC Maida Vale Studio 4, London, 9th December 1966:
20. CAT’S SQUIRREL 3:43
21. TRAINTIME 2:56
22. I’M SO GLAD 4:24
23. LAWDY MAMA 1:54

BBC Light Programme “Saturday Club” session
Recorded at the Playhouse Theatre, London, 10th January 1967:
24. ERIC CLAPTON INTERVIEW 2 0:48
25. I FEEL FREE 2:55
26. N.S.U. 2:57
27. FOUR UNTIL LATE 1:54

[Blu-ray Audio]
FRESH CREAM US Stereo Album in 24/96 Hi Resolution Audio:
1. I FEEL FREE 2:52
2. N.S.U. 2:45
3. SLEEPY TIME TIME 4:23
4. DREAMING 2:01
5. SWEET WINE 3:19
6. CAT’S SQUIRREL 3:08
7. FOUR UNTIL LATE 2:08
8. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ 4:43
9. I’M SO GLAD 3:59
10. TOAD 5:12

Stereo bonus tracks:
11. SPOONFUL 6:32
12. WRAPPING PAPER 2:25
13. THE COFFEE SONG 2:49

FRESH CREAM US Mono Album in 24/96 Hi Resolution Audio:
14. I FEEL FREE 2:48
15. N.S.U. 2:44
16. SLEEPY TIME TIME 4:20
17. DREAMING 2:00
18. SWEET WINE 3:19
19. CAT’S SQUIRREL 3:00
20. FOUR UNTIL LATE 2:08
21. ROLLIN’ AND TUMBLIN’ 4:45
22. I’M SO GLAD 3:58
23. TOAD 5:13

Mono bonus tracks:
24. SPOONFUL 6:33
25. WRAPPING PAPER 2:28
26. THE COFFEE SONG 2:54

Il prezzo, molto indicativamente, sarà tra i 50 e i 60 euro.

Direi che è tutto, alla prossima.

Bruno Conti

E Anche Quest’Anno E’ Arrivato Quel Momento: Il Meglio Del 2016 In Musica Secondo Disco Club!

3-scimmie1

Come tutti gli anni, intorno a questo periodo (anzi quest’anno siamo in ritardo), è giunto il momento di tirare le somme, nel nostro piccolo, su quello che è successo in ambito musicale nel 2016. Ecco le classifiche dei migliori dischi di questa annata dei collaboratori di Disco Club (esatto siamo i tre che vedete sopra). Poi, nei prossimi giorni, sul Blog troverete anche una panoramica su quello che hanno detto riviste e siti musicali in giro per il mondo. La prima lista è quella del titolare, che è poi quella “ufficiale” che troverete anche sul primo numero del Buscadero del nuovo anno, e a cui, come di consueto, ed essendo la più breve delle tre, mi riservo di aggiungere alcune postille in questo countdown verso il 2017. Per il momento però, e in ordine rigorosamente sparso….

Top Of The Year 2016

van morrison keep me singingvan morrison it's too late 3cd+dvd

Van Morrison – Keep Me Singing + It’s Too Late To Stop Now Volume II, III, IV & DVD

pink floyd the early years

Pink Floyd – The Early Years 1965-1972

Beth-Hart-Fire-On-The-Floor-cover

Beth Hart – Fire On The Floor

pentangle finale

Pentangle – Finale

bob dylan 1966live-480x480

Bob Dylan – The 1966 Live Recordings

eric clapton live in san diego

Eric Clapton With JJ Cale – Live In San Diego

musical mojo of dr.john

The Musical Mojo of Dr. John: A Celebration of Mac & His Music

jimmy barnes soul searchin

Jimmy Barnes – Soul Searchin’

avett brothers true sadness

Avett Brothers – True Sadness

christy moore lily 1

Christy Moore – Lily

day of the dead

Various Artists – Day of The Dead

mudcrutch 2

Mudcrutch 2

bonnie raiitt dig in deep

Bonnie Raitt – Dig In Deep

westies six on the outmichael mcdermott willow springs

Westies – Six On The Out/Michael McDermott –  Willow Spring

 bruce springsteen born to run book

Libro: Bruce Springsteen – Born To Run

 rolling stones havana moon cd

Film: Havana Moon Rolling Stones  

La prima postilla, che aggiungo al volo, considerando che come al solito la classifica mi è stata “carpita” al volo ed era quella del nanosecondo in cui l’ho concepita, è il nuovo album degli Stones che nel momento in cui sceglievo non era ancora uscito.

Rolling Stines - Blue&Lonesome

Rolling Stones – Blue And Lonesome

Bruno Conti

Queste, per ora, sono le mie scelte, passiamo agli altri collaboratori, iniziando da Valenza AL.

I BEST DEL 2016.

Disco Dell’Anno: Mudcrutch – 2

mudcrutch 2

Piazza D’Onore: Runrig – The Story

runrig the story

Gli Altri 8 Della Top 10:

phish big boat

Phish – Big Boat

Rolling Stones – Blue And Lonesome

leonard cohen you want it darker

Leonard Cohen – You Want It Darker

bob weir blue mountain

Bob Weir – Blue Mountain

rides pierced arrow

The Rides – Pierced Arrow

santana iv

Santana – IV

goats don't shave turf man

Goats Don’t Shave – Turf Man Blues

the shelters

The Shelters – The Shelters

I “Dischi Caldi”:

peter wolf a cure for loneliness

Peter Wolf – A Cure For Loneliness

Van Morrison – Keep Me Singing

tedeschi trucks band let me get by deluxe

Tedeschi Trucks Band – Let Me Get By

Ristampe:

pink floyd early years box

Pink Floyd – The Early Years 1965-1972

ian hunter stranded in reality

Ian Hunter – Stranded In Reality

Album Dal Vivo Nuovi:

joan baez 75th celebration

Joan Baez – 75th Birthday Celebration

dear jerry celebrating the music of jerry garcia 2 cd

VV.AA: Dear Jerry

Eric Clapton – Live In San Diego with JJ Cale

Album Dal Vivo Ristampe:

Van Morrison – It’s Too Late To Stop Now II, III, IV & DVD

rolling stones totally stripped european version

Rolling Stones – Totally Stripped

DVD/BluRay: Rolling Stones – Havana Moon

Concerto: Bruce Springsteen/San Siro 3 e 5 Luglio

Canzone: Mudcrutch – Trailer

Runrig – Onar

Cover Album: The National & Friends – Day Of The Dead

Cover Song: Karl Blau – Woman (Sensuous Woman)

L’Esordio: The Shelters: The Shelters

La Sorpresa: Santana – IV (dopo duecento anni di dischi non degni, finalmente un grande album per il chitarrista californiano)

La Delusione: Neil Young – Peace Trail

Disco Da Evitare: ce ne sarebbero tanti, ma segnalerei Keith Urban – Ripcord, un album che può provocare anche gravi problemi intestinali

alan parsons tales of mystery

Piacere Proibito: The Alan Parsons Project – Tales Of Mystery And Imagination 40th Anniversary

“Sola” Dell’Anno: The Band – The Last Waltz 40th Anniversary

 Bruce Springsteen – Chapter And Verse

Evento Dell’Anno “Bello”: il Nobel a Bob Dylan

Evento Dell’Anno “Brutto”: le tante, troppe morti eccellenti

Marco Verdi

E per finire trasferiamoci in provincia di Pavia.

IL MEGLIO DEL  2016

Disco Dell’Anno

leonard cohen you want it darker

Leonard Cohen @ You Want It Harder

Canzone Dell’Anno

Love Sweet Love @ Archie Roach

Cofanetto Dell’Anno

Van Morrison @ …It’s Too Late To Stop Now… (Volumes II-III-IV & DVD)

Ristampa Dell’Anno

john cale fragments of a rainy

John Cale @ Fragments Of A Rainy Season

Tributo Dell’Anno

a tribute to jack hardy

Jack Hardy & Friends @ A Tribute To Jack Hardy

Disco Rock

Van Morrison @ Keep Me Singing

Disco Folk

runrig the story

Runrig @ The Story

Disco Country

dwight yoakam swimmin' pools

Dwight Yoakam @ Swimmin’ Pools, Movie Stars…

Disco Soul

michael kiwanuka love & hate

Michael Kiwanuka @ Love And Hate

Disco Blues

Rolling Stones @ Blue & Lonesome

Disco Jazz

charlie haden time life

Charlie Haden & Liberation Music Orchestra @ Time/Life (Song For The Whales And Other Beings)

Disco World Music

bombino azel

Bombino @ Azel

Disco Rhythm & Blues

nathaniel rateliff a little something more

Nathaniell Rateliff @ A Little Something More From

Disco Oldies

otis redding live at the whisky a go go

Otis Redding @ Live At The Whisky A Go Go

Disco Live

joe grushecky american babylon live

Joe Grushecky & The Houserockers @ American Babylon Live At The Stone Pony

Artista Italiano

michele gazich la via del sale

Michele Gazich @ La Via Del Sale

Disco Italiano

townes van zandt's last set

Lowlands @ Play Townes Van Zandt’s Last Set

Colonna Sonora

nick cave hell or high water

NickCave & Warren Ellis @ Hell Or High Water

Dvd Musicale

Rolling Stones @ Havana Moon

 GLI ALTRI

 marlon williams

Marlon Williams @ Marlon Williams

Luther Dickinson @ Blues & Ballads – A Folsinger’s Songbook Volumes I & II

grant-lee phillips the narrows

Grant-Lee Phillips @ The Narrows

nick cave skeleton tree

NickCave @ Skeleton Tree

Peter Wolf @ A Cure For Loneliness

Archie Roach @ Let Love Rule

Jimmy Barnes @ Soul Searchin’

https://www.youtube.com/watch?v=nwLZ271g-jg

dirk hamilton touch and go

Dirk Hamilton @ Touch And Go

Ryan Bingham @ Live

Beth-Hart-Fire-On-The-Floor-cover

Beth Hart @ Fire On The Floor

lucinda williams the ghosts of highway 20

Lucinda Williams @ The Ghosts Of Highway 20

janiva magness love wins again

Janiva Magness @ Love Wins Again

mary chapin carpenter

Mary Chapin Carpenter @ The Things That We Are Made Of

chris pureka back in the ring

Chris Pureka @ Back In The Ring

Thalia Zedek Band @ Eve

Marianne Faithfull @ No Exit

melissa etheridge MEmphis rock and soul

Melissa Etheridge @ Memphis Rock And Soul

Dana Fuchs @ Broken Down Acoustic Sessions

mavis staples livin' on a high note

Mavis Staples @ Livin’ On A High Note

 

Tindersticks @ The Waiting Room

pines above the prairie

Pines @ Above The Prairie

goats don't shave turf man

Goats Don’t Shave @ Turf Man Blues

richmond fontaine you can't go back

Richmond Fontaine @ You Can’t Go Back If There’s…

blue rodeo 1000 arms

Blue Rodeo @ 1000 Arms

Mystix @ Live Rhythm And Roots

Solas @ All These Years

national park radio the great divide

National Park Radio @ The Great Divide

okkervil river away

OkkervilRiver @ Away

Whiskey Myers @ Mud

Tino Montanari

Direi che per il momento, ma solo per il momento, è tutto, almeno per quanto mi riguarda e anche per le classifiche internazionali.

Bruno Conti

Promosso Con Qualche Riserva “L’Amico” Di Eric! Doyle Bramhall II – Rich Man

doyle bramhall II richman

Doyle Bramhall II  – Rich Man – Concord                          

Devo dire che avevo una certa aspettativa per il nuovo album solista di Doyle Bramhall II, in base a quello che avevo letto, ma poi, fedele praticante del vecchio motto di Guido Angeli “provare per credere”, preferisco sempre verificare di persona. Insomma, fra poco capiamo meglio. Il nostro amico, nel corso degli anni si è indubbiamente costruito una solida reputazione: texano di Austin, figlio di Doyle Bramhall (a lungo amico e collaboratore di Stevie Ray Vaughan), cresciuto a pane, blues, soul e R&B, ma anche il rock di Hendrix e SRV, poi fondatore con  Charlie Sexton degli Arc Angels, una band che non ha reso come prometteva il potenziale, una carriera solista con alcuni buoni album, di cui l’ultimo Welcome, uscito nel 2001. Da allora è iniziata una lunga collaborazione con Eric Clapton, che lo considera uno dei migliori chitarristi su piazza, ma anche con Derek Trucks e Susan Tedeschi, con Sheryl Crow, di cui è stato  produttore dell’ottimo 100 Miles From Memphis, e ancora una copiosa serie di collaborazioni che non citiamo, ma è lunga come le Pagine Gialle (se esistono ancora). Torniamo quindi a Rich Man: le premesse per un buon album, leggendo quanto appena scritto, ci sarebbero tutte e il sottoscritto si è dedicato con impegno all’ascolto di questo nuovo album. Verdetto? Promosso, con piccole riserve, vediamo perché.

Il disco nell’insieme è buono, ma in alcuni brani c’è una tendenza sonora verso derive che si avvicinano pericolosamente ai brani più commerciali di Prince e Lenny Kravitz (cioè quasi tutti), mentre altrove, spesso e volentieri, ci si rivolge al funky-rock-soul, quello dei primi anni ’70, di recente rivisitato, per esempio, nell’ottimo Love And Hate di Michael Kiwanuka http://discoclub.myblog.it/2016/08/04/michael-kiwanuka-love-hate-supera-brillantemente-la-prova-del-difficile-secondo-album/ : ed ecco quindi che nell’iniziale Mama Can’t Help You (Believe It) il brano sia stato scritto da Bramhall proprio per svilupparsi intorno ad un groove di batteria creato da James Gadson, quello che suonava in alcuni dischi di Bill Withers, Temptations, Charles Wright & the Watts 103rd Street Rhythm Band, tutti luminari del funky e del soul di quel periodo, e il risultato è assai gradevole, con il suono avvolgente delle chitarre, delle tastiere, degli archi accennati e delle voci di supporto che ruota attorno alla bella voce di Doyle, che poi rilascia un assolo di chitarra lancinante e incisivo, bella partenza. Non male anche la successiva November, un brano dedicato allo scomparso padre di Doyle, con cui condivideva, come ricordato, una passione per questo R&B meticciato con  il rock, qui il suono è perfino troppo lussureggiante, con strati sovrapposti di fiati e archi che circondano questa bella ballata d’amore per il padre perduto https://www.youtube.com/watch?v=LungqZ0bJ-0 . The Veil ricorda molto proprio il sound del disco di Kiwanuka ricordato poc’anzi, un funky soul targato 70’s con piccoli tocchi di wah-wah e organo a tratteggiare un soul orchestrale influenzato da Withers, Gaye e altri praticanti dello stile, avvolgente e sospeso, qualche inserto di falsetto e il solito bel assolo di Bramhall che è un eccellente solista. Profumi d’oriente per My People, un’altra delle passioni di Doyle, con la parte iniziale dove un sarangi, la chitarra a 12 corde, l’harmonium e percussioni varie rimandano alle atmosfere di certi brani di George Harrison, ma poi il brano si sviluppa in un rock-blues mid-tempo di buona fattura, con i consueti ficcanti inserti della solista del nostro.

Per mantenere i contatti con la musica indiana nel successivo brano Bramhall chiama la figlia di Ravi Shankar, Norah Jones, che però appare nel brano, New Faith, in qualità di raffinata chanteuse tra pop e jazz, per un brano elettroacustico, intimo e raccolto, dove la voce della Jones viaggia all’unisono con quella del titolare, per una piacevole ballata in leggero crescendo, assai godibile. Fin qui tutto bene, Keep You Dreamin’ parte con tocchi hendrixiani, ma poi vira verso quelle derive Prince/Kravitz non del tutto impeccabili e il solo di wah-wah non basta a redimerla, e anche Hands Up, collegata nel testo ai disordini razziali dello scorso anno, al di là del favoloso lavoro della solista di Bramhall, qui in grande spolvero nella parte centrale, è forse un tantino pasticciata, ma magari sbaglio io. Rich man, di nuovo con un ricco arrangiamento degli archi, è un altro esempio dell’orchestral soul che prevale in gran parte dl disco, poi ribadito nella successiva Harmony, che sembra una ballata (bella) di quelle di Prince. Cries Of Ages ha un bel testo, buon lavoro di chitarra, ma la trovo un po’ confusa e pomposa, mentre sui ritmi orientali di Saharan Crossing, con continui oh-oh-oh vocali, stenderei un velo pietoso. Molto bello il finale rock, prima con una lunga The Samanas, dai suoni futuribili e selvaggi, che rendono omaggio alla terza facciata sperimentale di Electric Ladyland di Jimi Hendrix, poi citato direttamente con una bella versione di Hear My Train a Comin’, inutile dire che in entrambi i brani Doyle Bramhall II si sbizzarrisce alla grande alla chitarra https://www.youtube.com/watch?v=puuVXZeFHy8 . Visti i suoi ritmi, ci risentiamo tra 15 anni per il prossimo album.

Bruno Conti

E Chi Li Ferma Più! Il 2 Dicembre Un Nuovo Album Di Cover Dei Rolling Stones – Blue And Lonesome

Rolling Stones - Blue & Lonesome cd Rolling Stines - Blue&Lonesome

Rolling Stones – Blue And Lonesome – CD – 2 LP – Deluxe Edition con mini libro di 75 pagine e cartoline – Polydor/Universal – 02-12-2016

Grandi movimenti di mercato per gli Stones, il 30 settembre è uscito il Box The Rolling Stones In Mono, per l’11 novembre è prevista l’uscita di Havana Moon, il film sul concerto a Cuba dello scorso, previsto in vari formati

E adesso (ma se me parlava da tempo) è stato annunciato che il 2 Dicembre uscirà Blue And Lonesome, un disco tutto dedicato a cover di pezzi blues, il loro primo album di studio da oltre dieci anni a questa parte, dedicato al mai dimenticato amore per le classiche 12 battute. E in due pezzi sarà presente Eric Clapton alla chitarra: Everybody Knows About My Good Thing I Can’t Quit You Baby.

Ecco la lista completa dei brani e la fonte originale delle canzoni:

1) Just Your Fool (Originally written and recorded in 1960 by Little Walter)
2) Commit a Crime (Originally written and recorded in 1966 by Howlin’ Wolf – Chester Burnett)
3) Blue and Lonesome (Originally written and recorded in 1959 by Little Walter)
4) All of Your Love (Originally written and recorded in 1967 by Magic Sam – Samuel Maghett)
5) I Gotta Go (Originally written and recorded in 1955 by Little Walter)
6) Everybody Knows About My Good Thing (Originally recorded in 1971 by Little Johnny Taylor, composed by Miles Grayson & Lermon Horton)
7) Ride ‘Em On Down (Originally written and recorded in 1955 by Eddie Taylor)
8) Hate To See You Go (Originally written and recorded in 1955 by Little Walter)
9) Hoo Doo Blues (Originally recorded in 1958 by Lightnin’ Slim, composed by Otis Hicks & Jerry West)
10) Little Rain (Originally recorded in 1957 by Jimmy Reed, composed by Ewart.G.Abner Jr. and Jimmy Reed)
11) Just Like I Treat You (Originally written by Willie Dixon and recorded by Howlin’ Wolf in December 1961)
12) I Can’t Quit You Baby (Originally written by Willie Dixon and recorded by Otis Rush in 1956)

Più avanti, quando sarà il momento, ci torneremo con calma, per il momento è tutto.

Bruno Conti

Ca…spita Se Suonava(no), Uno Dei Migliori Concerti di Sempre Di Eric Clapton – Live In San Diego (With JJ Cale)

eric clapton live in san diego

Eric Clapton – Live In San Diego (With Special Guest JJ Cale) –  2 CD Reprise/Warner EU/

Come dicevo in fase di presentazione del disco, nella rubrica delle anticipazioni, più di un mese fa, lo scorso anno Eric Clapton ha annunciato il suo ritiro dalle scene, poi “fotografato” nei concerti di addio e nella pubblicazione dell’ottimo Slowhand At 70: Live At The Royal Albert Hall, e noi del Blog nel Post dedicato all’evento abbiamo titolato http://discoclub.myblog.it/2015/11/30/speriamo-che-ci-ripensi-eric-clapton-slowhand-at-70-live-at-the-royal-albert-hall/. In effetti il buon Eric da allora sembra averci ripensato: a maggio è uscito un nuovo album http://discoclub.myblog.it/2016/05/22/si-era-ritirato-fortuna-che-almeno-studio-lo-fa-eric-clapton-i-still-do/, preceduto da una serie di date in Giappone, in contemporanea alle date alla RAH lo scorso anno era uscita anche una raccolta Forever Man, dedicata al suo periodo con la Warner Bros e nel 2016 sembrava esserci  una nuova edizione del Crossroads Guitar Festival, ma era un refuso creato da un video in rete https://www.youtube.com/watch?v=Nn8tfnF39ek (in cui era caduto anche chi scrive)  e dall’apparizione di un cofanetto in 3 CD, peraltro bellissimo,con il meglio delle varie edizioni passate http://discoclub.myblog.it/2016/08/27/eric-clapton-guests-crossroads-revisited-i-dvd-ecco-il-cofanetto-triplo-i-cd/. Non contenti di tutto ciò ieri è uscito questo Live In San Diego di cui andiamo a parlare tra un attimo.

Breve premessa: in occasione della pubblicazione del disco The Road To Escondido, registrato in coppia con il suo amico e mentore JJ Cale, non fu intrapresa nessuna tournée particolare per promuovere l’album, per la nota riluttanza di Cale ad esibirsi dal vivo, ma Eric Clapton era già in giro per gli Stati Uniti con una super band. dove oltre ad Eric, alle chitarre c’erano anche Derek Trucks Doyle Bramhall II, entrambi presenti nel disco, oltre a Willie Weeks al basso e Steve Jordan alla batteria, più le doppie tastiere di Tim Carmon Chris Stainton, e le vocalist aggiunte Michelle John Sharon White, per dirla alla Pozzetto, una band della Madonna! Allora Clapton era in uno dei suoi vari vertici espressivi e il tour, in particolare la data al iPayOne Center di San Diego, dove Cale si unì alla compagnia per eseguire cinque brani nel corso del concerto, sono tra le cose migliori mai sentite (almeno dal sottoscritto) nell’intera carriera concertistica di Manolenta, una serata magica, non ancora inficiata dai problemi di salute, parlando con serietà dell’annunciato ritiro, causati dalla malattia degenerativa nervosa, una neuropatia periferica, che gli procura dei dolori molto forti che gli impediscono di suonare come lui sa, o comunque ne limitano parecchio il lavoro chitarristico.

Quel tour fu anche l’occasione per Eric, avendo altri due chitarristi in formazione, di proporre molti brani tratti dal disco classico di Derek And Dominos Layla & Other Assorted Love Songs: e infatti il concerto si apre con ben cinque brani tratti da quell’album splendido. In tutto il concerto le chitarre, e quella di Eric in particolare, sono il punto nodale dell’esibizione, con una serie di assoli fluidi e ricchi di tecnica ed improvvisazione, come solo in particolari e rare occasioni è dato sentire, La tetralogia di brani tratti da Layla si apre con una vibrante Tell The Truth, dove la slide di Derek Trucks si divide subito gli spazi solisti che le chitarre di Clapton e Bramhall, mentre la band crea un suono potente e corale, dove Doyle e le coriste sostengono con le loro voci quella di Eric e anche tastiere e ritmica sono immediatamente sul pezzo. Key To The Highway è uno degli standard assoluti del blues, qui ripresa in una versione elettrica e vibrante che non ha nulla da invidiare a quella  del disco originale, sempre con Bramhall II nella parte di seconda voce che fu di Bobby Whitlock,  la slide guizzante di Trucks nel ruolo di Duane Allman e il piano di Stainton a cesellare note. Ottima anche la ripresa di Got To Get Better In A Little While con la batteria di Steve Jordan che trovato un groove funky e coinvolgente non lo molla più, ben coadiuvato da tutta la band, Willie Weeks in particolare, mentre la versione di Little Wing, il pezzo di Jimi Hendrix che nel corso degli anni è diventato a sua volta uno standard nei concerti di Clapton, questa volta è più vicina al mood della ballata originale di Jimi, meno “galoppante”, più lenta e sognante, splendida e liquida come sempre, a parere di chi scrive una della dieci canzoni più belle della storia del rock, Per concludere la prima parte del concerto rimane Anyday, brano scritto con la collaborazione di Whitlock, un altro blues got rock got soul che esemplifica alla perfezione lo spirito e l’ispirazione di quell’album seminale per la carriera solista di Eric.

A questo punto viene chiamato sul palco JJ Cale per un quartetto di brani tratti dal meglio del suo repertorio e uno tratto da The Road To Escondido: bellissima l’apertura con Anyway The Wind Blows, che ci introduce subito al sound pigro e ciondolante tipico dei brani di Cale, per cui è stato coniato giustamente il termine laidback, JJ e Enrico la cantano all’unisono e il brano che si intensifica lentamente in un crescendo inesorabile si gusta alla grande, seguita da After Midnight, il brano apparso nel primo album di solista di Clapton, quello dove c’erano Delaney & Bonnie, e che fece conoscere il musicista dell’Oklahoma al mondo intero, con la band che si adegua allo stile più raccolto e meno scintillante di Cale, con i vari solisti più misurati nei loro interventi. Who I Am Telling You? è una delle canzoni meno conosciute del songbook di JJ, ai tempi era nuovissima, ma fa la sua bella figura, una ballata pianistica calda ed avvolgente, cantata a voci alternate; Don’t Cry Sister è un pezzo di taglio blues-rock, appariva su 5, forse non ha la fama di altre canzoni di Cale, ma conferma il gusto squisito e la finezza delle composizioni del chitarrista americano, anche nella versione che appare in questo Live In San Diego. Il riff di Cocaine è entrato nel subconscio di tutti gli amanti della musica rock, inconfondibile ed inesorabile, ti prende e ti trascina in un gorgo di sensazioni senza tempo che ammaliano il pubblico presente, assoli brevi e concisi per tutti, ma grande musica.

La parte finale del concerto è quella più blues, ma anche dei classici: Motherless Children, un altro dei riff più noti del canzoniere di Enrico, con l’uso della doppia slide e l’andatura incalzante tipica di questa versione dello standard di Blind Willie Johnson. Poi una versione monstre di Little Queen Of Spades, oltre diciassette minuti per questo brano di Robert Johnson che Clapton eseguiva già negli anni ’70, ma ha riscoperto nell’ultimo periodo, la versione di San Diego di questo slow blues è una delle più belle mai sentite, con il piano di Stainton che si prende i suoi spazi in vari momenti del pezzo e la solista di Eric che ci regala un primo assolo fluido e tagliente, nella migliore tradizione di quello che è stato definito, non a caso, “God”, per il suo stile unico ed inarrivabile (anche se l’arrivo di Hendrix da un altro universo, ai tempi gli creò non pochi problemi), nel prosieguo del brano anche Bramhall e la slide di Trucks hanno diritto ai loro interventi, fino al tripudio finale. Nel greatest hits di Clapton anche Further On Up The Road, uno splendido shuffle con uso di chitarre e assolo di organo, ha il suo giusto spazio, mentre Wonderful Tonight è una delle sue ballate più note, forse un filo caramellosa ma non può mancare nei concerti del nostro, scritta ai tempi per Pattie Boyd, rimane una delle più belle canzoni amore della storia della musica rock e la versione di San Diego non è priva di finezze, mentre Layla è un altro dei dieci pezzi rock all-time preferiti dal sottoscritto, qui riproposto nella prima versione, con Derek Trucks impegnato alla slide a non far rimpiangere quella che fu la parte di Duane Allman, e devo dire che ci riesce, in una versione gagliarda ed imperiosa, elettrica e vibrante, in una parola, splendida. Per l’ultimo brano, visto che i chitarristi erano pochi, sale sul palco pure Robert Cray, anche voce solista, in una ripresa solida e poderosa di un altro degli highlights del repertorio di Clapton, Crossroads, intensa e palpitante in un vorticoso interscambio di chitarre, per un trionfo del rock e del blues. Grande concerto, direi imperdibile, senza tema di ripetermi.

*NDB Anche se la presenza di tanti filmati del concerto in rete mi fa sperare (o temere) che prima o poi uscirà anche la versione video.

Bruno Conti